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Le Colline

Se per la stragrande maggioranza degli Svedesi i giorni passati sono stati quelli di Midsommar, per me sono stati giorni di lavoro: l’unico scampolo di festa è stato rappresentato una piacevole (e immancabile) grigliata a casa di amici la sera del venerdi, graziata da un tempo davvero apprezzabile.
A parte questo, il venerdi sono stato uno dei pochi in tutta la nazione a doversi recare in ufficio, mentre nel resto del weekend sono stato impegnato con il proseguimento dei lavori successivi al trasloco, iniziato nel fine settimana precedente.

Quello in cui ci siamo trasferiti è il quarto appartamento in due anni, da quando ci siamo spostati a Malmö. Per fortuna è anche quello che ci piace di più, nonché quello da cui non ci sposteremo per un po´ di tempo, visto che, finalmente, abbiamo ottenuto un contratto di prima mano.

L’area di Kirseberg è appena ad est del centro esteso di Malmö, a 10 minuti a piedi dal punto nevralgico di Värnhem. Per molti versi, pur appartendendo a tutti gli effetti al comune di Malmö, è una vera e propria cittadina nella città, dotata di una particolare anima propria: non è un caso che il nucleo principale si chiami Kirsebergs-staden (staden è il vecchio termine svedese per “città”), a rimarcare il carattere proprio della zona.
Kirsebergs-staden sorge su due colline, cosa piuttosto inusuale per la piattissima Malmö: anche per questo l’area viene chiamata informalmente Backarna, “le colline” appunto.
Il nome Kirseberg (pronuncia approssimativa “scirseberi”) potrebbe derivare dalle piantagioni di ciliegie (körsbär) che un tempo si trovavano sulle colline o da un vecchio verbo, ormai non più utilizzato, che significa “scegliere” e imparentato con l’inglese to choose: pare che gli abitanti della zona eleggessero infatti i loro capi, cosa evidentemente non troppo comune nell’area durante il Rinascimento. Berg vuol dire “montagna”, ma può essere usato anche per “collina”.

Le Colline hanno iniziato a popolarsi in maniera intensiva sulla fine dell’800, diventando un’area per la classe operaia. Accanto alle piccole, e suggestive, casette monofamiliari risalenti più o meno al 1850 sono stati via via costruiti condominî e ville più moderne. Ad un certo punto, il crescente sviluppo della zona ha portato alla conversione in abitazioni della vecchia cisterna dell’acqua: la Tornet (“torre”) è ancora adesso uno degli elementi più caratteristici del panorama locale.
Nel corso del XX secolo Kirseberg ha avuto momenti di degrado: in particolare, negli anni ’70 e ’80 era una zona piuttosto malfamata, in cui pochi volevano vivere. A partire dagli anni ’90 è iniziata la rinascita del quartiere, rinascita che ha portato ad una progressiva valorizzazione dell’area.
Come gran parte di Malmö, escludendo giusto le area più centrali, Kirseberg è un’area multiculturale: il 28% dei residenti (più uno, contando il sottoscritto) è nata all’estero; questo valore è anche quello medio di Malmö. Oggi le Colline sono considerate un posto sicuro, anche se il furtarello occasionale in cantina è qualcosa che, di tanto in tanto, capita ancora.

Fare una passeggiata nella “staden” `può essere davvero intrigante: in particolare, la piccola microarea di Korngatan e dintorni, composta delle piccole casette dell’800 è davvero suggestiva, come può testimoniare una visita virtuale con Google Street View…

Attorno a questa zona ci sono piccoli condomini a pochi piani, più o meno moderni, che danno comunque una gran bella sensazione di vivibilità.
A due passi da casa abbiamo un piccolo supermercato Coop aperto ogni giorno fino alle 10 di sera, e un più grande, ma con orari più stretti, Netto (catena danese abbastanza simile alla Lidl): se si vuole qualcosa di meglio, l’area di Värnhem è decisamente fornita.
Attorno a noi ci sono comunque negozietti, alimentari, fioristi, centri di benessere e altri piccoli esercizi che rendono la zona molto viva. A pochi passi da casa abbiamo anche un pub/ristorante che, nel weekend, offre musica blues e jazz dal vivo fino a tardi. Non abbiamo ancora avuto modo di provarlo, ma l’atmosfera sembra quella giusta.
Dietro casa nostra c’è anche una gigantesca prigione, ma non contiamo di visitarla negli anni a venire. 😀
Uscendo dalla staden, a Kirseberg c’è anche altro: due grandi parchi (di cui uno ricavato dal vecchio e dismesso aeroporto di Bulltofta), piscine, aree sportive e tante altre cose che dobbiamo ancora scoprire. Avremo sicuramente modo e tempo per farlo…

Il nostro appartamento è al “terzo” piano (in Svezia si considera primo già quello che in Italia è il “terra”) di un piccolo edificio risalente probabilmente (ipotizzo) agli anni ´20 del ventesimo secolo. Il tutto è un po’ spartano: non abbiamo ascensore, la cucina è un po’ vecchiotta ma, almeno, il bagno è stato rifatto di recente. Anche la Tvättstuga, la sala condivisa con lavatrici e asciugatrici, è stata rimodernata da poco. L’appartamento è composto da ingresso, cucina abitabile, due camere, un interspazio e una sala con un piccolo terrazzino. Abbiamo finestre su tre lati, cosa che contribuisce a rendere la casa soleggiata. Sopra di noi abbiamo solo la soffitta con i förråd (“scantinati” è la traduzione che mi viene in mente, ma mi sembra strana trattandosi di soffitta), mentre nel seminterrato si trovano la tvättstuga e degli altri, più piccoli, ripostigli.
Nel complesso, anche se ci sarebbero alcuni lavoretti da fare, ci troviamo decisamente bene e sicuramente non abbiamo intenzione di muoverci da qui per lungo tempo.
Per quanto riguarda me, l’unico aspetto negativo è che dovrò contare una decina/quindicina di minuti in più, sia al mattino che la sera, per andare e tornare dal lavoro: già prima, per arrivare nell’area di Gunnesbo (ufficialmente parte di Lund, ma, in pratica, in tergis ad lupos) ci mettevo un’oretta scarsa, ora mi troverò a sforare. Abitare a Triangeln mi piaceva poco, ma era decisamente comodo, dato che avevo il treno a due passi.
Le Colline sono comunque ben servite da un paio di autobus che passano di frequente, anche se in questo periodo dell’anno in cui il numero di corse viene ridotto in maniera sensibile.
Adesso non ci resta che aspettare e vedere se, nei mesi a venire, cambieremo idea: per ora l’impatto è stato molto positivo!

Korngatan in Kirseberg

Di sfratti e nuovi appartamenti

Ad inizio Aprile, quasi come fosse un pesce, ci siamo visti recapitare una bella lettera da parte dei proprietari dell’appartamento in cui viviamo ora: erano molto contenti di noi, ma la bostadsförening cui appartiene l’appartamento stesso non aveva autorizzato l’estensione del nostro contratto.
Anche in questo caso è emersa una delle peculiarità del sistema immobiliare svedese: come spiegato in passato, il proprietario dell’appartamento è, in realtà, solo proprietario del diritto a viverci (bostadsrätt) e non può quindi disporne completamente a piacimento. Certe operazioni, come gli affitti prolungati, devono essere autorizzati dalla compagnia che è la vera proprietaria del palazzo. La bostadsförening è, normalmente, una cooperativa senza fini di lucro che ha per soci i detentori del bostadsrätt stesso; regolarmente viene eletto dai soci un consiglio che ha il compito di decidere per il bene comune, gestire i soldi derivati dagli “affitti” (termine improprio per descrivere la quota associativa mensile) e prendere decisioni come quella che ha portato al nostro sfratto. Anche eventuali lavori interni strutturali devono essere approvati dalla compagnia.
Questo sistema, piuttosto socialista e di tipo rappresentativo, è sicuramente complicato e astruso, ma almeno ti risparmia, in gran parte, le beghe delle grandi liti di condominio all’italiana.

I sistemi alternativi al bostadsrätt sono sempre quelli dell’hyresrätt (quando affitti un appartamento da una compagnia immobiliare, proprietaria di palazzi) e della proprietà vera e propria, che vale però solo nel caso di villino indipendente.
Se subaffitti un appartamento da un titolare di hyresrätt, o anche solo se lo affitti da un titolare di bostadsrätt, il tuo contratto viene sempre considerato come “di seconda mano” (andra hand), ha durata necessariamente breve ed è molto limitativo nei confronti dell’inquilino.
I tre appartamenti in cui abbiamo vissuto fin’ora a Malmö sono tutti bostadsrätt (generalmente tenuti meglio rispetto agli hyresrätt, dato che il proprietario tende a valorizzarli), che affittavamo appunto i andra hand; la cosa è sintomatica della grande crisi del mercato immobiliare degli ultimi anni: i prezzi per la vendita si sono abbattuti per via delle difficoltà ad ottenere mutui e i proprietari preferiscono cercare di tenere più a lungo i loro vecchi appartamenti nella speranza di trovare il momento favorevole per venderli. Il bene comune, però, tende a privilegiare la situazione per cui chi vive in un appartamento ne sia l’effettivo titolare, così che possa avere maggiore rispetto delle strutture (visto che, tramite la cooperativa, ne è coproprietario) e da avere un rapporto diretto con la compagnia. Per questo, molte bostadsforening pongono un limite alla libertà di affitto e, ad un certo punto, mettono i titolari nella condizione di dover tenere l’appartamento vuoto o metterlo sul mercato.
Peraltro, fino allo scorso febbraio, la bostadsforening decideva il tetto massimo per il prezzo di subaffitto legandolo a quello della quota associativa, mentre solo di recente c’è stata una parziale liberalizzazione che ha portato, in tempi brevissimi, ad un sostanziale aumento delle cifre.

Un contratto di affitto di prima mano è, invece, molto ambito per il fatto di non avere termine, ma richiede spesso tempi di attesa lunghi, soprattutto nel centro delle grandi città. In particolare a Stoccolma, la cosa ha generato l’esplosione di un mercato nero con costi clamorosi e con situazioni al limite della legge (vendere un contratto è sicuramente illegale, mentre l’acquirente rischia sempre di buttare via i propri soldi perché non sempre c’è la garanzia che il cambio di titolarità vada in porto). Per chi non vuole ricorrere al mercato nero, l’alternativa è solo di aspettare; se migliore è la situazione per le periferie, dove i tempi, pur esistendo, si accorciano sensibilmente, per le aree più apprezzate l’attesa può essere invece eterna: clamoroso, ma neanche poco comune, il recente caso di una 64enne che ha atteso ventotto anni pur di avere il suo agognato appartamento nella splendida Strandvägen.

Noi siamo registrati presso diverse compagnie di affitto dall’autunno 2011 ma, fino a questo momento, avevamo sempre rimbalzato contro un muro (“l’appartamento è stato dato a qualcun altro”) ad ogni occasione in cui avevamo segnalato il nostro interesse; questo soprattutto perché cercavamo qualcosa nei quartieri centrali, dove, appunto, i tempi sono decisamente più lunghi.
La lettera di “sfratto” (comunque assolutamente informale) ci ha portati ad allargare i nostri orizzonti, visto che avremmo dovuto trovare il nuovo appartamento entro il primo luglio.
Un po’ a sorpresa, hanno quindi cominciato ad arrivare i primi inviti per partecipare alle visning collettive di appartamenti, riservate solo a una decina di famiglie, le più “in alto” nella lista di attesa. Dopo aver deciso di lasciare andare un appartamento senza neanche vederlo (dato che era in una cittadina limitrofa, mentre noi preferiamo restare a Malmö), abbiamo accettato l’invito per uno nella zona di Kirseberg (pronuncia “Scirseberi”), una delle aree più particolari del capoluogo, appena fuori dalla zona centrale, con un carattere molto definito (ve ne parlerò in un prossimo post) ed un feeling speciale di “cittadina nella città”. L’appartamento ci è piaciuto e abbiamo confermato il nostro interesse ad Heimstaden (la compagnia), anche qui attenendoci di essere in basso nella lista (tutto viene deciso esclusivamente basandosi sul tempo di attesa nella coda della compagnia, a patto che la situazione economica sia verificata) e quindi di vederci rifiutare la richiesta.
Invece, dopo neanche due giorni, ricevo la chiamata dell’agente di Heimstaden che mi dice che l’appartamento è nostro, a patto di inviare una copia dell’ultimo cedolino. Detto fatto, e ieri, in pausa pranzo, abbiamo firmato il contratto: riceveremo le chiavi il primo giugno, anche se c’è la possibilità che dovremo aspettare qualche giorno prima di prendere pieno possesso dell’appartamento per via di alcuni lavori di verniciatura. La cosa, ovviamente, non ci da alcun fastidio, visto che, dopo tre appartamenti dal luglio 2009, avremo finalmente un alloggio stabile a Malmö… Allelujah!

Sciûsciâ e sciorbî

Uno dei proverbi più usati nella mia città natia Genova è “Sciûsciâ e sciorbî no se pêu“, ovvero “Soffiare e succhiare (contemporaneamente) non si può fare”.
In base alle nostre esperienze, pare che i “proprietari” (diciamolo per semplificare, vista la complessità del sistema) di appartamenti svedesi non conoscano questo detto: si aspettano di affittarti, o subaffittarti, il loro appartamento, prendere i soldi, ma poterne comunque disporre quando gli serve e fa piacere.
Quando, lo scorso novembre, ci siamo messi a cercare casa a Malmö, una potenziale proprietaria ci aveva detto “l’appartamento è questo ed è per voi. Però ho intenzione di fare qui una festa di Natale con i miei genitori e poi ne avrò di nuovo bisogno più avanti”. Chiaramente abbiamo detto “no”.

Con il precedente proprietario c’era stata una grossa rottura di scatole nella fase conclusiva: lui doveva vendere l’appartamento e quindi aveva la necessità di farlo vedere.
Ora, in Svezia le visning (“mostre”) dell’appartamento non sono esattamente operazioni semplici: sono eventi programmati, aperti al pubblico, che richiedono un certo lavoro.
La casa deve essere pulita e ordinata per bene, gli effetti personali devono essere portati via o nascosti (sia per sicurezza tua sia perché lo richiede esplicitamente l’agente immobiliare), alcuni mobili devono essere spostati e persino tolti di mezzo.
Insomma, bisogna farsi un discreto mazzo, oltre al fatto che bisogna andarsene via di casa per quell’oretta necessaria alla mostra.
Un proprietario di casa lo fa volentieri, perché dalla vendita guadagnerà qualcosa. Ma che il proprietario si aspetti che l’inquilino, che gli paga un affitto, faccia tutte queste cose solo perché lui deve vendere, è una cosa fuori dal mondo. E infatti l’inquilino non è assolutamente tenuto, per legge, a fare queste cose.
Lo scorso autunno, un po’ per cortesia, un po’ per ignoranza, un po’ perché Helena aveva più tempo libero, lo abbiamo fatto senza battere ciglio, e senza vederci neanche offrire uno straccio di compensazione e neppure un ringraziamento. Ci siamo però ripromessi di non farlo più, una volta spostatici nel nuovo appartamento.
Peraltro, quando abbiamo parlato con i nuovi proprietari non c’è mai stata alcuna menzione di visning, né a voce né nel contratto.

Adesso, improvvisamente, a due mesi dalla scadenza del nostro contratto (che avevamo, paradossalmente, anche concordato di prolungare fino a fine agosto) se ne sono venuti fuori dicendo che vogliono tenere le visning e le vogliono tenere ora, perché non vogliono rimetterci soldi tenendo l’appartamento sfitto per qualche tempo, ma vogliono completare la vendita il prima possibile dopo la nostra uscita. Tutto questo senza chiedere, ma ponendo il tutto come un solenne dato di fatto.
Alle nostre cortesi rimostranze ci è stato risposto “ma tanto sta arrivando la primavera, potete tranquillamente uscire di casa per un’oretta di tanto in tanto…”
Questa volta abbiamo deciso di tenere duro: paghiamo per l’appartamento e abbiamo diritto di starci quanto ci pare e di non dovere fare le pulizie e spostare cose quando decide qualcun altro.
La legge è dalla nostra parte, Helena si è informata con un ente che si occupa di queste questioni e la risposta è stata chiara.
Alle nostre risposte hanno fatto seguito mail e messaggi sulla segreteria telefonica piuttosto incazzosi e arroganti. La cosa ci dispiace perché siamo tutto fuorché rompicoglioni e ci piace tenere buoni rapporti… Ma che la gente si aspetti che tu ti prenda carico dei suoi problemi senza neanche chiederlo gentilmente è davvero assurdo.

Adesso si tratta solo di tenere duro per un mese e mezzo e cercare un’altra sistemazione sperando che non ci siano problemi a posteriori. Anche la prossima sarà per forza di cosa un’altra soluzione temporanea perché abbiamo deciso di investire buona parte del ricavato della vecchia casa nella nuova attività di Helena, ovvero un negozio a Malmö (quello che pensava di aprire a Stoccolma un anno e mezzo fa non era poi andato in porto).
A questo punto stiamo pensando seriamente di acquistare un contratto di affitto di prima mano qui a Malmö, anche se l’operazione non è semplicissima: persino reperire le informazioni al riguardo è un po’ complicato. Non è infatti illegale comprare il contratto, ma è illegale venderlo, e non è facile trovare qualcuno che si voglia esporre… anche se il mercato c’è ed è fiorente.

La nostra cucina attuale

Autorizzazioni e traslochi

In Svezia, per molte operazioni, le procedure e la burocrazia sono davvero semplici ed immediate. Per altre, però, ci sono a volte delle lungaggini davvero assurde ed irritanti.

Quando c’è accordo fra venditore ed acquirente, la procedura di passaggio di proprietà di un appartamento (o, meglio, del diritto a viverci, bostadsratt) è generalmente velocissima e si può arrivare a completare la cessione in meno di un mese. Questo nel 99% dei casi.

A volte, però, si fanno i conti senza l’oste, in questo la compagnia o
associazione che è l’effettiva proprietaria dell’immobile. La bostadsrättsförening deve infatti approvare il nuovo residente che viene a vivere nel suo territorio: d’altronde, se la compagnia resta proprietaria dell’appartamento fisico, è una cosa comprensibile. In genere è una semplice formalità: i consiglieri si riuniscono più volte al mese proprio per valutare le carte che arrivano dagli agenti immobiliari e dire “sì”.

Finché questo “sì” non arriva, la vendita non può essere portata avanti: persino l’anticipo, versato dall’acquirente al momento dell’accordo preliminare, resta congelato su un conto corrente dell’agente immobiliare, normalmente per pochi giorni.
Quando, però, la persona che “sa come fare le cose” è in vacanza o ha altro da fare (il consiglio della bostadsrättsförening è composto da persone che hanno impieghi veri), e nessuno è in grado di farle al suo posto, ecco che arriva l’intoppo.

Nonostante abbiamo raggiunto l’accordo per la vendita dell’appartamento di Väsby quasi un mese fa, l’autorizzazione è arrivata solo ieri, alla vigilia della firma del contratto e della consegna delle chiavi, cose che, a quel punto, rischiavano seriamente di essere posticipate (peccato che Helena avesse già il treno di ritorno prenotato, dopo il weekend passato lì). Tutto ciò nonostante l’agente immobiliare chiamasse regolarmente la compagnia per sollecitare, al punto di dovere spiegare lui quali procedure applicare a persone che non sapevano come fare (uno di questi si limitava a rispondere al telefono “sì, io approvo”).
Per fortuna, alla fine è andato tutto bene e l’appartamento è finalmente venduto.

Siamo però nella stessa situazione per quanto riguarda l’affitto del prossimo appartamento. Sì, perché, per fare le cose per bene (ma non tutti lo fanno), anche quando affitti un appartamento ad una terza persona, la bostadsrättsförening deve prendere visione del contratto ed approvare.

Sabato prossimo dovremo firmare il nuovo contratto (di sei mesi, in modo da avere tempo di cercare con calma qualcosa da comprare) e prendere le chiavi, ma attendiamo ancora l’autorizzazione… e il 30 novembre al più tardi dobbiamo lasciare la casa attuale!

Comunque… L’ultimo mese è stato decisamente stressante, senza un momento per rifiatare.
Il primo fine settimana del mese siamo dovuti andare a Väsby per preparare il trasloco (nostro e di mia suocera), che è avvenuto pochi giorni dopo. Il weekend successivo lo abbiamo passato a lavorare nel nuovo appartamento di Malmö di mia suocera, mentre in quello appena passato siamo tornati a Väsby per buttare via tutto quello che era rimasto (inclusi mobili e cose che erano ancora in buono stato ma che non eravamo riusciti a portare giù). E il prossimo settimana ci attende, appunto, il nuovo trasloco e la ripulitura dell’appartamento in cui siamo ora… 😀

Malmö, città sostenibile

Segnalo questo interessante articolo sull’architettura moderna in Malmö. 🙂

Malmö, aspirante città più sostenibile al mondo e la sua architettura – Prima puntata.

Di case e mutui

Dopo averci pensato per un paio di mesi, io e mia moglie abbiamo deciso, a malincuore, di non acquistare la casa in cui viviamo da inizio luglio.
I motivi sono fondamentalmente due: il primo è che le due stanze che la compongono sono, di fatto, comunicanti (l’appartamento è una boutique riadattata), cosa che annulla ogni privacy quando ci sono ospiti. Il secondo è che, in ogni caso, vorremmo prendere un appartamento con tre stanze, sia in prospettiva futura, sia per avere, nel frattempo, un “ufficio” da dedicare al computer e al tecnicame vario.

Già da tempo siamo quindi alla ricerca di qualcosa di diverso, magari leggermente meno centrale ma più grande. E qui ci sono i problemi.

Il mercato immobiliare svedese è fermo. Il che, paradossalmente, sarebbe una cosa positiva per chi compra, ma è decisamente negativa per chi deve vendere. Noi dobbiamo vendere l’appartamento in Väsby, sperando anche di non rimetterci troppo rispetto a quanto pagato un anno e mezzo fa.

Il grosso intoppo sta nel fatto che qualcosa è cambiato nell’atteggiamento delle banche, che ora sono molto più strette nell’accordare i mutui. Già da un anno non è più possibile farsi finanziare l’intero valore della casa, ma solo l’85%.
Inoltre è anche più difficile farsi assegnare un nuovo mutuo se prima non ci si è liberati di quello vecchio, mentre, in passato, le banche si fidavano abbastanza delle dichiarazioni dell’agente immobiliare che prendeva in carico la vendita del vecchio appartamento: bastava una sua telefonata ottimista per rendere le banche, se non completamente disponibili, quantomeno un minimo flessibili. Ora è più difficile.

Nel mio caso, poi, non aiuta il fatto di essere ancora nel periodo di prova (che in Svezia dura normalmente sei mesi): alcune banche si premurano di telefonare al datore di lavoro per verificare l’intenzione di proseguire il rapporto, ma è comunque un “meno” in termini di affidabilità.

Fatto sta che il mercato Svedese, storicamente molto più fluido di quello italiano è ora in un piccolo pantano. Se ancora un anno e mezzo fa si comprava e vendeva in un lampo, ora il mercato è pieno di case che restano, cosa davvero inusuale da queste parti, a disposizione per mesi, dato che nessuno può comprarle senza vendere prima quelle vecchie liberandosi del precedente mutuo. Un bel circolo vizioso.

Non so dire se le cose cambino in qualche modo per chi possiede un villino indipendente, per cui entra in gioco un meccanismo di proprietà vera e propria: ricordo infatti che chi compra un appartamento non lo compra fisicamente, ma compra solo il diritto a vivere nello stesso (bostadsrätt).

La nostra situazione è questa: il 30 novembre dovremo liberare il bell’appartamento in cui viviamo adesso. La prospettiva non è, per fortuna, di finire sotto un ponte. Mia suocera ha deciso di trasferirsi anche lei a Malmö (ad Upplands Väsby non aveva più legami) per stare vicina a sua figlia, ed ha avuto la fortuna di riuscire a vendere il suo appartamento (peraltro comprato la scorsa primavera) in tempi molto brevi, comprandone uno in contemporanea.
Nel peggiore dei casi, ci ritroveremo quindi a vivere in una situazione da io, mammeta e tu per qualche mese, mettendo i nostri mobili negli storage di Shurgård: nulla cui non ci si possa adattare e, personalmente, l’unico problema che riesco a vedere è quello della convivenza dei rispettivi gatti, Lemmy e Dio.

10 luglio 2009 – 11 luglio 2011

Il 10 luglio 2009 il mio ultimo giorno di lavoro in RSA, compagnia di assicurazioni in Genova, Italia.
Oggi, due anni e un giorno dopo, debutto come consulente per Atea in Malmö e Lund, Svezia.

Due anni pieni di avventure (il matrimonio la più grande di tutte), per un nuovo punto di inizio della mia vita.

Gli ultimi giorni sono stati molto frenetici.
Abbiamo trovato un piccolo appartamento non ammobiliato nei pressi di Dröttningtorget, centralissimo a Malmö.
L’appartamento è proprio bello e abbiamo il centro e la stazione a due passi a piedi.

Essendo però non ammobiliato, lo sbattimento è stato enorme: prima siamo dovuti partire da Stoccolma nel mezzo della notte in maniera di poter essere qui di prima mattina, in modo da poter incontrare il proprietario prima che andasse a lavorare e avere il tempo di andare a comprare un materasso per la prima notte.
Poi sono stati giorni di corse fra Ikea, Ikea Helsinborg, Chilli (delizioso negozio di mobili e articoli per la casa), On Off e Ica Maxi per comprare quello che ci serviva. E, ovviamente, montarlo.
Il risultato ci sta soddisfacendo a pieno, e stiamo valutando di comprare l’appartamento a novembre, quando il proprietario lo metterà in vendita.

L’unica controindicazione è che, al momento, non possiamo posteggiare sotto casa se non a oltre due euro l’ora, e il posteggio gratis più vicino è distante una ventina di minuti a piedi. Ma non è un grosso problema: d’ora in poi contiamo di usare molto poco l’auto, e una passeggiata ogni tanto non fa certo male. In futuro ci registreremo nel nuovo indirizzo e, quando l’auto avrà finalmente la targa svedese, potremo finalmente posteggiare a prezzi umani.

Novità, grosse

Mi sono preso qualche giorno per dirlo, ma la mia ultima visita nello Skåne ha fruttato importanti novità: a partire dall’11 luglio inizio a lavorare a Lund, come consulente di una ditta IT presso un’enorme multinazionale.
Saranno sicuramente giorni complicati: il piano è di trovare prima una soluzione temporanea (un appartamento di seconda mano a Malmö) e poi, se ci dovessimo trovare bene, trasferirci definitivamente.

Sarà sicuramente difficile adattarsi alla vita in una nuova città, forse più per Helena che per me, ma ci proveremo: sicuramente sarà una sfida, per me, dover quasi reimparare la lingua da zero, vista la difficoltà dello Skånska. 😀

Sconto del 20% per tutti quelli che parlano Danese!

Adesso, la cosa più urgente è trovare casa: se qualche connazionale mi legge dallo Skåne ed è a conoscenza di qualcuno che affitta un bilocale per qualche mese, mi farebbe un gran favore a farmelo sapere. 😀

Upplands Väsby

Väsby della regione di Uppland (ci sono altre Väsby, in Svezia) è una città da hinterland metropolitano, chiaramente in chiave svedese.

Distante circa 15-20 minuti in auto dal centro di Stoccolma, e circa 10 minuti dall’aeroporto di Arlanda, riesce comunque ad essere una realtà completamente autosufficiente: in Väsby ci sono aziende importanti (come la Siemens o la cioccolatiera Marabou), un grosso centro di business (Infra City), c’è uno dei più frequentati mall della nazione (Väsby Centrum), ci sono centri sportivi (fra cui le fantastiche piscine moderne di Vilunda), c’è davvero di tutto.
Il motivo per cui mi sono trasferito qui, in questa città da 35.000 abitanti patria degli Europe e di tanti altri rocker svedesi, è abbastanza semplice: la persona che sarebbe diventata mia moglie viveva già qui. In un primo momento mi sono trasferito da lei, poi abbiamo cercato una nuova casa assieme. Ho tenuto il vecchio appartamento in Bromma fino alla scorsa primavera quando, con un tempismo perfetto, io e David ci siamo sentiti per dirci che lui ne aveva bisogno e che a me non serviva più. Un po’ meno felice il mio amico Dario, che sperava di prenderlo in mia vece. 😀

Adesso abitiamo in una zona residenziale, composta da appartamenti/mini-villini a schiera, ognuno con il suo piccolo giardino. L’area dove sono gli appartamenti è chiusa al traffico, ma si può entrare con l’auto per operazioni di carico/scarico. Vicino a casa abbiamo il posteggio riservato, la sala della spazzatura, più alcuni servizi essenziali. Il negozietto all’italiana (latteria, panificio, fruttivendolo, drogheria, etc.) qui non è praticamente mai esistito e, d’altronde, va scomparendo anche in Italia: a pochi passi da casa abbiamo comunque un mini supermercato utile per prendere al volo quello che può servire in caso di emergenza. Vicino a casa, ci arriviamo anche a piedi nel caso, abbiamo anche due distributori di benzina (Statoil e OK/Q8) che sono aperti ventiquattr’ore su ventiquattro e che hanno, ognuno, un altro piccolo supermercato all’interno: se hai bisogno di carta igienica nel mezzo della notte non resti sprovvisto.

Väsby Centrum è leggermente più distante, ma comunque raggiungibile a piedi senza problemi: al fine di favorire la concorrenza ci sono due grossi supermercati (Coop ed ICA), cosa quasi impensabile per un centro commerciale italiano, dove gli spazi vengono dati in esclusiva. Ci sono poi tanti store vari, dall’elettronica al fai da te, dalle cartolerie/librerie all’abbigliamento dall’alcol (il Systembolaget di cui ho parlato in passato) a posti in cui mangiare.
Come già per i supermercati, si favorisce un regime di concorrenza: per questo ci sono due ottici, due farmacie (il sistema farmaceutico è stato liberalizzato da qualche mese), due cartolerie e così via…
Anche nella zona di Infra City ci sono negozi, store e ristoranti, mentre il centro “operativo” della città, con gli uffici e i servizi comunali è a due passi dalla stazione, nella via principale Centralvägen.

Per la vita serale non ci si può lamentare: ci sono parecchi pub e ristoranti di qualità, dove si mangia bene a prezzi accessibili. L’unico problema può essere fra la domenica e il lunedi, dato che chiudono, alla svedese, un po’ prestino. Per il resto, non ci si può lamentare.
Decisamente meno interessante la vita notturna (post 23), per cui conviene decisamente andare a Stoccolma. Quello che, mi si dice, era il locale più divertente di Väsby, il pub Magasinet è ora malfrequentato e malfamato, con la Polizia che deve intervenire spesso per sedare risse e problemi… e non sempre riesce a farlo!
In ogni caso, andare a Stoccolma non è un grosso problema: se proprio vuoi fare nottata bevendo (il limite per la guida è sempre molto basso), nel fine settimana si può tornare a Väsby con i frequenti bus notturni o con il taxi (con quelli “non proprio ufficiali” puoi concordare un prezzo abbastanza contenuto).

Non nascondo che il fascino della grande città, e di Stoccolma in particolare, mi manca un po’: soprattutto la comodità di avere la metropolitana e ritrovarti in pieno centro nel giro di pochi minuti, era una pacchia da poco. Devo dire però che a Väsby, per quanto non sia esattamente la città più affascinante del mondo, non si sta per nulla male. Fra l’altro, se ci si coordina bene con il sistema di autobus e treni, sempre eccellente, si riesce ad essere nella metropoli in 35 minuti, il che non è malaccio.
Il mio sogno, per il futuro, resta un appartamento in Södermalm ma, per ora, non ci lamentiamo.

La zona di casa

Infra City

Comprare e vendere un appartamento

La scorsa primavera io e mia moglie abbiamo comprato casa, dopo avere venduto la sua: ho potuto quindi sperimentare il sistema di compravendita delle abitazioni, radicalmente diverso da quello all’italiana.
Innanzitutto, cambia parecchio se compri una casa indipendente/villino o se prendi un appartamento/ibrido (come abbiamo fatto noi): in questo caso, a differenza che in Italia, tu non compri l’appartamento vero e proprio, ma solo il “diritto a viverci” (bostadsrätt), chiaramente ereditario e trasferibile.
Questo vuol dire che sarai comunque soggetto ad alcune condizioni nei confronti della società che gestisce l’area: ad esempio, ci potrebbero essere vincoli sull’affitto e, sicuramente, non potrai ristrutturare a piacimento gli interni dello stesso.

La società è generalmente un’azienda cooperativa (cosa che permette ai residenti di avere diritto di voto e di eleggere rappresentanti nel consiglio), ma può anche essere, in rare situazioni particolari, un’azienda privata tout court.
Quando andrai a comprare l’appartamento, dovrai quindi verificare quale sia, oltre al costo (cosa che vedremo in seguito), il “dovuto” (avgift) che dovrai versare mensilmente alla società: questo dovuto è, di fatto, l’equivalente delle nostre spese condominiali, spalmato mensilmente. Generalmente varia dal “normale” al molto caro. Può capitare infatti di comprare un appartamento grande e bello a un prezzo molto basso (rispetto a ciò che sarebbe in Italia), dato che è poco allettante per via di un avgift elevato. Il dovuto include anche le spese per acqua e soprattutto riscaldamento che, come potrete immaginare, non sarebbe altrimenti economico.

Un aspetto positivo di questo sistema è che il dovuto è praticamente fisso (non condizionato quindi dalle spese “straordinarie”), e che le società fanno spesso un buon lavoro nel reinvestire quanto guadagnato per lavori di ristrutturazione e per la manutenzione della propria parte di competenza (il che include le strade pedonali incluse nell’area, i parchi giochi per i bambini, le sale della spazzatura, etc. etc.).
Il fatto che l’avgift sia fisso rende anche più salutare l’ambiente, evitando di fatto le beghe condominiali all’italiana: il sapere che i soldi dovuti sono quelli, e che saranno utilizzati, tranquillizza tutti. Inoltre, a quel che ho capito (non ho ancora avuto modo di partecipare ad una delle riunioni), le assemblee dei residenti servono più a stabilire i rappresentanti (democrazia rappresentativa) che a prendere decisioni (democrazia diretta/partecipativa).

Veniamo ora all’acquisto/vendita veri e propri.
Generalmente vengono effettuati sempre tramite agenzia (non ho notizia di vendite dirette e non ho idea se siano possibili o meno) e, per lo più, tramite un sistema d’asta.
L’agenzia immobiliare si occupa di organizzare due presentazioni pubbliche dell’appartamento (generalmente una la domenica di giorno, l’altra di sera feriale), in occasione delle quali il venditore, se vive ancora nella casa, si premurerà di sgombrare alla meglio gli effetti personali e di sparire per qualche ora. Gli appartamenti vengono sempre venduti semi-ammobiliati: in particolare, gli elementi base della cucina (inclusi scaffali, fornelli, forno e frigo), ma anche certi armadi, vengono considerati come parte della casa e devono quindi essere inclusi nella cessione. Spetta, al limite, all’acquirente di sostituirli se non gli piacciono.

Le presentazioni sono aperte a chiunque voglia partecipare. In casi particolari, si possono organizzare presentazioni private per chi non possa partecipare alle due pubbliche, ma è raro che ti venga richiesto. In ogni caso, l’agente provvederà a prendere il numero di telefono di tutte le persone che si presentano e le contatterà nei giorni immediatamente successivi per verificare il loro interesse.

A questo punto parte l’asta, che è davvero emozionante sia nel caso di acquisto (e qui le emozioni non sono generalmente positive :-D) che, soprattutto, di vendita. Il prezzo iniziale è più basso del valore reale dell’appartamento, ma sale abbastanza velocemente. L’asta viene gestita, nel giro di qualche giorno, in modalità varia: tramite sms, telefonata, internet… i partecipanti e il venditore ricevono una notifica tramite e-mail e/o sms ogni volta che arriva una nuova puntata.

Quando “ne rimane solo uno” e gli altri partecipanti si ritirano, si può procedere alla stesura del concordato preliminare nella sede dell’agenzia. Fino a questo momento, e fino alla prima firma, non c’è nulla di impegnativo: una persona si può ritirare anche dopo avere vinto l’asta, così come il venditore può cambiare idea o rifiutare un acquirente. Di solito, però, non accade.
Alla stesura del concordato, si deciderà entro quanto tempo l’affare dovrà andare in porto. Generalmente questo tempo è necessario a chi acquista per reperire i fondi necessari (magari vendendo a sua volta il proprio appartamento) e al venditore per trasferirsi in altro loco.
Già durante la presentazione pubblica venivano offerte ai potenziali acquirenti informazioni varie sull’azienda che gestisce l’area, ma, in questa sede, vengono dati tutti i dettagli al riguardo (bilancio, modalità di appartenenza, etc. etc.). Chiaramente, subito dopo la firma del concordato, l’acquirente deve versare una percentuale del totale.

Nel momento della firma definitiva, ti vengono consegnate le chiavi e il diritto di vivere nell’appartamento diventa tuo.
Nota ultrapositiva: non c’è alcun notaio di mezzo!
È l’agente immobiliare che si occupa di tutte le operazioni burocratiche, e il tutto è incluso nella quota a lui dovuta (che è anche bassina, rispetto ai prezzi delle agenzie italiane). L’agente, prima della firma, si occupa di leggerti il contratto, che è breve, semplice e scritto in uno svedese assolutamente chiaro ed antiburocratico, e si occupa di rispondere alle tue domande in caso di dubbio.

Se proprio volete saperlo, i notai esistono anche qui: hanno un ruolo più simile a quello di un rappresentante statale vero e proprio che non a quello dei Faraoni all’italiana. Il notarius publicus di Upplands Väsby ha il suo ufficetto in una piccola palazzina che condivide con una parrucchiera ed una manicure, non ha poltrone in pelle umana e ci ha chiesto tariffe “da marca da bollo” quando ci sono serviti dei documenti per il matrimonio in Italia… fate voi!

Scazzo

A volte mi faccio davvero prendere dalla pigrizia nello scrivere, e non mi rendo conto di quanto tempo passa fra un update e l’altro. 😀

Fondamentalmente la situazione è rimasta sempre la stessa: mi è saltata definitivamente la pratica del Personnummer. David si è rifiutato di autorizzare la mia registrazione, perché, dice, questo gli avrebbe creato potenziali problemi col padrone di casa, con il rischio di vedere annullato il contratto d’affitto.

La cosa mi ha sconfortato abbastanza, e questo è il motivo principale per cui avevo poca voglia di scrivere: ho letteralmente perso sei settimane per nulla…

David, nel frattempo, mi ha spiegato anche del nuovo appartamento, quello prospettato nello scambio. È nella zona sud di Stoccolma, ha due stanze anziché una, è comunque vicino alla metro e col posteggio libero. Entro questo fine settimana dovrei sapere se lo scambio va in porto oppure no.

A questo punto non mi resta che aspettare e vedere: se la cosa va in porto, e mi posso registrare nel nuovo appartamento, tanto di guadagnato. Se la cosa non va in porto, l’ipotesi più probabile è che mi cerchi un altro appartamento.
Ho un alternativa: un’amica mi ha proposto di registrarmi temporaneamente a casa sua… il problema è che abita a circa tre ore da Stoccolma, e la cosa non è proprio il massimo.

È saltata definitivamente l’ipotesi di andare a condividere l’appartamento con un’amica: la gentile donzella si è rivelata, e mi contengo, poco affidabile.

Per il resto, dopo il tempo pazzo di fine agosto-inizio settembre, Stoccolma è tornata ad essere bellissima. Ci sono state delle giornate con un tempo splendido. Negli ultimi giorni è tornato il coperto, ma, almeno, è tutto più regolare.

In settimana faccio un salto da Adecco o Manpower. Aspettavo il Personnummer per fare qualunque cosa, ma, a questo punto, provo a vedere cosa riesco a fare senza.

Per il resto ho iniziato la seconda parte del corso di Svedese. Prometto che entro un paio di giorni vi delizierò con un post sulle curiosità in tal senso.

Personnummer, di nuovo

Oggi è arrivata una lettera da Skatteverket: ero convinto che fosse, finalmente, il Personnummer, invece era una richiesta inviata a David (il titolare del contratto dell’appartamento) perché confermi che effettivamente abito qui.

Ho mandato un sms a David chiedendogli se ci possiamo vedere, ma mi ha detto che è via per il weekend e che potrebbero esserci dei problemi perché “non posso essere registrato in quest’indirizzo” (quando avevo chiesto sembrava fosse tutto ok, non so se la cosa è dovuta allo scambio di contratto che ha in mente di fare). Mi richiamerà martedi quando torna dalla Russia e cercheremo di chiarire la cosa.

A proposito dello scambio di contratti, appunto, la cosa è più complicata di quanto non sembrasse: è uno scambio a tre, quindi c’è ancora una persona che deve vedere un altro appartamento (la settimana prossima) e, se sono tutti d’accordo, si potrà procedere con la “rotazione”.

A me non resta che aspettare. A questo punto, però, la prospettiva di andare a condividere un appartamento con l’amica che me l’ha chiesto si fa più seria.

Piccola rottura di…

Ieri mi ha mandato un SMS David, il titolare del contratto di affitto dell’appartamento.
Sta cercando di scambiarlo con un altro e domani (mercoledì) dovrebbe venire una persona a vederlo.
David mi aveva già anticipato questa cosa (ovvero che voleva cambiare l’appartamento, premettendo che sarei potuto andare a stare nel nuovo), ma, sinceramente, pensavo/speravo che ciò sarebbe avvenuto più avanti, verso novembre.
Se lo scambio andrà in porto, adesso non solo mi aspetta un trasloco, non solo mi dispiacerà abbandonare un posto in cui mi ero acclimatato in fretta, ma entrerà anche in gioco una certa incertezza.
Non so, infatti, che tipo di alloggio stia cercando David e in quale area della città. Quello in cui vivo adesso è davvero comodissimo, in una zona verde, a due passi dalla metro, con connessione internet in fibra e (cosa da non trascurare) con il posteggio gratuito sotto casa.
Se lo scambio attuale non dovesse andare in porto (come spero) sto valutando l’ipotesi di offrire dei soldi a David per rilevare il contratto, sperando che accetti. Il problema è che, per fare ciò, devo comunque avere il personnummer, che ancora non arriva.
Come possibile alternativa, ho un’amica che si trasferisce da Malmö a Stoccolma e che mi ha chiesto se sono disposto a dividere un appartamento a due camere con lei. Essendo lei a posto coi documenti potremmo anche provare a rilevare un affitto di prima mano, ovviamente sempre pagando. Però, quantomeno, potremmo sceglierci il posto.
A questo punto non mi resta che aspettare e vedere che succede.
Quel che è certo è che oggi pomeriggio e (forse) domani mattina dovrò mettermi a lavorare sull’appartamento per renderlo più presentabile di quanto non sia al momento 😀

Casa

Dato che me le avete chieste, eccovi un po’ di foto dell’appartamento: per oggi cominciamo dall’esterno!

Ecco come si presenta la strada che porta verso il condominio. Come potete vedere, per essere città, il verde non manca (fuori cinguettano gli uccellini, in questo momento).

La strada di casaIl condominioDa fuori

Il portoneUna caratteristica per noi curiosa, può essere l’assenza dei citofoni: in Svezia, generalmente, i condomini ne sono sprovvisti. Per entrare bisogna inserire un codice nel tastierino numerico che potete vedere nella foto qui a fianco.

Posso immaginare che, in realtà, questi codici non siano poi così ultrasegreti (ad esempio: i postini ne sono a conoscenza), ma, evidentemente, non ci si da poi troppo peso.

L’altra sera ho avuto un momento di panico: rientrando alle 4 di mattina, non mi accettava la combinazione. Per fortuna, al terzo tentativo tutto è andato a buon fine.

Qui vedete invece la washing room: è molto spartana, con gli elettrodomestici vecchi (per non dire “rotti”, come già spiegato), ma è comunque un’ottima cosa non dovere avere una lavatrice in casa.
Personalmente, sarei favorevolissimo ad importare quest’usanza anche in Italia.

Washing Room 1Washing Room 2

Ecco invece come si presenta l’appartamento.

La sala:
La salaLa sala dall'altro lato

Il cucinino (coi piatti sporchi):
Cucina

Il bagno:
Bagno

L’armadio/dispensa:
armadio

Per ora è tutto. Questa sera esco… spero, stanotte, di ritrovarla, la strada di casa! 😛

Lavatrici

Oggi ho incontrato il mio “padrone di casa” (lo conosco da un paio d’anni, ma non ci eravamo ancora visti da quando mi sono trasferito qui), che è venuto a spiegarmi alcune informazioni, cose che, per lo più, sapevo già ma che è sempre meglio ribadire, nonché a prendere l’affitto dei primi due mesi.

Una cosa che differenzia il tipico appartamento italiano da quello svedese è che qui non serve acquistare una lavatrice: ogni condominio è dotato di una sala apposita, che contiene lavatrice ed asciugatrice (vi ci voglio vedere, a stendere la roba fuori d’inverno quando ci sono poche ore di sole e temperature rigide). Oggi mi ha fatto vedere dove è questa sala e le modalità di accesso e prenotazione: una semplice lista in cui basta segnare il proprio nome negli slot di tempo disponibili. Peccato che la lavatrice si fosse appena rotta: il condominio aspetta un rimpiazzo… speriamo che ci siano delle istruzioni in inglese!

David mi ha anche fatto notare (come se non me ne fossi già accorto) che le pareti sono molto sottili, e chi capiterà di sentire parecchio i vicini. Per fortuna, gli svedesi sono silenziosi e poco caciaroni.

Per il resto tutto a posto. In strada, quando porterò su l’auto, potrò posteggiare liberamente: c’è solo una limitazione per un solo giorno alla settimana, e solo d’inverno (immagino sia per l’eventuale passaggio di spazzaneve). Fra l’altro, parlando d’auto, avendo una targa estera sarò uno dei fortunati che potrà tranquillamente entrare in Stoccolma “città” (ricordo che io abito a Bromma), senza dovere pagare la tassa d’ingresso che spetta a chi non è, appunto, di Stoccolma città.  Personalmente, però, preferirò muovermi con l’ottima Tunnelbana, di cui, probabilmente, vi racconterò qualcosa domani.