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Valborg 2016

Anche quest’anno non poteva mancare la celebrazione della notte di Valpurga, e anche quest’anno abbiamo preferito evitare le grandi celebrazioni affollate di gente (come quella di Folketspark in Malmö o quella di Lund, una delle più grandi del paese) per cercare qualcosa di più piccolo e intimo.
La scelta è ricaduta su Klagshamn, un piccolo porticciolo ai confini del comune di Malmö.

Spiriti malvagi, state lontani!

Spiriti malvagi, state lontani!

A differenza che in Sibbarp, il falò non viene allestito in acqua ma alle spalle del porto. Forse un ambiente meno suggestivo (e l’evento è stato parzialmente penalizzato da problemi tecnici, che ci hanno impedito di sentire per bene il coro), ma comunque la solita esperienza affascinante.

Glad #valborg !

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#valborg

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Valborg 2015

Dopo un paio d’anni di calma, quest’anno siamo tornati a “celebrare” la Notte di Valpurga, anche se in tono minore rispetto a quanto fatto in passato.
Sin dal tardo medioevo (ma è possibile che le radici della celebrazione fossero precedente), si pensava che le streghe si riunissero per celebrare i loro rituali durante la notte fra il trenta aprile e il primo maggio: per tenerle lontane, e come segnale di allarme, si cominciò quindi ad accendere falò e fare rumore in ogni modo possibile.
In quella stessa data, i cristiani iniziarono a venerare la missionaria inglese Valpurga, santificata per via delle sue miracolose capacità curative. Come spesso capita, le leggende ad un certo punto si ritrovarono a sovrapporsi, e Valpurga, che mai aveva avuto a che fare con streghe in vita sua, si ritrovò, nell’immaginario popolare, ad essere la Santa che difende da magia e spiriti malvagi.
In Svezia, Valborg ha da tempo perso ogni connotazione religiosa (cristiana o pagana) ed è, come spiegato in passato, fondamentalmente la festa per l’arrivo della primavera e un’opportunità per dare a studenti ed ex studenti un’occasione per bere, riunirsi, bere, fare casino, bere, rinuirsi attorno ai falò e, magari, bere.

Qui nella zona di Malmö le due alternative principali consistono nell’andare nello splendito Stadspark di Lund o nel Folkets Park di Malmö. Essendo la prima la vera città universitaria è il posto in cui si può veramente provare appieno l’esperienza di Valborg, ma noi siamo “vecchi” e con bimba quindi, per quest’anno, abbiamo preferito evitare il gran casino del posto. Ciò che viene organizzato in Folkets Park, in tutta sincerità, non ci fa impazzire… abbiamo quindi deciso di puntare su qualcosa di meno rumoroso e festivo, ma decisamente più suggestivo. A Sibbarp, quartiere di Limhamn (un tempo una città autonoma, poi diventata parte di Malmö stessa), si tiene infatti da qualche tempo un “intimo” falò sulla spiaggia, cui partecipa buona parte della popolazione locale.
E fra bel tempo, grigliate e canti tradizionali, quella di quest’anno è stata davvero una gran bella celebrazione!

L'attesa

L’attesa

Waiting #valborg #sibbarp

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#sibbarp #valborg

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#sibbarp #valborg

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La fine

La fine

La cerimonia per la cittadinanza

Il 6 giugno è il compleanno della Svezia, il giorno in cui si celebra l’elezione a re di Gustav Vasa e la nascita della nazione svedese indipendente (1523).
La ricorrenza si celebra in tutto il paese con il nome di nationaldagen, in un tripudio di bandiere gialloblù e di manifestazioni culturali.

Per chi ha acquisito la cittadinanza nell’anno precedente a quello in corso, il 6 giugno è anche l’occasione per festeggiare l’evento, con cerimonie di benvenuto in ogni comune del regno.

Per noi residenti a Malmö, il luogo prescelto è da sempre l’Opera, lo splendido teatro degli anni ’40 che ospita concerti, musical e manifestazioni varie.

A inizio anno ho ricevuto l’invito, cui ho dovuto rispondere entro fine aprile, semplicemente compilandolo e rispedendolo indietro, confermando quante persone sarebbero venute con me.
Una cosa che adoro della Svezia è quante cose si fanno per posta senza bisogno di mandare raccomandate: il più delle volte, dagli enti burocratici, ti arriva una lettera/busta pre affrancata che devi solo rispedire indietro. A memoria, non mi risulta nulla che sia andato perso.

Con questa cartolina postale ho accettato l'invito

Con questa cartolina postale ho accettato l’invito

La mattina del nationaldag non abbiamo potuto vedere nulla, avendo una neonata di cui prendersi cura, ma alle 2 del pomeriggio ci siamo presentati puntuali ad un’Opera allestita a festa, con tanto di Guardia del Castello di Malmö in costume tradizionale ad accoglierci all’ingresso.

All'ingresso

All’ingresso

Con Will Ferrell

Con Will Ferrell

La cerimonia è stata piuttosto semplice: un troubadour (fra le altre cose ha intonato Du Gamla Du Fria), un discorso di benvenuto del sindaco, qualche verso recitato e dei deliziosi sandwich al salmone.
In regalo ho ottenuto un diploma e diversi biglietti per eventi e manifestazioni.

A differenza che in passato, non sono stati presenti membri della famiglia reale, tutti nella capitale in vista del battesimo della figlia di Madeleine.

Finita la cerimonia, siamo andati a Stortorget dove, in una delle poche giornate non belle di questo periodo, ci siamo goduti un po’ infreddoliti il resto delle celebrazioni.

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La lotteria per vincere la cittadinanza svedese

Decisamente meno nota rispetto all’americana Green Card Lottery, la lotteria per vincere la cittadinanza soddisfa da un paio di lustri i sogni di persone provenienti dai paesi più disperati del mondo; persone che, grazie ad essa, hanno avuto l’opportunità di ricominciare una vita nel paese scandinavo.
Le regole, fino ad oggi, sono sempre state le stesse: i cittadini di paesi del terzo mondo, gli apolidi e gli appartenenti a minoranze perseguitate hanno avuto la possibilità di registrarsi gratuitamente sul sito di Migrationsverket e sperare di essere uno dei cento fortunati che, ogni anno, vincono cittadinanza e benefit in occasione dell’estrazione della Festa Nazionale del 6 giugno.

La grande novità dell’edizione 2014 della lotteria è che la Svezia ha deciso di dedicare trenta posti aggiuntivi per i comuni cittadini di paesi dell’Unione Europea. Per evitare polemiche, e finanziare in parte l’operazione, si è deciso però che i comunitari, e solo loro, dovranno pagare un “biglietto” virtuale da 500 corone (poco meno di 60 euro) al momento dell’iscrizione al sito. Ogni persona può, chiaramente, acquistare un solo biglietto.

Lotteriet

Ma quali sono i vantaggi per chi vince il premio? Beh, oltre all’ambita cittadinanza, che già di per sé dà accesso al normale welfare nazionale, la Svezia mette a disposizione una serie di benefit di non poco conto, per permettere a tutti di adattarsi alla nuova vita qui: due anni di sussidio di disoccupazione pieno (circa 1800 euro al mese netti), appartamento gratuito per lo stesso periodo, corsi di lingua, full immersion culturali (fra le cose più curiose: lezioni di danze di midsommar, corsi di caccia all’alce e di pesca dei kräftor), biglietti gratuiti per il Melodifestival, abbonamenti per i campionati di hockey, bandy e curling.
Per quanto riguarda l’alloggio, la scelta spetta esclusivamente alle autorità svedesi (in base a disponibilità e necessità), quindi non è impossibile ritrovarsi in un villaggio sperduto di pescatori: chiaramente, vi si può sempre rinunciare e cercare casa a pagamento in una grande città.
Da notare che, mentre la cittadinanza non può essere revocata, i benefit sono condizionati alla buona condotta legale e fiscale e al superamento dei (piuttosto facili) esami di lingua, esami da sostenere dopo ogni corso.
Peraltro, si è discusso a lungo in Parlamento della possibilità di non dare i benefit ai cittadini europei (considerati già fortunati di loro rispetto a chi arriva dai paesi in via di sviluppo) ma, alla fine, la linea dura del partito Femtorskar-rörelse non è passata: anche i comunitari potranno quindi godere di tutti gli extra.

Come fare quindi per partecipare? La procedura è molto semplice: basta andare su migrationsverket.se, cercare le parola chiave rödspätta-lotteriet (potrebbe bastare rödspätta, ma non ne sono sicuro) e apparirà la pagina di registrazione dalla quale sarà anche possibile allegare una scansione del documento d’identità e pagare con carta di credito.
Il processo di registrazione si apre oggi e si concluderà il 15 maggio, in tempo per preparare le scartoffie necessarie all’estrazione solenne alla presenza del Re: visto il costo piuttosto elevato del biglietto per gli europei, è però difficile pensare che l’operazione possa avere un qualche successo…

Alla Helgons Dag

Ci sono alcune differenze fra le celebrazioni di Ognissanti in Italia, e quelle Svedesi. La principale è che, a differenza che per il mondo cattolico, la festività non cade in un giorno fisso, ma sempre nel sabato che è più vicino al primo novembre.
Questa è una caratteristica tipica di altre festività svedesi, a partire da Midsommar: un tempo queste occasioni si celebravano in un giorno fisso, ma si è poi preferito spostarle nel fine settimana. Il cambiamento relativo ad Alla Helgons Dag è stato effettuato nel 1953, paradossalmente con l’intenzione di aumentare il numero di giorni di festa dal lavoro: l’Ognissanti svedese, fino a quel momento, era infatti un giorno feriale come tutti gli altri; spostandolo al sabato, che allora era un giorno lavorativo, si decide di rendere Alla Helgons Dag un festivo. Negli anni ´60, i sabati sarebbero poi diventati giorni feriali de facto per gran parte delle professioni, e questa caratteristica di festività è quindi andata nuovamente persa: oggi, il venerdì della vigilia (Alla Helgons Afton) è comunque un semi-festivo.

Un’altra caratteristica è che la Svenska Kyrka non prevede un giorno ufficiale e separato per la Commemorazione dei Defunti, come fa invece la Chiesa cattolica il due novembre: l’usanza tradizionale svedese è proprio di commemorare i propri cari nello stesso fine settimana di Alla Helgons, a partire dal venerdì sera.
Inutile dire che anche le mascherate di Halloween si tengono sempre la sera di Alla Helgons Afton, di venerdì.

La celebrazione dei defunti è, come spesso capita qui nei mesi di buio, un’occasione per fare ricorso alla luce; non sono infatti i fiori l’elemento principale della commemorazione, ma proprio dei suggestivi ceri bianchi che vanno ad illuminare i cimiteri svedesi.
Ogni necropoli ha uno spazio appositamente dedicato e predisposto chiamato minneslund (traducibile come “memoriale” o “angolo della memoria”), in cui si può accendere un lume a ricordo dei propri cari. Chi ha, vicino, sepolture di congiunti, può ovviamente anche scegliere di mettere un cero su di esse.
La cosa ha, ovviamente, un effetto intenso: un minneslund, la sera di Alla Helgons Afton, può essere davvero suggestivo!

Nulla, però, ci poteva preparare alla sorpresa che ci avrebbe aspettato ieri sera, mentre ci siamo messi alla ricerca del minneslund del cimitero di Sankt Pauli, il più grande di Malmö centrale.
Senza saperlo, infatti, ci siamo ritrovati a passare per la parte gitana del kyrkogård, dove siamo stati, letteralmente, abbagliati, dallo splendore di tombe sgargianti e da una festa di luci, colori, e musica più o meno tradizionale (se proprio vogliamo considerare tale una delle più celebri melodie di Nino Rota).
Nè le foto né i filmati, presi con il cellulare, rendono purtroppo giustizia all’esperienza!

Numerose famiglie di romaní erano riunite dinnanzi alle sepolture dei loro cari e, quando è stato il momento di allontanarci, abbiamo sentito intonare canti di dolore tradizionali, con un effetto davvero straordinario.

Finita questa inaspettata sorpresa, abbiamo finalmente trovato il minneslund tradizionale. Qualcuno potrebbe pensare che, dopo la precedente orgia di colori appariscenti, il decisamente più sobrio memoriale svedese appaia, in qualche modo, meno interessante; personalmente, però, direi di no: resta comunque un luogo speciale e suggestivo, con una sua forte componente emozionale.
Due mondi a confronto, uno a fianco all’altro, per due modi diversi, ma sempre intensi, di rendere omaggio ai propri cari che non ci sono più.

Le Colline

Se per la stragrande maggioranza degli Svedesi i giorni passati sono stati quelli di Midsommar, per me sono stati giorni di lavoro: l’unico scampolo di festa è stato rappresentato una piacevole (e immancabile) grigliata a casa di amici la sera del venerdi, graziata da un tempo davvero apprezzabile.
A parte questo, il venerdi sono stato uno dei pochi in tutta la nazione a doversi recare in ufficio, mentre nel resto del weekend sono stato impegnato con il proseguimento dei lavori successivi al trasloco, iniziato nel fine settimana precedente.

Quello in cui ci siamo trasferiti è il quarto appartamento in due anni, da quando ci siamo spostati a Malmö. Per fortuna è anche quello che ci piace di più, nonché quello da cui non ci sposteremo per un po´ di tempo, visto che, finalmente, abbiamo ottenuto un contratto di prima mano.

L’area di Kirseberg è appena ad est del centro esteso di Malmö, a 10 minuti a piedi dal punto nevralgico di Värnhem. Per molti versi, pur appartendendo a tutti gli effetti al comune di Malmö, è una vera e propria cittadina nella città, dotata di una particolare anima propria: non è un caso che il nucleo principale si chiami Kirsebergs-staden (staden è il vecchio termine svedese per “città”), a rimarcare il carattere proprio della zona.
Kirsebergs-staden sorge su due colline, cosa piuttosto inusuale per la piattissima Malmö: anche per questo l’area viene chiamata informalmente Backarna, “le colline” appunto.
Il nome Kirseberg (pronuncia approssimativa “scirseberi”) potrebbe derivare dalle piantagioni di ciliegie (körsbär) che un tempo si trovavano sulle colline o da un vecchio verbo, ormai non più utilizzato, che significa “scegliere” e imparentato con l’inglese to choose: pare che gli abitanti della zona eleggessero infatti i loro capi, cosa evidentemente non troppo comune nell’area durante il Rinascimento. Berg vuol dire “montagna”, ma può essere usato anche per “collina”.

Le Colline hanno iniziato a popolarsi in maniera intensiva sulla fine dell’800, diventando un’area per la classe operaia. Accanto alle piccole, e suggestive, casette monofamiliari risalenti più o meno al 1850 sono stati via via costruiti condominî e ville più moderne. Ad un certo punto, il crescente sviluppo della zona ha portato alla conversione in abitazioni della vecchia cisterna dell’acqua: la Tornet (“torre”) è ancora adesso uno degli elementi più caratteristici del panorama locale.
Nel corso del XX secolo Kirseberg ha avuto momenti di degrado: in particolare, negli anni ’70 e ’80 era una zona piuttosto malfamata, in cui pochi volevano vivere. A partire dagli anni ’90 è iniziata la rinascita del quartiere, rinascita che ha portato ad una progressiva valorizzazione dell’area.
Come gran parte di Malmö, escludendo giusto le area più centrali, Kirseberg è un’area multiculturale: il 28% dei residenti (più uno, contando il sottoscritto) è nata all’estero; questo valore è anche quello medio di Malmö. Oggi le Colline sono considerate un posto sicuro, anche se il furtarello occasionale in cantina è qualcosa che, di tanto in tanto, capita ancora.

Fare una passeggiata nella “staden” `può essere davvero intrigante: in particolare, la piccola microarea di Korngatan e dintorni, composta delle piccole casette dell’800 è davvero suggestiva, come può testimoniare una visita virtuale con Google Street View…

Attorno a questa zona ci sono piccoli condomini a pochi piani, più o meno moderni, che danno comunque una gran bella sensazione di vivibilità.
A due passi da casa abbiamo un piccolo supermercato Coop aperto ogni giorno fino alle 10 di sera, e un più grande, ma con orari più stretti, Netto (catena danese abbastanza simile alla Lidl): se si vuole qualcosa di meglio, l’area di Värnhem è decisamente fornita.
Attorno a noi ci sono comunque negozietti, alimentari, fioristi, centri di benessere e altri piccoli esercizi che rendono la zona molto viva. A pochi passi da casa abbiamo anche un pub/ristorante che, nel weekend, offre musica blues e jazz dal vivo fino a tardi. Non abbiamo ancora avuto modo di provarlo, ma l’atmosfera sembra quella giusta.
Dietro casa nostra c’è anche una gigantesca prigione, ma non contiamo di visitarla negli anni a venire. 😀
Uscendo dalla staden, a Kirseberg c’è anche altro: due grandi parchi (di cui uno ricavato dal vecchio e dismesso aeroporto di Bulltofta), piscine, aree sportive e tante altre cose che dobbiamo ancora scoprire. Avremo sicuramente modo e tempo per farlo…

Il nostro appartamento è al “terzo” piano (in Svezia si considera primo già quello che in Italia è il “terra”) di un piccolo edificio risalente probabilmente (ipotizzo) agli anni ´20 del ventesimo secolo. Il tutto è un po’ spartano: non abbiamo ascensore, la cucina è un po’ vecchiotta ma, almeno, il bagno è stato rifatto di recente. Anche la Tvättstuga, la sala condivisa con lavatrici e asciugatrici, è stata rimodernata da poco. L’appartamento è composto da ingresso, cucina abitabile, due camere, un interspazio e una sala con un piccolo terrazzino. Abbiamo finestre su tre lati, cosa che contribuisce a rendere la casa soleggiata. Sopra di noi abbiamo solo la soffitta con i förråd (“scantinati” è la traduzione che mi viene in mente, ma mi sembra strana trattandosi di soffitta), mentre nel seminterrato si trovano la tvättstuga e degli altri, più piccoli, ripostigli.
Nel complesso, anche se ci sarebbero alcuni lavoretti da fare, ci troviamo decisamente bene e sicuramente non abbiamo intenzione di muoverci da qui per lungo tempo.
Per quanto riguarda me, l’unico aspetto negativo è che dovrò contare una decina/quindicina di minuti in più, sia al mattino che la sera, per andare e tornare dal lavoro: già prima, per arrivare nell’area di Gunnesbo (ufficialmente parte di Lund, ma, in pratica, in tergis ad lupos) ci mettevo un’oretta scarsa, ora mi troverò a sforare. Abitare a Triangeln mi piaceva poco, ma era decisamente comodo, dato che avevo il treno a due passi.
Le Colline sono comunque ben servite da un paio di autobus che passano di frequente, anche se in questo periodo dell’anno in cui il numero di corse viene ridotto in maniera sensibile.
Adesso non ci resta che aspettare e vedere se, nei mesi a venire, cambieremo idea: per ora l’impatto è stato molto positivo!

Korngatan in Kirseberg

Dags att deklarera

Dags att deklarera

La fine di aprile, oltre che dalla festa di Valpurga, è segnata da un appuntamento importante: la dichiarazione delle tasse, che deve pervenire a Skatteverket entro il 2 di maggio.
L’operazione è decisamente più semplice che in Italia: si riceve a casa un modulo, di due facciate e in doppia copia, già precompilato. Skatteverket conosce già il vostro stipendio, conosce già molte delle transazioni che avete effettuato, se avete venduto case o altro: tutte queste informazioni vengono infatti passate a Skatteverket dagli enti preposti, dalle banche, dagli agenti immobiliari, etc.

Tutto quello che dovete fare è apporre al fianco delle voci prestampate eventuali modifiche, di cui vi verrà chiesto conto in seguito.
Il modulo è davvero semplice e a prova di idiota: la situazione è leggermente più complicata per chi ha attività proprie, ma è davvero immediata per un dipendente.
È raro che un impiegato, in Svezia, abbia bisogno di un patronato o di assistenza per la compilazione del modulo, anche se possiede case o altri beni.

Assieme al modulo, si ricevono una brochure con le istruzioni e un ulteriore foglio con username e password, entrambi numerici.
Sfogliando la brochure, ci si rende conto di come le opzioni per ottenere detrazioni o fare modifiche siano davvero semplici.

Le istruzioni

Le istruzioni

Alcune delle detrazioni: chi spende più di 10000 corone di trasporti per andare al lavoro ha diritto ad un rimborso.

Alcune delle detrazioni: chi spende più di 10000 corone di trasporti per andare al lavoro ha diritto ad un rimborso.

L’invio della dichiarazione è altrettanto banale: si può spedire una delle due copie del modulo per posta oppure si può accedere al sito di Skatteverket (chi ha una carta d’identità con chip può anche utilizzare questa per autenticarsi in maniera sicura) o, ancora, un’apposita app per smartphone.
Se poi si deve solo confermare quanto indicato da Skatteverket nel modulo precompilato, basta un semplice sms con personnumer e password.
Le istruzioni avvisano di come, negli ultimi giorni, potrebbero volerci anche dieci minuti prima di ricevere l’sms di conferma: la cosa, non lo nascondo, mi ha fatto sorridere.

Io ho scelto di utilizzare l’app per iPhone, cosa che mi ha richiesto in tutto una manciata di minuti; tramite l’app si possono, fra le altre cose, effettuare modifiche e cambiare i propri dati (ad esempio il conto corrente per eventuali rimborsi).
Essere a posto con il pagamento delle tasse è anche importante per potere richiedere la cittadinanza: per me un appuntamento imminente!

Festività religiose?

Una riflessione viene in mente quando si pensa alle festività in Svezia: il rapporto con le religioni.

Premessa: la Svezia è sicuramente un paese laico, con un’alta percentuale di ateismo e una visione religiosa mediamente più rilassata rispetto a quella di altri paesi.
Non bisogna comunque pensare che in questa nazione non esistano radici cristiane radicate e che non esistano aree (come lo Småland e il Blekinge) con una concentrazione di credenti relativamente elevata. Ci sono cristiani, fra l’altro, che rifiutano ogni forma di alcool e può capitare, quindi, di essere invitati a matrimoni in cui non viene servita una sola goccia di vino o altri alcolici.

In qualche modo, però, la conquista cristiana delle antiche tradizioni pagane (non bisogna infatti dimenticare che il Natale, la Pasqua, l’Assunzione a Ferragosto, Ognissanti e così via sono tutte riletture di feste pagane preesistenti) ha preso qui meno piede che in altri paesi, anche limitrofi, ed uno dei casi più evidenti è proprio il Natale.
Mentre in gran parte delle altre nazioni il nome della festa fa riferimento a Cristo, alla Santità o alla Natività, in Svezia il Natale si chiama semplicemente Jul. Proprio come la vecchia tradizione germanica di Yule, a cui la festa cristiana è stata sovrapposta.
La Svezia non è sola in questo: altri paesi nordici (e persino la Scozia) utilizzano varianti del nome, ma è innegabile che la rappresentazione iconografica del Natale svedese, con i suoi panorami fatati e con i suoi folletti, conservi ancora parecchio della tradizione pagana delle origini.

Midsommarstång

Midsommarstång moderno

Visto che siamo in estate, un caso ancora più evidente è quello della recente festa di Midsommar.
A differenza che nel resto di Europa, dove il cristianesimo è riuscito a sostituire l’antica festa nordica con la celebrazione di San Giovanni Battista (è così anche nelle confinanti Danimarca, Norvegia e Finlandia), in Svezia resiste sorprendentemente il vecchio concetto della celebrazione del solstizio d’estate.
Qualcosa, però è cambiato anche qui: il “moderno” midsommarstång a forma di croce ha infatti soppiantato quello tradizionale composto da un palo circondato da uno o più cerchi. Visto che Midsommar è anche una festa della fertilità, potete immaginare da soli quale sia il significato di tale simbolo. Curiosamente, Midsommar resta effettivamente una festa decisamente fertile, viste le cose che generalmente succedono alla fine dei festeggiamenti, quando il tasso alcolico è elevato. 🙂

Ci sono comunque alcune parti della nazione in cui resta, sia in forma di revival neopagano, sia semplicemente perché sopravvissuta alla storia, la vecchia usanza: a questo link, ad esempio, potete vedere foto di una celebrazione tenuta con il midsommarstång originale. Ho avuto il permesso di riprodurne qualcuna nel mio blog.

Foto: Carl Johan Rehbinder


Foto: Carl Johan Rehbinder


Foto: Carl Johan Rehbinder

Del Våffeldagen ho parlato qualche mese fa: il caso di una festa che ha completamente perso il significato originale cristiano, per vedere il nome storpiato in qualcosa di gaudentemente mangereccio.

Certo, anche in Italia molte feste hanno una forte radice pagana (chi ha detto “Befana?”) mentre altre si stanno dereligiosizzando. Il Natale è ormai una festività prettamente consumistica, ed ogni anno si sentono gli strali dei prelati che si lamentano per Halloween (derivato in parte da quel Samhain celtico cui furono sovrapposte Ognissanti e la Commemorazione dei Defunti)… ma la mia sensazione è che la situazione in Svezia sia differente, con le festività vissute in un mix tradizionale e radicato di ateismo, cristianesimo e paganesimo che conserva comunque una sua forma di spiritualità. Ma mi riservo ancora qualche anno per capirne qualcosa in più. 😀

Midsommar a Limhamn.

Nota: il maypole originario si vede anche nel celebre film horror britannico The Wicker Man:

Glad midsommar

E mentre tutta la Svezia festeggia, io sono uno dei pochi che lavora. 😀
Per le informazioni su Midsommar, vi rimando quindi al mio post dell’anno scorso.

Aggiornamento: non posso fare a meno di aggiungere questo meraviglioso video in inglese!

Våffeldagen

Oggi abbiamo passato un buon våffeldagen, ovvero il giorno dei våffla: si tratta di quei biscotti cotti su piastra calda che conoscerete magari come gaufre o waffle.
Il 25 marzo in tutta la Svezia si mangiano i våffla, e nel caso uno non sia provvisto della tipica piastra per prepararveli in casa, ci penseranno le caffetterie a farvi cadere in tentazione.

L’origine di questa tradizione è piuttosto curiosa: in origine era infatti legata alla festività dell’Annunciazione, nota come vårfrudagen (traducibile come “il giorno di Nostra Signora”). Da qui qualcuno ha pensato al gioco di parole, ed è così nato il våffeldagen.

Come gran parte delle festività religiose in Svezia, la celebrazione dell’Annunciazione è stata poi spostata alla domenica più vicina al giorno effettivo, ma il våffeldagen è rimasto puntuale al 25 marzo di ogni anno.

La preparazione


Servito come si deve, con panna e marmellata!

Midsommarsafton

Ovvero la festa del Solstizio d’Estate, una delle più sentite da parte del popolo svedese. Midsommarsafton, tecnicamente, significa “la vigilia di mezz’estate”: come già per il Natale, infatti, si preferisce celebrare la vigilia piuttosto che la festività stessa. Midsommar non cade in un giorno fisso, ma nel sabato più vicino al giorno del solstizio vero. La vigilia è quindi sempre di venerdì, ed è un giorno “rosso” (festivo) sul calendario svedese: la festa è fra le più importanti, al punto che persino i supermercati (solitamente una certezza aperta fino alle 21-22) chiudono nel pomeriggio. Buona parte della popolazione approfitta dell’occasione per una minivacanza in cottage in campagna o nelle isole, ed è quindi normale che la città si svuoti.

Il pranzo di midsommar è il tipico pranzo festivo svedese, a base di aringhe e patate con l’aggiunta eventuale delle solite köttbullar, o del salmone ed immancabili snaps (“Helan gåååår“). Ormai mi piace pensare che, mentre per le feste italiane si preparano i manicaretti più complicati, per quelle svedesi si aprono le scatolette di aringhe. Il tutto è, per carità, sempre delizioso.

Dopo il pranzo, arriva il vero e proprio momento di festa tanto amato dai bambini (spesso agghindati in abiti tradizionali e inghirlandati). Le famiglie si radunano in un prato, in cui viene issato il tipico midsommarstång, l’albero celebrativo attorno a cui si celebrerà l’evento.

Si issa l'albero

Una volta completata l’operazione, inizia il vecchio rito di origine pagana: i bimbi ed i genitori si riuniscono in circolo attorno all’albero, ed iniziano una serie di danze all’insegna di canzoncine tradizionali. La più divertente è sempre Björnen Sover (Dorme l’Orso): chi sta in mezzo deve stare fermo accucciato facendo finta di dormire fino a quando termina il brano… a quel punto dovrà correre a catturare la prima persona di fronte a lui o lei, cui spetterà il compito di stare in mezzo al prossimo turno.

Dorme l'orso

Molti di questi balli in circolo mi ricordano, personalmente, alcune scene del fantastico film horror Wicker Man, ovviamente in versione giocosa spogliate di ogni componente malsana. 😀

La festa

Per l’occasione, io mia moglie e mia suocera siamo stati nel prato nell’area di Gunnes Gård, a pochi passi da dove viviamo in Upplands Väsby. L’ente culturale dell’area ha anche provveduto ad organizzare esempi di balli folkloristici di tutta la Svezia (e non solo), che, personalmente, ho trovato un po’ noiosetti.

Danze

Bimbi

Ma Gunnes Gård è anche e soprattutto un’area di rievocazione storica, in cui si ha la possibilità di riscoprire il modo di vivere dei vichinghi, con la ricostruzione di abitazioni storiche ed animali allevati secondo le antiche usanze. In ogni caso, è un posto che vale la pena visitare, anche solo per rendersi conto che i vichinghi erano, per lo più, popolazioni pacifiche che vivano di allevamento: quelli che noi tendiamo a mitizzare, sono infatti per lo più gli esploratori e, soprattutto, i pirati.

Gunnes gård

Abitazione vichinga

Il pane tradizionale

Beeeee

Dopo la festa, si continua nuovamente a casa (o al cottage), con la cena… sempre a base di aringhe e patate, ma spesso accompagnata dal gusto ruvido dei Kräfta (in inglese crayfish, simili alle nostre Cicale di Mare ma, a mio avviso, meno buone). Ovviamente se ne approfitta per bere, cantare assieme e stare alzati fino a tardissimo, per godere della luminosissima (a Stoccolma si arriva a stento ad avere un po’ di buio) “notte più luminosa dell’anno”!

Nota a me stesso

Ricordati che il 2 giugno in Italia è festa, quindi è inutile fare lo sbattimento di andare in città all’Ambasciata, perché la troverai inequivocabilmente chiusa.
Va be’: approfittiamone per un giro (rigorosamente in auto, vista l’allergia) per Djurgården…

Valborg

Valborg, ovvero Valpurga, la grande festa che segna il vero arrivo della primavera dopo quello “fittizio” della data ufficiale.
La festa è molto sentita qui in Svezia, e assume un ruolo importante, in particolare, nelle grandi città universitarie.
Uppsala, il 30 aprile, si è trasformata in una bolgia. Studenti vecchi e nuovi si sono infatti riuniti per celebrare il rituale di Valpurga: alle 15 esatte, il rettore, è apparso di fronte agli studenti dalla balconata universitaria. Dopo un breve discorso ed una canzone cantata in coro da gran parte della folla, è iniziato lo sventolio dei cappelli bianchi studenteschi, a simboleggiare l’inizio della festa.
Da quel momento, la gente si è riversata in strada per bere (ma, quest’anno, controlli più stretti hanno impedito che la gente si dedicasse all’alcool in strada) o nelle diverse nation (ogni studente appartiene ad una nation, in base alla sua provenienza… e solo gli studenti possono accedere agli spazi delle nation), che hanno organizzato spettacoli differenti.

L’atmosfera di festa è stata davvero contagiosa, ed è stato davvero un piacere camminare per le strade per la città e fermarsi per una “cena pomeridiana” (usanza tipica svedese nei giorni non lavorativi).

Valborg è anche la sera dei falò: durante la serata, l’intera Svezia si illumina a fuoco, cosa decisamente magica e suggestiva! Un po’ meno suggestive le notizie di cronaca del giorno dopo che raccontano dei problemi derivati dall’eccessivo consumo di alcool… ma la Svezia, si sa, è anche questa.

Glad Påsk!

Bimbe sul prato

Ovvero, come potrete forse immaginare, “Buona Pasqua!”
Da queste parti è normale sentirselo dire già a partire dal giovedì, considerato, a tutti gli effetti, il “primo giorno di Pasqua”.
Il giovedì è anche il giorno in cui i bambini, quantomeno dove vivo (mi si dice, infatti, che in altre parti non si comincia prima di sabato) iniziano a festeggiare attivamente la Pasqua.
Il rituale è molto simile a quello reso celebre da Halloween, spogliato però di tutta la componente grottesco-drammatica: ci si traveste (in questo caso in maniera “campagnola”), e si va bussando di porta in porta alla ricerca del dolcetto (senza però minacciare alcuno scherzetto).

Il momento delle caramelle

Sembrano soddisfatti


Nelle zone residenziali, i viottoli sono spesso addobbati a festa, con piume colorate. Se poi si hanno bambini in casa, è usanza addobbare l’interno dell’abitazione in maniera non dissimile da quello che si fa per il Natale, con il colore giallo, che rappresenta proprio la Pasqua, a farla da padrone.
Invece che l’albero di Natale, si usa mettere per casa dei ramoscelli (solitamente di betulla), chiamati Påskris.

Piume

Vista sul lago

Se le giornate sono belle come quella di ieri è poi normale andare a giocare per i prati. Purtroppo, proprio nelle giornate più belle dai tempi della scorsa estate, sono riuscito a prendere un clamoroso raffreddore (aumentato dall’allergia ai pollini), che mi impedisce di godermele appieno! 😀
Se il giovedì è il primo giorno dei festeggiamenti, il venerdì santo è invece, quantomeno nelle famiglie più religiose, il giorno del dolore, in cui ci si veste di nero e si tiene un atteggiamento più sobrio. Ovviamente l’allegria ritorna già a partire dal sabato!

Anche in Svezia, come nello Stivale, c’è la tradizione dell’uovo di pasqua. Le uova svedesi sono però diverse da quelle Italiane.
Non si tratta, infatti, di uova di cioccolato: sono invece delle scatole (di cartone o plastica) che, una volta aperte, rivelano un interno fatto di dolci e cioccolatini, e magari qualche sorpresa  o soldino. Anche gli adulti si scambiano talvolta piccoli regali: in genere, cose come tazze, “casette pasquali” (portaoggetti a forma di case per animali), piatti o, comunque, oggettistica per la casa.

Uova svedesi

Per quanto riguarda il cibo… beh, da questo punto di vista non c’è poi troppa fantasia, visto che il cibo di Pasqua è praticamente lo stesso (delizioso, per carità) di Natale: il solito salmone, il solito prosciutto, le solite aringhe, le solite birre speziate, la solita spuma per bambini (il julmust che, ora, ovviamente, si chiama påskmust)… bene o male, tutto ciò riflette il periodo in cui la Svezia era un paese povero di ingredienti, e il cibo delle occasioni speciali era sempre lo stesso.
Negli ultimi decenni ha comunque preso piede, importato dal sud europa, l’utilizzo dell’agnello.

Come già per il Natale, l’impressione è che anche la Pasqua sia qui decisamente più sentita e vissuta che in Italia, in un misto di piccoli riti pagani e tradizione cristiana.

Jul

Julgran

Ovvero Natale, la festa per eccellenza in Svezia. Con un po’ di ritardo (la visita dei miei e cose da fare mi hanno tenuto lontano dal blog), andiamo a raccontarlo.
Cominciamo da una considerazione semplice: in generale, il Natale è una festa molto più sentita qui che in Italia. La cosa ha certamente radici antiche: il Natale è la festa che il Cristianesimo ha imposto in luogo degli antichi riti pagani relativi al Solstizio d’Inverno. Esattamente come il suo equivalente estivo (midsommar), il Natale è una vera e propria festa della luce, anche se, in questo caso, diventa la luce soffusa e festosa di creazione umana (candele, luminarie) per contrastare l’oscurità della natura.
La cosa, mi si dice, è ancora più evidente nel profondo Nord, dove la luce del sole, d’inverno, non si vede mai. Lì tutto l’aspetto illuminatorio viene meravigliosamente portato all’estremo. In ogni caso, anche nei dintorni di Stoccolma è praticamente impossibile non vedere finestre e porte delle abitazioni addobbati con elementi luminosi colorati. Nel mese che gira attorno alla festività, la luce dell’uomo sconfigge il buio del cielo.
Poi, ovviamente, il Natale è oggi in primis una situazione religiosa, ma è onestamente festosa e colorata.

Ma come celebrano, gli Svedesi, il Natale vero e proprio? Non lo celebrano! Per motivi a me ignoti, in Svezia si festeggia soprattutto la vigilia (Julafton), il giorno in cui le famiglie si riuniscono, si aprono i pacchi e si beve in compagnia.
Il tutto è accompagnato da un rituale molto particolare: per qualche strano motivo, la nazione ha una fissazione natalizia per lo speciale della Disney From All of Us to All of You, qui conosciuto come Kalle Anka och hans vänner önskar God Jul (“Paperino e i suoi amici augurano Buon Natale”) e trasmesso ogni vigilia alle tre del pomeriggio.
Nonostante lo speciale sia esattamente le stesso dal 1959 (giorno della prima trasmissione svedese) ad oggi, le famiglie si riuniscono a vederlo e ridere ogni anno per le stesse battute e situazioni. Il programma ha un indice di ascolto altissimo (spesso attorno al 50%), e, nelle settimane precedenti, ci sono spesso discussioni su chi debba essere il presentatore che introduce il filmato, quasi come per il nostro festival di Sanremo!
Finito lo speciale, nelle famiglie con bambini il papà va a “comprare il giornale”. Poco dopo il suo assentarsi, si sente bussare ed ecco arrivare Babbo Natale (su cui dovrò un giorno scrivere un articolo a parte, viste le peculiarità folk della versione svedese), ad inaugurare l’apertura dei pacchi.

Discorso particolare per il cibo: il pranzo e la cena della vigilia sono basati sulla smörgåsbord, una tavolata-buffet di miniporzioni differenti non dissimili dalle tapas spagnole. La versione natalizia si chiama, ovviamente, julbord e include patate, aringhe in varie forme, formaggi (fantastici), köttbullar, salmone e il delizioso julskinka (un prosciutto speziato e cotto al forno). Tipica è l’usanza di avere la versione natalizia di piatti che si mangiano tutti i giorni, versione che consiste, semplicemente, nell’utilizzo di spezie particolari. Altra caratteristica, per i bambini, è il Julmust, una spuma gasata dolciastra che si trova solo sotto Natale e Pasqua (quando prende l’originale nome di Påskmust): si può bere, ma se ne può tranquillamente anche fare a meno! 😉

E il Natale vero e proprio? Il Juldagen è il giorno in cui si sta tranquillamente a casa, si va eventualmente alla messa per chi ci crede e si fanno le visite di cortesia e/o piacere ai parenti (in svedese esiste il concetto di släkt come estensione di familj per intendere zii, nonni e cugini).
La sera? Al ristorante e magari anche a bere al pub o fare festa, perché il giorno non si lavora comunque (ma iniziano i saldi!) e allora si può bere e divertirsi!