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Autorizzazioni e traslochi

In Svezia, per molte operazioni, le procedure e la burocrazia sono davvero semplici ed immediate. Per altre, però, ci sono a volte delle lungaggini davvero assurde ed irritanti.

Quando c’è accordo fra venditore ed acquirente, la procedura di passaggio di proprietà di un appartamento (o, meglio, del diritto a viverci, bostadsratt) è generalmente velocissima e si può arrivare a completare la cessione in meno di un mese. Questo nel 99% dei casi.

A volte, però, si fanno i conti senza l’oste, in questo la compagnia o
associazione che è l’effettiva proprietaria dell’immobile. La bostadsrättsförening deve infatti approvare il nuovo residente che viene a vivere nel suo territorio: d’altronde, se la compagnia resta proprietaria dell’appartamento fisico, è una cosa comprensibile. In genere è una semplice formalità: i consiglieri si riuniscono più volte al mese proprio per valutare le carte che arrivano dagli agenti immobiliari e dire “sì”.

Finché questo “sì” non arriva, la vendita non può essere portata avanti: persino l’anticipo, versato dall’acquirente al momento dell’accordo preliminare, resta congelato su un conto corrente dell’agente immobiliare, normalmente per pochi giorni.
Quando, però, la persona che “sa come fare le cose” è in vacanza o ha altro da fare (il consiglio della bostadsrättsförening è composto da persone che hanno impieghi veri), e nessuno è in grado di farle al suo posto, ecco che arriva l’intoppo.

Nonostante abbiamo raggiunto l’accordo per la vendita dell’appartamento di Väsby quasi un mese fa, l’autorizzazione è arrivata solo ieri, alla vigilia della firma del contratto e della consegna delle chiavi, cose che, a quel punto, rischiavano seriamente di essere posticipate (peccato che Helena avesse già il treno di ritorno prenotato, dopo il weekend passato lì). Tutto ciò nonostante l’agente immobiliare chiamasse regolarmente la compagnia per sollecitare, al punto di dovere spiegare lui quali procedure applicare a persone che non sapevano come fare (uno di questi si limitava a rispondere al telefono “sì, io approvo”).
Per fortuna, alla fine è andato tutto bene e l’appartamento è finalmente venduto.

Siamo però nella stessa situazione per quanto riguarda l’affitto del prossimo appartamento. Sì, perché, per fare le cose per bene (ma non tutti lo fanno), anche quando affitti un appartamento ad una terza persona, la bostadsrättsförening deve prendere visione del contratto ed approvare.

Sabato prossimo dovremo firmare il nuovo contratto (di sei mesi, in modo da avere tempo di cercare con calma qualcosa da comprare) e prendere le chiavi, ma attendiamo ancora l’autorizzazione… e il 30 novembre al più tardi dobbiamo lasciare la casa attuale!

Comunque… L’ultimo mese è stato decisamente stressante, senza un momento per rifiatare.
Il primo fine settimana del mese siamo dovuti andare a Väsby per preparare il trasloco (nostro e di mia suocera), che è avvenuto pochi giorni dopo. Il weekend successivo lo abbiamo passato a lavorare nel nuovo appartamento di Malmö di mia suocera, mentre in quello appena passato siamo tornati a Väsby per buttare via tutto quello che era rimasto (inclusi mobili e cose che erano ancora in buono stato ma che non eravamo riusciti a portare giù). E il prossimo settimana ci attende, appunto, il nuovo trasloco e la ripulitura dell’appartamento in cui siamo ora… :-D

Ricordati di pagare le bollette!

Non pagare le bollette, o le relative maggiorazioni, in Svezia può mettere in fretta in una brutta situazione.
A luglio, quando ci siamo trasferiti a Malmö, abbiamo tardato, un po’ per pigrizia un po’ perché abbiamo fatto un mezzo casino noi, ad impostare l’inoltro della posta al nostro nuovo indirizzo. Come risultato, una piccola parte della posta, è rimasta ad Upplands Väsby. Quando mia moglie, ad agosto, è andata nella sua cittadina natale, ha recuperato tutto quello che era rimasto lì, incluso il påminnelse (promemoria) di una piccola bolletta (295 corone, una trentina di euro) di BoPunkten, che, nel trambusto, era rimasta indietro.
BoPunkten è una compagnia che, almeno in teoria, dovrebbe rendere più facile cercare casa. Noi ci siamo associati per un breve periodo al fine di trovare l’appartamento da affittare a Malmö e consultare i loro annunci, anche se la cosa è stata completamente inutile: esattamente come per Blocket, gli appartamenti in affitto vanno via in un attimo, quindi spendere dei soldi per BoPunkten non serve a niente. Piuttosto, è sempre meglio mettere un piccolo annuncio su Blocket in cui si cerca casa, per essere subissati di contatti. Ma sto divagando…

Al rientro di mia moglie provvediamo a pagare la bolletta, ma, dopo un paio di giorni, riceviamo la comunicazione che, nel frattempo, la pratica è stata girata da Segoria, una delle società di inkasso più utilizzate in Svezia, a Kronofogden, la grande autorità che si occupa di gestire i debiti degli svedesi. Uno dei nostri problemi, è che, con l’inoltro della posta da Upplands Väsby a Malmö riceviamo tutto 1-2 giorni dopo (anche 3-4, se c’è di mezzo il fine settimana) rispetto alla norma svedese della consegna rigorosa nel giorno successivo alla spedizione. Per certe cose, viviamo quindi in leggera differita.

Comunque… Essere registrati a Kronofogden non è bello: una volta inseriti nel registro, procedura che avviene decisamente in fretta e anche per cifre irrisorie, si è infatti “protestati” per tre anni, con l’impossibilità di accedere a mutui e finanziamenti di alcun tipo.
Il sistema di Kronofogden funziona così: quando la pratica viene girata a loro, si riceve un avvio a casa, a cui bisogna rispondere (con lettera scritta) dicendo che, entro dieci giorni ci si impegna a risolvere il problema. Se non lo si fa, si va nei guai. Inoltre, una volta passate per Kronofogden, le bollette ricevono una maggiorazione non da poco.

Una volta ricevuta la comunicazione, mia moglie chiama immediatamente Kronofogden per chiedere cosa fare, soprattutto tenendo conto del fatto che il pagamento originario era già stato effettuato.
Poco male, con una “piccola” maggiorazione di 295 corone (in pratica, la bolletta originaria veniva raddoppiata!) ce la saremmo cavata. Rispondo quindi con la lettera firmata, e, il giorno dopo, procedo al pagamento.

Tutto risolto? Non proprio… una ventina di giorni dopo ricevo una comunicazione del tipo “Hai risposto con una lettera dicendo che ti saresti impegnato a completare il pagamento ma non l’hai fatto. Segoria ti ha quindi fatto registrare e hai trenta giorni di tempo per fare appello con una protesta scritta”.
Vado subito a controllare e scopro l’inghippo: fra una comunicazione e l’altra Segoria aveva cambiato il numero di fattura (la prima era intestata a BoPunkten, la seconda direttamente a Segoria)! Quando ho effettuato il pagamento della parte restante, avevo utilizzato il numero di fattura originario… ovviamente Segoria ha intascato i soldi, ma non si è accorta del pagamento.

Nei giorni successivi mia moglie passa parecchio tempo al telefono sia con Segoria che con Kronofogden: i primi continuano a dire “sì, abbiamo ricevuto tutto, per noi la questione è chiusa”. I secondi “Segoria non ci ha detto nulla, quindi la questione è aperta”. Però, pare anche che, trattandosi di un mancato pagamento “parziale” non avrei un betalningsanmärkning (il “marchio” del protestato) vero e proprio, ma solo una “nota”. Che conseguenze possano esserci con una “nota”, non lo so.

Una volta appurato che non si andava da nessuna parte, mi decido a spedire la raccomandata con tutte le spiegazioni, le ricevute di pagamento, etc. Passa del tempo, e ricevo la comunicazione che Kronofogden ha girato il tutto ad un giudice di pace. Sinceramente, a questo punto punto mi sarei atteso una risoluzione più celere, ma mi tocca aspettare ancora.
Finalmente, un paio di settimane fa, arriva la lettera finale: il giudice di pace ha deciso in mio favore, e la pratica è chiusa come previsto.

Insomma… è vero che anche in Italia negli ultimi anni il recupero crediti ha dato una bella stretta sui cittadini, con situazioni spesso assurde e paradossali… ma, qui in svezia, bisogna essere davvero puntuali con le bollette perché la punizione è chirurgica e celere anche per cifre irrisorie.

Auto = Bil

Fino a ieri, Malmö è stata graziata per una settimana abbondante da quella che, da queste parti, si chiama brittsommar, l’equivalente (anticipato di un mese abbondante) della nostra Estate di San Martino. In pratica, per un po’ di giorni, abbiamo potuto mettere da parte giacchette e camicie e tornare a girare in maniche corte. La pacchia sembra però finita, e la pioggia e la foschia di questa mattina non mettevano certo di buon umore, anche se poi la situazione si è parzialmente risistemata.

Il bel tempo, mi ha portato ieri a completare un’operazione che avevo lasciato in sospeso per qualche settimana, un po’ per pigrizia un po’ perché avevo bisogno di mettermi a trovare un’assicurazione: la “svedesizzazione” dell’auto.
Come qualcuno ricorderà, qualche mese fa avevo fatto richiesta di reimmatricolazione dell’auto: dopo avere pagato una tassa, mi è stato fissato un appuntamento per i primi di settembre presso un’autofficina.
Dato che quel giorno lavoravo, mia moglie si è occupata di portare la macchina per me: tutto è andato liscio, a parte il fatto che l’officina ci ha fatto pagare, e neanche poco, il controllo, mentre noi eravamo convinti che il costo fosse già coperto dalle tasse pagate.

In ogni caso le targhe nuove sono arrivate in tempi brevi assieme al libretto di circolazione svedese. Prima di montarle, ho però dovuto procedere a trovare un’assicurazione temporanea (a giorni mi arriveranno a casa le condizioni, avrò due settimane per disdirla nel caso non mi soddisfino), dato che quella italiana non sarebbe più valida.
Ieri abbiamo proceduto all’operazione di sostituzione vera e propria che, un po’ perchè non avevamo gli attrezzi giusti, un po’ perchè le vecchie viti erano completamente arrugginite, ha richieso molto più tempo del previsto. Comunque, ora l’operazione è conclusa, e la mia Ypsilon mostra orgogliosa la nuova targa con la piccola S bianca in campo blu.

Più complicata la questione della restituzione delle targhe italiane…
In pratica devo rispedire all’ambasciata italiana il certificato di proprietà (o foglio complementare che dir si voglia), le targhe vecchie e la ricevuta della tassa di radiazione.
Il problema è che, per un eccesso di zelo mio, avevo spedito il primo in versione originale al Transportstyrelsen, al momento di fare la richiesta di immatricolazione. Un paio di settimane fa li ho chiamati per chiedere se potessero farmelo riavere e la risposta è stata sorprendente: “certo, lo spediamo oggi stesso!”.
Quando, però, non finisci mai di stupirti di certe cose, ecco il pasticcio, per colpa delle solitamente impeccabili Poste svedesi. La lettera è stata spedita al mio indirizzo di Väsby, ma… invece di essere inoltrata all’attuale residenza di Malmö (servizio che pago), è finita all’abitazione estiva di alcuni miei vicini di Väsby, addirittura nell’isola di Öland! Loro, che gentilmente mi hanno contattato in mail, dicono di avere provveduto a farmela riavere, fatto sta che sono passati dieci giorni e non ce n’è ancora traccia…

Federalismo sanitario

Ecco un post per ribadire alcuni dei problemi della sanità svedese.
Qualche mattina fa, al risveglio, rimango stupito dalla presenza di un enorme e violaceo ematoma sul mio braccio destro, senza alcun motivo apparente che non sia il fatto di averci dormito sopra. Non ricordo traumi o situazioni che possano averlo causato.
All’inizio lo ignoro (limitandomi ad un paio di chiamate all’1177, il servizio di assistenza telefonica), ma poi, un po’ perché nel frattempo è diventato più grosso, scuro e dolente, un po’ per le pressioni di mia moglie, decido finalmente di farlo controllare.
Ieri Helena chiama e mi trova un appuntamento alle 11:30 presso la Capio Citykliniken, una vårdcentral di fronte alla stazione di Lund.
Prendo permesso (rigorosamente non retribuito, perché qui è così) dal lavoro e raggiungo in auto la clinica, preparandomi a dover riempire scartoffie perché non sono ancora registrato lì.
E così è, passano circa dieci minuti perché la signorina possa inserire tutti i miei dati nel sistema: a quel punto, arriva la sorpresa. Io sono ancora residente ad Upplands Väsby, e quindi non mi possono visitare perché la clinica è convenzionata solo con lo Skåne. Poco importa che la visita non sia gratuita (ci sono 200 corone di ticket), non mi possono accettare perché, la signorina va brevemente a parlare con un infermiere, “non è un’emergenza”.
All’inizio mi rassegno e mi allontano, poi mi chiedo come possano avere deciso che non è un emergenza senza neanche aver visto l’ematoma, e torno quindi indietro. Nel frattempo la ragazza all’accettazione è cambiata (è ora di pranzo) e mi rivolgo, togliendomi la camicia alla sua collega: “la tua collega ha deciso che non è un’emergenza, ma tu sei in grado di dire – togliendomi la camicia – che questa non è una trombosi?”.
La ragazza impallidisce (il livido fa effettivamente impressione) balbetta “non so, non sono un’infermiera” e corre a chiamare qualcuno dentro.
Vengo finalmente accettato all’interno e visitato da un infermiere, che resta anch’egli sorpreso dal livido. Però, subito dopo, aggiunge “però non abbiamo più spazi disponibili per le urgenze, quindi devi aspettare le 5 (bella urgenza!) e andare ad un närakuten”. Faccio notare che, in realtà, io ho un appuntamento alla clinica, e che quindi mi aspetto di essere visitato, ma lui afferma di non riuscire a trovare l’appuntamento nel sistema. Quando insisto che sia la receptionist all’ingresso che quella al piano avevano trovato il mio appuntamento, si deve arrendere e chiama un medico. La dottoressa, peraltro una persona squisita, resta a sua volta sorpresa di fronte all’ematoma, mi visita ed ordina delle analisi del sangue, che vengono fatte immediatamente, dopo avermi fatto, nel frattempo, pagare il ticket.
I primi responsi, disponibili nel giro di pochi minuti sono buoni, ma per altri test dovrò aspettare fino a domani, anche se, probabilmente, non c’è nulla di cui preoccuparsi.
L’ematoma è probabilmente dovuto ad una reazione ad un anti infiammatorio (Oki Ketoprofene – sale di lisina) che ho usato per alleviare una tendinite al tallone che mi tormenta da un paio di mesi: il medico mi ha confermato questa opinione che già era stata ipotizzata dagli operatori del 1177.
Non sono quindi preoccupato, ma mi perplime come la burocrazia possa mettersi di fronte al buon senso, al punto da giudicare qualcosa non urgente senza neanche prendere visione del problema… Per il resto, una volta accettato, ho trovato le strutture della Capio assolutamente eccellenti, ma questo è un altro discorso: il sistema sanitario svedese continua ad avere dei buchi a dir poco incredibili!

La svedesizzazione dell’auto

Le pratiche per la svedesizzazione dell’auto proseguono a passo lento. Nei giorni passati ho ricevuto dal Tansportstyrelsen l’autorizzazione a procedere con l’importazione e, a questo punto, dovrò far controllare l’auto da un’officina autorizzata. Il controllo è prenotabile tramite il sito swedac.se. Swedac dovrebbe essere l’equivalente del nostro Rina, società che si occupa di certificazioni in genere.
Il sito ti rimanda a quello di Bilprovningen, che si occupa, nello specifico, delle auto.

Ho provveduto a chiamare già una prima volta giovedi: mi hanno risposto che, nell’area di Stoccolma, tutto è completamente prenotato fino a settembre. C’era una possibilità, però, che stamattina alle otto, che si liberassero nel sistema delle nuove date, e mi hanno consigliato di richiamare, appunto, oggi.

Ovviamente, alla chiamata, non si era liberata alcuna nuova data.
Nell’impossibilità di fare la visita a Stoccolma in tempi brevi, ho chiesto di farla a Malmö. Anche lì, però, tutto strapieno fino al 6 settembre, per il primo appuntamento disponibile.
Per ora ho accettato quella data: è ancora da vedere se prenderemo casa a Malmö o Lund, ed eventualmente potrei cercare qualcosa di alternativo nella più piccola cittadina universitaria.
Ancora per un po’, dovrò girare con l’auto sprovvista di documenti (ho solo una fotocopia nel cruscotto), cosa che rende difficoltosa anche la possibilità di fare un salto a Copenhagen senza avere troppi problemi.
Per carità: in Svezia, ai pur numerosi controlli anti-alcool, non mi hanno mai chiesto una volta la carta di circolazione, né verificato l’assicurazione (il contrassegno non va esposto), quindi non mi aspetto troppi casini… staremo a vedere.

Carte d’identità e Referendum

Dato che la mia carta d’identità italiana è scaduta a gennaio, ho provveduto adesso a rinnovarla, presso il solito prefabbricato verde dell’Ambasciata. Dopo qualche settimana ho avuto finalmente conferma che il mio documento era pronto.
La prima considerazione è di tipo generale: avrei potuto prolungare gratuitamente la durata della vecchia carta (da 5 a 10 anni), ma sinceramente non mi è sembrato il caso. In pratica mi avrebbero dato un fogliettino aggiuntivo, che avrei dovuto portarmi dietro assieme al vecchio documento. Per 92 corone ho preferito quindi avere una nuova carta, piuttosto che un’aberrazione simile. Inoltre volevo un documento che indicasse chiaro e tondo il mio status di residente all’estero iscritto all’AIRE, per godere di quelle pochissime agevolazioni che ne conseguono.

Anche qui la cosa ha del ridicolo: nel maggio 2011 la moderna Italia del G8 rilascia ancora carte d’identità solo in formato cartaceo. Scomode da portare in giro, fragili e persino insicure (vedi la foto “spillata” sul documento).
Per intenderci: la mia carta d’identità svedese, rilasciata da Skatteverket, è un tesserino modello bancomat, molto comodo, utilizzabile per il riconoscimento elettronico online e che mi permetterebbe quindi, fra le altre cose, anche di fare la dichiarazione dei redditi (ne avessi uno) da casa.
C’è da dire che la legislazione sulle carte d’identità in Svezia è molto diversa da quella italiana: innanzitutto non è obbligatorio avere il documento, inoltre le carte rilasciate da vari enti pubblici (come Skatteverket) o banche (anche loro hanno l’autorità per farlo e anche quelle sono valide per il riconoscimento online) non sono valide per l’espatrio. Molti svedesi, quindi, non hanno proprio la carta d’identità, e si limitano ad utilizzare la patente ed il passaporto. Fanno ovviamente eccezione i giovani che ancora la patente non ce l’hanno, e che hanno bisogno della legitimation per entrare in pub e locali o comprare alcool. Anzi, non sono in pochi ad avere un documento falso, per poter mentire al riguardo dell’età.

A partire dal 2005, esiste anche una Nationellt identitetskort, rilasciata dalla Polizia esclusivamente ai cittadini svedesi che vogliano averla, del tutto equivalente alla nostra. Il formato, è, ovviamente, quello del tesserino con chip.

La mia nuova carta d’identità italiana è quindi una normalissima carta vecchia stampo, anche se ha qualche caratteristica particolare. Invece di riportare, sul fronte, l’indicazione “COMVNE DI”, c’è invece l’indicazione “Ufficio Consolare” (seguito da “Ambasciata Stoccolma”). Sul retro, oltre alla scadenza, è riportato che sono iscritto all’A.I.R.E. di Milano.
Questa è stata una sorpresa: avevo infatti richiesto di essere spostato sull’A.I.R.E. di Genova, e, durante la mia ultima visita all’Ambasciata mi era stato detto che il trasferimento era risolto con successo. Invece, adesso, non c’è traccia della mia pratica e non mi hanno saputo dire nulla di se e quando questa andrà a buon fine.

Già che ero lì, ho chiesto un’informazione importante: come funzionano le cose per poter votare ai referendum di giugno. La risposta è stata una non risposta: mi è stato chiesto da quanto sono iscritto all’A.I.R.E. (“da dicembre”), e, a quel punto, mi è stato detto che, sì, probabilmente dovrei ricevere tutto a casa per votare a distanza, ma che non c’è nulla di certo al riguardo.
In pratica non so, al momento, se potrò votare o meno per i referendum (perdendo quindi eventualmente un diritto fondamentale), non so se la pratica per il trasferimento influirà sulla cosa e non so, addirittura, se proprio esista una pratica per il trasferimento.
A questo punto dovrò chiamare l’A.I.R.E. di Milano per sapere se e quando mi spediranno il materiale per votare, e rimandare la documentazione per il trasferimento dopo il referendum stesso (giusto per non rischiare).

Burocrazia alla svedese

Anche qui la burocrazia non scherza, in particolare per quanto riguarda la famigerata Försäkringskassan, l’assicurazione sanitaria nazionale.
Qualcuno di voi ricorderà che a gennaio, completata l’iscrizione all’AIRE, ho inviato la documentazione per essere iscritto alla “mutua” svedese.

Ieri mattina sono andato all’ambasciata italiana per rinnovare la carta d’identità scaduta, verificare di essere stato trasferito dall’AIRE di Milano a quella di Genova (fatto!) e chiedere informazioni sulla validità della mia vecchia tessera sanitaria italiana. Una volta avuto conferma del fatto che “no”, non ha più valore, mi sono deciso a contattare Försäkringskassan, verificare lo stato della mia iscrizione e richiedere quella svedese.
La risposta della signorina delle informazioni è stata… “non hanno ancora preso una decisione al riguardo della tua iscrizione, ma sollecito subito”.
Dopo essermi trattenuto dal dire che, no, non c’è alcuna decisione da “prendere”, perché sono cittadino EU residente in Svezia e l’iscrizione alla Försäkringskassan mi spetta automaticamente per diritto, ho ringraziato per il sollecito (in fondo la ragazza del callcenter non c’entra nulla) riservandomi di chiamare nelle prossime settimane per rompere le scatole in maniera più determinata.

Capisco sempre di più (dopo avere già avuto dei primi sentori della situazione per questioni riguardanti mia moglie) la frustrazione degli svedesi nei confronti della Försäkringskassan: in un paese in cui tutto (o quasi) funziona a meraviglia, avere una burocrazia da terzo mondo per ciò che riguarda la sanità, peggiorata peraltro dopo i tagli degli ultimi anni, non è una bella cosa.

La mia situazione è attualmente “in sospeso”: in quanto residente, dovrei comunque aver diritto all’assistenza sanitaria di base in Svezia e, in maniera un po’ più complicata, in Italia… ma, se dovessi andare in Francia o Spagna, dovrei ricorrere ad un’assicurazione privata.
Solleciteremo in fretta…

Ho vissuto abbastanza da vedere anche questo

Arriva il treno

La grande nevicata che mette completamente in ginocchio la grande organizzazione stoccolmese.
Nelle ultime 24 ore ne è venuta tanta da farci ritornare ai livelli dicembrini e questa notte è stata particolarmente intensa.
Il tragitto casa-fermata del bus l’ho fatto, in alcuni momenti, con la neve quasi alle ginocchia.
L’attesa per il 565, che mi avrebbe portato diritto alla Folk Universitetet, è stata eterna: dopo quaranta minuti di nulla (in cui era peraltro impossibile reperire info tramite l’applicazione mobile dell’SL) mi sono arreso e ho deciso di tornare a casa, prendere l’auto e dirigermi lentamente alla vicina stazione ferroviaria di Rotebro.
Anche lì, arrivato alle 8:25, poca fortuna: il pendeltåg delle 7:35 era in clamoroso ritardo, e non sarebbe arrivato prima delle 8:58.
Come se non bastasse, dopo solo due stazioni il treno si è dovuto fermare per un quarto d’ora circa, perché qualcuno si è fatto/sentito male rendendo necessario l’arrivo di un ambulanza. Dopo essere stato in piedi in un treno insolitamente affollato (quanto un autobus genovese in qualunque giorno feriale), ho quindi deciso di scendere a Karlberg, farmi altri 500 metri sotto la neve, e prendere la metro fino alla scuola. Alla fine, sono arrivato in ritardo di quasi due ore rispetto al solito…

Il treno pieno

Una strada a Stoccolma

Neopatentato!

Da ieri sono ufficialmente neopatentato… alla svedese! Prima di procedere con la mia iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero), ho infatti dovuto procedere a convertire la mia patente italiana in una svedese. Questo perché, in caso di smarrimento o rinnovo, una volta iscritto all’AIRE, l’Ambasciata non sarebbe stata in grado di aiutarmi.

La procedura di conversione è stata tutto sommato semplice, ma ha richiesto molto più tempo di quanto non avrei pensato, tenendo conto che avevo iniziato a muovermi già dalla scorsa estate.

Il primo passo è stato infatti di richiedere un modulo da inviare al Transportstyrelsen (un po’ l’equivalente della nostra Motorizzazione). Per ottenerlo mi è bastata una semplice telefonata, ma, se avessi avuto un auto registrata a mio nome in Svezia, lo avrei potuto richiedere via internet. Il modulo mi è arrivato nel giro di un paio di giorni.

Due piccoli problemi hanno ritardato la compilazione del modulo da parte mia e il reinvio al Transportstyrelsen. Il primo è che, assieme al modulo, dovevo inviare un Personbevis (qualcosa di simile all’attestato di famiglia), ma la registrazione del mio matrimonio ha richiesto anch’essa più tempo del previsto e, in quella fase, tutto era congelato. Il secondo è che dovevo mandare al Transportstyrelsen anche la mia patente italiana originale. Qui in Svezia non ci sarebbero stati problemi: mi sarebbe bastato mostrare la carta d’identità e una fotocopia della patente originale e la polizia avrebbe potuto verificare l’esistenza di una pratica di conversione aperta. Avendo una visita in Italia programmata per fine settembre (poi saltata), ho però dovuto ritardare l’invio della documentazione. Poco male, una volta accertato che non sarei andato in Italia a settembre ho provveduto ad inviare il tutto. Prima di farlo, ho dovuto anche procedere al pagamento di un bollettino di 600 corone (una sessantina di euro).

Quella successiva è stata davvero la fase che ha preso più tempo: ho guidato per quasi due mesi in Svezia senza una patente vera… e quando poi siamo effettivamente andati in Italia a fine ottobre non ho potuto usare la macchina. Quando ho telefonato per chiedere spiegazioni, mi è stato detto che, in quel momento, la pratica era bloccata dalla burocrazia dello Stivale.

Venerdi scorso mi è arrivata finalmente la conferma dell’avvenuta conversione. Ho dovuto rimandare indietro al Transportstyrelsen un minimodulo su cui ho incollato una fototessera (purtroppo orribile, ma fare fototessere qui costa un patrimonio, anche nelle cabine, e quindi ti tieni quelle che hai) e apposto la mia firma. Nel giro di tre giorni lavorativi, mi è arrivata la notifica del fatto che potevo ritirare la mia nuova patente alle poste.

La cosa che fa un po’ sorridere è che, per ritirare la patente (che ti viene data in mano, non in busta chiusa), ho dovuto produrre un altro documento svedese… come se l’addetta delle poste non potesse verificare, direttamente tramite la patente stessa, che la persona ero io! Avendo io la carta d’identità rilasciata da Skatteverket, non c’è stato alcun problema: avessi avuto solo il passaporto, un’altra persona avrebbe dovuto garantire per me. Burocrazia. :-D

La patente è molto simile a quella che avevo in italia: un tesserino rosa con foto, tutta l’impostazione generale è pressoché identica. Ovviamente, e non c’erano dubbi, su quella svedese non può mancare il famigerato personnummer, oltre a qualche “fighettata” (scritte che cambiano a seconda dell’angolo di visione, mostrando l’anno di nascita o la firma) che non ho idea se sia stata aggiunta anche sull’ultima versione della patente tricolore. Nota molto positiva: la mia nuova patente ha validità dieci anni da adesso, mentre la vecchia sarebbe scaduta nel 2012. Per un po’ non mi dovrò preoccupare di rinnovarla…

Subito dopo aver ritirato la patente, ho inviato all’ambasciata la modulistica per l’iscrizione all’AIRE. Ne riparleremo…

Scazzo

A volte mi faccio davvero prendere dalla pigrizia nello scrivere, e non mi rendo conto di quanto tempo passa fra un update e l’altro. :-D

Fondamentalmente la situazione è rimasta sempre la stessa: mi è saltata definitivamente la pratica del Personnummer. David si è rifiutato di autorizzare la mia registrazione, perché, dice, questo gli avrebbe creato potenziali problemi col padrone di casa, con il rischio di vedere annullato il contratto d’affitto.

La cosa mi ha sconfortato abbastanza, e questo è il motivo principale per cui avevo poca voglia di scrivere: ho letteralmente perso sei settimane per nulla…

David, nel frattempo, mi ha spiegato anche del nuovo appartamento, quello prospettato nello scambio. È nella zona sud di Stoccolma, ha due stanze anziché una, è comunque vicino alla metro e col posteggio libero. Entro questo fine settimana dovrei sapere se lo scambio va in porto oppure no.

A questo punto non mi resta che aspettare e vedere: se la cosa va in porto, e mi posso registrare nel nuovo appartamento, tanto di guadagnato. Se la cosa non va in porto, l’ipotesi più probabile è che mi cerchi un altro appartamento.
Ho un alternativa: un’amica mi ha proposto di registrarmi temporaneamente a casa sua… il problema è che abita a circa tre ore da Stoccolma, e la cosa non è proprio il massimo.

È saltata definitivamente l’ipotesi di andare a condividere l’appartamento con un’amica: la gentile donzella si è rivelata, e mi contengo, poco affidabile.

Per il resto, dopo il tempo pazzo di fine agosto-inizio settembre, Stoccolma è tornata ad essere bellissima. Ci sono state delle giornate con un tempo splendido. Negli ultimi giorni è tornato il coperto, ma, almeno, è tutto più regolare.

In settimana faccio un salto da Adecco o Manpower. Aspettavo il Personnummer per fare qualunque cosa, ma, a questo punto, provo a vedere cosa riesco a fare senza.

Per il resto ho iniziato la seconda parte del corso di Svedese. Prometto che entro un paio di giorni vi delizierò con un post sulle curiosità in tal senso.

Personnummer, di nuovo

Oggi è arrivata una lettera da Skatteverket: ero convinto che fosse, finalmente, il Personnummer, invece era una richiesta inviata a David (il titolare del contratto dell’appartamento) perché confermi che effettivamente abito qui.

Ho mandato un sms a David chiedendogli se ci possiamo vedere, ma mi ha detto che è via per il weekend e che potrebbero esserci dei problemi perché “non posso essere registrato in quest’indirizzo” (quando avevo chiesto sembrava fosse tutto ok, non so se la cosa è dovuta allo scambio di contratto che ha in mente di fare). Mi richiamerà martedi quando torna dalla Russia e cercheremo di chiarire la cosa.

A proposito dello scambio di contratti, appunto, la cosa è più complicata di quanto non sembrasse: è uno scambio a tre, quindi c’è ancora una persona che deve vedere un altro appartamento (la settimana prossima) e, se sono tutti d’accordo, si potrà procedere con la “rotazione”.

A me non resta che aspettare. A questo punto, però, la prospettiva di andare a condividere un appartamento con l’amica che me l’ha chiesto si fa più seria.

Piccola rottura di…

Ieri mi ha mandato un SMS David, il titolare del contratto di affitto dell’appartamento.
Sta cercando di scambiarlo con un altro e domani (mercoledì) dovrebbe venire una persona a vederlo.
David mi aveva già anticipato questa cosa (ovvero che voleva cambiare l’appartamento, premettendo che sarei potuto andare a stare nel nuovo), ma, sinceramente, pensavo/speravo che ciò sarebbe avvenuto più avanti, verso novembre.
Se lo scambio andrà in porto, adesso non solo mi aspetta un trasloco, non solo mi dispiacerà abbandonare un posto in cui mi ero acclimatato in fretta, ma entrerà anche in gioco una certa incertezza.
Non so, infatti, che tipo di alloggio stia cercando David e in quale area della città. Quello in cui vivo adesso è davvero comodissimo, in una zona verde, a due passi dalla metro, con connessione internet in fibra e (cosa da non trascurare) con il posteggio gratuito sotto casa.
Se lo scambio attuale non dovesse andare in porto (come spero) sto valutando l’ipotesi di offrire dei soldi a David per rilevare il contratto, sperando che accetti. Il problema è che, per fare ciò, devo comunque avere il personnummer, che ancora non arriva.
Come possibile alternativa, ho un’amica che si trasferisce da Malmö a Stoccolma e che mi ha chiesto se sono disposto a dividere un appartamento a due camere con lei. Essendo lei a posto coi documenti potremmo anche provare a rilevare un affitto di prima mano, ovviamente sempre pagando. Però, quantomeno, potremmo sceglierci il posto.
A questo punto non mi resta che aspettare e vedere che succede.
Quel che è certo è che oggi pomeriggio e (forse) domani mattina dovrò mettermi a lavorare sull’appartamento per renderlo più presentabile di quanto non sia al momento :D

Personnummer

Oggi sono andato in Skatteverket (gli “uffici fiscali”) per richiedere il mio codice fiscale (personnummer) svedese, necessario praticamente per qualunque operazione. So che, per soggiorni brevi, si può chiedere un codice temporaneo, ma la signora al banco delle informazioni (glaciale, ma esaustiva), mi ha consigliato di richiederne comunque uno definitivo.

Quello che mi ha davvero colpito è stato l’ufficio: un salone enorme di fronte alla Stazione Centrale (è la sede principale, ma ce ne sono altre in città), con tantissimi sportelli aperti nonostante un flusso di gente non particolarmente consistente. Insomma, non avevo fatto in tempo a compilare il modulo di adesione (molto semplice) che era già il mio turno. La signora al banco, lei molto cordiale, ha fatto velocemente il suo lavoro: una fotocopia del passaporto, un controllo veloce del modulo compilato e in un minuto avevo già finito. Questo non vuol dire, però, che io abbia già il mio codice fiscale: purtroppo i tempi sono lunghini e bisogna aspettare circa quattro settimane. Dovrò, quindi, rimandare l’apertura del mio conto in banca….

Oggi ho ricevuto un e-mail dalla Folkuniversitetet: sono stato messo in lista d’attesa per il corso di svedese cui mi sono iscritto (non mi è chiaro se sia pieno, o se, semplicemente, stiano aspettando di avere abbastanza persone). Questa sera ho mandato una mail per dare la disponibilità ad uno spostamento di orario per il corso del mattino (avevo scelto quello del primo pomeriggio), vedremo cosa mi rispondono.

Asciugatrice e lavatrice

Asciugatrice e lavatrice

Pomeriggio mi sono finalmente lanciato nell’avventura del bucato “condominiale”. La prima sorpresa è stata il fatto che anche l’asciugatrice è stata sostituita da una nuova di zecca, al posto del rottame precedente.
Un’occhiata veloce alle istruzioni che, anche se in svedese, erano davvero a prova di idiota. Per il primo carico ho impostato un lavaggio veloce (il timer sul display ti fa vedere quanto ci vorrà) e in quarto d’ora era finito. Mi ha invece sorpreso la durata della procedura di “asciugaggio”: mi aspettavo un tempo similare, magari di poco più lungo, e invece c’è voluta oltre un’ora. Era la prima volta in assoluto che maneggiavo un’asciugatrice. Per il primo giro sono stato tutto il tempo nello scantinato (giusto perché volevo assicurarmi di come funzionassero le cose) a leggere, ma per il secondo me ne sono tornato tranquillamente in casa: dubito seriamente che ci siano ladri di bucato da queste parti!

Colazione e posta

Lo sapevo già, ma cosa che costa decisamente di più che in Italia è la colazione al bar: 5 euro per un caffè, più un paio di biscottoni non è cosa da poco. Da domani, la si fa a casa.

Oggi ho avuto la mia prima esperienza negativa svedese: pensavo di aprire una casella postale per avere un indirizzo fisso di riferimento per farmi spedire la roba ma ho scoperto che qui, a differenza che da noi, solamente le aziende possono aprirne una. È possibile/probabile che nei prossimi mesi mi apra una “partita IVA svedese”, quindi la casella potrebbe essere solo rimandata. Sicuramente, però, questo piccolo intoppo mi ha fatto ritardare l’apertura del conto corrente bancario, dato che devo vedere se il titolare dell’appartamento mi autorizza a fornire il suo indirizzo come riferimento (immagino di sì, ma è sempre meglio chiedere).

Prima di rientrare a casa, avevo la necessità di stampare un foglio di carta che mi servirà questa sera. Non avendo con me una stampante, e non conoscendo un internet cafe che permettesse di farlo, ho utilizzato l’arte di arrangiarsi tipicamente italiana. Sono andato in un hotel che ho frequentato spesso, e che so avere un “business center”, e, con molta nonchalance, dopo aver preso un caffè al bar, sono andato a stamparmi quanto mi serviva. Prometto che non lo farò più. :-D

Al rientro, sono passato al supermercato vicino a casa, dove ho comprato l’essenziale per sopravvivere nei prossimi giorni. Regola numero 1: quando ci si trasferisce in una casa nuova, prima di andare al bagno, assicurarsi che ci sia la carta igienica.

Questa sera, Deep Purple a Västerås… ma questa è un’altra storia.