Da qualche giorno ho ripreso, in attesa di iscrivermi ad un corso “vero”, i miei studi da autodidatta di Svedese.
Per fare ciò sto utilizzando un software chiamato Rosetta Stone, che ho acquistato tempo fa nella versione con il corso svedese, per l’appunto. Avevo già iniziato a studiare la lingua ma, purtroppo, per questioni di tempo avevo praticamente mollato tutto: adesso ho ripreso cominciato dal ripasso delle ultime lezioni che avevo già seguito.
C’è da dire che questi corsi sono ben fatti: utilizzano metodi intuitivi di apprendimento, che rendono il tutto abbastanza semplice ed immediato. Ovviamente sono ancora alle prime lezioni, quindi non posso esprimere un giudizio definitivo, però mi sentirei di consigliare questo prodotto.
Veniamo quindi all’oggetto di studio: lo svedese è una lingua germanica, una sorta di punto di contatto fra il tedesco e l’inglese. A livello di suono, però, è una lingua molto dolce e musicale, quasi cantalenante: nulla a che vedere, quindi, con le asprezze teutoniche o con l’essere diretto tipico della lingua inglese.
Tempo fa ho incontrato persone della Svezia del nord che mi hanno detto che la parlata Stoccolmese è parecchio effemminata, mentre solo nel Nord si parla uno svedese più “vichingo”. Erano metallari. Chiaramente, da parte mia, non ho ancora avuto modo di approfondire le differenze nella parlata.
Grammaticalmente, almeno a quello che posso vedere finora, è una lingua relativamente semplice: le parole hanno desinenze che possono cambiare a seconda del contesto (talvolta inglobando il ruolo dell’articolo), ma direi che siamo comunque molto lontani dalla complessità dei casi tedeschi. Per altri versi, poi, sembrerebbe essere anche più semplice dell’inglese.
Quello che è davvero spiazzante è la pronuncia. Già prendere il suono corretto delle vocali non è facilissimo (sono lievemente spostate rispetto all’italiano o al tedesco, e non alla maniera dell’inglese), ma sono le consonanti, e relative combinazioni, su cui bisogna prendere la mano: la g diventa spesso una i (devo ancora capire se ci sia un senso con cui utilizzare una pronuncia piuttosto che l’altra: quando ho chiesto non mi hanno saputo rispondere), la k diventa una sh sparata, skj ha un suono vicino ad una h aspirata dura e così via.
La r è spesso muta (anche più che nell’inglese britannico), e ho notato varie “irregolarità” (almeno alle mie orecchie) di pronuncia che devo ancora ben focalizzare.
Ovviamente, sono ben lungi dall’essere in grado non solo di parlare la lingua, ma anche solo di capire quello che leggo (anche se sto iniziando a prendere la mano sui menu dei ristoranti, e a capire cosa andrò a mangiare).
Il fatto che tutti qui parlino bene l’inglese è da un lato una benedizione (perché non ci sono barriere linguistiche una volta arrivati qui) e dall’altro una maledizione (perché ti rende meno strettamente necessario imparare la lingua locale per sopravvivere).
Adesso mi ci dovrò mettere d’impegno…