Di ospedali e sanità

Se in passato le mie esperienze con l’apparato sanitario svedese non erano state pienamente soddisfacenti, questa volta non posso che parlarne benissimo.
Senza entrare troppo nei dettagli, qualche settimana fa una persona a noi cara ha avuto un grave problema, di quelli per cui si rischia la vita o gravi problemi. Il panico, per noi, è stato totale, ma la risposta dell’apparato ospedaliero di Malmö è stata davvero incredibile sotto ogni punta di vista.
Già la struttura del Pronto Soccorso è qualcosa per cui vale la pena spendere qualche parola: un suggestivo e luminoso edificio futuristico a pianta circolare, ben organizzato sotto ogni punto di vista… ma, per una volta, è del personale che voglio parlare: tutto lo staff si è dimostrato molto umano e sensibile, oltre che notevolmente efficiente dal punto di vista professionale.
Ci siamo sorpresi più volte a vedere come medici ed infermieri venissero a parlarci anche solo per consolarci, con un calore che non ci saremmo aspettati. Forse conta qualcosa l’essere nella trevlig Malmö piuttosto che nella scontrosa Stoccolma, dove, generalmente, si limitano a una più cordiale professionalità e nulla più.
Anche dal punto di vista dell’efficienza, la macchina dell’ospedale ha funzionato alla perfezione: tutte le cure giuste sono state date con la massima tempestività, al punto che il problema era completamente risolto già poche ore dopo, e, nei giorni successivi, gli effetti della malattia si sono completamente riassorbiti.
Al momento la persona è ancora seguita con controlli regolari, gestiti molto bene dal punto di vista organizzativo.

L'ospedale di Malmö, foto di Jochr da Wikipedia

Di una cosa, però, ho avuto conferma in questa esperienza: di come in Svezia si deleghino molte più cose allo staff paramedico, infermieri in particolare. È un male? Visto come hanno funzionato le cose, direi proprio di no. Il medico fa le sue cose specifiche e si concentra solo su quelle, per le altre cose ci può pensare personale che, comunque, è preparato per il suo compito: lo scetticismo tutto italiano ci porta a pensare che ci sia qualcosa che non va se non è il medico (meglio ancora se il primario) persino a cambiarti la flebo. Qui, dalle visite di base alle chiacchierate su malattia, decorso, cure da seguire, si passa soprattutto per gli infermieri. Infermieri che, comunque, ti danno sempre l’impressione di sapere il fatto loro. Molti Italiani, quando arrivano nei paesi del Nord, restano inconsciamente scioccati da queste procedure. La domanda, tenuta per sé o esplicita, è sempre quella: “Ma è possibile parlare con un medico?”. Forse non ce n’è sempre bisogno?

Il pronto soccorso di sera

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4 risposte a “Di ospedali e sanità

  1. Anch’io ho avuto una buona impressione dell’ospedale che, ahimè, ho potuto provare la settimana scorsa in prima persona. Sono stati un po’ lenti, ma molto efficienti ed anche gentili. Poi uno secondo me generalmente tende a sopravvalutare la gravità dei propri mali. Alla fine, anche se stavo malissimo, ho avuto un semplice virus intestinale (vinterkräksjuka), e potevo anche rimanere a casa a curarmelo da sola. Ma siccome non l’avevo mai avuto prima, non sapevo come si dovesse fare, ed era meglio farsi vedere. Almeno con una flebo ho subito evitato il rischio della disidratazione.

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  2. Il pronto soccorso dove ho lavorato a Norrköping aveva ed ha a volte tempi d’attesa biblici perché il personale era ed è troppo poco, però nelle grosse urgenze, con pericolo di vita/invalidità, si riesce sempre a fare tutto tempestivamente… è merito della buona organizzazione che comincia fin dall’ambulanza, poi sono d’accordo che gli infermieri sono molto preparati e soprattutto tutti, medici paramedici ecc seguono protocolli ben definiti e sanno sempre cosa fare e chi lo deve fare.
    Quando sono arrivata qui son rimasta ammirata da quanto bene erano organizzati per le cure d’urgenza nell’ictus e nell’infarto, non si perde un minuto inutilmente.
    Da poco, ho avuto anch’io un’esperienza da paziente, sono andata al PS con la figlia piccola che aveva fatto una brutta caduta e all’arrivo sembrava priva di coscienza. Dal momento che ho detto all’infermiera che la piccola non rispondeva, sono passati nemmeno 30 secondi ed eravamo in sala emergenze con pediatra, chirurgo e anestesista pronti (poi per fortuna non era nulla di grave).
    Auguri per il vostro parente!

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  3. come siamo lontani (anni luce) dagli ospedali italiani!!! qualche tempo fa – nord italietta – per una semplice mononucleosi dovetti fare il giro delle “sette chiese” per capire che diavolo avessi. Fortunatamente trovai, tramite mie conoscenze ospedaliere, un medico (con i controc…) che mi fece la diagnosi giusta! questo però dopo lungo penare e peregrinare….
    sto parlando di policlinico del nord italia (minuscolo) non di ospedale di Kabul! perciò dico: W la Svezia (maiuscolo) 😉

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  4. Pingback: Gravidanza alla svedese | Un Italiano in Svezia

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