Al cinema

Chi mi conosceva già in Italia sa che da tempo sostenevo una “battaglia” contro il doppiaggio dei film. Ero parte di un’agguerrita minoranza che si batteva contro scempi recitativi e di adattamento, di scelta delle voci e traduzione.

Da questo punto di vista, andare al cinema in Svezia è una vera e propria pacchia: gli unici film a venire doppiati sono quelli per bambini (dato che, chiaramente, non possono leggere i sottotitoli), ma anche quelli sono disponibili in lingua originale. Qualche problemino ce l’ho, talvolta, quando in un film si parla improvvisamente una lingua che non conosco: la mia conoscenza dello svedese non è sempre adeguata per comprendere appieno i sottotitoli, e allora devo andare un po’ ad intuito. Ma anche questo aspetto sta migliorando.

Non cambia molto con la televisione: a cambiare canale, capita spessissimo di vedere roba sottotitolata, con l’originale nelle più svariate lingue del mondo.

Gli svedesi sono, chiaramente, contentissimi così: non ne ho mai incontrato uno (il che non vuol dire che non ci sia nessuno, chiaro) cui piacerebbe vedere, che so, il Padrino (anzi, The Godfather o Gudfadern) con voci diverse da quelle di Brando e Pacino. Se qualcuno lo dovesse proporre, probabilmente, verrebbe preso per scemo.
Qualcuno dirà che è facile, quando il 95% degli svedesi parla inglese… ma vi posso assicurare che qui si passa in versione originale anche roba cinese, finlandese o di altri paesi non anglofoni e questo senza alcun problema. Insomma, leggere i sottotitoli, qui, non è un problema per nessuno: nessuno si lamenta o li trova fastidiosi o distraenti.

I cinema in cui sono stato nell’area di Stoccolma sono generalmente belli, moderni e accoglienti. Le sale sono spesso piccole, ma c’è da dire che l’area cittadina è piena di impianti, che non sono concentrati, come spesso capita in Italia, in pochi poli cittadini.
Quando ho visto film in 3D non ho avuto alcun problema di giramento di testa o altro, il che, a quel che ho capito, dovrebbe implicare un adeguato livello qualitativo del sistema (o magari, semplicemente, sono stato fortunato io).

Esiste anche una buona industria cinematografica svedese (che ultimamente sta riscuotendo anche un certo successo a livello internazionale, vedi Låt den rätte komma in/Lasciami entrare o i film basati sui lavori di Stieg Larsson), ma fin’ora ho visto davvero pochino. Un giorno vi dovrò raccontare di Sällskapsresan e degli altri film con Stig-Helmer Olsson, il Fantozzi svedese (no, niente accento italiano nelle telefonate! :-D)…

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7 risposte a “Al cinema

  1. Al lavoro io avevo colleghi immigrati che non sapevano una parola di inglese e guardavano i film leggendo. Anche loro non si sono mai lamentati.

    Io però sono molto meno radicale: mi piace proprio vedere i film in inglese coi sottotoli in svedese (in genere sono fatti bene, distraggono in quei rari casi in cui li fa un animale e l’attenzione viene catturata dall’adattare inconsciamente le incongruenze), ma la scuola di doppiaggio italiana è eccezionale, gli italiani sanno dare qualcosa ad un film col doppiaggio. Prova a sentire un doppiaggio russo per capire cosa intendo (non è importante capire, già le voci e l’intonazione bastano).

    “Låt den rätte komma in” l’ho rivisto giusto ieri e non è male, ma il libro è proprio eccezionale (appena puoi leggilo, non sarai deluso). Ora sta uscendo una specie di riedizione americana (Let me in), non so se è sempre basata sul romanzo di Lindqvist, ma mi preoccupa…

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    • Posso essere d’accordo sul fatto che in Italia si doppi meglio che da altre parti (soprattutto dove si usa la monovoce) ma trovo che l’originale sia sempre superiore, oltre che la cosa vera e più naturale.
      Fra l’altro la qualità della scuola italiana dei doppiatori è in evidente caduta libera, fra soliti raccomandati ed incapaci famosi prestati al ruolo per esigenza di cassetta.

      Se per questo gli americani stanno rifacendo anche i film basati sui film di Larsson… Mi pare che a Stoccolma le riprese inizino in questi giorni.

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  2. Scusate l’intrusione… Secondo me il film “Lasciami entrare” è un ca-po-la-vo-ro!
    E sul web ci sono anche delle scene inedite che credo siano state incluse nel dvd.
    Sto cercando il libro a Genova, ma pare sia esaurito e mi toccherà attendere chissà quanto per la ristampa.

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  3. Ciao, guardati pure Zozo di Josef Fares e Ett öga rött tratto dal romanzo (2003) di Jonas Hassen Khemiri, a me sono piaciuti molto. Raccontano di storie di immigrazione ma senza buonismi e luoghi comuni. Anche Tillsammans di Lukas Moodysson, storia anni ’70, tipicamente svedese è carino. Comunque adoro Beck e Wallander, detective stories che più svedesi non si può.

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  4. Pingback: Di topi ed elaboratori | Un Italiano in Svezia

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