Luglio e Agosto

Dopo due mesi di “quasi vacanza” (dal blog), eccomi a rifare il punto della situazione prima di ricominciare.
A Luglio, con mia moglie e mia suocera, siamo andati un paio di settimane a trovare i miei genitori in Calabria. Se ogni volta che rientro in Italia c’è sempre un certo “shock”, quando vado al Sud la situazione è anche peggiore.

Giusto per elencare qualche punto:

  • l’aeroporto di Catania è davvero il peggio organizzato in cui sia mai stato
  • la Salerno-Reggio Calabria è sempre un pianto
  • i pazzi criminali che guidano in autostrada incollandotisi al didietro e lampeggiando mentre stai facendo un sorpasso sono tutti da arrestare
  • gli storditi che utilizzano l’auto per fare una “passeggiata” sul lungomare (magari fermandosi a chiacchierare nel mezzo della strada con l’amico che arriva in senso opposto) sono una delle cose più irritanti che ci sia (le passeggiate si fanno a piedi, che fa anche bene!)
  • la sanità è qualcosa di davvero imbarazzante (due medici su due hanno dato a mia suocera dei medicinali, senza tenere conto che avrebbero creato dei problemi con quelli che lei prende regolarmente, al riguardo dei quali erano stati avvisati. Per fortuna niente conseguenze serie, ma grazie per il rischio e la bella figura!)

Tutte cose che, per come sono abituato ora (ma anche un po’ per la mia mentalità), vanno dall’assurdo all’alieno.

Però, tolto questo piccolo sfogo (permettetemelo! :-P), ovviamente sulla bilancia ci vanno anche gli aspetti positivi: la famigghia, il mare, i posti splendidi, il cibo delizioso e i prezzi stracciati dello stesso… tutti elementi che fanno pendere abbondantemente l’ago dalla parte del “più”, facendone comunque una piacevolissima vacanza.
È però innegabile che lo shock ci sia sempre. 😀

Palmi's Tonnara: Panorama
Tropea from the beach

Al ritorno in Svezia, è stato il momento di un ritorno lampo alla buona vecchia Upplands Väsby per il Väsby Rock Festival, un piccolo festival metal che si è tenuto il tre agosto nel parco di Vilunda. Nonostante Väsby sia una delle piccole “capitali” del genere (per gli appassionati, basti sapere che band come Europe, Candlemass, Malmsteen e Therion sono nate, o hanno mosso i primi passi, qui), l’evento è stato un flop clamoroso. Forse non è stata grande idea organizzare un evento proprio nel periodo in cui la gran parte è degli svedesi è appena rientrata (se non deve ancora rientrare) dalle vacanze, e in concomitanza con il più grande evento mondiale di genere (il Wacken, che si tiene nel nord della Germania nello stesso periodo). Anche una popolazione decisamente “rock” come quella Svedese ha, evidentemente, i suoi limiti.
Nonostante la pochissima gente e un deciso caldo bestiale (c’erano poche aree all’ombra) il festival è stato comunque decisamente godibile, e si è concluso con una grande performance degli U.D.O.

U.D.O. @ Väsby Rock Festival

Tornato a Malmö, è stato il momento di rientrare al lavoro. In quello che faccio, mi interfaccio (principalmente) con le filiali italiane di Tetra Pak, quindi, come potete immaginare, è stato un agosto fin troppo tranquillo, viste le chiusure aziendali e le ferie di gran parte del personale.
Il tempo, in compenso è stato per lo più magnifico con, a parte qualche giorno, belle giornate di sole ma mai troppo calde: un bel contrasto rispetto alle notizie che arrivavano dall’Italia, da cui sentivo di alluvioni o di temperature torride.

Metà agosto ci ha visto affrontare un viaggio in direzione Mullhyttan, piccolo paese di campagna nella provincia storica del Närke in cui vivono i parenti (lato madre) di Helena. L’occasione è stata quella di un matrimonio, svoltosi secondo quelli che ho già descritto come i “canoni classici” del matrimonio alla svedese.
Mullhyttan, pur essendo fondamentalmente un semi-agglomerato di villini/fattorie sparsi fra campi e foreste, mi piace da morire: quando sono lì mi sembra di essere nella Svezia più pura, fra gente semplice e accogliente, e con una natura splendida. Non nascondo di apprezzare anche il fatto di riuscire a capire tutto quello che la gente dice, mentre a Malmö, dopo oltre due anni, continuo ancora ad avere qualche difficoltà con lo skånska. Che, ci posso fare? Sono lento! 😀
Una cosa curiosa di Mullhyttan, ma anche di quasi tutti i paesi simili, è che gran parte delle abitazioni non ha un indirizzo vero e proprio: essendo che molte delle case sono sparse nei campi o nei boschi, lontano dalle vie centrali, l’indirizzo è spesso il nome stesso dell’abitazione (regolarmente registrato). Non vi stupite, quindi, se leggendo un indirizzo svedese doveste trovare qualcosa con appendice torp, termine che vuol dire, più o meno, “cottage”.

Mullhyttan
Mullhyttan

Con la seconda metà del mese siamo, di fatto, entrati, almeno a livello metereologico, nell’autunno. È ancora un autunno molto piacevole e si può stare in maniche corte, ma le temperature si stanno abbassando velocemente e, soprattutto, le giornate si sono decisamente accorciate! Ormai è solo una questione di una ventina di giorni per arrivare all’equinozio, che porterà all’annuale sopravvento dell’oscurità rispetto alla luce. Tempi bui in arrivo… (a Malmö neanche poi troppo, in realtà :-D)

18 mesi

Soffro di apnea nel sonno. Sono, ovvero, una di quelle persone, che, durante la notte, russa e si ritrova ad avere momenti in cui la respirazione si blocca. È un problema piuttosto comune, magari non grave, ma che sicuramente incide sulla vita di mia moglie (per il russare) e sulla mia: pur dormendo, alla mattina risulto comunque stanco.
Dopo averne parlato con il mio medico (o, meglio, con il medico che mi sono ritrovato per l’occasione al vårdcentral presso cui sono registrato), la pratica è stata passata all’ospedale dello Skåne che, dopo un mese circa di attesa, mi ha prestato, per una notte, uno di quei dispositivi che registrano un po’ di dati mentre dormi. Dopo un paio di settimane sono stato contattato nuovamente dal mio medico che mi ha detto che, sì, il problema è presente, e che la pratica sarebbe stata passata ad una clinica di Lund specializzata nei problemi del sonno.
Passa circa un mese e mezzo e mi arriva a casa la letterina della clinica: mi aspettavo una nuova kallelse (la “convocazione” per un appuntamento) e invece era una semplice comunicazione: “sei stato messo in lista di attesa per una visita da noi, il tempo medio è di 18 mesi“. Sul momento ho riso della cosa ma la sera ho dovuto chiedere conferma ad Helena, nell’ipotesi remota che avessi frainteso una sfumatura dello svedese a me completamente ignota. Ovviamente c’era nulla da fraintendere.
Inutile dire che non ci si aspetta tempi così biblici da una sanità, quella svedese, che si fa vanto, spesso a torto, della propria efficienza, ma alla fine tutto il mondo è paese. Poi d’accordo, è sicuramente una cosa che ha un impatto sulla mia vita e sulle performance giornaliera (altrimenti non ne avrei parlato col medico), ma non è una cosa gravissima. Però 18 mesi…

Multimodalt bla blaMa le mie esperienze recenti con la sanità svedesi non si fermano qui!
Da anni soffro di mal di schiena. Posso immaginare che la cosa sia dovuta all’essere l’uomo più scoordinato dell’universo… fatto sta che, già da parecchi anni, ho un problema alla spina dorsale con, in particolare, un paio di dischi non allineati. Ho sempre sopportato ma, negli ultimi mesi, forse complice l’aumento di peso, la situazione si è fatta piuttosto seria: da tempo faccio fatica stare in piedi, ed ogni passo è decisamente doloroso. Probabilmente per via di un concatenarsi di posture errate, il dolore si è propagato alle ginocchia e ai talloni (soffro ora costantemente di tendinite). Anche dormire è un problema: nonostante abbia comprato un buon letto, stare sdraiato troppo a lungo rischia di bloccarmi al mattino. Risultato – considerando anche l’apnea – sono quotidianamente uno straccio! 😀
Al vårdcentral hanno dapprima deciso che la soluzione è la chiropratica, ed in effetti sono andato più volte dai terapeuti locali, che mi hanno sempre rimesso a posto per un certo periodo. Come già detto, però, negli ultimi mesi la situazione è davvero intollerabile, e i benefici sono sempre stati di breve durata. All’ultima sessione, il chiropratico ha deciso che bisogna andare alla radice del problema: la cosa è molto positiva, ma è il “come” che mi ha lsciato sorpreso. In Italia sarei stato probabilmente indirizzato da un ortopedico, magari con delle radiografie… ma qui, nulla di tutto questo. A parte il fatto che i “raggi” ti vengono ordinati solo in casi estremi, nessuno ha mai nominato, neanche per sbaglio, un ortopedico. Sono stato incluso in un “Corso di riabilitazione con un team multimodale per il dolore” (Rehabiliteringskurs inom multimodalt smärtteam) che mi vedrà impegnato per otto settimane con un “medico del dolore” (penso la traduzione italiana di smärtläkare sia “algologo”, ma non l’ho mai sentito prima di oggi), un kurator (figura a metà fra lo psicanalista e l’assistente sociale) e un fisioterapista, che cercheranno di indagare su tutte le cause (psicologiche e motorie) alla base del problema e studieranno un percorso riabilitativo. Il programma è previsto dalla regione Skåne per tutte le persone che abbiano dolori da più mesi, e può essere effettuato in qualunque struttura lo preveda (non necessariamente nel vårdcentral in cui sono registrato, quindi).
Nei due mesi mi dovrò presentare per tre volte alla settimana al centro di riabilitazione, allenarmi, seguire le indicazioni della fisioterapista e seguire anche dei meeting serali. Il costo di tutto ciò, sarebbe, in teoria, di 160 corone (19 euro) a sessione, ma, visto che ho già sforato il limite massimo di 1100 corone annuali (130 euro circa, la quota che la regione Skåne ha stabilito come massima per persona) sarà tutto gratuito.
Per me, questo sistema è, come dicevo, sorprendente: niente radiografie, niente cortisone, niente antidolorifici (che non sia il paracetamolo, lo standard qui in Svezia) niente ortopedico. Se sarà efficace è tutto da vedere, ma devo dire di essere ottimista.
La nota positiva è che, vista la particolarità del corso di riabilitazione, è che, alla fine del corso, mi verrano rimborsate (anche se, immagino, non al 100%), tutte le ore di assenza dal lavoro necessarie al corso, al tragitto da e verso il lavoro e ad eventuali interventi chiropratici nel periodo: la cosa non è banale, dato che, per me, i permessi sono non retribuiti, e le decurtazioni sullo stipendio saranno pesanti.
Il corso inizierà il 22 aprile: ho quindi tempo per sopportare, usare antidolorifici (in occasione dell’ultimo viaggio in Italia mi sono portato dell’OKI, ma lo devo utilizzare con moderazione perché in passato mi ha dato dei leggeri problemi) e prepararmi mentalmente. 😀

In tutto ciò vi risparmio il discorso sui problemi di stomaco che ho avuto negli ultimi sei mesi (sì, a neanche 39 anni sono ufficialmente un rottame!), e che mi hanno causato non pochi fastidi: per ora sembrano in via di risoluzione, quindi vi scampate tutta la storia… 😉

In coda

Da un articolo del Corriere della Sera.

Il numeretto, quel triangolino di carta con su scritta una cifra preceduta da una lettera, ormai siamo costretti a staccarlo ovunque, anche al banco più sperduto del mercato o nel panificio di periferia. Ha un nome che la dice lunga: il tagliacode.
Chi va in giro per l’Europa, sa che quegli aggeggi esistono solo da noi. Difficile vederne, soprattutto nel Nord Europa. Insomma, noi italiani abbiamo sempre bisogno di qualcosa o qualcuno che ci metta in riga. Da soli non ne siamo capaci. Siamo geneticamente incompatibili alle code.

Eh no, caro Roberto Ferrucci: la premessa è una corbelleria bella e buona.
Il “numeretto” qui in Svezia lo usiamo, e tanto: dal banco rosticceria del supermercato alla farmacia, passando per quei Systembolaget che non hanno il selfservice, molte konditori, il pronto soccorso e tanti altri posti ancora.

Poi è verissimo: gli Italiani sono incapaci di stare in fila. Nel Bel Paese, il concetto di “coda” è stato sostituito con quello di “bolla”, e la cosa è davvero irritante per ognuno di noi quando torna nel proprio paese: soprattutto in certi contesti non è bello ritrovarsi addosso persone da ogni lato.
Questo non è però un buon motivo per fare disinformazione costruendo un articolo a partire da una premessa falsa.

Consoliamoci con il meraviglioso video del grande Bruno Bozzetto che ci racconta delle differenze fra Italiani e resto d’Europa! 😀

Cervicale

Mia moglie soffre di cervicale.
Ok, non sono un medico e, ovviamente, potrei prendere un’enorme cantonata, però ha tutti i sintomi (mal di testa, stordimento, perdita di equilibrio, dolore cervicale) di un qualcosa che potrebbe far pensare alla cervicale. Qualunque medico italiano sospetterebbe, quantomeno, il problema e valuterebbe la possibilità di far fare una radiografia al collo.
Mia moglie non ha mai sentito parlare della cervicale, non sa cosa sia e come lei il 99% della popolazione svedese e del Nord Europa.
Il medico che l’ha visitata venerdì, dopo un piccolo spavento, le ha prescritto delle analisi del sangue per valutare la presenza di un’infezione e non ha mai menzionato neanche per sbaglio l’equivalente svedese dei termini “vertigini da cervicale” o “artrosi cervicale””. Ha, anzi, detto: “se le analisi non evidenziano un’infezione, probabilmente è solo stress ma, se proprio non sei convinta, qui abbiamo anche un otorino”.

Noi italiani, siamo generalmente visti all’estero come un popolo di schizzati ipocondriaci che hanno malattie che conoscono solo loro: questo (peraltro divertentissimo) articolo della BBC ne è un perfetto esempio. Basta cercare un po’ su google per rendersene conto: colpo d’aria e congestione sono esempi leggendari.
Helena non aveva mai sentito parlare neanche di questi due problemi, né della colite o della “stanchezza di primavera”; resta sconvolta ogni volta che, ad un piccolo sintomo, le dico “probabilmente è Xxx, mi sa che dovresti prendere Yyyy”; non ha mai preso una limonata calda per problemi di stomaco (probabilmente perché in pochi avevano visto un limone fino a qualche decina d’anni fa: manca, quindi, questo tipo di saggezza popolare); in pochissime occasioni ha visto di persona delle proprie radiografie, né, tantomeno, ne ha mai portate a casa (mia mamma ha ancora tutte le lastre dei miei problemi di schiena e ginocchio dagli anni ’90 ad oggi).
Noi italiani, forse per via della nostra capacità di arrangiarci, siamo più propensi all’automedicazione: abbiamo sempre la scorta di medicinali in casa, ci facciamo fare le iniezioni in famiglia o da conoscenti, siamo maestri dell’autodiagnosi (giusta o sbagliata non importa) e andiamo dal medico già convinti di sapere cosa può essere.
E soffriamo di cervicale.
La cosa strana è che cercando in rete, ad esempio, cervical vertigo le informazioni in inglese al riguardo non mancano, quindi non può essere certo un’invenzione tutta nostra. Eppure la “cervicale” sembra essere un problema comune solo da noi.

Però anche qui hanno le loro malattie: ogni svedese ha gli incubi pensando alla vinterkräksjuka, la malattia invernale del vomito. Chiaramente è qualcosa che c’è anche dalle nostre parti, un virus responsabile di molte gastroenteriti, ma, a quello che senti dire, pare che qui assuma dimensioni epocali. Ogni Svedese sa infatti che i bambini, d’inverno, saranno automaticamente contagiati a scuola, portando a casa la malattia e infettando tutta la famiglia, con il risultato di far passare a tutti parecchi giorni chini sulla tazza del water. La cosa sarebbe un fatto accettato e puntuale, ormai da parecchi decenni a questa parte: non so se le cose siano cambiate negli ultimi anni, ma, personalmente, non ricordo di averne mai sofferto, non in questa maniera, da bambino. E voi?

Di ospedali e sanità

Se in passato le mie esperienze con l’apparato sanitario svedese non erano state pienamente soddisfacenti, questa volta non posso che parlarne benissimo.
Senza entrare troppo nei dettagli, qualche settimana fa una persona a noi cara ha avuto un grave problema, di quelli per cui si rischia la vita o gravi problemi. Il panico, per noi, è stato totale, ma la risposta dell’apparato ospedaliero di Malmö è stata davvero incredibile sotto ogni punta di vista.
Già la struttura del Pronto Soccorso è qualcosa per cui vale la pena spendere qualche parola: un suggestivo e luminoso edificio futuristico a pianta circolare, ben organizzato sotto ogni punto di vista… ma, per una volta, è del personale che voglio parlare: tutto lo staff si è dimostrato molto umano e sensibile, oltre che notevolmente efficiente dal punto di vista professionale.
Ci siamo sorpresi più volte a vedere come medici ed infermieri venissero a parlarci anche solo per consolarci, con un calore che non ci saremmo aspettati. Forse conta qualcosa l’essere nella trevlig Malmö piuttosto che nella scontrosa Stoccolma, dove, generalmente, si limitano a una più cordiale professionalità e nulla più.
Anche dal punto di vista dell’efficienza, la macchina dell’ospedale ha funzionato alla perfezione: tutte le cure giuste sono state date con la massima tempestività, al punto che il problema era completamente risolto già poche ore dopo, e, nei giorni successivi, gli effetti della malattia si sono completamente riassorbiti.
Al momento la persona è ancora seguita con controlli regolari, gestiti molto bene dal punto di vista organizzativo.

L'ospedale di Malmö, foto di Jochr da Wikipedia

Di una cosa, però, ho avuto conferma in questa esperienza: di come in Svezia si deleghino molte più cose allo staff paramedico, infermieri in particolare. È un male? Visto come hanno funzionato le cose, direi proprio di no. Il medico fa le sue cose specifiche e si concentra solo su quelle, per le altre cose ci può pensare personale che, comunque, è preparato per il suo compito: lo scetticismo tutto italiano ci porta a pensare che ci sia qualcosa che non va se non è il medico (meglio ancora se il primario) persino a cambiarti la flebo. Qui, dalle visite di base alle chiacchierate su malattia, decorso, cure da seguire, si passa soprattutto per gli infermieri. Infermieri che, comunque, ti danno sempre l’impressione di sapere il fatto loro. Molti Italiani, quando arrivano nei paesi del Nord, restano inconsciamente scioccati da queste procedure. La domanda, tenuta per sé o esplicita, è sempre quella: “Ma è possibile parlare con un medico?”. Forse non ce n’è sempre bisogno?

Il pronto soccorso di sera

Federalismo sanitario

Ecco un post per ribadire alcuni dei problemi della sanità svedese.
Qualche mattina fa, al risveglio, rimango stupito dalla presenza di un enorme e violaceo ematoma sul mio braccio destro, senza alcun motivo apparente che non sia il fatto di averci dormito sopra. Non ricordo traumi o situazioni che possano averlo causato.
All’inizio lo ignoro (limitandomi ad un paio di chiamate all’1177, il servizio di assistenza telefonica), ma poi, un po’ perché nel frattempo è diventato più grosso, scuro e dolente, un po’ per le pressioni di mia moglie, decido finalmente di farlo controllare.
Ieri Helena chiama e mi trova un appuntamento alle 11:30 presso la Capio Citykliniken, una vårdcentral di fronte alla stazione di Lund.
Prendo permesso (rigorosamente non retribuito, perché qui è così) dal lavoro e raggiungo in auto la clinica, preparandomi a dover riempire scartoffie perché non sono ancora registrato lì.
E così è, passano circa dieci minuti perché la signorina possa inserire tutti i miei dati nel sistema: a quel punto, arriva la sorpresa. Io sono ancora residente ad Upplands Väsby, e quindi non mi possono visitare perché la clinica è convenzionata solo con lo Skåne. Poco importa che la visita non sia gratuita (ci sono 200 corone di ticket), non mi possono accettare perché, la signorina va brevemente a parlare con un infermiere, “non è un’emergenza”.
All’inizio mi rassegno e mi allontano, poi mi chiedo come possano avere deciso che non è un emergenza senza neanche aver visto l’ematoma, e torno quindi indietro. Nel frattempo la ragazza all’accettazione è cambiata (è ora di pranzo) e mi rivolgo, togliendomi la camicia alla sua collega: “la tua collega ha deciso che non è un’emergenza, ma tu sei in grado di dire – togliendomi la camicia – che questa non è una trombosi?”.
La ragazza impallidisce (il livido fa effettivamente impressione) balbetta “non so, non sono un’infermiera” e corre a chiamare qualcuno dentro.
Vengo finalmente accettato all’interno e visitato da un infermiere, che resta anch’egli sorpreso dal livido. Però, subito dopo, aggiunge “però non abbiamo più spazi disponibili per le urgenze, quindi devi aspettare le 5 (bella urgenza!) e andare ad un närakuten”. Faccio notare che, in realtà, io ho un appuntamento alla clinica, e che quindi mi aspetto di essere visitato, ma lui afferma di non riuscire a trovare l’appuntamento nel sistema. Quando insisto che sia la receptionist all’ingresso che quella al piano avevano trovato il mio appuntamento, si deve arrendere e chiama un medico. La dottoressa, peraltro una persona squisita, resta a sua volta sorpresa di fronte all’ematoma, mi visita ed ordina delle analisi del sangue, che vengono fatte immediatamente, dopo avermi fatto, nel frattempo, pagare il ticket.
I primi responsi, disponibili nel giro di pochi minuti sono buoni, ma per altri test dovrò aspettare fino a domani, anche se, probabilmente, non c’è nulla di cui preoccuparsi.
L’ematoma è probabilmente dovuto ad una reazione ad un anti infiammatorio (Oki Ketoprofene – sale di lisina) che ho usato per alleviare una tendinite al tallone che mi tormenta da un paio di mesi: il medico mi ha confermato questa opinione che già era stata ipotizzata dagli operatori del 1177.
Non sono quindi preoccupato, ma mi perplime come la burocrazia possa mettersi di fronte al buon senso, al punto da giudicare qualcosa non urgente senza neanche prendere visione del problema… Per il resto, una volta accettato, ho trovato le strutture della Capio assolutamente eccellenti, ma questo è un altro discorso: il sistema sanitario svedese continua ad avere dei buchi a dir poco incredibili!

Dal medico

In passato non ho lesinato critiche al sistema sanitario svedese, per molti versi molto più burocratico di quello Italiano: in particolare, per chi sta a casa per malattia, vedersi pagare il dovuto può richiedere tempi lunghi e sbattimenti.
Non sempre, però, le cose vanno male e, da certi punti di vista, il sistema dei Vårdcentral ha un suo perché.
Ricapitoliamo un po’ la situazione: qui, generalmente, la persona non è associata ad un medico ma ad un ambulatorio, il Vårdcentral appunto. La persona sceglie liberamente quello che preferisce nella sua zona e si registra presso di esso.
Eventualmente, tutto lo “storico” di malattie e prescrizioni viene trasferito dall’ambulatorio in cui si era registrati in precedenza, anche se può occorrere qualche giorno.

Uno dei contro del sistema è che non sai mai chi ti visiterà, e medici differenti possono avere capacità diverse: nel “mio” Vårdcentral ci sono tre medici fissi (peraltro tre gemelli identici, per cui è anche facile confondersi!), che mi sembrano abbastanza bravi, ed uno che cambia ogni tot mesi. La penultima volta che sono stato alla clinica ho trovato un dottore disastroso che non solo parlava uno svedese (ed un inglese) peggiore del mio, ma che mi è sembrato anche parecchio incapace.
Per avere la visita medica (scordatevi il dottore a casa, a meno di andare a pagamento da privati!) bisogna sempre chiamare e fissare un appuntamento. In generale bisogna sempre aspettare almeno un paio di giorni: alcuni ambulatori si lasciando comunque spazio per alcune urgenze e, chiamando di prima mattina all’apertura, c’è, in casi molto particolari, la possibilità di avere un appuntamento in giornata. Se però non c’è spazio e si ha bisogno di una visita urgente, si può sempre andare al più vicino Närakut, una sorta di via di mezzo fra il Pronto Soccorso e il Vårdcentral, aperto anche di sera e nei fine settimana. Anche in quel caso è bene telefonare prima.

La visita al Vårdcentral ha un costo di 150 corone (circa 17 euro) ma, una volta raggiunta la cifra di 900 corone totali (anche per visite specialistiche ed esami in ospedale) nell’anno solare, si ha poi diritto ad una Frikort che permette di avere tutto gratis (Vårdcentral, visite all’ospedale, esami, etc.) fino alla fine dell’anno solare stesso. Per questo è importante farsi annotare le spese su uno speciale tesserino (Högkostnadskort) cartaceo.

Venerdi sono andato alla clinica per un piccolo problema, un banale dolore sul lato sinistro del petto: il medico era uno dei gemelli e mi ha fatto un esame molto approfondito, giusto per togliersi ogni dubbio. Mi ha fatto fare anche un elettrocardiogramma (fatto direttamente in loco sul momento, senza bisogno di dover tornare o pagare altro) e avrei anche potuto fare subito degli esami del sangue, se non fosse che avevo lo stomaco pieno. Mi è stato quindi prescritto un remiss per tornare gratuitamente quando volessi, purché a digiuno… cosa che ho fatto puntualmente stamattina!
Ovviamente l’elettrocardiogramma era a postissimo e anche glie sami sono, più che altro, di routine… anche se adesso mi tocca aspettare qualche giorno per avere i risultati.