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Governo di minoranza

L'aula del Riksdag

L’aula del Riksdag
(Wikipedia, GFDL)

In Svezia, il governo di Reinfeldt non ha la maggioranza, nè l’ha mai avuta, sin dal giorno delle elezioni.
Nonostante ciò, è riuscito ad ottenere la fiducia* e, insieme alla sua Alleanza di centro-destra, governa senza troppi scossoni da due anni e mezzo.
In qualunque momento, tanto il governo quanto i singoli ministri potrebbero ricevere un voto di sfiducia, ma la cosa non succede: Reinfeldt e i suoi uomini negoziano le proprie proposte con i partiti dell’opposizione di centro-sinistra o considerano la posizione degli Sverige Demokraterna, il partito estremista anti-islamico ed anti-immigrazione con cui, però, non esiste alcun dialogo (formale o informale).
Il sistema, senza troppe sorprese, funziona: i partiti svedesi preferiscono pensare alla stabilità nazionale che ai loro interessi e ritengono che, in tempi di crisi, la priorità assoluta sia di avere un governo solido.
Tutto questo senza isterismi, insulti e sceneggiate. Come in qualunque paese normale che si rispetti.

* tecnicamente parlando, la prima fiducia viene data al Presidente del Parlamento al momento della presentazione del nome del primo ministro designato. Il Presidente (Riksdagen talman, traducibile come “portavoce” o, in inglese, speaker) è la seconda carica del paese dopo il re, la prima elettiva e sta al di sopra del governo. Presiede la camera (unica) senza partecipare alle discussioni e alle votazioni (salvo remoto caso di pareggio dei voti) e spetta a lui il compito di effettuare le consultazioni per la scelta del premier.

Vota Antonio, Vota Antonio!

A chi, nelle ultime settimane, non è capitato di ritrovarsi i social network intasati di indicazioni di voto da parte di amici, parenti e conoscenti (e mi aggiungo all’elenco dei responsabili)?

Chi non si è ritrovato in una cena fra amici in cui, inevitabilmente, si finisce col parlare di Berlusconi, Grillo, Bossi, Monti e compagnia?
Ecco, in Svezia tutto questo non succede. Mia moglie mi ha detto più volte di essere rimasta sorpresa di quanto gli italiani parlino sempre di politica: ad esempio non le è proprio mai capitato di trovarsi ad una cena con amici, anche i suoi amici più cari, e discutere di questo o quel ministro, parlamentare o candidato.
Personalmente, poi, non mi è mai capitato di parlare con uno svedese che lasciasse trapelare le sue simpatie o le sue intenzioni di voto. Helena è l’unica persona di cui conosco le scelte. Neanche mio suocero, che pure è uno cui piace dire la sua su molte cose, mi ha mai fatto una “lezione di politica”.

Qualche anno fa scrivevo su queste pagine:

Anche la questione della segretezza del voto, che per noi è quasi un dogma, è, apparentemente, meno sentita.

La cosa, però, vale soprattutto per quanto riguarda la rilassatezza delle procedure di voto.
Quando si tratta di vita sociale, in Svezia la politica sembra essere un tabù, uno di quegli argomenti che non si toccano mai.
A meno di casi particolari (mi viene di pensare ad un attivista, ma non ne conosco nessuno), sentire un amico o un parente che ti dice “mi raccomando, vota XXXX, che se no…” è praticamente impossibile. E sarebbe quasi inaccettabile a livello sociale.
Per carità, non è che ci sia disinteresse, ma evidentemente si preferisce maturare le proprie convinzioni in riservatezza, anziché discuterne in pubblica piazza.
Insomma, ad una qualunque cena con amici, in Svezia si parla di sogni, viaggi, musica, interessi, futuro e passato. Forse hanno capito qualcosa più di noi, sul vero senso della vita?

Dovere effettuato

Schede elettoraliSecondo le indicazioni della Farnesina, l’ultimo giorno utile per spedire le schede elettorali agli aventi diritto, da parte delle cancellerie consolari, era il 6 febbraio.
Conoscendo la celerità delle Poste Svedesi, che consegnano tutto in un giorno, se il plico non mi fosse arrivato ieri avrei cominciato a preoccuparmi. Anzi, in realtà, un po’ preoccupato lo ero già: solo di recente mi sono ricordato di comunicare il mio ultimo cambio di residenza e temevo che qualche intoppo potesse complicare le cose.
Invece la cancelleria di Stoccolma ha fatto (come al solito, devo dire) bene il suo lavoro e ieri sera ho trovato il plico nella cassetta della posta.
Rispetto all’ultimo Referendum, la mia prima occasione di voto all’estero, è cambiato molto poco: nella busta c’erano due fogli in più, con l’elenco dei candidati di ogni lista, uno per la Camera, l’altro per il Senato. All’estero, a differenza che in Italia, si possono esprimere le preferenze.

Per il resto, le regole sono le stesse.
Le due schede vanno infilate dentro una busta bianca anonima (tutto il materiale è contenuto all’interno del plico), ovviamente dopo avere apposto la propria indicazione di voto: questa operazione può essere effettuata con una biro nera o blu. Non serve, quindi, la matita copiativa!
Un foglio è composto dal certificato elettorale e dal tagliando elettorale: quest’ultimo, che è anonimo ma contiene un identificativo numerico, va ritagliato e infilato, assieme alla busta bianca, dentro la più grande busta beige preaffrancata. Il certificato va conservato.
Ieri sera ho effettuato al volo l’operazione e, a partire da questa mattina, il tutto è già in viaggio con direzione Stoccolma.
Curiosità: l’intera operazione si effettua tramite posta ordinaria. Non è (solo, immagino) necessità di risparmio ma, soprattutto, di protezione dell’anonimato di chi vota.
Pena invalidazione, sulle due buste non va apposto alcun segno, tantomeno l’indirizzo del mittente.

Referendum: si vota!

Buste e schede

La settimana scorsa ero stato ancora all’Ambasciata per fare una procura al fine di vendere il mio appartamento a Milano (costo totale: 320 corone, molto meno di quanto prendono i notai in Italia).
Già che c’ero, ovviamente, ho chiesto una volta di più informazioni sul voto a distanza per il referendum.
Le risposte sono state ancora una volta nebulose (“dovrebbe poter votare, ma non lo sappiamo con certezza”), seguite da un ben poco rassicurante “Per questa votazione il Ministero dell’Interno ha deciso che prendono tutto in mano loro!”.

Dopo aver passato qualche giorno nell’incertezza, oggi la grande sorpresa: nella casella della posta c’era una busta inviata dall’Italienska Ambassaden. All’interno, le quattro schede referendarie, una busta beige preaffrancata, una busta bianca, un foglio di istruzioni e uno che contiene il certificato elettorale e il tagliando elettorale da ritagliare.
Le istruzioni sono molto semplici: devo votare con biro blu o nera sulle schede, infilarle nella busta bianca, infilare la busta bianca all’interno di quella beige assieme al tagliando elettorale e spedire tutto all’indirizzo prestampato. Il tutto deve arrivare entro il 9 giugno ma, con le Poste Svedesi, non dovrebbero esserci problemi.
Inutile dire che ho già votato e che al più tardi domani mattina provvederò ad imbucare la busta!
La mia prima volta da Italiano all’estero… sperando solo non sia inutile!

Carte d’identità e Referendum

Dato che la mia carta d’identità italiana è scaduta a gennaio, ho provveduto adesso a rinnovarla, presso il solito prefabbricato verde dell’Ambasciata. Dopo qualche settimana ho avuto finalmente conferma che il mio documento era pronto.
La prima considerazione è di tipo generale: avrei potuto prolungare gratuitamente la durata della vecchia carta (da 5 a 10 anni), ma sinceramente non mi è sembrato il caso. In pratica mi avrebbero dato un fogliettino aggiuntivo, che avrei dovuto portarmi dietro assieme al vecchio documento. Per 92 corone ho preferito quindi avere una nuova carta, piuttosto che un’aberrazione simile. Inoltre volevo un documento che indicasse chiaro e tondo il mio status di residente all’estero iscritto all’AIRE, per godere di quelle pochissime agevolazioni che ne conseguono.

Anche qui la cosa ha del ridicolo: nel maggio 2011 la moderna Italia del G8 rilascia ancora carte d’identità solo in formato cartaceo. Scomode da portare in giro, fragili e persino insicure (vedi la foto “spillata” sul documento).
Per intenderci: la mia carta d’identità svedese, rilasciata da Skatteverket, è un tesserino modello bancomat, molto comodo, utilizzabile per il riconoscimento elettronico online e che mi permetterebbe quindi, fra le altre cose, anche di fare la dichiarazione dei redditi (ne avessi uno) da casa.
C’è da dire che la legislazione sulle carte d’identità in Svezia è molto diversa da quella italiana: innanzitutto non è obbligatorio avere il documento, inoltre le carte rilasciate da vari enti pubblici (come Skatteverket) o banche (anche loro hanno l’autorità per farlo e anche quelle sono valide per il riconoscimento online) non sono valide per l’espatrio. Molti svedesi, quindi, non hanno proprio la carta d’identità, e si limitano ad utilizzare la patente ed il passaporto. Fanno ovviamente eccezione i giovani che ancora la patente non ce l’hanno, e che hanno bisogno della legitimation per entrare in pub e locali o comprare alcool. Anzi, non sono in pochi ad avere un documento falso, per poter mentire al riguardo dell’età.

A partire dal 2005, esiste anche una Nationellt identitetskort, rilasciata dalla Polizia esclusivamente ai cittadini svedesi che vogliano averla, del tutto equivalente alla nostra. Il formato, è, ovviamente, quello del tesserino con chip.

La mia nuova carta d’identità italiana è quindi una normalissima carta vecchia stampo, anche se ha qualche caratteristica particolare. Invece di riportare, sul fronte, l’indicazione “COMVNE DI”, c’è invece l’indicazione “Ufficio Consolare” (seguito da “Ambasciata Stoccolma”). Sul retro, oltre alla scadenza, è riportato che sono iscritto all’A.I.R.E. di Milano.
Questa è stata una sorpresa: avevo infatti richiesto di essere spostato sull’A.I.R.E. di Genova, e, durante la mia ultima visita all’Ambasciata mi era stato detto che il trasferimento era risolto con successo. Invece, adesso, non c’è traccia della mia pratica e non mi hanno saputo dire nulla di se e quando questa andrà a buon fine.

Già che ero lì, ho chiesto un’informazione importante: come funzionano le cose per poter votare ai referendum di giugno. La risposta è stata una non risposta: mi è stato chiesto da quanto sono iscritto all’A.I.R.E. (“da dicembre”), e, a quel punto, mi è stato detto che, sì, probabilmente dovrei ricevere tutto a casa per votare a distanza, ma che non c’è nulla di certo al riguardo.
In pratica non so, al momento, se potrò votare o meno per i referendum (perdendo quindi eventualmente un diritto fondamentale), non so se la pratica per il trasferimento influirà sulla cosa e non so, addirittura, se proprio esista una pratica per il trasferimento.
A questo punto dovrò chiamare l’A.I.R.E. di Milano per sapere se e quando mi spediranno il materiale per votare, e rimandare la documentazione per il trasferimento dopo il referendum stesso (giusto per non rischiare).

Il voto

Ieri ho avuto modo di votare per la prima volta in Svezia: come già detto, ho potuto partecipare solo alle elezioni “amministrative” e non a quelle per il parlamento, ma ho fatto comunque il mio dovere.

Cosa ho potuto notare?
Innanzitutto come tutto sembri più rilassato e meno formale rispetto all’Italia: in un paese che non ha avuto un regime fascista o gli anni di piombo (anche se non dobbiamo dimenticare gli omicidi di due importanti leader, seppur per ragioni differenti), c’è sicuramente molta meno tensione sociale.
Al seggio non c’erano, ad esempio, forze di polizia visibili. Non posso escludere che fossero lì in incognito, però già il non vederle rende tutto più tranquillo.

Anche la questione della segretezza del voto, che per noi è quasi un dogma, è, apparentemente, meno sentita.
Il voto è ovviamente segreto anche qui… però, quando arrivi al seggio, ti ritrovi di fronte una serie di volontari che ti offrono la scheda con il nome del rispettivo partito prestampato. È chiaro che, se decidi di prendere la scheda di uno solo di questi volontari, fai capire le tue intenzioni (non che sappiano chi tu sia, nella stragrande maggioranza dei casi).
All’interno dell’edificio c’è comunque un tavolo con tutte le schede prestampate (in colori diversi a seconda del tipo di elezione) di tutti i partiti: tu puoi prendere quelle che ti interessano, eventualmente anche tutte. In alternativa puoi anche prendere una scheda bianca e scrivere a mano il nome del partito, una volta entrato in cabina. Ho notato, però, che c’è chi se ne frega e prende solo quelle del partito che (possiamo presumere) intende effettivamente votare.
Personalmente, tutta questa situazione mi ha creato un po’ di imbarazzo, abituato come sono alla concezione italiana.

Al momento di entrare nella sala con le urne una persona ti controlla il certificato elettorale (ma non il documento), e decide quindi quante buste darti. Io avevo diritto a due, non potendo votare per il parlamento. Le due buste sono assolutamente identiche, con un buco che lascia solo intravedere il colore della scheda inserita all’interno. Il colore, come detto, serve ad identificare il tipo di elezione (comunale, regionale, Riksdag).
Una volta ricevuta le buste, senza alcuna formalità, ti dirigi ad una delle “cabine” (che sono in realtà dei trespoli schermati), utilizzi la scheda del partito che vuoi votare, metti eventualmente una croce sul candidato che hai scelto (c’è una banalissima penna, non una matita copiativa), imbusti e ti dirigi alle urne.
Qui due addetti controllano certificato elettorale, documento, verificano la tua iscrizione all’albo elettorale, e imbucano per te le buste nelle rispettive urne. Tutto in maniera molto tranquilla, e senza eccessivi formalismi.

Alla sera, molti programmi televisivi erano, ovviamente, dedicati alle elezioni. Sorprendentemente, almeno per la nostra ottica, gli exit poll sono stati sostanzialmente corretti e senza grosse oscillazioni.
Altra cosa radicalmente diversa era il tono delle trasmissioni: i giornalisti facevano domande vere ai politici (anche insistendo in caso di mezze risposte), ma, in generale, si aveva comunque l’impressione di un’atmosfera più informale e umana, meno ossequiosa e deferente rispetto a quella delle trasmissioni nostrane (uno dei conduttori si permetteva di prendere un po’ in giro la leader del partito social democratico, sconfitto, al momento di portarla in studio).

Come sono andate quindi le elezioni? Come previsto ha vinto l’Alleanza, il blocco di centro destra, forte fondamentalmente di una politica che ha permesso alla Svezia di reggere dignitosamente durante gli anni della grande crisi (anche se la disoccupazione ha raggiunto cifre da record). È però una vittoria dimezzata dal mancato raggiungimento della maggioranza assoluta dei voti, a causa dell’ingresso in parlamento dei “Democratici Svedesi”, il partito di estrema destra xenofobo e anti-islamico.
Il numero esatto di parlamentari non si saprà prima di mercoledi, ma il 5,7% del partito di Åkensson è sicuramente la notizia del giorno, ed uno shock per una Svezia da sempre abituata a due blocchi di impronta sostanzialmente moderata (lagom) nelle rispettive posizioni.

Cosa succederà adesso non è ancora chiaro, anche se nei giorni passati si è ventilato un possibile appoggio esterno al governo da parte del Partito dell’Ambiente (i Verdi, appartenenti al blocco di centrosinistra), in modo da garantire per i prossimi quattro anni una maggioranza che non debba ricorrere ad una forza di partito disprezzata dalla stragrande maggioranza degli Svedesi.

Volontari fuori dal seggio

Arbetsförmedlingen

Ovvero l’ufficio di disoccupazione.

Mi ci sono iscritto a febbraio, giusto per iniziare ad assaporare l’ambiente.
In realtà, avendo un matrimonio da programmare per l’inizio dell’estate, mi risultava difficile pensare alla ricerca di un posto di lavoro in quel momento, visto che ci sarebbero stati in vista viaggi in Italia, giorni di vacanza e così via. Proporsi ad un datore di lavoro in quel modo sarebbe stato difficile.

In ogni caso, la signora che mi segue personalmente, Ingela, mi ha messo a disposizione un coach (interno ad Arbetsförmedlingen) con cui ho avuto una serie di incontri per verificare curriculum e dare indicazioni utili.
L’ufficio di disoccupazione svedese non fa molto più che questo: il compito di cercarti il lavoro spetta a te, tramite gli annunci pubblicati sul sito di Arbetsförmedlingen o dei soliti Monster, Adecco e compagnia.
Il discorso diventa diverso per i cittadini svedesi, che possono avere accesso ad un vero stipendio di disoccupazione, ma che, in tal caso, sono anche soggetti a maggiori obblighi. In particolare, non possono rifiutare più di un certo numero di lavori (in questo caso presentati dall’ufficio di disoccupazione stesso) altrimenti perdono il diritto alla paga.

Io stesso, sia chiaro, ho dei doveri: mi devo presentare regolarmente agli sportelli, presentare un paio di esempi di offerte di lavoro per cui ho mandato la mia adesione, e piccole cose di questo tipo. Se non lo faccio, Arbetsförmedlingen potrebbe decidere di smettere di darmi assistenza.

Al fine di preparare il mio piano per i prossimi mesi, pochi giorni fa ho avuto un nuovo appuntamento con Ingela, che sta valutando la possibilità di assegnarmi un nuovo coach. Non è detto che la cosa sia fattibile: puoi avere a disposizione solo un coach per tre mesi,e io l’ho già avuto. Nel mio caso, però, si può forse fare un’eccezione: ho avuto un coach interno che non aveva competenze specifiche per il mio campo professionale (IT), ma che mi ha potuto dare assistenza solo per la verifica del curriculum. L’opzione, adesso, sarebbe di verificare la possibilità di avere un coach esterno, da parte di una delle molte società private associate con Arbetsförmedlingen.

Oggi ho scartabellato fra le molte società, e ne ho scelta una, inviando i dati ad Ingela. Adesso resto in attesa di una risposta, per sapere se, effettivamente, avrò diritto al nuovo coaching. Quello che è certo, è che l’efficacia di queste compagnie esterne è molto dibattuta, e, dopo le elezioni, c’è una seria possibilità che il sistema cambi.

Da febbraio, in ogni caso, la mia situazione per Arbetsförmedlingen potrebbe cambiare in meglio: “compirò” un anno dalla mia iscrizione, e allora entrerò in una lista speciale che darà delle agevolazioni a chi mi volesse assumere. Chiaramente, spero che la situazione si risolva prima di allora…

Elezioni

A distanza di una vita, ho deciso di riprendere il blog.
Non vi sto ad annoiare con i motivi che mi hanno spinto a sospendere la scrittura, né ho la possibilità di ricapitolare brevemente tutto quello che mi è successo in questi mesi (e non è poco).

Contando nel fatto che le cose emergeranno nel corso del tempo, vi basti sapere alcuni aspetti fondamentali: sono ancora senza lavoro (e questo è il problema più grosso, attualmente), sono regolarmente registrato e con personnumer, mi sono trasferito ad Upplands Väsby (nell’hinterland di Stoccolma) e.. (shock!) mi sono felicemente sposato.

Comunque lo spirito di questo blog era di raccontare le disavventure di un Italiano che si trasferisce a Stoccolma, e da qui riprendo: aneddoti, differenze con l’Italia, problemi… cercherò di riportare le cose più importanti.

E cominciamo con qualcosa di fondamentale: il 19 settembre, per la prima volta, voterò in Svezia. Non essendo cittadino, non posso partecipare alle elezioni del parlamento, ma, essendo registrato, posso comunque partecipare alle amministrative (comune di Upplands Väsby e regione di Stoccolma).

Qui in Svezia l’Election Day è la norma: esattamente ogni quattro anni, si vota per tutto la terza domenica di settembre. La cosa è facilitata dalla stabilità del sistema, ma è sicuramente conveniente sotto ogni punto di vista. Se non si può votare nel giorno stabilito lo si può fare in anticipo in posti selezionati, mentre in caso di impossibilità per malattia o perché sperduti in qualche borgo rurale si può votare per delega o tramite corriere.

Al momento, in Svezia, c’è una maggioranza di centrodestra (composta da conservatori, cristiani, ma anche liberali), che probabilmente vincerà anche questa consultazione. Nel corso dell’anno, non si parla molto di politica, da queste parti: i giornali (tabloid “leggeri”), preferiscono occuparsi di cronaca o altro, e solo quando ci sono scandali o grossi problemi l’attenzione si rivolge ai rappresentanti del popolo. Insomma, le beghe da condominio all’Italiana sono nulle, e i partiti preferiscono lavorare sui contenuti. Quando le elezioni si avvicinano, ovviamente il tutto acquista molta più visibilità.

Oggi mi è arrivata la Röstkort, l’equivalente del vecchio certificato elettorale all’Italiana che ti arrivava a casa prima di ogni elezione. 
Viene indicato dove dovrò andare a votare (dietro casa, praticamente, e le modalità di voto). A differenza che in Italia, qui si vota mettendo dentro una busta un foglio prestampato con il nome del partito scelto e la lista dei candidati. La preferenza si esprime mettendo una croce sul candidato prescelto. Nel caso non fosse disponibile il foglio prestampato del partito (può succedere per le forze minori), si può utilizzare un apposito bollettino bianco e scrivere a mano il nome del partito e del candidato.

Sul sito ufficiale delle elezioni (www.val.se), c’è un documento con tutte le istruzioni: http://www.val.se/pdf/electionsinsweden_webb.pdf

Informazioni sulle elezioni sono disponibili in molte lingue: oltre all’Inglese, e i prevedibili Francese/Tedesco/Spagnolo ci sono Croato, Bosniaco, Serbo, Somalo, Julevsamegiella e åarjelsaemie (due lingue Sami, il vecchio “lappone”), Kurdo, dialetti Finnici, Polacco, Rumeno, Albanese, Finlandese, Turco, Russo e una serie di idiomi scritti in caratteri che non riesco ad identificare (vedi documento in allegato, per i curiosi). 
Indovinate quale lingua non è considerata neanche per sbaglio? :-D

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima di concludere, vi lascio qualche foto scattata in questi mesi da queste parti, giusto per farvi reimmergere nelle atmosfere scandinave.

Örkärssund PanoramaKairo in Upplands VäsbyBack to the Future... in Sweden!
Stortorget in Stockholm
Stockholm from Djurgårdsbron (Topaz simplify version)