Donare il sangue

DonazioneCome si capisce la differenza fra un paese dove c’è carenza di donatori di sangue e uno dove, evidentemente, non ci sono troppi problemi? Semplice: nel secondo caso sembra quasi che ti facciano un favore, a prendere il tuo! 😀
Premessa: in Italia, fra il 2001 e il 2009, sono stato donatore regolare in due diverse strutture (una a Genova e una a Milano), a seconda di dove ero in quel momento. E, bisogna dire, che nello stivale ti invogliano proprio tanto a farlo: giorno di riposo retribuito, colazione offerta al bar, analisi inviate gratuitamente a casa, procedure (incredibile!) snelle e semplici… In Svezia sapevo già che nulla viene dato, ma mi aspettavo che, almeno, le cose fossero banali.
Invece, già dall’inizio, ti rendi conto che le cose sono molto più complicate: già qualche anno fa, infatti, avevo provato a donare e mi ero sentito rispondere che, no, se non parli lo svedese, non puoi dare il tuo sangue. Questo perché tutte le informazioni e le domande vengono date/fatte rigorosamente nella lingua nazionale e non c’è alcuna possibilità di farlo in inglese.

Va bene.

Un po’ perché avevo perso il treno, un po’ perché per certi periodi prendevo medicine, ci ho riprovato solo di recente.
Nei pressi del mio ufficio viene a intervalli regolari un “autobus nel sangue” per cui, in orario di lavoro, si può scendere per mezzora e donare. La notizia iniziale è che, la prima volta, non ti permettono di farlo: si limitano a prenderti dei campioni per controllare che tu non abbia malattie rilevabili (cosa che, comunque, verificano ogni volta). A casa non ti mandano nulla: se entro sei settimane non ti arriva una chiamata di un’infermiera che dice che c’è qualche problema, allora vuol dire che puoi donare. Se nessuno ti chiama, vuol dire che è tutto a posto (al che verrebbe da pensare: ma se già qualche settimana prima sai che è tutto a posto, non puoi comunque chiamarmi e dirmelo? Ma va beh…)

Ancora prima di fare il test, però, arrivano le domande in serie: non solo c’è un questionario da compilare con molte più domande rispetto che in Italia, ma l’infermiera va poi scrupolosamente attraverso tutte le risposte e intavola con te una chiacchierata per spiegarti cosa è proibito e cosa no. Ad esempio, se hai avuto sesso occasionale (anche protetto) non puoi donare per sei mesi, mentre se hai una nuova partner devi aspettarne solo tre (chissà perché). Un uomo che abbia avuto rapporti con un altro uomo deve aspettare almeno un anno prima di dare il sangue (in pratica, gli omosessuali – anche se in una relazione regolare – non possono farlo… una cosa clamorosa per un paese come la Svezia!), mentre se la tua partner ha avuto rapporti sessuali occasionali con un’altra persona devi aspettare un anno (6 mesi per lei, 6 mesi per te… ma secondo loro vado a chiedere a mia moglie: “Amore, devo dare il sangue: hai per caso fatto sesso con qualcun altro, in questo ultimo anno?”).
Altre cose che impediscono la donazione per un certo periodo (come in Italia, per lo più): tatuaggi e piercing (anche se se li è fatti il/la partner) e raffreddore (se hai il naso tappato non puoi donare). Se ti sei iniettato droghe, steroidi o anabolizzanti anche solo una volta millemila anni fa, sei bannato a vita dalla possibilità di dare il tuo sangue. Tutte cose probabilmente giustissime, e volte a salvaguardare la salute di chi rischia di essere in fin di vita al momento della trasfusione, per carità, ma, per il modo in cui te la mettono, sembra davvero che vogliano farti un favore.

La cosa più clamorosa? L’ho lasciata per un’ultima! Alla domanda “hai viaggiato all’estero nell’ultimo anno? Quando e dove?” Ho ovviamente risposto “Italia, quest’estate”, convinto che non ci sarebbe stato alcun problema. Bene, la risposta è stata: “dato che era luglio, è a posto. Ma, in questo periodo (dopo avere controllato nel computer) c’è un virus che gira nel Nord Italia… quindi avresti dovuto aspettare quattro settimane di quarantena prima di potere donare”. Capito? Attenti ad andare in Italia, è pericoloso! 😀

(Sia chiaro, magari ho solo incontrato un’infermiera pedante, e non voglio generalizzare… ma l’impressione è che, qui, la pedanteria su queste cose sia un affare di stato).