E dopo Snoppen och Snippan…

Dopo Snoppen och Snippan, Bacillakuten e Barnkanalen tornano a raccontare ai bambini l’educazione sessuale, e lo fanno, ancora una volta, in una maniera che più svedese non si può.
Niente canzoncina, questa volta, ma un video decisamente chiaro, che evita api, fiore e cicogne, per raccontare senza troppe perifrasi quello che succede nel corpo umano.
“Se uno è re del mondo può vivere nel Taj Mahal, se non lo è può vivere in una… casa-teiera. Ma se uno è uno spermatozoo, allora vive proprio in piccolo, dentro uno scroto; mentre se qualcuno è un ovulo, vive in un’ovaia…”

Sicuramente un video meno catchy del suo predecessore, ma ugualmente permeato di quella semplicità sorridente in grado di andare a segno fra i bambini. Continuiamo ad aspettare l’adattamento della RAI… :-P

Definitivo sulla Scandinavia

Qualche annetto fa scrissi un articolo un po’ ironico su Scandinavi e Finlandesi. A distanza di qualche anno, mi capita ancora di leggere corbellerie come “la Danimarca non è un paese scandinavo” o “la Finlandia lo è”.

La raffigurazione classica della Scandinavia.  Questa immagine appare tipicamente nei libri scolastici scandinavi.

La raffigurazione classica della Scandinavia.
Questa immagine appare tipicamente nei libri scolastici scandinavi.

Ribadiamo quindi il concetto: la Scandinavia è quell’entità geo-social-politica transnazionale composta da Danimarca, Norvegia e Svezia. E basta. Quello che spesso genera confusione è il fatto che esiste una cosa che si chiama penisola scandinava e che è un oggetto puramente geografico. Ora, pensateci bene, non è una distinzione da poco: San Marino e la Città del Vaticano sono sulla penisola italiana ma non fanno parte dell’Italia, mentre la Sicilia e la Sardegna non sono sulla penisola ma vanno a comporre la nazione italiana.
Andiamo adesso ad approfondire il discorso su come si è arrivati alla definizione moderna di Scandinavia, e sulle distinzioni da fare.

STORIA
C’erano una volta gli scandinavi, quella popolazione germanica che abitava l’estremo nord dell’Europa conosciuta, in quella regione che oggi si chiama Scania (Skåne). Il nome Scandinavia, o la sua variante Scandia, era usato già in epoca latina, ed identificava appunto la suddetta regione (erroneamente ritenuta un isola dagli studiosi romani, come Tacito e Plinio il Vecchio). Gli scandinavi vivevano appunto nel moderno Skåne e nelle regioni limitrofe.

La diffusione dei popoli scandinavi ai tempi dell'età del bronzo nordica. Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia

La diffusione dei popoli scandinavi ai tempi dell’età del bronzo nordica.
Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia

Quando si iniziarono a formare gli stati moderni, lo Skåne divenne parte della Danimarca, e restò tale fino al 1658. Quelli successivi alla dissoluzione dell’Unione di Kalmar (1523) furono secoli difficili, con Svezia e Danimarca spesso in guerra reciproca e con la Norvegia territorio di conquista. La stessa acquisizione della Scania da parte della Svezia fu seguita da una profonda repressione e forzata naturalizzazione, che portò alla distruzione di gran parte del retaggio culturale danese della regione (di ciò che resta ho parlato, ad esempio, qui). Ad inizio ‘800, però, le differenze si placarono velocemente, e cominciarono a rafforzarsi i legami fra le tre nazioni, all’insegna di lingue mutualmente intelleggibili (al punto di potere quasi essere considerati dei reciproci dialetti) e decisi punti di contatto culturali e sociali. Nacque un movimento, lo Scandinavismo, che si prefiggeva di creare un’unione fra Svezia, Danimarca e Norvegia. Fra gli intellettuali più celebri che vi parteciparono quell’Hans Christian Andersen noto per la Sirenetta e per altre splendide fiabe: il suo poema “Sono uno Scandinavo” (lanciato dall’incipit “Siamo un popolo solo, ci chiamiamo scandinavi!”) diventò il manifesto del movimento. È in questo contesto che si afferma quindi la definizione moderna di Scandinavia, rappresentata appunto da Danimarca, Norvegia e Svezia… e da nessun altro. A differenza che in Germania o in Italia, il movimento scandinavista non riuscì a sfociare in un vero e proprio risorgimento: la situazione stagnò a lungo, e lo spirito transnazionale si andò affievolendo. In particolare, i Norvegesi non gradivano quell’unione di monarchie con la Svezia che, pur essendo teoricamente paritaria, rendeva in pratica la nazione sottomessa a Stoccolma: se, da un lato, i popoli continuavano a sentire un legame fra loro, la gestione politica da parte di regnanti e governi miopi portò ad un rafforzarsi dei nazionalismi. La mazzata definitiva al sogno scandinavo fu data dall’indipendenza norvegese del 1905, con la dissoluzione dell’unione monarchica e l’instaurazione di un proprio re. Da allora non si parla più di unione politica fra i tre paesi, ma i legami restano comunque molto forti e, pur con le differenze politiche, qualche sberleffo su base culturale e le rivalità sportive (ma gli scandinavi tifano comunque per una delle altre due nazioni, quando la propria viene esclusa da una competizione), i tre popoli continuano a considerarsi come popoli fratelli e parte di quella cosa così speciale che si chiama Scandinavia.
E gli altri? Come si collocano Finlandia, Islanda, Fær Øer e Groenlandia in questo contesto? La risposta è semplice: non si collocano. La Finlandia è stata a lungo parte del Regno di Svezia, occupa una piccola parte della penisola scandinava (vedi sotto) e restano sicuramente dei forti collegamenti fra le due nazioni: nella Terra dei Mille Laghi esistono aree estese in cui la lingua madre è lo svedese, e nelle Tre Corone esistono grandi comunità finlandesi, ma, a parte alcune eredità culturali retaggio del periodo storico, i legami si fermano qui. La lingua finlandese non c’entra assolutamente nulla con quelle dei paesi scandinavi (e, in Europa, ha solo collegamenti con l’estone e, in maniera molto minore, l’ungherese), la nazione ha una propria mitologia (vedi Kalevala) distante dai vari Thor e Odino e la popolazione finlandese appartiene a un pool genetico a parte (e, se proprio bisogna cercare connessioni, è più legata ai popoli slavi del nord-est che a quelli germanici). In nessun modo, quindi, la Finlandia può essere considerata parte integrante della Scandinavia. Per Islanda e Fær Øer, invece, il discorso è forse più complesso: è vero che nei due stati si parla una lingua di ceppo norreno (vedi sotto), che le popolazioni sono di discendenza normanna, e che i due paesi sono (Fær Øer) o sono stati (Islanda) parte del Regno di Danimarca, ma la loro natura insulare ha portato ad avere dei legami molto tenui con le altre nazioni di origine vichinga: storicamente Islanda e Fær Øer erano probabilmente più assimilabili a delle colonie che non a parte integrante della Danimarca e (prima ancora) della Norvegia, e il movimento scandinavista non le prendeva realmente in considerazione se non in questa funzione. Mi è anche stato detto (ma prendetela con le pinze, dato che non ho mai verificato la cosa) che i feringi sentono generalmente un affinità maggiore con gli scozzesi che non con gli scandinavi. Sulla Groenlandia, invece, c’è davvero poco da discutere: fa sì parte del Regno di Danimarca (che oggi comprende, appunto, gli stati di Danimarca, Fær Øer e Groenlandia), ma la sua popolazione è composta per il 90% da inuit (il termine che ha sostituito il semi-derogatorio “eschimese”). Tutto ciò dovrebbe aiutare a risolvere in maniera definitiva il dilemma su cosa è la Scandinavia e cosa no, anche se, ad alimentare la confusione, contribuisce probabilmente il fatto che, nel corso del ventesimo secolo, è emerso un nuovo movimento politico, quello della Cooperazione Nordica, che ha portato alla nascita di quel Consiglio Nordico che vede l’adesione di tutti i paesi sopra citati. Ma i Paesi Nordici non sono la Scandinavia.

GEOGRAFIA

La Fennoscandia, con la penisola scandinava (in rosso) messa in evidenza   rispetto al resto (in blu). Elaborazione mia di un lavoro di Fobos92. Licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported License.

La Fennoscandia,
con la penisola scandinava (in rosso) messa in evidenza rispetto al resto (in blu).

Elaborazione mia di un lavoro di Fobos92.
Licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported License.

In geografia esiste una regione che si chiama penisola scandinava, regione che prende a sua volta il nome dagli antichi scandinavi. Nella penisola scandinava si trovano oggi Svezia, Norvegia, e l’area nord-occidentale della Finlandia. In passato, dal momento che la Scania era parte della Danimarca e la Finlandia era una provincia svedese, nella penisola si trovavano solo le solite Svezia, Norvegia e Danimarca. In molti paesi (ma non nei soliti tre) capita di vedere utilizzare Scandinavia in luogo di penisola scandinava: ci può stare (d’altronde capita di dire “l’Italia” per indicare la penisola), ma bisogna accettare il fatto che non è un utilizzo corretto e che gli scandinavi non accettano questa semplificazione. La regione prettamente geografica è una cosa, quella social-politica un’altra. Molti siano convinti che l’intera Finlandia e persino parte della Russia facciano parte della penisola: anche questa è una cosa non corretta, e si confonde la penisola scandinava con la più vasta regione (che la include) chiamata Fennoscandia. Solo una piccola parte della Finlandia è effettivamente nelle penisola scandinava, la Russia (con la Carelia e la penisola di Kola) non c’entra nulla.

LINGUE
“Va bene per la Finlandia, ma in Islanda si parla una lingua scandinava, no?”. La risposta è “non proprio”. È vero che in Italia (e in molte parti del mondo) si utilizza spesso “lingue scandinave”, ma, alla luce di quanto detto, sarebbe probabilmente meglio ricorrere alla forma “lingue nord-germaniche” o, se proprio si vuole tagliare corto, “lingue nordiche”. Qui nel Nord, “lingue scandinave” viene utilizzato solo ed esclusivamente per indicare svedese, danese e norvegese, le tre lingue che sono mutualmente comprensibili. Uno svedese capirà sempre senza troppi problemi (quantomeno se parliamo di lingua scritta, la pronuncia complica le cose) un danese o un norvegese, ma l’islandese e il feringio gli appariranno come lingue aliene con qualche parola nota (è capitato anche a me di recente, quando mi sono ritrovato affiancato da una compagnia di islandesi). Si parla da tempo di uniformare la lingua delle tre nazioni in una sola, ma questo progetto (pensato sulla falsariga della Nederlandse Taalunie belga-olandese) per ora ha solo generato forme abbozzate e non pienamente codificate di una lingua comune che vengono utilizzate solo in contesti limitati (guide turistiche, assistenti di volo e poco altro ancora). Islandese e feringio sono due lingue per molti versi molto antiche: l’isolamento ha sicuramente portato a mantenere una forma più vicina all’antico norreno ma, al tempo stesso, risentono pure dell’influenza del celtico, visto che le isole furono popolate anche da migranti provenienti da Scozia e Irlanda.
Il sito del Consiglio Nordico è ben specifico nel definire come lingue scandinave solo danese, norvegese e svedese (“Circa 25 milioni di persone vivono nei Paesi Nordici. Molti di noi parlano o capiscono almeno una delle lingue scandinave; danese, norvegese e svedese”). Sullo stesso sito, le tre lingue, più islandese e feringio vengono classificate come “nord-germaniche” o “nordiche”. Insomma, se lo dicono i paesi nordici stessi, che sicuramente se ne intendono delle loro cose, direi che c’è poco di cui discutere.

Concludendo, quindi, direi che non ci può essere alcuna confusione al riguardo: la Scandinavia è una cosa sola, ed è Danimarca più Norvegia più Svezia. Tutto il resto è qualcosa di diverso.
Se poi proprio non ne potete più della seriosità di questo post, i fumetti (in inglese) di Scandinavia And The World vi apriranno un mondo.

P.S.: Ci sarebbe anche da parlare dei Sami, ma ce li lasciamo per un’altra volta.

Cercare lavoro in Svezia su Facebook

Da qualche giorno abbiamo creato un gruppo di Facebook per aiutare nella ricecrca di lavoro in Svezia.
La filosofia del gruppo è riassunta nella descrizione:

In questo gruppo si possono pubblicare annunci di lavoro svedesi che possano essere per qualunque motivo interessanti per gli italiani (professioni tradizionali, lavori in cui non serva lo svedese, etc. etc.)
È possibile pubblicare anche richieste di lavoro a patto che la cosa sia fatta in maniera dettagliata (presentazione, tipo di impiego cercato, e non il solito “c’è lavoro?”)
Anche discussioni relative alla situazione lavorativa di certe professioni sono benvenute. Per ogni offerta di impiego, se possibile, specificate LOCALITÀ, eventuali contatti, la tipologia di lavoro, etc. etc.
Potete postare sia annunci della vostra azienda, che di altre aziende di cui siate a conoscenza.
Le aziende possono postare qui solo per presentare offerte di lavoro, non per presentare i loro prodotti.
È possibile, ovviamente, anche avviare discussioni relative al mercato del lavoro svedese in qualunque settore, a patto, ovviamente, di non tenersi mai sul generico.
Per il resto, tenete un atteggiamento civile!

Quanto l’iniziativa possa avere successo è da vedere: il rischio è che il gruppo si riempia solo di persone alla ricerca (mi risulta difficile pensare a datori di lavoro seri che cerchino impiegati su Facebook), ma, se la comunità farà il possibile per condividere le offerte di cui viene a conoscenza, potrebbe venirne fuori qualcosa di buono.

Prete assumesi

Qualche tempo fa sono rimasto sorpreso da un annuncio presente in una chiesa, e ho scoperto che una delle curiosità (per noi italiani) del mercato del lavoro svedese riguarda il mestiere di prete.
Sì, “mestiere”, perché, senza troppe ipocrisie, qui la cosa viene chiamata con il suo nome.
Facendo una ricerca sul sito di Arbetsförmedlingen (l’agenzia per l’impiego), non è raro trovare annunci di lavoro di parrocchie che assumono preti in cerca di occupazione.

È divertente notare come gli annunci siano del tutto equivalenti a quelli delle normali professioni. Prendiamo ad esempio questo .

Aggiungo anche l' immagine dato che, prima o poi, il link smetterà di funzionare

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La parrocchia di Eskilstuna (che ha l’obiettivo di essere aperta, votata al contatto e premurosa) cerca un prete supplente che lavori in una squadra composta da insegnanti d’asilo, educatori e diaconi. Ovviamente il lavoro include anche le normali attività da prete, come messe, colloqui e la gestione della chiesa… Il candidato deve essere ordinato nella Chiesa Svedese, avere esperienza con bambini e famiglia, collaborare con gli altri per mezzo di buone capacità comunicative e flessibilità, avere l’abilità di vedere il quadro complessivo, sapere usare il computer e il pacchetto Office.
Nel finale si aggiunge: “Puntiamo verso un equilibrio fra i sessi e consideriamo la diversità un valore. Per questo motivo siamo felici di ricevere richieste da persone con background variegati”. E questo ci ricorda il fatto che, fra le altre cose, la Svenskakyrkan accetta anche donne e persone non eterosessuali.

Ho controllato gli stipendi da prete, e devo dire che non sono neppure male, orbitando intorno alle 31.000 corone lorde di media.

Insomma, se qualcuno ha voglia di un lavoro in Svezia ci può fare un pensierino. Ovviamente, il punto più problematico è la prima richiesta: essere ordinati nella Svenskakyrkan. Guardando velocemente in giro ho scoperto che bisogna prima avere 255 punti universitari in corsi come teologia e conoscenza della Bibbia (con la possibilità di avere fino a 30 punti in materie non religiose): a quel punto, si potrà contattare un vescovo, e, dopo un certo periodo di attesa, partecipare ad una formazione finale, che includerà otto settimane di pratica in parrocchia.

Interessa? Immagino che, fra i requisti, ci sia anche il dovere essere credente e protestante, ma non lo trovo scritto da nessuna parte. ;-)


Comunque, lunga vita ai preti svedesi: la ragazza che ha battezzato nostra figlia (non sono religioso, ma non ho nulla in contrario al fatto che lei entri a far parte della chiesa svedese, visto anche che potrà uscirne senza problemi se e quando lo vorrà) ha citato il testo di Sweet Child O’Mine durante la funzione, quindi tanto di cappello.

Non proprio Svezia…

… ma, se vi va di vedere una serie divertente ambientata nel profondo nord, vi consiglio assolutamente la commedia d’azione norvegese-americana Lilyhammer.

lilyhammer2

Interpretata da un eccezionale Steven Van Zandt, la serie racconta di un mafioso che entra nel programma di protezione testimoni americano, scegliendo di farsi trasferire a Lillehammer, in Norvegia.
Inutile dire che il buon Frank Tagliano, rinominato Giovanni “Johnny” Henriksen, farà di tutto per costruire il suo piccolo impero del male anche fra i monti scandinavi!

Come dicevo, la serie è norvegese e non svedese, ma ci sono sicuramente abbastanza punti in contatto, fra le due nazioni, per fare pensare che molte situazioni si sarebbero potute creare identiche anche qui nelle Tre Corone. Certo, la Norvegia è più montanara e meno corretta politicamente, ma dal punto di vista sociale, burocratico, climatico e linguistico, le similitudini sono evidenti.
Il vecchio Little Steven, carismatico e perfettamente a suo agio nel ruolo di un ilare padrino, è davvero la stella dello show, ma anche i comprimari sono adattissimi alla parte. Non so se la serie (recitata per metà in inglese e metà in norvegese) sia in qualche modo disponibile in Italia, ma, se vi capita di trovarla, fateci un pensiero: noi abbiamo appena iniziato la seconda stagione e c’è la stiamo proprio godendo!

Snoppen och Snippan

Bacillakuten è un programma della TV pubblica svedese che si occupa di spiegare ai bimbi più piccoli questioni come la salute, le malattie, il benessere, il corpo umano e cose simili.

L’argomento del giorno è…

Aspettiamo che la RAI trasmetta la versione doppiata in italiano. :-)

Un pessimo giorno (anche) per la stampa svedese

Se in passato non ho mancato di elogiare la correttezza della stampa scandinava, oggi sono davvero critico e arrabbiato.
L’esempio più clamoroso viene da Dagens Nyheter, uno dei giornali più importanti di Svezia.

Homepage

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Articolo principale

Articolo principale

Né nella homepage, né nell’articolo principale viene raccontata appieno la storia dietro l’attentato di Parigi. Non vengono menzionate apertamente le vignette contro Maometto, né il fatto che l’attentato sia a probabile matrice islamica. Islam e musulmani non vengono nominati.

È vero, in questi giorni ci sono stati, in Svezia, attentati contro le moschee, ed è il caso di tenere la tensione al minimo.
Sono il primo a sostenere la necessità di un’informazione moderata e corretta, che faccia distinzione fra appartenenti ad una confessione e terroristi, ma quando si scende nell’autocensura totale non ci siamo proprio. Qui la si dà vinta agli attentatori. Qui si va contro la libertà.
Altri giornali sono più o meno sulla stessa linea, con magari qualche concessione in più alla realtà dei fatti.

Il mio pensiero lo esprimo qui.

#JeSuisCharlie

#JeSuisCharlie