Autostrade

I'm a highway star!

Le autostrade in Svezia sono una vera e propria pacchia.
In primis perché sono completamente gratuite, ma non solo per questo: sempre ben tenute, dritte e sufficientemente larghe da essere abbondanti per il traffico (unica eccezione, i tratti di Stoccolma nelle ore di punta). Anche quando ci sono neve o ghiaccio sono sempre tenute sufficientemente sgombre e percorribili (con gli obbligatori pneumatici invernali, ovviamente).
I limiti sono bassini: 110 o, più raramente, 120 km/h, che scendono a 90 km/h nelle aree cittadine (70 nei tratti di Stoccolma). In molti tratti i limiti sono variabili, soluzione che in Italia stenta a prendere piede: tramite un sistema di telecamere e pannelli elettronici, si valutano le condizioni generali e se ne può indicare uno più basso. La cosa è intelligente, perché in condizioni tranquille si può tenere quello più alto.

Generalmente il guidatore medio rispetta i limiti o li supera di poco: non ci sono autovelox fissi (presenti invece, ben segnalati,  nelle strade extraurbane) ma un’infrazione di 20 km/h può costarti la patente.

Il vero motivo di pacchia è proprio la guida degli svedesi, che non vanno lenti ma sono disciplinati: pochissime mosse azzardate, niente imbecilli che ti si attaccano al di dietro lampeggiando o che vanno zig-zagando follemente. Guidare in queste condizioni è una vera e propria meraviglia, e ti viene naturale adeguarti: sarà anche una sensazione di falsa sicurezza (e ci mancherebbe il pensare altrimenti), ma, certamente, alla fine della giornata sei centomila volte più tranquillo e meno stressato.

Guidare

Il grande prato dell'Hagaparken d'estate
Il grande prato dell'Hagaparken d'estate

Oggi Lupo, il mio amico che si è fatto la grande guidata con me fino a Stoccolma e che è stato qui qualche giorno in vacanza, è ripartito per l’Italia: trovo quindi il tempo di tornare a scrivere sul blog in maniera regolare.

In questi giorni passati ho fatto fondamentalmente il turista, rivisitando posti che avevo già visto o vedendone di nuovi.

In particolare mi ha davvero colpito l’Hagaparken, un gigantesco parco nel nord di Stoccolma, che rispetto all’inverno (c’ero stato lo scorso febbraio) cambia radicalmente atmosfera: da suggestivi scorci glaciali al rilassante verde estivo.

Rispetto al tipico parco italiano, la prima cosa che colpisce è il silenzio: oddio… il parco non era “esattamente” affollatissimo (molti Stoccolmesi erano via per le vacanze, altri erano nel grande parco di Djurgården), ma l’impressione è che qui si venga per stare a contatto con la natura e rilassarsi. Niente suonatori di bongo, musica a volumi alti, gente che urla dietro al pallone o altre aberrazioni simili.

Per il resto, pur da turista, ho ricominciato a calarmi nella realtà di Stoccolma, sperimentando finalmente la guida in loco.

Premesso che, come già detto in passato, dell’automobile si può fare il più delle volte assolutamente a meno (conviene utilizzarla soprattutto la sera se si vuole rientrare tardi evitando il taxi, a patto di non bere), guidare qui è un’esperienza decisamente rilassante.
All’inizio bisogna superare l’impatto del fatto che la città è pensata a misura dei pedoni, e capita quindi di essere spesso bloccati dai semafori rossi. Questi ultimi, nel caso di attraversamenti pedonali, sono tutti attivati a richiesta dalla persona, cosa che permette comunque di ottimizzare il flusso. Nel centro di Stoccolma, inoltre, le zebre senza semaforo mi sembrano essere decisamente più rare che dalle nostre parti.

Quando però ti abitui a questi ritmi, ti rendi conto che è tutta una pacchia: gli automobilisti sono parecchio disciplinati, e non ti sfrecciano attorno da qualunque lato; gli scooter sono rarissimi (ma le biciclette sono tante e bisogna imparare a rispettare le piste ciclabili, sia da automobilista che da pedone); guidando in autostrada non c’è chi cambia corsia come un forsennato o chi ti si incolla al culo a duecento all’ora lampeggiando come l’idiota che è.

Assolutamente suggestiva la quantità di automobili americane d’epoca: fantastiche Pontiac o Chevrolet di quaranta anni fa che ti passano a fianco quotidianamente, conferendo fascino ai momenti on the road.

La cosa era dovuta al periodo delle ferie, ma devo dire che domenica (ieri) ho potuto girare per il centro città (non la città vecchia, chiaramente) con assoluta libertà, anche  grazie al fatto che i posteggi non si pagavano: abbiamo letteralmente parcheggiato dietro all’Historiska Museet.
Una volta dentro, una gentile signorina alla reception non ci ha fatto pagare l’ingresso, dato che mancavano solo quaranta minuti alla chiusura. Abbiamo avuto modo di vedere velocemente l’esposizione vichinga e quella sulla preistoria.

Domani si ricomincia: il piano per la mattina è di fare un salto alla skatteverket per vedere di farmi assegnare un codice fiscale provvisorio e riprovare ad aprire il conto in banca. Nel pomeriggio farò finalmente il bucato nella nuova lavatrice condominiale (mi sono messo in lista), e poi, se faccio in tempo, vorrei provare a fare un salto in piscina per riprendere la mia attività natatoria (e fisioterapia acquatica per problemi al ginocchio).

Nel frattempo, oggi, mi sono iscritto ad un corso di svedese baso presso la Folkuniversitetet. Il corso dovrebbe iniziare il 24 agosto, per quattro settimane, cinque giorni alla settimana, dalle 12:15 alle 14:30. Totale: 4800 corone (470 euro).

Il percorso

Ho più o meno deciso quello che sarà il percorso del viaggio in auto che inizierò lunedi prossimo, assieme all’amico Alex “Lupo”, con cui mi incontrerò a Milano.

La prima decisione in assoluto è quella di evitare la Svizzera: dato che probabilmente avrò la macchina carica, voglio evitare qualunque possibile rottura di scatole con la dogana, sia in entrata che in uscita. Inoltre, come si suol dire, “la Svizzera non finisce mai”, i viaggi da quelle parti sembrano davvero eterni.

Passerò quindi dal Brennero, pur allungando e sperando di non incontrare code particolarmente mostruose da parte dei vacanzieri.

La grossa incognita era cosa fare nel passaggio Germania-Danimarca, per cui avevo tre alternative.
Il tragitto più lungo era quello via terra, cosa che mi avrebbe portato ad allungare di oltre 250 kilometri, ma anche di ammortizzare i costi dei traghetti.
L’alternativa più breve era quella di prendere il traghetto Rostock-Gedder, che però è costosuccio e ha poche corse giornaliere.
Ho scelto la via di mezzo: traghetto Puttgarden-Rodby, frequentissimo e un più economico. Non allungo troppo, spendo meno, e, se perdo una nave, non perdo troppo tempo ad aspettare quello successivo.

Più avanti, una volta passato il ponte di Öresund (lo spettacolare collegamento fra Danimarca e Svezia), potremmo avere una nuova alternativa: girare dal lato opposto del Lago Vättern per andare a fare una mangiata da un’amica. Questo, però, dipende chiaramente dagli orari.

Tutto ciò, fermo restando il fatto che i percorsi potrebbero essere modificati al volo in base ad eventuali esigenze particolari…

Final-trip
Il percorso previsto

A piedi

IMG_4221Di tutte le città che mi è capitato di vedere, non ne ho mai trovata una più a misura di pedone di Stoccolma.

Anche senza andare nelle zone esclusivamente pedonali, come Drottninggatan (la Strada della Regina, nella zona moderna e commerciale di Stoccolma centro, vedi foto), passeggiare per queste strade è una vera gioia: traffico ridotto ai minimi termini (è esilarante, certe volte, sentirli lamentare di situazioni che per noi sarebbero da pacchia), attraversamenti pedonali costruiti per favorire i pedoni (e gli automobilisti rallentano e talvolta ti fanno passare anche quando hanno la precedenza, cosa quasi impensabile dalle nostre parti!), sempre massimo rispetto per chi non si muove con un mezzo proprio.

Non so dire se tutto ciò è merito di una semplice differenza di cultura, della congestion tax (la mini-tassa che paga chi non risiede a Stoccolma città per entrarvi con l’auto) o, semplicemente, del fatto che i mezzi pubblici sono talmente efficienti e comodi da rendere superfluo l’utilizzo delle autovetture. Probabilmente è una combinazione di tutte queste cose.

Insomma, qui il rischio di essere investiti è quasi inesistente (paradossalmente è più facile correre il rischio con le biciclette, se ti dimentichi che qui esistono dei percorsi ciclabili), e quindi riesci a camminare con molta più tranquillità e serenità.
Quello che sarà più difficile, quindi, sarà cominciare a guidare regolarmente qui, dimenticandosi le follie italiane su attraversamenti pedonali e semafori.

Questo discorso mi da modo di parlare anche della Congestion Tax (che qui ha suscitato scalpore e polemiche) e di paragonarla ad una simile iniziativa introdotte in Italia.

A Milano c’è l’Ecopass: tutte le auto di non ultima generazione (e quindi inquinanti) che superino i varchi cittadini devono pagare la tassa di ingresso giornaliera entro il giorno successivo, altrimenti si vedono arrivare a casa delle multe salatissime.

A Stoccolma c’è la tassa di ingresso: i non residenti pagano (un costo variabile da 0 a 20 corone in base alla fascia oraria) ogni volta che superano i varchi di accesso al centro (fino a un massimo di 60 corone – meno di 6 euro – al giorno), ma non si devono preoccupare di fare tutto di corsa col rischio di dimenticarsi. A fine mese il comune di Stoccolma manda semplicemente il conto a casa, senza alcuna multa o penale. Si può anche richiedere di farsi addebitare direttamente il costo sul proprio conto in banca, come per le bollette da noi.

Insomma, in Italia si mette in difficoltà il cittadino (sperando probabilmente che ogni tanto si dimentichi di pagare), qui, pur con il fastidio di una tassa che molti preferirebbero non pagare, lo si agevola.

Lavatrici

Oggi ho incontrato il mio “padrone di casa” (lo conosco da un paio d’anni, ma non ci eravamo ancora visti da quando mi sono trasferito qui), che è venuto a spiegarmi alcune informazioni, cose che, per lo più, sapevo già ma che è sempre meglio ribadire, nonché a prendere l’affitto dei primi due mesi.

Una cosa che differenzia il tipico appartamento italiano da quello svedese è che qui non serve acquistare una lavatrice: ogni condominio è dotato di una sala apposita, che contiene lavatrice ed asciugatrice (vi ci voglio vedere, a stendere la roba fuori d’inverno quando ci sono poche ore di sole e temperature rigide). Oggi mi ha fatto vedere dove è questa sala e le modalità di accesso e prenotazione: una semplice lista in cui basta segnare il proprio nome negli slot di tempo disponibili. Peccato che la lavatrice si fosse appena rotta: il condominio aspetta un rimpiazzo… speriamo che ci siano delle istruzioni in inglese!

David mi ha anche fatto notare (come se non me ne fossi già accorto) che le pareti sono molto sottili, e chi capiterà di sentire parecchio i vicini. Per fortuna, gli svedesi sono silenziosi e poco caciaroni.

Per il resto tutto a posto. In strada, quando porterò su l’auto, potrò posteggiare liberamente: c’è solo una limitazione per un solo giorno alla settimana, e solo d’inverno (immagino sia per l’eventuale passaggio di spazzaneve). Fra l’altro, parlando d’auto, avendo una targa estera sarò uno dei fortunati che potrà tranquillamente entrare in Stoccolma “città” (ricordo che io abito a Bromma), senza dovere pagare la tassa d’ingresso che spetta a chi non è, appunto, di Stoccolma città.  Personalmente, però, preferirò muovermi con l’ottima Tunnelbana, di cui, probabilmente, vi racconterò qualcosa domani.