Una delle prime cose che impari appena arrivato in Svezia…

Avanti il prossimo!
Avanti il prossimo!
… è che, alla cassa del supermercato, devi mettere TU la barretta separatrice per il cliente che è in coda dopo di te. In Italia non ci avevo mai fatto troppo caso, è, generalmente, ho sempre dovuto mettere quella per me stesso. Dopo un paio di occhiatacce da parte di chi ha dovuto mettersela da solo (nessuno che ti dica apertamente che sei un maleducato), nel 2009, ho capito in fretta la situazione, e ho iniziato a farlo. Oggi, a distanza di qualche anno, sono io quello che tira le occhiatacce a chi viene prima di me e non lo fa. Poi ripenso al Daniele del 2009 e mi metto a ridere con me stesso (e se qualcuno chiede scusa, sorrido e dico “ingen fara”). Svedesisazzione in corso. 😀

E non vi dico la rabbia che mi monta in Italia al supermercato. 😛

La posta di Natale

In un mondo sempre più dominato dalla messaggistica in rete, dove persino le buone vecchie email stanno diventando obsolete, c’è una cosa che agli svedesi piace ancora fare: inviare auguri e ringraziamenti tramite posta ordinaria.
Fermo restando che qui le vecchie lettere si usano ancora per molte funzioni burocratiche (ad esempio, ti mandano moduli a casa in posta con una busta preaffrancata da rispedire indietro… tutto tramite posta ordinaria), quella di spedire kort è una vera e propria passione nazionale.

Natale è ovviamente un momento critico: Posten (un’azienda puramente statale, di proprietà congiunta suedo-danese) lo sa bene e organizza da sempre una sorta di canale parallelo per la posta augurale.
In questo periodo vengono infatti messi a disposizione gli julfrimärke, francobolli a costo leggermente ridotto che garantiscono una consegna pre-natalizia, quantomeno se le imbuchi prima della data ultima garantita (che quest’anno è il 16 dicembre). Se spedisci dopo quella data, e vuoi avere la certezza della consegna, devi invece usare la posta ordinaria, leggermente più costosa (7 corone contro le 6,5 del francobollo natalizio) ma più veloce.
Ma anche l’operazione di imbucatura evidenzia l’organizzazione messa in atto da Posten: a fianco delle normali cassette della posta, di colore giallo, ne vengono installate altre di colore rosso espressamente dedicate alla posta natalizia.
Questo permette, appunto, di tenere in piedi il canale parallelo: la posta natalizia viene smistata da personale separato, spesso in sezioni speciali di alcuni uffici postali, non andando quindi ad ingolfare il traffico della, generalmente più urgente, posta ordinaria.

Quest’anno ci siamo uniti alla tradizione, contribuendo quindi alle decine (centinaia?) di migliaia di foto di bambini in costume da jultomte che viaggiano per il territorio nazionale. E, già che c’eravamo, ne abbiamo ovviamente spedite un po’ anche in Europa, pur con costi decisamente più alti e senza alcuna certezza di una consegna prenatalizia, abbiamo deciso che ci piace il rischio! 😉

Semlor

Mi rendo conto solo ora di non avere mai parlato dei semla, una delle mie delizie preferite di Svezia.
Come in Italia, anche qui non mancano i dolci stagionali, quelle prelibatezze che, chissà perché, si mangiano solo in un certo periodo dell’anno.
Se nel Bel Paese febbraio è il mese delle bugie (o chiacchiere), qui domina, per l’appunto, il semla. Impossibile andare in giro senza vedere offerte di konditori e caffè che fanno di tutto per invogliarti a rinunciare alla tua dieta.

Un semla al naturale
Un semla al naturale

A prima vista, il semla sembra essere la versione gigante di un bignè alla panna (quello che a Genova chiamiamo “cavolino“), ma ci sono alcune differenze fondamentali: la pasta è decisamente meno morbida di quella di un bignè e, sotto la panna, c’è un delizioso strato di pasta di mandorle.
In Svezia ci sono due distinte ideologie su come il semla vada mangiato: al naturale (la forma più diffusa) o hetvägg, ovvero in un piatto fondo riempito di latte caldo. In genere, chi apprezza un modo disprezza l’altro.
Personalmente non mi faccio troppi problemi, anche se devo dire di preferire decisamente la versione calda: in questo modo, il bulle si ammorbidisce e diventa ancora più buono!
Purtroppo (o, per fortuna, visto l’impatto sulla mia dieta) febbraio sta per finire: io direi un bel “basta!” a queste usanze stagionali… mangiamo semla tutto l’anno!
Un semla "hetvägg" ("hetvägg" non vuol dire "muro caldo", come molti svedesi stessi pensano, ma "brioche calda")
Un semla “hetvägg”

(non “muro caldo”, come molti svedesi stessi pensano,
ma “brioche calda”)

Stessa procedura dell’anno scorso?

Dopo due capodanni passati a feste da amici e due in Italia, ieri ho provato per la prima volta l’ebbrezza del semplice capodanno in famiglia alla Svedese, a casa di mia suocera.
Come per il Natale, ma in tono minore, c’è un piccolo rituale televisivo che è diventato parte della tradizione: la visione dello sketch teatrale inglese Dinner For One, qui conosciuto come Grevinnan och betjänten (La contessa e il maggiordomo).
Questa è un usanza condivisa con tutta l’Europa del Nord e parte di quella centrale, e ha avuto origine in Germania negli anni ’60. Nonostante lo sketch sia inglese, e trasmesso sottotitolato, è praticamente sconosciuto nel paese natio: gli albionici cascano regolarmente dalle nuvole ogni volta che incontrano un tedesco o un nordico che cita il tormentone “Same procedure as last year?”.

La trama è molto semplice: Miss Sophie continua a celebrare il suo compleanno con i vecchi amici ormai defunti. Tocca al maggiordomo James il compito di impersonarli e, soprattutto, di bere durante la cena al posto loro.

Curiosamente, quella che viene trasmessa in Svezia (ma anche in Svizzera e Norvegia) è una versione alternativa dello sketch che viene mostrato negli altri paesi: più breve e con un tasso alcolico minore. In origine, lo sketch era stato lasciato in sospeso per sei anni prima di essere approvato dalla tv di stato, proprio per questioni legate all’alcolismo.
La versione originale si riconosce immediatamente perché la tovaglia è bianca.

Dopo la visione dello sketch ci siamo seduti a tavola per la cena tradizionale. La versione classica del pasto di capodanno alla svedese non ha le dimensioni epocali del cenone all’Italiana, ma è deliziosa: aragosta per antipasto, filetto di manzo con patate per piatto principale e dessert.

Dopo la cena, siamo andati in piazza. A Malmö l’evento principale si tiene di fronte allo splendido edificio dell’Opera, il principale teatro musicale della città, dedicato alla lirica ma anche a musical ed eventi vari.
Qui è stato allestito un palco su cui si sono esibiti artisti di tipo differente, a fare un riassunto di quanto mostrato nell’anno passato (di recente ho assistito ad una spettacolare rappresentazione di Miss Saigon) e a dare un anteprima per il futuro.

Dopo il conto alla rovescia, l’esplosione di fuochi d’artificio, davvero spettacolare: a quelli “ufficiali” si uniscono quelli privati, con un risultato mozzafiato.
Il capodanno è, peraltro, una delle poche occasioni in cui la Polizia chiude un occhio sulla bevuta in pubblico, quindi è normale vedere la gente arrivare con bottiglie di spumante o altre bevande “da festa”.

Finiti i fuochi, la piazza si è svuotata piuttosto in fretta, con tipico ordine svedese. A quel punto, visto anche che caldo non faceva, ci è rimasto solo da andare a casa, e preoccuparci per i nostri gatti.

Alla Helgons Dag

Ci sono alcune differenze fra le celebrazioni di Ognissanti in Italia, e quelle Svedesi. La principale è che, a differenza che per il mondo cattolico, la festività non cade in un giorno fisso, ma sempre nel sabato che è più vicino al primo novembre.
Questa è una caratteristica tipica di altre festività svedesi, a partire da Midsommar: un tempo queste occasioni si celebravano in un giorno fisso, ma si è poi preferito spostarle nel fine settimana. Il cambiamento relativo ad Alla Helgons Dag è stato effettuato nel 1953, paradossalmente con l’intenzione di aumentare il numero di giorni di festa dal lavoro: l’Ognissanti svedese, fino a quel momento, era infatti un giorno feriale come tutti gli altri; spostandolo al sabato, che allora era un giorno lavorativo, si decide di rendere Alla Helgons Dag un festivo. Negli anni ´60, i sabati sarebbero poi diventati giorni feriali de facto per gran parte delle professioni, e questa caratteristica di festività è quindi andata nuovamente persa: oggi, il venerdì della vigilia (Alla Helgons Afton) è comunque un semi-festivo.

Un’altra caratteristica è che la Svenska Kyrka non prevede un giorno ufficiale e separato per la Commemorazione dei Defunti, come fa invece la Chiesa cattolica il due novembre: l’usanza tradizionale svedese è proprio di commemorare i propri cari nello stesso fine settimana di Alla Helgons, a partire dal venerdì sera.
Inutile dire che anche le mascherate di Halloween si tengono sempre la sera di Alla Helgons Afton, di venerdì.

La celebrazione dei defunti è, come spesso capita qui nei mesi di buio, un’occasione per fare ricorso alla luce; non sono infatti i fiori l’elemento principale della commemorazione, ma proprio dei suggestivi ceri bianchi che vanno ad illuminare i cimiteri svedesi.
Ogni necropoli ha uno spazio appositamente dedicato e predisposto chiamato minneslund (traducibile come “memoriale” o “angolo della memoria”), in cui si può accendere un lume a ricordo dei propri cari. Chi ha, vicino, sepolture di congiunti, può ovviamente anche scegliere di mettere un cero su di esse.
La cosa ha, ovviamente, un effetto intenso: un minneslund, la sera di Alla Helgons Afton, può essere davvero suggestivo!

Nulla, però, ci poteva preparare alla sorpresa che ci avrebbe aspettato ieri sera, mentre ci siamo messi alla ricerca del minneslund del cimitero di Sankt Pauli, il più grande di Malmö centrale.
Senza saperlo, infatti, ci siamo ritrovati a passare per la parte gitana del kyrkogård, dove siamo stati, letteralmente, abbagliati, dallo splendore di tombe sgargianti e da una festa di luci, colori, e musica più o meno tradizionale (se proprio vogliamo considerare tale una delle più celebri melodie di Nino Rota).
Nè le foto né i filmati, presi con il cellulare, rendono purtroppo giustizia all’esperienza!

Numerose famiglie di romaní erano riunite dinnanzi alle sepolture dei loro cari e, quando è stato il momento di allontanarci, abbiamo sentito intonare canti di dolore tradizionali, con un effetto davvero straordinario.

Finita questa inaspettata sorpresa, abbiamo finalmente trovato il minneslund tradizionale. Qualcuno potrebbe pensare che, dopo la precedente orgia di colori appariscenti, il decisamente più sobrio memoriale svedese appaia, in qualche modo, meno interessante; personalmente, però, direi di no: resta comunque un luogo speciale e suggestivo, con una sua forte componente emozionale.
Due mondi a confronto, uno a fianco all’altro, per due modi diversi, ma sempre intensi, di rendere omaggio ai propri cari che non ci sono più.

Kanelbullens dag

Kanelbullar
Kanelbullar

Come sa chi mi legge da tempo, in Svezia ci piace festeggiare “ufficialmente” i dolci. Oggi, 4 ottobre, si celebra il Kanelbullens dag, dedicato ai rollini di cannella. A differenza che per altre tradizioni, come il vaffeldagen, non ci sono storielle particolari da raccontare al riguardo, se non il fatto che la “festa” è stata istituita il 4 ottobre 1999 dalla responsabile di Hembakningsrådet, un ente che si occupa di promuovere la panificazione casalinga.
La data scelta, il 4 ottobre, coincideva con quella che era, nel 1999, la Giornata dell’Infanzia in Svezia.

La cosa ha preso piede e, attualmente, questo è il giorno in cui le konditori, i forni, i distributori di benzina e i supermercati promuovono con orgoglio il kanelbulle, magari con offerte speciali.
Questo pomeriggio sono arrivate in ufficio, offerte dall’azienda, le delizie di cui sopra, per una deliziosa fika cui non si può proprio resistere!

Vota Antonio, Vota Antonio!

A chi, nelle ultime settimane, non è capitato di ritrovarsi i social network intasati di indicazioni di voto da parte di amici, parenti e conoscenti (e mi aggiungo all’elenco dei responsabili)?

Chi non si è ritrovato in una cena fra amici in cui, inevitabilmente, si finisce col parlare di Berlusconi, Grillo, Bossi, Monti e compagnia?
Ecco, in Svezia tutto questo non succede. Mia moglie mi ha detto più volte di essere rimasta sorpresa di quanto gli italiani parlino sempre di politica: ad esempio non le è proprio mai capitato di trovarsi ad una cena con amici, anche i suoi amici più cari, e discutere di questo o quel ministro, parlamentare o candidato.
Personalmente, poi, non mi è mai capitato di parlare con uno svedese che lasciasse trapelare le sue simpatie o le sue intenzioni di voto. Helena è l’unica persona di cui conosco le scelte. Neanche mio suocero, che pure è uno cui piace dire la sua su molte cose, mi ha mai fatto una “lezione di politica”.

Qualche anno fa scrivevo su queste pagine:

Anche la questione della segretezza del voto, che per noi è quasi un dogma, è, apparentemente, meno sentita.

La cosa, però, vale soprattutto per quanto riguarda la rilassatezza delle procedure di voto.
Quando si tratta di vita sociale, in Svezia la politica sembra essere un tabù, uno di quegli argomenti che non si toccano mai.
A meno di casi particolari (mi viene di pensare ad un attivista, ma non ne conosco nessuno), sentire un amico o un parente che ti dice “mi raccomando, vota XXXX, che se no…” è praticamente impossibile. E sarebbe quasi inaccettabile a livello sociale.
Per carità, non è che ci sia disinteresse, ma evidentemente si preferisce maturare le proprie convinzioni in riservatezza, anziché discuterne in pubblica piazza.
Insomma, ad una qualunque cena con amici, in Svezia si parla di sogni, viaggi, musica, interessi, futuro e passato. Forse hanno capito qualcosa più di noi, sul vero senso della vita?