Archivi categoria: burocrazia

Pronti… via!

Ansökan

Quest’oggi ho spedito, con una raccomandata destinata a Migrationsverket, la mia domanda di cittadinanza.
I requisiti li rispetto tutti: sono sposato con una cittadina svedese da più di due anni, sono registrato ufficialmente in Svezia da tre, ho pagato le tasse e mi sono comportato bene.
Il plico che ho spedito contiene un modulo di quattro pagine da me compilato e firmato, il mio passaporto italiano in originale, il permesso di residenza permanente e la ricevuta del pagamento di 1500 corone.

Curiosamente, si può anche fare la richiesta via web, ma il passaporto e un modulo firmato vanno comunque inviati, quindi ho preferito fare tutto alla vecchia maniera.
I tempi di attesa per la decisione sono lunghi: Migrationverket dichiara sul proprio sito che bisogna aspettare 10 mesi (evidentemente sono tanti quelli che vogliono diventare sudditi di Carlo Gustavo) e non mi resta, quindi, che pazientare.
Se mi dovesse servire il passaporto nel frattempo? Basta contattare Migrationsverket per farselo mandare a casa. Poi, però, te lo richiedono…

Dags att deklarera

Dags att deklarera

La fine di aprile, oltre che dalla festa di Valpurga, è segnata da un appuntamento importante: la dichiarazione delle tasse, che deve pervenire a Skatteverket entro il 2 di maggio.
L’operazione è decisamente più semplice che in Italia: si riceve a casa un modulo, di due facciate e in doppia copia, già precompilato. Skatteverket conosce già il vostro stipendio, conosce già molte delle transazioni che avete effettuato, se avete venduto case o altro: tutte queste informazioni vengono infatti passate a Skatteverket dagli enti preposti, dalle banche, dagli agenti immobiliari, etc.

Tutto quello che dovete fare è apporre al fianco delle voci prestampate eventuali modifiche, di cui vi verrà chiesto conto in seguito.
Il modulo è davvero semplice e a prova di idiota: la situazione è leggermente più complicata per chi ha attività proprie, ma è davvero immediata per un dipendente.
È raro che un impiegato, in Svezia, abbia bisogno di un patronato o di assistenza per la compilazione del modulo, anche se possiede case o altri beni.

Assieme al modulo, si ricevono una brochure con le istruzioni e un ulteriore foglio con username e password, entrambi numerici.
Sfogliando la brochure, ci si rende conto di come le opzioni per ottenere detrazioni o fare modifiche siano davvero semplici.

Le istruzioni

Le istruzioni

Alcune delle detrazioni: chi spende più di 10000 corone di trasporti per andare al lavoro ha diritto ad un rimborso.

Alcune delle detrazioni: chi spende più di 10000 corone di trasporti per andare al lavoro ha diritto ad un rimborso.

L’invio della dichiarazione è altrettanto banale: si può spedire una delle due copie del modulo per posta oppure si può accedere al sito di Skatteverket (chi ha una carta d’identità con chip può anche utilizzare questa per autenticarsi in maniera sicura) o, ancora, un’apposita app per smartphone.
Se poi si deve solo confermare quanto indicato da Skatteverket nel modulo precompilato, basta un semplice sms con personnumer e password.
Le istruzioni avvisano di come, negli ultimi giorni, potrebbero volerci anche dieci minuti prima di ricevere l’sms di conferma: la cosa, non lo nascondo, mi ha fatto sorridere.

Io ho scelto di utilizzare l’app per iPhone, cosa che mi ha richiesto in tutto una manciata di minuti; tramite l’app si possono, fra le altre cose, effettuare modifiche e cambiare i propri dati (ad esempio il conto corrente per eventuali rimborsi).
Essere a posto con il pagamento delle tasse è anche importante per potere richiedere la cittadinanza: per me un appuntamento imminente!

Il Consolato d’Italia a Malmö

Momento MagicoIn seguito ad eventi che non vi sto a spiegare (anche perché non li ho capiti appieno pure io :-P ), il Consolato Italiano a Malmö si è appena trasferito all’interno dei locali di una piccola boutique dal nome Italiano e dall’iconografia Francese, dedicata in particolare a vendere articoli da regalo d’ispirazione mediterranea.
Insomma, se avete bisogno di sbrigare pratiche burocratiche a Malmö, date un’occhiata in giro. ;-)

Polisen

Da circa una settimana non trovo più la mia tanto apprezzata carta d’identità svedese. Il sospetto è che sia caduta da una tasca in cui l’avevo messa velocemente e in maniera, al mio solito, troppo distratta.
Dopo qualche giorno mi sono quindi rassegnato ad andare a sporgere denuncia alla polizia, per evitare brutti scherzi e adempiere ai miei compiti di buon “non-ancora-cittadino”.
Visto che il negozio di mia moglie è a due passi, sono andato alla sontuosa Polishuset di Davidshallstorget, un tempo sede primaria della polizia dello Skåne, rimpiazzata nel tempo dal più moderno edificio di Drottningatan.
Abituato a precedenti esperienze italiane, mi aspettavo una serie di grosse rotture di scatole: lunghi tempi di attesa, burocrazia, un poliziotto non a suo agio con il mezzo informatico (utilizzato per redigere la denuncia) e, per principio, sempre sospettoso e con una certa aria di superiorità.
Invece, nulla di tutto ciò: siamo entrati e siamo stati ricevuti immediatamente, da una persona molto cortese che non ci ha visti come una scocciatura e che ha fatto velocemente il suo lavoro.
Sia chiaro, è un caso e non è detto che questa sia la norma (anche perché esistono persone di ogni tipo in qualunque contesto) ma, alla base delle mie precedenti esperienze italiane, partivo sicuramente prevenuto.

La grande sorpresa in tutto ciò è, in ogni caso, il fatto che non si deve denunciare lo smarrimento della carta di identità rilasciata da Skatteverket (l’Ente delle Tasse). Il poliziotto mi ha detto “si, posso comunque registrarlo, ma in realtà non serve. Basta che contatti Skatteverket e dici loro di annullare la carta”.
Mi fido, ma io, da buon Italiano, la denuncia ho preferito farla lo stesso. :-D

Gamla Polishuset. Foto di jorchr, da Wikipedia.


Nya Polishuset, foto di jorchr da Wikipedia

La Svezia lascia l’Unione Europea

La notizia era nell’aria da tempo, ma i negoziati delle ultime giornate e la decisione di ieri sera del Riksdag (il Parlamento Svedese) hanno dato l’accelerata finale: quest’oggi verranno infatti ratificati gli accordi che porteranno all’uscita della Svezia dall’Unione Europea.
La pianificazione non è stata semplicissima, ma è comunque agevolata da una serie di fattori: la Svezia non ha mai aderito alla moneta unica a nessun livello (a differenza, ad esempio, della Danimarca, che ha legato la propria corona al valore dell’Euro) e resterà comunque nell’orbita Schengen, permettendo ancora, almeno per qualche tempo, la libera circolazione della persone.
L’euroscetticismo degli Svedesi è cosa nota, sin dai tempi in cui si dovettero battere per poter conservare, unico paese nell’Unione, il diritto ad acquistare lo snus (tabacco da gengiva): negli ultimi tempi, però, la situazione si è irrigidita e i sondaggi di opinione hanno spinto decisamente il governo di centro destra verso i negoziati dissolutivi.

Cosa vorrà dire, tutto ciò, in termini pratici? Nel futuro breve cambierà poco: gli accordi prevedono che, ancora per quattro anni, la Svezia e i restanti paesi dell’Unione continueranno ad operare in regime di libera circolazione delle merci, con la possibilità di rinnovare questa decisione alla scadenza. Non vedremo, quindi, almeno nell’immediato, popolarsi i gabbiotti doganali sul ponte dell’Öresund, né code infinite all’aeroporto di Arlanda.
Parzialmente più complessa la situazione per le persone: in base a quelli che sono gli accordi, i cittadini Europei che siano entrati in Svezia fino ad oggi conserveranno, per il prossimo anno solare, lo status di “comunitari”. Passato questo periodo, si entrerà nella cosiddetta fase-Schengen, che permetterà comunque la libera circolazione delle persone anche se renderà più complicati alcuni aspetti burocratici relativi, ad esempio, alla ricerca di un posto di lavoro.
I cittadini europei che volessero entrare in Svezia a partire da domani lo faranno invece direttamente nell’ambito degli accordi di Schengen, a meno che non possano dimostrare in qualche modo (biglietti aerei, prenotazioni alberghiere, dichiarazioni di potenziali datori di lavoro) di avere già pianificato il viaggio in precedenza: in quel caso scatterà nuovamente lo status di “comunitario”.
Come l’apparato del Migrationsverket possa riuscire a gestire questo immane bordello è tutto da vedere, e molti immaginano che l’ente rimarrà ingolfato nonostante l’ingente quantitativo di assunzioni previsto per le prossime settimane.
A titolo personale cambierà ben poco: avendo io un lavoro ed essendo registrato in un regolare matrimonio con una cittadina svedese, tutto resterà come prima fino al giorno (Giugno 2013) in cui potrò richiedere a mia volta la cittadinanza.

In ogni caso, la Svezia non ha alcuna intenzione di restare isolata: l’obiettivo è quello di rinforzare l’alleanza del Consiglio Nordico, l’unione con gli altri quattro Paesi del Nord antecedente all’Unione Europea, trasformandola in una vera alternativa al troppo burocratico Parlamento di Strasburgo.

Chiaramente, c’è un particolare occhio di riguardo nei confronti degli altri due paesi scandinavi: se, da un lato, c’è molto dispiacere per la scelta della Danimarca di non seguire la Svezia nell’uscita dall’UE, dall’altro il rapporto con la Norvegia (che dell’Unione non ha mai fatto parte) si è fatto più saldo che mai.
Oltre agli accordi economici e diplomatici, la notizia più importante riguarda le due famiglie reali: è stato infatti deciso il matrimonio fra la neonata Estelle (figlia della futura regina Victoria) e Sverre Magnus, il primo figlio maschio dell’erede al trono di Norvegia Haakon Magnus. Il matrimonio, che si celebrerà nel giorno del diciottesimo compleanno di Estelle, porterà all’unione delle due famiglie reali. Tutto ciò rappresenterà un ritorno al passato per i due Stati che, come nel periodo 1814-1905, torneranno ad essere due Nazioni distinte unite sotto un’unica monarchia.
La notizia è stata, ovviamente, accolta con grande entusiasmo dai tradizionalisti scandinavi, che vedono nell’unione il rafforzarsi di un’identità culturale comune.
Si stanno già facendo speculazioni su quale sarà la nuova bandiera che rappresenterà l’unione: c’è che vorrebbe rivedere la vecchia Sillsallaten (il nomignolo scherzoso della vecchia “union jack” fra Svezia e Norvegia, traducibile come “pasticcio d’aringa“), che ha sempre numerosi estimatori, e c’è chi vorrebbe vedere qualcosa di più moderno e attuale. Chi vivrà vedrà: in diciotto anni avranno tutto il tempo per mettersi d’accordo!

Sillsallaten (Orlogsgjøs in Norvegese)


Una proposta moderna

Migrationsverket

Ovvero l’Immigrazione.
Due anni fa, quando mi sono registrato come convivente di una cittadina svedese, ho ottenuto un permesso temporaneo di due anni, per potermi registrare nel paese anche senza avere un lavoro.
Il permesso deve essere rinnovato prima della scadenza dei due anni, quindi entro maggio 2012: a quello che mi dissero allora, se le condizioni fossero rimaste le stesse, questa volta riceverò un permesso di residenza senza limiti di tempo. Le condizioni sono anche migliorate, dato che nel frattempo ci siamo sposati e ho trovato un lavoro, quindi non dovrebbero esserci grossi problemi.

Al momento di compilare il nuovo modulo, dato che avevo un paio di domande, ho deciso di contattare il Migrationsverket. Visto che non avevo alcuna intenzione di farmi una lunga coda presso uno dei loro sportelli, ho deciso di puntare su quella che in Svezia è la classica via alternativa: la coda al telefono.
Gli Svedesi sono abituati a passare tempo al telefono per molti servizi: di solito c’è un sistema molto efficace che ti fa attendere, ti dice quale è il tuo posto nella coda in quel momento e, talvolta, persino quant’è il tempo medio che dovrai attendere.
Per Migrationsverket, con una certa mia sorpresa, non funziona così. Se gli operatori sono occupati, ti ritrovi un messaggio che ti dice “I nostri operatori sono tutti occupati, per favore richiama più tardi”. Stop. La chiamata muore lì: non si offrono di prendere il tuo numero e ricontattarti (come fanno alcuni) e non hai alcuna possibilità di restare in coda.
L’ulteriore alternativa è chiaramente l’email: ci provo, senza troppe speranze. Questa volta mi va bene, anche se ci sono voluti “solo” dieci giorni per avere una risposta di una riga (fondamentalmente mi serviva sapere la scadenza esatta del mio permesso precedente, dato che è un dato che devo inserire nella nuova richiesta).

Migrationsverket, in realtà, non è esattamente velocissimo, ma neanche terribilmente lento. Due anni fa mi ci erano voluti due mesi per avere una risposta alla prima richiesta di residenza. Tutto sommato un tempo non impossibile. Lagom.
Adesso, all’avvicinarsi della scadenza, mi preparo a mandare la nuova richiesta: ho già avuto da Skatteverket l’apposito attestato di famiglia, e allegherò anche fotocopia del passaporto e del contratto di lavoro. Dopo di che dovrei ricevere, finalmente, l’agognato permesso definitivo…

Cercare (e trovare) lavoro in Svezia

Una conseguenza inevitabile del tenere questo blog è il ricevere molte richieste di informazioni sulla possibilità di lavorare in Svezia.
Rispondere non sempre è facile, anche perché, chiaramente, non conosco la situazione di ogni settore lavorativo: ad esempio, mi pare di avere intuito che c’è sempre una certa richiesta di medici ed infermieri (ma non nelle grandi città, pensate a qualche posto sperduto del profondo nord), mentre gli informatici, in Svezia, non mancano di sicuro.

Soprattutto, resta quello che è lo scoglio fondamentale per chiunque voglia lavorare in Svezia: la lingua.
È vero: tutti qui, escluso magari qualche anziano, parlano un buon Inglese… ma con l’Inglese e basta qui, generalmente, non ti fanno lavorare.
So che ci sono paesi più aperti, come l’Olanda o anche la Danimarca, dove ci sono meno problemi al riguardo, ma, in Svezia, senza lo Svedese, è tutto molto più difficile.

Ci possono essere dei casi particolari: ad esempio se cercano esattamente la tua figura professionale e hanno difficoltà a trovarla, oppure se hanno bisogno di qualcuno che lavori nello specifico con i mercati italiani… ma anche in quei casi, uno che parla lo Svedese avrà una buona possibilità di passarti avanti.

La situazione può migliorare leggermente con quelle grandi multinazionali (IKEA, Tetra Pak, etc.) che hanno adottato l’Inglese come lingua ufficiale, ma, in questo caso, avrai comunque concorrenza da tutto il mondo: se le aziende aprono gli orizzonti, in genere, non lo fanno solo nei confronti degli Europei. Anzi, in casi particolari, possono anche ricevere delle agevolazioni nell’assumere persone provenienti da situazioni meno fortunate.

Peraltro, anche quando ti faranno lavorare con il solo inglese, la situazione potrebbe essere dura dal punto di vista delle relazioni sociali sul lavoro: che lingua parlano gli svedesi fra di loro? Di sicuro non l’Inglese!
Io stesso, che ormai ho una discreta comprensione dello Svedese “nazionale”, sono sempre regolarmente in difficoltà quando i miei colleghi parlano fra di loro nel per me incomprensibile dialetto skånska (ne avevo accennato qui), che è difficile farsi entrare in testa quando non puoi esercitarlo con corsi (non ne esistono) o con i familiari. Le aziende sanno di queste difficoltà, ed è uno dei motivi per cui ti danno una partenza con handicap se non parli la lingua locale.

La cosa importante da considerare, quindi, se pensate di trasferirvi qui è questa: generalmente non troverete lavoro in tempi brevi.
Ci vorranno probabilmente almeno sei mesi di duro (e costoso, visto che, all’inizio, vi dovrete pagare i corsi della Folk Universitet o similare) studio della lingua prima che possiate avere qualche chance, ma è possibile che il tempo si estenda ad un anno o due. Bisogna essere abbastanza fluenti: l’accento può non essere perfetto, ma bisogna capire e farsi capire senza intoppi.

Dovrete inoltre tenere conto dello scetticismo delle aziende Svedesi: se non avete mai lavorato qui, non vi conoscono, hanno poche possibilità di verificare le vostre credenziali e saranno più dubbiosi nel prendervi in considerazione. Una persona che abbia già esperienze lavorative in Svezia avrà invece molte più possibilità.
Altra cosa: sembra un assurdità, ma anche il cognome è importante. Un Larsson ha sempre un piccolo vantaggio nei confronti di un Rossi: per questo motivo, è una cosa abbastanza comune per gli stranieri assumere il cognome del coniuge svedese quando si sposano.

C’è poi una cosa molto importante da considerare: rispetto a quando sono arrivato io, nell’estate 2009, le direttive sull’immigrazione degli Europei sono cambiate.
Prima ti bastava avere un indirizzo di residenza temporanea per poter richiedere il personnummer di Skatteverket, il celebre “codice fiscale” che ti identifica in tutto e per tutto e che ti accompagna in praticamente qualunque operazione.
Ora non più: per potere ottenere il personnummer bisogna prima mettersi a posto con Migrationsverket e ottenere un “permesso di soggiorno”.
La situazione, come comprensibile, mette in difficoltà: senza personnummer non si può aprire un conto in banca, non ci si può registrare per molti servizi o per certi acquisti online, non si può neanche fare cose semplici come abbonamenti in certe palestre o noleggiare film. Insomma, una vita di semi-clandestinità!
I modi per mettersi a posto con l’Ufficio Immigrazione non mancano: avere un lavoro in Svezia (e siamo daccapo), aprire una propria attività (ma dovrete presentare un piano credibile), avere un partner fisso che ti dichiari come convivente o dimostrare di avere a disposizione un reddito fisso o una cifra non trascurabile su un proprio conto corrente estero. Insomma… non è facile.
Una volta risolto questo intoppo, la situazione sarà più facile: ci si potrà iscrivere ai corsi gratuiti di svedese, registrarsi all’ufficio di collocamento, si potrà ottenere la carta d’identità, il diritto ad affittare di prima mano (come se fosse facile) o acquistare il diritto a vivere in un appartamento e così via.

Considerate infine una cosa: la Svezia è certamente un paese ricco, ma non ricchissimo come qualcuno può pensare. Soprattutto in termini di stipendi. Gli Svedesi sognano e invidiano i salari dei loro colleghi danesi e, soprattutto, norvegesi.
Se avete un lavoro in Italia e pensate di venire qui soprattutto per migliorare la vostra situazione economica, pensateci bene: il vostro stipendio svedese potrebbe sì essere decisamente più alto di quello italiano, ma potrebbe anche essere equivalente e persino più basso (se considerate che qui cose come tredicesima, quattordicesima e permessi retribuiti non sono esattamente la norma): la ricchezza della Svezia si esprime soprattutto nella qualità dei servizi al cittadino (le tasse pagate fruttano un valore), e non, necessariamente, nella busta paga. In molti casi, inoltre, vi ritroverete a dover ricominciare da capo, a dover fare ben più che un passo indietro nella vostra scala professionae.

Tirando le somme: è quindi impossibile mollare tutto e trasferirsi in Svezia senza avere un lavoro? Lo sconsiglio? Assolutamente NO: chiunque ce la può fare, se si impegna e ha capacità. Immagino che nessuno pensi che sia una passeggiata il venire a vivere qui, ma il percorso potrebbe essere anche più difficile e duro di quanto non vi aspettiate: dovrete investire tempo, soldi e sudore per conquistarvi un posto (al sole o all’ombra) quassù.
Se la situazione vi sembra troppo dura, potrete prendere in considerazione nazioni ufficialmente meno aperte e tolleranti della Svezia, ma che vi potrebbero offrire scorciatoie più semplici nell’immediato. Se siete pronti a tenere duro, però, sarete premiati: la Svezia è davvero un paese meraviglioso!

Autorizzazioni e traslochi

In Svezia, per molte operazioni, le procedure e la burocrazia sono davvero semplici ed immediate. Per altre, però, ci sono a volte delle lungaggini davvero assurde ed irritanti.

Quando c’è accordo fra venditore ed acquirente, la procedura di passaggio di proprietà di un appartamento (o, meglio, del diritto a viverci, bostadsratt) è generalmente velocissima e si può arrivare a completare la cessione in meno di un mese. Questo nel 99% dei casi.

A volte, però, si fanno i conti senza l’oste, in questo la compagnia o
associazione che è l’effettiva proprietaria dell’immobile. La bostadsrättsförening deve infatti approvare il nuovo residente che viene a vivere nel suo territorio: d’altronde, se la compagnia resta proprietaria dell’appartamento fisico, è una cosa comprensibile. In genere è una semplice formalità: i consiglieri si riuniscono più volte al mese proprio per valutare le carte che arrivano dagli agenti immobiliari e dire “sì”.

Finché questo “sì” non arriva, la vendita non può essere portata avanti: persino l’anticipo, versato dall’acquirente al momento dell’accordo preliminare, resta congelato su un conto corrente dell’agente immobiliare, normalmente per pochi giorni.
Quando, però, la persona che “sa come fare le cose” è in vacanza o ha altro da fare (il consiglio della bostadsrättsförening è composto da persone che hanno impieghi veri), e nessuno è in grado di farle al suo posto, ecco che arriva l’intoppo.

Nonostante abbiamo raggiunto l’accordo per la vendita dell’appartamento di Väsby quasi un mese fa, l’autorizzazione è arrivata solo ieri, alla vigilia della firma del contratto e della consegna delle chiavi, cose che, a quel punto, rischiavano seriamente di essere posticipate (peccato che Helena avesse già il treno di ritorno prenotato, dopo il weekend passato lì). Tutto ciò nonostante l’agente immobiliare chiamasse regolarmente la compagnia per sollecitare, al punto di dovere spiegare lui quali procedure applicare a persone che non sapevano come fare (uno di questi si limitava a rispondere al telefono “sì, io approvo”).
Per fortuna, alla fine è andato tutto bene e l’appartamento è finalmente venduto.

Siamo però nella stessa situazione per quanto riguarda l’affitto del prossimo appartamento. Sì, perché, per fare le cose per bene (ma non tutti lo fanno), anche quando affitti un appartamento ad una terza persona, la bostadsrättsförening deve prendere visione del contratto ed approvare.

Sabato prossimo dovremo firmare il nuovo contratto (di sei mesi, in modo da avere tempo di cercare con calma qualcosa da comprare) e prendere le chiavi, ma attendiamo ancora l’autorizzazione… e il 30 novembre al più tardi dobbiamo lasciare la casa attuale!

Comunque… L’ultimo mese è stato decisamente stressante, senza un momento per rifiatare.
Il primo fine settimana del mese siamo dovuti andare a Väsby per preparare il trasloco (nostro e di mia suocera), che è avvenuto pochi giorni dopo. Il weekend successivo lo abbiamo passato a lavorare nel nuovo appartamento di Malmö di mia suocera, mentre in quello appena passato siamo tornati a Väsby per buttare via tutto quello che era rimasto (inclusi mobili e cose che erano ancora in buono stato ma che non eravamo riusciti a portare giù). E il prossimo settimana ci attende, appunto, il nuovo trasloco e la ripulitura dell’appartamento in cui siamo ora… :-D

Ricordati di pagare le bollette!

Non pagare le bollette, o le relative maggiorazioni, in Svezia può mettere in fretta in una brutta situazione.
A luglio, quando ci siamo trasferiti a Malmö, abbiamo tardato, un po’ per pigrizia un po’ perché abbiamo fatto un mezzo casino noi, ad impostare l’inoltro della posta al nostro nuovo indirizzo. Come risultato, una piccola parte della posta, è rimasta ad Upplands Väsby. Quando mia moglie, ad agosto, è andata nella sua cittadina natale, ha recuperato tutto quello che era rimasto lì, incluso il påminnelse (promemoria) di una piccola bolletta (295 corone, una trentina di euro) di BoPunkten, che, nel trambusto, era rimasta indietro.
BoPunkten è una compagnia che, almeno in teoria, dovrebbe rendere più facile cercare casa. Noi ci siamo associati per un breve periodo al fine di trovare l’appartamento da affittare a Malmö e consultare i loro annunci, anche se la cosa è stata completamente inutile: esattamente come per Blocket, gli appartamenti in affitto vanno via in un attimo, quindi spendere dei soldi per BoPunkten non serve a niente. Piuttosto, è sempre meglio mettere un piccolo annuncio su Blocket in cui si cerca casa, per essere subissati di contatti. Ma sto divagando…

Al rientro di mia moglie provvediamo a pagare la bolletta, ma, dopo un paio di giorni, riceviamo la comunicazione che, nel frattempo, la pratica è stata girata da Segoria, una delle società di inkasso più utilizzate in Svezia, a Kronofogden, la grande autorità che si occupa di gestire i debiti degli svedesi. Uno dei nostri problemi, è che, con l’inoltro della posta da Upplands Väsby a Malmö riceviamo tutto 1-2 giorni dopo (anche 3-4, se c’è di mezzo il fine settimana) rispetto alla norma svedese della consegna rigorosa nel giorno successivo alla spedizione. Per certe cose, viviamo quindi in leggera differita.

Comunque… Essere registrati a Kronofogden non è bello: una volta inseriti nel registro, procedura che avviene decisamente in fretta e anche per cifre irrisorie, si è infatti “protestati” per tre anni, con l’impossibilità di accedere a mutui e finanziamenti di alcun tipo.
Il sistema di Kronofogden funziona così: quando la pratica viene girata a loro, si riceve un avvio a casa, a cui bisogna rispondere (con lettera scritta) dicendo che, entro dieci giorni ci si impegna a risolvere il problema. Se non lo si fa, si va nei guai. Inoltre, una volta passate per Kronofogden, le bollette ricevono una maggiorazione non da poco.

Una volta ricevuta la comunicazione, mia moglie chiama immediatamente Kronofogden per chiedere cosa fare, soprattutto tenendo conto del fatto che il pagamento originario era già stato effettuato.
Poco male, con una “piccola” maggiorazione di 295 corone (in pratica, la bolletta originaria veniva raddoppiata!) ce la saremmo cavata. Rispondo quindi con la lettera firmata, e, il giorno dopo, procedo al pagamento.

Tutto risolto? Non proprio… una ventina di giorni dopo ricevo una comunicazione del tipo “Hai risposto con una lettera dicendo che ti saresti impegnato a completare il pagamento ma non l’hai fatto. Segoria ti ha quindi fatto registrare e hai trenta giorni di tempo per fare appello con una protesta scritta”.
Vado subito a controllare e scopro l’inghippo: fra una comunicazione e l’altra Segoria aveva cambiato il numero di fattura (la prima era intestata a BoPunkten, la seconda direttamente a Segoria)! Quando ho effettuato il pagamento della parte restante, avevo utilizzato il numero di fattura originario… ovviamente Segoria ha intascato i soldi, ma non si è accorta del pagamento.

Nei giorni successivi mia moglie passa parecchio tempo al telefono sia con Segoria che con Kronofogden: i primi continuano a dire “sì, abbiamo ricevuto tutto, per noi la questione è chiusa”. I secondi “Segoria non ci ha detto nulla, quindi la questione è aperta”. Però, pare anche che, trattandosi di un mancato pagamento “parziale” non avrei un betalningsanmärkning (il “marchio” del protestato) vero e proprio, ma solo una “nota”. Che conseguenze possano esserci con una “nota”, non lo so.

Una volta appurato che non si andava da nessuna parte, mi decido a spedire la raccomandata con tutte le spiegazioni, le ricevute di pagamento, etc. Passa del tempo, e ricevo la comunicazione che Kronofogden ha girato il tutto ad un giudice di pace. Sinceramente, a questo punto punto mi sarei atteso una risoluzione più celere, ma mi tocca aspettare ancora.
Finalmente, un paio di settimane fa, arriva la lettera finale: il giudice di pace ha deciso in mio favore, e la pratica è chiusa come previsto.

Insomma… è vero che anche in Italia negli ultimi anni il recupero crediti ha dato una bella stretta sui cittadini, con situazioni spesso assurde e paradossali… ma, qui in svezia, bisogna essere davvero puntuali con le bollette perché la punizione è chirurgica e celere anche per cifre irrisorie.

Auto = Bil

Fino a ieri, Malmö è stata graziata per una settimana abbondante da quella che, da queste parti, si chiama brittsommar, l’equivalente (anticipato di un mese abbondante) della nostra Estate di San Martino. In pratica, per un po’ di giorni, abbiamo potuto mettere da parte giacchette e camicie e tornare a girare in maniche corte. La pacchia sembra però finita, e la pioggia e la foschia di questa mattina non mettevano certo di buon umore, anche se poi la situazione si è parzialmente risistemata.

Il bel tempo, mi ha portato ieri a completare un’operazione che avevo lasciato in sospeso per qualche settimana, un po’ per pigrizia un po’ perché avevo bisogno di mettermi a trovare un’assicurazione: la “svedesizzazione” dell’auto.
Come qualcuno ricorderà, qualche mese fa avevo fatto richiesta di reimmatricolazione dell’auto: dopo avere pagato una tassa, mi è stato fissato un appuntamento per i primi di settembre presso un’autofficina.
Dato che quel giorno lavoravo, mia moglie si è occupata di portare la macchina per me: tutto è andato liscio, a parte il fatto che l’officina ci ha fatto pagare, e neanche poco, il controllo, mentre noi eravamo convinti che il costo fosse già coperto dalle tasse pagate.

In ogni caso le targhe nuove sono arrivate in tempi brevi assieme al libretto di circolazione svedese. Prima di montarle, ho però dovuto procedere a trovare un’assicurazione temporanea (a giorni mi arriveranno a casa le condizioni, avrò due settimane per disdirla nel caso non mi soddisfino), dato che quella italiana non sarebbe più valida.
Ieri abbiamo proceduto all’operazione di sostituzione vera e propria che, un po’ perchè non avevamo gli attrezzi giusti, un po’ perchè le vecchie viti erano completamente arrugginite, ha richieso molto più tempo del previsto. Comunque, ora l’operazione è conclusa, e la mia Ypsilon mostra orgogliosa la nuova targa con la piccola S bianca in campo blu.

Più complicata la questione della restituzione delle targhe italiane…
In pratica devo rispedire all’ambasciata italiana il certificato di proprietà (o foglio complementare che dir si voglia), le targhe vecchie e la ricevuta della tassa di radiazione.
Il problema è che, per un eccesso di zelo mio, avevo spedito il primo in versione originale al Transportstyrelsen, al momento di fare la richiesta di immatricolazione. Un paio di settimane fa li ho chiamati per chiedere se potessero farmelo riavere e la risposta è stata sorprendente: “certo, lo spediamo oggi stesso!”.
Quando, però, non finisci mai di stupirti di certe cose, ecco il pasticcio, per colpa delle solitamente impeccabili Poste svedesi. La lettera è stata spedita al mio indirizzo di Väsby, ma… invece di essere inoltrata all’attuale residenza di Malmö (servizio che pago), è finita all’abitazione estiva di alcuni miei vicini di Väsby, addirittura nell’isola di Öland! Loro, che gentilmente mi hanno contattato in mail, dicono di avere provveduto a farmela riavere, fatto sta che sono passati dieci giorni e non ce n’è ancora traccia…

Federalismo sanitario

Ecco un post per ribadire alcuni dei problemi della sanità svedese.
Qualche mattina fa, al risveglio, rimango stupito dalla presenza di un enorme e violaceo ematoma sul mio braccio destro, senza alcun motivo apparente che non sia il fatto di averci dormito sopra. Non ricordo traumi o situazioni che possano averlo causato.
All’inizio lo ignoro (limitandomi ad un paio di chiamate all’1177, il servizio di assistenza telefonica), ma poi, un po’ perché nel frattempo è diventato più grosso, scuro e dolente, un po’ per le pressioni di mia moglie, decido finalmente di farlo controllare.
Ieri Helena chiama e mi trova un appuntamento alle 11:30 presso la Capio Citykliniken, una vårdcentral di fronte alla stazione di Lund.
Prendo permesso (rigorosamente non retribuito, perché qui è così) dal lavoro e raggiungo in auto la clinica, preparandomi a dover riempire scartoffie perché non sono ancora registrato lì.
E così è, passano circa dieci minuti perché la signorina possa inserire tutti i miei dati nel sistema: a quel punto, arriva la sorpresa. Io sono ancora residente ad Upplands Väsby, e quindi non mi possono visitare perché la clinica è convenzionata solo con lo Skåne. Poco importa che la visita non sia gratuita (ci sono 200 corone di ticket), non mi possono accettare perché, la signorina va brevemente a parlare con un infermiere, “non è un’emergenza”.
All’inizio mi rassegno e mi allontano, poi mi chiedo come possano avere deciso che non è un emergenza senza neanche aver visto l’ematoma, e torno quindi indietro. Nel frattempo la ragazza all’accettazione è cambiata (è ora di pranzo) e mi rivolgo, togliendomi la camicia alla sua collega: “la tua collega ha deciso che non è un’emergenza, ma tu sei in grado di dire – togliendomi la camicia – che questa non è una trombosi?”.
La ragazza impallidisce (il livido fa effettivamente impressione) balbetta “non so, non sono un’infermiera” e corre a chiamare qualcuno dentro.
Vengo finalmente accettato all’interno e visitato da un infermiere, che resta anch’egli sorpreso dal livido. Però, subito dopo, aggiunge “però non abbiamo più spazi disponibili per le urgenze, quindi devi aspettare le 5 (bella urgenza!) e andare ad un närakuten”. Faccio notare che, in realtà, io ho un appuntamento alla clinica, e che quindi mi aspetto di essere visitato, ma lui afferma di non riuscire a trovare l’appuntamento nel sistema. Quando insisto che sia la receptionist all’ingresso che quella al piano avevano trovato il mio appuntamento, si deve arrendere e chiama un medico. La dottoressa, peraltro una persona squisita, resta a sua volta sorpresa di fronte all’ematoma, mi visita ed ordina delle analisi del sangue, che vengono fatte immediatamente, dopo avermi fatto, nel frattempo, pagare il ticket.
I primi responsi, disponibili nel giro di pochi minuti sono buoni, ma per altri test dovrò aspettare fino a domani, anche se, probabilmente, non c’è nulla di cui preoccuparsi.
L’ematoma è probabilmente dovuto ad una reazione ad un anti infiammatorio (Oki Ketoprofene – sale di lisina) che ho usato per alleviare una tendinite al tallone che mi tormenta da un paio di mesi: il medico mi ha confermato questa opinione che già era stata ipotizzata dagli operatori del 1177.
Non sono quindi preoccupato, ma mi perplime come la burocrazia possa mettersi di fronte al buon senso, al punto da giudicare qualcosa non urgente senza neanche prendere visione del problema… Per il resto, una volta accettato, ho trovato le strutture della Capio assolutamente eccellenti, ma questo è un altro discorso: il sistema sanitario svedese continua ad avere dei buchi a dir poco incredibili!

ICA Banken

Volevo scrivere questo post da un po’ di tempo, ma un recente post di Marco di Piccoli Vichinghi, relativo al confronto fra banche italiani e svedesi, me l’ha ricordato.
Ogni immigrato conosce bene le difficoltà per aprire un conto da queste parti: sarà che le banche sono molto intrallazzone (almeno in apparenza, poi non so) che da noi, non si accontentano di avere chiunque come cliente. In particolare, senza un contratto di lavoro, è molto difficile riuscire ad essere accettati.
La soluzione più semplice, per chi arriva qui (ma bisogna essere comunque a posto con personnumer e, presumo, immigrazione), è di evitare le banche vere ed andare al supermercato.
ICA, la più nota catena, ha infatti da qualche tempo aperto una sua “banca”, gestita per lo più online e tramite tutti i punti vendita sparsi per la nazione.
La procedura è davvero banale, si va sul sito di ICA Banken e si richiede una bankkort.
Per avere la certezza che la cosa andasse in porto, ho chiesto specificamente che tanto la carta quanto il conto di appoggio fossero senza alcun credito. Probabilmente, come nel caso dell’IKEA Handla (utilizzabile solo nell’IKEA stessa) è possibile richiedere un credito minimo pur non avendo impieghi e redditi ma, nel dubbio, ho preferito evitare.
Nel giro di pochi giorni si riceve a casa un semplice contratto (niente quintalate di scartoffie, un banale contratto di una pagina e chiaro da capire), da rispedire indietro al mittente in busta preaffrancata.

Il "tamagochi", all'interno del quale si inserisce la carta

A quel punto basta aspettare e si ricevono, in spedizioni separate e in tempi brevi, tutta la documentazione, la carta di debito Mastercard, il tamagochi per fare le operazioni online, il PIN della carta stessa e una password ulteriore per fare il login (in combinazione col tamagochi).
ICA Banken è praticamente quasi come una banca vera: puoi fare i normali Plusgiro/Bankgiro (i sistemi di bonifici utilizzati qui, il primo figlio del vecchio sistema di conti correnti postali), impostare Autogiro (l’equivalente della nostra delega RID), pagare le bollette online (in Svezia si fa così da anni) e, se devi depositare dei contanti puoi farlo, letteralmente, alla cassa di qualunque supermercato fino alle 10 di sera.

La carta è una vera Mastercard: puoi utilizzarla su internet, per prendere soldi al bancomat e per pagare ovunque (o quasi). Ovviamente, quantomeno nel mio caso, è una carta di debito, quindi, se non ho soldi nel mio conto, le transazioni non vanno a buon fine.
L’unico contro che ho trovato, fino a questo momento, è che ICA Banken non aderisce direttamente ai sistemi IBAN/SWIFT-BIC e la procedura per farsi arrivare i soldi dall’estero è un po’ macchinosa: in pratica bisogna farsi versare la cifra su un conto di Handelsbanken, specificando nella causale il vero conto e destinatario. Il versamento ci mette anche 3 giorni lavorativi ad arrivare, e il ricevente paga una commissione ridicolmente alta (50 corone, circa 6 euro). Non ho ancora provato a fare un bonifico verso l’estero, ma qui la procedura è ancora più complicata: si può fare solo ed esclusivamente per telefono.
Anche i pagamenti “interni” (inclusi quelli per le bollette) non sono così immediati come per una normale banca: solo se vengono effettuati prima delle 9:30 del mattino, arrivano a destinazione nella giornata stessa. Per i pagamenti effettuati dopo le 9:30, bisogna aspettare il giorno lavorativo successivo.

Nonostante questi contro (che mi porteranno a brevissimo ad aprire un conto presso una banca vera), mi sono trovato decisamente bene con questo sistema negli ultimi mesi, e ringrazio Alex per avermi messo la pulce nell’orecchio qualche tempo fa.

La svedesizzazione dell’auto

Le pratiche per la svedesizzazione dell’auto proseguono a passo lento. Nei giorni passati ho ricevuto dal Tansportstyrelsen l’autorizzazione a procedere con l’importazione e, a questo punto, dovrò far controllare l’auto da un’officina autorizzata. Il controllo è prenotabile tramite il sito swedac.se. Swedac dovrebbe essere l’equivalente del nostro Rina, società che si occupa di certificazioni in genere.
Il sito ti rimanda a quello di Bilprovningen, che si occupa, nello specifico, delle auto.

Ho provveduto a chiamare già una prima volta giovedi: mi hanno risposto che, nell’area di Stoccolma, tutto è completamente prenotato fino a settembre. C’era una possibilità, però, che stamattina alle otto, che si liberassero nel sistema delle nuove date, e mi hanno consigliato di richiamare, appunto, oggi.

Ovviamente, alla chiamata, non si era liberata alcuna nuova data.
Nell’impossibilità di fare la visita a Stoccolma in tempi brevi, ho chiesto di farla a Malmö. Anche lì, però, tutto strapieno fino al 6 settembre, per il primo appuntamento disponibile.
Per ora ho accettato quella data: è ancora da vedere se prenderemo casa a Malmö o Lund, ed eventualmente potrei cercare qualcosa di alternativo nella più piccola cittadina universitaria.
Ancora per un po’, dovrò girare con l’auto sprovvista di documenti (ho solo una fotocopia nel cruscotto), cosa che rende difficoltosa anche la possibilità di fare un salto a Copenhagen senza avere troppi problemi.
Per carità: in Svezia, ai pur numerosi controlli anti-alcool, non mi hanno mai chiesto una volta la carta di circolazione, né verificato l’assicurazione (il contrassegno non va esposto), quindi non mi aspetto troppi casini… staremo a vedere.

Posteggio alla Genovese

L’essere nato e cresciuto a Genova dà sicuramente un grosso vantaggio nella vita: puoi praticamente guidare (e posteggiare!) ovunque. D’altronde essere abituati alle strade strette, in salita o discesa, in una città carente di spazi, ti fa sembrare tutto il resto comodo come un’autostrada a cinque corsie. Quando poi ti ritrovi a mollare la macchina in qualche posto “impossibile” a Stoccolma, ti capita davvero di lasciare la gente a bocca aperta: queste cose, qui, sono quasi fuori dal mondo.

La prima volta che ho posteggiato in un parcheggio come quello della foto, mia moglie non ci voleva credere. Era convinta che non fosse neppure un parcheggio.
Ieri sera la scena si è ripetuta: il lavaggio strada del mattino porta, certe volte, a carenze di posti in serata in alcune aree del centro città. A differenza di quanto succede a Milano, nessuno pensa, neanche alla lontana, di posteggiare sul marciapiede. La situazione comunque non è tragica: girando qualche minuto, si trova tranquillamente un posto nelle vicinanze. Ieri, stavamo uscendo con amici, non avevo voglia di girare troppo e mi sono infilato, senza troppi problemi, nel pertugio della foto: sono stato fortunato perché l’auto di fronte a me è una di quelle, in minoranza qui, che non hanno il gancio da traino installato.
Una volta uscito dall’auto, una ragazza di passaggio sul marciapiede mi guarda sorpresa: “Ma cos’è successo, ti hanno chiuso e non riesci ad uscire?” “No, no… ho appena parcheggiato” (faccia stupitissima della ragazza) “Snyggt!“. Io e mia moglie abbiamo riso a lungo!

Cambio gomme per l'estate

Tutto questo per parlare della mia auto che, proprio in questi giorni, sta prendendo la cittadinanza svedese. Prima ho dovuto compilare un form sul sito web del Transportstyrelsen, dopo di che ho dovuto pagare 700 corone e spedire, tramite raccomandata, una serie di documenti: carta di circolazione e foglio complementare in originale, fotocopia della fattura di acquisto del veicolo (i miei sono dovuti andare al concessionario a Genova per averla), carte varie firmate.
A breve dovrei essere chiamato per un controllo (prima devo fare sistemare la luce posteriore destra, che non funziona correttamente), simile alla revisione, dopo di che dovrei ricevere le targhe svedesi. Ancora non ho capito cosa succedere con quelle italiane… lo scoprirò nei prossimi giorni.

Carte d’identità e Referendum

Dato che la mia carta d’identità italiana è scaduta a gennaio, ho provveduto adesso a rinnovarla, presso il solito prefabbricato verde dell’Ambasciata. Dopo qualche settimana ho avuto finalmente conferma che il mio documento era pronto.
La prima considerazione è di tipo generale: avrei potuto prolungare gratuitamente la durata della vecchia carta (da 5 a 10 anni), ma sinceramente non mi è sembrato il caso. In pratica mi avrebbero dato un fogliettino aggiuntivo, che avrei dovuto portarmi dietro assieme al vecchio documento. Per 92 corone ho preferito quindi avere una nuova carta, piuttosto che un’aberrazione simile. Inoltre volevo un documento che indicasse chiaro e tondo il mio status di residente all’estero iscritto all’AIRE, per godere di quelle pochissime agevolazioni che ne conseguono.

Anche qui la cosa ha del ridicolo: nel maggio 2011 la moderna Italia del G8 rilascia ancora carte d’identità solo in formato cartaceo. Scomode da portare in giro, fragili e persino insicure (vedi la foto “spillata” sul documento).
Per intenderci: la mia carta d’identità svedese, rilasciata da Skatteverket, è un tesserino modello bancomat, molto comodo, utilizzabile per il riconoscimento elettronico online e che mi permetterebbe quindi, fra le altre cose, anche di fare la dichiarazione dei redditi (ne avessi uno) da casa.
C’è da dire che la legislazione sulle carte d’identità in Svezia è molto diversa da quella italiana: innanzitutto non è obbligatorio avere il documento, inoltre le carte rilasciate da vari enti pubblici (come Skatteverket) o banche (anche loro hanno l’autorità per farlo e anche quelle sono valide per il riconoscimento online) non sono valide per l’espatrio. Molti svedesi, quindi, non hanno proprio la carta d’identità, e si limitano ad utilizzare la patente ed il passaporto. Fanno ovviamente eccezione i giovani che ancora la patente non ce l’hanno, e che hanno bisogno della legitimation per entrare in pub e locali o comprare alcool. Anzi, non sono in pochi ad avere un documento falso, per poter mentire al riguardo dell’età.

A partire dal 2005, esiste anche una Nationellt identitetskort, rilasciata dalla Polizia esclusivamente ai cittadini svedesi che vogliano averla, del tutto equivalente alla nostra. Il formato, è, ovviamente, quello del tesserino con chip.

La mia nuova carta d’identità italiana è quindi una normalissima carta vecchia stampo, anche se ha qualche caratteristica particolare. Invece di riportare, sul fronte, l’indicazione “COMVNE DI”, c’è invece l’indicazione “Ufficio Consolare” (seguito da “Ambasciata Stoccolma”). Sul retro, oltre alla scadenza, è riportato che sono iscritto all’A.I.R.E. di Milano.
Questa è stata una sorpresa: avevo infatti richiesto di essere spostato sull’A.I.R.E. di Genova, e, durante la mia ultima visita all’Ambasciata mi era stato detto che il trasferimento era risolto con successo. Invece, adesso, non c’è traccia della mia pratica e non mi hanno saputo dire nulla di se e quando questa andrà a buon fine.

Già che ero lì, ho chiesto un’informazione importante: come funzionano le cose per poter votare ai referendum di giugno. La risposta è stata una non risposta: mi è stato chiesto da quanto sono iscritto all’A.I.R.E. (“da dicembre”), e, a quel punto, mi è stato detto che, sì, probabilmente dovrei ricevere tutto a casa per votare a distanza, ma che non c’è nulla di certo al riguardo.
In pratica non so, al momento, se potrò votare o meno per i referendum (perdendo quindi eventualmente un diritto fondamentale), non so se la pratica per il trasferimento influirà sulla cosa e non so, addirittura, se proprio esista una pratica per il trasferimento.
A questo punto dovrò chiamare l’A.I.R.E. di Milano per sapere se e quando mi spediranno il materiale per votare, e rimandare la documentazione per il trasferimento dopo il referendum stesso (giusto per non rischiare).