Donare il sangue

DonazioneCome si capisce la differenza fra un paese dove c’√® carenza di donatori di sangue e uno dove, evidentemente, non ci sono troppi problemi? Semplice: nel secondo caso sembra quasi che ti facciano un favore, a prendere il tuo! ūüėÄ
Premessa: in Italia, fra il 2001 e il 2009, sono stato donatore regolare in due diverse strutture (una a Genova e una a Milano), a seconda di dove ero in quel momento. E, bisogna dire, che nello stivale ti invogliano proprio tanto a farlo: giorno di riposo retribuito, colazione offerta al bar, analisi inviate gratuitamente a casa, procedure (incredibile!) snelle e semplici… In Svezia sapevo gi√† che nulla viene dato, ma mi aspettavo che, almeno, le cose fossero banali.
Invece, gi√† dall’inizio, ti rendi conto che le cose sono molto pi√Ļ complicate: gi√† qualche anno fa, infatti, avevo provato a donare e mi ero sentito rispondere che, no, se non parli lo svedese, non puoi dare il tuo sangue. Questo perch√© tutte le informazioni e le domande vengono date/fatte rigorosamente nella lingua nazionale e non c’√® alcuna possibilit√† di farlo in inglese.

Va bene.

Un po’ perch√© avevo perso il treno, un po’ perch√© per certi periodi prendevo medicine, ci ho riprovato solo di recente.
Nei pressi del mio ufficio viene a intervalli regolari un “autobus nel sangue” per cui, in orario di lavoro, si pu√≤ scendere per mezzora e donare. La notizia iniziale √® che, la prima volta, non ti permettono di farlo: si limitano a prenderti dei campioni per controllare che tu non abbia malattie rilevabili (cosa che, comunque, verificano ogni volta). A casa non ti mandano nulla: se entro sei settimane non ti arriva una chiamata di un’infermiera che dice che c’√® qualche problema, allora vuol dire che puoi donare. Se nessuno ti chiama, vuol dire che √® tutto a posto (al che verrebbe da pensare: ma se gi√† qualche settimana prima sai che √® tutto a posto, non puoi comunque chiamarmi e dirmelo? Ma va beh…)

Ancora prima di fare il test, per√≤, arrivano le domande in serie: non solo c’√® un questionario da compilare con molte pi√Ļ domande rispetto che in Italia, ma l’infermiera va poi scrupolosamente attraverso tutte le risposte e intavola con te una chiacchierata per spiegarti cosa √® proibito e cosa no. Ad esempio, se hai avuto sesso occasionale (anche protetto) non puoi donare per sei mesi, mentre se hai una nuova partner devi aspettarne solo tre (chiss√† perch√©). Un uomo che abbia avuto rapporti con un altro uomo deve aspettare almeno un anno prima di dare il sangue (in pratica, gli omosessuali – anche se in una relazione regolare – non possono farlo… una cosa clamorosa per un paese come la Svezia!), mentre se la tua partner ha avuto rapporti sessuali occasionali con un’altra persona devi aspettare un anno (6 mesi per lei, 6 mesi per te… ma secondo loro vado a chiedere a mia moglie: “Amore, devo dare il sangue: hai per caso fatto sesso con qualcun altro, in questo ultimo anno?”).
Altre cose che impediscono la donazione per un certo periodo (come in Italia, per lo pi√Ļ): tatuaggi e piercing (anche se se li √® fatti il/la partner) e raffreddore (se hai il naso tappato non puoi donare). Se ti sei iniettato droghe, steroidi o anabolizzanti anche solo una volta millemila anni fa, sei bannato a vita dalla possibilit√† di dare il tuo sangue. Tutte cose probabilmente giustissime, e volte a salvaguardare la salute di chi rischia di essere in fin di vita al momento della trasfusione, per carit√†, ma, per il modo in cui te la mettono, sembra davvero che vogliano farti un favore.

La cosa pi√Ļ clamorosa? L’ho lasciata per un’ultima! Alla domanda “hai viaggiato all’estero nell’ultimo anno? Quando e dove?” Ho ovviamente risposto “Italia, quest’estate”, convinto che non ci sarebbe stato alcun problema. Bene, la risposta √® stata: “dato che era luglio, √® a posto. Ma, in questo periodo (dopo avere controllato nel computer) c’√® un virus che gira nel Nord Italia… quindi avresti dovuto aspettare quattro settimane di quarantena prima di potere donare”. Capito? Attenti ad andare in Italia, √® pericoloso! ūüėÄ

(Sia chiaro, magari ho solo incontrato un’infermiera pedante, e non voglio generalizzare… ma l’impressione √® che, qui, la pedanteria su queste cose sia un affare di stato).

Gravidanza alla svedese

Come spiegato già in passato, una delle differenze principali fra la sanità svedese e quella italiana sta nel fatto che qui molte faccende, inclusi interventi di primo soccorso, vengono delegate al personale paramedico, con i medici che intervengono solo nei casi di stretta competenza.
La cosa fa inorridire l’Italiano medio, che, se non parla con il primario, subodora truffa ed incompetenza, ma √® generalmente accettata dagli svedesi, che si fidano della preparazione di infermieri ed altri paramedici.
Come mi ha confermato un amico dottore, la preparazione di questi ultimi √® spesso notevole, perch√© vengono immersi sin dall’inizio degli studi nella realt√† del sistema ospedaliero: gli infermieri hanno la competenza e le capacit√† per affrontare i loro compiti, senza distrarre i medici dai loro compiti pi√Ļ importanti.

Questa caratteristica diventa pi√Ļ evidente che mai quando c’√® di mezzo una gravidanza: la stragrande maggioranza delle donne svedesi arriva infatti al parto senza avere mai incontrato un ginecologo o un qualunque altro medico durante l’intero processo. La filosofia di base √® che la donna incinta non √® una paziente, ma semplicemente una persona che attraversa una fase naturale della propria vita. Incontrare medici, con la loro tendenza a fare troppe analisi ed esami, rischia anche di essere un elemento di stress per la gestante.
Qui tutto è in mano alle ostetriche, una professione parecchio richiesta in Svezia, e alla loro preparazione specifica. Salvo casi particolari, e a parte qualche analisi di base, non sono previsti troppi test ed esami.
Io, personalmente, resto naturalmente un po’ spaventato da questo approccio “naturalista”, ma mia moglie si fida ciecamente: d’altronde √® il sistema con cui tutte le sue amiche hanno affrontato la loro gravidanza e, per lei, √® naturale che sia cos√¨.
Peraltro, un articolo di TheLocal.se (per una fortunata coincidenza pubblicato proprio oggi, mentre avevo questo post in lavorazione) le dà anche ragione: secondo Save The Children, la Svezia sarebbe il secondo posto migliore al mondo, dopo la Finlandia, per essere una gestante.

Come detto, qui viene delegato tutto alle ostetriche. Come riporta TheLocal, la cosa √® dovuta sia alla tradizione, sia ad un’organizzazione sindacale molto forte, sia al contenimento dei costi, ma anche e soprattutto al fatto che la categoria ha tutte le competenze necessarie per gestire tutto il processo della gravidanza: sono loro ad occuparsi anche di tutte le visite ginecologiche (i medici vengono coinvolti solo in caso di problemi riconosciuti) e le ecografie, oltre che a gestire il processo degli esami e quello di informazione.
E sia chiaro che i miei timori, probabilmente irrazionali, sono a riguardo del sistema in generale, e non delle capacità delle barnmorskor stesse.

Ecco una tipica tabella, che ho adattato dal sito della clinica a cui siamo stati affidati.

Settimana di gravidanza Visita
6-10 Incontro informativo / stesura del piano
11-13 Test combinato ecografico/biochemico, altrimenti ecografia alla settimana 17-18.
14-16 Visita ostetrica e analisi di sangue e urine
24-25 Visita ostetrica
28-29 Visita ostetrica con test di tolleranza al glucosio (ricordarsi l’iscrizione al corso per genitori).
31-32 Visita ostetrica
32-34 Ecografia se necessaria
35-36 Visita ostetrica
37-38 Visita ostetrica
39-40 Visita ostetrica
41 Visita ostetrica
(42) Controllo della posizione prima di eventuale induzione di travaglio*
10-16 dopo il parto Controllo con ostetrica, visita ginecologica e sistemi preventivi

Noi siamo ancora in attesa della prima visita ostetrica ma, eccezione alla regola, abbiamo gi√† fatto due ecografie: la prima per avere la certezza della data di concepimento, la seconda relativa al test combinato. Ne abbiamo anche una terza prevista per novembre, che dovrebbe essere l’ultima. Per ora tutto risulta essere ok.
Personalmente, sono sicuramente un po’ stressato dal fatto che non si facciano pi√Ļ controlli, ma me ne devo fare una ragione: qui fanno cos√¨, e i numeri sembrano essere dalla loro parte. ūüėÄ

* Non essendo esperto della terminologia, non sono sicurissimo al 100% di questa traduzione ūüôā

18 mesi

Soffro di apnea nel sonno. Sono, ovvero, una di quelle persone, che, durante la notte, russa e si ritrova ad avere momenti in cui la respirazione si blocca. √ą un problema piuttosto comune, magari non grave, ma che sicuramente incide sulla vita di mia moglie (per il russare) e sulla mia: pur dormendo, alla mattina risulto comunque stanco.
Dopo averne parlato con il mio medico (o, meglio, con il medico che mi sono ritrovato per l’occasione al v√•rdcentral presso cui sono registrato), la pratica √® stata passata all’ospedale dello Sk√•ne che, dopo un mese circa di attesa, mi ha prestato, per una notte, uno di quei dispositivi che registrano un po’ di dati mentre dormi. Dopo un paio di settimane sono stato contattato nuovamente dal mio medico che mi ha detto che, s√¨, il problema √® presente, e che la pratica sarebbe stata passata ad una clinica di Lund specializzata nei problemi del sonno.
Passa circa un mese e mezzo e mi arriva a casa la letterina della clinica: mi aspettavo una nuova kallelse (la “convocazione” per un appuntamento) e invece era una semplice comunicazione: “sei stato messo in lista di attesa per una visita da noi, il tempo medio √® di 18 mesi“. Sul momento ho riso della cosa ma la sera ho dovuto chiedere conferma ad Helena, nell’ipotesi remota che avessi frainteso una sfumatura dello svedese a me completamente ignota. Ovviamente c’era nulla da fraintendere.
Inutile dire che non ci si aspetta tempi cos√¨ biblici da una sanit√†, quella svedese, che si fa vanto, spesso a torto, della propria efficienza, ma alla fine tutto il mondo √® paese. Poi d’accordo, √® sicuramente una cosa che ha un impatto sulla mia vita e sulle performance giornaliera (altrimenti non ne avrei parlato col medico), ma non √® una cosa gravissima. Per√≤ 18 mesi…

Multimodalt bla blaMa le mie esperienze recenti con la sanità svedesi non si fermano qui!
Da anni soffro di mal di schiena. Posso immaginare che la cosa sia dovuta all’essere l’uomo pi√Ļ scoordinato dell’universo… fatto sta che, gi√† da parecchi anni, ho un problema alla spina dorsale con, in particolare, un paio di dischi non allineati. Ho sempre sopportato ma, negli ultimi mesi, forse complice l’aumento di peso, la situazione si √® fatta piuttosto seria: da tempo faccio fatica stare in piedi, ed ogni passo √® decisamente doloroso. Probabilmente per via di un concatenarsi di posture errate, il dolore si √® propagato alle ginocchia e ai talloni (soffro ora costantemente di tendinite). Anche dormire √® un problema: nonostante abbia comprato un buon letto, stare sdraiato troppo a lungo rischia di bloccarmi al mattino. Risultato – considerando anche l’apnea – sono quotidianamente uno straccio! ūüėÄ
Al v√•rdcentral hanno dapprima deciso che la soluzione √® la chiropratica, ed in effetti sono andato pi√Ļ volte dai terapeuti locali, che mi hanno sempre rimesso a posto per un certo periodo. Come gi√† detto, per√≤, negli ultimi mesi la situazione √® davvero intollerabile, e i benefici sono sempre stati di breve durata. All’ultima sessione, il chiropratico ha deciso che bisogna andare alla radice del problema: la cosa √® molto positiva, ma √® il “come” che mi ha lsciato sorpreso. In Italia sarei stato probabilmente indirizzato da un ortopedico, magari con delle radiografie… ma qui, nulla di tutto questo. A parte il fatto che i “raggi” ti vengono ordinati solo in casi estremi, nessuno ha mai nominato, neanche per sbaglio, un ortopedico. Sono stato incluso in un “Corso di riabilitazione con un team multimodale per il dolore” (Rehabiliteringskurs inom multimodalt sm√§rtteam) che mi vedr√† impegnato per otto settimane con un “medico del dolore” (penso la traduzione italiana di sm√§rtl√§kare sia “algologo”, ma non l’ho mai sentito prima di oggi), un kurator (figura a met√† fra lo psicanalista e l’assistente sociale) e un fisioterapista, che cercheranno di indagare su tutte le cause (psicologiche e motorie) alla base del problema e studieranno un percorso riabilitativo. Il programma √® previsto dalla regione Sk√•ne per tutte le persone che abbiano dolori da pi√Ļ mesi, e pu√≤ essere effettuato in qualunque struttura lo preveda (non necessariamente nel v√•rdcentral in cui sono registrato, quindi).
Nei due mesi mi dovrò presentare per tre volte alla settimana al centro di riabilitazione, allenarmi, seguire le indicazioni della fisioterapista e seguire anche dei meeting serali. Il costo di tutto ciò, sarebbe, in teoria, di 160 corone (19 euro) a sessione, ma, visto che ho già sforato il limite massimo di 1100 corone annuali (130 euro circa, la quota che la regione Skåne ha stabilito come massima per persona) sarà tutto gratuito.
Per me, questo sistema è, come dicevo, sorprendente: niente radiografie, niente cortisone, niente antidolorifici (che non sia il paracetamolo, lo standard qui in Svezia) niente ortopedico. Se sarà efficace è tutto da vedere, ma devo dire di essere ottimista.
La nota positiva è che, vista la particolarità del corso di riabilitazione, è che, alla fine del corso, mi verrano rimborsate (anche se, immagino, non al 100%), tutte le ore di assenza dal lavoro necessarie al corso, al tragitto da e verso il lavoro e ad eventuali interventi chiropratici nel periodo: la cosa non è banale, dato che, per me, i permessi sono non retribuiti, e le decurtazioni sullo stipendio saranno pesanti.
Il corso inizier√† il 22 aprile: ho quindi tempo per sopportare, usare antidolorifici (in occasione dell’ultimo viaggio in Italia mi sono portato dell’OKI, ma lo devo utilizzare con moderazione perch√© in passato mi ha dato dei leggeri problemi) e prepararmi mentalmente. ūüėÄ

In tutto ci√≤ vi risparmio il discorso sui problemi di stomaco che ho avuto negli ultimi sei mesi (s√¨, a neanche 39 anni sono ufficialmente un rottame!), e che mi hanno causato non pochi fastidi: per ora sembrano in via di risoluzione, quindi vi scampate tutta la storia… ūüėČ

Cervicale

Mia moglie soffre di cervicale.
Ok, non sono un medico e, ovviamente, potrei prendere un’enorme cantonata, per√≤ ha tutti i sintomi (mal di testa, stordimento, perdita di equilibrio, dolore cervicale) di un qualcosa che potrebbe far pensare alla cervicale. Qualunque medico italiano sospetterebbe, quantomeno, il problema e valuterebbe la possibilit√† di far fare una radiografia al collo.
Mia moglie non ha mai sentito parlare della cervicale, non sa cosa sia e come lei il 99% della popolazione svedese e del Nord Europa.
Il medico che l’ha visitata venerd√¨, dopo un piccolo spavento, le ha prescritto delle analisi del sangue per valutare la presenza di un’infezione e non ha mai menzionato neanche per sbaglio l’equivalente svedese dei termini “vertigini da cervicale” o “artrosi cervicale””. Ha, anzi, detto: “se le analisi non evidenziano un’infezione, probabilmente √® solo stress ma, se proprio non sei convinta, qui abbiamo anche un otorino”.

Noi italiani, siamo generalmente visti all’estero come un popolo di schizzati ipocondriaci che hanno malattie che conoscono solo loro: questo (peraltro divertentissimo) articolo della BBC ne √® un perfetto esempio. Basta cercare un po’ su google per rendersene conto: colpo d’aria e congestione sono esempi leggendari.
Helena non aveva mai sentito parlare neanche di questi due problemi, n√© della colite o della “stanchezza di primavera”; resta sconvolta ogni volta che, ad un piccolo sintomo, le dico “probabilmente √® Xxx, mi sa che dovresti prendere Yyyy”; non ha mai preso una limonata calda per problemi di stomaco (probabilmente perch√© in pochi avevano visto un limone fino a qualche decina d’anni fa: manca, quindi, questo tipo di saggezza popolare); in pochissime occasioni ha visto di persona delle proprie radiografie, n√©, tantomeno, ne ha mai portate a casa (mia mamma ha ancora tutte le lastre dei miei problemi di schiena e ginocchio dagli anni ’90 ad oggi).
Noi italiani, forse per via della nostra capacit√† di arrangiarci, siamo pi√Ļ propensi all’automedicazione: abbiamo sempre la scorta di medicinali in casa, ci facciamo fare le iniezioni in famiglia o da conoscenti, siamo maestri dell’autodiagnosi (giusta o sbagliata non importa) e andiamo dal medico gi√† convinti di sapere cosa pu√≤ essere.
E soffriamo di cervicale.
La cosa strana √® che cercando in rete, ad esempio, cervical vertigo le informazioni in inglese al riguardo non mancano, quindi non pu√≤ essere certo un’invenzione tutta nostra. Eppure la “cervicale” sembra essere un problema comune solo da noi.

Per√≤ anche qui hanno le loro malattie: ogni svedese ha gli incubi pensando alla vinterkr√§ksjuka, la malattia invernale del vomito. Chiaramente √® qualcosa che c’√® anche dalle nostre parti, un virus responsabile di molte gastroenteriti, ma, a quello che senti dire, pare che qui assuma dimensioni epocali. Ogni Svedese sa infatti che i bambini, d’inverno, saranno automaticamente contagiati a scuola, portando a casa la malattia e infettando tutta la famiglia, con il risultato di far passare a tutti parecchi giorni chini sulla tazza del water. La cosa sarebbe un fatto accettato e puntuale, ormai da parecchi decenni a questa parte: non so se le cose siano cambiate negli ultimi anni, ma, personalmente, non ricordo di averne mai sofferto, non in questa maniera, da bambino. E voi?

Federalismo sanitario

Ecco un post per ribadire alcuni dei problemi della sanità svedese.
Qualche mattina fa, al risveglio, rimango stupito dalla presenza di un enorme e violaceo ematoma sul mio braccio destro, senza alcun motivo apparente che non sia il fatto di averci dormito sopra. Non ricordo traumi o situazioni che possano averlo causato.
All’inizio lo ignoro (limitandomi ad un paio di chiamate all’1177, il servizio di assistenza telefonica), ma poi, un po’ perch√© nel frattempo √® diventato pi√Ļ grosso, scuro e dolente, un po’ per le pressioni di mia moglie, decido finalmente di farlo controllare.
Ieri Helena chiama e mi trova un appuntamento alle 11:30 presso la Capio Citykliniken, una vårdcentral di fronte alla stazione di Lund.
Prendo permesso (rigorosamente non retribuito, perché qui è così) dal lavoro e raggiungo in auto la clinica, preparandomi a dover riempire scartoffie perché non sono ancora registrato lì.
E cos√¨ √®, passano circa dieci minuti perch√© la signorina possa inserire tutti i miei dati nel sistema: a quel punto, arriva la sorpresa. Io sono ancora residente ad Upplands V√§sby, e quindi non mi possono visitare perch√© la clinica √® convenzionata solo con lo Sk√•ne. Poco importa che la visita non sia gratuita (ci sono 200 corone di ticket), non mi possono accettare perch√©, la signorina va brevemente a parlare con un infermiere, “non √® un’emergenza”.
All’inizio mi rassegno e mi allontano, poi mi chiedo come possano avere deciso che non √® un emergenza senza neanche aver visto l’ematoma, e torno quindi indietro. Nel frattempo la ragazza all’accettazione √® cambiata (√® ora di pranzo) e mi rivolgo, togliendomi la camicia alla sua collega: “la tua collega ha deciso che non √® un’emergenza, ma tu sei in grado di dire – togliendomi la camicia – che questa non √® una trombosi?”.
La ragazza impallidisce (il livido fa effettivamente impressione) balbetta “non so, non sono un’infermiera” e corre a chiamare qualcuno dentro.
Vengo finalmente accettato all’interno e visitato da un infermiere, che resta anch’egli sorpreso dal livido. Per√≤, subito dopo, aggiunge “per√≤ non abbiamo pi√Ļ spazi disponibili per le urgenze, quindi devi aspettare le 5 (bella urgenza!) e andare ad un n√§rakuten”. Faccio notare che, in realt√†, io ho un appuntamento alla clinica, e che quindi mi aspetto di essere visitato, ma lui afferma di non riuscire a trovare l’appuntamento nel sistema. Quando insisto che sia la receptionist all’ingresso che quella al piano avevano trovato il mio appuntamento, si deve arrendere e chiama un medico. La dottoressa, peraltro una persona squisita, resta a sua volta sorpresa di fronte all’ematoma, mi visita ed ordina delle analisi del sangue, che vengono fatte immediatamente, dopo avermi fatto, nel frattempo, pagare il ticket.
I primi responsi, disponibili nel giro di pochi minuti sono buoni, ma per altri test dovr√≤ aspettare fino a domani, anche se, probabilmente, non c’√® nulla di cui preoccuparsi.
L’ematoma √® probabilmente dovuto ad una reazione ad un anti infiammatorio (Oki Ketoprofene – sale di lisina) che ho usato per alleviare una tendinite al tallone che mi tormenta da un paio di mesi: il medico mi ha confermato questa opinione che gi√† era stata ipotizzata dagli operatori del 1177.
Non sono quindi preoccupato, ma mi perplime come la burocrazia possa mettersi di fronte al buon senso, al punto da giudicare qualcosa non urgente senza neanche prendere visione del problema… Per il resto, una volta accettato, ho trovato le strutture della Capio assolutamente eccellenti, ma questo √® un altro discorso: il sistema sanitario svedese continua ad avere dei buchi a dir poco incredibili!

Dal medico

In passato non ho lesinato critiche al sistema sanitario svedese, per molti versi molto pi√Ļ burocratico di quello Italiano: in particolare, per chi sta a casa per malattia, vedersi pagare il dovuto pu√≤ richiedere tempi lunghi e sbattimenti.
Non sempre, però, le cose vanno male e, da certi punti di vista, il sistema dei Vårdcentral ha un suo perché.
Ricapitoliamo un po’ la situazione: qui, generalmente, la persona non √® associata ad un medico ma ad un ambulatorio, il V√•rdcentral appunto. La persona sceglie liberamente quello che preferisce nella sua zona e si registra presso di esso.
Eventualmente, tutto lo “storico” di malattie e prescrizioni viene trasferito dall’ambulatorio in cui si era registrati in precedenza, anche se pu√≤ occorrere qualche giorno.

Uno dei contro del sistema √® che non sai mai chi ti visiter√†, e medici differenti possono avere capacit√† diverse: nel “mio” V√•rdcentral ci sono tre medici fissi (peraltro tre gemelli identici, per cui √® anche facile confondersi!), che mi sembrano abbastanza bravi, ed uno che cambia ogni tot mesi. La penultima volta che sono stato alla clinica ho trovato un dottore disastroso che non solo parlava uno svedese (ed un inglese) peggiore del mio, ma che mi √® sembrato anche parecchio incapace.
Per avere la visita medica (scordatevi il dottore a casa, a meno di andare a pagamento da privati!) bisogna sempre chiamare e fissare un appuntamento. In generale bisogna sempre aspettare almeno un paio di giorni: alcuni ambulatori si lasciando comunque spazio per alcune urgenze e, chiamando di prima mattina all’apertura, c’√®, in casi molto particolari, la possibilit√† di avere un appuntamento in giornata. Se per√≤ non c’√® spazio e si ha bisogno di una visita urgente, si pu√≤ sempre andare al pi√Ļ vicino N√§rakut, una sorta di via di mezzo fra il Pronto Soccorso e il V√•rdcentral, aperto anche di sera e nei fine settimana. Anche in quel caso √® bene telefonare prima.

La visita al V√•rdcentral ha un costo di 150 corone (circa 17 euro) ma, una volta raggiunta la cifra di 900 corone totali (anche per visite specialistiche ed esami in ospedale) nell’anno solare, si ha poi diritto ad una Frikort che permette di avere tutto gratis (V√•rdcentral, visite all’ospedale, esami, etc.) fino alla fine dell’anno solare stesso. Per questo √® importante farsi annotare le spese su uno speciale tesserino (H√∂gkostnadskort) cartaceo.

Venerdi sono andato alla clinica per un piccolo problema, un banale dolore sul lato sinistro del petto: il medico era uno dei gemelli e mi ha fatto un esame molto approfondito, giusto per togliersi ogni dubbio. Mi ha fatto fare anche un elettrocardiogramma (fatto direttamente in loco sul momento, senza bisogno di dover tornare o pagare altro) e avrei anche potuto fare subito degli esami del sangue, se non fosse che avevo lo stomaco pieno. Mi √® stato quindi prescritto un remiss per tornare gratuitamente quando volessi, purch√© a digiuno… cosa che ho fatto puntualmente stamattina!
Ovviamente l’elettrocardiogramma era a postissimo e anche glie sami sono, pi√Ļ che altro, di routine… anche se adesso mi tocca aspettare qualche giorno per avere i risultati.

Sesso (educato) a scuola e in televisione

In un paese nel quale di quello che dice Papa Ratzinger non frega nulla a nessuno, l’educazione sessuale √® una materia importante se non fondamentale. D’altronde i benefici sociali sono grandi: informare correttamente vuol dire ridurre enormemente i rischi di propagazione di malattie trasmesse sessualmente, o anche solo l’evitare gravidanze indesiderate (in un paese in cui lo Stato offre dei contributi tangibili ai genitori la cosa √® ancora pi√Ļ importante, in termini di costi).

Per questi motivi i ragazzi vengono informati correttamente e senza giri di parole sugli organi sessuali e sul loro funzionamento, sulle precauzioni da prendere, su pregiudizi “tecnici” e sociali. L’educazione sessuale a scuola √® una materia obbligatoria dal 1956, e i bambini iniziano ad affrontarla (chiaramente in maniera molto graduale!) a partire dall’et√† di 7 anni.

Come se questo non bastasse, l’RFSU (l’Associazione Svedese per l’Educazione sulla Sessualit√†) si lancia spesso in iniziative volte a completare l’informazione e diminuire ogni tipo di rischio.
Il caso pi√Ļ evidente ha fatto la sua comparsa in questi giorni: un filmato a cartoni animati di circa 30 minuti, completamente esplicito, che spiega ai ragazzi con il loro gergo (per essere completamente chiari) molte delle questioni al riguardo.

La cosa ha un precedente che ha fatto epoca: già nel 1969 era stato realizzato, con attori veri, Ur kärlekens språk, film educativo che si diffuse in fretta nel resto del mondo in qualità di pellicola porno. Ur kärlekens språk contribuì ad alimentare (assieme a documentari farsa come Inferno e Paradiso) il falso mito sessuale svedese, già parzialmente inaugurato da Ingmar Bergman e dalle sequenze di nudo del suo Monica e il desiderio. Questo è, però, un argomento che mi lascio per un altro giorno.

Ora… avevo letto distrattamente di questo nuovo Sex P√• Kartan (traducibile come La mappa del sesso), ma in realt√† non gli avevo dato troppo peso fino a che, l’altro ieri, intorno alle 22:30, non me lo sono ritrovato sparato senza troppi problemi su un canale televisivo pubblico. Lo ammetto tranquillamente: non essendo abituato a queste cose, sono rimasto sorpresissimo!

Siamo chiari: polemiche e denunce (soprattutto per il fatto di mostrare teenager, per quanto animati, intenti a fare sesso) ci sono state anche qui, ma sono davvero state cose minimali se non iniziative di cittadini singoli.
Ora, anche ammettendo che un cartone animato del genere possa essere mai mostrato liberamente in Italia, potrete immaginare tutti che putiferio ne verrebbe fuori! Inutile dire che qui il filmato continua ad essere mostrato senza problemi, ed √® anche visionabile tranquillamente (ATTENZIONE! Non dite che non vi avevo avvertito: le immagini sono esplicite!) in rete sul sito ufficiale dell’RFSU. Che differenza!