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“Natale” a Copenaghen

Sabato è stata per noi l’occasione per una delle nostre gite a Copenaghen, gite che, se non fosse per il costo del ponte e il proibitivo cambio fra corone, ci faremmo molto più spesso.
Se Malmö in questi giorni é stata soprattutto tetra e grigia, la capitale danese è invece illuminata a festa dallo spirito natalizio.
Natalizio?

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Se, generalmente, sono il primo a rimanere perplesso di fronte a un utilizzo così anticipato dei temi festivi, per una volta non mi lamento proprio: qualunque cosa dia vitalità a questo autunno deprimente è solo benvenuta, e passeggiare per l’area dello, Strøget o il mercatino allestito in Højbro Plads è stato un gran piacere.

Alla fine del pomeriggio, abbiamo colto l’occasione per cenare alla Vecchia Signora, posto che, nonostante il nome e l’atmosfera da gobbi, è sicuramente uno dei migliori ristoranti italiani in cui abbia mai mangiato all’estero. La pizza è sicuramente di altissimo livello!

In compenso, su Malmö e Lund è tornato oggi a splendere il sole. Ci eravamo quasi dimenticati di lui!

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Un nuovo inizio

Chi mi conosce sa che frequento la Svezia – e Stoccolma in particolare – da parecchio tempo.
La mia decisione di trasferirmi qui non dovrebbe, quindi, aver colto nessuno di sorpresa. Decisamente più sconvolgente, probabilmente, il fatto che abbia letteralmente mollato tutto – incluso un posto di lavoro eccellente dal punto di vista retributivo – e che me ne sia venuto qui senza avere nulla in mano, un nuovo posto, nessuna certezza, in un momento in cui la Grande Crisi investe in maniera decisa l’economia di mezzo mondo.
Fatto sta che, ormai, sono qui, e visto che, almeno per ora, il tempo libero non mi dovrebbe mancare, spero di riuscire ad aggiornare con regolarità questo nuovo blog che vi informerà sulle mie vicissitudini.

La mia nuova vita svedese inizia, all’incirca, alle 17:30 di oggi (“ieri”, dato che questo articolo sarà pubblicato dopo la mezzanotte) lunedi 13 luglio 2009, nel momento dell’atterraggio all’aeroporto di Arlanda.

Prelevati i bagagli e cambiata la valuta, sono quindi salito sull’Arlanda Express, il “trenino” che collega l’aerostazione con Stoccolma. L’A.E. non costa poco (circa 22 euro per la sola andata), ma è davvero un ottimo servizio che, in una ventina di minuti, ti porta nel pieno centro della città.
Arrivato alla Centralstation ho dovuto attendere che un’amica mi portasse le chiavi dell’appartamento che mi aveva procurato, subaffittato da un suo amico.

A questo punto è doverosa una chiosa su come funzioni il mercato degli appartamenti a Stoccolma e nella nazione: a differenza che in Italia, la percentuale di persone che sono proprietarie dell’appartamento in cui vivono è davvero bassa. Comprare ha spesso dei costi proibitivi, soprattutto se cerchi casa in città, o in una zona comoda.

Ma anche affittare è tutto fuorché facile! Il cosiddetto “affitto di prima mano” è infatti una chimera che gli stessi svedesi rischiano di inseguire per molti anni: le case sono infatti di proprietà di grandi “landlord” (spesso lo Stato o il Comune), che hanno liste di attesa lunghissime, anche di anni.
La conseguenza di tutto ciò è che chi ha un contratto “di prima mano” se lo tiene a vita (le possibilità di essere sfrattati sono quasi inesistenti) anche se non ha alcun interesse a vivere in quell’appartamento.
Ecco quindi che le case vengono generalmente “subaffittate” con accordi a tempo (3 mesi, 9 mesi, 1 anno) assolutamente informali e senza che nulla venga messo su carta. C’è ovviamente un altra alternativa: la cessione dei contratti di prima mano, fatta utilizzando accordi privati arzigogolati (e non è sempre detto che il landlord accetti), spesso sotto forma di baratto di appartamenti o dietro il versamento – rigorosamente in nero – di una congrua cifra. Questa congrua cifra, nel caso di una zona centrale o prestigiosa di Stoccolma, può raggiungere cifre decisamente consistenti (parliamo di decine di migliaia di euro).

Il primo appartamento che mi è stato offerto (sempre da amici di amici) utilizzava proprio questa formula: contratto di prima mano a 7000 corone (meno di 700 euro) al mese per un monolocale (ma al catasto svedese è registrato come “studio”) in una delle zone più affascinanti del centro di Stoccolma, ma la cifra per rilevare il tutto era di un certo peso. Affittare il mio appartamento di Milano, a questo punto, non mi sarebbe più bastato: avrei dovuto venderlo, pagare con una quota il dovuto, estinguere il mutuo, e tenermi il resto per sopravvivere a Stoccolma.

A malincuore (mi sarebbe davvero piaciuto vivere in quella zona) ho quindi optato per un contratto di seconda mano, sempre per un monolocale, questa volta lontano dal centro città. La cifra, però, era talmente conveniente (4000 corone al mese tutto incluso, e parliamo di arredamento, corrente, gas, connessione internet, etc.) da non potermelo lasciare scappare. Ok, Bromma (tecnicamente uno dei paesi dell’hinterland anche se, in realtà, siamo a meno di 8 km dal centro) non è esattamente Stoccolma, ma l’appartamento è vicino ad una fermata della metro (e la tariffa per arrivare in centro è urbana!) e in più, come appurato su Google Maps, è pure in una zona piena di verde.

Oggi, finalmente, intorno alle 20 (e dopo avere speso 25 euro di Taxi per arrivare qui dalla stazione centrale) ho avuto modo di mettere piede nella mia nuova dimora. Abituato ai prezzi delle città del nord Italia, mi aspettavo un posto al limite della vivibilità e, invece, l’appartamento si è rivelato una graditissima sorpresa: una stanza spaziosa, un cucinino, un bagnetto con mezza vasca, una dispensa-armadio. E, intorno, tanto verde, un parco giochi per bambini, un centro sportivo. L’appartamento è fornito di tutto: televisione, router internet, stoviglie. Manca, piccolo particolare, solo il letto (ero stato avvisato, ovviamente) e, per ora, mi dovrò accontentare di un materasso sul pavimento. Quando avrò un attimo (e un mezzo di trasporto), sarà inevitabile l’escursione all’IKEA!

Ovviamente, non avendo nulla da mangiare, ne ho approfittato per un’escursione in centro: nel breve tragitto verso la metro (“Tunnelbana”) ho notato che, in zona, ci sono una pizzeria (sicuramente la fanno buonissima, la pizza, ma non ho esattamente voglia di provarla!) e altri ristoranti, ma, come da perfetta tradizione scandinava – se non sei in centro città – poco dopo le 21 sono già chiusi.

Si va quindi ad Hötorget, una delle piazze principali di Stoccolma. Il tempo di cenare (21 euro, con filetto, onion rings, patatine, birra e caffè) e sono le 22:30. Un breve giro per Drottninggatan (c’è ancora luce, il crepuscolo è affascinante) e si rientra. Domani comincia il bello!