Archivi categoria: cibo italiano

Quando le aziende italiane si adattano… un po’ come capita!

Makaroner
I makaroner sono un tipo di pasta piuttosto diffuso nella cucina svedese. Il loro utilizzo più tipico è quello di contorno, in sostituzione dell’altrimenti onnipresente patata, talvolta con l’accompagnamento del (pronti ad inorridire?) ketchup.
A questo prodotto è dedicato spazio in abbondanza negli scaffali dei supermercati svedesi, con le marche locali a farla da padrone.

I makaroner non sono altro che le nostre lumachine, pastina utilizzata soprattutto per minestre.
Non sorprende che una grande azienda italiana decida di mettere sul mercato svedese la propria versione di un prodotto qui così utilizzato (che siano le nostre lumachine è testimoniato dal fatto che il codice identificativo è sempre “n.42″). Non sorprende neppure che si decida di non utilizzare il qui sconosciuto nome italiano, anche se dobbiamo ammettere che il vedere una storpiatura di maccheroni utilizzata per un tipo di pasta differente – da parte di una delle aziende italiane più celebri – ci fa senza dubbio sorridere.
Quello che stupisce, però, è la scelta finale: perché non utilizzare Makaroner (o una delle sue varianti nordiche, tutte contenenti la k)? Il Macaroni che si vede sulla scatola è infatti quello tipico dei paesi di lingua inglese! Abbiamo quindi un’azienda italiana che vende in Svezia un prodotto italiano utilizzando un nome anglo-americano. Misteri del marketing internazionale…

Prodotti italiani tarocchi?

Qualche giorno fa, mia mamma mi ha segnalato un delirante servizio di Striscia La Notizia tutto dedicato a fare vedere quanto sono cattivi gli svedesi che taroccano i prodotti italiani.
Avrei voluto scrivere qualcosa sull’argomento subito, ma mi è mancato il tempo: vedo che il buon Boffardi ha già provveduto a rispondere adeguatamente ad un servizio superficiale e decisamente stupido. Vi rimando quindi al suo articolo, che vale la pena leggere.
In particolare sottoscrivo la questione dell’utilizzo della parola “salami”, in cui l’inviato fa una figura barbina: anche in Italia assorbiamo parole estere e le storpiamo e non mi risulta che nessuno ci prenda per i fondelli perché diciamo “bistecca” al posto di “beef steak”.

A quanto detto, vorrei aggiungere un paio di considerazioni:

  • il Cambozola non è “il gorgonzola tarocco”. È il nome commerciale di un formaggio vero e proprio, decisamente buono, che viene prodotto in Germania da oltre cento anni. Ha caratteristiche che fanno pensare ad un incrocio fra Camembert e Gorgonzola (e il nome commerciale proposto fa sicuramente riferimento a questi due prodotti, non lo nega nessuno) ma è comunque un formaggio apprezzato con caratteristiche proprie. Nei paesi anglofoni è noto come Blue Brie (la famiglia dei “formaggi blu” è quella dei formaggi “muffosi”, e ne fa parte anche il gorgonzola). Nessuno svedese pensa di comprare gorgonzola quando acquista Cambozola: qui si sa benissimo che sono cose differenti. L’inviato di Striscia, invece di essersi informato al riguardo, ci rimedia una bella figura da ignorante.
  •  Il salame “Toscana” che hanno fatto vedere non è Svedese, ma il prodotto di una compagnia danese (bastava leggere la confezione e guardare la bandierina). Sicuramente un’operazione discutibile, e anche le associazioni di consumatori svedesi sono contrarie a questa pratica. Cito Sveriges Konsumenter i Samverkan:
    chiamare Toscana qualcosa che viene dalla Danimarca, non è solo trarre guadagno dal nome italiano, ma anche imbrogliare!

Sono poi il primo a pensare che si debbano evitare abusi, facendo riferimento a prodotti che non c’entrano nulla con quanto venduto e chi mi legge dall’inizio ricorderà il mio post sul Ciaùscolo svedese (che, per inciso, ha poi dovuto cambiare nome in Santoreggia, con la constatazione “per chiamarsi Ciaùscolo deve essere prodotto nelle provincie italiane di Ancona, Macerata ed Ascoli Piceno: il nostro è prodotto a Linköping”).
Un conto, però, sono certi abusi, un conto scandalizzarsi per un fatti che sono, semplicemente, normalissimi e accadono anche in Italia. A questo punto mi aspetto un servizio di Striscia La Notizia contro qualunque ristoratore italiano che proponga paella…

Mangiare a Malmö

Stimolato dalle domande di Notturno Express (a proposito: per la registrazione della trasmissione potete andare sulla loro pagina di Facebook e scaricare il podcast della terza puntata), eccovi una mini lista di posti in cui io e mia moglie ci siamo trovati bene a mangiare, nel caso vi capiti di fare un salto da queste parti.

Vi ricordo che, in Svezia, i prezzi non hanno sorprese: quello che vedete sul menu pagate, i piatti hanno sempre un loro contorno, l’acqua di rubinetto è inclusa nel prezzo, il pane no (ma nel contorno ci sono quasi sempre le patate, che svolgono una funzione simile).
Quindi, generalmente, ci si può tranquillamente nutrire, a seconda dei posti, con prezzi fra i dodici e i venticinque euro (qualcosa in più se prendete il dessert), bevande escluse.

Paddy’s Bar:
Il mio top assoluto. Piatti svedesi moderni (delizioso il polpettone di cervo e formaggio di capra, molto buoni anche agnello e anatra), ma anche il cibo “da pub” (l’immancabile hamburger, che non ha nulla a che vedere con quello deii fast food) si fa rispettare. Nel weekend dovete assolutamente prenotare.

Mello Yello:
Nella splendida cornice di Lilla Torg, ha tavoli all’aperto dalla primavera fino alla fine di ottobre. Ottimi piatti, sempre in stile “Svezia moderna”, l’hamburger è notevole. Il locale è davvero meritevole per le serate estive, quando si crea un atmosfera davvero suggestiva e speciale.

La Trattoria:
Se proprio non potere fare a meno della Pizza in vacanza all’estero, questo piccolo, ma dalla bella aria intima, posto ha la più buona che abbia mangiato in Svezia. Il gestore è un Siciliano trapiantato da parecchi anni.

Mascot
Situato nel mezzo della multiculturale Möllan (la Soho di Malmö), è ideale per chi ama il cibo da pub o la molto diffusa plankstek (piatto di origine ungherese con carne, purè in stile pomme duchesse e verdure serviti su una tavola di legno). Andateci però d’estate quando potete mangiare fuori, perché all’interno c’è un’irritante musica techno a tutto volume.

Mando
Ottima steakhouse nei pressi di Lilla Torg.

V.E.S.P.A.
Questo ristorante, dedicato al celebre scooter Piaggio, ha più filiali, tutte in quest’area della Svezia. Noi abbiamo provato quella in Västra Hamnen (il bel quartiere residenziale sul mare di Malmö) e ci siamo trovati molto bene, anche solo per la cornice. Le pizze erano ottime, l’arredamento simpatico. Molto poco svedese il fatto che, all’interno, fosse illuminato a giorno: qui si preferiscono, generalmente, luci più morbide.

Un ristorante, invece, dove non consiglio assolutamente di mangiare è un piccolo posto di nome Dal Cuore, vicino alla granda sala cinematografica Filmstaden: fra birre servite calde, cibo fra il passabile e lo scarso e una cameriera che non aveva assolutamente idee di cosa sia il servizio al cliente (e sia chiaro: non parlo di “forma”… In Svezia l’informalità è la norma), la nostra esperienza è stata decisamente negativa.

Pasta

Qualche tempo, in visita da conoscenti, il piatto del giorno erano le lasagne (peraltro buone).
Come tutti, faccio la coda in cucina per prendere la mia porzione e torno al tavolo. Una volta seduto, mia moglie mi dice “e l’insalata? non l’hai presa?”
Come ho potuto dimenticare una cosa così importante? Le lasagne si mangiano con l’insalata! :-D

In generale, la pasta è comunque un piatto apprezzato qui in Svezia, anche se il concetto generale è abbastanza diverso da quello della nostra, vera, pasta.
Innanzitutto, non esistono “primo” o “secondo”. Ci sono gli antipasti (se li vuoi), e poi il piatto unico. Piatto unico che, di conseguenza, deve essere sostanzioso.

La pasta qui è sempre estremamente “piena”, spesso con pezzi di carne, funghi, etc. Un piatto come “aglio olio e peperoncino” sarebbe praticamente inconcepibile: se lo dovessi servire, probabilmente ti guarderebbero dicendo “e il cibo dov’è?”
In generale, i sughi sono sempre molto cremosi e grassi, con la panna (o equivalente) come ingrediente quasi fisso.
La salsa di pomodoro, invece, è il più delle volte assente, o comunque appena accennata: fa sicuramente eccezione la köttfärssås, l’equivalente locale del ragù. In compenso, quando se la fanno in casa, a molti svedesi piace infilarci dentro (tenetevi forte!) il ketchup!

Quando mi è capitato di fare in casa la vera carbonara, senza panna, non è stata apprezzata in quanto non abbastanza cremosa. E pensare che mi era venuta benissimo.

La consistenza della pasta, il più delle volte, è ok. Non troppo al dente o stracotta, anche se la seconda opzione può comunque capitare.

Una delle cose positive, quando vai al ristorante, è che non hai mai sorprese sul prezzo: se un piatto è indicato a 110 corone, puoi tranquillamente uscire dal ristorante pagando solo quella cifra. L’acqua (di rubinetto, ma buona e senza sapori strani) è sempre gratis, concetti come coperto e servizio non esistono e la mancia è gradita ma non “obbligatoria” (come negli States).
In compenso, se lo vuoi, rischi di pagare il pane: il 99% dei piatti svedesi (non la pasta, chiaramente) sono comunque accompagnati da patate servite in qualche forma, ad assolvere la stessa funzione.

Il contorno, generalmente patate e/o qualcos’altro, è sempre incluso nel piatto (e nel prezzo): se ordini la bistecca, non ti arriverà mai solo la bistecca. Molti svedesi, quando vengono in Italia, fanno l’errore di ordinare “bistecca” e ci rimangono malissimo quando gli arriva solo la bistecca.
Altra cosa fondamentale, è che il modo di mangiare svedese “prevede” (probabilmente per questioni storiche legate alla mancanza di sapore dei singoli ingredienti) che tu mischi sempre un po’ di tutto quello che hai nel piatto, prima di metterlo in bocca: se hai carne con patate, qualche salsa ed altro “devi” inforchettare un pezzo di carne con un pezzo di patata e inzuppare il tutto nella salsa prima di portarlo alla bocca. Se non lo fai, dai l’impressione di mangiare in maniera strana, anche se gli svedesi sono sempre così riservati da non commentare. Inutile dire che me ne frego in ogni caso. :-D

Tornando alla pasta, personalmente, tendo ad evitarla: nelle occasioni in cui l’ho mangiata (o assaggiato quella di mia moglie, che ne è ghiotta), devo dire che, il più delle volte, l’ho apprezzata.

Una delle paste del pub White Horse in Väsby

L’insalata per pizza non esiste!!!

Se vai a prendere una pizza d’asporto (ma anche quando la prendi al ristorante): l’inevitabile domanda che ti viene posta è “vuoi l’insalata per pizza?”
Il mio primo istinto è sempre di rispondere quanto leggete nel titolo, anche se poi mi limito ad un più semplice “nej, tack“.

Le pizzerie nei dintorni di Stoccolma sono gestite ormai al 99% da mediorentali o magrebini, giusto per smentire una volta per tutte il luogo comune dell’italiano pizzaiolo.Una volta ci è capitato di andare in una pizzeria in Södermalm gestita da un ragazzo siciliano: lui stesso, con un certo sconforto, ci raccontava di essere uno dei pochi rimasti. Due settimane dopo, tornando nello stesso posto, abbiamo trovato una gestione araba.

Nulla di male, per carità: basta sapere in partenza che le pizzerie (magari con bandiera italiana) sono gestite da parte di gente che con l’Italia non ha alcun legame e che probabilmente non ci ha mai messo piede. Di conseguenza, basta aspettarsi cibo che non abbia i sapori cui siamo abituati.

Perché poi capita comunque di trovare posti che fanno della pizza buona ed altri che la fanno meno buona: la premessa resta sempre la stessa, ovvero di non aspettarsela necessariamente uguale ad una pizza italiana. Gli ingredienti utilizzati sono spesso diversi o hanno sapori un po’ differenti, è normale la contaminazione col kebab, si usano salse appartenenti ad altre cucine (vedi la “salsa bernese”, presente in alcuni tipi di pizza).
Fra l’altro, si è creata una standardizzazione su basi per noi imperscrutabili, con nomi di pizza (talvolta sballatissimi o fantasiosi) ripetuti da un locale all’altro e con gli stessi ingredienti. Chissà chi ha inventato, ad esempio, la Pizza Hawaii che, praticamente ovunque, ha prosciutto ed ananas per ingredienti!
Il mio consiglio fondamentale per chi viene qui è sempre, se proprio non potete fare a meno di mangiare una pizza in Svezia, di farsene fare una con mozzarella (costa di più rispetto al mediocre formaggio standard) e poi di scegliere quella con gli ingredienti preferiti, e poco importa che assomigli ad una pizza vera: ne può uscire comunque qualcosa di appetitoso.

P.S.: per chi se lo chiedesse, la pizza-sallad consiste in cavoli bianchi e aceto (di fatto, quasi dei krauti crudi). A molti svedesi piace mangiarla con la pizza… Sembra che questa tradizione sia stata inventata da un ristorante di Stoccolma, prima di essere copiata in tutta la nazione. Aspettate che vi parli della pasta… :-D

Pizza Sallad