A chi, nelle ultime settimane, non è capitato di ritrovarsi i social network intasati di indicazioni di voto da parte di amici, parenti e conoscenti (e mi aggiungo all’elenco dei responsabili)?
Chi non si è ritrovato in una cena fra amici in cui, inevitabilmente, si finisce col parlare di Berlusconi, Grillo, Bossi, Monti e compagnia?
Ecco, in Svezia tutto questo non succede. Mia moglie mi ha detto più volte di essere rimasta sorpresa di quanto gli italiani parlino sempre di politica: ad esempio non le è proprio mai capitato di trovarsi ad una cena con amici, anche i suoi amici più cari, e discutere di questo o quel ministro, parlamentare o candidato.
Personalmente, poi, non mi è mai capitato di parlare con uno svedese che lasciasse trapelare le sue simpatie o le sue intenzioni di voto. Helena è l’unica persona di cui conosco le scelte. Neanche mio suocero, che pure è uno cui piace dire la sua su molte cose, mi ha mai fatto una “lezione di politica”.
Qualche anno fa scrivevo su queste pagine:
Anche la questione della segretezza del voto, che per noi è quasi un dogma, è, apparentemente, meno sentita.
La cosa, però, vale soprattutto per quanto riguarda la rilassatezza delle procedure di voto.
Quando si tratta di vita sociale, in Svezia la politica sembra essere un tabù, uno di quegli argomenti che non si toccano mai.
A meno di casi particolari (mi viene di pensare ad un attivista, ma non ne conosco nessuno), sentire un amico o un parente che ti dice “mi raccomando, vota XXXX, che se no…” è praticamente impossibile. E sarebbe quasi inaccettabile a livello sociale.
Per carità, non è che ci sia disinteresse, ma evidentemente si preferisce maturare le proprie convinzioni in riservatezza, anziché discuterne in pubblica piazza.
Insomma, ad una qualunque cena con amici, in Svezia si parla di sogni, viaggi, musica, interessi, futuro e passato. Forse hanno capito qualcosa più di noi, sul vero senso della vita?


