Utilizzi creativi

Mia figlia ha trovato modo di sfruttare le schede referendarie arrivate oggi, fuori tempo massimo per potere votare.

Non si butta via niente

P.S.: Abbiamo lanciato ieri il sito del Com.It.Es svedese, di cui sono onorato di far parte. Mi troverete anche lì.

Diritto negato

Per la prima volta da quando risiedo in Svezia, non mi sono arrivate in tempo utile le schede per votare ai Referendum. Al di là di quali fossero le mie intenzioni al riguardo (votare o meno, e a quali quesiti) resta comunque un diritto che è stato negato a me e tanti altri. Sì, perché, a quanto pare siamo proprio tanti in Svezia a ritrovarci in questa situazione.
Con i Comites di Stoccolma indagheremo nei prossimi giorni le ragioni della cosa e discuterne assieme al Consolato per evitare che il problema si ripresenti.

NATO ieri

Come probabilmente saprete, la Svezia ha deciso di rompere con la propria tradizione di neutralità (cosa che in realtà era già avvenuta in parte con l’adesione al Trattato di Lisbona dell’Unione Europea) e mandare la richiesta di ingresso nell’Alleanza Atlantica. L’invio formale è avvenuto ieri, uno storico 18 maggio 2022.

Ciò che si teme è, ovviamente, un’invasione da parte della Russia. Qualcuno può ancora chiedersi cosa possa mai volere Putin dal Regno delle Tre Corone, ma la questione è nota da tempo: l’isola di Gotland è strategica per il controllo del Baltico e per la protezione dell’enclave di Kaliningrad, nel caso la Russia decida di esercitare pressioni (o peggio) sulle repubbliche baltiche.

Personalmente quella dell’adesione è una scelta che non condivido: trovo che la neutralità conferisse al paese un ruolo di livello più alto nelle mediazioni internazionali e che, soprattutto, la decisione esponga maggiormente il paese a possibili conseguenze e rischi di escalation militare. Inoltre mi piace molto poco l’idea di una Svezia soggetta ai ricatti di gente come Erdoğan, o ai capricci del presidente americano di turno (ammetto di essere molto preoccupato per un possibile ritorno al potere di Trump). Insomma, trovo che i possibili vantaggi dell’appartenenza alla NATO siano decisamente minori rispetto agli svantaggi e i rischi ad essi associati.

Magdalena Andersson e il resto del governo svedese non la pensano però così. E hanno tutto il diritto di farlo, e agire di conseguenza.

Si sta discutendo molto, anche fra gli italiani residenti qui, di come un governo eletto senza un mandato per aderire all’Alleanza (fino a Febbraio, i socialdemocratici erano assolutamente contrari) abbia deciso di farlo in fretta e furia, senza consultare il popolo in un referendum.
C’è che dice che lo abbia fatto perché i sondaggi post-invasione dell’Ucraina mostrano una forte voglia di adesione, e che così facendo si eviti di farne una questione elettorale in vista delle prossime elezioni autunnali.
Ammetto senza problemi di essere stato il primo a pensarlo, ma alla fine bisogna riconoscere che è in buona parte dietrologia.

I punti fondamentali sono questi:

  1. Io “pago” un governo per prendere decisioni importanti e veloci nei momenti di crisi. Che io condivida o meno queste decisioni è una questione a parte, e alle prossime elezioni deciderò se premiare o meno le scelte di governo di questi ultimi anni: la democrazia rappresentativa funziona così!
  2. La Andersson e i suoi ministri hanno accesso ad informazioni sulla sicurezza nazionale cui io non ho accesso, e che non possono essere diffuse per ovvi motivi
  3. Se anche avessi per qualche strano motivo accesso alle suddette informazioni, probabilmente sarei in grado di capirle solo per sommi capi e finirei per avere ancora più dubbi che prima

Insomma, per quanto non approvi l’iniziativa, a differenza di diversi altri connazionali (di entrambe le nazioni), non ho obiezioni sul fatto che si sia presa una decisione al riguardo senza passare da una consultazione popolare: quella del governo è una scelta assolutamente legittima la cui urgenza è stata giustificata dalle circostanze attuali. Speriamo solo di non pagarne le conseguenze!

Vi fa inorridire la pizza con l’ananas?

Sappiate che dalle mie parti c’è una pizzeria che propone la “Pizza Flygande Jakob”, basata sul piatto omonimo fatto con banane, pollo, curry, arachidi e, sempre lui, l’immancabile ananas.

Il Giacobbe Volante

Il Flygande Jakob è una della folli invenzioni degli anni ‘70, quando l’accesso a nuovi ingredienti portò gli svedesi ad ogni tipo di sperimentazione culinaria e nella versione classica del piatto, invece di curry e ananas, ci sono panna e pancetta.

All’epoca la portata divenne molto popolare, ma oggi sono molti, soprattutto fra le nuove generazioni, a considerarla disgustosa.

Ma se pensate che sia finita qui, non vi illudete!

  • la numero 34 (“Cinque”) è una pizza con champignon, cozze, gamberi e… ananas.
  • la numero 42 contiene filetto di maiale, pomodori freschi, salsa bernese e champignon e… ananas.
  • in un incrocio internazionale ai massimi livelli c’è una “Kebab messicano” (41) con carne di kebab, jalapeño, salsa tacos, aglio pressato e condimento per tacos

Nota: tutte le suddette pizze sono salsa di pomodoro e “formaggio”, un mix generico di formaggi che non sono mozzarella. Sì, mettono le cozze sopra a questo mix. E, ovviamente, il tutto viene servito con l’insalata per pizza!

Il menù pizze completo

Resta la grande domanda: ma qualcuno ordinerà e mangerà davvero queste pizze, o il ristoratore le mette lì solo per fare scena, avere un’offerta molto ampia ed, eventualmente, fare parlare di sé? Sinceramente… non voglio proprio saperlo!

Un mondo all’incontrario

Uno degli svantaggi del vivere in campagna è che spesso hai a che fare con persone dalla non troppo ampia apertura mentale e comprensione di ciò che sta succedendo nel mondo. Quello che però non ti aspetti è a che a presentarsi in questa maniera siano le persone che lavorano nel sistema educativo.
Ora, cominciamo con una premessa: l’inizio scolastico di Aurora non è stato dei più fortunati. Proprio in coincidenza dell’apertura dell’anno didattico, mio padre si è malato gravemente, ed è poi venuto a mancare. Quindi, fra viaggio in Italia, quarantena che ci siamo imposti (perché moglie e figlia si sono prese un forte raffreddore al rientro) ed altro ancora, Aurora ha effettivamente perso dei giorni di scuola all’inizio. Ma ha comunque recuperato in fretta (qui si procede molto lentamente, e lei sa già leggere bene), e a scuola va sempre volentieri.
Alla direzione e al personale scolastico, però, questo inizio non è andato bene, e soprattutto non va bene una cosa: Aurora è l’unica bambina a scuola a preoccuparsi di 1) indossare la mascherina 2) cercare di mantenere le distanze. E sia chiaro che non la costringiamo noi: lei è ben felice di portare la mascherina e ci tiene a non avere altri bambini incollati a lei.
All’inizio dell’anno scolastico, ancora, qualcosa per provare ad arginare la pandemia si faceva. La ginnastica si faceva all’aperto, non si faceva la doccia a scuola, le classi pranzavano separate. A nostro avviso era troppo poco, ma comunque meglio che niente. Da metà settembre, nulla di tutto ciò. Ginnastica al chiuso, Aurora obbligata condividere la doccia con un’altra bambina (!), banchi raggruppati ad isola, alunni incoraggiati a suonare a turno lo stesso strumento a fiato (!!), a massaggiarsi (!!!) Insomma: secondo la nostra scuola (che sicuramente seguirà alte direttive), la pandemia non esiste.
Il vero problema, per loro, è la mascherina. Più volte è stata invitata a togliersela dal personale docente (indecente?) perché “non ti sentiamo bene”, “ma perché la porti?”, “se fai la doccia la devi togliere”. Lei, giustamente, si rifiuta.
Poi sia chiaro, ci sono state altre assenze occasionali. Se Aurora un giorno è fortemente raffreddata o ha la temperatura alta, quel giorno non la mandiamo a scuola, in giornata la testiamo (abbiamo comprato i test rapidi salivari, che facciamo a casa) e se tutto è a posto la mandiamo il giorno dopo. Cerchiamo di avere un approccio responsabile.
Ora, da oltre una settimana Aurora ha una febbriciattola che si trascina: nulla di serio (speriamo!) ma stiamo indagando con il vårdcentral per capire cosa sia esattamente, visto che non è la prima volta che succede. La diagnosi sta prendendo più tempo del previsto perché all’inizio non eravamo sicuri che la febbre fosse una conseguenza del vaccino anti-influenzale e poi perché l’ambulatorio non ha accettato (giustamente!) il risultato del test rapido e, prima di visitarla, ha voluto il risultato di un tampone molecolare.
Bene: approfittando di questa assenza, la preside della scuola ha deciso di segnalarci ai servizi sociali. Per le assenze? Anche, ma soprattutto perché “costringiamo la bambina ad indossare una maschera a scuola”. Oggi abbiamo chiamato la responsabile dei servizi sociali per fissare un appuntamento, ma ci ha chiesto subito “ma che maschera è?” E quando le abbiamo spiegato che è una mascherina per evitare il Covid-19 si è messa a ridere, ha risposto “ma io vi capisco!” e ci ha detto che rispedirà la segnalazione al mittente. Qualcuno con cervello, in un mondo all’incontrario, c’è.

La simpatia di Byggmax

La compagnia di negozi di materiali edili ha deciso di prendere per i fondelli la Torre di Pisa, definendola “edificio fregatura”…

“Non costruisco fregature”

Ricordiamo loro che uno degli orgogli nazionali è una bellissima nave affondata da sola pochi minuti dopo il varo.

Vovve, Volvo, Villa

Si dice che il sogno di ogni famiglia svedese sia di possedere le “tre V”: vovve (cane, nella parlata dei bambini), Volvo (l’auto, ovviamente), villa (la casa indipendente). Noi abbiamo un gatto, una Dacia e una Ford, ma abbiamo appena messo una spunta sulla terza casella.

Ci siamo trasferiti a Smedstorp, comune di Tomelilla, nell’Österlen, a poco più di un’ora da Malmö. Ne parleremo più avanti!

Due grafici

Una delle cose che leggo/sento più spesso, quando sento parlare della strategia svedese è “la Svezia è riuscita contenere la pandemia senza sovraccaricare gli ospedali”. Vorrei controbattere a questa affermazione con due grafici, presi direttamente dal sito di Folkhälsomyndigheten e quindi ufficialissimi.


A sinistra trovate i nuovi decessi per giorno. A destra i nuovi ricoveri in terapia intensiva per giorno. Ecco, adesso soffermatevi sulle differenti scale, e riflettete un attimo. Penso sia chiaro: per ogni due persone che morivano, ne provavano a curare una. Capito perché non si è andati in saturazione?

È una cosa di cui avevamo già discusso in passato: come spiegato nell’aggiornamento al post Di anziani e terapia intensiva negata, effettivamente si è deciso di iniziare a fare selezione all’ingresso al riguardo di chi aveva diritto alle cure.

E sia chiaro, non si parla solo delle terapie intensive più acute, come le intubazioni. Un larghissimo numero di anziani è stato lasciato nelle abitazioni e negli ospizi senza cure di base. Solo morfina e cure palliative. Niente ossigeno, niente anticoagulanti, niente endovene.

Lo racconta (fra gli altri) il Dagens Nyheter, uno dei quotidiani più autorevoli di Svezia, non certo una testata complottara o apioristicamente antigovernativa.




Bisogna conoscere un medico per poter vivere?
(…)
In primavera si diceva che era importante proteggere gli anziani dal COVID-19. Ma proprio la maniera in cui sono stati trattati gli anziani lascia una ferita aperta
(…)
Perché gli anziani sono stati lasciati morire senza cure?
(…)
Nonostante ci fossero posti disponibili, agli anziani malati di COVID-19 sono state negate le cure a più riprese
(…)
(Viene raccontata la storia di un anziano salvato dal figlio medico, che all’ennesimo rifiuto ha sfruttato i propri agganci per costringere l’ospedale a farlo ricoverare)
(…)
Ciò di cui si necessitava non era trattamento coi ventilatori, ma le cose con cui le cliniche geriatriche lavorano normalmente: trattamento endovena, anticoagulanti, ossigeno.
(…)
Il sapere questo ha salvato la vita di Claes Hildebrands. Ma c’è stato bisogno di un figlio capace di affrontare la discussione, che in più era un medico.


Si dirà, “anche in Italia ad un certo punto si sono lasciati gli anziani senza cure”. Vero (probabilmente). La differenza è che in Italia lo si è fatto quando si è arrivati alla saturazione, e solo nelle zone interessate. In Svezia lo si è fatto per non andare in saturazione. Razionalmente e cinicamente potrebbe essere stato un approccio giusto, per riuscire a garantire le cure a chi aveva una possibilità maggiore di salvarsi. Moralmente ed eticamente lo sarebbe stato solo se si fosse fatto qualcosa per evitare di arrivare a quella situazione, se si fosse cercato seriamente di limitare il contagio. Il problema è che questo qualcosa non lo si è fatto, e quindi la scelta è stata eticamente inaccettabile.

Quello che non si può fare a meno di chiedersi è come sia possibile che le persone che hanno sbagliato tutte le valutazioni e le previsioni da febbraio ad oggi, possano essere ancora al loro posto. Se finalmente si cominciano a vedere qualche crepe nella fiducia nei confronti di FHM, è davvero intollerabile vedere Anders Tegnell e i suoi ancora lì. In qualunque altro posto, chi ha letteralmente sbagliato tutto sarebbe stato mandato a casa da tempo.

Un grafico con tutte le “ultime parole famose” di Tegnell e FHM.
Fonte: https://twitter.com/DrEricDing/status/1327770748036009987/photo/1


Ormai sono in molti a concordare nel fatto che l’atteggiamento di FHM, il loro sottovalutare continuamente il problema e mandare segnali discordanti, abbia contribuito a fare sì che 1) le regioni siano arrivate impreparate alla seconda ondata 2) la popolazione si considerasse fuori pericolo cominciando ad avere atteggiamenti più liberi.
Forse anche per questo, Stefan Löfven e il Ministro della Salute Lena Hallengren hanno iniziato a farsi vedere più di frequente in televisione. Speriamo che sia l’inizio di un cambio importante!

No, non è un complotto

Questo articolo del Post spiega ottimamente perché le politiche svedesi sul Coronavirus non stiano funzionando. Il pezzo racconta molto bene come, a paragone dei paesi vicini (gli unici cui si possa paragonare, per questioni demografiche, culturali e sociali), la Svezia stia andando malissimo.

Ovviamente, le reti sociali sono però ovviamente strapiene di rincoglioniti che immaginano complotti inesistenti, che si inventano giornalisti al soldo di Conte per certificare la validità delle scelte del governo italiano e denigrare la libera Svezia.

Uno dei video che gira più spesso è quello di un presunto giornalista di un sito complottaro che paragona la curva del grafico svedese a quella italiana. Peccato che il tipo non consideri assolutamente due fattori e non sia assolutamente in grado (o non abbia intenzione di farlo) di capire i numeri svedesi.

Esattamente come per la prima fase, la seconda ondata è arrivata in ritardo rispetto all’Italia. Ed è arrivata sul serio.

Il secondo fattore è che in Svezia i numeri arrivano spesso in deciso ritardo, e che quindi non si possono considerare attendibili quelli degli ultimi 10-15 giorni.

Questa animazione fatta la scorsa primavera mostra come la curva dei decessi tenda, in in un determinato momento, ad apparire molto più piatta di quanto non sia in realtà. Una volta che i numeri siano arrivati e siano stati inseriti nel giorno giusto (fenomeno che qui si chiama eftersläpning, ovvero rilascio ritardato), ecco che la situazione per lo stesso giorno apparirà molto diversa.

Chi, come il sottoscritto, ha guardato i numeri quasi quotidianamente sa che in determinati periodi l’inattendibilità dei dati è arrivata a quasi tre settimane.

Dire che non c’è una seconda ondata, perché si guardano i dati delle ultime due settimane e sembrano piatti è semplicemente incapacità di guardare i dati conoscendo il loro contesto. O malafede.

Con queste premesse, è molto probabile che una proiezione credibile dei dati attuali dei decessi sia quella di questo grafico.

Per quanto riguarda la psichiatra italiana che lavora a Stoccolma, vorrei ricordare quegli “illustri” medici italiani che parlavano di virus clinicamente morto, o stupidate del genere. Non commento.

L’articolo di Expressen sulla seconda ondata mostra una situazione decisamente più tragica e realista. Fatevi un favore, usate Google Translate e leggetelo. Il link è questo.

Se poi pensate che i giornali italiani siano al soldo di Conte, devo dedurne che dobbiate pensare la stessa di cosa di quelli svedesi, ogni volta che appare una dura critica alla strategia locale. La lunga mano del Presidente del Consiglio ha dell’incredibile!

Per diversi mesi Folkhälsomyndigheten e l’epidemiologo di stato Anders Tegnell hanno detto di non credere ad una seconda ondata. Ora crescono il numero dei morti e la pressione sulla sanità, mentre la capacità di fare test ha raggiunto il limite in diverse parti del paese. Responsabili della sanità e politici ritengono cue gli errori di valutazione dell’autorità abbia influenzato la loro capacità di essere preparati e la volontà degli svedesi di seguire le restrizioni.


La strategia svedese non protegge i più deboli


La strategia svedese non regge più.


Critica contro la Svezia. Tattica sbagliata – ci sono stati più morti


Insopportabile, poi, leggere da parte di chi la Svezia l’ha vista solo col cannocchiale, celebrazioni di una sanità che è in realtà molto carente (scarso accesso ai medici, personale sovraccarico di lavoro, pochissimi letti d’ospedale, pochissimi esami preventivi) e del senso civico degli svedesi, quando ancora adesso nessuno è in grado di quantificare esattamente quanti non seguano le raccomandazioni di FHM (ancora di recente ho visto girare da parte di medici cifre a caso fra il 20 e il 50%), dato che non esiste alcun numero attendibile al riguardo.

Quindi, per tutti quelli che si augurano una strategia alla svedese in Italia, una bella domanda: se una strategia si rivela la peggiore possibile in una regione (il nord Europa) dove, per questione demografiche, culturali e sociali, è più “facile” contenere il virus… quanto bisogna essere cretini per pensare di poter proporre la stessa strategia in una regione in cui è più complicato farlo?

(e, sia chiaro… tutto questo senza esprimere alcun giudizio di merito su quanto si sta facendo in Italia)


Nota: questo articolo vi è stato offerto da un assegno pagato dal Presidente del Consiglio Conte.

E anche il Fatto Quotidiano…

… si inventa una rivolta di 300 anti-islamici che non c’è mai stata.
Complimenti a Michela Danieli per il fantagiornalismo!

Per sapere come sono andate le cose, vi rimando ovviamente a Tarquini e Repubblica lo fanno di nuovo

Sia chiaro: tutto questo senza volere sminuire i problemi legati all’estrema destra. Ma la verità non si inventa!

Tarquini e Repubblica lo fanno di nuovo

Una notizia semplice semplice:

  • Un provocatore svedese, invitando un noto provocatore danese, organizza un rogo pubblico del Corano nel quartiere “ghetto” di Rosengård
  • La polizia non dà l’ok a fare la cosa lì, ma la permette in una zona più tranquilla della città (cosa che non si può impedire, per via della libertà d’espressione)
  • In ogni caso, cercano di sabotare l’iniziativa bloccando l’ingresso nel paese del provocatore danese
  • I sostenitori dell’iniziativa vanno avanti lo stesso e bruciano* il Corano. È una piccola manifestazione con quattro gatti, ognuno di loro un perfetto imbecille.
  • 300 musulmani teste calde, per protesta, mettono a ferro e fuoco parte della città (peraltro condannati dalle associazioni islamiche locali).

Un buon riassunto in inglese si trova su The Local.

Ora, cosa si inventa Tarquini?

Si inventa che quelli che hanno messo a ferro e fuoco la città sono gli scandinavi di estrema destra. Non vi linko l’articolo su Repubblica, perché certa rumenta non se lo merita.

Ovviamente il luminare delle bufale viene sbugiardato da tutti i connazionali che lo accusano giustamente di avere scritto stronzate, e lui cosa fa?

Li accusa di essere di estrema destra.

Se non l’avessi visto, non ci crederei.

Ho il serio sospetto che qualcuno risponderà così:

Fino a quando Repubblica permetterà di pubblicare cose così vergognose, e a tollerare un simile atteggiamento da parte dei suoi giornalisti? Non lo sappiamo proprio!


* correzione. Alla fine lo avrebbero “solo” preso a calci.

Quattro mesi dopo

Mi sono preso una pausa di riflessione dalla scrittura sul blog (e me ne prenderò altre) in attesa di verificare gli sviluppi della situazione covid-19.
Sono passati appunto quattro mesi, e molti si chiedono tuttora come sia andato il contagio in Svezia. Vedo spesso condividere link schierati che descrivono il paese come un paradiso che è riuscito a contenere il virus nella totale libertà, altri che lo descrivono come un inferno dove il governo ha deciso di sacrificare la popolazione nel nome dell’economia. Cosa c’è di vero? Proviamo a rispondere!

  1. È riuscita la Svezia a contenere il virus senza lockdown? Se, per contenere, intendiamo il riuscire a fermare la crescita di casi e di persone decedute… , ci è riuscita. La curva dei decessi parla chiaro: dopo il grande picco iniziale, già da metà aprile i numeri sono andati scemando, fino a raggiungere le poche unità giornaliere.
    Numero di decessi per giorno. La linea in rosso indica la media calcolata sui sette giorni precedenti. Nota: I dati degli ultimi 15 giorni non sono affidabili.
  2. È riuscita a farlo in termini accettabili? Se parliamo di vite umane, in questo momento, dobbiamo dire di no. La Svezia ha avuto 5783 vittime. Le vicine Danimarca, Norvegia e Finlandia ne hanno avute, rispettivamente, 621, 261 e 333. Ciascuno di questi paesi, fra l’altro, ha circa la metà della popolazione della Svezia.
  3. Ma i conti si faranno alla fine, no? I conti si faranno alla fine, ma, in questo momento, con diversi vaccini in arrivo, e cure che sono molto  migliori rispetto a quelle di aprile, appare molto improbabile che i numeri degli altri paesi nordici possano ad avvicinarsi a quelli svedesi. E PER FORTUNA, aggiungo!
  4. Ma almeno si è raggiunta l’immunità di gregge? Se parliamo di risultati di test degli anticorpi, la risposta è no. Ad esempio, i test effettuati a Stoccolma nella trentaduesima settimana dell’anno dimostrano che, a Stoccolma, solo l’11,4% del campione aveva anticorpi. È Stoccolma, da questo punto di vista, è messa molto meglio di altre aree. Folkhälsomyndigheten afferma però che gli anticorpi verrebbero sviluppati solo dalle persone che hanno avuto sintomi meno lievi. Per gli altri, sempre secondo FHM, ci sarebbe un livello di immunità conferito dai linfociti T. Non ci sono però dati al riguardo.
  5. Ma, quindi, l’immunità di gregge è parte della strategia svedese? Ufficialmente, la risposta è sempre no. Negli ultimi giorni è però emersa una verità che da tempo era sospettata: il giornalista freelance Emanuel Karlsten è entrato in possesso di diversi scambi di email, che dimostrano come Tegnell abbia suggerito di tenere aperte le scuole per permettere il propagarsi del virus e raggiungere quindi l’immunità di gregge.
  6. Quindi non bisogna fidarsi delle autorità svedesi? Se quanto emerso in questi giorni verrà confermato, allora si potrà dire che Tegnell e i suoi hanno apertamente mentito a tutta la nazione. Ci sarebbero altri punti oscuri nella gestione dell’epidemia da parte di FHM, come un controverso contratto per Johan Giesecke. L’ex mentore di Tegnell, ora consulente in pensione e personaggio molto controverso per via della sua aperta superbia, avrebbe evitato di menzionare un possibile conflitto di interessi riguardante la moglie. Inoltre, la sua influenza sulle scelte effettuate sarebbe stata molto più alta di quanto lasciato ufficialmente intendere. Giesecke è una persona piena di superbia, il cui atteggiamento saccente ha provocato non pochi problemi e incidenti: degno di nota, in particolare, uno scambio di comunicazioni con il capo epidemiologo norvegese, in cui Giesecke ha scritto apertamente che la loro strategia era sbagliata. Infine, molte email interne riguardanti le scelte strategiche, sarebbero state cancellate, e non sarebbero quindi disponibili per una revisione della gestione della pandemia. Al momento, FHM non ne sta uscendo molto bene.
  7. Qual è la giustificazione per l’elevato numero di decessi? Secondo FHM la giustificazione principale è sempre da trovare nella pessima gestione delle case di riposo e dello scaricabarile fra differenti parti coinvolte (prima che lo stato prendesse il controllo in una realtà fortemente devoluta), ma ci sono anche altri fattori. In un’intervista televisiva Tegnell ha detto che, anche se la Svezia avesse applicato le misure norvegesi, non avrebbe probabilmente raggiunto gli stessi risultati, perché `”la popolazione svedese `ha una composizione differente rispetto a quella norvegese”. Il riferimento è probabilmente ad uno studio che avrebbe dimostrato come l’eccesso di mortalità svedese fra i nati in Europa e negli Stati Uniti è del -1% (leggi: è morta meno gente rispetto al solito), mentre per chi è nato in altri paesi del mondo sarebbe arrivata anche al 220%. La Svezia ha un numero di persone di origine straniera decisamente più alto rispetto a quello dei paesi circostanti, e gli immigrati vivono in condizioni peggiori, hanno meno accesso alle notizie, e hanno usanze sociali differenti. Bastano queste considerazioni a spiegare la differenza di cifre?
  8. Qual è l’approccio svedese sulla questione mascherine? Tegnell continua a dire che, anche se è provato che le mascherine rallentino il virus in laboratorio, non è dimostrato che ci sia un effetto positivo nell’utilizzo quotidiano da parte della popolazione. Comportamenti errati e senso di falso sicurezza, con diminuzione delle distanze, secondo lui, potrebbero rivelarsi anzi controproducenti. Negli ultimi giorni, dopo che gli altri paesi nordici hanno iniziato a imporre o raccomandarne l’uso in determinate circostanze, FHM ha detto di stare tenendo d’occhio la situazione. In giro non le porta nessuno, neanche in posti come ambulatori od ospedali. Sì, il personale medico non porta mascherine e, se lo fai tu, la gente ti guarda terrorizzata (pensano che tu sia il malato) o si mette a ridere. Noi continuiamo sulla nostra strada!
    Non sono ancora morto!
  9. E le scuole? Le scuole riaprono questa settimana, con solo accorgimenti minori. Aurora inizia fra pochi giorni, e c’è tanta amarezza: avrei voluto che il suo primo giorno di scuola non fosse ammantato da questo livello di ansietà, da questa sensazione di preoccupazione. Visto che io sto lavorando da casa e mia moglie è a casa anche lei, avremmo sicuramente preferito l’insegnamento a distanza: in questi mesi ci siamo tenuti distanziati piuttosto bene, ma ora questo muro sta per crollare per scelta non nostra.
  10. Che aspettative ci sono per l’autunno? Sicuramente c’è preoccupazione per un ritorno di fiamma del contagio, quindi restano tutte le raccomandazioni date fino a questo momento: non uscire in presenza di sintomi, lavarsi le mani, mantenere la distanza, lavorare da casa se possibile, utilizzare la bicicletta (o andare a piedi) come alternativa ai mezzi pubblici. Restano, nonostante le pressioni, tutte le restrizioni per aziende, ristoranti, ed eventi. Nelle ultime settimane si è notato un aumento dei contagi che ha riguardato soprattutto la fascia dei giovani adulti, che si incontrano e vanno a divertirsi a stretto contatto, fregandosene delle conseguenze. La paura (come in altri paesi) è che questi comportamenti irresponsabili riaccendano il contagio, soprattutto nei confronti dei familiari e di altre persone più anziane.
  11. Ma almeno l’economia è andata bene? Secondo il Financial Times, l’approccio leggero svedese ha pagato. L’economia della Svezia ha sofferto meno di quella dell’Eurozona. Ufficialmente, però, la salvaguardia dell’economia non è mai stata la motivazione per il mancato lockdown, cosa che FHM e ministri vari ci hanno sempre tenuto a ribadire anche in maniera molto seccata.

Sceneggiate

Premesso, sono da qualche decennio un lettore di Repubblica, un tempo della versione cartacea, poi di quella web. Sono anche da tempo abbonato pagante di REP.

Posso dire senza problemi che Repubblica è il primo giornale italiano che leggo quando ho un attimo di tempo, e quello che leggo più spesso.

Proprio per questo motivo, per il mio essere un affezionato cliente pagante, mi aspetto che il giornale che acquisto rispetti gli standard di quella che dovrebbe essere la missione sacra del giornalismo: la ricerca della Verità.

Nel caso della copertura della gestione svedese della crisi da covid-19, questa ricerca non c’è stata: sono stati pubblicati articoli che hanno disinformato, con notizie false e dati incorretti, e la sensazione di una totale mancanza di oggettività da parte di chi li ha scritti.

Probabilmente Repubblica non è stata la sola ad agire così: se me la sono presa con loro, e non con altri giornali, è perché quegli altri giornali li leggo molto meno spesso, e quindi noto meno certi errori.

Fatto sta, che la situazione non poteva non saltare all’occhio, ed ora ha iniziato a fare scalpore.

In Svezia, la giornalista Jennifer Wegerup ha attaccato su Expressen i servizi della stampa italiana, Repubblica e Corriere in primis. I due quotidiano vengono descritti, in generale, come esempi di buon giornalismo, ma non in questo caso specifico.

Voglio essere chiara, io non prendo posizione contro o a favore della linea svedese di questa crisi. Ce l’ho invece con il giornalismo di parte e menzognero.

In una prospettiva più grande è importante in questo momento il fatto che noi giornalisti dei media tradizionali abbiamo una responsabilità molto più grande. Dobbiamo avere un atteggiamento critico sì, ma obiettivo, in un’epoca in cui le bufale abbondano. E non si tratta più solo di agenti solitari, ma di forze più grandi che vogliono destabilizzarci e creare divisioni fra le nazioni.

L’atteggiamento di certa stampa è stato notato anche nello stivale da parte di Giap, che ha pubblicato un pezzo a titolo Gli eretici di Stoccolma. Come e perché la stampa italiana disinforma su Svezia e coronavirus. Se pure non mi sento di condividere con certezza le conclusioni finali, i fatti riportati sono comunque corretti.

Infine l’ambasciata. Sì, si è dovuta scomodare persino l’ambasciata di Svezia in Italia che ha dovuto critica Repubblica e Corriere con questo comunicato su Facebook:

Come l’ha presa l’eroe di Repubblica che ha scritto i pezzi incriminati?

Lo ha fatto attaccando la sua collega svedese (“filogovernativa”), l’ambasciata svedese (“verità ufficiali di odore sovietico”) e tutti gli italiani in Svezia che gli hanno fatto notare l’inaccuratezza dei suoi post (“non ebbi paura in prigioni comuniste a Praga nè a Bucarest sotto i cecchini della Securitate, voi e le verità ufficiali svedesi non mi fate paura”) e sempre ripetendo ad nauseam il mantra “Repubblica fa informazione, le parole di Löfven sono state riportate in maniera corretta”.

Talmente corretta, che, alla faccia del presunto “Mea Culpa” ieri Löfven ha ribadito il suo supporto alla strategia svedese: “sta tenendo”.

Di anziani e terapia intensiva negata

 

Ha fatto decisamente scalpore, negli ultimi giorni, la notizia per cui nella civile Svezia verrebbe negata la terapia intensiva agli anziani sopra gli ottanta anni e anche a quelli di età più bassa in caso di condizioni preesistenti.

Cosa c’è di vero?

Il documento che è circolato, pubblicato dal quotidiano Aftonbladet, è sicuramente un documento vero del Karolinska, e non è stato smentito da nessuno. Il documento parla chiaramente di distinzione in base all’età biologica (che non è quella anagrafica, ma questo è un altro discorso) e di condizioni significative preesistenti agli organi.

Indicazioni generali per la terapia intensiva:

  • Il paziente non si oppone alla terapia intensiva
  • La sopravvivenza e il recupero vengono giudicati probabili in relazione al livello funzionale abituale e la situazione complessiva di malattia
  • Assenza di un’altra malattia con aspettativa di vita più corta di 6-12 mesi
  • Età biologica inferiore ad 80 anni
  • Età biologica compresa fra i 70 e i 80 con compromissione significativa di al massimo un apparato di organi
  • Età biologica compresa fra i 60 e i 70 con compromissione significativa di al massimo due apparati di organi

Nel documento viene specificato cosa si intende per età biologica e che questa può essere quindi “più bassa o più alta di quella anagrafica”.
Il documento è basato sui principi della pubblicazione “Principi nazionali per la prioritarizzazione della terapia intensiva in situazioni straordinarie”.

 

Documento interno dell'ospedale universitario Karolinska
Il documento interno dell’ospedale universitario Karolinska

 

Riassumendo: ad un settantanovenne (facciamo finta che non ci sia differenza fra età biologica e anagrafica) in buone condizioni di salute ma con problemi al cuore, la terapia intensiva non deve essere negata. La stessa cosa ad un sessantanovenne con problemi a due apparati. 

La spiegazione del Karolinska è stata affidata ad un comunicato stampa:

Seguiamo le direttive nazionali e i principi di prioritarizzazione della terapia intensiva di Socialstyrensen. Non è l’età anagrafica ma quella biologica che conta nella scelta dei pazienti per la terapia intensiva. La prioritarizzazione medica parte sempre dalla prognosi che il paziente superi la terapia intensiva e si riprenda. Non dobbiamo sottoporre i pazienti ad una terapia molto dura se la prognosi non motivi la cosa.

Il documento è stato rilasciato negli ultimi giorni, quindi all’acuirsi della situazione, ma quasi sicuramente linee simili sono state seguite sin dall’inizio. Il dubbio l’avevo avuto già il 24 marzo leggendo un articolo del Dagens Nyheter.

Dal dn.se

L’età media delle 136 persone che finora sono state trattate in un reparto di terapia intensiva è di 63 anni. (…)

Una ragione per il fatto che l’età media è relativamente bassa è che molti anziani e molte persone con più malattie hanno difficoltà a superare la terapia intensiva.

Degli svedesi che sono morti di covid-19, una grande maggioranza non è mai passata per la terapia intensiva. Secondo il registro svedese della terapia intensiva, due persone trattate in terapia intensive sono morte, ma le statistiche non sono aggiornate e il numero esatto sarà probabilmente fornito nei prossimi giorni.

Quindi, la giustificazione che viene fornita è quella di volere evitare un accanimento terapeutico su persone che si ritiene non essere in grado di cavarsela.

In un commento sulla pagina Facebook collegata a questo blog, Francesco di Un Infermiere in Svezia mi ha confermato che il protocollo è stato applicato sin dall’inizio:

Francesco Vaccarezza

D’altronde, sia come detto da Francesco, sia come confermatomi da fonti interne affidabili, anche in Italia, almeno in determinati momenti e determinate località, si sono applicate linee guida simili (e sia chiaro che non mi interessa fare polemica al riguardo: se avete informazioni diverse mi va benissimo).

Infine, possiamo dare un’occhiata ai numeri forniti dal sito platz.se: possiamo così vedere che, almeno una piccola percentuale di ultraottantenni ha effettivamente ricevuto cure intensive. Se questa percentuale sia, dal punto di vista medico ed etico, giusta o troppo piccola, non sta a me giudicarlo. Ancora una volta mi sono limitato a riportare i fatti di cui sono a conoscenza, senza considerazioni personali sul merito.

platzse


img_6919AGGIORNAMENTO: Mi hanno passato un link in cui, effettivamente, si spiega che la situazione è cambiata nelle ultime settimane.
In pratica si spiega che, nonostante ci siano posti disponibili in terapia intensiva, si è deciso di dare un giro di vite in termini più restrittivi, per essere pronti al peggio.

Un paio di estratti:

In precedenza mettevano senza pensarci troppo gli ottantenni in terapia intensiva e ora abbiamo smesso. Un paziente ottantenne con il covid-19 non trae beneficio dalla terapia intensiva. Cinque settimane fa, più persone avrebbero ricevuto la terapia intensiva, se abbiamo stretto troppo lo vedremo a posteriori. 
Questo in pratica significa che una persona che ha 80 anni con remote probabilità, ma comunque pur sempre qualcuna, di sopravvivere ad un trattamento, non lo riceve più nonostante ci siano posti disponibili. (Johan Styrud, presidente dell’associazione dei medici di Stoccolma)


Ci sono pazienti che avrebbero ricevuto il trattamento in precedenza, ma che non lo ricevono ora?

Non sono in grado di rispondere a questo, ma è chiaro che siamo costretti a giudicare in maniera più precisa la possibilità che il paziente possa trarre giovamento dal trattamento. Questo ha anche a che vedere con il fatto che se uno ha il covid-19 ad un’età più avanzata ed ha altre condizioni precedenti, la probabilità di sopravvivere bassa, come evidenziato da studi internazionali. E a quel punto si rischia di avere ridotto le possibilità di qualcun altro. Prima del virus avevamo maggiore spazio di manovra: potevamo avviare un breve ciclo di terapia e attendere una reazione, ma ora non abbiamo più le stesse possibilità. (Björn Persson, responsabile del reparto di terapia intensiva all’ospedale universitario Karolinska)

La disinformazione di Repubblica

Scrive Andrea Tarquini su Repubblica:

CLAMOROSA e vergognosamente tardiva autocritica del premier svedese, il socialdemocratico Stefan Löfven, sull’emergenza coronavirus. “Non abbiamo fatto abbastanza”, ha detto il capo del governo della potenza egemone del Grande Nord all’emittente Svt.

Beh, o Andrea Tarquini utilizza un traduttore automatico o scrive volontariamente delle falsità.

Stefan Löfven ha detto tutt’altro:

“Beredskapen har inte varit tillräckligt bra”

Ovvero: ha detto che la Svezia non era sufficientemente preparata (dal punto di vista delle leggi, dei processi e delle risorse) ad affrontare grandi crisi. Crisi di qualunque tipo, e non necessariamente questa nello specifico.

Ha anche detto che il governo ha quindi dovuto iniziare un percorso per essere più pronti nel futuro, in termini di leggi, protezione civile e difesa totale, ed è soddisfatto del fatto che si stia trovando un largo consenso politico per lavorare a questo percorso.

Nessun “mea culpa”, di “clamoroso e vergognoso” c’è solo la falsità e la cialtroneria di certa informazione.


Aggiornamento:

In un mondo ideale, un giornalista che venga corretto da chi ne sa più di lui su un argomento, farebbe, lui sì, un mea culpa e pubblicherebbe una smentita.

Il signor Andrea Tarquini non accetta invece le critiche al suo articolo che sono arrivate da diversi italiani in Svezia e da svedesi. Critiche nel merito della traduzione e dei dati forniti.

Ecco i commenti su Twitter:

Ed ecco le meravigliose risposte:

Notare le due chicche:

  1. Lui l’ha letto su qualche agenzia di stampa è quindi è sicuramente vero. Sono “menzogne” quelle di chi, sapendo lo svedese, gli dice che la traduzione è sbagliata. Perché le agenzia sono infallibili e, ovviamente, un giornalista non deve andare a verificare alla fonte.
  2. Le minacce al direttore. DOVE CAVOLO SONO LE MINACCE AL DIRETTORE? Cos’è questo vittimismo da due soldi, in un contesto in cui non c’entra nulla? Chi, in questo post, o nei commenti su Twitter ha minacciato il direttore?

Se poi ce la si prende con chi dice che c’è o incompetenza o malafede (un sospetto in tal senso viene dal chiaro bias del tono dell’articolo, ma possiamo soprassedere): impari a fare il suo lavoro! Vada alle fonti, non si limiti a copincollare, faccia le necessarie verifiche, e non mischi fatti ed opinioni personali. Se non fa così, l’unico a dire menzogne è lei.