Articolo 48 della costituzione (ovvero: avete rotto!)

Costituzione

 

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Non mi è mai piaciuto esprimere opinioni politiche tramite questo blog perché ritengo che non sia questo lo scopo dello stesso, e, quando qualcosa è trapelato, la cosa è sempre avvenuta in maniera misurata.

Al referendum io ho votato, come ogni volta che mi è stato possibile, esercitando il mio diritto/dovere. Cosa ho votato non è importante in questo contesto e non lo dirò qui: potrei tranquillamente aver votato per il sì come il per no. Potrei anche avere annullato la scheda (scelta che ho sempre ritenuto legittima).

Quello che però mi sta facendo sempre più imbufalire, negli ultimi anni, è il continuo tentativo di delegittimare il voto degli italiani all’estero. Allucinante poi, che questi tentativi di delegittimazione avvengano da esponenti politici che dovrebbero avere ben chiara la costituzione (che magari si vantano anche di difendere) e che dovrebbero invece rallegrarsi del fatto che i cittadini partecipino alla vita politica. Questa volta, quindi, mi sfogo.

Voti comprati

contro-salvini

La costituzione parla chiaro: leggetela qua sopra, stampatevela nella testa e fatevene una ragione.

Ora, non sta a me di spiegare perché la vita degli italiani all’estero sia comunque influenzata in maniera diretta dagli eventi che accadono in Italia. Potrei elencare le mie questioni personali, ma sarebbe comunque una delle mille sfaccettature dell’argomento. Potrei parlarvi della gestione della politica estera, delle tasse sulle proprietà, delle famiglie divise su due nazioni, della necessità di interfacciarsi con le autorità italiane e di mille altre cose… ma c’è tanta letteratura al riguardo che spiega queste cose meglio di quanto farei io, e vi invito a cercarla (e leggerla!) in rete.

Quello che però mi fa veramente incazzare è il concetto, ribadito spesso, per cui “se vincono gli altri col voto degli italiani all’estero è perché ci sono dei BROGLI

Dipende da chi vince!

Dipende da chi vince!

Gente che non ha assolutamente idea dei meccanismi elettorali e straparla di schede che votano in sedi di partito.

Gente che non ha assolutamente idea dei meccanismi elettorali e straparla di schede che votano in sedi di partito.

E quando vincono gli altri?

E quando vincono gli altri?

Ora, sinceramente, piantatela.
Tutti: destra, sinistra, sopra, sotto, in mezzo, si, no, boh, bla, non me ne frega nulla.

Gli italiani all’estero hanno tutto il diritto di votare e, di conseguenza, il loro voto ha il diritto di essere decisivo se le circostanze lo prevedranno. Rispettate il concetto di democrazia, per cui può vincere anche l’altra parte, evitate di fare vergognosi piagnistei e insinuare sospetti vergognosi e patetici quando i cittadini fanno il loro dovere.

Poi vogliamo discutere? Discutiamo.

  • Ius sanguinis: forse è vero. Forse l’Italia lo estende per troppo a lungo anche a generazioni che, ormai, hanno perso ogni contatto con la terra d’origine. Ricordatevene però anche quando la vostra squadra preferita compra il giocatore brasiliano grazie al passaporto italiano di mille generazioni fa, o quando si provano a proporre lo ius solis o una naturalizzazione facilitata (perché se i figli di uno che va all’estero devono perdere la cittadinanza, devono poi per forza potere acquistare quella del paese in cui vivono). La Svezia fa così: se i discendenti non fanno attivamente richiesta per mantenerla al compimento della maggiore età, possono perdere la cittadinanza. Però la Svezia concede la naturalizzazione molto più facilmente dell’Italia. Vi va bene?
  • Immagino che Gabriele, che scrive sulla pagina di Salvini, sia favorevole a dare il voto agli stranieri residenti in Italia, dato che devono preoccuparsi di dove vivono.

    Immagino che Gabriele, che scrive sulla pagina di Salvini, sia favorevole a dare il voto agli stranieri residenti in Italia, dato che devono preoccuparsi di dove vivono.

  • I cittadini all’estero non devono poter votare: è la costituzione, baby, ed è un diritto per cui ci si è battuti. Al limite si può fare come fanno altri paesi che, a intervalli regolari, prevedono che i residenti all’estero si ri-registrino come elettori, invece che mandare automaticamente tutto a casa anche a chi non se ne è mai curato parliamone.
  • Il voto per posta vuol dire che si possono fare brogli: il voto per posta si utilizza in tanti paesi (a volte anche internamente) per garantire ai cittadini la possibilità di esercitare un diritto. Il meccanismo utilizzato (l’ho già descritto in passato, evitate di parlare della bufala delle schede vidimate, che qui non si usano) è, tutto sommato, un compromesso abbastanza funzionale fra segretezza e certezza del voto. Tocca poi ai rappresentanti delle parti in gioco vigilare sull’operato degli scrutatori. Esattamente come in qualunque seggio. Dove i brogli non sono mai esistiti (sarcasmo). Al limite si può rivedere leggermente il meccanismo: in Svezia, ad esempio, c’è forse una maggiore certezza su cui abbia effettivamente votato (si firma la busta, e due testimoni controfirmano), ma di conseguenza c’è anche meno segretezza. Dai e togli, sempre un compromesso è.

Ma ripeto: non è una questione di cosa io abbia votato, perché in realtà non lo sapete. Questo post e i commenti ripresi da Facebook sono per difendere la legittimità del voto e solo per quello: difenderò il risultato qualunque sia, anche se non dovesse essere quello che ho espresso io. E, soprattutto…

SVEGLIAAAAA!

SVEGLIAAAAA!

Se il quattordici diventa quindici

keep-calmVolete mandare in tilt una discussione con uno/una svedese? Semplice: basta riferirsi al periodo di “due settimane” con l’espressione idiomatica “quindici giorni” e, dopo che sarete stati guardati come un essere proveniente da un altro pianeta, passerete la serata a discutere sul perché si dica così o cosà.
A quanto pare è uno scontro culturale che coinvolge le persone provenienti da paesi in cui si parlano lingue germaniche (inglese incluso) rispetto a quelle provenienti da aree neo-latine: cercando in rete ho visto che la domanda sul perché si usi “quindici” viene fatta anche da chi studia francese e spagnolo, lingua in cui si usa “otto giorni” per indicare una settimana. Cosa che, se vogliamo, la rende più coerente dell’italiano.

In Svizzera, addirittura, è stato fatto un interessante studio (pubblicato originariamente nel Bullettin VALS-ASLA, n° spécial, tome 1, 129-148,2015) in cui si spiega perché, nella norma giuridica, la locuzione tedesca 14 Tage debba essere resa in 15 giorni, e viceversa:

Secondo la mia ipotesi, in italiano si conta anche il giorno stesso in cui si enuncia la locuzione fra 15 giorni, giungendo allo stesso giorno di due settimane dopo, mentre in tedesco il primo giorno contato è quello successivo all’enunciazione della locuzione in 14 Tagen, giungendo parimenti allo stesso giorno di due settimane dopo.

La norma linguistica secondo cui il periodo o il concetto di due settimane si esprime con 15 giorni è antica; la troviamo già nel Decameron (III 7,11; III 7,99; VIII 2, 35; VIII 10, 31; VIII 10, 32; X concl., 3). Nella traduzione di un testo tedesco in italiano ci attendiamo che la locuzione 14 Tage venga resa con 15 giorni, e viceversa. Insomma, vorremmo leggere un testo che usi locuzioni proprie della lingua d’arrivo, come se si leggesse un testo originale. Ed è quanto normalmente accade.

Nella legislazione italiana, segnatamente nel Codice civile e nel Codice di procedura civile, si trovano soltanto esempi di 15 giorni (nessuno di 14 giorni). Anche nella legislazione cantonale ticinese figura soltanto il sintagma 15 giorni. Constatiamo dunque che nella legislazione monolingue italiana, in Italia e in Svizzera, l’espressione usata esclusivamente è 15 giorni, corrispondente alla locuzione della norma linguistica dell’italiano.

Come al solito: piccoli “scontri culturali” che emergono di tanto in tanto, quando meno te lo aspetti. Nel mio caso ci sono voluti solo sette anni!😀


P.S.: Però lo ammetto: da bambino mi sono chiesto pure io perché si dicesse quattordici e non quindici!

Stiamo bene!

Non date retta ai giornali italiani (o, comunque, non svedesi). Stanotte non c’è stata alcuna “notte di terrore a Malmö”. Ci sono stati un paio di casi di cronaca nera, come ce ne sono tanti altri in questa città, a quel che sembra pure scollegati fra loro. 

Quindi, le aspettative della stampa che spera in attentati e terrorismo per aumentare vendite e clic devono puntare in un’altra direzione. 

Cose calcistiche genovesi in Svezia

I "grifoni del Doria"?

I “grifoni del Doria”?

Qualche anno fa ho scoperto, non senza una certa sorpresa, che in Svezia esiste la squadra dell’Andrea Doria. Per chi non lo sapesse, l’Andrea Doria originale è una società di ginnastica genovese: dalla sua costola calcistica nacque nel 1946, a seguito della fusione con la Sampierdarenese, la seconda squadra cittadina.
Da parte di chi gestisce la squadra svedese c’è forse un po’ di confusione: il logo storico, con un bel grifone in mezzo, è decisamente più vicino all’iconografia del Genoa, la più antica squadra d’Italia, che non a quello dei cugini, e anche la seconda maglia della squadra ricordo molto una vecchia divisa d’allenamento genoana. Anche il logo attuale contiene un grifone (animale simbolo di Genova), ma è più personale. C’è da dire che leggere “Andrea Doria – Stockholm” equivale un po’ a leggere “Titanic – Iceberg”, ma questo è un altro discorso.

Dignatà

Dignatà

Fatto sta che ho scoperto oggi (ma forse me ne ero dimenticato) che esiste anche la squadra calcistica della Sampierdarenese e, a questo punto, comincio sentirmi circondato…

Sampierdarena, quartiere di Stoccolma?

Sampierdarena, quartiere di Stoccolma?

Forse dovrei attivarmi per fare partire veramente il mio progetto, mai decollato, di Genoa Club Sverige. Chissà…


Aggiornamento del 22 agosto. Pare che la Sampierdarenese sia anche venuta in pellegrinaggio…

2016-08-22 08_23_32-Le scuderie dell'astronauta – Google Maps

Cose che in Italia non succedono 

Foto da Wikipedia di Frankie Fouganthin, rilasciata su licenza CC

Foto da Wikipedia di Frankie Fouganthin, rilasciata su licenza CC

Dopo una serata a Copenaghen, al suo ritorno in Svezia, il  ministro dell’istruzione Aida Hadžialić viene beccata alla guida dalla polizia con una percentuale di alcool troppo alta nel sangue. Il valore è lo 0,2 ‰, esattamente la quota limite per cui già si viola la legge svedese sulla questione. 

Il giorno dopo (oggi), il ministro si dimette. Impensabile da altre parti. 


Aida Hadzialic (S) körde bil med alkohol i blodet – och togs av polisen för rattfylleri. Nu avgår hon som gymnasie- och kunskapslyftsminister. – Jag vill ta ansvar för det jag har…

Source: Ministern togs för rattfylleri – avgår | Nyheter | Aftonbladet

Derby

Oggi piccolo “derby” personale, per i campionati europei di calcio. Partita vista in ufficio, in una sala conferenza con due schermi, proiettore e poltrone ultracomode: perché, sfatiamo un luogo comune, non è solo in Italia che ci si ferma per il calcio. Inutile dire che ero circondato (eravamo in tre persone a tifare azzurri, contro il resto dell’ufficio), ma, comunque, tutto è andato tranquillo. Gli Svedesi vivono le partite in maniera molto più tranquilla degli italiani: nessuno che sbraiti contro lo schermo, insulti i giocatori, o quant’altro. Tutti calmi e qualche “JA!” o “NEJ!” ogni tanto.
Ho canticchiato entrambi gli inni nazionali, ma, ho tifato Italia. Contento per la vittoria, ma anche un po’ dispiaciuto per la Svezia. Certo che una squadra che fa zero tiri in porta in due partite farà ben poca strada, anche se spero nel miracolo contro il Belgio. Ma, sicuramente, prima di tutto, Forza Azzurri!

Maglia azzurra e tricolore!

Maglia azzurra e tricolore!

Notizie sconvolgenti

Ieri ho letto una notizia sconvolgente: avremo tempo fino a fine mese per usare le vecchie banconote da 20, 50 e 1000 corone, perché dopo andranno fuori corso, e si potranno usare solo le nuove.
“Notizia sconvolgente” per il semplice fatto che, a parte quella da 20, non penso di avere mai visto una sola volta le nuove banconote… e anche quelle vecchie mi mancano da un bel po’. Ormai sono mesi che giro con, in tasca, solo le 5 corone per il carrello della spesa, e pago praticamente tutto con la carta di debito. Persino le collette in ufficio si fanno ormai solo con metodi digitali.

In pratica, a parte un breve ritorno di fiamma qualche anno fa, i soldi “fisici” sono sempre più in declino e c’è chi prevede la loro estinzione entro cinque anni.
Personalmente, nulla di cui lamentarmi: nel mondo kontant-fri si sta proprio bene!

Source: Clock ticking on old bank notes – Radio Sweden | Sveriges Radio

È difficile trovare cannoli in Svezia…

…ma ad Elsimburgo mi sono imbattuto nella Pasticceria Cucco, l’unica konditori italiana di cui sia a conoscenza. Ottimi cannoli, appunto, eccellente caffè e tante altre paste invitanti. Perché, per quanto le adori, non si può vivere di sole fika svedese e prinsesstårta.

E bisogna dire che il bolognese David e sua moglie Nadia sono davvero persone squisiste e cordiali!

Ramlösa Hälsobrunn

A volte ti capita di finire in un posto quasi per caso, e di rimanerne meravigliosamente affascinato. Mercoledì sera ci siamo ritrovati a passeggiare velocemente per il Brunnpark di Ramlösa, un luogo meraviglioso che sembra essere rimasto fermo nel tempo.
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Ramlösa era una località che oggi è diventata un suggestivo sobborgo di Elsimburgo (Scania), e che è piuttosto famosa nel mondo per l’omonima marca di acqua minerale. Acqua minerale che nasce proprio in questo parco dalla storia particolare: intorno al 1677, mentre la Svezia era impegnata in guerra con la Danimarca, ci si rese conto che i soldati che si dissetavano a Ramlösa si rimettevano in forze riprendendosi da alcuni malanni. In un bosco della località, ad inizio ‘700 fu scoperta, in particolare, una sorgente di acqua ferrosa capace di ottime doti curative, cosa che diede il via a quello che fu un “centro benessere” frequentato da persone di tutto il regno. La fonte fu inaugurata nel 1707 e, pian piano, nuove strutture cominciarono a sorgerle intorno per aiutare e ospitare il crescente numero di pazienti e turisti desiderosi di benessere: persone di tutte le classi sociali si incontravano nel Parco durante i periodi di cura con l’acqua salutare. Ad inizio ‘800 il parco era un gran luogo di villeggiatura e festeggiamenti. Nel 1807 si costruì il primo Grand Hotel, una struttura con grandi sale e venti stanze totali. In seguito ad un incendio, sarà rimpiazzato dalla versione attuale (uno degli edifici in legno più grandi di Svezia) nel 1880. Attorno cominciarono a fiorire splendide ville, un centro termale e anche un “lazzaretto”, finanziato dal Re nel 1835 per permettere anche ai più poveri di potere godere delle acque curative di Ramlösa.  A fine ‘800 alcuni lavori di escavazione portarono alla scoperta di una seconda fonte, questa volta di un’acqua con poco calcare, ricca di minerali e leggermente alcalina. Questa nuova acqua fu molto apprezzata, al punto che si decise di iniziare a imbottigliarla e commercializzarla. Nacque l’acqua minerale Ramlösa, diffusa in tutto il mondo e oggi una parte importante del colosso Carlsberg. Il parco continuò la sua vita, ma dopo l’apice di fine ‘800 e inizio ‘900 (periodo nel quale si installarono brevemente anche delle attrazioni da parco divertimenti), arrivò l’inesorabile declino. Ad Elsimburgo fu costruito un Parco Popolare più adatto ad ospitare la voglia di sfogo dei locali, l’inesorabile accorciamento delle distanze globali portò i turisti a preferire destinazioni più esotiche, mentre le condizioni dei malati furono risolte da scienza e medicina meglio di quanto potesse fare la miracolosa acqua di Ramlösa. Durante la Seconda Guerra Mondiale il Parco fu utilizzato per ospitare 13000 rifugiati, operazione ripetuta a seguito della rivoluzione ungherese del 1956.  Dopo la guerra, mentre si impennava la vendita di acqua minerale, l’area perdette sempre più importanza, rischiando di cadere nelle mani di speculatori che progettavano di abbattere il Grand Hotel per costruire un centro commerciale attorniato da campi sportivi. Per fortuna prevalsero le proteste e il buon senso. Dichiarato come monumento protetto nel 1973, l’intero parco è stato quindi salvato e restituito alla collettività. Certo, il Grand Hotel è oggi sede di uffici e di un centro di riabilitazione, il centro termale è un condominio, le grandi feste e i balli sontuosi non esistono più, ma tutto è ancora bello come un tempo e le splendide ville in legno ottocentesche (di proprietà di privati, ma comunque protette) sono una gioia per gli occhi che ci portano indietro nei tempi. E mi dispiace tanto che non ci sia una Dear Miss Fletcher trapiantata in Svezia che possa immaginare e raccontare le vite delle persone che sono passate per quei prati e per quei viali sterrati!

Il parco oggi…

E ieri…

Succede al supermercato…

“A causa dei ladri di ciucci, li abbiamo spostati alle casse”


Ladri di ciucci?

Cioè, mi rendo conto che, per disperazione, si può tubare di tutto, ma è il concetto di “ladri di ciucci” che mi fa morire. 

Immagino il curriculum del ladro. Specializzazione: ciucci. E vai!😀

Valborg 2016

Anche quest’anno non poteva mancare la celebrazione della notte di Valpurga, e anche quest’anno abbiamo preferito evitare le grandi celebrazioni affollate di gente (come quella di Folketspark in Malmö o quella di Lund, una delle più grandi del paese) per cercare qualcosa di più piccolo e intimo.
La scelta è ricaduta su Klagshamn, un piccolo porticciolo ai confini del comune di Malmö.

Spiriti malvagi, state lontani!

Spiriti malvagi, state lontani!

A differenza che in Sibbarp, il falò non viene allestito in acqua ma alle spalle del porto. Forse un ambiente meno suggestivo (e l’evento è stato parzialmente penalizzato da problemi tecnici, che ci hanno impedito di sentire per bene il coro), ma comunque la solita esperienza affascinante.

Glad #valborg !

A video posted by Daniele Purrone (@purple74) on

#valborg

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Olio poco italiano

In questi giorni alcuni giornali e siti web, come il magazine Hunger e l’associazione Äkta Vara, hanno cercato di fare luce sul presunto olio d’oliva italiano in vendita nei supermercati. Grandi marche come Monini, De Cecco e la locale Zeta (fondata da un nostro connazionale emigrato) ingannerebbero i consumatori con etichette in italiano e termini quali “olio di oliva”, “extra vergine”, “fruttato” e “classico” (tutti nella nostra lingua) quando utilizzano in realtà olive provenienti da altri paesi, a volte anche extra europei (come la Tunisia). In alcuni casi, persino la pressa non avviene in Italia.

Nulla di nuovo sotto il sole, direte voi: succede anche nel Bel Paese… la differenza sta nel fatto che, nello Stivale, è normale utilizzare etichette in italiano anche per prodotti provenienti da altri paesi, ma se lo fai in Svezia la cosa non torna. In alcuni casi viene fatto notare come la generica provenienza delle olive (spesso indicata come “Unione Europea” o “Unione Europea più paesi terzi”) venga indicata proprio in piccolo e in italiano.

L'articolo di di Äkta Vara

L’articolo di di Äkta Vara


Sempre secondo Hunger, quattro su dieci degli olii testati non risponderebbero agli standard di “extra vergine”. Fra questi, quello a marchio della Coop svedese e quello della Berio sono considerati fra i peggiori in assoluto, e andrebbero declassati addirittura a “lampante” (termine con cui una volta si indicava l’olio che veniva destinato alle lampade, in quanto troppo scarso per le persone). Anche qui, come già emerso in Italia, nulla di nuovo sotto il sole… ma è triste notare come tutto il mondo sia paese.

Simboli del…

Il partito dei Liberali, già Partito Popolare, ha presentato ieri il suo nuovo logo. Fra l’ilarità generale. 

Il commento migliore? “Duro come la pietra. Rasato a nuovo. Neo-liberale”

Liberalerna

Marcus Birro e Mehmet Kaplan: di pranzi e cene

L'articolo di Aftondbladet che raccontò dell'incidente diplomatico fra Birro, allora scrittore di Expressen, e l'ambasciata italiana.

L’articolo di Aftondbladet che raccontò dell’incidente diplomatico fra Birro, allora scrittore del diffuso tabloid Expressen, e l’ambasciata italiana.

Marcus Birro è un giornalista e scrittore italo-svedese. Autore di popolari libri e serie tv, grande appassionato ed esperto di calcio, è noto pure per non avere paura ad esporsi anche in maniera non sempre diplomatica.
Nel 2012, un suo articolo su Expressen, in cui affermava che i politici italiani sono tutti in qualche modo collusi con la mafia, causa un piccolo incidente diplomatico con l’Italia, che coinvolge anche l’allora ambasciatore Stefano Persiani (che alla fine dovrà scusarsi con Birro per avere reagito in maniera esagerata). Ma i veri problemi iniziano nel novembre 2014, a seguito di un podacast pubblicato sul sito di estrema destra Exponerat in cui Marcus si permette, cosa che nella politically correct Svezia è quasi un tabu, di criticare l’islam. Birro viene immediatamente crocifisso da gran parte della rete, minacciato di morte, e finisce con il perdere il posto ad Expressen, ufficialmente per avere criticato il quotidiano. Poco meno di un paio di mesi dopo, il secondo evento di questa storia: per dimostrare di avere fatto bene a cacciare Birro, Expressen pubblica una notizia “sconvolgente”. Il giornalista viene pescato in un “pranzo segreto” assieme a due rappresentanti di Sverige Demokraterna, il partito di “estrema destra” (in realtà, come dico spesso, su posizioni ufficiali più moderate rispetto a quelle di un Salvini qualunque). E poco importa che il pranzo sia avvenuto assolutamente alla luce del sole in un ristorante frequentato da giornalisti e politici della città vecchia: per molti questa riunione “segreta” è solo la conferma del razzismo di Marcus, che ora perde anche il posto di redattore del blog dedicato al calcio italiano “Solo Calcio” e diventa un “paria” rinnegato da molti amici e colleghi. Reazione esagerata? A mio avviso nella maniera più assoluta: pur avendo opinioni politiche diverse, trovo che Birro sia tutto fuorché un esagitato estremista o razzista.

Ma andiamo oltre.

Mehmet Kaplan è il Ministro dello Sviluppo Urbano.  È il primo ministro svedese ad essere un musulmano praticante, è stato il leader e fondatore di più associazioni musulmane ed appartiene al partito dei Verdi, al governo dalle elezioni del 2014. Kaplan è una figura controversa: poco prima di diventare ministro afferma che i jihadisti che vanno a combattere in Siria sono come gli Svedesi che andarono a combattere in Finlandia durante la Guerra d’Inverno (dirà poi di essere stato frainteso e di avere scelto male le proprie parole). Molte delle critiche che gli arrivano addosso, però, non giungono dalla destra, ma anche dalle comunità di immigrati e dai suoi alleati di governo. Per i kurdi, gli armeni e anche per molti turchi progressisti, Kaplan è nulla più che un lacchè del presidente turco Erdoğan e la chiave di grimaldello per fare affermare la sua politica anche in Europa, nonché un islamista in maschera. Fra i detrattori di Kaplan, c’è ad esempio l’ex parlamentare socialdemocratica Nalin Pekgul, che non ha esitazioni ad utilizzare il termine “islamista”. Per gli estimatori, come il responsabile dei Verdi, Gustav Fridolin, invece, Kaplan è un democratico, progressista e femminista, una persona di cui fidarsi.

Keplen con la moglie. Foto ddi Johan Fredriksson, pubblicata su Wikimedia su licenza Creative Common

Keplen con la moglie.
Foto di Johan Fredriksson, pubblicata su Wikimedia con licenza Creative Common

Ma per Kaplan è un momento difficile: il 14 aprile Aftonbladet ha pubblicato le foto di una cena di fine Ramadan in cui il ministro si è ritrovato a sedere a fianco di persone decisamente scomode, come esponenti dei Lupi Grigi turchi, un gruppo responsabile di atti di terrorismo, e con Barbaros Leylani: un tipino per bene noto per avere tenuto comizi in Sergels Torg (la piazza principale di Stoccolma) in cui invitava i turchi a svegliarsi e uccidere “quei cani degli armeni”. Kaplan, si è appurato, ha anche incontrato a più riprese gli esponenti dell’organizzazione di estrema destra Milli Görüs, un gruppo islamico-fascista con base in Turchia.

Inutile dire che queste situazioni hanno fatto scalpore, scuotendo non poco quella stessa maggioranza in cui crescono i malumori verso il ministro. Kaplan si è difeso dicendo che alla cena è stato invitato, e che non poteva sapere chi sarebbero stati gli altri ospiti, mentre deve essere “tollerante” nei confronti di Milli Görüs in quanto rappresentanti di una parte della minoranza turca in Svezia. Nonostante le polemiche (esterne ed interne alla maggioranza), Fridolin resta deciso nel difendere Kaplan. In queste ore, però, sempre più elementi oscuri emergono dal passato del ministro, incluso un discorso del 2009 in cui paragonava Israele ai nazisti (cosa che ha immediatamente fatto scattare le proteste dell’ambasciatore israeliano). Kaplan resta per ora al suo posto, ma in un paese in cui ci si dimette per scandali molto minori, il sospetto è che abbia i giorni contati.

Fra le voci più forti nel chiedere le dimissioni c’è, ovviamente, quella di Marcus Birro, che si chiede apertamente se Kaplan sarà punito in maniera tanto dura quanto lo è stato lui, che ha perso amici e lavoro per un pranzo con rappresentanti di uno dei partiti più votati di Svezia.
Per Stefan Löfven una Kobayashi Maru senza via di uscita. Se, come è lecito attendersi, Kaplan perderà il posto, sarà un’ulteriore porta che si chiuderà nei confronti di quella comunità islamica che, come sempre, ritiene di non avere alcuna reale possibilità di integrazione nella società svedese. Ma permettere al ministro di continuare sarebbe, chiaramente, una follia.

AGGIORNAMENTO: In una conferenza stampa del 18 aprile, ore 12:30, Stefan Löfven ha annunciato le dimissioni di Kaplan.

 

Dovere effettuato, versione 2016

Scheda elettorale 2016Anche per questa volta il mio dovere è stato fatto: oggi ho spedito all’ambasciata la scheda elettorale per il referendum sulle trivelle.

La procedura è stata identica a quella delle volte precedenti, quindi vi rimando a questo post per scoprire il funzionamento del voto per i residenti in Svezia.

A chi mi chiederà perché abbia deciso di votare ad un referendum sulle trivellazioni nei mari italiani, quando abito a centinaia di chilometri di distanza, le risposte sono due:

  1. Ci tengo all’Italia, e anche se oggi non ne ho alcuna intenzione, non escludo in maniera categorica che un giorno non possa volere tornare a viverci (solo gli stupidi non cambiano mai idea). E, in quanto cittadino italiano, è mio diritto e dovere votare.
  2. Purtroppo il voto degli italiani all’estero è rilevante per il raggiungimento o meno del quorum (cosa che, realisticamente pensando, non avverrà per questo referendum). E io, anche nel caso in cui sia per il “no”, sono contrario a non votare con il fine di fare fallire il referendum. Trovo che il sabotaggio sia un modo incivile di sfruttare l’astensione fisiologica per sostenere la propria posizione. Quindi, ai referendum voto sempre, anche a costo di annullare la scheda.

 

Le istruzioni di voto: notare la parte sul mittente!

Le istruzioni di voto: notare la parte sul mittente!