Scania, fra Svezia e Danimarca

In questo periodo è in corso una crisi diplomatica fra Svezia e Danimarca al riguardo del buon vecchio Skåne, crisi che non ci riporta certamente ai tempi delle guerre ma che sicuramente ha innalzato la tensione fra i due paesi.

Da qualche tempo, infatti, la Danimarca sta cercando di rivendere all’estero la Regione dell’Öresund sotto l’ombrello del nome “Grande Copenaghen”, per questioni di marketing commerciale e per invogliare le aziende ad investire nella regione.
Ed è inutile dire che, da parte svedese, ci sono molte resistenze.

Regione di Öresund.  Immagine tratta da Wikimedia, opera dell'utente Entbert su licenza Creative Common
Regione di Öresund.
Immagine tratta da Wikimedia,
opera dell’utente Entbert
su licenza Creative Common
Un primo passo è stato comunque fatto prima dell’estate: il Comitato dell’Öresund, l’ente politico che si occupa di coordinare i due paesi nell’area, si evolverà nel “Comitato della Grande Copenhagen e dello Skåne” (The Greater Copenhagen & Skåne Committee: notare come il nome sia in inglese, ma per Skåne si sia mantenuta la forma svedese).
Quello su cui i due paesi non sono d’accordo, però, è come questo nuovo comitato sarà organizzato. Secondo i danesi, infatti, la regione è composta da tre aree: la Capitale, la Zelanda (il resto dell’isola che porta lo stesso nome) e, appunto, la Scania. Per questo motivo, vorrebbero che agli svedesi spettasse solo un terzo del potere decisionale. Gli svedesi, ovviamente, non accettano questa versione dei fatti, e vogliono contare per metà.

Il dibattito è acceso, quantomeno qui al sud: mentre la stampa nazionale non dà molto spazio alla notizia (ma a Stoccolma gliene fregherà davvero qualcosa dello Skåne, se non per una questione di prestigio?), il quotidiano locale Sydsvenskan riporta i pareri preoccupati dei politici locali (alcuni dei quali parte del vecchio comitato) contro l’invadenza danese. Alcuni, addirittura, propongono di abbandonare la collaborazione con la Danimarca, per instaurarne una nuova con Gotemburgo, sotto il nome “Southern Sweden“. La cosa, ovviamente, sarebbe una stupidata abissale, che metterebbe in difficoltà i molti frontalieri fra le due regioni – frontalieri per lo più svedesi – che contano sul lavoro del Comitato per risolvere i molti problemi burocratici (in termini di pensioni, sanità, indennità di disoccupazione, asili e cura dei bambini) che ancora affliggono chi vive in un paese e lavora nell’altro.

Ma chi ha ragione? Da un lato l’orgoglio svedese sembra, a tratti, un po’ estremo dato che, in tutta sincerità, la rinascita economica dell’area dopo la grande crisi degli anni ’90 è dovuta anche e soprattutto all’accorciarsi delle distanze da Copenaghen conseguente alla costruzione del ponte; dall’altro i danesi dovrebbero ammettere che lo Skåne è una risorsa fondamentale: i costi più bassi sul lato svedese sono sicuramente un incentivo importante per chi deve investire (basti pensare al polo tecnologico in continua espansione a Lund), e l’area non può quindi assolutamente avere lo stesso peso della parte restante della Zelanda.

Personalmente, non ho nulla in contrario all’adozione del semplice ed efficace Greater Copenhagen, ma i danesi non possono certo aspettarsi di potere decidere da soli sul futuro della regione.

Provocazione: e se la soluzione fosse di restituire la Scania alla Danimarca? Almeno non dovremmo più andare al Systembolaget per comprare la birra!

Dragør

BiciclettaIl bello del vivere a due passi dal ponte sull’Öresund è che, quando vuoi, puoi sempre andare a visitare anche le bellezze danesi. Sabato scorso siamo andati a vedere Dragør, un antico borgo di pescatori a pochi minuti dall’aeroporto di Kastrup. La cittadina è famosa per il suo centro storico, fatto di suggestive case gialle dai tetti rossi, ma anche per il porto turistico.
Purtroppo il tempo è stato un po’ inclemente, soprattutto nel pomeriggio, e, fra pioggia e vento gelido, abbiamo dovuto anticipare il rientro senza potere passeggiare fra le barche. Siamo però davvero rimasti affascinati dalla suggestiva atmosfera del borgo, cui queste foto non rendono giustizia.
Ci torneremo presto di sicuro, sperando in una giornata migliore.
Dragør
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Definitivo sulla Scandinavia

Qualche annetto fa scrissi un articolo un po’ ironico su Scandinavi e Finlandesi. A distanza di qualche anno, mi capita ancora di leggere corbellerie come “la Danimarca non è un paese scandinavo” o “la Finlandia lo è”.

La raffigurazione classica della Scandinavia.  Questa immagine appare tipicamente nei libri scolastici scandinavi.
La raffigurazione classica della Scandinavia.
Questa immagine appare tipicamente nei libri scolastici scandinavi.

Ribadiamo quindi il concetto: la Scandinavia è quell’entità geo-social-politica transnazionale composta da Danimarca, Norvegia e Svezia. E basta. Quello che spesso genera confusione è il fatto che esiste una cosa che si chiama penisola scandinava e che è un oggetto puramente geografico. Ora, pensateci bene, non è una distinzione da poco: San Marino e la Città del Vaticano sono sulla penisola italiana ma non fanno parte dell’Italia, mentre la Sicilia e la Sardegna non sono sulla penisola ma vanno a comporre la nazione italiana.
Andiamo adesso ad approfondire il discorso su come si è arrivati alla definizione moderna di Scandinavia, e sulle distinzioni da fare.

STORIA
C’erano una volta gli scandinavi, quella popolazione germanica che abitava l’estremo nord dell’Europa conosciuta, in quella regione che oggi si chiama Scania (Skåne). Il nome Scandinavia, o la sua variante Scandia, era usato già in epoca latina, ed identificava appunto la suddetta regione (erroneamente ritenuta un isola dagli studiosi romani, come Tacito e Plinio il Vecchio). Gli scandinavi vivevano appunto nel moderno Skåne e nelle regioni limitrofe.

La diffusione dei popoli scandinavi ai tempi dell'età del bronzo nordica. Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia
La diffusione dei popoli scandinavi ai tempi dell’età del bronzo nordica.
Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia

Quando si iniziarono a formare gli stati moderni, lo Skåne divenne parte della Danimarca, e restò tale fino al 1658. Quelli successivi alla dissoluzione dell’Unione di Kalmar (1523) furono secoli difficili, con Svezia e Danimarca spesso in guerra reciproca e con la Norvegia territorio di conquista. La stessa acquisizione della Scania da parte della Svezia fu seguita da una profonda repressione e forzata naturalizzazione, che portò alla distruzione di gran parte del retaggio culturale danese della regione (di ciò che resta ho parlato, ad esempio, qui). Ad inizio ‘800, però, le differenze si placarono velocemente, e cominciarono a rafforzarsi i legami fra le tre nazioni, all’insegna di lingue mutualmente intelleggibili (al punto di potere quasi essere considerati dei reciproci dialetti) e decisi punti di contatto culturali e sociali. Nacque un movimento, lo Scandinavismo, che si prefiggeva di creare un’unione fra Svezia, Danimarca e Norvegia. Fra gli intellettuali più celebri che vi parteciparono quell’Hans Christian Andersen noto per la Sirenetta e per altre splendide fiabe: il suo poema “Sono uno Scandinavo” (lanciato dall’incipit “Siamo un popolo solo, ci chiamiamo scandinavi!”) diventò il manifesto del movimento. È in questo contesto che si afferma quindi la definizione moderna di Scandinavia, rappresentata appunto da Danimarca, Norvegia e Svezia… e da nessun altro. A differenza che in Germania o in Italia, il movimento scandinavista non riuscì a sfociare in un vero e proprio risorgimento: la situazione stagnò a lungo, e lo spirito transnazionale si andò affievolendo. In particolare, i Norvegesi non gradivano quell’unione di monarchie con la Svezia che, pur essendo teoricamente paritaria, rendeva in pratica la nazione sottomessa a Stoccolma: se, da un lato, i popoli continuavano a sentire un legame fra loro, la gestione politica da parte di regnanti e governi miopi portò ad un rafforzarsi dei nazionalismi. La mazzata definitiva al sogno scandinavo fu data dall’indipendenza norvegese del 1905, con la dissoluzione dell’unione monarchica e l’instaurazione di un proprio re. Da allora non si parla più di unione politica fra i tre paesi, ma i legami restano comunque molto forti e, pur con le differenze politiche, qualche sberleffo su base culturale e le rivalità sportive (ma gli scandinavi tifano comunque per una delle altre due nazioni, quando la propria viene esclusa da una competizione), i tre popoli continuano a considerarsi come popoli fratelli e parte di quella cosa così speciale che si chiama Scandinavia.
E gli altri? Come si collocano Finlandia, Islanda, Fær Øer e Groenlandia in questo contesto? La risposta è semplice: non si collocano. La Finlandia è stata a lungo parte del Regno di Svezia, occupa una piccola parte della penisola scandinava (vedi sotto) e restano sicuramente dei forti collegamenti fra le due nazioni: nella Terra dei Mille Laghi esistono aree estese in cui la lingua madre è lo svedese, e nelle Tre Corone esistono grandi comunità finlandesi, ma, a parte alcune eredità culturali retaggio del periodo storico, i legami si fermano qui. La lingua finlandese non c’entra assolutamente nulla con quelle dei paesi scandinavi (e, in Europa, ha solo collegamenti con l’estone e, in maniera molto minore, l’ungherese), la nazione ha una propria mitologia (vedi Kalevala) distante dai vari Thor e Odino e la popolazione finlandese appartiene a un pool genetico a parte (e, se proprio bisogna cercare connessioni, è più legata ai popoli slavi del nord-est che a quelli germanici). In nessun modo, quindi, la Finlandia può essere considerata parte integrante della Scandinavia. Per Islanda e Fær Øer, invece, il discorso è forse più complesso: è vero che nei due stati si parla una lingua di ceppo norreno (vedi sotto), che le popolazioni sono di discendenza normanna, e che i due paesi sono (Fær Øer) o sono stati (Islanda) parte del Regno di Danimarca, ma la loro natura insulare ha portato ad avere dei legami molto tenui con le altre nazioni di origine vichinga: storicamente Islanda e Fær Øer erano probabilmente più assimilabili a delle colonie che non a parte integrante della Danimarca e (prima ancora) della Norvegia, e il movimento scandinavista non le prendeva realmente in considerazione se non in questa funzione. Mi è anche stato detto (ma prendetela con le pinze, dato che non ho mai verificato la cosa) che i feringi sentono generalmente un affinità maggiore con gli scozzesi che non con gli scandinavi. Sulla Groenlandia, invece, c’è davvero poco da discutere: fa sì parte del Regno di Danimarca (che oggi comprende, appunto, gli stati di Danimarca, Fær Øer e Groenlandia), ma la sua popolazione è composta per il 90% da inuit (il termine che ha sostituito il semi-derogatorio “eschimese”). Tutto ciò dovrebbe aiutare a risolvere in maniera definitiva il dilemma su cosa è la Scandinavia e cosa no, anche se, ad alimentare la confusione, contribuisce probabilmente il fatto che, nel corso del ventesimo secolo, è emerso un nuovo movimento politico, quello della Cooperazione Nordica, che ha portato alla nascita di quel Consiglio Nordico che vede l’adesione di tutti i paesi sopra citati. Ma i Paesi Nordici non sono la Scandinavia.

GEOGRAFIA

La Fennoscandia, con la penisola scandinava (in rosso) messa in evidenza   rispetto al resto (in blu). Elaborazione mia di un lavoro di Fobos92. Licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported License.
La Fennoscandia,
con la penisola scandinava (in rosso) messa in evidenza rispetto al resto (in blu).

Elaborazione mia di un lavoro di Fobos92.
Licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported License.

In geografia esiste una regione che si chiama penisola scandinava, regione che prende a sua volta il nome dagli antichi scandinavi. Nella penisola scandinava si trovano oggi Svezia, Norvegia, e l’area nord-occidentale della Finlandia. In passato, dal momento che la Scania era parte della Danimarca e la Finlandia era una provincia svedese, nella penisola si trovavano solo le solite Svezia, Norvegia e Danimarca. In molti paesi (ma non nei soliti tre) capita di vedere utilizzare Scandinavia in luogo di penisola scandinava: ci può stare (d’altronde capita di dire “l’Italia” per indicare la penisola), ma bisogna accettare il fatto che non è un utilizzo corretto e che gli scandinavi non accettano questa semplificazione. La regione prettamente geografica è una cosa, quella social-politica un’altra. Molti siano convinti che l’intera Finlandia e persino parte della Russia facciano parte della penisola: anche questa è una cosa non corretta, e si confonde la penisola scandinava con la più vasta regione (che la include) chiamata Fennoscandia. Solo una piccola parte della Finlandia è effettivamente nelle penisola scandinava, la Russia (con la Carelia e la penisola di Kola) non c’entra nulla.

LINGUE
“Va bene per la Finlandia, ma in Islanda si parla una lingua scandinava, no?”. La risposta è “non proprio”. È vero che in Italia (e in molte parti del mondo) si utilizza spesso “lingue scandinave”, ma, alla luce di quanto detto, sarebbe probabilmente meglio ricorrere alla forma “lingue nord-germaniche” o, se proprio si vuole tagliare corto, “lingue nordiche”. Qui nel Nord, “lingue scandinave” viene utilizzato solo ed esclusivamente per indicare svedese, danese e norvegese, le tre lingue che sono mutualmente comprensibili. Uno svedese capirà sempre senza troppi problemi (quantomeno se parliamo di lingua scritta, la pronuncia complica le cose) un danese o un norvegese, ma l’islandese e il feringio gli appariranno come lingue aliene con qualche parola nota (è capitato anche a me di recente, quando mi sono ritrovato affiancato da una compagnia di islandesi). Si parla da tempo di uniformare la lingua delle tre nazioni in una sola, ma questo progetto (pensato sulla falsariga della Nederlandse Taalunie belga-olandese) per ora ha solo generato forme abbozzate e non pienamente codificate di una lingua comune che vengono utilizzate solo in contesti limitati (guide turistiche, assistenti di volo e poco altro ancora). Islandese e feringio sono due lingue per molti versi molto antiche: l’isolamento ha sicuramente portato a mantenere una forma più vicina all’antico norreno ma, al tempo stesso, risentono pure dell’influenza del celtico, visto che le isole furono popolate anche da migranti provenienti da Scozia e Irlanda.
Il sito del Consiglio Nordico è ben specifico nel definire come lingue scandinave solo danese, norvegese e svedese (“Circa 25 milioni di persone vivono nei Paesi Nordici. Molti di noi parlano o capiscono almeno una delle lingue scandinave; danese, norvegese e svedese”). Sullo stesso sito, le tre lingue, più islandese e feringio vengono classificate come “nord-germaniche” o “nordiche”. Insomma, se lo dicono i paesi nordici stessi, che sicuramente se ne intendono delle loro cose, direi che c’è poco di cui discutere.

Concludendo, quindi, direi che non ci può essere alcuna confusione al riguardo: la Scandinavia è una cosa sola, ed è Danimarca più Norvegia più Svezia. Tutto il resto è qualcosa di diverso.
Se poi proprio non ne potete più della seriosità di questo post, i fumetti (in inglese) di Scandinavia And The World vi apriranno un mondo.

P.S.: Ci sarebbe anche da parlare dei Sami, ma ce li lasciamo per un’altra volta.

Una storia dal ricco Nord Europa

Troppo spesso, nell’Italia delle favolette, si legge e sente di come chi vada al Nord abbia la vita facile, di come ci si liberi di tutti i problemi per andare a vivere in una società paradisiaca.
Purtroppo, storie come quella di Mattia, troppo spesso ignorate dalla stampa delle storielle sui cervelli in fuga, sono la realtà quotidiana e il leggerle ci riporta prepotentemente con i piedi per terra.
O, meglio, riporta forse coi piedi per terra coloro che nulla sanno di cosa voglia dire veramente emigrare.
A Mattia, che è un grande, mando i più grandi auguri. So che ne uscirai!

1 anno di solitudine – Emigrare, lavorare, vivere …

Non me ne fate una colpa ma ciò’ che scrivo e racconto riguarda chi come me, non e’ nessuno, senza capitali e l’unica cosa nella valigia e’ la volontà’ di riuscirci in qualche modo e facendo qualsiasi cosa gli capiti.
Questo lo dico perché’ sebbene si legga molto di fantastico sulla Danimarca e sulle classi sociali inesistenti, devo aprire un capitolo spiegando che esistono e possono fare la differenza.
L’emigrazione dei paesi “poveri” sta aumentando sempre di più’ e i paesi “ricchi” sono sempre di meno, questo se fate un veloce calcolo implica che ci si troverà’ di fronte a una fascia di persone che stanno lottando per rimanere e non faccio differenza di nazionalità’, una volta all’estero, siamo tutti uguali, di fronte l’uno all’altro.

Leggi il resto dell’articolo qui:
Vivere in Danimarca: 1 anno di solitudine – Emigrare, lavorare, vivere ….

Giornalismo scandinavo

Due articoli (anzi, tre) mi hanno colpito parecchio in questi ultimi giorni, ad evidenziare le differenze fra il giornalismo italiano e quello di queste parti.

Ultimamente, una truffa telefonica ormai classica, quella di chi ti telefona spacciandosi per un tecnico di Microsoft, al fine di carpire informazioni personali o fare installare sul tuo PC software malevolo, ha iniziato a colpire la Danimarca con chiamate provenienti dal prefisso +39.
Ora, noi sappiamo tutti che quel prefisso rappresenta l’Italia, lo sanno probabilmente molti danesi e sicuramente tanto la polizia quanto i giornalisti che hanno scritti i pezzi… eppure, in nessuno di questi due articoli danesi, in cui la Politi invita a non fornire informazioni personali e ad ignorare le richieste di queste persone, l’Italia viene nominata neanche di striscio.

Politiet advarer borgerne mod at give personlige oplysninger til fremmede over telefonen

Politi: Tag ikke telefonen, hvis nummeret begynder med +39

Se il messaggio della Politi è sicuramente un po’ eccessivo (“vi consigliamo di non rispondere e di non richiamare se il numero inizia con +39”), e rischia di creare problemi a chi fa chiamate lecite dall’Italia, è sicuramente positivo il fatto che il nostro paese non venga mai menzionato. In fondo questa è un’organizzazione internazionale che utilizza diverse teste di ponte sparse per il mondo, e l’Italia, in sé, non c’entra nulla: inutile, quindi, seminare potenziale odio verso il paese.
La stampa italiana, sicuramente, non ricambierebbe la cortesia.

Migranti dall'Europa (C) Skånskan
Migranti dall’Europa
(C) Skånskan
E poi, questo articolo, questa volta svedese. Il titolo dice che, in vista dell’arrivo della tempesta Alexander, a Malmö il comune ha “aperto un luogo di riparo per i migranti provenienti dall’Europa”. Se il titolo può lasciare nel dubbio, aprendo l’articolo si legge chiaramente “i migranti dell’unione europea che vivono in diversi accampamenti di tende”. Ora, chi siano questi migranti è chiaro a tutti ma non viene mai nominata l’etnia delle persone. Posso immaginare che la stampa italiana, invece, sguazzerebbe nella situazione, come fa regolarmente: certi argomenti controversi vendono copie e clic. Sono piccoli accorgimenti, basta la scelta meditata di evitare termini e riferimenti che possano scatenare gli istinti più bassi delle persone peggiori, e le cose cambiano parecchio.

Peraltro, qui, il fenomeno di questi “migranti”, in questi termini, è assolutamente nuovissimo: sono arrivati nell’ultimo periodo, per lo più proprio dall’Italia (e, sicuramente, aiutati da organizzazioni criminali che li sfruttano), dove non riuscivano più a tirare avanti.
In Svezia, come in quasi tutti i paesi dell’europa occidentale, i campi nomadi lager all’italiana non esistono, e gli appartenenti alle varie etnie romaní vivono il più delle volte in normali abitazioni.
Onestamente, però, è stata un’esperienza quasi surreale l’essere approcciati più volte in italiano nell’ultimo anno, da parte di questuanti che non avevano alcun modo di conoscere la mia nazionalità d’origine.

Ma, tornando alla stampa, pur essendoci comunque delle grandi differenze fra quella svedese e quella danese, in particolare nei riferimenti alle nazionalità di chi commette i crimini, mi sembra che i giornalisti scandinavi non abbiano quella tendenza a scrivere articoli che facciano emergere fra i lettori il lato peggiore dell’umanità… una tendenza che trovo invece spesso nei loro colleghi italiani, anche quelli che esprimono posizioni progressiste.
E, sinceramente, apprezzo molto di più l’approccio nordico.

D'altronde... (da kotiomkin.it)
D’altronde…
(da kotiomkin.it)

“Natale” a Copenaghen

Sabato è stata per noi l’occasione per una delle nostre gite a Copenaghen, gite che, se non fosse per il costo del ponte e il proibitivo cambio fra corone, ci faremmo molto più spesso.
Se Malmö in questi giorni é stata soprattutto tetra e grigia, la capitale danese è invece illuminata a festa dallo spirito natalizio.
Natalizio?

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Se, generalmente, sono il primo a rimanere perplesso di fronte a un utilizzo così anticipato dei temi festivi, per una volta non mi lamento proprio: qualunque cosa dia vitalità a questo autunno deprimente è solo benvenuta, e passeggiare per l’area dello, Strøget o il mercatino allestito in Højbro Plads è stato un gran piacere.

Alla fine del pomeriggio, abbiamo colto l’occasione per cenare alla Vecchia Signora, posto che, nonostante il nome e l’atmosfera da gobbi, è sicuramente uno dei migliori ristoranti italiani in cui abbia mai mangiato all’estero. La pizza è sicuramente di altissimo livello!

In compenso, su Malmö e Lund è tornato oggi a splendere il sole. Ci eravamo quasi dimenticati di lui!

La petizione

Per noi residenti nello Skåne (ma la questione si può probabilmente allargare anche alle altre regioni del sud della Svezia) è attualmente in corso una petizione per richiedere di potere utilizzare i servizi consolari danesi.
Se vivete anche voi qui o se anche solo simpatizzate per noi, potete firmare al link qui sotto e/o condividere la petizione. Ovviamente, se a qualche altro blogger italo/svedese (e non) va di dare una mano, la cosa ci farebbe un gran piacere.

Petizione | Possibilità per gli Italiani residenti in Scania sud della Svezia di utilizzare i Servizi consolari di Copenhagen. | Change.org.

All’attenzione di:
Ambasciata Italiana di Stoccolma
Ambasciata Italiana di Copenaghen
Ministero degli Affari Esteri

In Scania, la regione meridionale della Svezia, risiedono migliaia di cittadini italiani.
Questi cittadini dipendono in tutto e per tutto dai servizi consolari di Stoccolma, città distante parecchie ore di auto o treno.

Un cittadino italiano residente a Malmö (capoluogo della Scania) che debba svolgere pratiche per cui il consolato onorario non è sufficiente è costretto a prendere giornare di ferie e sostenere costi elevati per recarsi nella capitale.

Copenaghen è a mezz’ora da Malmö, ed è quindi molto più facilmente raggiungibile, con costi contenuti.
I cittadini italiani residenti in Svezia vengono però regolarmente respinti dalla cancelleria consolare della capitale danese in quanto “non di competenza”.
Accettare quantomeno i residenti della Scania sarebbe invece doveroso. I cittadini di Regno Unito, USA, Francia, Germania – e tante altre nazioni – che risiedono nel sud della Svezia vengono regolarmente accettati dalle rispettive cancellerie consolari di Copenaghen senza dovere fare viaggi assurdi. Non si capisce perché, nel 2014, non sia possibile organizzare qualcosa di simile anche per i cittadini Italiani.

Richiediamo quindi di potere utilizzare i servizi consolari a noi più vicini, perché l’apparato statale sia al servizio del cittadino, e non viceversa.