13 luglio 2009 – 13 luglio 2019

10 anni fa ero di partenza. Non avevo la valigia di cartone, ma sicuramente tanta voglia di rimettermi in gioco. 10 anni dopo sono ancora qui, quindi tanto male non è andata: ho un buon posto di lavoro e, soprattutto, una famiglia meravigliosa, cosa che non mi sarei certo aspettato quel giorno.

10 anni ad esplorare un paese che ha sicuramente i suoi problemi, ma che, comunque, mi fa sentire a casa, che mi ha dato il suo passaporto e mi ha accolto al meglio.

Il giorno dopo avrei scritto questo post, a dare il via a questo blog che mi accompagna da allora.

Sì, perché la Svezia è casa mia, anche se certamente mi mancano molte cose (e persone!) dell’Italia, anche se continuo a convertire ogni prezzo in Euro nonostante abbia vissuto più a lungo con la Corona (comincio a capire chi pensa ancora in Lire!), anche se non sempre le cose vanno lisce… insomma, sono qua e ci resterò il più a lungo possibile!

Tanti auguri, Daniele in Svezia!


P.S.: Ho approfittato dell’anniversario per dare una rinfrescata all’immagine del blog. Alcuni vecchi post non si vedranno tanto bene, ma spero che non sia una cosa drammatica.

Reali scandali metallici 🤘

Alla Principessa Estelle, sette anni, è stato consentito di andare a vedere un concerto dei Metallica, nonostante un limite di età minima di 13. Le hanno anche dato un posto speciale, non in vendita. La cosa, riportata da Aftonbladet, fa scalpore.

Ad altri bambini meno famosi, ricchi e fortunati, è stato negato l’ingresso.. Lo scandalo, ovviamente, non è nel fatto che abbia assistito ad un concerto metal, ma nel “perché lei si e gli altri no”?

Mettiamola così. Sarà raccomandata e privilegiata, ma fra Kiss e Metallica i genitori la stanno facendo crescere bene: regina subito! 🤘

da http://theroyalchildren.blogspot.com
da http://theroyalchildren.blogspot.com

 

 

Qual è il posto più noioso in cui abbiate mai guidato?

Per me, ve lo dico subito, quel posto è l’autostrada E4 lungo lo Småland, la provincia storica che sta subito a nord dello Skåne e che è la patria dell’IKEA.

Un’area dove crescono solo conifere, per boschi su boschi che ti fanno affogare nella noia più totale. Se già a salire verso Stoccolma il tratto è davvero pesante, a discendere verso casa la sera è semplicemente un tragitto infinito: da Jönköping ad Örkelljunga (ma poi bisogna aggiungere anche un prolungamento ulteriore in Skåne) sono quasi 200 chilometri dove l’unico brivido può venire da un cantiere stradale o dal breve tratto in cui l’autostrada diventa una statale. Anche lì resta tutto uguale dato che cambiano solo i limiti di velocità, e ci sono passaggi ad una sola corsia.
Il panorama. Non. Cambia.

La verità è una sola: in Småland i chilometri sono più lunghi. Enoncelodicono!

Quando cerchi un posto per passare il pomeriggio…

… e sei nel puntino blu.

Ieri a Malmö è successo questo

Clicca sull’immagine per leggere l’articolo

Quando ieri sera è iniziata ad emergere la voce che lo squilibrato potesse essere italiano (o, quantomeno, provenire dall’Italia), sui gruppi di Italiani in Svezia su Facebook c’è stato un misto di:

  1. ilarità e sarcasmo (“basta con questi immigrati!”)
  2. dubbio (“probabilmente non è un vero italiano, sarà sicuramente arrivato dall’Uzbekistan”)
  3. sdegno (“perché se è dell’Uzbekistan non te lo dicono per non alimentare il razzismo*, mentre se è italiano sì? Questo è il vero razzismo!”)

A me pare semplicemente che il fatto che la Polizia e la stampa si siano affrettati a comunicare la cittadinanza, una volta appurata, sia semplicemente una testimonianza della buona reputazione degli italiani: con la comunicazione, e l’ho notato anche fra i miei colleghi, tanta gente si è tranquillizzata.

Meglio così.


* In realtà, in casi come questi, lo dicono lo stesso, ma vaglielo a spiegare.

Sono vivo!

Qualcuno si è sicuramente chiesto se sia sopravvissuto alla dose di Surströmming dell’anno scorso, ma immagino che la maggior parte di voi abbia semplicemente pensato “ecco un altro blog deceduto”.

La verità è che avrei voluto parlarvi di un milione di cose, che poi si sono accumulate lasciandomi un po’ travolto dai tanti argomenti da affrontare (viaggi, storie, politica e così via).

Adesso facciamo tabula rasa, lasciando alle spalle il passato, e vediamo di raccontare le cose che andranno a succedere. Ci risentiamo presto, non appena avrò qualcosa di nuovo da dirvi!


P.S.: Mi ha fatto piacere ricevere diversi commenti il primo giorno di aprile da parte di persone preoccupate per la mancanza di storie “alternative” sulla Svezia. Non vi preoccupate, torneranno anche quelle!

Surströmming

Il surströmming (aringa acida o, ancora meglio, andata a male) è uno dei piatti tipici nel nord della Svezia, con origini antiche. Evidentemente, in tempi in cui non c’erano né grande varietà di cibo né molte alternative per conservarlo, qualcuno scoprì in qualche modo che lasciare l’aringa a fermentare e imputridire non la rendeva comunque immangiabile.

Il piatto è oggi un elemento tipico della cultura norrländska, ma è generalmente schifato dallo svedese medio, che lo ritiene una cosa fra l’imbarazzante e il disgustoso.

Il vero problema del surströmming non è il gusto quanto l’odore: aprire quella latta equivale, secondo qualcuno, ad aprire le porte dell’inferno. Molte compagnie aeree vietano esplicitamente di imbarcare il prodotto perché un’accidentale “esplosione” della latta dovuta a sbalzi di pressione comporterebbe l’impestazione dell’intera cabina. E, oggettivamente, ci sono delle precauzioni da prendere quando lo si apre: rigorosamente all’aperto (perché altrimenti l’aria diventa irrespirabile) e facendo attenzione a proteggere i vestiti e le cose da schizzi che lascerebbero la puzza per giorni. C’è anche chi preferisce aprire la latta dentro un secchio d’acqua, per evitare il diffondersi del fetore.

In rete si trovano diversi video di persone che aprono la latta fra scene apocalittiche di facce disgustate, conati, vomito vero e proprio, e così via. Onestamente, penso che la stragrande maggioranza di questi video sia esagerata, se non una vera e propria messa in scena. L’odore di marcio è sicuramente forte e malefico, ma non a quel punto. È anche vero, però, che, più che altro per non volete aspettare, ho aperto per due volte il prodotto nel primo anno di fermentazione, mentre gli estimatori più oltranzisti preferiscono aspettare il secondo, quando la latta diventa deformata ed “esplosiva”. Sicuramente ci proverò in futuro.

Questa era per me la seconda volta e, come potrete vedere, è andato tutto liscio, senza alcuna scena drammatica.

Il surströmming si mangia tradizionalmente a partire dal terzo giovedì di agosto e si consuma avvolgendolo in una sorta di piadina, assieme a patate novelle ed erba cipollina (o cipolla vera e propria). Lo si accompagna generalmente con brännvin (liquore da fermentazione, generalmente di patate) e/o latte.

Fa così tanto schifo, il surströmming? Personalmente lo apprezzo! È chiaro che non si tratta di un piatto di alta cucina, ma è del buon pesce salato con un un sapore particolare. Capisco però, che la consistenza viscida possa essere un problema per molti.

Curiosamente, la stessa sera di questi video, abbiamo potuto assaggiare, per cortesia di una vicina, un altro piatto dalla reputazione “leggendaria”, l’Hákarl islandese (squalo fermentato). Bene, personalmente trovo che non ci sia paragone: il surströmming è decisamente più putrido e “forte”, e vince la sfida degli stomaci forti!


AGGIORNAMENTO:
Lo abbiamo appena mangiato (o annusato) fuori dall’ufficio con i colleghi e ho visto reazioni decisamente più scomposte (comunque sempre entro certi limiti) di quelle di cui sopra. Chissà, forse è una questione di sensibilità. 😀

 

Cose che non vorresti mai vedere

La popcorn pizza

Bambinate

A quanto pare, la comunità italocanadese di Montreal ha ancora difficoltà a sedersi dopo l’eliminazione da parte della Svezia ai play-off dei mondiali. Al punto di prendere la decisione di buttare dei soldi per comprare una pagina di pubblicità sul Metro di Gotemburgo per un “simpatico” sfottò.

Il testo dice:

“Cara Svezia,

Vi auguriamo un felice Giorno Nazionale! Il Giorno della Bandiera svedese!
Che il brännvin possa scorrere – abbastanza perché dimentichiate di non avere mai vinto un mondiale in quasi 100 anni…

Sì, siamo noi, i fan Italiani in Montreal che. semplicemente, scrivono per ricordarvi che ci avete tolto il piacere di cantare Forza Azzurri e tifare per i nostri…

Nelle lacrime e nel sudore, nel 1910 si formò la prima generazione di immmigrati italiani qui nel Nord America. Grazie ai nostri figli e nipoti Little Italy continua a vivere e ha tuttora un forte legame italiano. Dovete quindi sapere che la nostra passione per il calcio non è scomparsa solo perché viviamo in Nord America.

Sappiate che la nostra amarezza nei vostri confronti si esprimerà in grida di evviva per la Corea del Sud, il Messico e la Germania – i vostri avversari nei gironi di qualificazione – dato che siamo sicuri che, dopo quelle partite, sarete fuori dalla competizione!

Non è una cosa contro di voi…

No, il fatto è che… è proprio contro di voi!

In ogni caso, buona fortuna ai Mondiali!

La Little Italy di Montreal

Forza tutti quanti, tranne la Svezia!”

Insomma, una rosicata in piena regola!

Inutile dire che la cosa ha scatenato una bella serie di facepalm sul gruppo Facebook di Italiani in Svezia.

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Da parte mia, ho provato a contattare @petiteitalie via twitter sia in Italiano che in Inglese (il mio francese è troppo limitato), e tutto quello che ho ottenuto in risposta è una Gif animata di Buffon.

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Insomma, avremmo voluto tutti l’Italia al mondiale, ma non è stato possibile: il sorteggio è stato orribile, la prestazione degli azzurri al playoff anche peggio. La Svezia ha meritato, quindi… Heja Sverige!


Aggiornamento.

Grazie a Luca Romano per avermi segnalato questa pagina. L’associazione si sarebbe anche prodigata a preparare del merchandise contro la Svezia, inclusi degli asciugamani e decorazioni da mettere in tutti i locali. Inoltre invitano gli italiani in tutto il mondo a tifare contro la Svezia. La coordinatrice dell’organizzazione, contattata dallo stesso Luca, lo ha rimproverato di non capire l’ironia.

No, non è ironia. È semplicemente una cosa demenziale che vi sta qualificando per frustrati, oltre che rovinare la reputazione di noi italiani in Svezia. Complimenti, bello schifo!

L’Estate

Mentre leggo che da altre parti d’Europa ci si lamenta per il tempo, qui nel Sud della Svezia ci stiamo godendo, da inizio maggio a ora, una delle estati* più belle di sempre.

Giornate calde (ma mai torride), tanto sole e tante ore di luce e una meravigliosa sensazione di pace.
Esserci trasferiti in campagna a Lackalänga è la cosa migliore che potessimo fare: Aurora passa tanto tempo nella piscinetta gonfiabile o a giocare nel prato di fronte a casa e non c’è un solo momento in cui rimpiangiamo l’essere andati via da Malmö!

Finirà, e anche presto probabilmente, ma quest’anno il tempo sta andando davvero oltre ogni aspettativa!

Questa mattina a colazione
Ieri sera dopo cena
Un’ordinaria sera di relax
La nostra veranda dopo il tramonto

* Sì, estati. Perché qui in Svezia l’estate non è definita in base a date fisse, ma sul calcolo delle temperature medie giornaliere. E da inizio maggio, siamo ufficialmente nell’estate meteorologica.

La Svezia mette fine alla sua neutralità

Andava avanti dai tempi del Congresso di Vienna, la neutralità svedese, ma è arrivato oggi l’annuncio ufficiale della fine di questa storica posizione. La vera sopresa, però, è che il Regno delle Tre Corone ha deciso non di allearsi con la NATO (con cui collaborava da diverso tempo), ma di entrare ufficialmente nel Patto di Varsavia, quell’alleanza, che molti ritenevano estinta, incentrata sulla Russia e il Cremlino.

Le motivazioni di questa scelta sono palesi: Putin da continuava da tempo ad inviare aerei e sottomarini a scandagliare i confini di cieli e mari svedesi, e c’era sempre il timore che, prima o poi, sarebbe passato a fatti più concreti. Il pragmatismo svedese ha pensato che se non puoi sconfiggere qualcuno è meglio fartelo amico, ed ecco, quindi, l’inevitabile accordo con l’Orso di San Pietroburgo.

A simboleggiare la nuova alleanza, c’è una prima iniziativa importante: la grande piazza Sergels Torg a Stoccolma, fino ad oggi intitolata ad un misconosciuto scultore, verrà infatti rinominata Moder Rysslands Torg. Si parla anche di un possibile referendum nella città di Kristianstad per cambiarne il nome in Vladimirstad, ma sulla cosa si dovrà, ovviamente, pronunciare prima il Re.

Alla domanda su come la Svezia possa conciliare l’appartenenza all’Unione Europea con l’adesione al Patto di Varsavia, il ministro della difesa Peter Makrill è apparso sorpreso: “Ma non avevamo lasciato l’UE sei anni fa?”

Ovviamente, la rinascita del Patto di Varsavia, alleanza di cui la Russia, essendo tranquillamente in grado di difendersi da sola, era rimasta fino ad oggi l’unica firmataria, apre nuovi scenari geopolitici: in particolare, si spera che, che, finalmente, la Svezia possa essere seriamente presa sul serio al prossimo mondiale.

E a chi parla di “nuova guerra fredda” si può tranquillamente rispondere che oggi è annunciata neve. Fate voi.

Perché?

Immancabilmente, come ad ogni occasione, ho appena esercitato il mio diritto/dovere di cittadino italiano, imbucando il mio plico elettorale per le elezioni del 4 marzo.
La procedura è sempre la stessa, un rituale complesso e quasi messianico che prevede il giusto incastro di buste, schede e tagliandi per evitare di vedersi invalidare il voto.
Il grosso vantaggio rispetto agli elettori residenti in Italia è che noi delle circoscrizioni estere abbiamo la possibilità di esprimere delle preferenze, e quindi ho potuto scegliere dei candidati che mi rappresentano pienamente (chi mi segue sulle reti sociali sa cosa voto, quindi non vi ammorbo anche qui).

Fra l’altro, questo è un anno particolare, perché mi ritroverò a votare sia per il parlamento italiano che, a settembre, per quello svedese.

Sempre immancabilmente, ad ogni occasione mi arriva la grande domanda: “Perché?”.
“Perché tu che te ne sei andato continui ad interessarti di politica italiana quando le cose che vengono decise non ti toccano?”

La risposta è sempre la stessa:

  • perché sono cittadino italiano,
  • perché quello che fa l’Italia in termini di politica estera ha un impatto anche sulla mia vita,
  • perché devo interagire con i consolati italiani,
  • perché ho proprietà in Italia, e, quindi, quello che decide l’Italia in termini di politiche tributarie ha un impatto sulla mia vita,
  • perché un giorno potrei decidere di tornare a vivere in Italia o perché potrebbe farlo mia figlia,
  • perché semplicemente è un diritto e dovere! 

Quindi, lo scrivo qui e mi riservo di spedire questo link a tutti quelli che mi rifaranno la solita domanda. Buon voto a tutti!

Non è la festa degli innamorati

San Valentino (Alla Hjärtans Dag) in Svezia non è (solo) la festa degli innamorati, ma la festa di tutti coloro che si vogliono bene, non necessariamente in termini romantici. Come molte altre celebrazioni, è stata introdotta con fini prettamente commerciali nella seconda metà del XX secolo, ma è ora una festa talmente sentita che persino gli autobus ti fanno i complimenti. Non ci credete?

Un sorteggio orribile

Il sito di Sportbladet

Sinceramente, speravo di vedere sia Italia che Svezia ai mondiali. L’urna ha invece decretato lo spareggio. 

Tiferò azzurri, ma almeno avrò la certezza che una delle mie due squadre ci sarà. 

Il problema del pesto all’estero (ma anche in Italia)

Hanno fatto scalpore in Italia alcuni articoli britannici che, riprendendo i risultati di una ricerca, hanno identificato il pesto in vendita nel Regno Unito come “cibo spazzatura” poco salutare. 

Fra i commenti più comuni letti in giro c’è il tipico:  “sono inglesi, il pesto che fanno loro fa sicuramente schifo!”

Ecco, il problema è proprio questo: in genere il pesto venduto all’estero, non lo fanno “loro”. Lo facciamo “noi”. Ovvero, lo producono aziende italiane senza pudore che realizzano prodotti di bassa qualità e lontani dalla ricetta del vero pesto, per rivenderlo all’estero (ma anche in Italia) direttamente o attraverso un marchio locale. 

Gli inglesi se la prendono soprattutto con la Saclà, il marchio più diffuso da quelle parti… in Svezia ce ne sono di vari (incluso quello della stessa azienda italiana), ma il concetto non cambia. 

Il consumatore locale vede “prodotto in Italia” e si convince che il vero pesto sia davvero rappresentato da queste orribili salse verdi dai sapori improbabili con ingredienti assurdi come anacardi, limone e olio di semi di girasole. 

Queste aziende italiane contribuiscono quindi ad infangare il nome di quella che è un’eccellenza alimentare nazionale (ok, regionale), e meritano quindi di prendersi tutte le colpe per ogni sbeffeggiamento che può arrivare dall’estero.

Anche qui abbiamo la “fortuna” di avere il pesto Saclà, anche se non è fra i più diffusi.
Il Pesto Ecologico Zeta, “ispirato alla ricetta classica genovese”, con anacardi, olio di semi di girasole, polvere di latte…
Il Pesto Matilda, prodotto in Liguria con concentrato di basilico, amido di mais e aceto
Il pesto al limone ICA, ovviamente prodotto in Italia (con le direttive EU attuali non è più obbligatorio indicare l’azienda o l’indirizzo esatto)
E l’immancabile Barilla, da sempre sinonimo di pesto fatto con ingredienti discutibili.