Il partito del sorriso

Si è parlato spesso in Italia, e lo si rifarà, degli Sverigedemokraterna, l’anima svedese del populismo nazionalista. Ora, come molti abitanti di Malmö, ricevo regolarmente nella casetta della posta, senza che lo abbia mai richiesto, materiale informativo dei Democratici. La prima cosa che salta agli occhi, sfogliando le pubblicazioni, è l’immagine stessa del partito, assolutamente lontana dagli stereotipi che uno potrebbe associare ai tipici movimenti di estrema destra. Il simbolo dei Demokraterna è un bel fiore (gialloblù, ovviamente), l’impaginazione e le foto lasciano grande spazio al bianco, le persone rappresentate sorridono in maniera serena, a lasciare intendere un messaggio positivo e solare.

Nulla, quindi, che faccia pensare ad una forza politica che si pone “contro” qualcosa, e una bella differenza rispetto agli inizi, quando prevalevano un’immagine decisamente più guerresca e una simbologia più tipica dell’estrema destra.

Questo cambiamento è da imputarsi alle politiche di moderazione imposte dai leader che, a partire dalla seconda metà degli anni ´90, hanno guidato il gruppo: prima l’ex centrista Mikael Jansson, poi il giovane Jimmy Åkesson hanno cambiato profondamente il partito, sconfessando le origini neo-naziste, bandendo l’uso delle uniformi e del simbolismo estremo, accettando la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, estromettendo gli estremisti e chi propagandava idee razziste. La politica degli Democratici Svedesi di oggi è una politica nazionalista, che sconfessa pubblicamente il razzismo ma si dichiara contraria alle politiche di immigrazione, che si pone contro l’Islam e a favore della conservazione dell’identità tradizionale svedese. In sostanza, qualcosa di molto simile alla nostra Alleanza Nazionale prima maniera e, per altri versi, ad una certa parte della Lega, pur mancando – ovviamente – la componente separatista. Questa scelta di intraprendere una strada moderata e “rispettabile” ha permesso ai Demokraterna di conquistare consensi anche fra chi non avrebbe mai accettato un partito apertamente razzista e di costruirsi, in particolare, una roccaforte a Malmö e nello Skåne, l’area in cui la presenza dell’immigrazione è più massiccia, inserita nel tessuto cittadino e meno confinata alle cosiddette “aree ghetto”, come invece a Stoccolma. Nonostante questo processo, e la crescita di consenso, i Democratici restano una forza ostracizzata nel panorama politico nazionale: se, da un lato, bisogna ricordare che gli Svedesi non hanno mai vissuto la forte contrapposizione politica tipica di quello che è il dualismo storico all’Italiana fra (centro)destra e (centro)sinistra, e nessuno si è mai scandalizzato se una persona vota l’altra fazione, dall’altro il partito di Åkesson resta tabù e i suoi simpatizzanti vengono automaticatamente, a volte a torto a volte a ragione, bollati come razzisti (se poi lo siano o no, è davvero difficile capirlo: è rarissimo che gli svedesi parlino di politica, e, sicuramente, i primi a non esporsi sono proprio i simpatizzanti democratici). Anche dopo le ultime elezioni, che hanno visto il primo ingresso dei Demokraterna in parlamento, nessun altro partito del Riksdag, sia di destra che di sinistra, ha ufficialmente aperto un dialogo con la forza di estrema destra. Il fatto è che, secondo molti, il rinnovamento dei Demokraterna è stato solo un’operazione di marketing di facciata, e, dietro il doppiopetto, continuerebbero a nascondersi un’anima profondamente razzista e una cultura neonazista, pronta a manifestarsi al momento giusto. Non aiutano, certo, alcuni incidenti in cui sono stati coinvolti rappresentanti del partito, come il caso che ha visto tre di loro (di cui due parlamentari) insultare una donna e un immigrato ubriaco, per poi armarsi con spranghe prima dell’arrivo della polizia. Curiosamente, l’intera scena era stata filmata proprio da uno dei tre politici, e solo dopo un paio d’anni è entrata in possesso del tabloid liberale Expressen, che l’ha resa pubblica. In seguito allo scandalo scoppiato, i due parlamentari sono stati costretti ad abbandonare le posizioni di vertice in seno al partito, pur conservando l’iscrizione allo stesso e, soprattutto, il seggio in parlamento. Un altro degli elementi curiosi di questa storia è che una delle persone coinvolte è l’ebreo Kent Ekeroth: la comunità ebraica svedese ha sempre condannato apertamente i Demokraterna, considerandoli dei nazisti in borghese, ma il fatto che il figlio di un’ebrea polacca abbia avuto un ruolo importante nel partito fa sicuramente pensare. D’altronde il “nemico” principale odierno dei Demokraterna è sicuramente, se non l’islam in sè, l’islamizzazione della Svezia, e allora ecco che anche il “compromesso” filo-ebraico, come già successo per Alleanza Nazionale in Italia, diventa improvvisamente accettabile anche per chi ha radici di estrema destra. Come ovunque in Europa, peraltro, la questione islam sembra essere diventata una prerogativa della destra, con la sinistra che tollera tutto nel nome del multiculturalismo: se lo volete conoscere, il mio pensiero al riguardo è riportato perfettamente qui. Alla resa dei conti, questi Sverige Demokraterna non sembrano quindi assimilabili a movimenti estremisti come Alba Dorata e Casa Pound. Quando la notizia del loro ingresso nel Riksdag, nel 2010, fece scalpore in Italia, mi veniva da sorridere: forze equivalenti erano già al parlamento, e al governo, nel Bel Paese da una ventina d’anni. Anzi, personaggi politici decisamente discutibili che in Italia la fanno da padrone con atteggiamenti apertamente razzisti, senza perdere la propria posizione, non avrebbero vita facile con un Åkesson che prova ad eliminare (o a nascondere, secondo molti) il marcio che ancora emerge fra i Demokraterna. Allo stesso modo mi fanno sorridere anche i commenti di questi giorni riguardo all’ingresso nel governo norvegese del “partito di Breivik”: l’Italia, in queste cose, è decisamente all’avanguardia. Ma quindi, dietro il partito del sorriso e la sua facciata “rispettabile”, si nasconde davvero un’anima razzista? In tutta sincerità, non mi interessa neanche troppo saperlo: qualunque sia la situazione, i Demokraterna restano distantissimi dalle mie idee e non prenderanno mai il mio voto. Anzi, spero proprio di non doverla scoprire mai, un’eventuale anima oscura nascosta…

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9 risposte a “Il partito del sorriso

  1. per quanto riguarda i Demokraterna non è chiaro se ci sia un’anima razzista, comunque cercano di tenerla nascosta. quelli della Lega (e non solo) invece l’anima razzista la dichiarano apertamente offendendo ogni giorno un ministro di colore.

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  2. Bravo! Un’analisi chiara e imparziale.

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  3. secondo me si usa sempre troppo spesso la parola Razzismo senza dare il giusto significato. Ebbi tra l’altro tempo fa una discussione proprio su questa parola, che era stata usata per descrivere un popolo intero! neanche qualche persona.
    quelli di Sverige Demokraterna, benché lontani dalle mie idee, sono però anche capibili da un certo punto di vista, la Svezia negli ultimi 20 e poco più anni è stata invasa da immigrati, compresi noi, e la popolazione è incrementata quasi del 25% grazie all’immigrazione. e fin li non penso ci siano problemi, i problemi li hanno creati gli immigrati grazie agli svedesi stessi, al governo svedese, socialdemocratico, che ha elargito e continua ad elargire soldi e aiuti agli immigrati..senza fondamentalmente chiedere nulla in cambio. tant’è che ad esempio quando feci il corso di SFI alcuni immigrati che erano li da due anni, mi dissero come mai studiavo cosi velocemente, cosi facendo avrei perso prima gli aiuti statali (che a me non arrivavano perchè svizzero-italiano e sposato con una cittadina svedese)…
    e tante altre storie simili…ora quelli di SD forse, e dico anche giustamente, si sono stufati di immettere tutti i soldi su gente che poi non produce, anche perché onestamente è la stessa società svedese che non chiede.
    In Svizzera ad esempio ci si scandalizzava, da fuori, che gli immigrati, specialmente Rom, venivano pagati per stare fuori dai confini elvetici, verissimo, ma la verità completa è che i soldi erano una scelta, infatti la Svizzera consentiva ai Rom di stare, soltanto se lavoravano e vivevano in case e non in roulotte. A queste condizioni preferivano prendere i soldi e andarsene.
    Io penso che l’accoglienza sia fondamentale (e qua ribadisco che chi taccia gli svedesi di razzismo non sa il significato di questa parola nel suo significato vero…possono essere chiusi, indifferenti, individualisti…)però anche delle regole per non essere spennati…
    se i Social Demokraterna stringeranno un pò il cordone con gli aiuti a pioggia senza chiedere nulla in cambio, ma mettendo dei paletti, tipo ti aiutiamo per due anni, ti paghiamo corsi e casa, e un piccolo assegno per il vitto, dopo di che devi camminare con le tue gambe, penso potranno “far fuori” quelli del partito del sole…altrimenti la Svezia andrà più vicina alla Danimarca che alla Norvegia…

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