Archivi categoria: AIRE

Referendum: si vota!

Buste e schede

La settimana scorsa ero stato ancora all’Ambasciata per fare una procura al fine di vendere il mio appartamento a Milano (costo totale: 320 corone, molto meno di quanto prendono i notai in Italia).
Già che c’ero, ovviamente, ho chiesto una volta di più informazioni sul voto a distanza per il referendum.
Le risposte sono state ancora una volta nebulose (“dovrebbe poter votare, ma non lo sappiamo con certezza”), seguite da un ben poco rassicurante “Per questa votazione il Ministero dell’Interno ha deciso che prendono tutto in mano loro!”.

Dopo aver passato qualche giorno nell’incertezza, oggi la grande sorpresa: nella casella della posta c’era una busta inviata dall’Italienska Ambassaden. All’interno, le quattro schede referendarie, una busta beige preaffrancata, una busta bianca, un foglio di istruzioni e uno che contiene il certificato elettorale e il tagliando elettorale da ritagliare.
Le istruzioni sono molto semplici: devo votare con biro blu o nera sulle schede, infilarle nella busta bianca, infilare la busta bianca all’interno di quella beige assieme al tagliando elettorale e spedire tutto all’indirizzo prestampato. Il tutto deve arrivare entro il 9 giugno ma, con le Poste Svedesi, non dovrebbero esserci problemi.
Inutile dire che ho già votato e che al più tardi domani mattina provvederò ad imbucare la busta!
La mia prima volta da Italiano all’estero… sperando solo non sia inutile!

Annunci

Carte d’identità e Referendum

Dato che la mia carta d’identità italiana è scaduta a gennaio, ho provveduto adesso a rinnovarla, presso il solito prefabbricato verde dell’Ambasciata. Dopo qualche settimana ho avuto finalmente conferma che il mio documento era pronto.
La prima considerazione è di tipo generale: avrei potuto prolungare gratuitamente la durata della vecchia carta (da 5 a 10 anni), ma sinceramente non mi è sembrato il caso. In pratica mi avrebbero dato un fogliettino aggiuntivo, che avrei dovuto portarmi dietro assieme al vecchio documento. Per 92 corone ho preferito quindi avere una nuova carta, piuttosto che un’aberrazione simile. Inoltre volevo un documento che indicasse chiaro e tondo il mio status di residente all’estero iscritto all’AIRE, per godere di quelle pochissime agevolazioni che ne conseguono.

Anche qui la cosa ha del ridicolo: nel maggio 2011 la moderna Italia del G8 rilascia ancora carte d’identità solo in formato cartaceo. Scomode da portare in giro, fragili e persino insicure (vedi la foto “spillata” sul documento).
Per intenderci: la mia carta d’identità svedese, rilasciata da Skatteverket, è un tesserino modello bancomat, molto comodo, utilizzabile per il riconoscimento elettronico online e che mi permetterebbe quindi, fra le altre cose, anche di fare la dichiarazione dei redditi (ne avessi uno) da casa.
C’è da dire che la legislazione sulle carte d’identità in Svezia è molto diversa da quella italiana: innanzitutto non è obbligatorio avere il documento, inoltre le carte rilasciate da vari enti pubblici (come Skatteverket) o banche (anche loro hanno l’autorità per farlo e anche quelle sono valide per il riconoscimento online) non sono valide per l’espatrio (se non per i paesi del Consiglio Nordico). Molti svedesi, quindi, non hanno proprio la carta d’identità, e si limitano ad utilizzare la patente ed il passaporto. Fanno ovviamente eccezione i giovani che ancora la patente non ce l’hanno, e che hanno bisogno della legitimation per entrare in pub e locali o comprare alcool. Anzi, non sono in pochi ad avere un documento falso, per poter mentire al riguardo dell’età.

A partire dal 2005, esiste anche una Nationellt identitetskort, rilasciata dalla Polizia esclusivamente ai cittadini svedesi che vogliano averla, del tutto equivalente alla nostra. Il formato, è, ovviamente, quello del tesserino con chip.

La mia nuova carta d’identità italiana è quindi una normalissima carta vecchia stampo, anche se ha qualche caratteristica particolare. Invece di riportare, sul fronte, l’indicazione “COMVNE DI”, c’è invece l’indicazione “Ufficio Consolare” (seguito da “Ambasciata Stoccolma”). Sul retro, oltre alla scadenza, è riportato che sono iscritto all’A.I.R.E. di Milano.
Questa è stata una sorpresa: avevo infatti richiesto di essere spostato sull’A.I.R.E. di Genova, e, durante la mia ultima visita all’Ambasciata mi era stato detto che il trasferimento era risolto con successo. Invece, adesso, non c’è traccia della mia pratica e non mi hanno saputo dire nulla di se e quando questa andrà a buon fine.

Già che ero lì, ho chiesto un’informazione importante: come funzionano le cose per poter votare ai referendum di giugno. La risposta è stata una non risposta: mi è stato chiesto da quanto sono iscritto all’A.I.R.E. (“da dicembre”), e, a quel punto, mi è stato detto che, sì, probabilmente dovrei ricevere tutto a casa per votare a distanza, ma che non c’è nulla di certo al riguardo.
In pratica non so, al momento, se potrò votare o meno per i referendum (perdendo quindi eventualmente un diritto fondamentale), non so se la pratica per il trasferimento influirà sulla cosa e non so, addirittura, se proprio esista una pratica per il trasferimento.
A questo punto dovrò chiamare l’A.I.R.E. di Milano per sapere se e quando mi spediranno il materiale per votare, e rimandare la documentazione per il trasferimento dopo il referendum stesso (giusto per non rischiare).

L’Italia in Svezia

 

L'Ambasciata vista dalla strada

L’Ambasciata Italiana ha sede in uno dei posti più suggestivi di Stoccolma, l’isola parco di Djurgården, in uno splendido palazzo chiamato Oakhill e sito in cima ad una collina con splendida vista sul fiordo di Saltsjön.

Il nome Oakhill fu originariamente utilizzato dall’emissario diplomatico inglese Sir Thomas Baker per indicare la sua residenza estiva, un prefabbricato verde di legno ideato nel 1820 dall’architetto Fredrik Blom. Blom ha progettato importanti edifici nell’area di Djurgården e Skeppsholmen, ma è anche noto in particolare anche proprio per i suoi prefabbricati, un concetto rivoluzionario all’epoca.

A inizio ventesimo secolo l’area fu acquistata dal Principe Guglielmo, che fece demolire tutte le abitazioni esistenti, con l’esclusione del prefabbricato di Blom, per far costruire la nuova residenza.

 

Il Tricolore su Oakhill (dal 1926)

L’incarico fu affidato al grande architetto Ferdinand Boberg, con un compito importante: il palazzo era il dono di nozze della famiglia imperiale russa (che si accollò i costi) per il matrimonio fra Guglielmo e la Principessa Maria Pavlovna.
L’edificio, completato nel 1910, è un sontuoso palazzo di 40 stanze, posto in una posizione magnifica e con una vista spettacolare.
Il matrimonio naufragò in fretta e la casa si ritrovò vuota. Nel 1926, dopo essere stata affittata a diplomatici americani, Oakhill è stata acquistata dal’Italia, che ne ha fatto la sede dell’Ambasciata e la residenza dell’Ambasciatore. Il prezzo d’acquisto fu di 100.000 corone, una cifra considerevole per l’epoca.
In condizioni normali, i comuni mortali come me non hanno accesso al palazzo. Tutte le operazioni per noi cittadini all’estero vengono effettuate nella Cancelleria Consolare che è sita (indovinate dove?) proprio nel prefabbricato verde di Blom.

 

Il prefabbricato verde, sul fianco di Oakhill

Quest’ultimo, al di là della sua importanza storica, è, visto con gli occhi di oggi, semplicemente un brutto prefabbricato verde di legno. Sicuramente non gli ha giovato il fatto di essere trasformato da residenza estiva in “moderno” locale per uffici, con il gabbiotto del carabiniere (sì, ci sono i Carabinieri a Stoccolma!) e gli sportelli per le operazioni. Anche il piano superiore, che visiti per fare le foto per il passaporto o altre questioni, non ha, per quanto mi riguarda, un fascino particolare.

Quando scrivo, quindi, di essere stato all’Ambasciata lo dico per semplicità: in realtà quella che visito è la Cancelleria Consolare.
Una cosa devo aggiungere: lo staff della cancelleria si è sempre dimostrato molto disponibile, cordiale ed efficiente nel fornire le informazioni. Insomma: nulla a che vedere con la frustrazione che spesso ti prende quando ti ritrovi ad avere a che fare con gli sportelli per il cittadino in Italia, dove ti può capitare di essere trattato con freddezza o avere mezze o non-risposte.

Burocrazia alla svedese

Anche qui la burocrazia non scherza, in particolare per quanto riguarda la famigerata Försäkringskassan, l’assicurazione sanitaria nazionale.
Qualcuno di voi ricorderà che a gennaio, completata l’iscrizione all’AIRE, ho inviato la documentazione per essere iscritto alla “mutua” svedese.

Ieri mattina sono andato all’ambasciata italiana per rinnovare la carta d’identità scaduta, verificare di essere stato trasferito dall’AIRE di Milano a quella di Genova (fatto!) e chiedere informazioni sulla validità della mia vecchia tessera sanitaria italiana. Una volta avuto conferma del fatto che “no”, non ha più valore, mi sono deciso a contattare Försäkringskassan, verificare lo stato della mia iscrizione e richiedere quella svedese.
La risposta della signorina delle informazioni è stata… “non hanno ancora preso una decisione al riguardo della tua iscrizione, ma sollecito subito”.
Dopo essermi trattenuto dal dire che, no, non c’è alcuna decisione da “prendere”, perché sono cittadino EU residente in Svezia e l’iscrizione alla Försäkringskassan mi spetta automaticamente per diritto, ho ringraziato per il sollecito (in fondo la ragazza del callcenter non c’entra nulla) riservandomi di chiamare nelle prossime settimane per rompere le scatole in maniera più determinata.

Capisco sempre di più (dopo avere già avuto dei primi sentori della situazione per questioni riguardanti mia moglie) la frustrazione degli svedesi nei confronti della Försäkringskassan: in un paese in cui tutto (o quasi) funziona a meraviglia, avere una burocrazia da terzo mondo per ciò che riguarda la sanità, peggiorata peraltro dopo i tagli degli ultimi anni, non è una bella cosa.

La mia situazione è attualmente “in sospeso”: in quanto residente, dovrei comunque aver diritto all’assistenza sanitaria di base in Svezia e, in maniera un po’ più complicata, in Italia… ma, se dovessi andare in Francia o Spagna, dovrei ricorrere ad un’assicurazione privata.
Solleciteremo in fretta…

A.I.R.E.

Ovvero, l’iscrizione all’Anagrafe Italiana dei Residenti all’Estero, uno degli ultimi atti che ancora dovevo eseguire.

A fine novembre ho inviato la documentazione necessaria alla cancelleria consolare dell’Ambasciata, un paio di giorni fa mi è arrivata la lettera di conferma dell’iscrizione all’A.I.R.E. di Milano (la mia ultima città di residenza). Subito dopo, ho però richiesto un piccolo aggiustamento: di essere migrato sull’anagrafe di Genova, dato che è la città in cui sono nato, in cui ho vissuto gran parte della mia vita e in cui risiedono i miei genitori. Aspettiamo anche questa operazione.

Quello che è importante è che ora, per il nostro Stato, sono non più ufficialmente residente in Italia. Nelle prossime settimane cercherò di capire, magari facendo un salto proprio all’Ambasciata, che conseguenze pratiche ci possano essere. Ad esempio, uno dei dubbi è se io debba reimmatricolare l’auto in Svezia, se sì entro quanto tempo e se no se non mi convenga farlo comunque (tenendo conto che a maggio dovrei anche fare la prima revisione). Se qualcuno ha già fatto esperienza al riguardo faccia un fischio! 😉

Neopatentato!

Da ieri sono ufficialmente neopatentato… alla svedese! Prima di procedere con la mia iscrizione all’AIRE (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero), ho infatti dovuto procedere a convertire la mia patente italiana in una svedese. Questo perché, in caso di smarrimento o rinnovo, una volta iscritto all’AIRE, l’Ambasciata non sarebbe stata in grado di aiutarmi.

La procedura di conversione è stata tutto sommato semplice, ma ha richiesto molto più tempo di quanto non avrei pensato, tenendo conto che avevo iniziato a muovermi già dalla scorsa estate.

Il primo passo è stato infatti di richiedere un modulo da inviare al Transportstyrelsen (un po’ l’equivalente della nostra Motorizzazione). Per ottenerlo mi è bastata una semplice telefonata, ma, se avessi avuto un auto registrata a mio nome in Svezia, lo avrei potuto richiedere via internet. Il modulo mi è arrivato nel giro di un paio di giorni.

Due piccoli problemi hanno ritardato la compilazione del modulo da parte mia e il reinvio al Transportstyrelsen. Il primo è che, assieme al modulo, dovevo inviare un Personbevis (qualcosa di simile all’attestato di famiglia), ma la registrazione del mio matrimonio ha richiesto anch’essa più tempo del previsto e, in quella fase, tutto era congelato. Il secondo è che dovevo mandare al Transportstyrelsen anche la mia patente italiana originale. Qui in Svezia non ci sarebbero stati problemi: mi sarebbe bastato mostrare la carta d’identità e una fotocopia della patente originale e la polizia avrebbe potuto verificare l’esistenza di una pratica di conversione aperta. Avendo una visita in Italia programmata per fine settembre (poi saltata), ho però dovuto ritardare l’invio della documentazione. Poco male, una volta accertato che non sarei andato in Italia a settembre ho provveduto ad inviare il tutto. Prima di farlo, ho dovuto anche procedere al pagamento di un bollettino di 600 corone (una sessantina di euro).

Quella successiva è stata davvero la fase che ha preso più tempo: ho guidato per quasi due mesi in Svezia senza una patente vera… e quando poi siamo effettivamente andati in Italia a fine ottobre non ho potuto usare la macchina. Quando ho telefonato per chiedere spiegazioni, mi è stato detto che, in quel momento, la pratica era bloccata dalla burocrazia dello Stivale.

Venerdi scorso mi è arrivata finalmente la conferma dell’avvenuta conversione. Ho dovuto rimandare indietro al Transportstyrelsen un minimodulo su cui ho incollato una fototessera (purtroppo orribile, ma fare fototessere qui costa un patrimonio, anche nelle cabine, e quindi ti tieni quelle che hai) e apposto la mia firma. Nel giro di tre giorni lavorativi, mi è arrivata la notifica del fatto che potevo ritirare la mia nuova patente alle poste.

La cosa che fa un po’ sorridere è che, per ritirare la patente (che ti viene data in mano, non in busta chiusa), ho dovuto produrre un altro documento svedese… come se l’addetta delle poste non potesse verificare, direttamente tramite la patente stessa, che la persona ero io! Avendo io la carta d’identità rilasciata da Skatteverket, non c’è stato alcun problema: avessi avuto solo il passaporto, un’altra persona avrebbe dovuto garantire per me. Burocrazia. 😀

La patente è molto simile a quella che avevo in italia: un tesserino rosa con foto, tutta l’impostazione generale è pressoché identica. Ovviamente, e non c’erano dubbi, su quella svedese non può mancare il famigerato personnummer, oltre a qualche “fighettata” (scritte che cambiano a seconda dell’angolo di visione, mostrando l’anno di nascita o la firma) che non ho idea se sia stata aggiunta anche sull’ultima versione della patente tricolore. Nota molto positiva: la mia nuova patente ha validità dieci anni da adesso, mentre la vecchia sarebbe scaduta nel 2012. Per un po’ non mi dovrò preoccupare di rinnovarla…

Subito dopo aver ritirato la patente, ho inviato all’ambasciata la modulistica per l’iscrizione all’AIRE. Ne riparleremo…