Sällskapsresan

La locandina del primo film

Stig-Helmer Olsson è, per certi versi, il “Fantozzi Svedese”. Come il nostro Ugo è un personaggio sfigato apparso in più film di gran successo a livello nazionale, tanto che il primo in assoluto, Sällskapsresan (scritto, diretto ed interpretato da Lasse Åberg) è considerato una pellicola di culto da molti svedesi, che ti citano a memoria gran parte delle battute.
Olsson veste spesso in maniera improbabile, con abiti démodé, in particolare quando deve praticare attività sportive. La sua spalla è l’amico Ole, un geek norvegese conosciuto nel primo film (il cui titolo significa “il viaggio organizzato”).

Le similitudini con il ragioniere più amato dagli Italiani finiscono in fretta: i film di Åberg non sono infatti una grottesca ed amara analisi della vita dei colletti bianchi, quanto una più leggera panoramica autoironica sull’atteggiamento collettivo svedese, in particolare in occasione dei viaggi all’estero.
Lo slogan che apre il primo film della serie è: “Gli Svedesi, per le vacanze, non vanno in un posto. Si allontanano da un posto.”

Sällskapsresan racconta di una vacanza organizzata nella fittizia città di Nueva Estocolmo, in Gran Canaria (quest’ultima meta effettiva del turismo massificato svedese su charter nel corso degli anni ’70), cui partecipano in massa svedesi di diverse estrazioni sociali. C’è un intrigo che vede il nostro Olsson manipolato da affaristi senza scrupoli, ma che si risolverà nel migliore dei modi.

Nel film (che, sia chiaro, non è certo un capolavoro della cinematografia mondiale) si scherza su alcuni degli atteggiamenti tipici del comportamento svedese, in particolare il fatto che questo popolo scappa dalla propria nazione alla ricerca di una maggiore libertà e della possibilità di uscire dagli schemi ma poi, alla fine, trova sempre conforto nell’organizzazione e in una certa omologazione (divertente una scena in cui il gruppo di persone arriva al bordo della piscina e, assolutamente senza pensarci o mettersi d’accordo, allinea in perfetto ordine la serie di sdraio sparpagliate prima di mettercisi sopra a prendere il sole).

L’ironia è comunque sempre moderata (all’insegna del lagom), anche nei momenti più demenziali. Mancano completamente, chiaramente, anche gli elementi volgari tipici dei cinepanettoni all’italiana.

Olsson, che è il protagonista, è un personaggio sfigato ma puro. Non è particolarmente vessato dal punto di vista professionale (anche se fa lavori molto umili e spesso grotteschi, oppure si ritrova ad essere disoccupato) e ha a che fare  con una mamma brontolona e protettiva. Le sue avventure terminano a lieto fine, con una ragazza che si innamora di lui, della sua purezza, del suo spirito naif che lo porta ad essere sfruttato da chi non si fa scrupoli.

Il primo Sällskapsresan è stato, come ho detto, un grandissimo successo a livello nazionale, al punto che sono seguiti più sequel. Il film è ricordato con affetto da parecchi svedesi, su Youtube se ne trova persino una cupissima (e riuscitissima) parodia in stile Ingmar Bergman.

Una curiosità: Åberg è un artista molto popolare. Oltre che attore e regista, è anche musicista, pittore ed illustratore (a lui è stato dato il compito di disegnare i tessuti dei sedili della Tunnelbana). Sono molto apprezzate alcune sue litografie basate su particolari reinterpretazioni di Topolino… e persino noi abbiamo in casa dei piatti basati sul suo lavoro! Åberg è anche titolare e curatore di un importante museo del fumetto e dell’illustrazione.

Onestamente, devo dire che la prima visione di Sällskapsresan mi ha lasciato un po’ perplesso (sia per problemi di comprensione, sia per un tipo di comicità cui non ero abituato), ma alla seconda (mia moglie ne è fanatica :-D) l’ho apprezzato decisamente di più!

Un Mickey Mouse a base di ortaggi, opera di Åberg

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3 risposte a “Sällskapsresan

  1. Me lo consiglieresti? Una volta ho visto una serie di sketch comici svedesi con Sofi e amici e vederli ridere come pazzi per battute esilaranti come il tg delle 20 mi ha lasciato un po’ perplesso 🙂

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    • Il problema è quello. Come primo impatto è una comicità che ti spiazza, perché… non riesci a vedere la comicità. 😀 Poi, però, alla seconda visione mi ha preso e divertito, forse perché sapevo già cosa aspettarmi. Se lo trovi a poco, magari, facci un pensierino. L’ho sentito citare da più persone, è comunque un pezzo di cultura svedese, 😉

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  2. Pingback: Kulturkrock (Inseriti e integrati – parte 2) | Un Italiano in Svezia

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