Sono bufale!


La Svezia è un paese che genera una quantità enorme di bufale sulle reti sociali e sugli organi di informazione italiani. Oltre a quelle, invero più dannose, dell’estrema destra che, a seconda della convenienza, immaginano il paese devastato dall'”ideologia gender” o dall’islamismo più radicale (come se le due cose fossero compatibili), non mancano anche gli esempi di bufale sognatrici, quelle che immaginano la Svezia come un paradiso dove si lavora poco e niente e dove tutto è spesato dallo stato.

Negli ultimi anni, leggendo link italiani, ho scoperto, fra le altre cose, che:

  • in Svezia si lavora solo sei ore
  • un’ora è dedicata al sesso
  • c’è l’ora di sport obbligatoria
  • i nonni vengono pagati 700 euro al mese per prendersi cura dei nipotini

In tutti questi casi si va da esempi di disinformazione a bufale vere e proprie. Si tratta di volta in volta di proposte di legge strampalate mai prese seriamente in considerazione, di ipotesi, di piccole sperimentazioni locali o di iniziative prese da specifici privati. Nel caso dei nonni stipendiati, poi, la bufala è totale.

Ad onor del vero, in molti casi, gli organi di informazione specificano poi la verità nel testo dell’articolo, ma il titolo acchiappa-clic resta volutamente equivoco e in bella evidenza, con il risultato di contribuire a condividere leggende metropolitane sempre più incredibili. Anche perché, e lo sappiamo benissimo, una buona parte dei lettori si limita, appunto, a leggere il titolo sulle reti sociali. E anche i presunti organi di informazione seri non rinunciano a questo trucchetto!

Perché succede questa cosa? Probabilmente, perché è dai tempi di Inferno e Paradiso che la Svezia fa notizia in questo senso e, nel mondo di internet in cui ogni clic è un dono da riportare urlando di gioia alle agenzie pubblicitarie, questi articoli sono una vera e propria manna: per molti lettori che si fermano, come detto, solo al titolo, ce ne sono tanti che una cliccata la danno comunque!

Posso solo dirvi che mi piacerebbe davvero tanto lavorare solo sei ore al giorno ogni settimana, dedicandone una al sesso, una allo sport, una a leggere un libro, una a mangiare a surströmming e una a dormire, non dovendo al tempo stesso preoccuparmi di mia figlia avendola affidata alle sapienti cure retribuite della suocera. La verità, purtroppo, è un’altra.

Personalmente, vi direi sempre di partire con questa forma mentale: se leggete una notizia troppo bella (o assurda) per essere vera, probabilmente non lo è. Poi, approfondite, leggete, e cercate di capire come stiano davvero le cose. La cosa vale per tutto, ma, a quanto pare, per la Svezia ancora di più.

I giornalisti italiani e l’ “Europa del Nord”

Un’idiozia che vedo ripetere spesso sui giornali italiani, è quella per cui paesi come Germania o Austria sarebbero l'”Europa del Nord”. L’ultimo a riproporla è Maurizio Ricci che, su Repubblica, scrive apertamente:

paesi che, in questi anni, hanno imparato a vedersi come “duri e puri”: Olanda, Germania, Belgio, Lussemburgo e Austria. L’Europa del Nord, insomma.

Ora, chiunque abbia un minimo di nozioni di storia e geografia sa benissimo che quella parte di Europa non può essere in alcun modo chiamata “Nord”. E il fatto che sia più a nord dell’Italia o che sia la parte dell’Europa più ricca (secondo l’approssimativa e spesso errata equazione ricco = nord) non cambia la cosa.

Basta una semplice occhiata alla cartina dell’Europa e alle sue suddivisioni storiche, per rendersi conto di quanto questa sia una fesseria:

Le suddivisioni dell'Europa. Immagine da Wikimedia su licenza Creative common.
Le suddivisioni dell’Europa. Immagine da Wikimedia su licenza Creative common.

Non c’è alcuna giustificazione che tenga. La Germania è sempre stata talmente fiera del proprio ruolo di faro centrale dell’Europa (anche prima dell’Unione Europea), che il termine più usato per descrivere la sua area geopolitica, è un termine tedesco: Mitteleuropa. Ed è così che l’insieme dei paesi citati da Ricci nel suo articolo dovrebbe essere chiamato: la Mitteleuropa o l’Europa Centrale. Al limite, si può aggiungere che il BeNeLux fa storicamente parte dell’Europa Occidentale… ma di sicuro non dell’Europa del Nord!

E, peraltro, i paesi dell’Europa del Nord, quella vera, non si identificano a tutti i costi nelle politiche germaniche: basti pensare all’euroscetticismo diffuso che ha portato alla conservazione le valute nazionali.
Inoltre, come già detto in passato, l’Europa del Nord è un’entità geopolitica ben definita, con tanto di proprio Consiglio internazionale.

Provate poi a dire ad un austriaco o un tedesco che è un nord-europeo e, nel migliore dei casi, lo vedrete mettersi a ridere.

Ho provato a contattare Ricci su Twitter (in maniera sarcastica, lo ammetto) e tutto quello che ho ottenuto è una clamorosa arrampicata sugli specchi.
Ricci Twitter

Capito, quindi? La Germania è al centro dell’Europa solo se (forse) vista dalla Svezia. Qualcuno lo dica alla Merkel!

Un pessimo giorno (anche) per la stampa svedese

Se in passato non ho mancato di elogiare la correttezza della stampa scandinava, oggi sono davvero critico e arrabbiato.
L’esempio più clamoroso viene da Dagens Nyheter, uno dei giornali più importanti di Svezia.

Homepage
Homepage
Articolo principale
Articolo principale

Né nella homepage, né nell’articolo principale viene raccontata appieno la storia dietro l’attentato di Parigi. Non vengono menzionate apertamente le vignette contro Maometto, né il fatto che l’attentato sia a probabile matrice islamica. Islam e musulmani non vengono nominati.

È vero, in questi giorni ci sono stati, in Svezia, attentati contro le moschee, ed è il caso di tenere la tensione al minimo.
Sono il primo a sostenere la necessità di un’informazione moderata e corretta, che faccia distinzione fra appartenenti ad una confessione e terroristi, ma quando si scende nell’autocensura totale non ci siamo proprio. Qui la si dà vinta agli attentatori. Qui si va contro la libertà.
Altri giornali sono più o meno sulla stessa linea, con magari qualche concessione in più alla realtà dei fatti.

Il mio pensiero lo esprimo qui.

#JeSuisCharlie
#JeSuisCharlie

Giornalismo scandinavo

Due articoli (anzi, tre) mi hanno colpito parecchio in questi ultimi giorni, ad evidenziare le differenze fra il giornalismo italiano e quello di queste parti.

Ultimamente, una truffa telefonica ormai classica, quella di chi ti telefona spacciandosi per un tecnico di Microsoft, al fine di carpire informazioni personali o fare installare sul tuo PC software malevolo, ha iniziato a colpire la Danimarca con chiamate provenienti dal prefisso +39.
Ora, noi sappiamo tutti che quel prefisso rappresenta l’Italia, lo sanno probabilmente molti danesi e sicuramente tanto la polizia quanto i giornalisti che hanno scritti i pezzi… eppure, in nessuno di questi due articoli danesi, in cui la Politi invita a non fornire informazioni personali e ad ignorare le richieste di queste persone, l’Italia viene nominata neanche di striscio.

Politiet advarer borgerne mod at give personlige oplysninger til fremmede over telefonen

Politi: Tag ikke telefonen, hvis nummeret begynder med +39

Se il messaggio della Politi è sicuramente un po’ eccessivo (“vi consigliamo di non rispondere e di non richiamare se il numero inizia con +39”), e rischia di creare problemi a chi fa chiamate lecite dall’Italia, è sicuramente positivo il fatto che il nostro paese non venga mai menzionato. In fondo questa è un’organizzazione internazionale che utilizza diverse teste di ponte sparse per il mondo, e l’Italia, in sé, non c’entra nulla: inutile, quindi, seminare potenziale odio verso il paese.
La stampa italiana, sicuramente, non ricambierebbe la cortesia.

Migranti dall'Europa (C) Skånskan
Migranti dall’Europa
(C) Skånskan
E poi, questo articolo, questa volta svedese. Il titolo dice che, in vista dell’arrivo della tempesta Alexander, a Malmö il comune ha “aperto un luogo di riparo per i migranti provenienti dall’Europa”. Se il titolo può lasciare nel dubbio, aprendo l’articolo si legge chiaramente “i migranti dell’unione europea che vivono in diversi accampamenti di tende”. Ora, chi siano questi migranti è chiaro a tutti ma non viene mai nominata l’etnia delle persone. Posso immaginare che la stampa italiana, invece, sguazzerebbe nella situazione, come fa regolarmente: certi argomenti controversi vendono copie e clic. Sono piccoli accorgimenti, basta la scelta meditata di evitare termini e riferimenti che possano scatenare gli istinti più bassi delle persone peggiori, e le cose cambiano parecchio.

Peraltro, qui, il fenomeno di questi “migranti”, in questi termini, è assolutamente nuovissimo: sono arrivati nell’ultimo periodo, per lo più proprio dall’Italia (e, sicuramente, aiutati da organizzazioni criminali che li sfruttano), dove non riuscivano più a tirare avanti.
In Svezia, come in quasi tutti i paesi dell’europa occidentale, i campi nomadi lager all’italiana non esistono, e gli appartenenti alle varie etnie romaní vivono il più delle volte in normali abitazioni.
Onestamente, però, è stata un’esperienza quasi surreale l’essere approcciati più volte in italiano nell’ultimo anno, da parte di questuanti che non avevano alcun modo di conoscere la mia nazionalità d’origine.

Ma, tornando alla stampa, pur essendoci comunque delle grandi differenze fra quella svedese e quella danese, in particolare nei riferimenti alle nazionalità di chi commette i crimini, mi sembra che i giornalisti scandinavi non abbiano quella tendenza a scrivere articoli che facciano emergere fra i lettori il lato peggiore dell’umanità… una tendenza che trovo invece spesso nei loro colleghi italiani, anche quelli che esprimono posizioni progressiste.
E, sinceramente, apprezzo molto di più l’approccio nordico.

D'altronde... (da kotiomkin.it)
D’altronde…
(da kotiomkin.it)

Grammar nazi

E, per una volta, un plauso alla Gazzetta per averlo scritto giusto.
E, per una volta, un plauso alla Gazzetta per averlo scritto giusto.
Per la serie “problemi da primo mondo”, romperò le scatole all’infinito ai giornalisti italiani finché non si decideranno a usare Malmö FF (o anche solo Malmö) per indicare la squadra di calcio svedese, al posto dell’orribile Malmoe.

Cito da Wikipedia:

Note that unlike the O-umlaut, the letter Ö cannot be written as “oe”. Minimal pairs exist between ‘ö’ and ‘oe’ (and also with ‘oo’, ‘öö’ and ‘öe’). Consider Finnish eläinkö “animal?” (interrogative) vs. eläinkoe “animal test” (cf. Germanic umlaut). In the case the character Ö is unavailable, O is substituted and context is relied upon for inference of the intended meaning.

Che si decidano a capire che lo svedese non è il tedesco.

Isolette sperdute

E dopo il villaggio sperduto di pescatori, scopriamo grazie al Corriere che Agnetha “Faltksog” (ovviamente i due puntini “si possono ignorare“) vive su un’isoletta sperduta.

Ora… è vero che Helgö non arriva a 50 ettari ed è una zona residenziale scarsamente abitata, ma è comunque parte di un comune di 10.000 abitanti (dalla cui parte principale è separata solo da un ponte) ed è a mezz’ora di macchina da Stoccolma.

Sicuramente una generalizzazione meno grave di quella su Kalmar ma, non so voi, io per “isoletta sperduta” mi immagino altro.

L’impressione è che, per i media Italiani, in Svezia sia tutto piccolo, tutto sperduto, tutto caratteristico come il più banale dei luoghi comuni.
A questo punto, aspetto con trepidazione il giorno in cui leggerò del Vänern come di un piccolo laghetto sperduto…

Villaggi sperduti di pescatori

Secondo l’allenatore Gianni De Biasi, Kalmar sarebbe “un villaggio sperduto di pescatori in Svezia“.
Tenendo conto che stiamo parlando di una cittadina di 35000 abitanti (60.000 contando l’area municipale), capoluogo di una contea che conta 230.000 residenti, nonché importante località storico-culturale, mi chiedo cosa dovremmo dire di Sarmede, il comune italiano di 3000 anime da cui proviene De Biasi.
Un bel complimenti, quindi, alla cultura del commissario tecnico della nazionale albanese e al giornalista che ha riportato le dichiarazioni senza battere ciglio.