Lame Rotanti

Parliamo di riferimenti culturali: riuscite a immaginare di parlare con un ragazzo di 35 anni che non sappia chi è Goldrake/Grendizer o Gundam? O con una ragazza della stessa età che non conosca Heidi o Lady Oscar?
Ecco, qui in Svezia è cosa assolutamente normale.
I cartoni animati giapponesi sono qui arrivati più tardi che da noi, e non hanno comunque avuto lo stesso impatto culturale ottenuto in Italia, Francia o Spagna.
Qualcosa si è visto (in particolare Starzinger e Candy Candy sembrano essere fra i titoli più citati) e, al giorno d’oggi, manga ed anime hanno certamente il loro numero di fan (più che altro nel geek-world), ma l’effetto sull’equivalente svedese della mia generazione è stato decisamente minore.
Merito, o colpa, di un sistema che ha privilegiato l’autoproduzione di serie (non animate) avventurose, spesso basate sui lavori di Astrid Lindgren, l’autrice di Pippi Calzelunghe e di mille altri personaggi che non si sono mai visti dalle nostre parti.

Un esempio potrebbe essere Ronja, la Figlia del Ladro, ma ce ne sono davvero tanti, tanti altri.

Da quel poco che ho intravisto, mi sembra per lo più materiale di buona qualità, e probabilmente anche noi ci saremmo affezionati e appassionati a queste storie avventurose.
Meglio? Peggio?
C’è da dire, però, che, visto come sono cresciuto, mi mancherebbe qualcosa in un mondo senza Jeeg e Lupin, e il fatto di parlare con un coetaneo senza potere citare cose che per qualunque italiano sono letteralmente stampate nella memoria ha davvero un che di straniante…