Arrivati!

Partiti da Malmö in mattinata, abbiamo affrontato un tranquillissimo viaggio sulle autostrade svedesi.

Tappe in un caratteristico autogrill/pescheria dalle parti di Ljungby (c’ero già stato l’anno scorso), a Linköping dove abbiamo pranzato insieme all’altro espatriato Stefano “Riff”, a Norrköping per una breve visita turistica e, infine, arrivo nel tardo pomeriggio in quel di Stockholm.

Il tempo di portare a casa i bagagli e di sistemare un po’ di cose, e poi siamo andati a cenare dal pub irlandese O’Connells nella città vecchia.

Abbiamo trovato una splendida serata di agosto, con tanta gente in giro e una temperatura mite. Poi, a nanna presto, che oggi porto Lupo a fare il turista per i luoghi più caratteristici della città.

A Malmö

Un altro aggiornamento flash: siamo arrivati a Malmö questa sera alle 21 circa, dopo una sosta di tre ore a Lubecca, e una pausa di circa un’ora prima di riuscire ad imbarcarci a Puttgarden.

Malmö, che già conoscevo benino, è sempre splendida, in questa bella serata di agosto anche più del solito.

Domani si riparte, probabilmente in serata saremo a Stoccolma.

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On our way

Siamo in viaggio e va tutto bene!

Questa notte ci siamo fermati a Werneck, piccolo e suggestivo paesino tedesco in prossimità di una centrale nucleare.

Se tutto va bene e non incontriamo grossi intoppi, già questa sera potremmo essere a Malmö.

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Fusi

Stoccolma 13 luglio 22 e trenta
Drottinggatan alle 22:30 del 13 luglio
Stoccolma 30 Maggio 3:16
Sveavägen alle 3:15 del mattino del 30 maggio

Più persone mi hanno chiesto quale sia la differenza di orario fra Italia e Svezia. Questa domanda mi fa pensare che, certe volte, si possono dare per scontate cose che, evidentemente, non lo sono.
Svezia e Italia appartengono allo stesso fuso (il cosiddetto CET o GMT+1), e non c’è quindi alcuna differenza “ufficiale” di ora fra i due paesi.
Ciò che cambia radicalmente è la quantità di luce giornaliera: come si impara a scuola sin da bambini, infatti, più ci si avvicina ai poli più la durata di giorno e notte dipende dalle stagioni.
Sia chiaro: Stoccolma è comunque abbastanza al di sotto del circolo polare da non raggiungere certe situazioni estreme. Insomma, niente sole a mezzanotte d’estate nè sei mesi di buio d’inverno.
Però è indubbio che la situazione luminosità abbia comunque una componente per noi esotica e affascinante.
I momenti più suggestivi sono certamente quelli in prossimità dei due solstizi, a giugno e dicembre.
D’estate è davvero raro restare senza luce: il sole tramonta tardi e, anche dopo che l’ha fatto, c’è comunque un lunghissimo crepuscolo luminoso. Il buio comincia a farsi vedere solo dopo le undici di sera, ma è quasi un attimo. Poco dopo comincia già la fase di alba e, intorno alle due, il cielo è già chiaro. Capita di entrare in un locale quando sta scurendo, e di uscirne alle tre del mattino per ritrovarsi in pieno giorno: le prime volte, pur conoscendo la situazione, non ce lo si aspetta proprio!

Fra le altre cose, non è usanza nordica l’utilizzo di persiane, serrande e tapparelle. L’oscurità interna delle abitazioni (e il sonno degli occupanti) sono quindi garantiti, almeno teoricamente, dalle tende. Quando queste sono però sottili e non troppo efficaci, come nel caso del mio appartamento, bisogna farci un po’ l’abitudine.

Al momento, però, la situazione si va normalizzando: con il solstizio (in Svezia lo si festeggia) abbondantemente alle spalle, le giornate si vanno accorciando con una certa velocità. Intorno a settembre, in prossimità dell’equinozio d’autunno, la situazione sarà praticamente identica a quella italiana.

Stoccolma 29 novembre 15:29
La città vecchia in un pomeriggio di fine novembre

La situazione diventa ovviamente inversa in prossimità del solstizio d’inverno. Se alle otto del mattino (onestamente, non mi sono mai svegliato prima così da sapere a quale ora possa cominciare ad albeggiare) c’è già luce, già nel primo pomeriggio (intorno alle 15:30) cala l’oscurità. Se qualcuno si spaventa alla sola idea di tanto buio, c’è da dire che l’atmosfera natalizia e il gran gusto nell’utilizzo delle luminarie riescono a rendere assolutamente affascinante questo periodo dell’anno!

Stoccolma 27 novembre 16:24
Le quattro e mezza del pomeriggio del 27 novembre

Il percorso

Ho più o meno deciso quello che sarà il percorso del viaggio in auto che inizierò lunedi prossimo, assieme all’amico Alex “Lupo”, con cui mi incontrerò a Milano.

La prima decisione in assoluto è quella di evitare la Svizzera: dato che probabilmente avrò la macchina carica, voglio evitare qualunque possibile rottura di scatole con la dogana, sia in entrata che in uscita. Inoltre, come si suol dire, “la Svizzera non finisce mai”, i viaggi da quelle parti sembrano davvero eterni.

Passerò quindi dal Brennero, pur allungando e sperando di non incontrare code particolarmente mostruose da parte dei vacanzieri.

La grossa incognita era cosa fare nel passaggio Germania-Danimarca, per cui avevo tre alternative.
Il tragitto più lungo era quello via terra, cosa che mi avrebbe portato ad allungare di oltre 250 kilometri, ma anche di ammortizzare i costi dei traghetti.
L’alternativa più breve era quella di prendere il traghetto Rostock-Gedder, che però è costosuccio e ha poche corse giornaliere.
Ho scelto la via di mezzo: traghetto Puttgarden-Rodby, frequentissimo e un più economico. Non allungo troppo, spendo meno, e, se perdo una nave, non perdo troppo tempo ad aspettare quello successivo.

Più avanti, una volta passato il ponte di Öresund (lo spettacolare collegamento fra Danimarca e Svezia), potremmo avere una nuova alternativa: girare dal lato opposto del Lago Vättern per andare a fare una mangiata da un’amica. Questo, però, dipende chiaramente dagli orari.

Tutto ciò, fermo restando il fatto che i percorsi potrebbero essere modificati al volo in base ad eventuali esigenze particolari…

Final-trip
Il percorso previsto

Fine della vacanza

Ho affrontato questi miei primi quindici giorni in Svezia con spirito vacanziero, limitando al massimo gli impegni seri e pensando soprattutto a rilassarmi.

Ora viene il difficile: oggi sono di partenza per l’Italia. Sveglia alle quattro per finire di preparare i bagagli, prendere la metropolitana, arrivare alla Stazione Centrale, prendere l’Arlanda Express e quindi giungere all’aeroporto.

Quella di Arlanda è un’aerostazione metropolitana, moderna e perfettamente organizzata.
Non ha il feeling rustico e ammaliante del piccolo e distante aeroporto di Skavsta (utilizzato da quegli str***oni di Ry*n A*r), e l’atmosfera è molto più asettica e banale. Ma tutto funziona alla grande, dai banchi self service ai servizi per chi vola.

Una volta arrivato in Italia, mi aspetta una settimana di impegni vari (dubito che scriverò qualcosa su questo blog in quei giorni, ma se mi verrà in mente qualcosa lo farò), e poi la ripartenza il lunedi dopo, questa volta in auto con un amico.

Contando di essere di nuovo su in tre o quattro giorni (a seconda di come affronteremo il viaggio), a quel punto comincerà la mia vera vita svedese dopo questo breve antipasto di ambientamento. Verranno, probabilmente, dei momenti duri che, però, conto sapranno essere quantomeno “interessanti”. Cercherò di tenervi informati su tutti i miei progressi tramite queste pagine, sempre che voi continuiate a leggerle 😀

P.S.: Ieri, o forse l’altro ieri, è finalmente arrivata la nuova lavatrice condominiale, che però non ho ancora avuto di testare (avevo dietro abbastanza biancheria per sopravvivere fino ad ora), se ne riparla quando torno su!

A piedi

IMG_4221Di tutte le città che mi è capitato di vedere, non ne ho mai trovata una più a misura di pedone di Stoccolma.

Anche senza andare nelle zone esclusivamente pedonali, come Drottninggatan (la Strada della Regina, nella zona moderna e commerciale di Stoccolma centro, vedi foto), passeggiare per queste strade è una vera gioia: traffico ridotto ai minimi termini (è esilarante, certe volte, sentirli lamentare di situazioni che per noi sarebbero da pacchia), attraversamenti pedonali costruiti per favorire i pedoni (e gli automobilisti rallentano e talvolta ti fanno passare anche quando hanno la precedenza, cosa quasi impensabile dalle nostre parti!), sempre massimo rispetto per chi non si muove con un mezzo proprio.

Non so dire se tutto ciò è merito di una semplice differenza di cultura, della congestion tax (la mini-tassa che paga chi non risiede a Stoccolma città per entrarvi con l’auto) o, semplicemente, del fatto che i mezzi pubblici sono talmente efficienti e comodi da rendere superfluo l’utilizzo delle autovetture. Probabilmente è una combinazione di tutte queste cose.

Insomma, qui il rischio di essere investiti è quasi inesistente (paradossalmente è più facile correre il rischio con le biciclette, se ti dimentichi che qui esistono dei percorsi ciclabili), e quindi riesci a camminare con molta più tranquillità e serenità.
Quello che sarà più difficile, quindi, sarà cominciare a guidare regolarmente qui, dimenticandosi le follie italiane su attraversamenti pedonali e semafori.

Questo discorso mi da modo di parlare anche della Congestion Tax (che qui ha suscitato scalpore e polemiche) e di paragonarla ad una simile iniziativa introdotte in Italia.

A Milano c’è l’Ecopass: tutte le auto di non ultima generazione (e quindi inquinanti) che superino i varchi cittadini devono pagare la tassa di ingresso giornaliera entro il giorno successivo, altrimenti si vedono arrivare a casa delle multe salatissime.

A Stoccolma c’è la tassa di ingresso: i non residenti pagano (un costo variabile da 0 a 20 corone in base alla fascia oraria) ogni volta che superano i varchi di accesso al centro (fino a un massimo di 60 corone – meno di 6 euro – al giorno), ma non si devono preoccupare di fare tutto di corsa col rischio di dimenticarsi. A fine mese il comune di Stoccolma manda semplicemente il conto a casa, senza alcuna multa o penale. Si può anche richiedere di farsi addebitare direttamente il costo sul proprio conto in banca, come per le bollette da noi.

Insomma, in Italia si mette in difficoltà il cittadino (sperando probabilmente che ogni tanto si dimentichi di pagare), qui, pur con il fastidio di una tassa che molti preferirebbero non pagare, lo si agevola.

Svenska

Da qualche giorno ho ripreso, in attesa di iscrivermi ad un corso “vero”, i miei studi da autodidatta di Svedese.

rosetta1Per fare ciò sto utilizzando un software chiamato Rosetta Stone, che ho acquistato tempo fa nella versione con il corso svedese, per l’appunto. Avevo già iniziato a studiare la lingua ma, purtroppo, per questioni di tempo avevo praticamente mollato tutto: adesso ho ripreso cominciato dal ripasso delle ultime lezioni che avevo già seguito.

C’è da dire che questi corsi sono ben fatti: utilizzano metodi intuitivi di apprendimento, che rendono il tutto abbastanza semplice ed immediato. Ovviamente sono ancora alle prime lezioni, quindi non posso esprimere un giudizio definitivo, però mi sentirei di consigliare questo prodotto.

Veniamo quindi all’oggetto di studio: lo svedese è una lingua germanica, una sorta di punto di contatto fra il tedesco e l’inglese. A livello di suono, però, è una lingua molto dolce e musicale, quasi cantalenante: nulla a che vedere, quindi, con le asprezze teutoniche o con l’essere diretto tipico della lingua inglese.
Tempo fa ho incontrato persone della Svezia del nord che mi hanno detto che la parlata Stoccolmese è parecchio effemminata, mentre solo nel Nord si parla uno svedese più “vichingo”. Erano metallari. Chiaramente, da parte mia, non ho ancora avuto modo di approfondire le differenze nella parlata.

Grammaticalmente, almeno a quello che posso vedere finora, è una lingua relativamente semplice: le parole hanno desinenze che possono cambiare a seconda del contesto (talvolta inglobando il ruolo dell’articolo), ma direi che siamo comunque molto lontani dalla complessità dei casi tedeschi. Per altri versi, poi, sembrerebbe essere anche più semplice dell’inglese.

Quello che è davvero spiazzante è la pronuncia. Già prendere il suono corretto delle vocali non è facilissimo (sono lievemente spostate rispetto all’italiano o al tedesco, e non alla maniera dell’inglese), ma sono le consonanti, e relative combinazioni, su cui bisogna prendere la mano: la g diventa spesso una i (devo ancora capire se ci sia un senso con cui utilizzare una pronuncia piuttosto che l’altra: quando ho chiesto non mi hanno saputo rispondere), la k diventa una sh sparata, skj ha un suono vicino ad una h aspirata dura e così via.

La r è spesso muta (anche più che nell’inglese britannico), e ho notato varie “irregolarità” (almeno alle mie orecchie) di pronuncia che devo ancora ben focalizzare.

Ovviamente, sono ben lungi dall’essere in grado non solo di parlare la lingua, ma anche solo di capire quello che leggo (anche se sto iniziando a prendere la mano sui menu dei ristoranti, e a capire cosa andrò a mangiare).

Il fatto che tutti qui parlino bene l’inglese è da un lato una benedizione (perché non ci sono barriere linguistiche una volta arrivati qui) e dall’altro una maledizione (perché ti rende meno strettamente necessario imparare la lingua locale per sopravvivere).

Adesso mi ci dovrò mettere d’impegno…

Alcohol

Mentre in Italia si cerca di tirar fuori nuove leggi, senza riuscire al contempo ad applicare quelle vecchie, la questione alcol in Svezia è da sempre parecchio sentita.

Penso che più o meno tutti sappiano che qui si beve parecchio, non solo birra ma anche tanti superalcolici.

Uno dei metodi messi in atto dallo stato per contrastare il problema è il monopolio della vendita dell’alcohol per uso domestico: qui non puoi comprare da bere al supermercato (salvo certe birre a bassa gradazione) ma devi andare nei negozi della Systembolaget, la cui funzione dichiarata è “minimizzare i problemi relativi all’alcol, tramite una vendita responsabile senza fini di profitto”.

All’interno di questi shop non ci sono pubblicità di marchi, non ci sono offerte speciali, e ci sono tutta una serie di restrizioni (orari predefiniti, regole interne) che servono a dissuadere dall’acquisto. Gli stessi negozi sono diffusi in maniera ben definita sul territorio, perché una proliferazione degli stessi sarebbe dannosa.

Capita spesso che molti svedesi, quando vanno all’estero, si carichino la macchina di bevande alcoliche per il viaggio di ritorno! 😉

Il Systembolaget, che è un monopolio di stato, è in piedi dal 1955, ma già prima l’alcohol veniva venduto con limitazioni tramite  varie compagnie che dovevano utilizzare impopolari sistemi di razioni.

Diversa la questione per i locali: ovviamente qui la vendita è libera, ma bisogna comunque fare attenzione. Le attività che vogliano ottenere la licenza di vendita di alcohol devono adempiere a molte regole e affrontare una lunga trafila burocratica: fra le altre cose, sono tutti obbligati ad avere una cucina in cui si preparino i piatti in loco (microonde e precotti non vanno bene). E, per tutto il tempo in cui servono alcool devono sempre offrire cibo, senza poter chiudere la cucina. 
Pub, discoteche e compagnia, sono praticamente obbligati a reclutare delle forze di security esterne, fornite da compagnie di professionisti.
La security è estreamente ferra: non lascia entrare nel locale chi sia già in stato (anche solo lievemente) alterato, ed al primo segno di eccesso o mancanza di lucidità ti sbatte fuori senza troppi se e ma. 

In genere, quelli che per primi sono sbattuti fuori sono i turisti (italiani e spagnoli in primis) che, abbagliati dal mare di belle ragazze, non usi a bere quanto le controparti scandinave e assolutamente non a conoscenza delle strette regole di sicurezza, finiscono subito per passare il limite.

Il giudizio dell’addetto di sicurezza è insindacabile: se uno di loro ha deciso che sei fuori, sei fuori. Molti di loro sono persone esperte che sanno fare il loro lavoro e riconoscere i veri problemi, altri sono tavolta dei nuovi arrivati e tendono ad essere troppo zelanti.
Personalmente (ma è un caso limite) mi è capitato di essere sbattuto fuori perché ero fatto, come si poteva capire dalle mie pupille dilatate e gli occhi rossi, senza che il tipo e i suoi compari ne volesse sapere che portavo le lenti a contatto e soffrissi di occhio secco.
Solo l’intervento di un’amica poliziotta, che ha garantito per me, mi ha permesso di rientrare.

Personalmente ho la fortuna di non avere mai esagerato troppo con il bere, quindi riesco a contenermi ed evitare brutte sorprese: dopo aver bevuto birra mi ritrovo spesso ad ordinare della Red Bull, per la sorpresa del barista che, talvolta, finisce per infilarci dentro, automaticamente, della vodka non richiesta. (“Red Bull, just Red Bull”!)

Conosco i miei limiti, sono un pessimo bevitore, e, come dico spesso ai miei amici scandinavi, “non ci penso assolutamente a provare a starvi dietro”. Anche perché, quando capita…

In ogni caso (negozi, locali), la vendita è vietata ai minori, e le persone che dimostrano “fino a 25 anni” sono obbligate a mostrare un documento di identità. Una volta è stato chiesto, con mia grande sorpresa, pure a me.

Ciaùscolo

Il ciaùscolo è un delizioso insaccato spalmabile tipico di alcune zone del centro italia (Marche in particolare).
Nel resto d’Italia non è particolarmente noto, forse anche perché risente particolarmente del “cambio d’aria”: il ciaùscolo buono sul serio si mangia solo nelle Marche e zone limitrofe. Ed è una vera delizia per il palato.

Tutto mi sarei aspettato, quindi, di ritrovarmelo qui in Svezia, confezionato da un’azienda locale. Oddio… in verità, a guardarsi, non sembra assomigliare granché al ciaùscolo vero, e anche l’etichetta “Una gustosa salsiccia aromatizzata con agrumi, sale e peperoncino” non lascia esattamente ben sperare (anche se in alcune varianti si utilizza la buccia d’arancio).

Chissà, un giorno la mia curiosità elementare mi porterà a provarlo. D’altronde qui gli insaccati li sanno anche fare, basterà non aspettarsi di mangiare del ciaùscolo 😉

ciauscolo1

Detto questo, oggi ho vissuto la mia prima brutta sorpresa meteorologica, nel senso che, uscito di casa in maniche corte come al solito, mi sono reso conto che faceva freschino e c’era il cielo pesantemente coperto (no, non sono il tipo che guarda fuori dalla finestra prima di uscire).
Obbligatorio quindi il rientro a casa a recuperare l’impermeabile (anche se poi, nel tempo in cui sono stato fuori, non ha piovuto).

Oggi ho anche fatto il mio primo salto in banca per aprire un conto corrente, ma di queste disavventure vi racconterò nei prossimi giorni quando avrò raccolto qualche altra esperienza.

Aggiornamento dell’agosto 2010: nel frattempo, il Ciaùscolo della Scan ha dovuto cambiare nome in Santoreggia, dato che il vecchio nominativo era coperto dalle norme europee sulla protezione geografica. Non ho ancora avuto il coraggio di assaggiarlo. 😀


Update: qualche tempo dopo il Ciaùscolo svedese ha dovuto cambiare nome in Santoreggia, per via della denominazione d’origine protetta. Ho scritto qualcosa al riguardo qui.

Mamme

Una cosa che ho trovato davvero impressionante, in questi due anni di frequentazione costante della Svezia, è la percentuale di ragazze madri.

Sarà che qui le relazioni durano evidentemente meno che da noi (e sono impostate su criteri differenti), sarà che le ragazze svedesi vivono certi aspetti della vita sociale in maniera molto simile ai maschi (e, forse anche per questo, qui la parità non è un miraggio), sarà che c’è una tranquillità di fondo decisamente maggiore (lo stato sociale ti aiuta in maniera tangibile)… l’impressione è che ci sia anche molta più nonchalance procreativa, anche da parte delle ragazze più giovani.

La cosa positiva è che il tutto non sembra avere una cappa drammatica (come potrebbe essere da noi), ma parrebbe apparire come la più naturale delle situazioni.

Sia chiaro: le mie sono solo impressioni superficiali, non posso dire di conoscere adeguatamente il fenomeno… ma mi sembra che queste mamme single, pur con qualche compromesso, riescano ad avere una vita relativamente normale, anche dal punto di vista sociale, senza che ciò pregiudichi la crescita o l’educazione dei figli.

Vedremo se il tempo confermerà queste sensazioni…

Tunnelbana

La Tunnelbana è la metropolitana svedese, un’esperienza che va assolutamente raccontata.

L'interno di un trenoSiete abituati ai mezzi pubblici italiani affollatissimi, modello carri di bestiame? Ecco, dimenticateveli pure: non mi è mai capitato di viaggiare stipato, e si trova quasi sempre posto a sedere su comode poltrone in tessuto.
Lo stesso discorso vale per gli autobus, assolutamente organizzati e capillari.

Molte cose qui si fanno ancora all’antica: se è vero che tessere e abbonamenti sono gestiti tramite tessere magnetiche, per i biglietti ordinari c’è il gabbiotto con il buon vecchio bigliettaio (sugli autobus se ne occupa direttamente il conducente), che vi prende/vende i coupon o timbra la striscia.

Il sistema dei coupon è un po’ particolare: per viaggiare nella zona “urbana” (che comunque include i comuni dell’hinterland, come Bromma o Solna), o comunque in una sola zona, bisogna usare due coupon. Se sconfini in un’altra zona i coupon sono tre, mentre se le zone sono tre i coupon diventano quattro.

Due coupon (il biglietto ordinario urbano, per intenderci) costano 30 corone (2,7 euro), e durano un’ora. A differenza che in Italia, però, si può utilizzare liberamente in detto lasso di tempo: puoi quindi uscire e rientrare dalla metropolitana tutte le volte che ti pare.
Spesso il bigliettaio, se vede che hai sforato di poco l’ora, ti fa passare comunque. Altre volte, quando ha finito il turno, mette un cartello “chiuso” e fa segno di passare liberamente. In occasione di eventi (come concerti o fiere), quando la gente rientra a casa, per evitare code interminabili alle barriere le aprono e fanno entrare tutti senza biglietto.

 

Biglietto cumulativo della metro
Biglietto cumulativo della metro

 

Se si vuole risparmiare un po’ rispetto ai prezzi dei biglietti (più cari che in Italia, anche se il servizio non è neanche lontanamente comparabile) ci sono le cosiddette travel card (24 ore, 72 ore, 7 giorni, 30 giorni, trimestrali o annuali) che non sono comunque economicissime, e convengono soprattutto a chi i mezzi pubblici li prende davvero spesso.

Una possibile alternativa sono le “strisce” (vedi foto), che funzionano come i coupon (uno spazio sulla striscia equivale ad un coupon, su una striscia ce ne sono 16) ma che, dato che li compri in blocco, ti costano un po’ di meno(2€ per il biglietto urbano da un’ora). Una striscia può anche essere utilizzata per fare entrare più persone contemporaneamente allo stesso varco.

In alternativa i biglietti possono essere acquistati alle macchinette automatiche, oppure via sms (basta far vedere il codice di ritorno al conducente/bigliettaio): in tal caso il costo è uguale a quello standard, ma il biglietto dura 75 minuti anziché un’ora!

La Tunnelbana, fra l’altro, ha lunghi tratti che passano in superficie (per lo più è solamente la parte di Stoccolma città ad essere sotterranea), cosa che permette di ammirare alcuni scorci notevoli, in particolare al crepuscolo. Purtroppo le foto, scattate con il telefonino (quando esco la sera non mi porto dietro la macchina fotografica) non rendono giustizia alla loro bellezza.

Viste serali dalla metroViste serali dalla metro-2Alla stazione

Le linee della grande T sono 3, con un certo numero di diramazioni. Sono inoltre integrate con la rete dei treni, che funzionano molto bene e possono essere presi utilizzando gli stessi biglietti/coupon della metro.

Casa

Dato che me le avete chieste, eccovi un po’ di foto dell’appartamento: per oggi cominciamo dall’esterno!

Ecco come si presenta la strada che porta verso il condominio. Come potete vedere, per essere città, il verde non manca (fuori cinguettano gli uccellini, in questo momento).

La strada di casaIl condominioDa fuori

Il portoneUna caratteristica per noi curiosa, può essere l’assenza dei citofoni: in Svezia, generalmente, i condomini ne sono sprovvisti. Per entrare bisogna inserire un codice nel tastierino numerico che potete vedere nella foto qui a fianco.

Posso immaginare che, in realtà, questi codici non siano poi così ultrasegreti (ad esempio: i postini ne sono a conoscenza), ma, evidentemente, non ci si da poi troppo peso.

L’altra sera ho avuto un momento di panico: rientrando alle 4 di mattina, non mi accettava la combinazione. Per fortuna, al terzo tentativo tutto è andato a buon fine.

Qui vedete invece la washing room: è molto spartana, con gli elettrodomestici vecchi (per non dire “rotti”, come già spiegato), ma è comunque un’ottima cosa non dovere avere una lavatrice in casa.
Personalmente, sarei favorevolissimo ad importare quest’usanza anche in Italia.

Washing Room 1Washing Room 2

Ecco invece come si presenta l’appartamento.

La sala:
La salaLa sala dall'altro lato

Il cucinino (coi piatti sporchi):
Cucina

Il bagno:
Bagno

L’armadio/dispensa:
armadio

Per ora è tutto. Questa sera esco… spero, stanotte, di ritrovarla, la strada di casa! 😛

Lavatrici

Oggi ho incontrato il mio “padrone di casa” (lo conosco da un paio d’anni, ma non ci eravamo ancora visti da quando mi sono trasferito qui), che è venuto a spiegarmi alcune informazioni, cose che, per lo più, sapevo già ma che è sempre meglio ribadire, nonché a prendere l’affitto dei primi due mesi.

Una cosa che differenzia il tipico appartamento italiano da quello svedese è che qui non serve acquistare una lavatrice: ogni condominio è dotato di una sala apposita, che contiene lavatrice ed asciugatrice (vi ci voglio vedere, a stendere la roba fuori d’inverno quando ci sono poche ore di sole e temperature rigide). Oggi mi ha fatto vedere dove è questa sala e le modalità di accesso e prenotazione: una semplice lista in cui basta segnare il proprio nome negli slot di tempo disponibili. Peccato che la lavatrice si fosse appena rotta: il condominio aspetta un rimpiazzo… speriamo che ci siano delle istruzioni in inglese!

David mi ha anche fatto notare (come se non me ne fossi già accorto) che le pareti sono molto sottili, e chi capiterà di sentire parecchio i vicini. Per fortuna, gli svedesi sono silenziosi e poco caciaroni.

Per il resto tutto a posto. In strada, quando porterò su l’auto, potrò posteggiare liberamente: c’è solo una limitazione per un solo giorno alla settimana, e solo d’inverno (immagino sia per l’eventuale passaggio di spazzaneve). Fra l’altro, parlando d’auto, avendo una targa estera sarò uno dei fortunati che potrà tranquillamente entrare in Stoccolma “città” (ricordo che io abito a Bromma), senza dovere pagare la tassa d’ingresso che spetta a chi non è, appunto, di Stoccolma città.  Personalmente, però, preferirò muovermi con l’ottima Tunnelbana, di cui, probabilmente, vi racconterò qualcosa domani.

Kötbullar

Oggi, per la prima volta, mi sono cucinato da solo le köttbullar (pronuncia approssimativa “sciòtbulla”), le celebri polpettine di carne svedesi note in Italia come “polpettine dell’IKEA”.
Tenendo conto che erano surgelate (Findus), che non avevo un microonde per scongelarle, che mi mancavano sia le patate che la salsa che la marmellata di lingonberry (mirtillo rosso), che ho dovuto cuocerle in una vecchia padella con dell’italianissimo olio extravergine di oliva, alla fine non mi posso lamentare. Erano buone.

Nota per il futuro: trovare un posto che venda padelle decenti, più qualche altro attrezzo da cucina (una griglia, ad esempio).

Nel pomeriggio, dopo avere riconsegnato la macchina che avevo utilizzato ieri sera per andare a Västerås, sono ripassato al supermercato sotto casa.
Fra le altre cose, penso di avere comprato – ma non ne sono troppo sicuro – della carta da forno.
Quello che fa piacere è notare la presenza di notissime marche italiane (vedi foto) 😉

Facendo un salto indietro nel tempo, ieri sera sono andato a vedere i Deep Purple a Västerås, a circa un’ora e mezza di macchina da Stoccolma. La venue, era un posto relativamente piccolo (2500 persone, direi), ma ottimamente congegnata con struttura ad anfiteatro, ben equipaggiata, e appositamente studiata per la musica. Roba che in Italia ci sogniamo.

P.S.: I panini nordici con i semini saranno la mia rovina alimentare!