Archivi del mese: maggio 2013

Du Gamla, Du Fria

L’inno nazionale svedese ha una doppia particolarità: Du Gamla, Du Fria (“Tu Antico, Tu Libero”) non è riconosciuta ufficialmente come inno e il suo testo, almeno nella versione originale, non è dedicato alla Svezia.

Nonostante sia eseguita pubblicamente in occasioni ufficiali sin dalla fine dell’800, la nationalsång non è citata nè nella carta costituzionale nè nei vari corpi di legge, e non ha mai avuto la legittimazione scritta del parlamento, del governo o della famiglia reale. Semplicemente, non ce n’è bisogno: tutti sanno che l’inno è quello e si ritiene non necessario avere un pezzo di carta che lo dica.

Du Gamla, Du Fria ha radici medievali: la sua melodia deriva infatti da quella di una ballata folkloristica intitolata Kärestans död; nel 1844 l’autore Richard Dybeck scrisse un nuovo testo per quella melodia, testo in cui dichiarava il suo amore per il “nord”. La particolarità dell’inno è proprio qui: Dybeck, che era uno scandinavista (ovvero sostenitore di quel movimento che mirava all’unione politica di Svezia, Norvegia e Danimarca), non parla mai della Svezia, ma si riferisce in maniera generica proprio al nord.

Tu antico, tu libero, tu montuoso Nord
Tu silenzioso, tu bello e ricco di felicità!
Io ti saluto, terra più adorabile del mondo,
Il tuo sole, il tuo cielo, i tuoi prati verdi
Il tuo sole, il tuo cielo, i tuoi prati verdi.

Tu siedi su un trono fatto di memorie di giorni antichi,
Quando il tuo nome volava con onore su tutto il mondo.
Io so che sei e rimarrai ciò che tu eri.
Si, io voglio vivere io voglio morire nel Nord,
Si, io voglio vivere io voglio morire nel Nord.

La nuova canzone, riarrangiata dal compositore Edvin Kallstenius, divenne in breve molto popolare, e ottenne un riconoscimento informale quando il Re Oscar II si alzò durante una sua esecuzione nel 1893.

Il progetto scandinavista fallì definitvamente con la dissoluzione dell’unione con la Norvegia (1905) e da allora sono stati fatti diversi tentativi di rendere Du Gamla, Du Fria un po’ più nazionale: autori differenti hanno creato delle strofe aggiuntive dedicate alla Svezia e la variante che ha avuto più successo è quella di Louise Ahlén (1910). Un successo relativo, però, dato che, nelle occasioni pubbliche, si cantano generalmente solo le prime due strofe originali, quelle dedicate al Nord.

Personalmente, all’inizio avevo un po’ difficoltà a capire questo inno, visto che, ascoltato alle manifestazioni sportive, mi sembrava mancare dell’impatto degli inni più celebri (Russia, Germania, Francia, Inghilterra, USA e persino il discusso Fratelli D’Italia), ma, col tempo, è cresciuto in me e ora mi piace parecchio. Ne apprezzo, in particolare, la versalità della melodia, che può essere eseguita in maniera semplice e sognante (grazie alla sua radice folk) o solenne, senza mai perdere di intensità.




Su Stoccolma, Husby, etc.

Per tutti quelli che mi stanno chiedendo info su cosa sta succedendo, segnalo questo ottimo post di Mauro Boffardi, che vive da quelle parti.

La rivolta di Husby | Boffardi2.1.

Passaporto e carta nazionale d’identità

Ancora scioccato per avere ottenuto la cittadinanza in soli sette giorni (Migrationsverket ha ricevuto la mia raccomandata il 13 maggio, la delibera è del 20), anzichè i lunghi mesi preventivati, il passo successivo è stato, ovviamente, di richiedere il passaporto. Non che non abbia già quello italiano, ma ci si sente anche un po’ orgoglioni a potere dire di avere, appunto, il “doppio passaporto”.

Come tutte le altre nazioni dell’Unione Europea, la Svezia ha da qualche anno abbandonato il colore nazionale della copertina (che era blu e oro) per adottare quel rosso borgogna che è lo standard europeo. Ovviamente i nuovi passaporti sono tutti biometrici e contengono il chip con le informazioni personali in formato elettronico.
Conoscendo già quello di Helena, devo dire che la differenza principale rispetto al passaporto Italiano è che la foto è stampata in bianco e nero, mentre lo stile generale è più essenziale, con le pagine meno “pasticciate” e più eleganti.
Il passaporto svedese costa 350 corone (circa 41 euro) e vale cinque anni; ovviamente non sono previsti bolli annuali o altre porcate simili.

Carta nazionale d'identità  ©  PRADO

La Carta Nazionale d’Identità
© PRADO

Come in altri paesi, esiste anche un’alternativa al passaporto: la carta nazionale d’dentità, rilasciata anch’essa dalla Polizia e solo a chi ha la cittadinanza. Il rapporto degli Svedesi con questo tesserino è molto particolare: la stragrande maggioranza di loro, infatti, non sa neppure che esista. Il documento è infatti stato indrodotto solo di recente (2005), non è obbligatorio (a differenza che in Italia) e non offre vantaggi particolari rispetto a quella che è l’accoppiata standard “passaporto + patente (o altro tipo di id)”.
Chi mi legge da tempo sa che in Svezia esistono diversi tipi di carte d’identità con valore legale che, a differenza della nationellt possono essere richieste anche da chi non è cittadino: la più comune è quella di Skatteverket, che io stesso ho avuto e poi smarrito, ma anche le banche hanno l’autorizzazione a rilasciare id.
Le carte d’identità alternative hanno una caratteristica: sono valide per l’espatrio solo nei paesi del Nordens. Gli Svedesi possono infatti andare in Danimarca, Norvegia, Finlandia, etc. (e viceversa) anche solo con la patente, o con qualunque documento abbia validità ufficiale.
La carta nazionale, invece, permette l’espatrio in tutti i paesi dell’Area Schengen, ma non, un po’ a sorpresa, in quelle nazioni che fanno “solo” parte dell’Unione Europea. Può essere, insomma, utilizzata per andare in Svizzera, ma non in Inghilterra.
Come potete immaginare, la serie di fatti sopra esposta rende piuttosto superfluo avere questo documento, che è stato ideato probabilmente solo ed esclusivamente per rispondere ad alcune esigenze venitesi a creare con l’adesione svedese a Schengen: Wikipedia riporta, senza specificare una data, che solo circa 100.000 i cittadini svedesi che ne sono in possesso.
Io ho deciso di richiederla comunque, un po’ perché sono un Italiano abituato ad avere la carta d’identita`, un po’ perché penso che sia comodo potere andare all’estero usando un documento che si può tenere nel portafogli (è un tesserino con chip), anzichè l’ingombrante passaporto.
La nationellt id-kort costa 400 corone (46 euro) e ha validità di cinque anni. Esattamente come il passaporto viene rilasciata dalla Polizia, e i due documenti possono essere richiesti in un’unica sessione.

Ieri pomeriggio, quindi, finito di lavorare, sono andato alla Polishuset di Lund, situata subito dietro la stazione ferroviaria; in altre parti di Svezia è necessario prenotare un appuntamento (solitamente per il giorno dopo), ma in Skåne puoi semplicemente presentarti ad una delle stazioni di polizia abilitate al rilascio dei documenti e metterti in coda.
Dopo avere preso il “kölapp con il mio numerino” ed avere atteso si e no 20 secondi, mi sono presentato davanti al banco, ed una poliziotta mi ha chiesto di vedere i documenti di Migrationsverket e un mio id (in questo caso la patente).
La cosa positiva è che tutto viene fatto sul posto: al tuo fianco c’è infatti un apparato che viene utilizzato per fotografarti e su cui apponi le impronte digitali e la tua firma. Il vantaggio, soprattutto per le foto, è doppio: innanzitutto sei sicuro che l’immagine sarà ripresa “a regola d’arte” (alcune nazioni, come gli USA, ti rispediscono indietro se la foto non è fatta secondo standard ben precisi) e poi ti risparmi il costo delle fototessere, che qui è incredibilmente alto anche nelle macchinette self service (non parliamo del fotografo).
Pagato con il bancomat, fornito il mio numero di cellulare, riceverò un doppio sms quando entrambi i documenti saranno pronti: il tempo di attesa medio per il passaporto è, generalmente, di cinque giorni lavorativi.

Aggiornamento del 29 maggio: la carta era pronta ieri, il passaporto l’ho ritirato oggi. Rispettivamente tre e quattro giorni lavorativi, quindi. Non mi posso lamentare!

Ho la mascella per terra

Al ritorno a casa mi ritrovo l’avviso di una raccomandata e non ho idea di cosa possa essere.
Vado a ritirarla al supermercato.
Vedo che è da Migrationsverket.
Sento che c’è dentro il mio passaporto e penso “ok, non vogliono tenerselo dieci mesi”.
E poi trovo anche questo, e resto senza parole.

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Sono diventato cittadino svedese.
Aggiornamenti a quando mi sarò ripreso dallo shock.

Campioni del Mondo!

Campioni del mondo!
Ieri sera la Nazionale Svedese di Hockey su Ghiaccio si è laureata Campione del Mondo di fronte al pubblico giubilante del Globen di Stoccolma. È la prima volta dal 2006, e la nona in assoluto, che la Tre Kronor (il simbolo nazionale araldico che è diventato sinonimo con la squadra) si aggiudica il torneo annuale.
L’ishockey è probabilmente lo sport che più di tutti riesce ad insidiare la popolarità del calcio in Svezia: la cosa è dovuta in parte al fatto che il fotboll si gioca solo in primavera/estate, lasciando spazio ad altre competizioni nei mesi invernali, in parte proprio al fatto che l’hockey è riuscito a dare soddisfazioni importanti all’immarcescibile spirito nazionalista svedese.

Ieri sera, la stragrande maggioranza della popolazione era davanti alla televisione: mia moglie è uscita brevemente durante uno dei due intervalli della partita, e le strade dei dintorni erano deserte. Un merito degli svedesi è quello di compattarsi di fronte alle proprie rappresentative, qualunque sia la manifestazione. Anche gente che, solitamente, non è particolarmente interessata allo sport, ieri sera postava giubilante sui social network per la vittoria del VM-guld (“oro del campionato mondiale”).
La gioia è stata poi amplificata dal fatto che la competizione si è, appunto, giocata in casa, nella splendida cornice del Globen. È questa concomitanza di eventi che ha portato allo spostamento dell’Eurovision Song Contest a Malmö, anziché, come solitamente accade, nella capitale: le due macchine organizzative avrebbero rischiato di sovrapporsi, causando problemi e disagi.

Fra le cose sorprendenti della serata, un divertente e assolutamente “scorretto” servizio di sfottò nei confronti della rivale Svizzera (“la più inutile delle nazioni europee”, “lo stato di cui nessuno conosce la capitale e il nome del presidente”), messo in onda da TV4 subito prima dell’incontro: nel paese del political correct, certe cose non te le aspetti proprio!

La partita, in realtà, ha visto il dominio territoriale proprio della Svizzera, che ha impattato contro il “catenaccio” svedese per gran parte del match. Gli svedesi hanno avuto il pallino del gioco solo per una decina di minuti a fine primo tempo (periodo nel quale sono riusciti a portarsi in vantaggio), prima di dilagare poi nel finale grazie ad un paio di fantastici contropiedi, per il risultato finale di 5 a 1. In ogni caso, un incontro sicuramente emozionante!

Ovviamente, lo spazio dedicato dal più importante quotidiano sportivo italiano (o, quantomeno, dal suo sito web) all’evento è praticamente nullo… e stiamo parlando di quello stesso giornale che, nei mesi passati, non ha mancato di tenerci aggiornati con titoloni e articoli sulle fidanzate di Balotelli. Quando si dice lo sport!

Come spesso capita per le manifestazioni sportive, la squadra svedese era accompagnata da una canzone ufficiale, scritta e registrata dai Poodles, band hard rock di Stoccolma, in collaborazione con la Tre Kronor.

Eurovision Song Contest a Malmö

Dell’Eurovision Song Contest non me ne può fregar di meno; oggettivamente, però, questa manifestazione sta facendo molto bene a Malmö.
L’accoppiata composta dal Melodifestival (la competizione locale svedese) e dall’ESC è sacra e coinvolge gran parte della popolazione: conosco persino insospettabili rocker e metallari che, in occasione di questi due eventi, si fanno prendere dalla schlager-mania per fare il tifo e scommettere sugli artisti in gara.
Fatto sta che Malmö, in questi giorni sta splendendo: graziata da un clima eccellente (almeno fino ad oggi), con le giornate sempre più lunghe e luminose, la città è invasa di gente (parecchi i tedeschi, in particolare) e le strade del centro sono costellate di eventi musicali e non.

Merito, soprattutto, dell’amministrazione locale, che ha fatto davvero del suo meglio per allestire tutto ciò che di buono si poteva allestire: bancarelle, palchi e strutture di accoglienza varia.
Non mancano, poi, i motivi di orgoglio, come l’invito a bere l’acqua del rubinetto: “una delle più buone al mondo” (nel 2005, un sondaggio stabilì che l’acqua di Malmö era la migliore di Svezia)!

E la gara musicale? Come detto, non me ne frega granché, anche se mi toccherà sicuramente di vedere la finale.
Per ora ho sentito qualche brano sparso, il mio voto andrebbe alla simpatica e caciarona canzone greca.

Musicisti in Lilla Torg

Musicisti in Lilla Torg


Il bel tempo di questi giorni

Il bel tempo di questi giorni


Un concerto, sotto la tenda di Gustav Adolfstorg

Un concerto, sotto la tenda di Gustav Adolfstorg


Il programma di questa settimana

Il programma di questa settimana

Pronti… via!

Ansökan

Quest’oggi ho spedito, con una raccomandata destinata a Migrationsverket, la mia domanda di cittadinanza.
I requisiti li rispetto tutti: sono sposato con una cittadina svedese da più di due anni, sono registrato ufficialmente in Svezia da tre, ho pagato le tasse e mi sono comportato bene.
Il plico che ho spedito contiene un modulo di quattro pagine da me compilato e firmato, il mio passaporto italiano in originale, il permesso di residenza permanente e la ricevuta del pagamento di 1500 corone.

Curiosamente, si può anche fare la richiesta via web, ma il passaporto e un modulo firmato vanno comunque inviati, quindi ho preferito fare tutto alla vecchia maniera.
I tempi di attesa per la decisione sono lunghi: Migrationverket dichiara sul proprio sito che bisogna aspettare 10 mesi (evidentemente sono tanti quelli che vogliono diventare sudditi di Carlo Gustavo) e non mi resta, quindi, che pazientare.
Se mi dovesse servire il passaporto nel frattempo? Basta contattare Migrationsverket per farselo mandare a casa. Poi, però, te lo richiedono…

Politically Correct alla Svedese

Già da tempo, nel parlare con gli Svedesi (tanto in inglese quanto o lingua madre), mi sono tolto il brutto vizio di usare di default il maschile quando il sesso della persona non è conosciuto (ad esempio se si parla di un bambino – o di una bambina – che nascerà) o quando si parla in maniera generica: una persona generica è, infatti, “lui o lei”.
Mentre l’Italiano è una lingua a prevalenza maschile (per un gruppo di persone miste si utilizza sempre il maschile plurale, il femminile si usa solo se sono tutte donne), per lo svedese non è così, e certi nostri utilizzi derivati dall’abitudine suonano strani, se non offensivi.

Qui è sempre “han eller hon” per tutto, ma devo dire che, comunque, non mi è ancora capitato di sentire una sola persona usare il posticcio “hen”, termine asessuato creato ad arte negli ultimi decenni da alcuni pazzoidi…

Sono rimasto però assolutamente sorpreso quando la fiorista, nel momento di comprare una rosa per mia moglie, mi ha detto “aggiungo le istruzioni per lui o lei”, concetto ribadito poi in seguito…
In Italia, qualcuno devasterebbe il negozio. 😀