Le Colline

Se per la stragrande maggioranza degli Svedesi i giorni passati sono stati quelli di Midsommar, per me sono stati giorni di lavoro: l’unico scampolo di festa è stato rappresentato una piacevole (e immancabile) grigliata a casa di amici la sera del venerdi, graziata da un tempo davvero apprezzabile.
A parte questo, il venerdi sono stato uno dei pochi in tutta la nazione a doversi recare in ufficio, mentre nel resto del weekend sono stato impegnato con il proseguimento dei lavori successivi al trasloco, iniziato nel fine settimana precedente.

Quello in cui ci siamo trasferiti è il quarto appartamento in due anni, da quando ci siamo spostati a Malmö. Per fortuna è anche quello che ci piace di più, nonché quello da cui non ci sposteremo per un po´ di tempo, visto che, finalmente, abbiamo ottenuto un contratto di prima mano.

L’area di Kirseberg è appena ad est del centro esteso di Malmö, a 10 minuti a piedi dal punto nevralgico di Värnhem. Per molti versi, pur appartendendo a tutti gli effetti al comune di Malmö, è una vera e propria cittadina nella città, dotata di una particolare anima propria: non è un caso che il nucleo principale si chiami Kirsebergs-staden (staden è il vecchio termine svedese per “città”), a rimarcare il carattere proprio della zona.
Kirsebergs-staden sorge su due colline, cosa piuttosto inusuale per la piattissima Malmö: anche per questo l’area viene chiamata informalmente Backarna, “le colline” appunto.
Il nome Kirseberg (pronuncia approssimativa “scirseberi”) potrebbe derivare dalle piantagioni di ciliegie (körsbär) che un tempo si trovavano sulle colline o da un vecchio verbo, ormai non più utilizzato, che significa “scegliere” e imparentato con l’inglese to choose: pare che gli abitanti della zona eleggessero infatti i loro capi, cosa evidentemente non troppo comune nell’area durante il Rinascimento. Berg vuol dire “montagna”, ma può essere usato anche per “collina”.

Le Colline hanno iniziato a popolarsi in maniera intensiva sulla fine dell’800, diventando un’area per la classe operaia. Accanto alle piccole, e suggestive, casette monofamiliari risalenti più o meno al 1850 sono stati via via costruiti condominî e ville più moderne. Ad un certo punto, il crescente sviluppo della zona ha portato alla conversione in abitazioni della vecchia cisterna dell’acqua: la Tornet (“torre”) è ancora adesso uno degli elementi più caratteristici del panorama locale.
Nel corso del XX secolo Kirseberg ha avuto momenti di degrado: in particolare, negli anni ’70 e ’80 era una zona piuttosto malfamata, in cui pochi volevano vivere. A partire dagli anni ’90 è iniziata la rinascita del quartiere, rinascita che ha portato ad una progressiva valorizzazione dell’area.
Come gran parte di Malmö, escludendo giusto le area più centrali, Kirseberg è un’area multiculturale: il 28% dei residenti (più uno, contando il sottoscritto) è nata all’estero; questo valore è anche quello medio di Malmö. Oggi le Colline sono considerate un posto sicuro, anche se il furtarello occasionale in cantina è qualcosa che, di tanto in tanto, capita ancora.

Fare una passeggiata nella “staden” `può essere davvero intrigante: in particolare, la piccola microarea di Korngatan e dintorni, composta delle piccole casette dell’800 è davvero suggestiva, come può testimoniare una visita virtuale con Google Street View…

Attorno a questa zona ci sono piccoli condomini a pochi piani, più o meno moderni, che danno comunque una gran bella sensazione di vivibilità.
A due passi da casa abbiamo un piccolo supermercato Coop aperto ogni giorno fino alle 10 di sera, e un più grande, ma con orari più stretti, Netto (catena danese abbastanza simile alla Lidl): se si vuole qualcosa di meglio, l’area di Värnhem è decisamente fornita.
Attorno a noi ci sono comunque negozietti, alimentari, fioristi, centri di benessere e altri piccoli esercizi che rendono la zona molto viva. A pochi passi da casa abbiamo anche un pub/ristorante che, nel weekend, offre musica blues e jazz dal vivo fino a tardi. Non abbiamo ancora avuto modo di provarlo, ma l’atmosfera sembra quella giusta.
Dietro casa nostra c’è anche una gigantesca prigione, ma non contiamo di visitarla negli anni a venire. 😀
Uscendo dalla staden, a Kirseberg c’è anche altro: due grandi parchi (di cui uno ricavato dal vecchio e dismesso aeroporto di Bulltofta), piscine, aree sportive e tante altre cose che dobbiamo ancora scoprire. Avremo sicuramente modo e tempo per farlo…

Il nostro appartamento è al “terzo” piano (in Svezia si considera primo già quello che in Italia è il “terra”) di un piccolo edificio risalente probabilmente (ipotizzo) agli anni ´20 del ventesimo secolo. Il tutto è un po’ spartano: non abbiamo ascensore, la cucina è un po’ vecchiotta ma, almeno, il bagno è stato rifatto di recente. Anche la Tvättstuga, la sala condivisa con lavatrici e asciugatrici, è stata rimodernata da poco. L’appartamento è composto da ingresso, cucina abitabile, due camere, un interspazio e una sala con un piccolo terrazzino. Abbiamo finestre su tre lati, cosa che contribuisce a rendere la casa soleggiata. Sopra di noi abbiamo solo la soffitta con i förråd (“scantinati” è la traduzione che mi viene in mente, ma mi sembra strana trattandosi di soffitta), mentre nel seminterrato si trovano la tvättstuga e degli altri, più piccoli, ripostigli.
Nel complesso, anche se ci sarebbero alcuni lavoretti da fare, ci troviamo decisamente bene e sicuramente non abbiamo intenzione di muoverci da qui per lungo tempo.
Per quanto riguarda me, l’unico aspetto negativo è che dovrò contare una decina/quindicina di minuti in più, sia al mattino che la sera, per andare e tornare dal lavoro: già prima, per arrivare nell’area di Gunnesbo (ufficialmente parte di Lund, ma, in pratica, in tergis ad lupos) ci mettevo un’oretta scarsa, ora mi troverò a sforare. Abitare a Triangeln mi piaceva poco, ma era decisamente comodo, dato che avevo il treno a due passi.
Le Colline sono comunque ben servite da un paio di autobus che passano di frequente, anche se in questo periodo dell’anno in cui il numero di corse viene ridotto in maniera sensibile.
Adesso non ci resta che aspettare e vedere se, nei mesi a venire, cambieremo idea: per ora l’impatto è stato molto positivo!

Korngatan in Kirseberg

Emigrare in Svezia per Dummies

I ragazzi di One Way To Sweden (fate un giro sul loro blog!) hanno preparato questa splendida infografica che illustra chiaramente quali siano le difficoltà cui va incontro oggi chiunque voglia provare a trasferirsi in Svezia.

© onewaytosweden.blogspot.se Pubblicato su autorizzazione
© onewaytosweden.blogspot.se
Pubblicato su autorizzazione

La chiave è ottenere il fatidico personnummer, il codice fiscale che è quello che ti permette veramente di agire in libertà: conti in banca, abbonamenti e molte altre operazioni richiedono, appunto, questo fatidico numerino identificativo.
Le cose sono cambiate parecchio rispetto a quando sono arrivato io: allora bastava avere un indirizzo di residenza e dichiarare l’intenzione di restare più di un anno.
Oggi bisogna necessariamente passare prima dal Dipartimento Immigrazione.
Il cambiamento, guarda caso, è avvenuto dopo le elezioni del 2010: personalmente penso sempre male, e ritengo che l’affermazione degli Sverige Demokraterna (il partito nazionalista ufficialmente schifato da tutte le altre forze) abbia avuto un ruolo rilevante nella questione; un po’ per cercare di inseguire i suoi elettori, un po’ perché il loro voto in parlamento può sempre venire utile ad un governo di minoranza.
Peraltro, non penso che siano state cambiate delle leggi al riguardo, ma che il governo abbia mandato delle direttive per modificare procedure e regolamenti.

Mi chiedo se queste procedure così complicate non siano oltre i limiti del lecito degli accordi di Schengen e dell’Unione Europea: la Svezia farà anche bene a proteggere se stessa e il proprio welfare (o quello che ne è rimasto), ma forse è un po’ troppo comodo prendere quello che di positivo viene da certe alleanze, cercando ogni strada possibile per imbrigliare in ogni modo le cose più negative (complicando però le cose agli altri).

Quello che è certo è che, oggi come oggi, la Svezia sembra volere fare tantissima selezione all’ingresso anche se, una volta passati, poi, il meccanismo burocratico diventa decisamente più snello.
Forse sarebbe davvero il caso di allentare un po’ la stretta per i cittadini Europei ed introdurre un test linguistico e culturale per la cittadinanza, come in altri paesi…


AGGIORNAMENTO: a partire dal primo maggio 2014 non è più necessario passare per Migrationsverket. Per potersi iscrivere al registro dei residenti e ottenere il personnummer bisogna comunque soddisfare in ogni caso i criteri elencati dal grafico, con la documentazione che deve essere presentata direttamente a Skatteverket. In pratica, oggi si può venire in Svezia e stare qui quanto si pare ma, finché non ci si mette a posto, si è tagliati fuori dal welfare, dai servizi, e non si puó prendere la residenza qui.

Sconsolàti

Una delle prime cose che mi sono chiesto una volta ottenuta la cittadinanza svedese è: cosa mi converrebbe fare, se mi dovessi trovare in difficoltà all’estero? Contattare il consolato italiano o quello svedese?
Ho deciso quindi di paragonare la realtà a me nota (i consolati italiani in Svezia) ad una facilmente verificabile (i consolati svedesi in Italia).

In Svezia ci sono otto consolati italiani: quello principale è la cancelleria consolare a Stoccolma. Personalmente, la reputo valida e mi sono sempre trovato piuttosto bene.
Esistono poi sette consoli onorari sparsi un po’ per tutta la nazione (Göteborg, Malmö, Umeå, Sundsvall, Luleå, Karlstad, Visby), in maniera da coprire più o meno tutto il territorio; l’elenco completo si trova qui.

Nessuno di questi consolati offre servizio giornaliero: sono tutti aperti per poche ore alla settimana, divise su uno o due giorni.
Non ho esperienza di quelli di altri città, ma posso parlare di quello di Malmö: il console è un simpatico signore svedese che nella vita fa altro (giornalista, autore di libri di cucina e importatore di cibo italiano) e che riceve solo su appuntamento (inutile presentarsi senza, a meno che non abbiate intenzione di acquistare teiere o scatole porta cappelli) nel negozio di mia moglie.
I servizi offerti sono minimi, e per molte cose è comunque necessario recarsi a Stoccolma: per informazioni conviene sempre contattare la sede della capitale, in modo da avere risposte precise. Solo se dalla cancelleria consolare dicono che certe operazioni si possono svolgere in loco, allora è il caso di contattare il console (che, evidentemente, fa quello che può con le risorse che ha a disposizione).
Gli abitanti del sud della Svezia potrebbero, in teoria, recarsi alla vicina ambasciata di Copenaghen, ma chi lo fa viene, generalmente, respinto con la motivazione che i residenti svedesi non sono di loro competenza.

In Italia, oltre alla sede principale dell’ambasciata di Roma, ci sono quindici consolati svedesi, distribuiti su tutto lo Stivale e con particolare attenzione alle località turistiche (basti pensare che la Maremma, lo spezzino e Capri hanno un loro consolato specifico): l’elenco completo è qui.

Buona parte di questi offre servizio giornaliero feriale ma, in ogni caso, non si scende mai sotto di tre giorni alla settimana di apertura.
Per essere sicuro, ho chiamato il consolato che ha sede a Genova: una gentile signora mi ha confermato che sono aperti dal lunedi al venerdi ogni mattina, che non è necessario alcun appuntamento, che offrono tutti i tipi di servizi ai cittadini svedesi e persino informazioni agli Italiani che intendono recarsi in Svezia.

Non penso di dovere aggiungere altro: i numeri parlano già da soli.
A questo punto mi viene persino il dubbio, se mai dovessi smarrire i documenti in Italia, se non mi possa convenire cercare il primo consolato svedese piuttosto che rivolgermi ad un qualunque ufficio anagrafe locale…

Nel frattempo, in Finlandia…

Chiunque si sia mai interessato alla geografia svedese si è, probabilmente, prima o poi chiesto come mai, intorno al Golfo di Botnia (la propaggine settentrionale del Mar Baltico) esistano delle regioni chiamate Västerbotten (“Fondo Occidentale”) e Norrbotten (“Fondo Settentrionale”), ma non un Österbotten e un Söderbotten.
La risposta è che il Söderbotten non esiste, perché sotto il Golfo c’è, appunto, il Baltico propriamente detto, mentre l’Österbotten è quella parte della Finlandia che i “Finlandesi-che-parlano-finlandese” chiamano Pohjanmaa.

“Finlandesi-che-parlano-finlandese” non è scritto per caso. Se è chiaro, infatti, che la stragrande maggioranza della popolazione della Repubblica dei mille laghi parla proprio la suomen kieli, esistono regioni, fra cui appunto l’Ostrobotnia, dove la lingua madre è invece lo svedese, ovvero la seconda lingua ufficiale di Finlandia: tutti i documenti scritti nella lingua scandinava hanno valore, e tutti gli atti ufficiali devono essere disponibili in versione bilingue.
Come se non bastasse, lo svedese viene insegnato a scuola come seconda lingua a tutti i bimbi finnici, anche quelli che vivono in regioni parecchio distanti da quelle in cui è lingua principale.
La cosa ha ovvie ragioni storiche: la Finlandia è stata per parecchi secoli, prima di una parentesi russa e dell’indipendenza, sotto il dominio svedese, e certe cose, nel bene e nel male, non si dimenticano. Fra le due nazioni esistono tutt’ora rapporti molto amichevoli.
Nella considerazione degli Svedesi, il legame con la Finlandia è inferiore solo a quello nei confronti di Danimarca e Norvegia (ricordo che è un errore considerare scandinavi i finlandesi) e il rispetto reciproco è sempre elevato.
Ad una buona fetta di Finlandesi, però, l’insegnamento scolastico dello svedese non va proprio giù: non capiscono infatti, perché dovrebbero imparare una lingua per loro piuttosto inutile, molto poco parlata del mondo, che molti dimenticano in fretta e che è un’eredita dei tempi in cui la nazione era soggiogata da regimi non sempre troppo benevoli nei confronti della cultura locale.
Ovviamente la risposta dei favorevoli sta nel fatto che lo svedese è comunque la lingua madre di 350.000 connazionali (connazionali che studiano comunque anche il suomi) e che è giusto fare in modo che anche loro si sentano tutelati in un rapporto paritario, anche considerando il fatto che molte di queste persone abitano comunque al di fuori delle zone ufficialmente considerate “di lingua svedese”.
Esistono, a quel che ho potuto intendere, diversi livelli di contrarietà: da chi vorrebbe semplicemente evitare l’insegnamento scolastico dello svedese nelle aree non interessate a chi vorrebbe un disconoscimento tout court della lingua come ufficiale, con tutte le sfumature del caso
nel mezzo.
Fino a questo momento, però, il tutto si era limitato ad accesi dibattiti o ferme prese di posizione ideologiche. Nessuno si sarebbe infatti aspettato quello che sarebbe successo in questi giorni: alcuni giornalisti, politici e personalità in vista hanno infatti dichiarato di avere cominciato a ricevere minacce di morte o di stupro (nel caso di donne) al riguardo della questione.
Le minacce hanno colpito sia persone di lingua sia svedese che finlandese, queste ultime accusate di non fare abbastanza per affermare il nazionalismo suomi: le vittime avrebbero dovuto attivarsi a favore del finlandese con dichiarazioni pubbliche e/o astenersi dall’uso dello svedese, pena gravissime conseguenze.
La cosa ha fatto scalpore, ma sembra avere suscitato l’effetto opposto rispetto a quello voluto: una alla volta, a partire dalla giornalista Bettina Sågbom, le persone minacciate hanno, anziché seguire gli ordini ricevuti, fatto “coming out”, rivelando il contenuto dei messaggi intimidatori (“faremo in modo che sembri un incidente” affermava una delle email).
Subito si sono sollevate proteste, si sono sentite parole di solidarietà e dichiarazioni importanti a favore del bilinguismo (su Twitter ha preso piede l’hashtag #jagälskarsvenska), al punto che, alla fine, il partito populista dei Veri Finlandesi (Perussuomalaiset) ha dovuto, dopo parecchi giorni di imbarazzante silenzio, capitolare e prendere le distanze dalle minacce.

Insomma, si spera ora che i finlandesi possano ora decidere cosa fare della lingua svedese in pace e in autonomia, ma gli eventi di questi giorni dimostrano una volta di più che non è il nazionalismo esasperato la soluzione.