Surströmming

Il surströmming (aringa acida o, ancora meglio, andata a male) è uno dei piatti tipici nel nord della Svezia, con origini antiche. Evidentemente, in tempi in cui non c’erano né grande varietà di cibo né molte alternative per conservarlo, qualcuno scoprì in qualche modo che lasciare l’aringa a fermentare e imputridire non la rendeva comunque immangiabile.

Il piatto è oggi un elemento tipico della cultura norrländska, ma è generalmente schifato dallo svedese medio, che lo ritiene una cosa fra l’imbarazzante e il disgustoso.

Il vero problema del surströmming non è il gusto quanto l’odore: aprire quella latta equivale, secondo qualcuno, ad aprire le porte dell’inferno. Molte compagnie aeree vietano esplicitamente di imbarcare il prodotto perché un’accidentale “esplosione” della latta dovuta a sbalzi di pressione comporterebbe l’impestazione dell’intera cabina. E, oggettivamente, ci sono delle precauzioni da prendere quando lo si apre: rigorosamente all’aperto (perché altrimenti l’aria diventa irrespirabile) e facendo attenzione a proteggere i vestiti e le cose da schizzi che lascerebbero la puzza per giorni. C’è anche chi preferisce aprire la latta dentro un secchio d’acqua, per evitare il diffondersi del fetore.

In rete si trovano diversi video di persone che aprono la latta fra scene apocalittiche di facce disgustate, conati, vomito vero e proprio, e così via. Onestamente, penso che la stragrande maggioranza di questi video sia esagerata, se non una vera e propria messa in scena. L’odore di marcio è sicuramente forte e malefico, ma non a quel punto. È anche vero, però, che, più che altro per non volete aspettare, ho aperto per due volte il prodotto nel primo anno di fermentazione, mentre gli estimatori più oltranzisti preferiscono aspettare il secondo, quando la latta diventa deformata ed “esplosiva”. Sicuramente ci proverò in futuro.

Questa era per me la seconda volta e, come potrete vedere, è andato tutto liscio, senza alcuna scena drammatica.

Il surströmming si mangia tradizionalmente a partire dal terzo giovedì di agosto e si consuma avvolgendolo in una sorta di piadina, assieme a patate novelle ed erba cipollina (o cipolla vera e propria). Lo si accompagna generalmente con brännvin (liquore da fermentazione, generalmente di patate) e/o latte.

Fa così tanto schifo, il surströmming? Personalmente lo apprezzo! È chiaro che non si tratta di un piatto di alta cucina, ma è del buon pesce salato con un un sapore particolare. Capisco però, che la consistenza viscida possa essere un problema per molti.

Curiosamente, la stessa sera di questi video, abbiamo potuto assaggiare, per cortesia di una vicina, un altro piatto dalla reputazione “leggendaria”, l’Hákarl islandese (squalo fermentato). Bene, personalmente trovo che non ci sia paragone: il surströmming è decisamente più putrido e “forte”, e vince la sfida degli stomaci forti!


AGGIORNAMENTO:
Lo abbiamo appena mangiato (o annusato) fuori dall’ufficio con i colleghi e ho visto reazioni decisamente più scomposte (comunque sempre entro certi limiti) di quelle di cui sopra. Chissà, forse è una questione di sensibilità. 😀

 

Cose che non vorresti mai vedere

La popcorn pizza

Il problema del pesto all’estero (ma anche in Italia)

Hanno fatto scalpore in Italia alcuni articoli britannici che, riprendendo i risultati di una ricerca, hanno identificato il pesto in vendita nel Regno Unito come “cibo spazzatura” poco salutare. 

Fra i commenti più comuni letti in giro c’è il tipico:  “sono inglesi, il pesto che fanno loro fa sicuramente schifo!”

Ecco, il problema è proprio questo: in genere il pesto venduto all’estero, non lo fanno “loro”. Lo facciamo “noi”. Ovvero, lo producono aziende italiane senza pudore che realizzano prodotti di bassa qualità e lontani dalla ricetta del vero pesto, per rivenderlo all’estero (ma anche in Italia) direttamente o attraverso un marchio locale. 

Gli inglesi se la prendono soprattutto con la Saclà, il marchio più diffuso da quelle parti… in Svezia ce ne sono di vari (incluso quello della stessa azienda italiana), ma il concetto non cambia. 

Il consumatore locale vede “prodotto in Italia” e si convince che il vero pesto sia davvero rappresentato da queste orribili salse verdi dai sapori improbabili con ingredienti assurdi come anacardi, limone e olio di semi di girasole. 

Queste aziende italiane contribuiscono quindi ad infangare il nome di quella che è un’eccellenza alimentare nazionale (ok, regionale), e meritano quindi di prendersi tutte le colpe per ogni sbeffeggiamento che può arrivare dall’estero.

Anche qui abbiamo la “fortuna” di avere il pesto Saclà, anche se non è fra i più diffusi.
Il Pesto Ecologico Zeta, “ispirato alla ricetta classica genovese”, con anacardi, olio di semi di girasole, polvere di latte…
Il Pesto Matilda, prodotto in Liguria con concentrato di basilico, amido di mais e aceto
Il pesto al limone ICA, ovviamente prodotto in Italia (con le direttive EU attuali non è più obbligatorio indicare l’azienda o l’indirizzo esatto)
E l’immancabile Barilla, da sempre sinonimo di pesto fatto con ingredienti discutibili.

È difficile trovare cannoli in Svezia…

…ma ad Elsimburgo mi sono imbattuto nella Pasticceria Cucco, l’unica konditori italiana di cui sia a conoscenza. Ottimi cannoli, appunto, eccellente caffè e tante altre paste invitanti. Perché, per quanto le adori, non si può vivere di sole fika svedese e prinsesstårta.

E bisogna dire che il bolognese David e sua moglie Nadia sono davvero persone squisiste e cordiali!

Pappaledig

Questa sera (o, meglio, lunedi… ma domani è festa e venerdi è “ponte”) inizia il mio periodo di “paternità”, che mi vedrà fuori dall’ufficio fino al 31 agosto a godermi la bimba.

La pappaledighet vedrà il mio salario (sulla base di quanto guadagnato negli ultimi 12 mesi) pagato all´80%* Försäkringskassan, con Qlik che aggiungerà il 10% del mio stipendio (scelta volontaria dell’azienda, non c’è alcun obbligo).
Non entro troppo nel dettaglio della cosa adesso (magari lo farò in un prossimo futuro), ma in Svezia entrambi i genitori hanno il diritto/obbligo di congedo parentale: si può trasferire una parte dei propri giorni pagati a cifra “quasi piena”, ma restano comunque 60 giorni feriali che ogni genitore NON può trasferire.

Toccherà quindi ora a me il compito di nutrire Aurora con le prelibatezze locali!

Spaghetti Carbonara
Spaghetti Carbonara
Spaghetti al "ragù"
Spaghetti al “ragù”
Lasagne: ora ancora più buone!
Lasagne: ora ancora più buone!

* ho scoperto poi di essere stato piuttosto ottimista al riguardo dell’80%, dato che sforo il tetto massimo di un po’… ma va bene lo stesso, ne vale comunque la pena!

Attenti alla data!

Stoccolma, Upplands Väsby, Malmö… In questi cinque anni e mezzo, non importa il posto, non importa la catena o il singolo negozio, mi è capitato regolarmente di trovare prodotti scaduti al supermercato. A volte anche scaduti da qualche settimana!
Sinceramente, non ricordo proprio una simile situazione in Italia: per le mie esperienze passate, il trovare un prodotto scaduto era cosa rara, e sicuramente rarissima se la data era passata da più giorni. Ricordo male io?
Mi sembra proprio che in Svezia ci sia molta meno attenzione, da questo punto di vista. Qualche anno fa ci fu un grosso scandalo relativo ad una delle catene più grandi, che ordinava ai suoi impiegati di aprire i formaggi scaduti, tagliare le eventuali parti andate a male, e reimpacchettare il tutto in confezioni senza marca, con una nuova data di scadenza. Situazione, questa, confermatami personalmente da persone che hanno lavorato per quella catena.

Io, quando trovo i prodotti scaduti, li tolgo dal frigo e li mollo da qualche parte, per evitare che qualcuno li possa comprare per sbaglio. Gli addetti dei supermercati mi odieranno. 🙂

Semlor

Mi rendo conto solo ora di non avere mai parlato dei semla, una delle mie delizie preferite di Svezia.
Come in Italia, anche qui non mancano i dolci stagionali, quelle prelibatezze che, chissà perché, si mangiano solo in un certo periodo dell’anno.
Se nel Bel Paese febbraio è il mese delle bugie (o chiacchiere), qui domina, per l’appunto, il semla. Impossibile andare in giro senza vedere offerte di konditori e caffè che fanno di tutto per invogliarti a rinunciare alla tua dieta.

Un semla al naturale
Un semla al naturale

A prima vista, il semla sembra essere la versione gigante di un bignè alla panna (quello che a Genova chiamiamo “cavolino“), ma ci sono alcune differenze fondamentali: la pasta è decisamente meno morbida di quella di un bignè e, sotto la panna, c’è un delizioso strato di pasta di mandorle.
In Svezia ci sono due distinte ideologie su come il semla vada mangiato: al naturale (la forma più diffusa) o hetvägg, ovvero in un piatto fondo riempito di latte caldo. In genere, chi apprezza un modo disprezza l’altro.
Personalmente non mi faccio troppi problemi, anche se devo dire di preferire decisamente la versione calda: in questo modo, il bulle si ammorbidisce e diventa ancora più buono!
Purtroppo (o, per fortuna, visto l’impatto sulla mia dieta) febbraio sta per finire: io direi un bel “basta!” a queste usanze stagionali… mangiamo semla tutto l’anno!
Un semla "hetvägg" ("hetvägg" non vuol dire "muro caldo", come molti svedesi stessi pensano, ma "brioche calda")
Un semla “hetvägg”

(non “muro caldo”, come molti svedesi stessi pensano,
ma “brioche calda”)