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Il mercatino di Caroli, più Santa Lucia a Kirseberg

In questi giorni siamo impegnati a goderci l’atmosfera natalizia della città.
Ieri siamo andati ad un altro mercatino, questa volta nel quartiere che prende il nome dalla chiesa tedesca (da qualche tempo sconsacrata) di Caroli. Oltre che nei locali del centro commerciale omonimo, la piccola fiera era estesa anche al confinante e affascinante blocco di edifici storici noto come Sankt Gertrud e alla chiesa stessa.

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In serata, poi, siamo invece andati alla chiesa di Kirseberg, a due passi da casa nostra, dove abbiamo potuto assistere ad una suggestiva rappresentazione della celebrazione di Santa Lucia, una delle esperienze più coinvolgenti cui si possa assistere in Svezia durante questo periodo dell’anno.

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Il mercatino natalizio di Katrinetorp

Katrinetorp è una lussuosa e antica villa di campagna, che oggi è sita ai margini della città di Malmö. Costruita a partire dal 1799 dal commerciante Samuel Johan Björkman, che la dedicò alla moglie Anna Catharina Bager, è oggi una splendida sede per eventi, matrimoni e occasioni speciali. A inizio dicembre di ogni anno, per un fine settimana, è obbligatorio il tipico mercatino natalizio, che si tiene sia nei suggestivi locali interni che nelle bancarelle all’aperto.
Purtroppo, come spesso capita, siamo arrivati piuttosto tardi, quasi in orario di chiusura e quando gran parte dei commerciante avevano già iniziato a dismettere i loro banchi. Questo, però, non ci ha impedito di godere della suggestiva atmosfera e di una fika in una delle splendide sale.

(foto abbastanza orribili, lo so… ma scattare col cellulare usando una mano sola, al buio, mentre si tengono borse e si cerca di star dietro a una bimba scatenata non è sempre facile. :-P)

La posta di Natale

In un mondo sempre più dominato dalla messaggistica in rete, dove persino le buone vecchie email stanno diventando obsolete, c’è una cosa che agli svedesi piace ancora fare: inviare auguri e ringraziamenti tramite posta ordinaria.
Fermo restando che qui le vecchie lettere si usano ancora per molte funzioni burocratiche (ad esempio, ti mandano moduli a casa in posta con una busta preaffrancata da rispedire indietro… tutto tramite posta ordinaria), quella di spedire kort è una vera e propria passione nazionale.

Natale è ovviamente un momento critico: Posten (un’azienda puramente statale, di proprietà congiunta suedo-danese) lo sa bene e organizza da sempre una sorta di canale parallelo per la posta augurale.
In questo periodo vengono infatti messi a disposizione gli julfrimärke, francobolli a costo leggermente ridotto che garantiscono una consegna pre-natalizia, quantomeno se le imbuchi prima della data ultima garantita (che quest’anno è il 16 dicembre). Se spedisci dopo quella data, e vuoi avere la certezza della consegna, devi invece usare la posta ordinaria, leggermente più costosa (7 corone contro le 6,5 del francobollo natalizio) ma più veloce.
Ma anche l’operazione di imbucatura evidenzia l’organizzazione messa in atto da Posten: a fianco delle normali cassette della posta, di colore giallo, ne vengono installate altre di colore rosso espressamente dedicate alla posta natalizia.
Questo permette, appunto, di tenere in piedi il canale parallelo: la posta natalizia viene smistata da personale separato, spesso in sezioni speciali di alcuni uffici postali, non andando quindi ad ingolfare il traffico della, generalmente più urgente, posta ordinaria.

Quest’anno ci siamo uniti alla tradizione, contribuendo quindi alle decine (centinaia?) di migliaia di foto di bambini in costume da jultomte che viaggiano per il territorio nazionale. E, già che c’eravamo, ne abbiamo ovviamente spedite un po’ anche in Europa, pur con costi decisamente più alti e senza alcuna certezza di una consegna prenatalizia, abbiamo deciso che ci piace il rischio! 😉

“Natale” a Copenaghen

Sabato è stata per noi l’occasione per una delle nostre gite a Copenaghen, gite che, se non fosse per il costo del ponte e il proibitivo cambio fra corone, ci faremmo molto più spesso.
Se Malmö in questi giorni é stata soprattutto tetra e grigia, la capitale danese è invece illuminata a festa dallo spirito natalizio.
Natalizio?

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Se, generalmente, sono il primo a rimanere perplesso di fronte a un utilizzo così anticipato dei temi festivi, per una volta non mi lamento proprio: qualunque cosa dia vitalità a questo autunno deprimente è solo benvenuta, e passeggiare per l’area dello, Strøget o il mercatino allestito in Højbro Plads è stato un gran piacere.

Alla fine del pomeriggio, abbiamo colto l’occasione per cenare alla Vecchia Signora, posto che, nonostante il nome e l’atmosfera da gobbi, è sicuramente uno dei migliori ristoranti italiani in cui abbia mai mangiato all’estero. La pizza è sicuramente di altissimo livello!

In compenso, su Malmö e Lund è tornato oggi a splendere il sole. Ci eravamo quasi dimenticati di lui!

Di Santi, capre, folletti e Babbi Natali

Jultomtar in una vetrina

Jultomtar in una vetrina

Chiunque sia mai stato in Svezia in questo periodo dell’anno è sicuramente rimasto affascinato, prima o poi, dalla presenza di quei folletti vestiti da Babbo Natale che affollano i negozi di souvenir ma che appaiono anche nelle vetrine dei negozi “normali”. Ma chi sono esattamente questi folletti? Sono effettivamente delle versioni particolari di Babbo Natale? Ne sono lontani parenti? C’è anche solo una qualche relazione fra le due figure? La risposta si trova indagando fra miti e leggende europee, passando per la terra della Coca Cola e di Walt Disney…

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C’era una volta in Europa…
Babbo Natale, almeno come lo conosciamo noi, è una creazione americana del diciannovesimo secolo. La figura di Santa Claus, vecchio pacioccone fatato vestito di rosso e portatore di doni pesca però a piene mani da diverse tradizioni europee, e due in particolare la fanno da padrone.

Sinterklaas (in alto, foto di Gaby Kooiman da Wikipedia) e Father Christmas (in basso)

Sinterklaas (in alto, foto di Gaby Kooiman da Wikipedia) e Father Christmas (in basso)

Il Sinterklaas olandese è una figura popolare basata su quella di San Nicola, con l’aggiunta di elementi precristiani legati soprattutto ad Odino. Sinterklaas ha una lunga barba bianca, veste da vescovo (e quindi di rosso) e porta doni (cavalcando sui tetti) nella notte fra il 5 e il 6 dicembre. Non si tratta quindi, almeno originariamente, di un mito strettamente natalizio.

Il Father Christmas britannico è invece una figura di origine prettamente pagana. Da principio noto come Vecchio Inverno (Old Man Winter), era la personificazione della stagione e veniva generalmente identificato con Woden, l’Odino britannico. Con l’arrivo della cristianità i vecchi miti pagani furono assorbiti: la Festa del solstizio d’Inverno divenne il Natale e il Vecchio Inverno sopravvisse popolarmente come Father Christmas, riemergendo, in particolare, nel quindicesimo secolo. Un vecchio giovale ma smilzo, originariamente vestito di verde, talvolta a cavallo di una capra, Father Christmas divenne quindi la personificazione del Natale: il suo mito si diffuse in Europa per via della traduzione di alcuni racconti, ed è per questo motivo che, in Italia, si utilizza il termine Babbo (o Papà) Natale, invece di San Nicola o Santa Claus.

Il Santa Claus di Nast

Il Santa Claus di Nast

Santa Claus negli Stati Uniti
I miti popolari europei si incontrarono negli Stati Uniti, mescolandosi fra loro e creandone di nuovi. La nascita del moderno Santa Claus viene ricondotta al poema del 1823 The Visit Of Saint Nicholas, oggi noto soprattutto come The Night Before Christmas e attribuito a Clement Clark Moore. In questo racconto vengono stabiliti in maniera definitiva molti degli elementi canonici del personaggio: San Nicola si lega ora con il Natale, perde l’abito da vescovo (sostituito da pellicce), è una figura fatata che porta doni ai bambini buoni attraverso i camini e vola nel cielo su una slitta trainata da renne. Per un passo importante nella definizione moderna di Santa Claus, bisognerà attendere un’illustrazione del 1863 di Thomas Nast, che illustrò un vecchietto rubicondo, allegro e decisamente sovrappeso. Fu in uno dei libri illustrati di Nast che venne definito un altro elemento importante: è da allora che sappiamo che Babbo Natale vive al polo Nord.

Il Babbo Natale definitivo!

Il Babbo Natale definitivo!
(© The Coca Cola Company)

Il Santa Claus definitivo arriva però nel 1931 grazie alla Coca Cola e, in particolare, all’illustratore Haddon Sundblom: scritturato per una campagna promozionale, Sundblom ci disegna il Babbo Natale che tutti conosciamo. Un vecchietto di grande stazza, gioviale e che irradia calore e umanità. Se fino a quel momento esisteva ancora un dubbio sul colore dell’abito di Santa (con il verde come alternativa principale), è con questa versione che diventerà per sempre rosso e bianco. Guarda caso proprio i colori simbolo di una certa bevanda…
Il Santa Claus “made in Coca Cola” divenne immediatamente popolarissimo, al punto che, già per il Natale successivo, Walt Disney decise di produrne una propria versione animata: Santa’s Workshop (in Italiano Papà Natale) è tuttora un classicissimo dell’animazione del periodo e fa parte, quarda caso, di quel Kalle Anka och hans vänner önskar God Jul che è parte fondamentale della celebrazione del Natale per gli Svedesi.
Grazie alla Coca Cola, alla Disney e alla Seconda Guerra Mondiale, Santa Claus “ritornò” un po’ alla volta in Europa, dove reincontrò, per lo più soppiantandole, le sue versioni primigenie. Nelle Isole Britanniche, ad esempio, i termini Santa Claus e Father Christmas sono ormai sinonimi, e solo in alcune parti più tradizionaliste viene celebrato il vecchio personaggio.
Cosa c’entra, quindi, la Svezia con tutto questo, e qual è la relazione fra la terra di Pippi Calzelunghe e Babbo Natale?

Nel frattempo, in Svezia…
In Svezia, ci sono due miti folcloristici storici da prendere in considerazione prima di arrivare al moderno Jultomten.

Julbocken ai piedi dell'albero

Julbocken ai piedi dell’albero

Il primo è la Julbock, ovvero la Capra di Yule. Probabilmente di origine pagana, e legata al dio Thor, la Capra ha rappresentato a lungo lo Spirito che controllava che il Natale fosse celebrato a regola d’arte. Ad un certo punto, nel corso del diciannovesimo secolo, la Capra cominciò ad assumere il ruolo di portatrice di doni per i bambini. Era solitamente il padre o un anziano di famiglia a travestirsi da Capra e bussare alla porta di casa nel pomeriggio della vigilia. Come vedremo, la Julbock perse relativamente in fretta questo ruolo, ma è rimasta comunque uno dei simboli del Natale svedese.
Le caprette di paglia sono ancora oggi una decorazione tipica delle case della nazione, e, nella città di Gävle, viene regolarmente costruita una gigantesca Capra, destinata ad essere incendiata allo scoccare dell’anno nuovo.

Gävlebocken: foto di Tony Nordin

Gävlebocken: foto di Tony Nordin

La seconda figura folcloristica importante è il Tomte. Originariamente un folletto benigno, capriccioso e fortissimo che si occupava di proteggere la casa, la fattoria e il bestiame durante le ore notturne (ma anche di causare danni a chi non si comportava correttamente o gli mancava di rispetto), la credenza del Tomte venne a lungo demonizzata e ripudiata con l’arrivo della cristianità. Inutile dire che il mito sopravvisse comunque, finendo con l’assumere poi un ruolo sempre più legato al Natale. In particolare,
lo scrittore Viktor Rydberg introdusse per la prima volta lo Jultomten nella novella Lille Viggs äventyr på julafton (L’avventura del Piccolo Wiggs durante la Vigilia di Natale, 1871) e poi nella poesia Tomten (1881). In quest’ultima, il Tomten era un folletto natalizio che girava per la casa la notte del sostizio d’inverno ponderando sulla situazione.
Fu l’illustratrice Jenny Nyström a rappresentare graficamente lo Jultomten di Rydberg, al punto che la disegnatrice viene ricordata in Svezia come “la mamma di Babbo Natale”. Un’altra rappresentazione grafica amatissima (ma decisamente successiva) del folletto è quella di Harald Wiberg.
Jultomten ereditò in fretta dalla Julbocken il ruolo di portatore di doni: questo processo avvenne per induzione dalla Danimarca, dove lo julenisse aveva una funzione simile, e dalla Germania, paesi in cui si stava espandendo l’influenza di Sinterklaas e dei suoi “parenti”.

I Tomtar di Jenny Nyström

I Tomtar di Jenny Nyström.
(© degli aventi diritto)

Da notare come, nei decenni successivi, il Jultomten delle illustrazioni della Nyström cominciò a convergere con Santa Claus.

Da notare come, nei decenni successivi, il Jultomten delle illustrazioni della Nyström cominciò a convergere con Santa Claus e Father Christmas.

Quando dagli USA cominciò ad arrivare la figura del Santa Claus moderno, in particolare con gli anni ´30 del XX secolo, in Svezia esisteva già una radicata tradizione relativa agli jultomtar. Mentre il Santa Claus americano era uno solo, era un uomo di grossa stazza, viveva al Polo Nord e si calava dai camini la notte della vigilia, il Tomten era una figura legata alla famiglia o alla comunità, viveva nel boschetto vicino a casa e bussava alla porta di casa nel pomeriggio della vigilia. Le due figure si ritrovarono in qualche modo a convergere e il nome Jultomten passò ad identificare tanto il piccolo folletto svedese quanto il rubicondo vecchietto sovrappeso. Al giorno d’oggi, i bimbi svedesi, quando parlano di Tomten (senza specificare altro), fanno riferimento senza dubbio a Santa Claus, ma il piccolo folletto continua comunque ad esistere con lo stesso nome nell’immaginario, nella riprosizione degli scritti di Rydberg (sempre popolari), nel folklore… e nei negozi di souvenir di tutta la Svezia!

Il meraviglioso Tomten di Wiberg!

Il meraviglioso Tomten di Wiberg!
(© degli aventi diritto)

Peraltro, il Babbo Natale svedese conserva caratteristiche uniche derivate dal piccolo folletto: non si cala dai camini, ma, ereditando il ruolo che fu della Capra, continua a bussare alla porta di casa nel pomeriggio della vigilia (subito dopo la visione del già citato Kalle Anka och hans vänner önskar God Jul) e non vive al Polo ma in qualche bosco nelle vicinanze. Perché globalizzati sì, ma sempre con un minimo di orgoglio Nazionale! 😀

Infine, una raccomandazione in conclusione: se passate dalle parti di Stoccolma in questo periodo, evitate di comprare i tomtar prodotti in serie e venduti nelle trappole per turisti, ma fate piuttosto un salto al meraviglioso Tomtar & Troll nella città vecchia. È un negozio artigianale, dove troverete i tomtar (e i troll) più belli di Svezia, creati a mano dalle signore proprietarie. Ne vale la pena!


Un fantastico cortometraggio del 1926 basato su Tomten con sottotitoli (purtroppo approssimativi) in Inglese

…e anche la neve!

Nello Skåne la neve è decisamente meno presente, durante l’anno, che in altre parti della Svezia. Devo dire che l’anno scorso mi sono mancati parecchio gli inverni di Upplands Väsby e Stoccolma, con grandi cumuli bianchi ai bordi della strada.
Nel weekend i fiocchi bianchi sono arrivati anche qui: probabilmente la coltre non durerà a lungo, ma devo dire che, in questi giorni, Malmö e Lund sono ancora più belle!

Tutte le foto di questo blog sono © Daniele Purrone

L’arrivo di Lucia

Se Första Advent (la prima domenica dell’Avvento) inaugura ufficialmente la stagione natalizia, è con Lucia che si entra veramente nel pieno dei festeggiamenti.
Il riferimento è, ovviamente, alla Santa siciliana, ma la celebrazione svedese assume connotazioni particolari, figlie in parte della tradizione germanica: Lucia è soprattutto la festa della luce, in quello che è il periodo più buio dell’anno.
La notte di Santa Lucia, mentre si festeggia con glögg e i giovani sono fuori a bere e divertirsi, la bionda Lucia (solitamente la bimba di famiglia) arriva in processione vestita da angioletto illuminato e cantando le tipiche canzoni della festa (su tutte, la versione svedese del celebre brano napoletano).
Al di là della famiglia, Lucia e il suo seguito fanno la loro regolare venuta, il 13 dicembre, nelle scuole, nei luoghi di incontro e persino nelle aziende: in questi casi, a comporre il gruppo di Lucia possono essere bambine come giovani adulte, membri di cori professionali come dilettanti del cantato.
Negli ultimi anni sono scoppiate piccole polemiche qua e là perché qualche scuola, nel nome dell’uguaglianza, ha cercato di proporre dei Lucia-maschietti. Per certe cose, gli Svedesi non si smentiscono mai… 🙂

Lucia in sala mensa

Proprio oggi, comunque, Lucia è venuta a trovarci nella nostra mensa, accompagnata dagli immancabili dolci di zafferano lussekatt, noti anche come Lucia-bullar, e dosi abbondanti di buon caffè svedese. Decisamente un modo suggestivo di iniziare la giornata!

 

Berit

Ieri ci è venuta a trovare Berit.
Berit è la più grande tempesta che abbia colpito la Svezia da parecchi anni a questa parte: sabato la parte principale del ciclone (noto anche come Xavier) ha colpito il Norrland e la Norvegia, mentre domenica sera la “sorella minore” Berit Junior ha pensato bene di fare visita nello Skåne e sulla costa ovest (Göteborg e dintorni).
Venti gelidi con velocità simili a quelle della Bora, grande pioggia, chiuso il ponte di Öresund verso la Danimarca (ma non ai treni), sospensione quasi totale del traffico ferroviario (ma non sulla tratta Malmö-Copenaghen, per l’appunto), le autorità che invitavano la gente a chiudersi in casa e non uscire per nessun motivo.

Indovinate chi stava provando a fare un trasloco nel bel mezzo di tutto ciò?

Ci sono stati danni ingenti, con circa 50.000 persone isolate senza corrente e servizi, ma nulla di neanche lontanamente paragonabile alle recenti alluvioni che hanno colpito Liguria, Toscana e Sicilia. In Svezia, per motivi storici, geografici e di popolazione, non esiste il dissesto idrogeologico che tanti problemi sta causando in Italia.
Per quanto riguarda noi, a parte il fatto che il vento è riuscito a rovesciarci in strada una scatola piena di posate e a parte qualche palla dell’albero di Natale che ha letteralmente preso il volo direttamente dal furgone, non abbiamo avuto problemi enormi. Escludendo, appunto, la quantità d’acqua che ci siamo presi e una gran fatica.
Helena, che non è per nulla abituata a queste cose (l’area di Stoccolma è molto più misurata dal punto di vista metereologico, e questa era anche una situazione straordinaria), era letteralmente terrorizzata. Io, che sono abituato a certe tempeste genovesi, l’ho vissuta in maniera più normale, anche se alcune scene sono state sicuramente impressionanti.
Il gatto, nel caso vi interessi, sta bene e ha patito stress solo all’inizio delle operazioni.

Sto iniziando a soffrire il tardo autunno/inizio inverno dello Skåne, che è decisamente più antipatico di quello di Stoccolma. Mentre lì ci sono temperature molto basse, neve (ma gli ultimi due anni sono stati eccezionali, in tal senso) ma anche poco vento e umidità, con situazioni meteorologiche decisamente più misurate (lagom)
qui ci sono grandi correnti d’aria, più pioggia, forti tempeste e si patisce decisamente di più. Penso proprio che l’inverno di Stoccolma mi mancherà parecchio, quest’anno…

È arrivato il Natale

Già da qualche giorno, le città si stanno riempiendo di luminarie.
Oggi, in ufficio, gli addetti della manutenzione hanno distribuito sulle finestre le tradizionali adventljusstake (candele dell’Avvento).

Anche in azienda è ufficialmente iniziata la stagione natalizia…

Jul

Julgran

Ovvero Natale, la festa per eccellenza in Svezia. Con un po’ di ritardo (la visita dei miei e cose da fare mi hanno tenuto lontano dal blog), andiamo a raccontarlo.
Cominciamo da una considerazione semplice: in generale, il Natale è una festa molto più sentita qui che in Italia. La cosa ha certamente radici antiche: il Natale è la festa che il Cristianesimo ha imposto in luogo degli antichi riti pagani relativi al Solstizio d’Inverno. Esattamente come il suo equivalente estivo (midsommar), il Natale è una vera e propria festa della luce, anche se, in questo caso, diventa la luce soffusa e festosa di creazione umana (candele, luminarie) per contrastare l’oscurità della natura.
La cosa, mi si dice, è ancora più evidente nel profondo Nord, dove la luce del sole, d’inverno, non si vede mai. Lì tutto l’aspetto illuminatorio viene meravigliosamente portato all’estremo. In ogni caso, anche nei dintorni di Stoccolma è praticamente impossibile non vedere finestre e porte delle abitazioni addobbati con elementi luminosi colorati. Nel mese che gira attorno alla festività, la luce dell’uomo sconfigge il buio del cielo.
Poi, ovviamente, il Natale è oggi in primis una situazione religiosa, ma è onestamente festosa e colorata.

Ma come celebrano, gli Svedesi, il Natale vero e proprio? Non lo celebrano! Per motivi a me ignoti, in Svezia si festeggia soprattutto la vigilia (Julafton), il giorno in cui le famiglie si riuniscono, si aprono i pacchi e si beve in compagnia.
Il tutto è accompagnato da un rituale molto particolare: per qualche strano motivo, la nazione ha una fissazione natalizia per lo speciale della Disney From All of Us to All of You, qui conosciuto come Kalle Anka och hans vänner önskar God Jul (“Paperino e i suoi amici augurano Buon Natale”) e trasmesso ogni vigilia alle tre del pomeriggio.
Nonostante lo speciale sia esattamente le stesso dal 1959 (giorno della prima trasmissione svedese) ad oggi, le famiglie si riuniscono a vederlo e ridere ogni anno per le stesse battute e situazioni. Il programma ha un indice di ascolto altissimo (spesso attorno al 50%), e, nelle settimane precedenti, ci sono spesso discussioni su chi debba essere il presentatore che introduce il filmato, quasi come per il nostro festival di Sanremo!
Finito lo speciale, nelle famiglie con bambini il papà va a “comprare il giornale”. Poco dopo il suo assentarsi, si sente bussare ed ecco arrivare Babbo Natale (su cui dovrò un giorno scrivere un articolo a parte, viste le peculiarità folk della versione svedese), ad inaugurare l’apertura dei pacchi.

Discorso particolare per il cibo: il pranzo e la cena della vigilia sono basati sulla smörgåsbord, una tavolata-buffet di miniporzioni differenti non dissimili dalle tapas spagnole. La versione natalizia si chiama, ovviamente, julbord e include patate, aringhe in varie forme, formaggi (fantastici), köttbullar, salmone e il delizioso julskinka (un prosciutto speziato e cotto al forno). Tipica è l’usanza di avere la versione natalizia di piatti che si mangiano tutti i giorni, versione che consiste, semplicemente, nell’utilizzo di spezie particolari. Altra caratteristica, per i bambini, è il Julmust, una spuma gasata dolciastra che si trova solo sotto Natale e Pasqua (quando prende l’originale nome di Påskmust): si può bere, ma se ne può tranquillamente anche fare a meno! 😉

E il Natale vero e proprio? Il Juldagen è il giorno in cui si sta tranquillamente a casa, si va eventualmente alla messa per chi ci crede e si fanno le visite di cortesia e/o piacere ai parenti (in svedese esiste il concetto di släkt come estensione di familj per intendere zii, nonni e cugini).
La sera? Al ristorante e magari anche a bere al pub o fare festa, perché il giorno non si lavora comunque (ma iniziano i saldi!) e allora si può bere e divertirsi!

Glögg

L’arrivo prossimo del Natale porta con sé molte tradizioni, tradizioni che in Svezia possono essere anche molto diverse che in Italia (una su tutte: il giorno che qui si festeggia veramente è la vigilia!) e che avrò modo di approfondire nelle prossime settimane.

Mentre, nelle strade, cominciano ad apparire i primi abbozzi di luminarie, nei Systembolaget della nazione ha già fatto la sua ricomparsa una delle migliori realtà natalizie.

Il glögg è la variante locale del vino caldo o vin brulé. Zuccherato e speziato, è disponibile sul mercato in un’infinità di varianti già pronte, ma nulla impedisce di prepararselo in casa dopo essersi procurati le spezie e le radici necessarie.

A differenza della tradizione italiana (o, quantomeno, di quella a me nota), il glögg viene generalmente bevuto senza far bruciare o evaporare l’alcool: il momento giusto per interromperne la “cottura” è infatti quello precedente all’inizio dell’ebollizione. Il vino utilizzato è, generalmente, vino vero d’importazione, in alcuni casi potenziato con superalcolici (cognac, ad esempio) o aromatizzato con gusti esotici (vaniglia, cioccolato, etc.). C’è anche chi si fa il glögg partendo direttamente dai superalcolici (come il brännvin fermentato dalle patate), ma non ricordo di averlo visto già pronto nei Systembolaget. La Svezia si è saputa arrangiare nell’inventarsi dei “vini” alternativi basati sulle bacche (bärvin) e sulla betulla (björkvin), e, quindi, è anche possibile trovare Glögg basati su queste varianti.

Una volta cotto il glögg viene generalmente consumato con l’aggiunta di uva secca e/o mandorle, e accompagnato dai pepparkakor, i biscottini di pan di zenzero.

Il glögg si prende sia dopo cena che, nel caso di giornata non lavorativa, in occasione della fika pomeridiana, ed è, veramente, una delle tradizioni più apprezzate ed amate.

Bottiglie di Glögg