Un sorteggio orribile

Il sito di Sportbladet


Sinceramente, speravo di vedere sia Italia che Svezia ai mondiali. L’urna ha invece decretato lo spareggio. 

Tiferò azzurri, ma almeno avrò la certezza che una delle mie due squadre ci sarà. 

Annunci

Il problema del pesto all’estero (ma anche in Italia)

Hanno fatto scalpore in Italia alcuni articoli britannici che, riprendendo i risultati di una ricerca, hanno identificato il pesto in vendita nel Regno Unito come “cibo spazzatura” poco salutare. 

Fra i commenti più comuni letti in giro c’è il tipico:  “sono inglesi, il pesto che fanno loro fa sicuramente schifo!”

Ecco, il problema è proprio questo: in genere il pesto venduto all’estero, non lo fanno “loro”. Lo facciamo “noi”. Ovvero, lo producono aziende italiane senza pudore che realizzano prodotti di bassa qualità e lontani dalla ricetta del vero pesto, per rivenderlo all’estero (ma anche in Italia) direttamente o attraverso un marchio locale. 

Gli inglesi se la prendono soprattutto con la Saclà, il marchio più diffuso da quelle parti… in Svezia ce ne sono di vari (incluso quello della stessa azienda italiana), ma il concetto non cambia. 

Il consumatore locale vede “prodotto in Italia” e si convince che il vero pesto sia davvero rappresentato da queste orribili salse verdi dai sapori improbabili con ingredienti assurdi come anacardi, limone e olio di semi di girasole. 

Queste aziende italiane contribuiscono quindi ad infangare il nome di quella che è un’eccellenza alimentare nazionale (ok, regionale), e meritano quindi di prendersi tutte le colpe per ogni sbeffeggiamento che può arrivare dall’estero.

Anche qui abbiamo la “fortuna” di avere il pesto Saclà, anche se non è fra i più diffusi.

Il Pesto Ecologico Zeta, “ispirato alla ricetta classica genovese”, con anacardi, olio di semi di girasole, polvere di latte…

Il Pesto Matilda, prodotto in Liguria con concentrato di basilico, amido di mais e aceto

Il pesto al limone ICA, ovviamente prodotto in Italia (con le direttive EU attuali non è più obbligatorio indicare l’azienda o l’indirizzo esatto)

E l’immancabile Barilla, da sempre sinonimo di pesto fatto con ingredienti discutibili.

Hej då, Malmö!

Una camicia (almeno all’apparenza) insanguinata abbandonata fuori dal portone di casa a Kirseberg.

Lo avevamo deciso da tempo: a meno di vivere in uno dei quartieri davvero bene, Malmö non è una città in cui crescere bambini. Troppa violenza, troppe sparatorie, troppi accoltellamenti, troppi episodi anche di piccole dimensioni ma che comunque contribuiscono a rendere la città sempre meno vivibile.

Certo, la gente “normale” raramente viene colpita dai delitti più seri, e, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di questioni interne alle gang, ma la sensazione di mancanza di sicurezza cresce ad ogni giorno di più, ad ogni nuovo episodio piccolo e grande. Tutto questo mentre la Polizia (e con lei lo Stato) sembra essere sempre più impotente, e limitarsi a piccole operazioni di facciata che non risolvono certo il problema alla radice.

Alba su Lackalänga

Per questo, prima dell’estate, abbiamo iniziato a cercare un posto in affitto in campagna per provare come si vivesse e, per fortuna, siamo riusciti a trovarlo quasi subito.
Passati i tempi tecnici, lo scorso fine settimana ci siamo trasferiti in una meravigliosa moderna radhus (casa a schiera) a Lackalänga, piccolo villaggio da idillio alle porte di Furulund, cittadina inclusa nel comune di Kävlinge.
E stiamo alla grande, con la pace, la tranquillità e un ambiente decisamente più salutare.
Solo il tempo ce ne darà conferma, ma al momento sembra davvero improbabile che ci possiamo pentire della scelta.

Di mucche e falò

Questo fine settimana, allungato dal primo maggio, ci ha visti partecipare a due piccoli eventi, il kosläpp e Valborg a Västra Hamnen.

Il kosläpp (letteralmente “il rilascio delle mucche”) è un divertente rituale durante il quale le famiglie vanno numerose ad assistere al momento in cui le mucche vengono liberate nei prati dopo l’inverno passato nelle stalle. Diverse aziende casearie si occupano di organizzare eventi sul territorio nazionale, offrendo latte e kanelbullar. Noi siamo andati sabato a quello tenuto dalla cooperativa multinazionale Arla nella fattoria Dalshults, nel nord della Scania.
Inutile dire che i bambini si divertono tantissimo, ma bisogna ammettere che anche per gli adulti è un bello spettacolo assistere alle corse e ai momenti di gioco di questi cari splendidi animali.

In compenso, dopo la gioia di un simile rituale, domenica abbiamo assistito alla peggiore celebrazione della Notte di Valpurga che abbia mai visto. In una cornice davvero suggestiva come quella di un teatro finto-naturale a due passi dal mare era davvero difficile riuscire a far male, eppure i Socialdemocratici (organizzatori di questo evento) ci sono riusciti benissimo. La premessa fondamentale dovrebbe essere che sei vuoi fare un falò dovresti avere persone capace di accenderlo e gestirlo. Niente da fare: abbiamo assistito tristemente a gente che chiaramente non aveva la minima idea di come farlo; li abbiamo visti anche farsi aiutare dai convenuti e fare delle cose stupide e pericolose (come spruzzare dalla bottiglia di liquido infiammabile direttamente sulle fiamme). Non solo: prima del falò abbiamo avuto l’opportunità di non ascoltare un coro tradizionale, semplicemente perché nessuno ha pensato di amplificarlo nell’area in cui era stato montato il falò (nonostante ci fosse un impianto, che hanno poi usato per “deliziarci” con musica disco durante i tentativi di accensione del fuoco). Un disastro di organizzazione e mancata sensibilità che ha finito per uccidere completamente l’altrimenti solitamente suggestiva atmosfera di Valborg. Quando finalmente il falò ha iniziato a bruciare sul serio, dopo un’ora, gran parte della gente se ne era andata o era completamente scazzata. Qualcosa mi dice che l’anno prossimo torneremo a vedere il bell’evento organizzato a Sibbarp, e smetteremo di vagare alla ricerca di celebrazioni alternative.

ULTIM’ORA: Trump annuncia l’annessione della Svezia!

Quando Trump parla della Svezia, fa sempre clamore. Come dimenticare quel “Last Night in Sweden” di qualche settimana fa?
Nessuno, comunque, si aspettava l’annuncio bomba che è stato lanciato ieri sera: la Svezia diventerà il 51esimo stato Americano!

La notizia, riportata su Twitter, sta facendo in queste ore il giro del mondo!

 

 

Mentre tutte le attenzioni si rivolgevano ai collocui fra la Trump Campaign e il governo russo, infatti, il POTUS ha sorpreso tutti: da mesi, infatti, andavano avanti colloqui privati segreti con il Re di Svezia relativi alla sorprendente annessione, messa in atto proprio per risolvere i molteplici problemi della nazione scandinava!
La Svezia guadagnerà più ordine e l’espulsione immediata di tutti gli immigrati (inclusi gli europei che non abbiano ancora acquisito la cittadinanza), nonché un nuovo muro, pagato dalla Danimarca, alla fine del ponte di Öresund.
Gli Stati Uniti guadagneranno, finalmente, uno stato in Europa a due passi dalla Russia, nonché la fika e le celebrate patate svedesi.
Inutile dire che il costoso apparato statale svedese sarà pesantemente rivisto in ottica liberista, con l’abrogazione immediata della sanità pubblica e di concetti desueti come “congedo parentale pagato”, “pensione di stato”. Forte anche la deregolamentazione in campo privato, con l’abolizione delle ferie e delle protezioni nei confronti dei lavoratori.
Piccoli prezzi da pagare, per avere un Paese nuovamente Grande.

Curiosamente, la Svezia, inteso come Stato membro degli USA, continuerà ad essere una Monarchia: invece di avere un Governatore, conserverà infatti il suo Re.
Attendiamo quindi questo nuovo grande, radioso futuro a stelle e strisce! Tack Mr. President, si goda le sue battute di pesca a Mar-a-Lago e venga a trovarci presto!

Cose che hanno del surreale

Foto ufficiale dal sito del Parlamento svedese

Foto ufficiale dal sito del Parlamento svedese

A Malmö la criminalità è ormai completamente fuori controllo.
Gli ultimi avvenimenti nel giro di pochi giorni sono stati: un dipendente comunale cui hanno sparato mentre spargeva sale nel Parco di Pilldamm di prima mattina, una donna violentata di sera nel parcheggio del centro commerciale Mobilia (in orario di apertura), un tipo ucciso ieri nel tardo pomeriggio in piena Möllevångstorget (una piazza centrale, molto viva e frequentata) vicino ad un ristorante.
Polisen non è assolutamente in grado di gestire l’emergenza, che le è da tempo sfuggita di mano.
Oggi attendevamo con ansia la visita del ministro degli interni.
Ecco, sapete cosa è riuscito a fare questo signore, il socialdemocratico Anders Ygemans?

È riuscito a prendersela con i cittadini poco responsabili che si fanno tagliare i capelli per 50 corone.

Se la cosa non avesse del tragico, ci sarebbe di che ridere.

 

Articolo 48 della costituzione (ovvero: avete rotto!)

Costituzione

 

Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età.

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico.

La legge stabilisce requisiti e modalità per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini residenti all’estero e ne assicura l’effettività. A tale fine è istituita una circoscrizione Estero per l’elezione delle Camere, alla quale sono assegnati seggi nel numero stabilito da norma costituzionale e secondo criteri determinati dalla legge.

Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.

Non mi è mai piaciuto esprimere opinioni politiche tramite questo blog perché ritengo che non sia questo lo scopo dello stesso, e, quando qualcosa è trapelato, la cosa è sempre avvenuta in maniera misurata.

Al referendum io ho votato, come ogni volta che mi è stato possibile, esercitando il mio diritto/dovere. Cosa ho votato non è importante in questo contesto e non lo dirò qui: potrei tranquillamente aver votato per il sì come il per no. Potrei anche avere annullato la scheda (scelta che ho sempre ritenuto legittima).

Quello che però mi sta facendo sempre più imbufalire, negli ultimi anni, è il continuo tentativo di delegittimare il voto degli italiani all’estero. Allucinante poi, che questi tentativi di delegittimazione avvengano da esponenti politici che dovrebbero avere ben chiara la costituzione (che magari si vantano anche di difendere) e che dovrebbero invece rallegrarsi del fatto che i cittadini partecipino alla vita politica. Questa volta, quindi, mi sfogo.

Voti comprati

contro-salvini

La costituzione parla chiaro: leggetela qua sopra, stampatevela nella testa e fatevene una ragione.

Ora, non sta a me di spiegare perché la vita degli italiani all’estero sia comunque influenzata in maniera diretta dagli eventi che accadono in Italia. Potrei elencare le mie questioni personali, ma sarebbe comunque una delle mille sfaccettature dell’argomento. Potrei parlarvi della gestione della politica estera, delle tasse sulle proprietà, delle famiglie divise su due nazioni, della necessità di interfacciarsi con le autorità italiane e di mille altre cose… ma c’è tanta letteratura al riguardo che spiega queste cose meglio di quanto farei io, e vi invito a cercarla (e leggerla!) in rete.

Quello che però mi fa veramente incazzare è il concetto, ribadito spesso, per cui “se vincono gli altri col voto degli italiani all’estero è perché ci sono dei BROGLI

Dipende da chi vince!

Dipende da chi vince!

Gente che non ha assolutamente idea dei meccanismi elettorali e straparla di schede che votano in sedi di partito.

Gente che non ha assolutamente idea dei meccanismi elettorali e straparla di schede che votano in sedi di partito.

E quando vincono gli altri?

E quando vincono gli altri?

Ora, sinceramente, piantatela.
Tutti: destra, sinistra, sopra, sotto, in mezzo, si, no, boh, bla, non me ne frega nulla.

Gli italiani all’estero hanno tutto il diritto di votare e, di conseguenza, il loro voto ha il diritto di essere decisivo se le circostanze lo prevedranno. Rispettate il concetto di democrazia, per cui può vincere anche l’altra parte, evitate di fare vergognosi piagnistei e insinuare sospetti vergognosi e patetici quando i cittadini fanno il loro dovere.

Poi vogliamo discutere? Discutiamo.

  • Ius sanguinis: forse è vero. Forse l’Italia lo estende per troppo a lungo anche a generazioni che, ormai, hanno perso ogni contatto con la terra d’origine. Ricordatevene però anche quando la vostra squadra preferita compra il giocatore brasiliano grazie al passaporto italiano di mille generazioni fa, o quando si provano a proporre lo ius solis o una naturalizzazione facilitata (perché se i figli di uno che va all’estero devono perdere la cittadinanza, devono poi per forza potere acquistare quella del paese in cui vivono). La Svezia fa così: se i discendenti non fanno attivamente richiesta per mantenerla al compimento della maggiore età, possono perdere la cittadinanza. Però la Svezia concede la naturalizzazione molto più facilmente dell’Italia. Vi va bene?
  • Immagino che Gabriele, che scrive sulla pagina di Salvini, sia favorevole a dare il voto agli stranieri residenti in Italia, dato che devono preoccuparsi di dove vivono.

    Immagino che Gabriele, che scrive sulla pagina di Salvini, sia favorevole a dare il voto agli stranieri residenti in Italia, dato che devono preoccuparsi di dove vivono.

  • I cittadini all’estero non devono poter votare: è la costituzione, baby, ed è un diritto per cui ci si è battuti. Al limite si può fare come fanno altri paesi che, a intervalli regolari, prevedono che i residenti all’estero si ri-registrino come elettori, invece che mandare automaticamente tutto a casa anche a chi non se ne è mai curato parliamone.
  • Il voto per posta vuol dire che si possono fare brogli: il voto per posta si utilizza in tanti paesi (a volte anche internamente) per garantire ai cittadini la possibilità di esercitare un diritto. Il meccanismo utilizzato (l’ho già descritto in passato, evitate di parlare della bufala delle schede vidimate, che qui non si usano) è, tutto sommato, un compromesso abbastanza funzionale fra segretezza e certezza del voto. Tocca poi ai rappresentanti delle parti in gioco vigilare sull’operato degli scrutatori. Esattamente come in qualunque seggio. Dove i brogli non sono mai esistiti (sarcasmo). Al limite si può rivedere leggermente il meccanismo: in Svezia, ad esempio, c’è forse una maggiore certezza su cui abbia effettivamente votato (si firma la busta, e due testimoni controfirmano), ma di conseguenza c’è anche meno segretezza. Dai e togli, sempre un compromesso è.

Ma ripeto: non è una questione di cosa io abbia votato, perché in realtà non lo sapete. Questo post e i commenti ripresi da Facebook sono per difendere la legittimità del voto e solo per quello: difenderò il risultato qualunque sia, anche se non dovesse essere quello che ho espresso io. E, soprattutto…

SVEGLIAAAAA!

SVEGLIAAAAA!

Se il quattordici diventa quindici

keep-calmVolete mandare in tilt una discussione con uno/una svedese? Semplice: basta riferirsi al periodo di “due settimane” con l’espressione idiomatica “quindici giorni” e, dopo che sarete stati guardati come un essere proveniente da un altro pianeta, passerete la serata a discutere sul perché si dica così o cosà.
A quanto pare è uno scontro culturale che coinvolge le persone provenienti da paesi in cui si parlano lingue germaniche (inglese incluso) rispetto a quelle provenienti da aree neo-latine: cercando in rete ho visto che la domanda sul perché si usi “quindici” viene fatta anche da chi studia francese e spagnolo, lingua in cui si usa “otto giorni” per indicare una settimana. Cosa che, se vogliamo, la rende più coerente dell’italiano.

In Svizzera, addirittura, è stato fatto un interessante studio (pubblicato originariamente nel Bullettin VALS-ASLA, n° spécial, tome 1, 129-148,2015) in cui si spiega perché, nella norma giuridica, la locuzione tedesca 14 Tage debba essere resa in 15 giorni, e viceversa:

Secondo la mia ipotesi, in italiano si conta anche il giorno stesso in cui si enuncia la locuzione fra 15 giorni, giungendo allo stesso giorno di due settimane dopo, mentre in tedesco il primo giorno contato è quello successivo all’enunciazione della locuzione in 14 Tagen, giungendo parimenti allo stesso giorno di due settimane dopo.

La norma linguistica secondo cui il periodo o il concetto di due settimane si esprime con 15 giorni è antica; la troviamo già nel Decameron (III 7,11; III 7,99; VIII 2, 35; VIII 10, 31; VIII 10, 32; X concl., 3). Nella traduzione di un testo tedesco in italiano ci attendiamo che la locuzione 14 Tage venga resa con 15 giorni, e viceversa. Insomma, vorremmo leggere un testo che usi locuzioni proprie della lingua d’arrivo, come se si leggesse un testo originale. Ed è quanto normalmente accade.

Nella legislazione italiana, segnatamente nel Codice civile e nel Codice di procedura civile, si trovano soltanto esempi di 15 giorni (nessuno di 14 giorni). Anche nella legislazione cantonale ticinese figura soltanto il sintagma 15 giorni. Constatiamo dunque che nella legislazione monolingue italiana, in Italia e in Svizzera, l’espressione usata esclusivamente è 15 giorni, corrispondente alla locuzione della norma linguistica dell’italiano.

Come al solito: piccoli “scontri culturali” che emergono di tanto in tanto, quando meno te lo aspetti. Nel mio caso ci sono voluti solo sette anni! 😀


P.S.: Però lo ammetto: da bambino mi sono chiesto pure io perché si dicesse quattordici e non quindici!

Stiamo bene!

Non date retta ai giornali italiani (o, comunque, non svedesi). Stanotte non c’è stata alcuna “notte di terrore a Malmö”. Ci sono stati un paio di casi di cronaca nera, come ce ne sono tanti altri in questa città, a quel che sembra pure scollegati fra loro. 

Quindi, le aspettative della stampa che spera in attentati e terrorismo per aumentare vendite e clic devono puntare in un’altra direzione. 

Cose calcistiche genovesi in Svezia

I "grifoni del Doria"?

I “grifoni del Doria”?

Qualche anno fa ho scoperto, non senza una certa sorpresa, che in Svezia esiste la squadra dell’Andrea Doria. Per chi non lo sapesse, l’Andrea Doria originale è una società di ginnastica genovese: dalla sua costola calcistica nacque nel 1946, a seguito della fusione con la Sampierdarenese, la seconda squadra cittadina.
Da parte di chi gestisce la squadra svedese c’è forse un po’ di confusione: il logo storico, con un bel grifone in mezzo, è decisamente più vicino all’iconografia del Genoa, la più antica squadra d’Italia, che non a quello dei cugini, e anche la seconda maglia della squadra ricordo molto una vecchia divisa d’allenamento genoana. Anche il logo attuale contiene un grifone (animale simbolo di Genova), ma è più personale. C’è da dire che leggere “Andrea Doria – Stockholm” equivale un po’ a leggere “Titanic – Iceberg”, ma questo è un altro discorso.

Dignatà

Dignatà

Fatto sta che ho scoperto oggi (ma forse me ne ero dimenticato) che esiste anche la squadra calcistica della Sampierdarenese e, a questo punto, comincio sentirmi circondato…

Sampierdarena, quartiere di Stoccolma?

Sampierdarena, quartiere di Stoccolma?

Forse dovrei attivarmi per fare partire veramente il mio progetto, mai decollato, di Genoa Club Sverige. Chissà…


Aggiornamento del 22 agosto. Pare che la Sampierdarenese sia anche venuta in pellegrinaggio…

2016-08-22 08_23_32-Le scuderie dell'astronauta – Google Maps

Cose che in Italia non succedono 

Foto da Wikipedia di Frankie Fouganthin, rilasciata su licenza CC

Foto da Wikipedia di Frankie Fouganthin, rilasciata su licenza CC

Dopo una serata a Copenaghen, al suo ritorno in Svezia, il  ministro dell’istruzione Aida Hadžialić viene beccata alla guida dalla polizia con una percentuale di alcool troppo alta nel sangue. Il valore è lo 0,2 ‰, esattamente la quota limite per cui già si viola la legge svedese sulla questione. 

Il giorno dopo (oggi), il ministro si dimette. Impensabile da altre parti. 


Aida Hadzialic (S) körde bil med alkohol i blodet – och togs av polisen för rattfylleri. Nu avgår hon som gymnasie- och kunskapslyftsminister. – Jag vill ta ansvar för det jag har…

Source: Ministern togs för rattfylleri – avgår | Nyheter | Aftonbladet

Derby

Oggi piccolo “derby” personale, per i campionati europei di calcio. Partita vista in ufficio, in una sala conferenza con due schermi, proiettore e poltrone ultracomode: perché, sfatiamo un luogo comune, non è solo in Italia che ci si ferma per il calcio. Inutile dire che ero circondato (eravamo in tre persone a tifare azzurri, contro il resto dell’ufficio), ma, comunque, tutto è andato tranquillo. Gli Svedesi vivono le partite in maniera molto più tranquilla degli italiani: nessuno che sbraiti contro lo schermo, insulti i giocatori, o quant’altro. Tutti calmi e qualche “JA!” o “NEJ!” ogni tanto.
Ho canticchiato entrambi gli inni nazionali, ma, ho tifato Italia. Contento per la vittoria, ma anche un po’ dispiaciuto per la Svezia. Certo che una squadra che fa zero tiri in porta in due partite farà ben poca strada, anche se spero nel miracolo contro il Belgio. Ma, sicuramente, prima di tutto, Forza Azzurri!

Maglia azzurra e tricolore!

Maglia azzurra e tricolore!

Notizie sconvolgenti

Ieri ho letto una notizia sconvolgente: avremo tempo fino a fine mese per usare le vecchie banconote da 20, 50 e 1000 corone, perché dopo andranno fuori corso, e si potranno usare solo le nuove.
“Notizia sconvolgente” per il semplice fatto che, a parte quella da 20, non penso di avere mai visto una sola volta le nuove banconote… e anche quelle vecchie mi mancano da un bel po’. Ormai sono mesi che giro con, in tasca, solo le 5 corone per il carrello della spesa, e pago praticamente tutto con la carta di debito. Persino le collette in ufficio si fanno ormai solo con metodi digitali.

In pratica, a parte un breve ritorno di fiamma qualche anno fa, i soldi “fisici” sono sempre più in declino e c’è chi prevede la loro estinzione entro cinque anni.
Personalmente, nulla di cui lamentarmi: nel mondo kontant-fri si sta proprio bene!

Source: Clock ticking on old bank notes – Radio Sweden | Sveriges Radio

È difficile trovare cannoli in Svezia…

…ma ad Elsimburgo mi sono imbattuto nella Pasticceria Cucco, l’unica konditori italiana di cui sia a conoscenza. Ottimi cannoli, appunto, eccellente caffè e tante altre paste invitanti. Perché, per quanto le adori, non si può vivere di sole fika svedese e prinsesstårta.

E bisogna dire che il bolognese David e sua moglie Nadia sono davvero persone squisiste e cordiali!

Ramlösa Hälsobrunn

A volte ti capita di finire in un posto quasi per caso, e di rimanerne meravigliosamente affascinato. Mercoledì sera ci siamo ritrovati a passeggiare velocemente per il Brunnpark di Ramlösa, un luogo meraviglioso che sembra essere rimasto fermo nel tempo.
IMG_2398
Ramlösa era una località che oggi è diventata un suggestivo sobborgo di Elsimburgo (Scania), e che è piuttosto famosa nel mondo per l’omonima marca di acqua minerale. Acqua minerale che nasce proprio in questo parco dalla storia particolare: intorno al 1677, mentre la Svezia era impegnata in guerra con la Danimarca, ci si rese conto che i soldati che si dissetavano a Ramlösa si rimettevano in forze riprendendosi da alcuni malanni. In un bosco della località, ad inizio ‘700 fu scoperta, in particolare, una sorgente di acqua ferrosa capace di ottime doti curative, cosa che diede il via a quello che fu un “centro benessere” frequentato da persone di tutto il regno. La fonte fu inaugurata nel 1707 e, pian piano, nuove strutture cominciarono a sorgerle intorno per aiutare e ospitare il crescente numero di pazienti e turisti desiderosi di benessere: persone di tutte le classi sociali si incontravano nel Parco durante i periodi di cura con l’acqua salutare. Ad inizio ‘800 il parco era un gran luogo di villeggiatura e festeggiamenti. Nel 1807 si costruì il primo Grand Hotel, una struttura con grandi sale e venti stanze totali. In seguito ad un incendio, sarà rimpiazzato dalla versione attuale (uno degli edifici in legno più grandi di Svezia) nel 1880. Attorno cominciarono a fiorire splendide ville, un centro termale e anche un “lazzaretto”, finanziato dal Re nel 1835 per permettere anche ai più poveri di potere godere delle acque curative di Ramlösa.  A fine ‘800 alcuni lavori di escavazione portarono alla scoperta di una seconda fonte, questa volta di un’acqua con poco calcare, ricca di minerali e leggermente alcalina. Questa nuova acqua fu molto apprezzata, al punto che si decise di iniziare a imbottigliarla e commercializzarla. Nacque l’acqua minerale Ramlösa, diffusa in tutto il mondo e oggi una parte importante del colosso Carlsberg. Il parco continuò la sua vita, ma dopo l’apice di fine ‘800 e inizio ‘900 (periodo nel quale si installarono brevemente anche delle attrazioni da parco divertimenti), arrivò l’inesorabile declino. Ad Elsimburgo fu costruito un Parco Popolare più adatto ad ospitare la voglia di sfogo dei locali, l’inesorabile accorciamento delle distanze globali portò i turisti a preferire destinazioni più esotiche, mentre le condizioni dei malati furono risolte da scienza e medicina meglio di quanto potesse fare la miracolosa acqua di Ramlösa. Durante la Seconda Guerra Mondiale il Parco fu utilizzato per ospitare 13000 rifugiati, operazione ripetuta a seguito della rivoluzione ungherese del 1956.  Dopo la guerra, mentre si impennava la vendita di acqua minerale, l’area perdette sempre più importanza, rischiando di cadere nelle mani di speculatori che progettavano di abbattere il Grand Hotel per costruire un centro commerciale attorniato da campi sportivi. Per fortuna prevalsero le proteste e il buon senso. Dichiarato come monumento protetto nel 1973, l’intero parco è stato quindi salvato e restituito alla collettività. Certo, il Grand Hotel è oggi sede di uffici e di un centro di riabilitazione, il centro termale è un condominio, le grandi feste e i balli sontuosi non esistono più, ma tutto è ancora bello come un tempo e le splendide ville in legno ottocentesche (di proprietà di privati, ma comunque protette) sono una gioia per gli occhi che ci portano indietro nei tempi. E mi dispiace tanto che non ci sia una Dear Miss Fletcher trapiantata in Svezia che possa immaginare e raccontare le vite delle persone che sono passate per quei prati e per quei viali sterrati!

Il parco oggi…

E ieri…