Ieri a Malmö è successo questo

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Quando ieri sera è iniziata ad emergere la voce che lo squilibrato potesse essere italiano (o, quantomeno, provenire dall’Italia), sui gruppi di Italiani in Svezia su Facebook c’è stato un misto di:

  1. ilarità e sarcasmo (“basta con questi immigrati!”)
  2. dubbio (“probabilmente non è un vero italiano, sarà sicuramente arrivato dall’Uzbekistan”)
  3. sdegno (“perché se è dell’Uzbekistan non te lo dicono per non alimentare il razzismo*, mentre se è italiano sì? Questo è il vero razzismo!”)

A me pare semplicemente che il fatto che la Polizia e la stampa si siano affrettati a comunicare la cittadinanza, una volta appurata, sia semplicemente una testimonianza della buona reputazione degli italiani: con la comunicazione, e l’ho notato anche fra i miei colleghi, tanta gente si è tranquillizzata.

Meglio così.


* In realtà, in casi come questi, lo dicono lo stesso, ma vaglielo a spiegare.

Cose calcistiche genovesi in Svezia

I "grifoni del Doria"?
I “grifoni del Doria”?

Qualche anno fa ho scoperto, non senza una certa sorpresa, che in Svezia esiste la squadra dell’Andrea Doria. Per chi non lo sapesse, l’Andrea Doria originale è una società di ginnastica genovese: dalla sua costola calcistica nacque nel 1946, a seguito della fusione con la Sampierdarenese, la seconda squadra cittadina.
Da parte di chi gestisce la squadra svedese c’è forse un po’ di confusione: il logo storico, con un bel grifone in mezzo, è decisamente più vicino all’iconografia del Genoa, la più antica squadra d’Italia, che non a quello dei cugini, e anche la seconda maglia della squadra ricordo molto una vecchia divisa d’allenamento genoana. Anche il logo attuale contiene un grifone (animale simbolo di Genova), ma è più personale. C’è da dire che leggere “Andrea Doria – Stockholm” equivale un po’ a leggere “Titanic – Iceberg”, ma questo è un altro discorso.

Dignatà
Dignatà

Fatto sta che ho scoperto oggi (ma forse me ne ero dimenticato) che esiste anche la squadra calcistica della Sampierdarenese e, a questo punto, comincio sentirmi circondato…

Sampierdarena, quartiere di Stoccolma?
Sampierdarena, quartiere di Stoccolma?

Forse dovrei attivarmi per fare partire veramente il mio progetto, mai decollato, di Genoa Club Sverige. Chissà…


Aggiornamento del 22 agosto. Pare che la Sampierdarenese sia anche venuta in pellegrinaggio…

2016-08-22 08_23_32-Le scuderie dell'astronauta – Google Maps

Cercare lavoro in Svezia su Facebook

Da qualche giorno abbiamo creato un gruppo di Facebook per aiutare nella ricecrca di lavoro in Svezia.
La filosofia del gruppo è riassunta nella descrizione:

In questo gruppo si possono pubblicare annunci di lavoro svedesi che possano essere per qualunque motivo interessanti per gli italiani (professioni tradizionali, lavori in cui non serva lo svedese, etc. etc.)
È possibile pubblicare anche richieste di lavoro a patto che la cosa sia fatta in maniera dettagliata (presentazione, tipo di impiego cercato, e non il solito “c’è lavoro?”)
Anche discussioni relative alla situazione lavorativa di certe professioni sono benvenute. Per ogni offerta di impiego, se possibile, specificate LOCALITÀ, eventuali contatti, la tipologia di lavoro, etc. etc.
Potete postare sia annunci della vostra azienda, che di altre aziende di cui siate a conoscenza.
Le aziende possono postare qui solo per presentare offerte di lavoro, non per presentare i loro prodotti.
È possibile, ovviamente, anche avviare discussioni relative al mercato del lavoro svedese in qualunque settore, a patto, ovviamente, di non tenersi mai sul generico.
Per il resto, tenete un atteggiamento civile!

Quanto l’iniziativa possa avere successo è da vedere: il rischio è che il gruppo si riempia solo di persone alla ricerca (mi risulta difficile pensare a datori di lavoro seri che cerchino impiegati su Facebook), ma, se la comunità farà il possibile per condividere le offerte di cui viene a conoscenza, potrebbe venirne fuori qualcosa di buono.

Italiani a Malmö (e in Svezia)

Il buffet al ristorante D-Vino(Emporia)
Il buffet al ristorante D-Vino
(Emporia)
Nei miei primi anni in Svezia ho pensato più ad integrarmi che a cercare contatti con altri italiani: quando è capitato li ho sempre incontrati volentieri, ed alcuni di loro sono diventati ottimi amici, ma ho sempre considerato più importante cercare di espandere le conoscenze autoctone piuttosto che crearmi la mia Little Italy personale in Svezia.
Già da qualche tempo, però, dopo la fase iniziale, sono diventato anch’io uno di quelli che, quando sente parlare italiano, se il contesto è giusto prova quantomeno a salutare se non ad attaccare discorso: esattamente il tipo di comportamento da cui, all’inizio, mi tenevo alla larga. 😀
Negli ultimi tempi, forse per aver raggiunto il traguardo della cittadinanza, forse per via della bimba in arrivo, ho iniziato ad allacciare contatti con più connazionali, partecipando a cene e pranzi organizzate sui social network. Anche Helena apprezza e si diverte, godendosi il cibo (sono ormai convinto che la qualità media dei ristoranti italiani nello Skåne sia decisamente superiore che nel resto della Svezia) e la compagnia.

Al brunch (in realtà più un pranzo a buffet, visto l’orario) cui abbiamo partecipato ieri c’erano una sessantina di persone, fra adulti e bambini, e alcuni di questi ultimi erano anche vestiti da carnevale.
Questi eventi, organizzati dall’ottima Sara sul gruppo Facebook Italiani a Malmö sono un’eccellente occasione per incontrare e conoscere connazionali e i loro partner (spesso svedesi, a volte stranieri) e ritrovarsi tutti assieme.

Sempre a proposito di gruppi su Facebook, da qualche tempo è stato lanciato Italiani in Svezia: parzialmente ispirato all’equivalente, ed eccellente, Italiani in Danimarca si propone come punto di unione per i connazionali che vivono nel Regno delle Tre Corone, ma anche come centro di informazione per gli italiani che stanno valutando la possibilità di trasferirsi qui. A questi ultimi, per rendere il gruppo vivibile ai suoi partecipanti attivi, chiediamo però lo stretto rispetto delle nostre regole: leggere la documentazione presente nella sezione File ed informarsi tramite la rete prima di fare domande, evitare richieste di lavoro o di abitazioni e domande generiche sulla vita/il lavoro in Svezia, comportarsi civilmente e non spammare. Un gruppo in cui qualunque nuovo arrivato dovesse fare sempre le stesse domande, senza preoccuparsi di informarsi prima, diventerebbe infatti illeggibile in fretta e verrebbe abbandonato dai suoi partecipanti. Per tutto il resto, chiunque è benvenuto!
Per coloro, infine, che si stanno cimentando nello studio dello svedese, questo gruppo dedicato può essere la comunità ideale per fare domande e risolvere dubbi.

Multilinguismo

Alle medie ho studiato francese, ma sono poi passato all’inglese, che parlo e capisco piuttosto bene. Ovviamente, dopo il mio trasferimento in Svezia ho iniziato a studiare svedese, che è ancora la mia terza lingua ma che va via via migliorando.
Con mia moglie, ormai, parliamo quasi sempre svedese, anche se a volte ce ne dimentichiamo e ricominciamo con l’inglese.

È comunque davvero curioso come funzioni il cervello di un adulto: quando vado in Francia e provo a rispolverare il mio francese scolastico, mi ritrovo puntualmente a mischiarlo con lo svedese. Non l’italiano nè l’inglese, ma proprio lo svedese, la terza lingua.
Al di là delle cose più banali (mi viene da dire “men” al posto di “mais“, entrambi significano “ma” e si confondono facilmente), mi ritrovo a ringraziare con “tack så mycket!” o, addirittura, a iniziare una frase in francese e continuarla in svedese, col risultato di restare, io stesso, basito.

Il punto è che, se tutto va bene, a fine marzo/inizio aprile nascerà la bimba, e, a quel punto, la questione linguistica diventerà ancora più importante: come parleremo con lei, per evitare che la sua lingua madre diventi una sorta di esperanto o interlingua, ma fare in modo che si conservi comunque almeno l’anima bilingue svedese e italiana? La parlata locale sarà, ovviamente, quella veramente indispensabile per lei, ma, chiaramente, ci teniamo anche al fatto che possa esprimersi nella lingua paterna.
L’idea di base è di parlare svedese quando saremo in tre; mentre l’italiano verrebbe usato quando sarò io a parlare con lei da sola o durante le sessioni via Skype con i miei genitori.
Da quello che ci è stato detto, un sistema di questo tipo è piuttosto funzionale: il cervello di un bimbo è molto più flessibile di quello di un adulto, e la piccola dovrebbe riuscire a passare da una lingua all’altra senza troppi problemi e senza fare troppa confusione.
Per l’inglese, possiamo aspettare: alla fine lo imparerà come tutti gli altri svedesi.

Ovviamente il nostro vero incubo è un altro: vivendo e interagendo con gli altri bambini a Malmö, la bimba finirà inevitabilmente per parlare il dialetto skånska, col risultato che sia io che mia moglie avremo serie difficoltà a capire ciò che dirà. Ma questo è uno scenario apocalittico cui, al momento, non vogliamo pensare troppo. 😉

Goteborg non esiste

Per la serie “le mie battaglie contro i mulini al vento”, voglio ringraziare chi (soprattutto i giornalisti) è riuscito ad imporre l’orribile Goteborg al posto dello storico, e decisamente più sensato, Gotemburgo per indicare in Italia la città che in Svezia chiamiamo Göteborg.

Mentre il toponimo storico italiano era corretto, adesso ci ritroviamo con qualcosa che non è italiano, non è svedese e non si sa cosa sia. E poi, anche nello scriverlo, vuoi mica che quei due punti sulla o siano importanti? 😀

So per certo che in posti come in Inghilterra, Spagna e Portogallo si utilizza ancora il nome adattato (vedi Gothenburg o, appunto, Gotemburgo), e non so come sia la cosa nel resto del mondo, ma non importa: visto che gli italiani ti guardano perplesso (sempre se non arrivano addirittura a sfotterti) quando dici “jettebòri“, ho deciso che, d’ora in poi, nella parlata, userò sempre il bellissimo Gotemburgo.
Perché Goteborg non esiste. 😛


AGGIORNAMENTO: Gotemburgo ha, fra l’altro, una caratteristica: è l’unica città di Svezia ad avere adottato ufficialmente un doppio nome, accettando anche la versione inglese Gothenburg. I motivi sono soprattutto storici: in quanto grande porto, e grazie alla sua posizione, Gotemburgo è sempre stata la più internazionale delle città svedesi. Dopo gli inizi “olandesi”, la comunità britannica ha avuto un ruolo rilevante nella crescita della città, influenzandone in maniera determinante lo sviluppo.

Di topi ed elaboratori

Le palle dei topi sono da oggi disponibili come parti di ricambio. Se il vostro topo ha difficoltà a funzionare correttamente, o funziona a scatti, é possibile che esso abbia bisogno di una palla di ricambio. A causa della delicata natura della procedura di sostituzione delle palle, è sempre consigliabile che essa sia eseguita da personale esperto.

Prima di procedere, determinate di che tipo di palle ha bisogno il vostro topo. Per fare ciò basta esaminare la sua parte inferiore. Le palle dei topi americani sono normalmente più grandi e più dure di quelle dei topi d’oltreoceano. La procedura di rimozione di una palla varia a seconda della marca del topo. La protezione delle palle dei topi d’oltreoceano può essere semplicemente fatta saltare via con un fermacarte, mentre sulla protezione delle palle dei topi americani deve essere prima esercitata una torsione in senso orario o antiorario. Normalmente le palle dei topi non si caricano di elettricità statica, ma è comunque meglio trattarle con cautela, così da evitare scariche impreviste. Una volta effettuata la sostituzione il topo può essere utilizzato immediatamente.

Si raccomanda al personale esperto di portare costantemente con se un paio di palle di riserva, così da garantire sempre la massima soddisfazione dei clienti.

Nel caso in cui le palle di ricambio scarseggino, è possibile inviarne richiesta alla distribuzione centrale utilizzando i seguenti codici:

PIN 33F8462 – Palle per topi americani

PIN 33F8461 – Palle per topi stranieri

Questo manuale interno per i dipendenti IBM circola da qualche decennio fra gli informatici (e non solo) italiani come fonte di risate e scherno nei confronti di un traduttore considerato troppo zelante.
Gli Italiani sono fatti così: prendono per i fondelli i “nazionalisti” francesi che osano chiamare il computer ordi(nateur) e il mouse souris, senza rendersi conto di rappresentare invece una vera e propria eccezione a livello mondiale.
Computer, monitor, mouse, scanner, hard disk, docking station e compagnia sono tutti termini entrati nell’utilizzo comune in ambito informatico, e il loro uso suona oggi naturale: quando ti muovi all’estero, però, ti rendi conto in fretta di come negli altri paesi non sia generalmente così, al punto di cominciare a farti domande sull’esterofilia dilagante nello stivale.

"Senza palle, a chi!?!"
“Senza palle, a chi!?!”

Un termine come computer è, ad esempio, usato anche in paesi come Danimarca, Paesi Bassi e Germania. Buona parte degli europei, però, utilizza invece un termine nella propria lingua: qui in Svezia è dator, in Finlandia è tietokone, in Norvegia è datamaskin. Ma anche le nazioni neolatine non scherzano: ecco il computador portoghese, la computadora castigliana, il già citato ordinateur francese, il calculator rumeno e così via. E il resto del continente? Andiamo dal počítač ceco allo számítógép magiaro, passando per l’arvuti estone e il bilgisayar turco. Poi è chiaro che, probabilmente, in buona parte di questi paesi si utilizzerà o, quantomeno, comprenderà anche il termine computer, ma non è comunque il lemma principale per indicare quello che in Italia potremmo tranquillamente chiamare “elaboratore“.
Ma se computer ha comunque una certa diffusione, stati sicuri che il “mouse” sarà chiamato pressochè in ogni paese con l’equivalente locale della parole “topo”. E, statene altrettanto sicuri, per loro è nomale. E nessuno ride. Svedese? (Dator)mus! Tedesco? Maus! Danese? Mus! Spagnolo? Ratón! Polacco? Mysz! Finlandese? Hiiri… e così via!
Solo in italiano abbiamo deciso di perdere completamente il riferimento all’animaletto “topo” per utilizzare, senza alcun motivo, un termine straniero.

Gli esempi potrebbero continuare all’infinito. Solo per restare nell’ambito dello svedese, qui un monitor è uno skärm, l’hard disk è un hårddisk (termine ibrido, ma almeno non totalmente estero), un tablet è un surfplatta, una docking station (termine che in Italia si abbrevia orribilmente con “la docking”, come se fosse l’aggettivo a prevalere) è una Dockningsstation. L’unico termine che probabilmente si salva ancora in italiano è “tastiera” (per i curiosi: tangentbord in svedese), forse perché preesistente e radicato.
Anche quando avevamo termini italiani che venivano utilizzati, come “schermo”, “disco rigido” o “scheda madre”, ormai si usa più di frequente, soprattutto nel linguaggio comune, l’equivalente inglese maccheronico (arrdìsk?).
Persino nell’inventarci nuovi verbi, siamo riusciti a riadattare malamente la terminologia inglese, invece che usare l’impalcatura dell’italiano preesistente. Ecco quindi gli orribili formattare, masterizzare (il più insensato di tutti), scannerizzare e così via.
Non parliamo poi, di quando si prova a fare i fighi con gli acronimi, finendo per arrivare a pronunce esilaranti: non sapete quante volte ho sentito HDMI trasformato in “acca-di-emme-ai”, tre quarti in italiano e un quarto in inglese!

Per carità, in qualche caso l’inglese fa comodo ed è penetrato anche qui in Svezia: ad esempio si dice “mejl*” (ma esistono anche i nativi e-post ed e-brev) perchè effettivamente è più comodo e veloce di elektroniskt meddelande; si utilizza “att surfa” (surfare, navigare su internet) perché, in fondo, si conserva comunque la metafora originale… però si tratta per lo più di eccezioni pratiche, spesso dovute all’assenza di eventuali termini concisi, che non costringano a locuzioni particolari. E anche se inglesizzazioni discutibili non mancano neppure qui, magari con qualche frase fatta derivata dai film in lingua originale, direi che c’è un rispetto decisamente maggiore della propria parlata.

Quello che è certo è che l’esterofilia linguistica degli Italiani, in ambito tecnico (ma non solo), lascia davvero interdetti. Perché abbiamo dovuto buttare via la nostra lingua, e ci siamo dovuti perdere dietro a termini come “mouse”, “tablet”, “touchpad”, “gamepad”, “tower”, “laptop”, che in italiano non hanno alcun significato, quando avremmo potuto usare altri termini già esistenti o inventarcene di adeguati? Perché dobbiamo essere gli unici al mondo a ridere di fronte ad un sensatissimo** manuale di istruzioni scritto per la nostra lingua, e perché dobbiamo anche divertirci a sfottere quelli che, in altri paesi, usano correttamente la propria parlata? Perchè fa più cool? Mentre ci penso, vi devo lasciare… Devo andare ad un meeting che sono riuscito a fatica a fittare nella mia schedule e che si terrà in una venue davvero spettacolare. Se poi avrò tempo, questa sera mi vedrò il replay del parbuckling della Costa Concordia, in time lapse sulla mia televisione full-accaddì! Alla prossima!

* notare come agli svedesi piaccia tuttora riadattare le lingue estere alla propria fonetica: un altro esempio è “dejt”, che si usa perché è un po’ difficile rendere l’eccezione britannica di “date” (inteso come appuntamento romantico, ma anche come la persona che è oggetto dell’appuntamento stesso).

** d’accordo, personalmente avrei utilizzato “sfere” al posto di “palle”…