Intermezzo: cucina svedese

Esilarante filmato, che riprendo dal blog di Fiammetta.

Ovviamente, non credeteci troppo! 😉

Lost & Found

Questa mattina ho involontariamente deciso di separarmi dal mio solitamente inseparabile Cybook Gen3, dimenticandomelo sull’autobus a Väsby.
Appena resomi conto della situazione, ma già sul treno per Stoccolma, chiamo sconsolato mia moglie, chiedendole di verificare qual è la procedura per gli oggetti smarriti. Lei è molto più ottimista di me, e mi dice che chiamerà l’apposito ufficio.
Ormai convinto di dover dire per sempre addio al mio lettore di e-book, mi abbandono allo sconforto dell’informatico privato del suo giocattolino tecnologico e del suo contenuto narrativo-letterario (ma questo è un problema relativo, dato che, da informatico serio, ho il backup).
Nel pomeriggio sento mia moglie, e lei mi conferma di aver telefonato subito: i tipi di Arriva (la compagnia britannica che ha in gestione il traffico bus dalle parti di Väsby in collaborazione con SL) le hanno detto di aver preso nota di tutto e che, se lo troveranno, richiameranno. Continuo a non illudermi.
Intorno alle 16:30 mia moglie riceve la fatidica telefonata: il piccolo è stato trovato e mi aspetta nella rimessa di Märsta/Arlandastad… devo solo andarlo a prendere.
Sono appena rientrato a casa felice, contento e letteralmente stupefatto. Avete mai dimenticato qualcosa su un autobus in Italia?

Ho vissuto abbastanza da vedere anche questo

Arriva il treno

La grande nevicata che mette completamente in ginocchio la grande organizzazione stoccolmese.
Nelle ultime 24 ore ne è venuta tanta da farci ritornare ai livelli dicembrini e questa notte è stata particolarmente intensa.
Il tragitto casa-fermata del bus l’ho fatto, in alcuni momenti, con la neve quasi alle ginocchia.
L’attesa per il 565, che mi avrebbe portato diritto alla Folk Universitetet, è stata eterna: dopo quaranta minuti di nulla (in cui era peraltro impossibile reperire info tramite l’applicazione mobile dell’SL) mi sono arreso e ho deciso di tornare a casa, prendere l’auto e dirigermi lentamente alla vicina stazione ferroviaria di Rotebro.
Anche lì, arrivato alle 8:25, poca fortuna: il pendeltåg delle 7:35 era in clamoroso ritardo, e non sarebbe arrivato prima delle 8:58.
Come se non bastasse, dopo solo due stazioni il treno si è dovuto fermare per un quarto d’ora circa, perché qualcuno si è fatto/sentito male rendendo necessario l’arrivo di un ambulanza. Dopo essere stato in piedi in un treno insolitamente affollato (quanto un autobus genovese in qualunque giorno feriale), ho quindi deciso di scendere a Karlberg, farmi altri 500 metri sotto la neve, e prendere la metro fino alla scuola. Alla fine, sono arrivato in ritardo di quasi due ore rispetto al solito…

Il treno pieno
Una strada a Stoccolma

Lampade da finestra

Se avete un/una partner svedese che sia interessato/a all’arredamento della casa, c’è una battaglia che potete considerare persa in partenza: ogni finestra deve avere una lampada, che quando fa buio deve stare accesa se siete in casa (anche se in quella stanza non c’è nessuno) e, talvolta, anche se non ci siete o quando state dormendo. Perché? Perché “fa atmosfera”, e non importa se non ne capite il motivo o se spesso finisce per essere un impiccio (ad esempio quando la finestra la vuoi aprire).

La tradizione ha, chiaramente, un’origine legata ai lunghi mesi di buio e alla necessità storica di illuminare l’area nei dintorni dell’abitazione. Ancora fino a pochi decenni fa, le fönsterlampor venivano messe in soffitta durante l’estate: oggi non è più così, e le lampade restano alla finestra per tutto l’anno.

Il risultato è, effettivamente, spesso suggestivo: a girare per le arie abitate in orario tardo pomeridiano o serale si può spesso rimanere incantanti dal muro di lumi che grazia le facciate dei palazzi (un giorno dovrò ricordarmi di fare foto migliori di questi brutti scatti frettolosi).

Insomma… se siete in Svezia e non sapete cosa fare nella vita, la risposta è semplice: mettetevi a produrre o vendere lampade!

Sesso (educato) a scuola e in televisione

In un paese nel quale di quello che dice Papa Ratzinger non frega nulla a nessuno, l’educazione sessuale è una materia importante se non fondamentale. D’altronde i benefici sociali sono grandi: informare correttamente vuol dire ridurre enormemente i rischi di propagazione di malattie trasmesse sessualmente, o anche solo l’evitare gravidanze indesiderate (in un paese in cui lo Stato offre dei contributi tangibili ai genitori la cosa è ancora più importante, in termini di costi).

Per questi motivi i ragazzi vengono informati correttamente e senza giri di parole sugli organi sessuali e sul loro funzionamento, sulle precauzioni da prendere, su pregiudizi “tecnici” e sociali. L’educazione sessuale a scuola è una materia obbligatoria dal 1956, e i bambini iniziano ad affrontarla (chiaramente in maniera molto graduale!) a partire dall’età di 7 anni.

Come se questo non bastasse, l’RFSU (l’Associazione Svedese per l’Educazione sulla Sessualità) si lancia spesso in iniziative volte a completare l’informazione e diminuire ogni tipo di rischio.
Il caso più evidente ha fatto la sua comparsa in questi giorni: un filmato a cartoni animati di circa 30 minuti, completamente esplicito, che spiega ai ragazzi con il loro gergo (per essere completamente chiari) molte delle questioni al riguardo.

La cosa ha un precedente che ha fatto epoca: già nel 1969 era stato realizzato, con attori veri, Ur kärlekens språk, film educativo che si diffuse in fretta nel resto del mondo in qualità di pellicola porno. Ur kärlekens språk contribuì ad alimentare (assieme a documentari farsa come Inferno e Paradiso) il falso mito sessuale svedese, già parzialmente inaugurato da Ingmar Bergman e dalle sequenze di nudo del suo Monica e il desiderio. Questo è, però, un argomento che mi lascio per un altro giorno.

Ora… avevo letto distrattamente di questo nuovo Sex På Kartan (traducibile come La mappa del sesso), ma in realtà non gli avevo dato troppo peso fino a che, l’altro ieri, intorno alle 22:30, non me lo sono ritrovato sparato senza troppi problemi su un canale televisivo pubblico. Lo ammetto tranquillamente: non essendo abituato a queste cose, sono rimasto sorpresissimo!

Siamo chiari: polemiche e denunce (soprattutto per il fatto di mostrare teenager, per quanto animati, intenti a fare sesso) ci sono state anche qui, ma sono davvero state cose minimali se non iniziative di cittadini singoli.
Ora, anche ammettendo che un cartone animato del genere possa essere mai mostrato liberamente in Italia, potrete immaginare tutti che putiferio ne verrebbe fuori! Inutile dire che qui il filmato continua ad essere mostrato senza problemi, ed è anche visionabile tranquillamente (ATTENZIONE! Non dite che non vi avevo avvertito: le immagini sono esplicite!) in rete sul sito ufficiale dell’RFSU. Che differenza!

Che tempo fa

Questo inverno è stato, finora, decisamente meno spettacolare di quello precedente. Dopo un inizio fantastico (già a novembre) e tantissima neve, soprattutto intorno a Natale, a inizio Gennaio le temperature si sono alzate: la neve è quasi tutta sciolta (purtroppo rimpiazzata dal ghiaccio), il cielo è spesso grigio e piove di tanto in tanto. Insomma: in questi giorni Stoccolma non sta esattamente dando il massimo di sé.

Questa notte c’è stata però una piccola spruzzata di neve, e ancora di più dovrebbe arrivarne alla fine della settimana. Si dice, soprattutto, che il resto dell’inverno, fino a fine marzo, dovrebbe essere particolarmente freddo e nevoso. Speriamo, perché il tempo come è adesso è davvero deprimente! 😀

Quando un paese è Rock

Ieri, all’età di 58 anni, è venuto improvvisamente a mancare l’irlandese Gary Moore, uno dei più grandi chitarristi della storia del rock e del blues moderno.
Sinceramente non ho troppa voglia di controllare, ma posso immaginare il risalto (o la mancanza di) che una tragica notizia di questo tipo può avere avuto nello Stivale: se va bene, una news veloce su alcuni TG, e un articolo nella pagina dello spettacolo dei quotidiani.
Il 99% dei lettori italiani di questo blog si chiederà pure chi cavolo sia Gary Moore, qualcuno ne ricorderà il nome per via del discreto successo di Still Got The Blues. E va già bene che Gary era riuscito a sdoganarsi presso certi ambienti per via della svolta blues degli anni ’90, altrimenti la notizia sarebbe stata completamente ignorata (e pensare che anche – e a mio avviso soprattutto – in campo rock Gary ha fatto cose meravigliose).
Cosa succede invece in Svezia? Succede che la notizia viene considerata giustamente importante, al punto da conquistarsi le locandine di beceri tabloid popolari.

Certo, i toni sono sensazionalistici (“morte misteriosa”), ma ciò che conta è il fatto che la notizia viene data.

Nei giorni del melodifestival (l’equivalente del nostro Festival di Sanremo, però meno serioso e più “divertente”) si riesce comunque a guardare a qualcosa di importante a livello internazionale, mentre da altre parti ci si culla nel proprio provincialismo.

NP: Gary Moore – Empty Rooms

Farmacie

Un anno fa, il sistema nazionale delle farmacie ha subito una profonda trasformazione. Il vecchio mondo statale dell’Apoteket è stato mandato in pensione sostituito da un mercato aperto, per la prima volta dopo la grande nazionalizzazione del 1969.
Molte delle vecchie farmacie statali sono state vendute a compagnie private, e sono nate nuove catene alternative. Visto che l’apertura e la gestione dei negozi richiede l’adesione a regole ben precise, e l’implementazione di un sistema informatico in grado di allacciarsi a quello nazionale, non ha preso piede il sistema delle piccole farmacie indipendenti all’italiana. Ce n’è qualcuna, ma appartiene comunque ad una rete associativa che permette loro di integrarsi meglio con quanto viene richiesto.

La liberalizzazione ha portato sicuramente dei risultati immediati: ad Upplands Väsby, fino al 2009, c’erano solo due farmacie, una in Väsby Centrum e l’altra all’interno dell’Ospedale Löwenströmska. Adesso il numero totale è salito a cinque: due in Centrum, quella dell’ospedale, una nei pressi della stazione, una in Infra City.
Il sistema ha richiesto un breve periodo di assestamento: ad esempio era entrata sul mercato in gran forze la norvegese Apotek1 (pronuncia Apotekett, molto simile a quella della vecchia catena nazionale), che nel giro di pochi mesi ha preferito chiamarsi fuori, cedendo i suoi punti vendita ai concorrenti di Apotek Hjärtat. Per questo in Centrum ci sono due Hjärtat: in origine era previsto un sistema basato sull’alternativa con Apotek1.

In aggiunta alla denazionalizzazione è ora possibile acquistare alcune tipologie di medicinali presso supermercati, edicole, 7-eleven e stazioni di servizio.

Ma come funziona, esattamente, una farmacia svedese? Quasi tutte seguono lo stesso sistema: la farmacia è divisa in due parti, la parte in “stile supermercato” con gli scaffali contenenti i farmaci che non richiedono prescrizione del medico e quella in “stile banca” con gli sportelli e il numerino per la prenotazione per i farmaci che invece devono essere richiesti dal dottore. Nella parte supermercato girano comunque regolarmente commessi/farmacisti a cui è possibile chiedere consigli o informazioni.

Il modo di ottenere i farmaci prescritti è, da parecchi anni a questa parte, completamente informatizzato. Il fatto di avere avuto per decenni un monopolio nazionale ha infatti favorito la nascita di un sistema coerente e funzionale, cui i nuovi operatori si sono potuti (e dovuti) allacciare.
Quando vai dal medico, questi inserirà nel sistema il medicinale cui avrai diritto, accompagnato da una serie di informazioni: il dosaggio, la quantità di confezioni che potrai comprare, se la richiesta è rinnovata automaticamente o meno e il termine massimo della prescrizione.
Da quel momento, la tua ricetta sarà automaticamente visualizzabile dai terminali di tutte le farmacie del Regno, senza bisogno che tu debba aver dietro una ricetta cartacea: ti basterà presentarti nell’Apotek con il tuo documento (o darlo a chi lo comprerà al tuo posto) per avere quanto ti spetta.
Il vantaggio evidente di questo sistema è che, se sei in viaggio in un’altra zona della nazione, puoi chiamare in qualunque momento il tuo centro medico e farti prescrivere quello che ti serve (sempre che sia compatibile con il tuo quadro clinico a loro noto).

Ovviamente, scordatevi nella maniera più assoluta di poter fare gli occhi dolci al farmacista per avere un medicinale per cui non avete prescrizione: il metodo all’italiana non funzionerà mai. Se avete necessità urgente di un medicinale, l’unica soluzione è andare da un medico o al pronto soccorso.

I medicinali sono a pagamento ma, una volta raggiunta una determinata cifra (che al momento non ricordo e non riesco a recuperare) nell’anno solare, hai diritto a sconti sostanziali.

Una caratteristica per noi inusuale è l’ostracismo all’iniezione: le siringhe possono, di fatto, essere acquistate solo da diabetici e similari. Anche le normali intramuscolo possono essere praticate solo da personale qualificato e in apposite strutture, e non sono, quindi, generalmente prescritte a meno che non ce ne sia una grande necessità. Quando ho raccontato a mia moglie che da noi è sempre stata norma farci le iniezioni in casa è inorridita: non aveva mai sentito nulla di simile!

Cane morde cane

La Svezia è, si sa, il paese che ha inventato il quotidiano gratuito distribuito in metropolitana. In aggiunta a questo, da queste parti è cosa comune ricevere gratuitamente, nella cassetta della posta, tabloid di informazione locale, come avevo potuto notare a Bromma per poi trovare conferma in Upplands Väsby. Regolarmente, ricevo due tabloid settimanali differenti pagati (suppongo) tramite sponsorizzazioni e fondi locali.

Come potrete immaginare, si tratta per lo più di notizie di piccola cronaca, politica amministrativa, polemiche cittadine, informazioni utili, sport locale. Insomma, bene o male, una piccola forma di servizio al cittadino che male non fa.

Però non può non strappare un sorriso una prima pagina come questa!

Attaccata da un altro cane!

La storia racconta della bassotta Lydia (sì, la bassotta, non la signora!) brutalmente attaccata da un altro cane.  Ovviamente sono dispiaciutissimo per la povera Lydia, che comunque se l’è cavata e sta bene, ma il fatto che qui decidano di dare rilievo ad una notizia del genere piuttosto che a litigi di partito o faide sportive di bassa lega, è un tuffo nella semplicità assolutamente positivo.

In un mondo in cui la politica non si riduce a beghe da filmetto trash, e in cui le cose (o almeno buona parte di esse) riescono ancora a funzionare, persino il “cane morde cane” può fare notizia. Ed è bello poterlo notare.

P.S.: Ovviamente del cane aggressore non sono state fornite le generalità. Lo dico scherzando, ma dovete comunque sapere che qui in Svezia è proibito per legge, da parte della stampa, fornire pubblicamente le generalità degli indiziati di reato, fino a che la condanna non è definitiva. Sugli organi di informazione si evita di pubblicare nomi e foto, e si fa riferimento solo a età, sesso e professione. Chiaramente il discorso non vale nel caso di personalità pubbliche: siamo pur sempre nel paese dove un’importante vice ministro è dovuta restare a lungo fuori dai giochi per aver comprato del Toblerone con la carta di credito di servizio (ok, non esattamente del-Toblerone-e-basta, ma il succo della sostanza resta…)

Försäkringskassan: la “mutua” svedese

Ieri, grazie ad un post della fattaturchina, mi sono ricordato di inviare la documentazione per l’iscrizione all’assicurazione sanitaria nazionale, Försäkringskassan.

L’ente in questione è quanto ci sia di più odiato dalla popolazione svedese: famoso per gli incredibili ritardi (anche fino a sei mesi, se non oltre) con cui avvengono i rimborsi per i periodi di assenza dal lavoro, per la pedantezza burocratica, per alcune scelte discutibili che hanno portato all’annullamento dei benefit per persone gravemente malate (un esempio).

E le cose non sono certo migliorate, anzi, con la crisi finanziaria degli ultimi anni (a proposito: il colosso bancario Nordea ha dichiarato la crisi ufficialmente conclusa in Svezia!) e con le scelte del governo di centrodestra che, all’insegna del contenimento dei costi, ha spinto la Försäkringskassan ad essere ancora più stretta e lenta.

Gli organi di informazione si occupano spesso dei momenti di tensione che conseguono da queste situazioni, raccontando delle minacce (spesso anche gravi) che arrivano agli impiegati della kassa o raccontando delle disavventure dei disgraziati che si vedono rifiutare supporto economico.

Da alcuni punti di vista, queste cose funzionano meglio in Italia. Nello Stivale, chi si assenta dal lavoro per qualche mese causa malattia si vede comunque arrivare lo stipendio regolarmente e non deve aspettare a lungo, sempre con l’incertezza di poter veramente vedere i soldi che gli spettano (perché il burocrate del giorno potrebbe decidere che il certificato rilasciato parecchi mesi fa dal medico non è chiaro e completo, o che il medico stesso ha commesso un errore nel valutare il tempo per cui il degente avrebbe avuto diritto al rimborso sanitario).

D’altronde è pur sempre vero che qui c’è (ancora) uno stato sociale reale, e le coperture che ti vengono garantite sono molto maggiori di quelle che puoi ottenere in Italia.

E molti svedesi, bisogna dirlo, ne hanno approfittato. Fino a qualche anno fa (non so come sia la situazione adesso) era una delle nazioni, se non la nazione, con il più alto di numero di assenze per malattia annue pro capite. La cosa è favorita anche dal fatto che te ne puoi stare a casa quando vuoi dichiarandoti malato senza certificato per sette giorni: il primo non ti sarà pagato, per i restanti avrai comunque diritto all’80% dello stipendio.

C’è anche da dire che, qui, non è facilissimo andare dal dottore: scordatevi le visite a casa, spesso bisogna prenotare le visite anche con 3 giorni  lavorativi di anticipo (l’alternativa per le urgenze resta, ovviamente, il pronto soccorso). Non esiste, inoltre, quantomeno dalle mie parti, il dottore personale: il cittadino si affida ad un centro medico a sua scelta e può trovare, di volta in volta, una persona differente ad occuparsi di lui. C’è da dire che, generalmente, tutto viene trascritto puntigliosamente sulla cartella clinica, e che questi dati vengono trasferiti ad altro centro nel caso la persona decida di affidarsi ad altri. E questo è, tutto sommato, un sistema che funziona abbastanza bene!

Stockholmia caput mundi?

Riuscireste ad immaginare gli uffici centrali di un importante ente pubblico nazionale in città come Taranto, Verona o Ancona?
Ecco, in Svezia va esattamente così! Il Transportstyrelsen (l’interfaccia al pubblico del ministero dei trasporti) ha sede in Örebro, il Radiotjänst (l’ente che si occupa della riscossione del canone televisivo) a Kiruna, la famigerata Försäkringskassan (la “mutua”) a Östersund, è così via.
I motivi certi di questa delocalizzazione non li conosco, ma posso pensare che abbiano alla base, fra le altre cose, la necessità di creare occupazione in tutta la nazione riducendo la centralizzazione (tenendo conto che già due dei nove milioni di abitanti della popolazione nazionale abitano nella Stockholms län).

Resta il fatto che la cosa fa comunque impressione, soprattutto se pensiamo che nessuna delle città in oggetto è fra le cinque più popolose della nazione!

Due piccola curiosità riguardano però Kiruna: fino agli anni ’70, quando il termine “città” è stato legalmente abolito, era “la città più grande del mondo”, per via della sua enorme estensione territoriale. Non solo: negli anni 2000, a causa di problemi di subsidenza, il centro della città è stato progressivamente spostato. Vecchi edifici sono stati demoliti e rimpiazzati, mentre quelli di interesse storico sono stati smontati e ricollocati nella nuova posizione.

Saudade? No grazie!

Lo ammetto senza problemi: più leggo della situazione politica Italiana, più felice sono della mia scelta.
Anche se qui le cose sono difficili, anche se io sono pur sempre uno straniero, la sensazione di vivere in un paese normale, dove certe cose non potrebbero mai succedere, è impagabile.
Questo, ovviamente, anche senza considerare le soddisfazioni della vita familiare (che è sempre la cosa più importante).

Ciò nondimeno mi incazzo per la mia povera Italia e spero sinceramente che la gente cominci a rendersi conto della situazione…

L’Euro

Qualcosa di importante è cambiato rispetto ai giorni del mio arrivo in Svezia: l’Euro è miseramente crollato nei confronti della corona svedese.
Il grafico mostrato qui (cliccate su 2y per avere il quadro degli ultimi due anni) è davvero impietoso.
Se a luglio 2009 con dieci euro compravo l’equivalente di 110 corone, oggi non arrivo a comprarne 90.
Purtroppo non ho fatto troppo caso alla situazione e non ho pensato a trasferire il mio capitale su un conto svedese in un momento propizio. Di conseguenza, il mio potere d’acquisto è calato ulteriormente. A questo punto devo decidere cosa continuare a fare con i pochi soldi che mi sono rimasti… sicuramente la lezione imparata è che bisogna cominciare a tenere seriamente d’occhio anche queste cose.

Intermezzo

Che cosa porta le persone a visitare questo blog?

Spulciando le statistiche di WordPress mi sono divertito a vedere quali sono i termini che le persone utilizzano sui motori di ricerca, ottenendo come risultato (per poi cliccarci) Un Italiano In Svezia.

Ecco un elenco parziale delle parole utilizzate negli ultimi tre mesi. Per i più curiosi, metto anche a disposizione il file completo per lo stesso periodo.

 

 

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A.I.R.E.

Ovvero, l’iscrizione all’Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero, uno degli ultimi atti che ancora dovevo eseguire.

A fine novembre ho inviato la documentazione necessaria alla cancelleria consolare dell’Ambasciata, un paio di giorni fa mi è arrivata la lettera di conferma dell’iscrizione all’A.I.R.E. di Milano (la mia ultima città di residenza). Subito dopo, ho però richiesto un piccolo aggiustamento: di essere migrato sull’anagrafe di Genova, dato che è la città in cui sono nato, in cui ho vissuto gran parte della mia vita e in cui risiedono i miei genitori. Aspettiamo anche questa operazione.

Quello che è importante è che ora, per il nostro Stato, sono non più ufficialmente residente in Italia. Nelle prossime settimane cercherò di capire, magari facendo un salto proprio all’Ambasciata, che conseguenze pratiche ci possano essere. Ad esempio, uno dei dubbi è se io debba reimmatricolare l’auto in Svezia, se sì entro quanto tempo e se no se non mi convenga farlo comunque (tenendo conto che a maggio dovrei anche fare la prima revisione). Se qualcuno ha già fatto esperienza al riguardo faccia un fischio! 😉