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18 mesi

Soffro di apnea nel sonno. Sono, ovvero, una di quelle persone, che, durante la notte, russa e si ritrova ad avere momenti in cui la respirazione si blocca. È un problema piuttosto comune, magari non grave, ma che sicuramente incide sulla vita di mia moglie (per il russare) e sulla mia: pur dormendo, alla mattina risulto comunque stanco.
Dopo averne parlato con il mio medico (o, meglio, con il medico che mi sono ritrovato per l’occasione al vårdcentral presso cui sono registrato), la pratica è stata passata all’ospedale dello Skåne che, dopo un mese circa di attesa, mi ha prestato, per una notte, uno di quei dispositivi che registrano un po’ di dati mentre dormi. Dopo un paio di settimane sono stato contattato nuovamente dal mio medico che mi ha detto che, sì, il problema è presente, e che la pratica sarebbe stata passata ad una clinica di Lund specializzata nei problemi del sonno.
Passa circa un mese e mezzo e mi arriva a casa la letterina della clinica: mi aspettavo una nuova kallelse (la “convocazione” per un appuntamento) e invece era una semplice comunicazione: “sei stato messo in lista di attesa per una visita da noi, il tempo medio è di 18 mesi“. Sul momento ho riso della cosa ma la sera ho dovuto chiedere conferma ad Helena, nell’ipotesi remota che avessi frainteso una sfumatura dello svedese a me completamente ignota. Ovviamente c’era nulla da fraintendere.
Inutile dire che non ci si aspetta tempi così biblici da una sanità, quella svedese, che si fa vanto, spesso a torto, della propria efficienza, ma alla fine tutto il mondo è paese. Poi d’accordo, è sicuramente una cosa che ha un impatto sulla mia vita e sulle performance giornaliera (altrimenti non ne avrei parlato col medico), ma non è una cosa gravissima. Però 18 mesi…

Multimodalt bla blaMa le mie esperienze recenti con la sanità svedesi non si fermano qui!
Da anni soffro di mal di schiena. Posso immaginare che la cosa sia dovuta all’essere l’uomo più scoordinato dell’universo… fatto sta che, già da parecchi anni, ho un problema alla spina dorsale con, in particolare, un paio di dischi non allineati. Ho sempre sopportato ma, negli ultimi mesi, forse complice l’aumento di peso, la situazione si è fatta piuttosto seria: da tempo faccio fatica stare in piedi, ed ogni passo è decisamente doloroso. Probabilmente per via di un concatenarsi di posture errate, il dolore si è propagato alle ginocchia e ai talloni (soffro ora costantemente di tendinite). Anche dormire è un problema: nonostante abbia comprato un buon letto, stare sdraiato troppo a lungo rischia di bloccarmi al mattino. Risultato – considerando anche l’apnea – sono quotidianamente uno straccio! :-D
Al vårdcentral hanno dapprima deciso che la soluzione è la chiropratica, ed in effetti sono andato più volte dai terapeuti locali, che mi hanno sempre rimesso a posto per un certo periodo. Come già detto, però, negli ultimi mesi la situazione è davvero intollerabile, e i benefici sono sempre stati di breve durata. All’ultima sessione, il chiropratico ha deciso che bisogna andare alla radice del problema: la cosa è molto positiva, ma è il “come” che mi ha lsciato sorpreso. In Italia sarei stato probabilmente indirizzato da un ortopedico, magari con delle radiografie… ma qui, nulla di tutto questo. A parte il fatto che i “raggi” ti vengono ordinati solo in casi estremi, nessuno ha mai nominato, neanche per sbaglio, un ortopedico. Sono stato incluso in un “Corso di riabilitazione con un team multimodale per il dolore” (Rehabiliteringskurs inom multimodalt smärtteam) che mi vedrà impegnato per otto settimane con un “medico del dolore” (penso la traduzione italiana di smärtläkare sia “algologo”, ma non l’ho mai sentito prima di oggi), un kurator (figura a metà fra lo psicanalista e l’assistente sociale) e un fisioterapista, che cercheranno di indagare su tutte le cause (psicologiche e motorie) alla base del problema e studieranno un percorso riabilitativo. Il programma è previsto dalla regione Skåne per tutte le persone che abbiano dolori da più mesi, e può essere effettuato in qualunque struttura lo preveda (non necessariamente nel vårdcentral in cui sono registrato, quindi).
Nei due mesi mi dovrò presentare per tre volte alla settimana al centro di riabilitazione, allenarmi, seguire le indicazioni della fisioterapista e seguire anche dei meeting serali. Il costo di tutto ciò, sarebbe, in teoria, di 160 corone (19 euro) a sessione, ma, visto che ho già sforato il limite massimo di 1100 corone annuali (130 euro circa, la quota che la regione Skåne ha stabilito come massima per persona) sarà tutto gratuito.
Per me, questo sistema è, come dicevo, sorprendente: niente radiografie, niente cortisone, niente antidolorifici (che non sia il paracetamolo, lo standard qui in Svezia) niente ortopedico. Se sarà efficace è tutto da vedere, ma devo dire di essere ottimista.
La nota positiva è che, vista la particolarità del corso di riabilitazione, è che, alla fine del corso, mi verrano rimborsate (anche se, immagino, non al 100%), tutte le ore di assenza dal lavoro necessarie al corso, al tragitto da e verso il lavoro e ad eventuali interventi chiropratici nel periodo: la cosa non è banale, dato che, per me, i permessi sono non retribuiti, e le decurtazioni sullo stipendio saranno pesanti.
Il corso inizierà il 22 aprile: ho quindi tempo per sopportare, usare antidolorifici (in occasione dell’ultimo viaggio in Italia mi sono portato dell’OKI, ma lo devo utilizzare con moderazione perché in passato mi ha dato dei leggeri problemi) e prepararmi mentalmente. :-D

In tutto ciò vi risparmio il discorso sui problemi di stomaco che ho avuto negli ultimi sei mesi (sì, a neanche 39 anni sono ufficialmente un rottame!), e che mi hanno causato non pochi fastidi: per ora sembrano in via di risoluzione, quindi vi scampate tutta la storia… ;-)

In coda

Da un articolo del Corriere della Sera.

Il numeretto, quel triangolino di carta con su scritta una cifra preceduta da una lettera, ormai siamo costretti a staccarlo ovunque, anche al banco più sperduto del mercato o nel panificio di periferia. Ha un nome che la dice lunga: il tagliacode.
Chi va in giro per l’Europa, sa che quegli aggeggi esistono solo da noi. Difficile vederne, soprattutto nel Nord Europa. Insomma, noi italiani abbiamo sempre bisogno di qualcosa o qualcuno che ci metta in riga. Da soli non ne siamo capaci. Siamo geneticamente incompatibili alle code.

Eh no, caro Roberto Ferrucci: la premessa è una corbelleria bella e buona.
Il “numeretto” qui in Svezia lo usiamo, e tanto: dal banco rosticceria del supermercato alla farmacia, passando per quei Systembolaget che non hanno il selfservice, molte konditori, il pronto soccorso e tanti altri posti ancora.

Poi è verissimo: gli Italiani sono incapaci di stare in fila. Nel Bel Paese, il concetto di “coda” è stato sostituito con quello di “bolla”, e la cosa è davvero irritante per ognuno di noi quando torna nel proprio paese: soprattutto in certi contesti non è bello ritrovarsi addosso persone da ogni lato.
Questo non è però un buon motivo per fare disinformazione costruendo un articolo a partire da una premessa falsa.

Consoliamoci con il meraviglioso video del grande Bruno Bozzetto che ci racconta delle differenze fra Italiani e resto d’Europa! :-D

Cervicale

Mia moglie soffre di cervicale.
Ok, non sono un medico e, ovviamente, potrei prendere un’enorme cantonata, però ha tutti i sintomi (mal di testa, stordimento, perdita di equilibrio, dolore cervicale) di un qualcosa che potrebbe far pensare alla cervicale. Qualunque medico italiano sospetterebbe, quantomeno, il problema e valuterebbe la possibilità di far fare una radiografia al collo.
Mia moglie non ha mai sentito parlare della cervicale, non sa cosa sia e come lei il 99% della popolazione svedese e del Nord Europa.
Il medico che l’ha visitata venerdì, dopo un piccolo spavento, le ha prescritto delle analisi del sangue per valutare la presenza di un’infezione e non ha mai menzionato neanche per sbaglio l’equivalente svedese dei termini “vertigini da cervicale” o “artrosi cervicale”". Ha, anzi, detto: “se le analisi non evidenziano un’infezione, probabilmente è solo stress ma, se proprio non sei convinta, qui abbiamo anche un otorino”.

Noi italiani, siamo generalmente visti all’estero come un popolo di schizzati ipocondriaci che hanno malattie che conoscono solo loro: questo (peraltro divertentissimo) articolo della BBC ne è un perfetto esempio. Basta cercare un po’ su google per rendersene conto: colpo d’aria e congestione sono esempi leggendari.
Helena non aveva mai sentito parlare neanche di questi due problemi, né della colite o della “stanchezza di primavera”; resta sconvolta ogni volta che, ad un piccolo sintomo, le dico “probabilmente è Xxx, mi sa che dovresti prendere Yyyy”; non ha mai preso una limonata calda per problemi di stomaco (probabilmente perché in pochi avevano visto un limone fino a qualche decina d’anni fa: manca, quindi, questo tipo di saggezza popolare); in pochissime occasioni ha visto di persona delle proprie radiografie, né, tantomeno, ne ha mai portate a casa (mia mamma ha ancora tutte le lastre dei miei problemi di schiena e ginocchio dagli anni ’90 ad oggi).
Noi italiani, forse per via della nostra capacità di arrangiarci, siamo più propensi all’automedicazione: abbiamo sempre la scorta di medicinali in casa, ci facciamo fare le iniezioni in famiglia o da conoscenti, siamo maestri dell’autodiagnosi (giusta o sbagliata non importa) e andiamo dal medico già convinti di sapere cosa può essere.
E soffriamo di cervicale.
La cosa strana è che cercando in rete, ad esempio, cervical vertigo le informazioni in inglese al riguardo non mancano, quindi non può essere certo un’invenzione tutta nostra. Eppure la “cervicale” sembra essere un problema comune solo da noi.

Però anche qui hanno le loro malattie: ogni svedese ha gli incubi pensando alla vinterkräksjuka, la malattia invernale del vomito. Chiaramente è qualcosa che c’è anche dalle nostre parti, un virus responsabile di molte gastroenteriti, ma, a quello che senti dire, pare che qui assuma dimensioni epocali. Ogni Svedese sa infatti che i bambini, d’inverno, saranno automaticamente contagiati a scuola, portando a casa la malattia e infettando tutta la famiglia, con il risultato di far passare a tutti parecchi giorni chini sulla tazza del water. La cosa sarebbe un fatto accettato e puntuale, ormai da parecchi decenni a questa parte: non so se le cose siano cambiate negli ultimi anni, ma, personalmente, non ricordo di averne mai sofferto, non in questa maniera, da bambino. E voi?

Di ospedali e sanità

Se in passato le mie esperienze con l’apparato sanitario svedese non erano state pienamente soddisfacenti, questa volta non posso che parlarne benissimo.
Senza entrare troppo nei dettagli, qualche settimana fa una persona a noi cara ha avuto un grave problema, di quelli per cui si rischia la vita o gravi problemi. Il panico, per noi, è stato totale, ma la risposta dell’apparato ospedaliero di Malmö è stata davvero incredibile sotto ogni punta di vista.
Già la struttura del Pronto Soccorso è qualcosa per cui vale la pena spendere qualche parola: un suggestivo e luminoso edificio futuristico a pianta circolare, ben organizzato sotto ogni punto di vista… ma, per una volta, è del personale che voglio parlare: tutto lo staff si è dimostrato molto umano e sensibile, oltre che notevolmente efficiente dal punto di vista professionale.
Ci siamo sorpresi più volte a vedere come medici ed infermieri venissero a parlarci anche solo per consolarci, con un calore che non ci saremmo aspettati. Forse conta qualcosa l’essere nella trevlig Malmö piuttosto che nella scontrosa Stoccolma, dove, generalmente, si limitano a una più cordiale professionalità e nulla più.
Anche dal punto di vista dell’efficienza, la macchina dell’ospedale ha funzionato alla perfezione: tutte le cure giuste sono state date con la massima tempestività, al punto che il problema era completamente risolto già poche ore dopo, e, nei giorni successivi, gli effetti della malattia si sono completamente riassorbiti.
Al momento la persona è ancora seguita con controlli regolari, gestiti molto bene dal punto di vista organizzativo.

L'ospedale di Malmö, foto di Jochr da Wikipedia

Di una cosa, però, ho avuto conferma in questa esperienza: di come in Svezia si deleghino molte più cose allo staff paramedico, infermieri in particolare. È un male? Visto come hanno funzionato le cose, direi proprio di no. Il medico fa le sue cose specifiche e si concentra solo su quelle, per le altre cose ci può pensare personale che, comunque, è preparato per il suo compito: lo scetticismo tutto italiano ci porta a pensare che ci sia qualcosa che non va se non è il medico (meglio ancora se il primario) persino a cambiarti la flebo. Qui, dalle visite di base alle chiacchierate su malattia, decorso, cure da seguire, si passa soprattutto per gli infermieri. Infermieri che, comunque, ti danno sempre l’impressione di sapere il fatto loro. Molti Italiani, quando arrivano nei paesi del Nord, restano inconsciamente scioccati da queste procedure. La domanda, tenuta per sé o esplicita, è sempre quella: “Ma è possibile parlare con un medico?”. Forse non ce n’è sempre bisogno?

Il pronto soccorso di sera

Federalismo sanitario

Ecco un post per ribadire alcuni dei problemi della sanità svedese.
Qualche mattina fa, al risveglio, rimango stupito dalla presenza di un enorme e violaceo ematoma sul mio braccio destro, senza alcun motivo apparente che non sia il fatto di averci dormito sopra. Non ricordo traumi o situazioni che possano averlo causato.
All’inizio lo ignoro (limitandomi ad un paio di chiamate all’1177, il servizio di assistenza telefonica), ma poi, un po’ perché nel frattempo è diventato più grosso, scuro e dolente, un po’ per le pressioni di mia moglie, decido finalmente di farlo controllare.
Ieri Helena chiama e mi trova un appuntamento alle 11:30 presso la Capio Citykliniken, una vårdcentral di fronte alla stazione di Lund.
Prendo permesso (rigorosamente non retribuito, perché qui è così) dal lavoro e raggiungo in auto la clinica, preparandomi a dover riempire scartoffie perché non sono ancora registrato lì.
E così è, passano circa dieci minuti perché la signorina possa inserire tutti i miei dati nel sistema: a quel punto, arriva la sorpresa. Io sono ancora residente ad Upplands Väsby, e quindi non mi possono visitare perché la clinica è convenzionata solo con lo Skåne. Poco importa che la visita non sia gratuita (ci sono 200 corone di ticket), non mi possono accettare perché, la signorina va brevemente a parlare con un infermiere, “non è un’emergenza”.
All’inizio mi rassegno e mi allontano, poi mi chiedo come possano avere deciso che non è un emergenza senza neanche aver visto l’ematoma, e torno quindi indietro. Nel frattempo la ragazza all’accettazione è cambiata (è ora di pranzo) e mi rivolgo, togliendomi la camicia alla sua collega: “la tua collega ha deciso che non è un’emergenza, ma tu sei in grado di dire – togliendomi la camicia – che questa non è una trombosi?”.
La ragazza impallidisce (il livido fa effettivamente impressione) balbetta “non so, non sono un’infermiera” e corre a chiamare qualcuno dentro.
Vengo finalmente accettato all’interno e visitato da un infermiere, che resta anch’egli sorpreso dal livido. Però, subito dopo, aggiunge “però non abbiamo più spazi disponibili per le urgenze, quindi devi aspettare le 5 (bella urgenza!) e andare ad un närakuten”. Faccio notare che, in realtà, io ho un appuntamento alla clinica, e che quindi mi aspetto di essere visitato, ma lui afferma di non riuscire a trovare l’appuntamento nel sistema. Quando insisto che sia la receptionist all’ingresso che quella al piano avevano trovato il mio appuntamento, si deve arrendere e chiama un medico. La dottoressa, peraltro una persona squisita, resta a sua volta sorpresa di fronte all’ematoma, mi visita ed ordina delle analisi del sangue, che vengono fatte immediatamente, dopo avermi fatto, nel frattempo, pagare il ticket.
I primi responsi, disponibili nel giro di pochi minuti sono buoni, ma per altri test dovrò aspettare fino a domani, anche se, probabilmente, non c’è nulla di cui preoccuparsi.
L’ematoma è probabilmente dovuto ad una reazione ad un anti infiammatorio (Oki Ketoprofene – sale di lisina) che ho usato per alleviare una tendinite al tallone che mi tormenta da un paio di mesi: il medico mi ha confermato questa opinione che già era stata ipotizzata dagli operatori del 1177.
Non sono quindi preoccupato, ma mi perplime come la burocrazia possa mettersi di fronte al buon senso, al punto da giudicare qualcosa non urgente senza neanche prendere visione del problema… Per il resto, una volta accettato, ho trovato le strutture della Capio assolutamente eccellenti, ma questo è un altro discorso: il sistema sanitario svedese continua ad avere dei buchi a dir poco incredibili!

Dal medico

In passato non ho lesinato critiche al sistema sanitario svedese, per molti versi molto più burocratico di quello Italiano: in particolare, per chi sta a casa per malattia, vedersi pagare il dovuto può richiedere tempi lunghi e sbattimenti.
Non sempre, però, le cose vanno male e, da certi punti di vista, il sistema dei Vårdcentral ha un suo perché.
Ricapitoliamo un po’ la situazione: qui, generalmente, la persona non è associata ad un medico ma ad un ambulatorio, il Vårdcentral appunto. La persona sceglie liberamente quello che preferisce nella sua zona e si registra presso di esso.
Eventualmente, tutto lo “storico” di malattie e prescrizioni viene trasferito dall’ambulatorio in cui si era registrati in precedenza, anche se può occorrere qualche giorno.

Uno dei contro del sistema è che non sai mai chi ti visiterà, e medici differenti possono avere capacità diverse: nel “mio” Vårdcentral ci sono tre medici fissi (peraltro tre gemelli identici, per cui è anche facile confondersi!), che mi sembrano abbastanza bravi, ed uno che cambia ogni tot mesi. La penultima volta che sono stato alla clinica ho trovato un dottore disastroso che non solo parlava uno svedese (ed un inglese) peggiore del mio, ma che mi è sembrato anche parecchio incapace.
Per avere la visita medica (scordatevi il dottore a casa, a meno di andare a pagamento da privati!) bisogna sempre chiamare e fissare un appuntamento. In generale bisogna sempre aspettare almeno un paio di giorni: alcuni ambulatori si lasciando comunque spazio per alcune urgenze e, chiamando di prima mattina all’apertura, c’è, in casi molto particolari, la possibilità di avere un appuntamento in giornata. Se però non c’è spazio e si ha bisogno di una visita urgente, si può sempre andare al più vicino Närakut, una sorta di via di mezzo fra il Pronto Soccorso e il Vårdcentral, aperto anche di sera e nei fine settimana. Anche in quel caso è bene telefonare prima.

La visita al Vårdcentral ha un costo di 150 corone (circa 17 euro) ma, una volta raggiunta la cifra di 900 corone totali (anche per visite specialistiche ed esami in ospedale) nell’anno solare, si ha poi diritto ad una Frikort che permette di avere tutto gratis (Vårdcentral, visite all’ospedale, esami, etc.) fino alla fine dell’anno solare stesso. Per questo è importante farsi annotare le spese su uno speciale tesserino (Högkostnadskort) cartaceo.

Venerdi sono andato alla clinica per un piccolo problema, un banale dolore sul lato sinistro del petto: il medico era uno dei gemelli e mi ha fatto un esame molto approfondito, giusto per togliersi ogni dubbio. Mi ha fatto fare anche un elettrocardiogramma (fatto direttamente in loco sul momento, senza bisogno di dover tornare o pagare altro) e avrei anche potuto fare subito degli esami del sangue, se non fosse che avevo lo stomaco pieno. Mi è stato quindi prescritto un remiss per tornare gratuitamente quando volessi, purché a digiuno… cosa che ho fatto puntualmente stamattina!
Ovviamente l’elettrocardiogramma era a postissimo e anche glie sami sono, più che altro, di routine… anche se adesso mi tocca aspettare qualche giorno per avere i risultati.

Un giorno

Questo il tempo che ci ha messo la mia tessera sanitaria ad arrivare a casa, dal momento della mia chiamata a Försäkringskassan.
Meno di 24 ore dopo, la carta era già nella mia cassetta della posta.
In effetti, questa è una cosa che non manca mai di sorprendermi della Svezia: quando richiedi carte o documenti, il tempo di consegna è davvero brevissimo. Merito di un organizzazione interna agli uffici davvero efficiente, ma anche delle Poste, che qui funzionano davvero e fanno quello che è il loro lavoro: consegnare lettere e pacchi.
Con le prime, in particolare, non ci sono davvero problemi: puoi stare matematicamente sicuro che, se le imbuchi entro una certa ora, arriveranno il giorno dopo (giova il fatto che il portalettere passa nel primo pomeriggio).
Per i pacchi qualcosina è cambiato: da qualche anno gli abitanti di Väsby si lamentano per la chiusura dei tre uffici postali e del fatto che ora tutto passi per l’ICA di Väsby Centrum, che si dice essere meno efficiente. Abituato però agli standard italiani, alle code dei nostri uffici postali, tutto però mi sembra una pacchia. I pacchi, in ogni caso, non vengono consegnati direttamente a casa, ma si viene avvisati e li si può andare a ritirare in giornata.
Gli uffici postali per pagare le bollette sono praticamente scomparsi: alcune banche hanno preso il loro posto (ma, se non sei loro cliente, la commissione agli sportelli è alta), anche se ormai quasi tutti pagano online dal proprio conto corrente.

Tessera Sanitaria Europea... Svedese.

E la tessera sanitaria? È semplice normale e anche un po’ bruttina, molto simile a quella che era il retro della mia, non più valida, “Carta Regionale dei Servizi” lombarda: ci sono nome e cognome, personnummer, data di nascita e qualche altro dato vario. La banda magnetica è sul retro della carta, che invece contiene informazioni su quali siano i diritti, all’estero, per il possessore della carta.
Ora speriamo solo di non doverla mai usare! :-D

Solleciti che funzionano

Appena pochi giorni dopo la mia telefonata all’assistenza telefonica della solita Försäkringskassan mi è arrivata una lettera che conferma la mia iscrizione alla stessa. Sembra quasi che lascino la pratica in sospeso lì aspettando che qualcuno si decida a chiamare, prima di dare il via libera…

La lettera conferma la mia iscrizione, retroattiva a partire dal 6 maggio 2010, con la seguente, incredibile, motivazione: “vieni iscritto all’assicurazione sociale poiché vivi in Svezia”.
In un secondo foglio mi scrivono che, se non sono soddisfatto della decisione, posso sempre impugnarla con un ricorso. :-D

Appena ricevuto il foglio, nuova chiamata all’assistenza clienti: avendo inserito il mio personnumer, la persona del callcenter sapeva già tutto di me prima ancora di iniziare la conversazione. Su mia richiesta, ha detto che provvederà ad inviarmi la Tessera Sanitaria Europea, e che dovrei riceverla nel giro di pochi giorni. Vedremo!

Burocrazia alla svedese

Anche qui la burocrazia non scherza, in particolare per quanto riguarda la famigerata Försäkringskassan, l’assicurazione sanitaria nazionale.
Qualcuno di voi ricorderà che a gennaio, completata l’iscrizione all’AIRE, ho inviato la documentazione per essere iscritto alla “mutua” svedese.

Ieri mattina sono andato all’ambasciata italiana per rinnovare la carta d’identità scaduta, verificare di essere stato trasferito dall’AIRE di Milano a quella di Genova (fatto!) e chiedere informazioni sulla validità della mia vecchia tessera sanitaria italiana. Una volta avuto conferma del fatto che “no”, non ha più valore, mi sono deciso a contattare Försäkringskassan, verificare lo stato della mia iscrizione e richiedere quella svedese.
La risposta della signorina delle informazioni è stata… “non hanno ancora preso una decisione al riguardo della tua iscrizione, ma sollecito subito”.
Dopo essermi trattenuto dal dire che, no, non c’è alcuna decisione da “prendere”, perché sono cittadino EU residente in Svezia e l’iscrizione alla Försäkringskassan mi spetta automaticamente per diritto, ho ringraziato per il sollecito (in fondo la ragazza del callcenter non c’entra nulla) riservandomi di chiamare nelle prossime settimane per rompere le scatole in maniera più determinata.

Capisco sempre di più (dopo avere già avuto dei primi sentori della situazione per questioni riguardanti mia moglie) la frustrazione degli svedesi nei confronti della Försäkringskassan: in un paese in cui tutto (o quasi) funziona a meraviglia, avere una burocrazia da terzo mondo per ciò che riguarda la sanità, peggiorata peraltro dopo i tagli degli ultimi anni, non è una bella cosa.

La mia situazione è attualmente “in sospeso”: in quanto residente, dovrei comunque aver diritto all’assistenza sanitaria di base in Svezia e, in maniera un po’ più complicata, in Italia… ma, se dovessi andare in Francia o Spagna, dovrei ricorrere ad un’assicurazione privata.
Solleciteremo in fretta…

Il Sistema Italia

Ieri sera, in un’intervista al canale televisivo tv4, il primo ministro Fredrik Reinfeldt ha illustrato i piani per i prossimi tre anni e mezzo del suo governo di centrodestra.

Reinfeldt ha insistito sulla necessità di collaborare strettamente con gli altri governi europei di centrodestra per operare riforme a livello comunitario e creare quindi un piano europeo di rinascita democratica.

A dimostrazione del fatto che, spesso, noi Italiani guardiamo nelle finestre degli altri e non ci rendiamo conto delle cose belle che abbiamo in casa, il primo ministro si è soffermato in maniera particolare sul “Sistema Italia” (in Italiano), elogiando la politica del nostro governo e facendone un esempio dichiarato da seguire. Del nostro esecutivo, Reinfeldt apprezza in particolare le politiche economiche (con il tagli agli sprechi del pubblico, dell’istruzione, della ricerca e del sistema sociale, definito “un retaggio del passato che non ci possiamo più permettere”), sociali (in particolare per quanto riguarda il ruolo della donna, con esponenti di sesso femminile in importanti ruoli ministeriali) e la via delle grandi opere, necessarie per rimettere in piedi l’economia del paese.
Reinfeldt si è inoltre dichiarato grande amico del nostro premier, definito come una persona “dinamica, cordiale e motivata, un degnissimo rappresentante dello splendido popolo italiano”.

Fra i punti principali del governo in carica si segnalano importanti riforme, ispirate proprio al Sistema Italia:

  • Privatizzazione delle autostrade (che diventeranno quindi a pagamento e, con i soldi incassati, potranno così essere ammodernate, creando occupazione);
  • Privatizzazione dell’acqua;
  • Tagli dei costi sull’istruzione pubblica (considerata spesso di parte) e finanziamenti maggiori alle scuole private;
  • Ad affiancare il colossale Ponte dell’Öresund, uno degli orgogli scandinavi, in arrivo due nuove grandi megaopere: il Ponte di Östersjön (che collegherà la città di Nynäshamn, sulla terra ferma, a Visby, nell’isola di Gotland) e, in collaborazione col governo finlandese, il Mariehamnstunnel, ad unire Stoccolma all’isola di Åland;
  • Tagli agli sprechi della ricerca (“non può essere slegata dal profitto”), agli aiuti sociali ai disoccupati (“con meno tasse si creeranno più posti di lavoro, a partire dal 2012 ogni sussidio sarà eliminato”), ai servizi pubblici in genere;
  • Liberalizzazione di tutto ciò che riguarda il mercato del lavoro, alleggerimento delle responsabilità sociali e civili delle aziende (“Mettere inutili freni al cuore produttivo del paese è solo deleterio”), depenalizzazione dei reati fiscali (“la pressione fiscale è ancora troppo elevata, gli imprenditori non arrivano a fine mese”) e contabili; smantellamento della legislazione ambientale (“riducendo i costi per le aziende, si creerà occupazione”).
  • Deregulation totale delle pari opportunità (“Basta quote rosa. Questo in maniera da stimolare la competitività fra le esponenti del gentil sesso e fare sì che le più determinate e meritevoli possano emergere”) ed eliminazione del concetto di licenza di paternità (“le mamme sono più brave a stare coi bambini e a casa, i papà rendono meglio sul lavoro”);
  • Cancellazione della legge sui matrimoni gay (“da che mondo è mondo i veri uomini sono attratti dalle belle donne”) e annullamento dei matrimoni gay occorsi nel periodo in cui la legge è stata in vigore (annullamento in stile Sacra Rota: l’unione sarà considerata come mai esistita).

Interrogato sulla questione dell’immigrazione, il premier ha poi ribadito che la sua coalizione ha intenzione di farsi carico del problema e non esclude una collaborazione (inizialmente solo a livello locale nella Scania) con Sverige Demokraterna, il partito nazionalista che già da tempo “sta dando importanti risposte alle esigenze dei cittadini”.

Reinfeldt ha quindi tracciato un quadro importante di ciò che la Svezia sarà nel giro di poco tempo. Per noi Italiani in Svezia, e per chi arriverà qui nei prossimi mesi, una notizia davvero rassicurante: ci ritroveremo a vivere in un paese molto più simile alla nostra amata Patria. Fra una sessione di pesca al salmone e l’altra, sentiremo quindi molta meno nostalgia di casa!


Aggiunta del 4 aprile 2011: nel caso qualcuno non lo avesse capito (qualcuno c’è cascato sonoramente), l’articolo in questione era un bel Pesce d’Aprile. :-D Il governo di Reinfeldt è sì un governo di centro-destra, con una politica orientata ai tagli dei costi nel sociale, ma certe peculiarità tutte Italiane sono bel lungi, e per fortuna, dal prendere piede in Svezia!

Farmacie

Un anno fa, il sistema nazionale delle farmacie ha subito una profonda trasformazione. Il vecchio mondo statale dell’Apoteket è stato mandato in pensione sostituito da un mercato aperto, per la prima volta dopo la grande nazionalizzazione del 1969.
Molte delle vecchie farmacie statali sono state vendute a compagnie private, e sono nate nuove catene alternative. Visto che l’apertura e la gestione dei negozi richiede l’adesione a regole ben precise, e l’implementazione di un sistema informatico in grado di allacciarsi a quello nazionale, non ha preso piede il sistema delle piccole farmacie indipendenti all’italiana. Ce n’è qualcuna, ma appartiene comunque ad una rete associativa che permette loro di integrarsi meglio con quanto viene richiesto.

La liberalizzazione ha portato sicuramente dei risultati immediati: ad Upplands Väsby, fino al 2009, c’erano solo due farmacie, una in Väsby Centrum e l’altra all’interno dell’Ospedale Löwenströmska. Adesso il numero totale è salito a cinque: due in Centrum, quella dell’ospedale, una nei pressi della stazione, una in Infra City.
Il sistema ha richiesto un breve periodo di assestamento: ad esempio era entrata sul mercato in gran forze la norvegese Apotek1 (pronuncia Apotekett, molto simile a quella della vecchia catena nazionale), che nel giro di pochi mesi ha preferito chiamarsi fuori, cedendo i suoi punti vendita ai concorrenti di Apotek Hjärtat. Per questo in Centrum ci sono due Hjärtat: in origine era previsto un sistema basato sull’alternativa con Apotek1.

In aggiunta alla denazionalizzazione è ora possibile acquistare alcune tipologie di medicinali presso supermercati, edicole, 7-eleven e stazioni di servizio.

Ma come funziona, esattamente, una farmacia svedese? Quasi tutte seguono lo stesso sistema: la farmacia è divisa in due parti, la parte in “stile supermercato” con gli scaffali contenenti i farmaci che non richiedono prescrizione del medico e quella in “stile banca” con gli sportelli e il numerino per la prenotazione per i farmaci che invece devono essere richiesti dal dottore. Nella parte supermercato girano comunque regolarmente commessi/farmacisti a cui è possibile chiedere consigli o informazioni.

Il modo di ottenere i farmaci prescritti è, da parecchi anni a questa parte, completamente informatizzato. Il fatto di avere avuto per decenni un monopolio nazionale ha infatti favorito la nascita di un sistema coerente e funzionale, cui i nuovi operatori si sono potuti (e dovuti) allacciare.
Quando vai dal medico, questi inserirà nel sistema il medicinale cui avrai diritto, accompagnato da una serie di informazioni: il dosaggio, la quantità di confezioni che potrai comprare, se la richiesta è rinnovata automaticamente o meno e il termine massimo della prescrizione.
Da quel momento, la tua ricetta sarà automaticamente visualizzabile dai terminali di tutte le farmacie del Regno, senza bisogno che tu debba aver dietro una ricetta cartacea: ti basterà presentarti nell’Apotek con il tuo documento (o darlo a chi lo comprerà al tuo posto) per avere quanto ti spetta.
Il vantaggio evidente di questo sistema è che, se sei in viaggio in un’altra zona della nazione, puoi chiamare in qualunque momento il tuo centro medico e farti prescrivere quello che ti serve (sempre che sia compatibile con il tuo quadro clinico a loro noto).

Ovviamente, scordatevi nella maniera più assoluta di poter fare gli occhi dolci al farmacista per avere un medicinale per cui non avete prescrizione: il metodo all’italiana non funzionerà mai. Se avete necessità urgente di un medicinale, l’unica soluzione è andare da un medico o al pronto soccorso.

I medicinali sono a pagamento ma, una volta raggiunta una determinata cifra (che al momento non ricordo e non riesco a recuperare) nell’anno solare, hai diritto a sconti sostanziali.

Una caratteristica per noi inusuale è l’ostracismo all’iniezione: le siringhe possono, di fatto, essere acquistate solo da diabetici e similari. Anche le normali intramuscolo possono essere praticate solo da personale qualificato e in apposite strutture, e non sono, quindi, generalmente prescritte a meno che non ce ne sia una grande necessità. Quando ho raccontato a mia moglie che da noi è sempre stata norma farci le iniezioni in casa è inorridita: non aveva mai sentito nulla di simile!

Försäkringskassan: la “mutua” svedese

Ieri, grazie ad un post della fattaturchina, mi sono ricordato di inviare la documentazione per l’iscrizione all’assicurazione sanitaria nazionale, Försäkringskassan.

L’ente in questione è quanto ci sia di più odiato dalla popolazione svedese: famoso per gli incredibili ritardi (anche fino a sei mesi, se non oltre) con cui avvengono i rimborsi per i periodi di assenza dal lavoro, per la pedantezza burocratica, per alcune scelte discutibili che hanno portato all’annullamento dei benefit per persone gravemente malate (un esempio).

E le cose non sono certo migliorate, anzi, con la crisi finanziaria degli ultimi anni (a proposito: il colosso bancario Nordea ha dichiarato la crisi ufficialmente conclusa in Svezia!) e con le scelte del governo di centrodestra che, all’insegna del contenimento dei costi, ha spinto la Försäkringskassan ad essere ancora più stretta e lenta.

Gli organi di informazione si occupano spesso dei momenti di tensione che conseguono da queste situazioni, raccontando delle minacce (spesso anche gravi) che arrivano agli impiegati della kassa o raccontando delle disavventure dei disgraziati che si vedono rifiutare supporto economico.

Da alcuni punti di vista, queste cose funzionano meglio in Italia. Nello Stivale, chi si assenta dal lavoro per qualche mese causa malattia si vede comunque arrivare lo stipendio regolarmente e non deve aspettare a lungo, sempre con l’incertezza di poter veramente vedere i soldi che gli spettano (perché il burocrate del giorno potrebbe decidere che il certificato rilasciato parecchi mesi fa dal medico non è chiaro e completo, o che il medico stesso ha commesso un errore nel valutare il tempo per cui il degente avrebbe avuto diritto al rimborso sanitario).

D’altronde è pur sempre vero che qui c’è (ancora) uno stato sociale reale, e le coperture che ti vengono garantite sono molto maggiori di quelle che puoi ottenere in Italia.

E molti svedesi, bisogna dirlo, ne hanno approfittato. Fino a qualche anno fa (non so come sia la situazione adesso) era una delle nazioni, se non la nazione, con il più alto di numero di assenze per malattia annue pro capite. La cosa è favorita anche dal fatto che te ne puoi stare a casa quando vuoi dichiarandoti malato senza certificato per sette giorni: il primo non ti sarà pagato, per i restanti avrai comunque diritto all’80% dello stipendio.

C’è anche da dire che, qui, non è facilissimo andare dal dottore: scordatevi le visite a casa, spesso bisogna prenotare le visite anche con 3 giorni  lavorativi di anticipo (l’alternativa per le urgenze resta, ovviamente, il pronto soccorso). Non esiste, inoltre, quantomeno dalle mie parti, il dottore personale: il cittadino si affida ad un centro medico a sua scelta e può trovare, di volta in volta, una persona differente ad occuparsi di lui. C’è da dire che, generalmente, tutto viene trascritto puntigliosamente sulla cartella clinica, e che questi dati vengono trasferiti ad altro centro nel caso la persona decida di affidarsi ad altri. E questo è, tutto sommato, un sistema che funziona abbastanza bene!

Analisi

Ieri ho avuto la mia prima esperienza con l’apparato sanitario svedese.
Sono andato infatti a fare (come già facevo regolarmente in Italia) il test per l’H.I.V., da cui, visto il mio atteggiamento generale, non mi aspetto – in realtà – alcuna sorpresa.

L’unico vero aspetto negativo di tutta la storia è che non sono riuscito a trovare un modo di fare il test in maniera anonima. Sembra che qui lo si debba fare per forza di cose con nome e cognome.
La cosa, per me, non è assolutamente un problema: in realtà avevo paura che, non essendo ancora in regola con la burocrazia, ci potessero essere lungaggini e menate, e per questo volevo optare per la soluzione anonima.
Ma non solo non c’è stato alcun problema, tutto è stato molto veloce e ben organizzato: è chiaro che qui la questione è infatti molto sentita.

Mi è bastato recarmi a Sesam City (il centro dedicato alle malattie infettive) e presentare la tessera sanitaria europea: mi è stato assegnato una sorta di personnumer temporaneo (valido solo per questioni sanitarie), e, nel giro di pochi minuti, ho potuto effettuare i test.

L’infermiera che si è occupata dei prelievi mi ha fra l’altro cortesemente “invitato” (insomma, era chiaro che ci teneva) a fare anche i test per Clamidia, Gonorrea (ouch!) e Sifilide. Nessun problema da parte mia.

In particolare mi è stato spiegato che la Clamidia è il problema più grosso in Svezia, parecchio diffuso fra la popolazione giovanile. In realtà, nel 99% dei casi, sembrerebbe essere nulla più che una grossa scocciatura, ma è sempre meglio tenerla d’occhio.
Parlandone in seguito con una persona, si è dimostrata molto sorpresa del fatto che sapessi così poco della questione: in Svezia la questione Clamidia è molto presente nelle lezioni di educazione sessuale a scuola, già da parecchi decenni a questa parte. Inutile stare a spiegare che, nella Repubblica Italiana del Vaticano, l’educazione sessuale è una materia praticamente inesistente (volete mettere quanto sia più importante l’insegnamento della religione cattolica?).

Comunque, ho effettuato velocemente i test (due prelievi del sangue per HIV e Sifilide; analisi urine per la Clamidia; prelievo di una parte di tessuto dell’uretra per la Gonorrea), e, nel giro di una settimana, mi basterà presentarmi nello stesso posto (con documento e quella specie di personnumer) per avere i risultati in forma scritta. In alternativa posso telefonare al numero che mi è stato dato, e loro mi richiameranno al mio numero (quello che gli ho fornito al momento dell’esame) per fornirmi, a voce, le informazioni. Inoltre, nella malaugurata ipotesi dovesse risultare qualcosa, mi chiameranno loro prima della fine della settimana, così che possa andare in ambulatorio ed iniziare immediatamente le terapie del caso.

La cosa mi porta anche ad accennare brevemente  alla “mutua” svedese: non conosco tutti i dettagli, ma anche se il sistema ambulatoriale pare essere parecchio efficiente, la cassa malattia sembra essere meno efficiente che da noi: qui, se ti ammali, non prendi una lira (né una corona) in busta paga alla fine del mese. Devi aspettare che i soldi ti vengano corrisposti dallo stato, e possono volerci anche tre mesi o più.
In compenso, sembra che tu possa autodichiararti malato per una settimana senza bisogno di alcun certificato medico: solo a quel punto sarà necessario andare dal dottore e farsi dare il pezzo di carta…