La disinformazione di Repubblica

Scrive Andrea Tarquini su Repubblica:

CLAMOROSA e vergognosamente tardiva autocritica del premier svedese, il socialdemocratico Stefan Löfven, sull’emergenza coronavirus. “Non abbiamo fatto abbastanza”, ha detto il capo del governo della potenza egemone del Grande Nord all’emittente Svt.

Beh, o Andrea Tarquini utilizza un traduttore automatico o scrive volontariamente delle falsità.

Stefan Löfven ha detto tutt’altro:

“Beredskapen har inte varit tillräckligt bra”

Ovvero: ha detto che la Svezia non era sufficientemente preparata (dal punto di vista delle leggi, dei processi e delle risorse) ad affrontare grandi crisi. Crisi di qualunque tipo, e non necessariamente questa nello specifico.

Ha anche detto che il governo ha quindi dovuto iniziare un percorso per essere più pronti nel futuro, in termini di leggi, protezione civile e difesa totale, ed è soddisfatto del fatto che si stia trovando un largo consenso politico per lavorare a questo percorso.

Nessun “mea culpa”, di “clamoroso e vergognoso” c’è solo la falsità e la cialtroneria di certa informazione.


Aggiornamento:

In un mondo ideale, un giornalista che venga corretto da chi ne sa più di lui su un argomento, farebbe, lui sì, un mea culpa e pubblicherebbe una smentita.

Il signor Andrea Tarquini non accetta invece le critiche al suo articolo che sono arrivate da diversi italiani in Svezia e da svedesi. Critiche nel merito della traduzione e dei dati forniti.

Ecco i commenti su Twitter:

Ed ecco le meravigliose risposte:

Notare le due chicche:

  1. Lui l’ha letto su qualche agenzia di stampa è quindi è sicuramente vero. Sono “menzogne” quelle di chi, sapendo lo svedese, gli dice che la traduzione è sbagliata. Perché le agenzia sono infallibili e, ovviamente, un giornalista non deve andare a verificare alla fonte.
  2. Le minacce al direttore. DOVE CAVOLO SONO LE MINACCE AL DIRETTORE? Cos’è questo vittimismo da due soldi, in un contesto in cui non c’entra nulla? Chi, in questo post, o nei commenti su Twitter ha minacciato il direttore?

Se poi ce la si prende con chi dice che c’è o incompetenza o malafede (un sospetto in tal senso viene dal chiaro bias del tono dell’articolo, ma possiamo soprassedere): impari a fare il suo lavoro! Vada alle fonti, non si limiti a copincollare, faccia le necessarie verifiche, e non mischi fatti ed opinioni personali. Se non fa così, l’unico a dire menzogne è lei.

Sono bufale!


La Svezia è un paese che genera una quantità enorme di bufale sulle reti sociali e sugli organi di informazione italiani. Oltre a quelle, invero più dannose, dell’estrema destra che, a seconda della convenienza, immaginano il paese devastato dall'”ideologia gender” o dall’islamismo più radicale (come se le due cose fossero compatibili), non mancano anche gli esempi di bufale sognatrici, quelle che immaginano la Svezia come un paradiso dove si lavora poco e niente e dove tutto è spesato dallo stato.

Negli ultimi anni, leggendo link italiani, ho scoperto, fra le altre cose, che:

  • in Svezia si lavora solo sei ore
  • un’ora è dedicata al sesso
  • c’è l’ora di sport obbligatoria
  • i nonni vengono pagati 700 euro al mese per prendersi cura dei nipotini

In tutti questi casi si va da esempi di disinformazione a bufale vere e proprie. Si tratta di volta in volta di proposte di legge strampalate mai prese seriamente in considerazione, di ipotesi, di piccole sperimentazioni locali o di iniziative prese da specifici privati. Nel caso dei nonni stipendiati, poi, la bufala è totale.

Ad onor del vero, in molti casi, gli organi di informazione specificano poi la verità nel testo dell’articolo, ma il titolo acchiappa-clic resta volutamente equivoco e in bella evidenza, con il risultato di contribuire a condividere leggende metropolitane sempre più incredibili. Anche perché, e lo sappiamo benissimo, una buona parte dei lettori si limita, appunto, a leggere il titolo sulle reti sociali. E anche i presunti organi di informazione seri non rinunciano a questo trucchetto!

Perché succede questa cosa? Probabilmente, perché è dai tempi di Inferno e Paradiso che la Svezia fa notizia in questo senso e, nel mondo di internet in cui ogni clic è un dono da riportare urlando di gioia alle agenzie pubblicitarie, questi articoli sono una vera e propria manna: per molti lettori che si fermano, come detto, solo al titolo, ce ne sono tanti che una cliccata la danno comunque!

Posso solo dirvi che mi piacerebbe davvero tanto lavorare solo sei ore al giorno ogni settimana, dedicandone una al sesso, una allo sport, una a leggere un libro, una a mangiare a surströmming e una a dormire, non dovendo al tempo stesso preoccuparmi di mia figlia avendola affidata alle sapienti cure retribuite della suocera. La verità, purtroppo, è un’altra.

Personalmente, vi direi sempre di partire con questa forma mentale: se leggete una notizia troppo bella (o assurda) per essere vera, probabilmente non lo è. Poi, approfondite, leggete, e cercate di capire come stiano davvero le cose. La cosa vale per tutto, ma, a quanto pare, per la Svezia ancora di più.