Archivi categoria: Svezia vs. Danimarca

Giornalismo scandinavo

Due articoli (anzi, tre) mi hanno colpito parecchio in questi ultimi giorni, ad evidenziare le differenze fra il giornalismo italiano e quello di queste parti.

Ultimamente, una truffa telefonica ormai classica, quella di chi ti telefona spacciandosi per un tecnico di Microsoft, al fine di carpire informazioni personali o fare installare sul tuo PC software malevolo, ha iniziato a colpire la Danimarca con chiamate provenienti dal prefisso +39.
Ora, noi sappiamo tutti che quel prefisso rappresenta l’Italia, lo sanno probabilmente molti danesi e sicuramente tanto la polizia quanto i giornalisti che hanno scritti i pezzi… eppure, in nessuno di questi due articoli danesi, in cui la Politi invita a non fornire informazioni personali e ad ignorare le richieste di queste persone, l’Italia viene nominata neanche di striscio.

Politiet advarer borgerne mod at give personlige oplysninger til fremmede over telefonen

Politi: Tag ikke telefonen, hvis nummeret begynder med +39

Se il messaggio della Politi è sicuramente un po’ eccessivo (“vi consigliamo di non rispondere e di non richiamare se il numero inizia con +39”), e rischia di creare problemi a chi fa chiamate lecite dall’Italia, è sicuramente positivo il fatto che il nostro paese non venga mai menzionato. In fondo questa è un’organizzazione internazionale che utilizza diverse teste di ponte sparse per il mondo, e l’Italia, in sé, non c’entra nulla: inutile, quindi, seminare potenziale odio verso il paese.
La stampa italiana, sicuramente, non ricambierebbe la cortesia.

Migranti dall'Europa (C) Skånskan

Migranti dall’Europa
(C) Skånskan

E poi, questo articolo, questa volta svedese. Il titolo dice che, in vista dell’arrivo della tempesta Alexander, a Malmö il comune ha “aperto un luogo di riparo per i migranti provenienti dall’Europa”. Se il titolo può lasciare nel dubbio, aprendo l’articolo si legge chiaramente “i migranti dell’unione europea che vivono in diversi accampamenti di tende”. Ora, chi siano questi migranti è chiaro a tutti ma non viene mai nominata l’etnia delle persone. Posso immaginare che la stampa italiana, invece, sguazzerebbe nella situazione, come fa regolarmente: certi argomenti controversi vendono copie e clic. Sono piccoli accorgimenti, basta la scelta meditata di evitare termini e riferimenti che possano scatenare gli istinti più bassi delle persone peggiori, e le cose cambiano parecchio.

Peraltro, qui, il fenomeno di questi “migranti”, in questi termini, è assolutamente nuovissimo: sono arrivati nell’ultimo periodo, per lo più proprio dall’Italia (e, sicuramente, aiutati da organizzazioni criminali che li sfruttano), dove non riuscivano più a tirare avanti.
In Svezia, come in quasi tutti i paesi dell’europa occidentale, i campi nomadi lager all’italiana non esistono, e gli appartenenti alle varie etnie romaní vivono il più delle volte in normali abitazioni.
Onestamente, però, è stata un’esperienza quasi surreale l’essere approcciati più volte in italiano nell’ultimo anno, da parte di questuanti che non avevano alcun modo di conoscere la mia nazionalità d’origine.

Ma, tornando alla stampa, pur essendoci comunque delle grandi differenze fra quella svedese e quella danese, in particolare nei riferimenti alle nazionalità di chi commette i crimini, mi sembra che i giornalisti scandinavi non abbiano quella tendenza a scrivere articoli che facciano emergere fra i lettori il lato peggiore dell’umanità… una tendenza che trovo invece spesso nei loro colleghi italiani, anche quelli che esprimono posizioni progressiste.
E, sinceramente, apprezzo molto di più l’approccio nordico.

D'altronde... (da kotiomkin.it)

D’altronde…
(da kotiomkin.it)

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“Natale” a Copenaghen

Sabato è stata per noi l’occasione per una delle nostre gite a Copenaghen, gite che, se non fosse per il costo del ponte e il proibitivo cambio fra corone, ci faremmo molto più spesso.
Se Malmö in questi giorni é stata soprattutto tetra e grigia, la capitale danese è invece illuminata a festa dallo spirito natalizio.
Natalizio?

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Se, generalmente, sono il primo a rimanere perplesso di fronte a un utilizzo così anticipato dei temi festivi, per una volta non mi lamento proprio: qualunque cosa dia vitalità a questo autunno deprimente è solo benvenuta, e passeggiare per l’area dello, Strøget o il mercatino allestito in Højbro Plads è stato un gran piacere.

Alla fine del pomeriggio, abbiamo colto l’occasione per cenare alla Vecchia Signora, posto che, nonostante il nome e l’atmosfera da gobbi, è sicuramente uno dei migliori ristoranti italiani in cui abbia mai mangiato all’estero. La pizza è sicuramente di altissimo livello!

In compenso, su Malmö e Lund è tornato oggi a splendere il sole. Ci eravamo quasi dimenticati di lui!

Il ponte

Per chi mi chiede cosa ci sia di bello da guardare sulla televisione svedese, segnalo una serie che mi ha folgorato di recente: una spettacolare coproduzione poliziesca svedo-danese intitolata Bron/Broen (“il ponte”).

Nonostante sia ambientata fra Malmö e Copenaghen, e quindi praticamente a casa mia, l’avevo inizialmente snobbata: mi era capitato di vedere uno spezzone di episodio a serie iniziata e avevo avuto l’impressione di trovarmi di fronte a qualcosa di terribilmente deprimente.
Nulla di più sbagliato! Riscoperta tramite Netflix, e vista dall’inizio, la serie ti cattura da subito con una tensione incredibile, una trama avvincente e grandi personaggi.

Bron

I protagonisti sono tre: una detective svedese fiscale ed asociale (si intuirà in fretta essere colpita dalla sindrome di Asperger), la sua controparte danese (un poliziotto amichevole e umano, ma chiaramente disastroso nella gestione della vita sentimentale) e, ovviamente, il gigantesco e silenzioso ponte di Öresund, che dà il titolo alla serie ed è teatro di molte scene cardine.
La prima stagione è davvero d’alta scuola: pochissimi effetti speciali, nessun imbellimento, suspence e colpi di scena determinanti.
La seconda ha un impatto iniziale minore (e, forse, qualche incongruenza) ma è comunque notevole nel crescendo.
In ogni caso, roba da tenerti inchiodato di fronte allo schermo!

La serie gioca talvolta sugli stereotipi delle differenze fra i rigidi svedesi e i libertini danesi, ma lo fa senza indulgervi, ed anche per questo è estremamente godibile, grazie anche all’ironia di certi dialoghi e situazioni.
In ogni caso, non aspettatevi solarità e lieto fine a tutti i costi.

L’unica cosa poco credibile di Bron è il parlato: non solo non c’è quasi traccia dello skånska, ma svedesi e danesi comunicano nella rispettiva lingua senza mai alcun problema di comprensione (salvo una scenetta nel primo episodio, messa lì per sbarazzarsi della questione).
D’altronde si è trattato praticamente di una scelta obbligata: le alternative sarebbero state di recitare in inglese (scelta fattibile ma poco “nazionale”) o moooooolto lentamente e con continue ripetizioni. Per fortuna ci sono i sottotitoli!

E, a proposito di sottotitoli, la serie è stata trasmessa dalla BBC con il titolo The Bridge, quindi si trova senza problemi con testo inglese.

Bron è talmente bella che gli americani ne hanno fatto un remake, chiamato anch’esso The Bridge e ambientato fra Texas e Messico: non l’ho visto e non ho, in tutta sincerità, troppe intenzioni di farlo; purtroppo sospetto che in Italia sia arrivato quello e non l’originale, ma forse è bene così: l’ottima interpretazione di Sofia Helin e Kim Bodnia risulterebbe probabilmente uccisa dal doppiaggio. Anche inglesi e francesi hanno fatto un remake di Bron, intitolato, con molta fantasia… (The) Tunnel.
Magari nel frattempo sarete fortunati al punto di avere un rifacimento italo-austriaco a titolo Broennero; personalmente, mi tocca aspettare fine 2015 per la terza stagione dell’originale!

Il continente

Mi ha sempre fatto impazzire il fatto che gli svedesi si riferiscano a Copenaghen come “continente”, quando la capitale Danese è posta su un isola, mentre la Svezia è parte di una penisola che, del continente Europeo, fa parte sul serio.

La recente visione di un documentario (in svedese) del 2006 sul dialetto scanico, mi ha permesso di capire veramente il modo di pensare degli Svedesi. Il documentario (purtroppo non ho trovato sottotitoli di alcun tipo) è davvero interessante, e porta avanti una tesi importante per cui il “confine continentale” non sarebbe quello marino dello stretto di Öresund, ma andrebbe invece identificato all’interno del territorio svedese.

Immagine presa dal documentario della tv di stato Svenska dialektmysterier

Immagine presa dal documentario della tv di stato Svenska dialektmysterier

Ci sono alcune differenze fondamentali che, ancora oggi, separano lo Skåne dal resto della Svezia. Le più evidenti sono nella lingua e nell’architettura, ma anche in certe situazioni pubbliche.
Il giornalista autore del servizio fa infatti notare come nei caffè e nelle Konditori del sud si venga talvolta ancora serviti ai tavoli, cosa che gli Svedesi associano allo stile di vita continentale. Nel resto del paese bisogna portarsi da soli cibo, caffè e tazze dal banco o da grosse tavolate appositamente predisposte.
Ed effettivamente, a pensarci, anche la mia pasticceria preferita di Svezia, la suggestiva ed elegante Sundbergs a Stoccolma, è basata sul “self service”.

Sulla lingua ho già fatto qualche accenno in passato: gli svedesi trovano ostico il dialetto skånska, le cui due peculiarità principali sono la erre arrotolata (presente anche nel danese e di origine francese) e i particolari dittonghi (minuto 17:40 del documentario). Questi ultimi sono invece una caratteristica unica condivisa solo con i danesi dell’isola di Bornholm, la sola zona in cui si parla ancora il “danese orientale” che è alla base, appunto, dello skånska.

Ma è con l’architettura che le cose si fanno più interessanti anche per chi non coglie le sfumature del parlato: uno degli elementi simbolo dei panorami svedesi sono infatti le celebri case di legno colorate in Rosso Falun, diffusissime in tutta la nazione. Tutta la nazione tranne lo Skåne.

Da Wikipedia - foto di Susann Schweden. Licenza Creative Common

Da Wikipedia – foto di Susann Schweden.
Licenza Creative Common


Abitazione a Mullhyttan

Abitazione a Mullhyttan

Qui nel sud è infatti molto più tipico il mattone con intelaiatura a traliccio (Korsvirke in svedese), in forme simili a quelle molto diffuse, appunto, nel continente e Inghilterra (le cosiddette “case Tudor”).
Abitazioni di questo tipo sono molto frequenti nelle campagne, ma se ne trovano spesso anche in città, come nel caso di Lilla Torg a Malmö, o di buona parte del centro storico di Ystad.

Case in korsvirke ad Ystad

Case in korsvirke ad Ystad
Da Wikipedia – foto di Jorchr.
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Lilla Torg

Lilla Torg

I motivi di queste differenze sono soprattutto storici e geografici. Lo Skåne apparteneva infatti alla Danimarca fino al 1658, anno in cui, durante una delle molte guerre del periodo, l’esercito Svedese marciò dalla Polonia fino alla Danimarca del sud per poi attraversare (a piedi e cavallo!) i tratti di mare ghiacciato del Piccolo e del Grande Belt, arrivando a sopresa alle porte di Copenaghen. Nonostante le promesse iniziali, secondo cui l’allora Danimarca dell’Est avrebbe conservato lingua e leggi originali, ci fu una spietata assimilazione, con il divieto di parlare danese e il rogo di tutti i testi che non fossero in svedese. Quello che resta di questa operazione di pulizia è, appunto, lo skånska, la versione svedesizzata del vecchio danese dell’est.
Ma anche la geografia ha avuto il suo ruolo: la Scania è situata nella penisola Scandinava, ma è, in realtà, separata dal resto della Svezia da paesaggi aspri e fitte foreste che rendevano piuttosto complicati gli scambi, mentre lo stretto di Öresund poteva, invece, essere percorso agevolmente da imbarcazioni. Insomma, la cultura continentale riusciva ad arrivare piuttosto facilmente a Malmö e dintorni, ma si fermava sulle foreste che separano lo Skåne dal resto della Svezia.

Il giornalista di SVT ha fatto un semplice esperimento: è risalito lungo le campagne da Malmö per cercare il punto in cui le case in korsvirke vengono rimpiazzate da quelle in legno rosso. Lo ha trovato (minuto 21:07) in Örkelljunga, cittadina in cui le due tipologie abitative coesistono.
A fare da controprova, l’area di diffusione dei dittonghi dello svedese del sud coincide, più o meno, con lo stesso territorio.
La conclusione del servizio è quindi che il confine fra il “continente” e un non specificato “non continente” (il “Nord”?) sia da trovare proprio a Örkelljunga e nei paesi che fanno parte della stessa fascia.

Personalmente, non so come reagire a questo tipo di pensiero. Devo dire che il sud è la zona del Regno che ho visitato per prima, e quindi, per me, è quasi naturale associare questo tipo di architettura alla Svezia. Per mia moglie, invece, non è proprio così: sin dalla prima volta che siamo scesi assieme al sud non ha mai mancato di farmi notare come tutto per lei fosse “danese” o, appunto, continentale. Ed, effettivamente, le sensazioni ambientali che ricevi da una città come Lund sono decisamente diverse da quelle che hai da Uppsala, giusto per citare due località paragonabili: lo Skåne è sicuramente il ponte culturale che unisce la Svezia alla Danimarca, così come la Danimarca è il ponte fra il Nord e la Mitteleuropa. Pur con questo assunto, devo dire, però, che trovo davvero difficile pensare che il continente finisca ad Örkelljunga…

Parcheggiare

Aree Blu, Zone Traffico Limitato, posteggi per soli residenti, Ecopass e compagnia… in Italia, le questioni realtive ai parcheggi a pagamento, alle congestion charge e a qualunque limite (o costo) imposto all’uso privato dell’auto sono estremamente sentite, e si sente spesso parlare di ricorsi, agguerriti comitati di cittadini, sentenze del TAR e così via.
Sarà che gli svedesi non si sbilanciano mai troppo, ma non riesco ad inquadrare quanto sia effettivamente dibattuta la questione qui in Svezia; vi posso comunque raccontare di come funzionano le cose per la mia esperienza personale.
Di Stoccolma avevo in piccola parte parlato già in passato: c’è un pedaggio urbano (chi non risiede nel centro città deve pagare per entrarvi in auto, con un sistema automatizzato) e tutta l’area centrale e ad altre parti strategiche sono, con tariffe differenti, a pagamento. Avendo usato molto poco l’auto nel periodo in cui ho vissuto lì, non conosco troppi dettagli in più. Quel che è certo è che il sistema funziona, grazie anche all’aiuto di una fantastica rete di mezzi pubblici, e mi sembra essere generalmente ormai accettato da tutti.

La mappa dei parcheggi a Malmö, dal sito del Comune

La mappa dei parcheggi a Malmö, dal sito del Comune

A Malmö le cose non sono poi troppo differenti, fermo restando che qui non c’è mai stata, ovviamente, la necessità di introdurre la tassa d’ingresso.
Tutto il centro cittadino è a pagamento, e basato su un sistema gerarchico di fasce di prezzo, che vanno dal “biglietto blu” (25 corone all’ora) al “biglietto verde” (10 corone all’ora). Le fasce orarie sono solitamente dalle 9 alle 18 (biglietti verde e bianco, sabato) e dalle 9 alle 20 (biglietti rosso e blu) ma alcune aree possono avere fasce più estese (come 0-24 o 9-21). Il sabato è generalmente gratuito nelle aree verde e bianca e parzialmente a pagamento nelle aree rossa e blu. La domenica è gratuita nella stragrande maggioranza dei casi, ma non sempre. In pratica, bisogna controllare zona per zona.
Il pagamento può essere effettuato tramite parchimetro (pagamento anticipato, con monete o carta di credito), sms (molto comodo: mandi un sms all’inizio del parcheggio, uno alla fine e paghi esattamente la cifra necessaria) o con delle app per smartphone. Alcune zone, come vicino all’ospedale, supportano il pagamento con doppia strisciata della carta di credito: la passi una prima volta (impostando comunque una cifra massima) all’inizio e una seconda quando ritiri la macchina, così da non pagare più del necessario. Quest’ultimo sistema vale soprattutto in alcuni parcheggi su aree speciali delimitate (markplan o tomtmark), che hanno regole leggermente diverse rispetto all’ordinario parcheggio in strada (gatumark). L’alternativa a gatumark e markplan è rappresentata, ovviamente, dai garage, che qui si chiamano P-Hus e per le quali si possono sottoscrivere abbonamenti. Le P-Hus sono ovviamente poco economiche per il parcheggio breve, ma possono spesso avere agevolazioni per la sosta lunga.

La cosa positiva del sistema dei biglietti è che è gerarchico: se, ad esempio, hai pagato per un biglietto rosso, puoi lasciare l’auto in sosta (nel periodo di validità) anche nelle aree verde e bianca, ma non (ovviamente) nella più cara area blu.

I residenti? Pagano. Con il tagliandino da residenti (richiedibile online, gratuito e da esporre sul parabrezza) il costo varia fra le 15 e le 25 corone per 24 ore. In alcune vie devi pagare, in parte o in toto, anche il sabato e la domenica. La procedura è semplice: basta ricordarsi di premere il pulsante “boendeparkering” sul parchimetro prima di effettuare il pagamento, e avrai accesso al sistema di tariffa agevolata. Di buono c’è che, se un giorno vai via con l’auto, puoi evitare di pagare (ti basta rientrare dopo la fine della fascia oraria a pagamento), di negativo c’è che la spesa mensile non è comunque indifferente (un residente di una zona ad area bianca che lasci la macchina in strada per un mese si ritroverà a pagare minimo 400 corone) e che ti può capitare di dimenticarti di pagare un giorno, con il rischio di rimediare, ovviamente, il famigerato bigliettino giallo della multa.
Le aree per residenti sono quindici, relativamente grandi: se non trovi posteggio sotto casa hai comunque una discreta zona in cui cercare.

Un altro aspetto di cui tenere conto, quantomeno nelle aree a pagamento, è il lavaggio strade: una sera al mese (due se consideriamo che le strade vengono generalmente divise su due giorni a seconda del senso di marcia) bisogna ricordarsene, altrimenti sono dolori.

Gran parte dell’area comunale è, in realtà, completamente gratuita. Nel preparare questo articolo ho però scoperto che, almeno teoricamente, nelle strade grauite puoi posteggiare per un massimo di 24 ore, poi sei obbligato a spostare la macchina. Dal conteggio sono esclusi domenica, sabato, festivi e prefestivi.
Sinceramente non so quanto strettamente venga osservata questa regola. In passato ho lasciato la macchina per parecchi giorni, ad esempio in occasione di vacanze, in alcune di queste areee, sia a Malmö che a Stoccolma, senza alcun problema. All’epoca, però, avevo ancora la targa italiana.
Su questo forum si legge che può effettivamente capitare di essere multati. Addirittura, pare che gli addetti vengano istruiti a prendere nota della posizione di volante e ruote, e riportarla in eventuali contravvenzioni. Ecco un dilemma in più da considerare per le prossime vacanze…

La regola dei dieci metri
(dal sito di Parkering Malmö)

Bisogna anche stare molto attenti a posteggiare regolarmente, perchè, in quanto a fiscalità, qui non scherza nessuno. Ad esempio, anche se non lo segnalano, non si può mai posteggiare a meno di dieci metri da un incrocio o dalle strisce pedonali. Anche in caso di “incrocio a T” l’intera zona (l’incrocio, dieci metri prima e dieci metra dopo) va evitata. Per queste cose qui, sono davvero severi. Anche il posteggio in senso opposto a quello di marcia è proibito. Ad esempio, molti danesi non lo sanno (a casa loro si può) e, quando arrivano a Malmö, rimediano l’inevitabile multa (che, probabilmente, non pagheranno).

Per un residente, non pagare una multa può diventare un problema serio. Dapprima, se non si salda già dopo che ti hanno rifilato il bigliettino giallo, arrivano due lettere del Transportstyrelsen … se ancora tardi troppo, il tutto finisce nelle mani di Kronofogden, con il rischio di ritrovarti un protesto che ti impedirà di ricevere qualunque credito e persino, in molti casi, di sottoscrivere servizi ed abbonamenti.

L’intero sistema dei parcheggi è affidato ad una società comunale chiamata Parkering Malmö: sono i loro addetti, e non i poliziotti, ad andare in giro per strada e fare le multe a chi non si comporta bene. A differenza che per gli addetti di società equivalenti italiane, hanno pieno potere di contravvenzione in tutta la città, e non solo, quindi, nelle aree a pagamento a loro assegnate.
Per ovvi motivi, questi addetti non sono particolarmente simpatici alla gente, e ultimamente ci sono stati crescenti episodi di violenza nei loro confronti. La Parkering Malmö si è dovuta premurare a scrivere una pagina in cui si spiega, testuale, “può valere la pena di considerare è che dietro l’uniforme c’è una mamma, un papà, un fratello, una sorella, una figlia, un figlio o forse un migliore amico. Una persona normale che fa il suo lavoro”.
Al di là di queste “struggenti” (ehm…) parole, quando mi sono ritrovato ad avere a che fare con alcuni di loro, li ho trovati di una rigidità al limite della stupidità: vedi quella volta che alle 6 e tre minuti aspettavo mia moglie in auto in un posteggio regolarissimo, ma in un giorno in cui era previsto il lavaggio (la fascia inizia proprio alle sei)… sono stato costretto a spostarmi immediatamente nonostante, del lavastrade, non ci fosse proprio l’ombra.

Onestamente, devo dire che il sistema, in generale, funziona molto bene, a differenza di quanto succede in molti comuni italiani in cui si utilizzano pratiche simili. La chiave è probabilmente nella qualità del servizio pubblico di trasporto, che copre adeguatamente tutta la città con frequenze eccellenti anche di notte. Ovviamente ad agevolare il tutto interviene anche la bassa densità popolativa. Quello che è certo è che a Malmö c’è pochissimo traffico (a Stoccolma ce n’è molto di più, ma è comunque risibile rispetto a quello di una grande città italiana), poco inquinamento e si viaggia sempre molto bene, qualunque sia il mezzo.
A Malmö c’è anche uno dei migliori sistemi in Europa di Car Sharing, al punto che abbiamo pensato seriamente di vendere l’auto e cominciare ad utilizzarlo. Eravamo anche arrivati al punto di mettere l’annuncio di vendita su Blocket, ma, per ora, abbiamo deciso di rimandare il tutto in attesa di valutare per bene la vita “på Kirseberg“. Ma la decisione potrebbe comunque venire lo stesso nei mesi a venire…

Una settimana a Malmö ed una sera a Copenaghen

Sono separate solo da un ponte, appartengono entrambe alla famiglia Scandinava, ma, quando si tratta di vita notturna, Svezia e Danimarca sono davvero due nazioni completamente differenti.
Tanto controllata e ripulita è la Svezia, quanto, al confronto, è disinibita e caciarona la patria di Hans Christian Andersen.
Il primo shock si ha camminando per lo Strøget, una lunga via pedonale che è al tempo stesso la strada dello shopping (come la stoccolmese Drottninggatan) e della vita notturna. Bisogna sempre stare con gli occhi aperti per evitare di essere investiti dai divertentissimi (se sei a bordo) taxi-bicicletta, guidati ad alta velocità da (per lo più) immigrati polacchi con qualche birra di troppo in corpo. Un’attività del genere, tantopiù completamente in nero, sarebbe assolutamente inconcepibile nella “sicura” Svezia.
Diverso mi è sembrato anche il modo di porsi della gente nei confronti dell’uscita del fine settimana: mentre gli svedesi, e soprattutto gli stoccolmesi, si mettono molto piú in tiro, i loro cugini biancorossi sembrano avere un approccio più quotidiano.

Ma la vera differenza si nota all’interno dei locali: la gente beve molto più liberamente, avendo la possibilità di farlo. Non è raro vedere persone camminare in maniera decisamente traballante di fronte alle guardie della sicurezza senza che queste facciano nulla, altra cosa assolutamente inconcepibile al di qua del ponte, dove si verrebbe gentilmente, ma fermamente, accompagnati alla porta.
Forse i danesi non bevono necessariamente di più, e magari gli svedesi hanno semplicemente imparato a nascondere meglio il proprio stato di ubriachezza, ma ora mi è chiaro come mai i primi abbiano, per i secondi, la fama di grandi beoni.

Anche lo stile dei locali ci riporta più ad una dimensione europea: da appassionato di hard rock, sono abituato a frequentare posti come il Pub Anchor, il Rocks e l´Harry B. James di Stoccolma, o il Distortion Club di Malmö o ivari Debaser. tutti posti che, pur rivolti ad un certo pubblico, sono sempre curati e molto ben tenuti… Beh, l’impatto con il The Rock, il locale più importante della scena di Copenaghen, mi ha riportato all’Europa continentale, a quei club che un po’ puzzano (c’è anche una maleodorante sala per fumatori), che hanno dei bagni poco invitanti, e in cui gocciola quando piove. Tutto questo nonostante un palco per la musica dal vivo spettacolare, con un impianto sonoro fantastico.
Insomma… tutto molto meno “fighetto”, nel bene e nel male, di ciò cui mi ero abituato negli ultimi anni.

Tornando invece alla nostra Malmö, la scorsa settimana è stata davvero particolare, perché il capoluogo dello Skåne è stato reso ancora più vitale per via del Malmöfestivalen, grande evento culturale che ha fatto sì che le strade del centro città fossero invase da tanta gente, proveniente da tutta l’area.
Fra concerti gratuiti (hanno chiuso i The Ark), bancarelle, luna park, manifestazioni, la città è apparsa più bella e vitale che mai, e se mai vi venisse voglia di venire di fare una visita da queste parti, i giorni del Festivalen sono fra i migliori in assoluto. Persino il tempo, dopo il primo giorno, è stato sorprendentemente clemente: l’ultima serata faceva persino fin troppo caldo, cosa davvero inusuale per la fine di un agosto particolarmente piovoso!

Resto sempre più convinto che vivere a Malmö sia un’esperienza davvero particolare e godibile, proprio per la possibilità di essere a tiro di schioppo da una realtà per molti versi differente, godendo al tempo stesso di alcune delle cose migliori che la Svezia può offrire. Sicuramente, al momento, me la godo decisamente di più di Upplands Väsby. 😉

Il palco del Festivalen


Folla in strada


Festivalen


Bancarelle


Spettacoli in strada