Campioni del Mondo!

Campioni del mondo!
Ieri sera la Nazionale Svedese di Hockey su Ghiaccio si è laureata Campione del Mondo di fronte al pubblico giubilante del Globen di Stoccolma. È la prima volta dal 2006, e la nona in assoluto, che la Tre Kronor (il simbolo nazionale araldico che è diventato sinonimo con la squadra) si aggiudica il torneo annuale.
L’ishockey è probabilmente lo sport che più di tutti riesce ad insidiare la popolarità del calcio in Svezia: la cosa è dovuta in parte al fatto che il fotboll si gioca solo in primavera/estate, lasciando spazio ad altre competizioni nei mesi invernali, in parte proprio al fatto che l’hockey è riuscito a dare soddisfazioni importanti all’immarcescibile spirito nazionalista svedese.

Ieri sera, la stragrande maggioranza della popolazione era davanti alla televisione: mia moglie è uscita brevemente durante uno dei due intervalli della partita, e le strade dei dintorni erano deserte. Un merito degli svedesi è quello di compattarsi di fronte alle proprie rappresentative, qualunque sia la manifestazione. Anche gente che, solitamente, non è particolarmente interessata allo sport, ieri sera postava giubilante sui social network per la vittoria del VM-guld (“oro del campionato mondiale”).
La gioia è stata poi amplificata dal fatto che la competizione si è, appunto, giocata in casa, nella splendida cornice del Globen. È questa concomitanza di eventi che ha portato allo spostamento dell’Eurovision Song Contest a Malmö, anziché, come solitamente accade, nella capitale: le due macchine organizzative avrebbero rischiato di sovrapporsi, causando problemi e disagi.

Fra le cose sorprendenti della serata, un divertente e assolutamente “scorretto” servizio di sfottò nei confronti della rivale Svizzera (“la più inutile delle nazioni europee”, “lo stato di cui nessuno conosce la capitale e il nome del presidente”), messo in onda da TV4 subito prima dell’incontro: nel paese del political correct, certe cose non te le aspetti proprio!

La partita, in realtà, ha visto il dominio territoriale proprio della Svizzera, che ha impattato contro il “catenaccio” svedese per gran parte del match. Gli svedesi hanno avuto il pallino del gioco solo per una decina di minuti a fine primo tempo (periodo nel quale sono riusciti a portarsi in vantaggio), prima di dilagare poi nel finale grazie ad un paio di fantastici contropiedi, per il risultato finale di 5 a 1. In ogni caso, un incontro sicuramente emozionante!

Ovviamente, lo spazio dedicato dal più importante quotidiano sportivo italiano (o, quantomeno, dal suo sito web) all’evento è praticamente nullo… e stiamo parlando di quello stesso giornale che, nei mesi passati, non ha mancato di tenerci aggiornati con titoloni e articoli sulle fidanzate di Balotelli. Quando si dice lo sport!

Come spesso capita per le manifestazioni sportive, la squadra svedese era accompagnata da una canzone ufficiale, scritta e registrata dai Poodles, band hard rock di Stoccolma, in collaborazione con la Tre Kronor.

Eurovision Song Contest a Malmö

Dell’Eurovision Song Contest non me ne può fregar di meno; oggettivamente, però, questa manifestazione sta facendo molto bene a Malmö.
L’accoppiata composta dal Melodifestival (la competizione locale svedese) e dall’ESC è sacra e coinvolge gran parte della popolazione: conosco persino insospettabili rocker e metallari che, in occasione di questi due eventi, si fanno prendere dalla schlager-mania per fare il tifo e scommettere sugli artisti in gara.
Fatto sta che Malmö, in questi giorni sta splendendo: graziata da un clima eccellente (almeno fino ad oggi), con le giornate sempre più lunghe e luminose, la città è invasa di gente (parecchi i tedeschi, in particolare) e le strade del centro sono costellate di eventi musicali e non.

Merito, soprattutto, dell’amministrazione locale, che ha fatto davvero del suo meglio per allestire tutto ciò che di buono si poteva allestire: bancarelle, palchi e strutture di accoglienza varia.
Non mancano, poi, i motivi di orgoglio, come l’invito a bere l’acqua del rubinetto: “una delle più buone al mondo” (nel 2005, un sondaggio stabilì che l’acqua di Malmö era la migliore di Svezia)!

E la gara musicale? Come detto, non me ne frega granché, anche se mi toccherà sicuramente di vedere la finale.
Per ora ho sentito qualche brano sparso, il mio voto andrebbe alla simpatica e caciarona canzone greca.

Musicisti in Lilla Torg

Musicisti in Lilla Torg


Il bel tempo di questi giorni

Il bel tempo di questi giorni


Un concerto, sotto la tenda di Gustav Adolfstorg

Un concerto, sotto la tenda di Gustav Adolfstorg


Il programma di questa settimana

Il programma di questa settimana

Pronti… via!

Ansökan

Quest’oggi ho spedito, con una raccomandata destinata a Migrationsverket, la mia domanda di cittadinanza.
I requisiti li rispetto tutti: sono sposato con una cittadina svedese da più di due anni, sono registrato ufficialmente in Svezia da tre, ho pagato le tasse e mi sono comportato bene.
Il plico che ho spedito contiene un modulo di quattro pagine da me compilato e firmato, il mio passaporto italiano in originale, il permesso di residenza permanente e la ricevuta del pagamento di 1500 corone.

Curiosamente, si può anche fare la richiesta via web, ma il passaporto e un modulo firmato vanno comunque inviati, quindi ho preferito fare tutto alla vecchia maniera.
I tempi di attesa per la decisione sono lunghi: Migrationverket dichiara sul proprio sito che bisogna aspettare 10 mesi (evidentemente sono tanti quelli che vogliono diventare sudditi di Carlo Gustavo) e non mi resta, quindi, che pazientare.
Se mi dovesse servire il passaporto nel frattempo? Basta contattare Migrationsverket per farselo mandare a casa. Poi, però, te lo richiedono…

Politically Correct alla Svedese

Già da tempo, nel parlare con gli Svedesi (tanto in inglese quanto o lingua madre), mi sono tolto il brutto vizio di usare di default il maschile quando il sesso della persona non è conosciuto (ad esempio se si parla di un bambino – o di una bambina – che nascerà) o quando si parla in maniera generica: una persona generica è, infatti, “lui o lei”.
Mentre l’Italiano è una lingua a prevalenza maschile (per un gruppo di persone miste si utilizza sempre il maschile plurale, il femminile si usa solo se sono tutte donne), per lo svedese non è così, e certi nostri utilizzi derivati dall’abitudine suonano strani, se non offensivi.

Qui è sempre “han eller hon” per tutto, ma devo dire che, comunque, non mi è ancora capitato di sentire una sola persona usare il posticcio “hen”, termine asessuato creato ad arte negli ultimi decenni da alcuni pazzoidi…

Sono rimasto però assolutamente sorpreso quando la fiorista, nel momento di comprare una rosa per mia moglie, mi ha detto “aggiungo le istruzioni per lui o lei”, concetto ribadito poi in seguito…
In Italia, qualcuno devasterebbe il negozio. :-D

Dags att deklarera

Dags att deklarera

La fine di aprile, oltre che dalla festa di Valpurga, è segnata da un appuntamento importante: la dichiarazione delle tasse, che deve pervenire a Skatteverket entro il 2 di maggio.
L’operazione è decisamente più semplice che in Italia: si riceve a casa un modulo, di due facciate e in doppia copia, già precompilato. Skatteverket conosce già il vostro stipendio, conosce già molte delle transazioni che avete effettuato, se avete venduto case o altro: tutte queste informazioni vengono infatti passate a Skatteverket dagli enti preposti, dalle banche, dagli agenti immobiliari, etc.

Tutto quello che dovete fare è apporre al fianco delle voci prestampate eventuali modifiche, di cui vi verrà chiesto conto in seguito.
Il modulo è davvero semplice e a prova di idiota: la situazione è leggermente più complicata per chi ha attività proprie, ma è davvero immediata per un dipendente.
È raro che un impiegato, in Svezia, abbia bisogno di un patronato o di assistenza per la compilazione del modulo, anche se possiede case o altri beni.

Assieme al modulo, si ricevono una brochure con le istruzioni e un ulteriore foglio con username e password, entrambi numerici.
Sfogliando la brochure, ci si rende conto di come le opzioni per ottenere detrazioni o fare modifiche siano davvero semplici.

Le istruzioni

Le istruzioni

Alcune delle detrazioni: chi spende più di 10000 corone di trasporti per andare al lavoro ha diritto ad un rimborso.

Alcune delle detrazioni: chi spende più di 10000 corone di trasporti per andare al lavoro ha diritto ad un rimborso.

L’invio della dichiarazione è altrettanto banale: si può spedire una delle due copie del modulo per posta oppure si può accedere al sito di Skatteverket (chi ha una carta d’identità con chip può anche utilizzare questa per autenticarsi in maniera sicura) o, ancora, un’apposita app per smartphone.
Se poi si deve solo confermare quanto indicato da Skatteverket nel modulo precompilato, basta un semplice sms con personnumer e password.
Le istruzioni avvisano di come, negli ultimi giorni, potrebbero volerci anche dieci minuti prima di ricevere l’sms di conferma: la cosa, non lo nascondo, mi ha fatto sorridere.

Io ho scelto di utilizzare l’app per iPhone, cosa che mi ha richiesto in tutto una manciata di minuti; tramite l’app si possono, fra le altre cose, effettuare modifiche e cambiare i propri dati (ad esempio il conto corrente per eventuali rimborsi).
Essere a posto con il pagamento delle tasse è anche importante per potere richiedere la cittadinanza: per me un appuntamento imminente!

Di sfratti e nuovi appartamenti

Ad inizio Aprile, quasi come fosse un pesce, ci siamo visti recapitare una bella lettera da parte dei proprietari dell’appartamento in cui viviamo ora: erano molto contenti di noi, ma la bostadsförening cui appartiene l’appartamento stesso non aveva autorizzato l’estensione del nostro contratto.
Anche in questo caso è emersa una delle peculiarità del sistema immobiliare svedese: come spiegato in passato, il proprietario dell’appartamento è, in realtà, solo proprietario del diritto a viverci (bostadsrätt) e non può quindi disporne completamente a piacimento. Certe operazioni, come gli affitti prolungati, devono essere autorizzati dalla compagnia che è la vera proprietaria del palazzo. La bostadsförening è, normalmente, una cooperativa senza fini di lucro che ha per soci i detentori del bostadsrätt stesso; regolarmente viene eletto dai soci un consiglio che ha il compito di decidere per il bene comune, gestire i soldi derivati dagli “affitti” (termine improprio per descrivere la quota associativa mensile) e prendere decisioni come quella che ha portato al nostro sfratto. Anche eventuali lavori interni strutturali devono essere approvati dalla compagnia.
Questo sistema, piuttosto socialista e di tipo rappresentativo, è sicuramente complicato e astruso, ma almeno ti risparmia, in gran parte, le beghe delle grandi liti di condominio all’italiana.

I sistemi alternativi al bostadsratt sono sempre quelli dell’hyresrätt (quando affitti un appartamento da una compagnia immobiliare, proprietaria di palazzi) e della proprietà vera e propria, che vale però solo nel caso di villino indipendente.
Se subaffitti un appartamento da un titolare di hyresrätt, o anche solo se lo affitti da un titolare di bostadsrätt, il tuo contratto viene sempre considerato come “di seconda mano” (andra hand), ha durata necessariamente breve ed è molto limitativo nei confronti dell’inquilino.
I tre appartamenti in cui abbiamo vissuto fin’ora a Malmö sono tutti bostadsrätt (generalmente tenuti meglio rispetto agli hyresrätt, dato che il proprietario tende a valorizzarli), che affittavamo appunto i andra hand; la cosa è sintomatica della grande crisi del mercato immobiliare degli ultimi anni: i prezzi per la vendita si sono abbattuti per via delle difficoltà ad ottenere mutui e i proprietari preferiscono cercare di tenere più a lungo i loro vecchi appartamenti nella speranza di trovare il momento favorevole per venderli. Il bene comune, però, tende a privilegiare la situazione per cui chi vive in un appartamento ne sia l’effettivo titolare, così che possa avere maggiore rispetto delle strutture (visto che, tramite la cooperativa, ne è coproprietario) e da avere un rapporto diretto con la compagnia. Per questo, molte bostadsforening pongono un limite alla libertà di affitto e, ad un certo punto, mettono i titolari nella condizione di dover tenere l’appartamento vuoto o metterlo sul mercato.
Peraltro, fino allo scorso febbraio, la bostadsforening decideva il tetto massimo per il prezzo di subaffitto legandolo a quello della quota associativa, mentre solo di recente c’è stata una parziale liberalizzazione che ha portato, in tempi brevissimi, ad un sostanziale aumento delle cifre.

Un contratto di affitto di prima mano è, invece, molto ambito per il fatto di non avere termine, ma richiede spesso tempi di attesa lunghi, soprattutto nel centro delle grandi città. In particolare a Stoccolma, la cosa ha generato l’esplosione di un mercato nero con costi clamorosi e con situazioni al limite della legge (vendere un contratto è sicuramente illegale, mentre l’acquirente rischia sempre di buttare via i propri soldi perché non sempre c’è la garanzia che il cambio di titolarità vada in porto). Per chi non vuole ricorrere al mercato nero, l’alternativa è solo di aspettare; se migliore è la situazione per le periferie, dove i tempi, pur esistendo, si accorciano sensibilmente, per le aree più apprezzate l’attesa può essere invece eterna: clamoroso, ma neanche poco comune, il recente caso di una 64enne che ha atteso ventotto anni pur di avere il suo agognato appartamento nella splendida Strandvägen.

Noi siamo registrati presso diverse compagnie di affitto dall’autunno 2011 ma, fino a questo momento, avevamo sempre rimbalzato contro un muro (“l’appartamento è stato dato a qualcun altro”) ad ogni occasione in cui avevamo segnalato il nostro interesse; questo soprattutto perché cercavamo qualcosa nei quartieri centrali, dove, appunto, i tempi sono decisamente più lunghi.
La lettera di “sfratto” (comunque assolutamente informale) ci ha portati ad allargare i nostri orizzonti, visto che avremmo dovuto trovare il nuovo appartamento entro il primo luglio.
Un po’ a sorpresa, hanno quindi cominciato ad arrivare i primi inviti per partecipare alle visning collettive di appartamenti, riservate solo a una decina di famiglie, le più “in alto” nella lista di attesa. Dopo aver deciso di lasciare andare un appartamento senza neanche vederlo (dato che era in una cittadina limitrofa, mentre noi preferiamo restare a Malmö), abbiamo accettato l’invito per uno nella zona di Kirseberg (pronuncia “Scirseberi”), una delle aree più particolari del capoluogo, appena fuori dalla zona centrale, con un carattere molto definito (ve ne parlerò in un prossimo post) ed un feeling speciale di “cittadina nella città”. L’appartamento ci è piaciuto e abbiamo confermato il nostro interesse ad Heimstaden (la compagnia), anche qui attenendoci di essere in basso nella lista (tutto viene deciso esclusivamente basandosi sul tempo di attesa nella coda della compagnia, a patto che la situazione economica sia verificata) e quindi di vederci rifiutare la richiesta.
Invece, dopo neanche due giorni, ricevo la chiamata dell’agente di Heimstaden che mi dice che l’appartamento è nostro, a patto di inviare una copia dell’ultimo cedolino. Detto fatto, e ieri, in pausa pranzo, abbiamo firmato il contratto: riceveremo le chiavi il primo giugno, anche se c’è la possibilità che dovremo aspettare qualche giorno prima di prendere pieno possesso dell’appartamento per via di alcuni lavori di verniciatura. La cosa, ovviamente, non ci da alcun fastidio, visto che, dopo tre appartamenti dal luglio 2009, avremo finalmente un alloggio stabile a Malmö… Allelujah!

Daniele, da Stoccolma a Malmö

Ribloggato da Alla ricerca di Shambala:

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Proseguendo gli incontri alla "Voglio Vivere Così"...oggi vi presento Daniele Purrone, genovese, dal 2009 si è trasferito in Svezia, prima a Stoccolma e poi a Malmö. La chiamerò volutamente una coincidenza, ma se guardate la fisionomia di Daniele da vicino, corporatura decisa, occhi chiari, capello lungo e barba, non potrete come me non pensare che sembra un diretto discendente dei vichinghi e non avrebbe potuto scegliere una destinazione differente :-)… …

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Con molto piacere, sono stato intervistato da Monica (compagna delle elementari, con cui ho riallacciato i rapporti nel 2008 grazie ai soliti social network) sul suo splendido blog "Alla Ricerca Di Shambala". Se volete, andate a dare un'occhiata, ma non fermatevi solo alla mia intervista! :-)