Gay pride ecclesiastico e gay pride xenofobo

Non discriminareIn questi giorni siamo in piene celebrazioni Pride da parte della Chiesa. Già, avete capito bene: la Chiesa è, ovviamente, quella svedese, di stampo protestante-luterano.
La cosa non è certo una novità: la Svenska Kyrkan è da tempo aperta non solo alle donne, ma anche a tutti i rappresentanti LGBT. Stoccolma ha per vescovo una signora gay già dal 2009 e, in generale, non è impossibile di ritrovarsi a che fare con un prete trans o apertamente omosessuale.

Il motto del pride di questi giorni, basato sulla Lettera di Giacomo, capitolo 2 verso 1, è “Non discriminare le persone, e la Chiesa ha allestito un sito web speciale dedicato all’evento.

Se il nodo centrale è Stoccolma, anche le altre parrocchie nazionali non si sono astenute: ad esempio, la Chiesa di San Pietro a Malmö sta organizzando una serie di “eventi arcobaleno”, illustrati sul proprio profilo Facebook, mentre un tappeto multicolore ha adornato, in questi giorni, la chiesa di San Nicola ad Örebro 

Un Pride decisamente più controverso, almeno qui in Svezia, è quello organizzato dal partito xenofobo Sverigedemokraterna. Solitamente contrario ad ogni riconoscimento dei diritti LGBT, e comunque non benvenuto alle celebrazioni Pride ufficiali, il partito ha organizzato delle proprie celebrazioni gay in un paio di förort, le cittadine di periferia (o, se vogliamo, le cosiddette città ghetto) abitate per lo più da musulmani: l’intento è ovviamente di provocare, dal momento che le comunità islamiche sono fra le più chiuse e contrarie ai diritti dei gay. L’obiettivo è di dimostrare che gli immigrati sono fra coloro che più si oppongono fra i valori di tolleranza svedesi. Le manifestazioni non hanno avuto successo in termini di partecipazione (come prevedibile: le associazioni LGBT non vedono di buon occhio SD), ma sicuramente hanno ottenuto un grande eco mediatico: si tratterà di una sincera apertura da parte del più conservatore dei partiti, o semplicemente una mossa di puro opportunismo? La seconda è decisamente l’opzione più probabile. 

Il Sindaco non c’è! (…o quasi)

Una delle cose che più distanzia l’amministrazione della cosa pubblica svedese da quella italiana, è che qui spesso non avviene, allo stesso modo, la focalizzazione del potere su singole persone.  La cosa si è evidenzia al massimo nella gestione della città. Per farla breve e semplice, qui in Svezia il sindaco non esiste. Dal 1971, infatti, la figura del borgmästare è starta definivitamente abolita, e il compito di amministrare la città lasciato ad una giunta di “assessori” (kommunalråd) eletti dal consiglio comunale, ognuno con competenze specifiche, senza che ci sia una singola persona ad essere responsabile di tutto. Nei comuni più piccoli il numero di kommunalråd può essere di anche solo due o persino una persona, ma, chiaramente, si va a salire nelle città più grandi.  Già storicamente la figura del borgomastro non era necessariamente univoca: soprattutto nelle città più grandi capitava che ci fosse un borgomastro magistrato (responsabile della giustizia locale) ed uno politico (equivalente del nostro sindaco, appunto). In casi particolari si è arrivato ad avere anche quattro borgomastri nella stessa città.

Karin Wanngård, capo coalizione di centrosinistra, e ora

Karin Wanngård, capo coalizione di centrosinistra, e ora “sindaco” di Stoccolma. Foto di Frankie Fouganthin presa da Wikipedia

Come dicevamo, dal 1971, la figura del sindaco non esiste più, almeno legalmente. In molti casi, però, i comuni continuano ad utilizzare il titolo in forma puramente rappresentativa, per mantenere contatti con l’estero o partecipare a funzioni ed eventi pubblici. Non essendoci una legge  al riguardo, ogni comune fa un po’ come gli pare: il “borgmästare” può essere ad esempio il presidente del consiglio comunale o uno (o più, eventualmente anche a turno) degli assessori della giunta. Spesso è anche il leader locale del partito vincitore delle elezioni. Ad esempio, dopo le elezioni del 2014, il titolo di borgomastro di Stoccolma è stato assegnato a Karin Wanngård, kommunalråd alle finanze e già capo delle forze locali di centrosinistra durante le elezioni. Si tratta, però, per l’appunto, di un titolo non ufficiale e puramente rappresentativo, senza alcun valore legale o altro.

Nelle occasioni ufficiali, la persona con l’incarico di sindaco indossa la catena della città: ecco quella di Trelleborg. Foto di Erik Roman su licenza Creative Common

Al riguardo del se questo sistema sia migliore o peggiore di quello italiano, ormai quasi “presidenziale”, ognuno avrà le sue opinioni: da un lato, l’assenza di una singola persona ufficialmente responsabile dell’amministrazione può dare al cittadino la sensazione di avere a che fare con un apparato puramente burocratico, dall’altro si evita la personalizzazione della politica, con tutti gli aspetti negativi che la cosa porta.

Ninne nanne

Quindici mesi e mezzo da papà mi hanno ampiamente esposto alla cultura delle vaggvisor, le ninne nanne svedesi. Alcune affondano le radici nella tradizione popolare, altre sono relativamente più recenti ma sono comunque diventate parte importante dell’essenza svedese. Ecco le mie preferite: purtroppo, però, le versioni che ho trovato in rete non sono sempre suggestive come quelle che si trovano allegate in CD ad alcuni libri illustrati (come Mina vackraste vaggvisor della “nostra” Cinzia Ratto), ma spero che rendano comunque l’idea. 

Idas Sommarvisa
Scritta da Astrid Lindgren e musicata da George Riedel, è apparsa per la prima volta nel film Emil och griseknoen (“Emil e il porcellino”) del 1973, uno dei molti basati sui libri scritti dall’amata autrice di Pippi Calzelunghe. Il brano, una celebrazione dell’arrivo dell’estate svedese, si affermò immediatamente, diventando amatissimo in tutta la nazione. Oggi Idas Sommarvisa viene spesso usata come inno di chiusura delle scuole, al posto delle canzoni religiose utilizzate in precedenza: la sua forza è proprio di non essere apertamente religiosa, dato che l’ “io” narrante può essere, a seconda delle opinioni, la natura, una divinità a caso o, semplicemente, la bimba Ida che fa grande uso della propria immaginazione. E anche, se, tecnicamente non si tratta di una ninna nanna, nei fatti è perfetta (e utilizzatissima) all’uopo.

Non devi credere che l’estate arrivi
senza che qualcuno le dia il via
e aggiunga un tocco di estate:
è così che arriveranno presto i fiori.

Io faccio sì che i fiori fioriscano,
rendo i pascoli verdi,
e ora l’estate è arrivata,
perché io ho rimosso la neve.

Io porto molta acqua al ruscello,
così che possa scorrere impetuoso,
io faccio sì che sia pieno di rondini che volano,
e di zanzare che le rondini mangiano.

Io creo le foglie sugli alberi,
e piccoli nidi di uccello qua e là,
io rendo il cielo bello la sera,
perché sono io che lo rendo rosato.

E creo le fragoline di bosco per i bimbi,
perché ritengo che le possano avere,
e altre piccole cose divertenti
che vanno bene per i i bimbi piccoli.

Io creo dei posti divertenti,
in cui i bimbi possano correre,
così che si riempiano di estate,
e le loro gambe siano piene di forza.

L’originale:

Una delle molte versioni:

Byssan Lull
Composta nel 1919 da Evert Taube, uno dei maggiori cantautori e trovatori svedesi, è oggi uno dei più grandi classici della musica folk nazionale. 
La melodia è una rielaborazione di un classico tradizionale più antico, già modificato dal compositore e poeta Carl Michael Bellman che aveva a sua volta scritto una propria ninna nanna.
La versione di Taube ha più versi: ho potuto notare che gli interpreti moderni scelgono quali cantare a seconda della propria sensibilità religiosa.


L’originale

La più antica melodia rivista da Bellman:

Vyssa Lulla Litet Barn
Di questa canzone non ho trovato molte informazioni, se non che il testo è scritto da Lennart Hellsing su melodia tradizionale, forse imparentata con la precedente (fra le altre cose, spesso i due titoli vengono confusi).

Trollmors Vaggvisa
Surreale storia che racconta di una mamma troll che, per fare addormentare i suoi trollini, canta loro le parole più belle che conosce: Hoajajajaj buff!
Scritta nel 1943 da Margit Holmberg, è anch’essa una canzone notissima e molto amata.



Infine chiudo con una chicca: le strampalate versioni hard rock di alcuni dei brani di cui sopra, più un classico che molti riconosceranno, ad opera della folle dans-metal band Black Invars!



Pappaledig

Questa sera (o, meglio, lunedi… ma domani è festa e venerdi è “ponte”) inizia il mio periodo di “paternità”, che mi vedrà fuori dall’ufficio fino al 31 agosto a godermi la bimba.

La pappaledighet vedrà il mio salario (sulla base di quanto guadagnato negli ultimi 12 mesi) pagato all´80%* Försäkringskassan, con Qlik che aggiungerà il 10% del mio stipendio (scelta volontaria dell’azienda, non c’è alcun obbligo).
Non entro troppo nel dettaglio della cosa adesso (magari lo farò in un prossimo futuro), ma in Svezia entrambi i genitori hanno il diritto/obbligo di congedo parentale: si può trasferire una parte dei propri giorni pagati a cifra “quasi piena”, ma restano comunque 60 giorni feriali che ogni genitore NON può trasferire.

Toccherà quindi ora a me il compito di nutrire Aurora con le prelibatezze locali!

Spaghetti Carbonara

Spaghetti Carbonara

Spaghetti al "ragù"

Spaghetti al “ragù”

Lasagne: ora ancora più buone!

Lasagne: ora ancora più buone!

* ho scoperto poi di essere stato piuttosto ottimista al riguardo dell’80%, dato che sforo il tetto massimo di un po’… ma va bene lo stesso, ne vale comunque la pena!

Dragør

BiciclettaIl bello del vivere a due passi dal ponte sull’Öresund è che, quando vuoi, puoi sempre andare a visitare anche le bellezze danesi. Sabato scorso siamo andati a vedere Dragør, un antico borgo di pescatori a pochi minuti dall’aeroporto di Kastrup. La cittadina è famosa per il suo centro storico, fatto di suggestive case gialle dai tetti rossi, ma anche per il porto turistico.
Purtroppo il tempo è stato un po’ inclemente, soprattutto nel pomeriggio, e, fra pioggia e vento gelido, abbiamo dovuto anticipare il rientro senza potere passeggiare fra le barche. Siamo però davvero rimasti affascinati dalla suggestiva atmosfera del borgo, cui queste foto non rendono giustizia.
Ci torneremo presto di sicuro, sperando in una giornata migliore.
Dragør
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Burocrazia alcoolica svedese

Fino a un paio d’anni fa, nel bel mezzo di Folkets Park, c’era a Malmö il Debaser, filiale scanica del piuttosto noto locale stoccolmese.
Al Debaser si mangiava decisamente bene e si potevano vedere concerti e prendere parte a serate, per lo più in stile, indie/alternative.
Nell’estate 2013 il Debaser ha chiuso, pare “per la troppa concorrenza”, dato che il comune aveva rilasciato altri spazi in maniera gratuita ad altri operatori, con il fine di rilanciare Folkets Park.
A febbraio 2015 la notizia che, dove prima c’era il Debaser, aprirà ora un nuovo locale hard rock, a nome Dr Feelgood’s: via quindi i Pixie, entrino i Mötley Crüe!

Il nuovo proprietario è un ristoratore specializzato nel cibo indiano, Sanad Chowdhury, mentre ad occuparsi della programmazione saranno un ragazzo inglese e uno sleaze rocker locale, entrambi già piuttosto noti nella scena cittadina. La strana combinazione cibo indiano + musica hard rock funziona già da qualche tempo presso l’Häng Bar, un piccolo locale nell’adiacente zona multiculturale di Möllan gestito dallo stesso Chowdhury. È comunque probabile che il locale offra anche cibo più in linea con i piatti più classici di ogni locale rock svedese, hamburger in testa.
La notizia della riapertura è stata riportata da tutti i giornali locali (Sydsvenskan e Skånska Dagbladet in primis), dal momento che quello lasciato dalla chiusura del Debaser è un “buco” che si fa sentire, nel grande parco popolare cittadino.

Il logo (un po' bruttino e stereotipato) del Dr Feelgood's. ©  degli aventi diritto.

Il logo (un po’ bruttino e stereotipato) del Dr Feelgood’s.
© degli aventi diritto.

Tutto a posto, quindi? No, perché da febbraio ad oggi, il locale non è ancora riuscito ad aprire. Il motivo? Il famigerato “permesso per vendere alcool”, uno dei freni maggiori per l’avvio di qualunque attività serale o ristorante in Svezia. Per avere l’autorizzazione, bisogna infatti mettersi a posto dal punto di vista di alcuni regolamenti (che, sinceramente, non conosco, escluso il fatto che non puoi vendere alcool se non offri anche cibo cotto sul posto) e poi aspettare… e aspettare ancora.

Chiaramente, aprire un locale del genere senza potere avere la possibilità di vendere alcool sarebbe un suicidio (puoi mettere la musica migliore di questo mondo, ma nessuno svedese ci metterebbe piede) e, quindi, il trio si è messo pazientemente in attesa.
Un paio di settimane fa la grande notizia: finalmente tutto sarebbe stato a posto, e il 9 maggio il Dr Feelgod’s avrebbe aperto con un concerto dei locali Bonafide, una delle migliori band svedesi.

Ri-tutto a posto, quindi? No! Mentre già stavamo pensando alla serata, con tanto di nonna-babysitter a prendersi cura della piccola, lunedi sera è arrivata la doccia fredda: i proprietari avevano ricevuta una promessa a voce del fatto che questa settimana avrebbero avuto l’agognato permesso, ma… nulla da fare. Il permesso per il Dr Feelgood’s non era infatti all’ordine del giorno della riunione di oggi del Sociala resursnämndens myndighetsutskott, il comitato ufficiale per la “sostenibilità sociale a lungo termine”.
Per il trio e tutti i rocker di Malmö l’attesa si allunga. Fino a quando? Al mese prossimo, ovviamente! Pare che infatti il comitato si riunisca, appunto, una volta al mese, e il prossimo appuntamento è previsto per il tre giugno… cosa non si fa per proteggere i cittadini svedesi dall’alcoolismo!
I gestori non hanno potuto fare altro che chiedere scusa e dire “è tutto a posto, è solo che non ce l’abbiamo fatta in tempo per questa seduta”. Chissà, forse anche in Svezia bisogna essere bravi a “ungere le ruote”? O forse, semplicemente, non si fa e basta?

Valborg 2015

Dopo un paio d’anni di calma, quest’anno siamo tornati a “celebrare” la Notte di Valpurga, anche se in tono minore rispetto a quanto fatto in passato.
Sin dal tardo medioevo (ma è possibile che le radici della celebrazione fossero precedente), si pensava che le streghe si riunissero per celebrare i loro rituali durante la notte fra il trenta aprile e il primo maggio: per tenerle lontane, e come segnale di allarme, si cominciò quindi ad accendere falò e fare rumore in ogni modo possibile.
In quella stessa data, i cristiani iniziarono a venerare la missionaria inglese Valpurga, santificata per via delle sue miracolose capacità curative. Come spesso capita, le leggende ad un certo punto si ritrovarono a sovrapporsi, e Valpurga, che mai aveva avuto a che fare con streghe in vita sua, si ritrovò, nell’immaginario popolare, ad essere la Santa che difende da magia e spiriti malvagi.
In Svezia, Valborg ha da tempo perso ogni connotazione religiosa (cristiana o pagana) ed è, come spiegato in passato, fondamentalmente la festa per l’arrivo della primavera e un’opportunità per dare a studenti ed ex studenti un’occasione per bere, riunirsi, bere, fare casino, bere, rinuirsi attorno ai falò e, magari, bere.

Qui nella zona di Malmö le due alternative principali consistono nell’andare nello splendito Stadspark di Lund o nel Folkets Park di Malmö. Essendo la prima la vera città universitaria è il posto in cui si può veramente provare appieno l’esperienza di Valborg, ma noi siamo “vecchi” e con bimba quindi, per quest’anno, abbiamo preferito evitare il gran casino del posto. Ciò che viene organizzato in Folkets Park, in tutta sincerità, non ci fa impazzire… abbiamo quindi deciso di puntare su qualcosa di meno rumoroso e festivo, ma decisamente più suggestivo. A Sibbarp, quartiere di Limhamn (un tempo una città autonoma, poi diventata parte di Malmö stessa), si tiene infatti da qualche tempo un “intimo” falò sulla spiaggia, cui partecipa buona parte della popolazione locale.
E fra bel tempo, grigliate e canti tradizionali, quella di quest’anno è stata davvero una gran bella celebrazione!

L'attesa

L’attesa

Waiting #valborg #sibbarp

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La fine

La fine

Di ultras e figli adultii

Oggi, due storie tutte svedesi, segnalate da Paolo e Enrico sul gruppo Facebook Italiani In Svezia.

La prima: il comunicato del gruppo Ultras Nikolai Örebro del pomeriggio del sei aprile.

Abbiamo avuto una giornata esaltante ieri con un bel viaggio, una bel momento di ricarica e una bella marcia. Peccato che la partita sia stata quello che è stata, ma nel complesso siamo soddisfatti.

Qualcosa che abbiamo notato, però, è che a volte sui pullman si parla un gergo che scoraggia la gente dal viaggiare quando l’ÖSK gioca fuori casa.

Sui pullman e nella curva devono tutti sentirsi benvenuti, indipendentemente dal sesso, dal colore della pelle o dall’orientamento sessuale.
Per questo motivo, tutti noi che stiamo in curva o sui bus dobbiamo prenderci la responsabilità di farci sentire quando girano commenti che siano intesi come razzisti, sessisti o omofobici.

Anche se vengono detti per scherzo fra amici, commenti come “finocchio del cazzo” o “troia” fanno sì che le persone omosessuali o le donne si sentano vulnerabili.

Noi degli UNÖ non siamo certo perfetti, e siamo i primi a dire a volte cose stupide. Ma ora abbiamo deciso di volerci prendere carico del problema, ad iniziare a lavorare noi stessi per creare una curva in cui tutti si sentano benvenuti.
Speriamo che tu voglia seguirci nel percorso!

Quindi, la prossima volta che sentirari commenti o parole che consideri razzisti, sessisti o omofobici, fallo presente alla persona in questione o, in alternativa, riferisci al responsabile del pullman.

Andiamo per mano verso il futuro, uniti da un forte legame!

Ultras Nikolai Örebro

Il testo originale è qui.
A quel che si dice, peraltro, gli Ultras in questione non sarebbero esattamente di area progressista.


La seconda: una lettera ad un esperto di legge economica su un giornale.

Mio figlio di 22 anni abita ancora a casa, dato che è difficile trovare un appartamento dove viviamo. La vita assieme funziona bene. Lui ha un lavoro: deve pagare per vivere con noi e, nel caso, quanto?
Tuo figlio deve sicuramente pagare in casa. Una cifra fra le 3500 e le 4000 corone è adeguata. Se una persona ha 22 anni e lavora, è chiaro che deve prendersi la responsabilità della sua economia e affrontare i propri costi. La responsabilità di un genitore arriva fino a 21 anni, se il figlio va ancora a scuola. A 22 anni è ormai tempo di avere imparato a gestire la propria economia, in particolare se uno ha un lavoro e, quindi, la possibilità di fare ciò.

Non solo quanto scritto sopra non è un’opinione, ma effettivamente quanto previsto dalla legge, ma, a quanto pare (dovrei però verificare la cosa), nel caso non abbiano lavoro, i figli adulti possono eventualmente richiedere il sussidio per pagare l’affitto ai genitori, a patto di essere impegnati nella ricerca di occupazione.

Altri mondi?

Ska min son...

E la Svezia dichiara il default finanziario…

Sicuramente nessuno lo avrebbe ritenuto possibile pochi mesi fa, ma le notizie di questi ultimi giorni lasciavano davvero poche via di uscita: con l’economia sconvolta dal recente pasticcio elettorale dello scorso autunno, e dal budget di primavera contrastante con quello di fine anno, le finanze del Regno sono andate letteralmente a bagno, mettendo il governo di fronte ad una difficilissima situazione.
L’impennarsi del debito pubblico rischiava infatti di lasciare la Svezia in difficoltà, soffocando la crescita nazionale e, soprattutto, di demolire quello che resta del welfare nazionale: di fronte a scelte che avrebbero tagliato le gambe alla popolazione, il primo ministro Stefan Löfven ha scelto, alla fine, la strada più clamorosa.
Il governo ha infatti dichiarato il default, una sorta di fallimento pilotato che permetterà alla Svezia di tirare avanti quasi senza problemi dopo una fase di transizione: in parole povere, la Svezia ha scelto di non pagare il conto e fare (quasi) finta di niente.

Ma come si è arrivati decisione? La cifra del debito non era certo enorme: ancora nel 2013 ammontava a 220 miliardi di dollari e, pur crescendo notevolmente nell’ultimo periodo, non può avere raggiunto numeri così devastanti. Si è trattato quindi di una scelta puramente politica, voluta per non cadere in politiche di austerity. Il Governo ha scelto addirittura di segretare la cifra esatta, per evitare strumentalizzazioni e polemiche: quello che è certo è che, fra i creditori che non vedranno quasi il becco di un öre ci sono tutte quelle aziende italiane che riforniscono lo stato svedese con derrate alimentari, pescato del Mediterraneo, tessuti, abbigliamento e tutte ciò che viene regolarmente esportato dal Bel Paese.

Come spera la Svezia di uscire dalla situazione? Tutto è stato programmato nel dettaglio. La notizia più clamorosa è, ovviamente, quella dello scioglimento del parlamento, della dissoluzione del governo e delle amministrazioni locali, nonché della temporanea sospensione delle garanzie costituzionazionali. In pratica, fino al settembre 2018 (quando si terranno le prossime elezioni), il Re tornerà a governare autonomamente il paese, con l’ausilio non vincolante di un consiglio di nobili che opereranno gratuitamente in nome della comunità. Tutto questo permetterà di eliminare per tre anni e mezzo i costi della politica, contribuendo quindi alla possibilità di rimpinguare le casse della nuova nazione.
Durante questa fase di transizione, quello della nobiltà sarà un ruolo fondamentale: conti, marchesi e compagnia si occuperanno infatti di gestire le province, raccogliere le tasse e amministrare le città, curare la manutenzione dei beni pubblici, e garantire il funzionamento dei servizi e della sanità. Tutto questo, a titolo puramente gratuito e onorifico, in cambio della restaurazione di tutti i privilegi disconcessi negli ultimi dieci anni. Qualcuno ironizza anche sul possibile ritorno dello ius prima noctis (che in realtà non è mai esistito), ma, chiaramente, non è previsto nulla di tutto ciò: i nobili svedesi hanno infatti giurato solennemente di gestire la nazione in maniera moderna, nel pieno rispetto delle persone, delle differenze di idee, della libertà di parola e del bene comune. La loro promessa è che tutto resterà come prima, solo che non ci saranno più i politici disonesti e incapaci.
Fra tutti questi nobili, un solo cittadino comune (non chiamiamolo “plebeo”) sarà ammesso nel consiglio reale: il sondaggista Karl “Kalle” Kaviar si occuperà di raccogliere e scremare via web le opinioni, le richieste e le idee dei sudditi di Svezia e propore regolarmente al Re, che (senza impegno) le valuterà al momento di prendere le sue decisioni. Kalle, sarà l’unica persona del consiglio a percepire uno stipendio, peraltro non particolarmente elevato.

Il concetto di nuova nazione, accennato brevemente sopra, è l’elemento fondamentale dell’operazione: con la data di oggi, il vecchio “Regno di Svezia” (Konungariket Sverige, 1523), smette quasi totalmente di esistere, e si porterà con sè i vecchi debiti per essere sostituito dal “Nuovo Impero Svedese del 2015” (Det Nya Svenska Imperiet – anno 2015), che acquisisce a titolo gratuito i possedimenti e i beni del vecchio stato. Il quasi totalmente di cui sopra è riferito al fatto che il comune di Bjurholm, il meno popoloso della nazione, diventerà l’unico territorio rimasto del Vecchio Regno, che sarà quindi ridotto al ruolo di città stato ed erediterà tutto il debito pre-esistente. I 2500 abitanti di Bjurholm hanno tempo fino alle 17 di oggi per emigrare al di fuori dal territorio comunale, assumendo così automaticamente la cittadinanza della Nuova Svezia: chi deciderà di restare potrà partecipare alla scelta di un nuovo Re per gli anni a venire. Qualcuno, però, parla già di “Re dei poveri”: i creditori potranno infatti recarsi nel territorio di Bjurholm e prendere possesso di ciò che più aggrada loro come parziale compensazione per i mancati pagamenti.

Il Re vero, quello che governerà dal Palazzo Reale di Stoccolma, continuerà a chiamarsi Re. Il buon Carlo Gustavo ha infatti stabilito che il chiamare il nuovo stato “Impero” è solo una necessità formale per lasciare un chiaro segno di discontinuità con il passato, e non ha alcuna intenzione di utilizzare il più pomposo (e, decisamente inadatto nella terra in cui tutto è lagom) titolo di Imperatore. Quello che cambierà sarà il suo nome: se nel vecchio regno era il sedicesimo a portarlo, in quello nuovo è il primo. Sparisce quindi il XVI.
Il Re, dicevamo, si è preso carico della nazione: avrà in mano l’intero potere esecutivo e legislativo, e si è impegnato a dare al suo governo (sempre, però, senza alcun vincolo) una linea politica di stampo socialdemocratico, nel rispetto delle ultime elezioni.

A ribadire la modernità e la multiculturalità della Svezia del 2015, alla Chiesa di Svezia è stato concesso il compito di amministrare, nel rispetto della legge, alcune aree troppo isolate per essere gestite direttamente dalla nobiltà, ma ruoli simili saranno concessi anche a congregazioni musulmane, ebree e associazioni culturali atee e razionaliste.

Un elemento chiave dell’operazione sarà la valuta: i due stati avranno ognuno la propria. Fra le due monete esisterà un rapporto identico a quello che c’era fra la Lira Sammarinese e quella Italiana: saranno di pari valore e valide in entrambi gli stati. Bjurholm, però, non potrá stampare moneta fino a che Stoccolma non avrà assorbito e sostituito con le nuove corone la quasi totalità delle vecchie in circolazione sul suo territorio.
I vecchi documenti saranno validi fino alla scadenza, ma non i passaporti, che saranno sostituiti gratuitamente con i nuovi passaporti imperiali nei prossimi giorni; mentre è stato già negoziato un accordo con l’UE che prevede l’inclusione automatica del nuovo stato all’interno dell’Unione.

Cosa ci aspetterà, quindi, in futuro? In questi tre anni e mezzo di transizione, la monarchia assoluta, illuminata e modernista di Carl Gustav potrebbe portare la Svezia verso una vera e propria età dell’oro economica, che vedrà un forte aumento dell’occupazione e un rafforzamento del welfare e delle politiche sociali. Il parlamento e il governo che erediteranno la Svezia dopo le elezioni del 9 settembre 2018, avranno sicuramente una grandissima chance di continuare questo lavoro partendo con la strada spianata.

Quello che è certo è che questo secondo default europeo (dopo quello islandese di qualche anno fa) potrebbe spianare la strada a percorsi simili per paesi in grossa difficoltà come la Grecia e l’Italia. Riuscite a immaginare la vecchia Repubblica Italiana ridotta al solo territorio di Lampedusa o Campione, con tutto il debito pubblico lasciato ai relativi residenti, e dei nuovi Stati Uniti d’Italia, senza alcun debito pubblico, magari con una nuova lira per valuta ed un economia pronta a ripartire? Una prospettiva da sogno, non pensate?

E dopo Snoppen och Snippan…

Dopo Snoppen och Snippan, Bacillakuten e Barnkanalen tornano a raccontare ai bambini l’educazione sessuale, e lo fanno, ancora una volta, in una maniera che più svedese non si può.
Niente canzoncina, questa volta, ma un video decisamente chiaro, che evita api, fiore e cicogne, per raccontare senza troppe perifrasi quello che succede nel corpo umano.
“Se uno è re del mondo può vivere nel Taj Mahal, se non lo è può vivere in una… casa-teiera. Ma se uno è uno spermatozoo, allora vive proprio in piccolo, dentro uno scroto; mentre se qualcuno è un ovulo, vive in un’ovaia…”

Sicuramente un video meno catchy del suo predecessore, ma ugualmente permeato di quella semplicità sorridente in grado di andare a segno fra i bambini. Continuiamo ad aspettare l’adattamento della RAI… :-P

Definitivo sulla Scandinavia

Qualche annetto fa scrissi un articolo un po’ ironico su Scandinavi e Finlandesi. A distanza di qualche anno, mi capita ancora di leggere corbellerie come “la Danimarca non è un paese scandinavo” o “la Finlandia lo è”.

La raffigurazione classica della Scandinavia.  Questa immagine appare tipicamente nei libri scolastici scandinavi.

La raffigurazione classica della Scandinavia.
Questa immagine appare tipicamente nei libri scolastici scandinavi.

Ribadiamo quindi il concetto: la Scandinavia è quell’entità geo-social-politica transnazionale composta da Danimarca, Norvegia e Svezia. E basta. Quello che spesso genera confusione è il fatto che esiste una cosa che si chiama penisola scandinava e che è un oggetto puramente geografico. Ora, pensateci bene, non è una distinzione da poco: San Marino e la Città del Vaticano sono sulla penisola italiana ma non fanno parte dell’Italia, mentre la Sicilia e la Sardegna non sono sulla penisola ma vanno a comporre la nazione italiana.
Andiamo adesso ad approfondire il discorso su come si è arrivati alla definizione moderna di Scandinavia, e sulle distinzioni da fare.

STORIA
C’erano una volta gli scandinavi, quella popolazione germanica che abitava l’estremo nord dell’Europa conosciuta, in quella regione che oggi si chiama Scania (Skåne). Il nome Scandinavia, o la sua variante Scandia, era usato già in epoca latina, ed identificava appunto la suddetta regione (erroneamente ritenuta un isola dagli studiosi romani, come Tacito e Plinio il Vecchio). Gli scandinavi vivevano appunto nel moderno Skåne e nelle regioni limitrofe.

La diffusione dei popoli scandinavi ai tempi dell'età del bronzo nordica. Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia

La diffusione dei popoli scandinavi ai tempi dell’età del bronzo nordica.
Immagine di pubblico dominio tratta da Wikipedia

Quando si iniziarono a formare gli stati moderni, lo Skåne divenne parte della Danimarca, e restò tale fino al 1658. Quelli successivi alla dissoluzione dell’Unione di Kalmar (1523) furono secoli difficili, con Svezia e Danimarca spesso in guerra reciproca e con la Norvegia territorio di conquista. La stessa acquisizione della Scania da parte della Svezia fu seguita da una profonda repressione e forzata naturalizzazione, che portò alla distruzione di gran parte del retaggio culturale danese della regione (di ciò che resta ho parlato, ad esempio, qui). Ad inizio ‘800, però, le differenze si placarono velocemente, e cominciarono a rafforzarsi i legami fra le tre nazioni, all’insegna di lingue mutualmente intelleggibili (al punto di potere quasi essere considerati dei reciproci dialetti) e decisi punti di contatto culturali e sociali. Nacque un movimento, lo Scandinavismo, che si prefiggeva di creare un’unione fra Svezia, Danimarca e Norvegia. Fra gli intellettuali più celebri che vi parteciparono quell’Hans Christian Andersen noto per la Sirenetta e per altre splendide fiabe: il suo poema “Sono uno Scandinavo” (lanciato dall’incipit “Siamo un popolo solo, ci chiamiamo scandinavi!”) diventò il manifesto del movimento. È in questo contesto che si afferma quindi la definizione moderna di Scandinavia, rappresentata appunto da Danimarca, Norvegia e Svezia… e da nessun altro. A differenza che in Germania o in Italia, il movimento scandinavista non riuscì a sfociare in un vero e proprio risorgimento: la situazione stagnò a lungo, e lo spirito transnazionale si andò affievolendo. In particolare, i Norvegesi non gradivano quell’unione di monarchie con la Svezia che, pur essendo teoricamente paritaria, rendeva in pratica la nazione sottomessa a Stoccolma: se, da un lato, i popoli continuavano a sentire un legame fra loro, la gestione politica da parte di regnanti e governi miopi portò ad un rafforzarsi dei nazionalismi. La mazzata definitiva al sogno scandinavo fu data dall’indipendenza norvegese del 1905, con la dissoluzione dell’unione monarchica e l’instaurazione di un proprio re. Da allora non si parla più di unione politica fra i tre paesi, ma i legami restano comunque molto forti e, pur con le differenze politiche, qualche sberleffo su base culturale e le rivalità sportive (ma gli scandinavi tifano comunque per una delle altre due nazioni, quando la propria viene esclusa da una competizione), i tre popoli continuano a considerarsi come popoli fratelli e parte di quella cosa così speciale che si chiama Scandinavia.
E gli altri? Come si collocano Finlandia, Islanda, Fær Øer e Groenlandia in questo contesto? La risposta è semplice: non si collocano. La Finlandia è stata a lungo parte del Regno di Svezia, occupa una piccola parte della penisola scandinava (vedi sotto) e restano sicuramente dei forti collegamenti fra le due nazioni: nella Terra dei Mille Laghi esistono aree estese in cui la lingua madre è lo svedese, e nelle Tre Corone esistono grandi comunità finlandesi, ma, a parte alcune eredità culturali retaggio del periodo storico, i legami si fermano qui. La lingua finlandese non c’entra assolutamente nulla con quelle dei paesi scandinavi (e, in Europa, ha solo collegamenti con l’estone e, in maniera molto minore, l’ungherese), la nazione ha una propria mitologia (vedi Kalevala) distante dai vari Thor e Odino e la popolazione finlandese appartiene a un pool genetico a parte (e, se proprio bisogna cercare connessioni, è più legata ai popoli slavi del nord-est che a quelli germanici). In nessun modo, quindi, la Finlandia può essere considerata parte integrante della Scandinavia. Per Islanda e Fær Øer, invece, il discorso è forse più complesso: è vero che nei due stati si parla una lingua di ceppo norreno (vedi sotto), che le popolazioni sono di discendenza normanna, e che i due paesi sono (Fær Øer) o sono stati (Islanda) parte del Regno di Danimarca, ma la loro natura insulare ha portato ad avere dei legami molto tenui con le altre nazioni di origine vichinga: storicamente Islanda e Fær Øer erano probabilmente più assimilabili a delle colonie che non a parte integrante della Danimarca e (prima ancora) della Norvegia, e il movimento scandinavista non le prendeva realmente in considerazione se non in questa funzione. Mi è anche stato detto (ma prendetela con le pinze, dato che non ho mai verificato la cosa) che i feringi sentono generalmente un affinità maggiore con gli scozzesi che non con gli scandinavi. Sulla Groenlandia, invece, c’è davvero poco da discutere: fa sì parte del Regno di Danimarca (che oggi comprende, appunto, gli stati di Danimarca, Fær Øer e Groenlandia), ma la sua popolazione è composta per il 90% da inuit (il termine che ha sostituito il semi-derogatorio “eschimese”). Tutto ciò dovrebbe aiutare a risolvere in maniera definitiva il dilemma su cosa è la Scandinavia e cosa no, anche se, ad alimentare la confusione, contribuisce probabilmente il fatto che, nel corso del ventesimo secolo, è emerso un nuovo movimento politico, quello della Cooperazione Nordica, che ha portato alla nascita di quel Consiglio Nordico che vede l’adesione di tutti i paesi sopra citati. Ma i Paesi Nordici non sono la Scandinavia.

GEOGRAFIA

La Fennoscandia, con la penisola scandinava (in rosso) messa in evidenza   rispetto al resto (in blu). Elaborazione mia di un lavoro di Fobos92. Licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported License.

La Fennoscandia,
con la penisola scandinava (in rosso) messa in evidenza rispetto al resto (in blu).

Elaborazione mia di un lavoro di Fobos92.
Licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported License.

In geografia esiste una regione che si chiama penisola scandinava, regione che prende a sua volta il nome dagli antichi scandinavi. Nella penisola scandinava si trovano oggi Svezia, Norvegia, e l’area nord-occidentale della Finlandia. In passato, dal momento che la Scania era parte della Danimarca e la Finlandia era una provincia svedese, nella penisola si trovavano solo le solite Svezia, Norvegia e Danimarca. In molti paesi (ma non nei soliti tre) capita di vedere utilizzare Scandinavia in luogo di penisola scandinava: ci può stare (d’altronde capita di dire “l’Italia” per indicare la penisola), ma bisogna accettare il fatto che non è un utilizzo corretto e che gli scandinavi non accettano questa semplificazione. La regione prettamente geografica è una cosa, quella social-politica un’altra. Molti siano convinti che l’intera Finlandia e persino parte della Russia facciano parte della penisola: anche questa è una cosa non corretta, e si confonde la penisola scandinava con la più vasta regione (che la include) chiamata Fennoscandia. Solo una piccola parte della Finlandia è effettivamente nelle penisola scandinava, la Russia (con la Carelia e la penisola di Kola) non c’entra nulla.

LINGUE
“Va bene per la Finlandia, ma in Islanda si parla una lingua scandinava, no?”. La risposta è “non proprio”. È vero che in Italia (e in molte parti del mondo) si utilizza spesso “lingue scandinave”, ma, alla luce di quanto detto, sarebbe probabilmente meglio ricorrere alla forma “lingue nord-germaniche” o, se proprio si vuole tagliare corto, “lingue nordiche”. Qui nel Nord, “lingue scandinave” viene utilizzato solo ed esclusivamente per indicare svedese, danese e norvegese, le tre lingue che sono mutualmente comprensibili. Uno svedese capirà sempre senza troppi problemi (quantomeno se parliamo di lingua scritta, la pronuncia complica le cose) un danese o un norvegese, ma l’islandese e il feringio gli appariranno come lingue aliene con qualche parola nota (è capitato anche a me di recente, quando mi sono ritrovato affiancato da una compagnia di islandesi). Si parla da tempo di uniformare la lingua delle tre nazioni in una sola, ma questo progetto (pensato sulla falsariga della Nederlandse Taalunie belga-olandese) per ora ha solo generato forme abbozzate e non pienamente codificate di una lingua comune che vengono utilizzate solo in contesti limitati (guide turistiche, assistenti di volo e poco altro ancora). Islandese e feringio sono due lingue per molti versi molto antiche: l’isolamento ha sicuramente portato a mantenere una forma più vicina all’antico norreno ma, al tempo stesso, risentono pure dell’influenza del celtico, visto che le isole furono popolate anche da migranti provenienti da Scozia e Irlanda.
Il sito del Consiglio Nordico è ben specifico nel definire come lingue scandinave solo danese, norvegese e svedese (“Circa 25 milioni di persone vivono nei Paesi Nordici. Molti di noi parlano o capiscono almeno una delle lingue scandinave; danese, norvegese e svedese”). Sullo stesso sito, le tre lingue, più islandese e feringio vengono classificate come “nord-germaniche” o “nordiche”. Insomma, se lo dicono i paesi nordici stessi, che sicuramente se ne intendono delle loro cose, direi che c’è poco di cui discutere.

Concludendo, quindi, direi che non ci può essere alcuna confusione al riguardo: la Scandinavia è una cosa sola, ed è Danimarca più Norvegia più Svezia. Tutto il resto è qualcosa di diverso.
Se poi proprio non ne potete più della seriosità di questo post, i fumetti (in inglese) di Scandinavia And The World vi apriranno un mondo.

P.S.: Ci sarebbe anche da parlare dei Sami, ma ce li lasciamo per un’altra volta.

Cercare lavoro in Svezia su Facebook

Da qualche giorno abbiamo creato un gruppo di Facebook per aiutare nella ricecrca di lavoro in Svezia.
La filosofia del gruppo è riassunta nella descrizione:

In questo gruppo si possono pubblicare annunci di lavoro svedesi che possano essere per qualunque motivo interessanti per gli italiani (professioni tradizionali, lavori in cui non serva lo svedese, etc. etc.)
È possibile pubblicare anche richieste di lavoro a patto che la cosa sia fatta in maniera dettagliata (presentazione, tipo di impiego cercato, e non il solito “c’è lavoro?”)
Anche discussioni relative alla situazione lavorativa di certe professioni sono benvenute. Per ogni offerta di impiego, se possibile, specificate LOCALITÀ, eventuali contatti, la tipologia di lavoro, etc. etc.
Potete postare sia annunci della vostra azienda, che di altre aziende di cui siate a conoscenza.
Le aziende possono postare qui solo per presentare offerte di lavoro, non per presentare i loro prodotti.
È possibile, ovviamente, anche avviare discussioni relative al mercato del lavoro svedese in qualunque settore, a patto, ovviamente, di non tenersi mai sul generico.
Per il resto, tenete un atteggiamento civile!

Quanto l’iniziativa possa avere successo è da vedere: il rischio è che il gruppo si riempia solo di persone alla ricerca (mi risulta difficile pensare a datori di lavoro seri che cerchino impiegati su Facebook), ma, se la comunità farà il possibile per condividere le offerte di cui viene a conoscenza, potrebbe venirne fuori qualcosa di buono.

Prete assumesi

Qualche tempo fa sono rimasto sorpreso da un annuncio presente in una chiesa, e ho scoperto che una delle curiosità (per noi italiani) del mercato del lavoro svedese riguarda il mestiere di prete.
Sì, “mestiere”, perché, senza troppe ipocrisie, qui la cosa viene chiamata con il suo nome.
Facendo una ricerca sul sito di Arbetsförmedlingen (l’agenzia per l’impiego), non è raro trovare annunci di lavoro di parrocchie che assumono preti in cerca di occupazione.

È divertente notare come gli annunci siano del tutto equivalenti a quelli delle normali professioni. Prendiamo ad esempio questo .

Aggiungo anche l' immagine dato che, prima o poi, il link smetterà di funzionare

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La parrocchia di Eskilstuna (che ha l’obiettivo di essere aperta, votata al contatto e premurosa) cerca un prete supplente che lavori in una squadra composta da insegnanti d’asilo, educatori e diaconi. Ovviamente il lavoro include anche le normali attività da prete, come messe, colloqui e la gestione della chiesa… Il candidato deve essere ordinato nella Chiesa Svedese, avere esperienza con bambini e famiglia, collaborare con gli altri per mezzo di buone capacità comunicative e flessibilità, avere l’abilità di vedere il quadro complessivo, sapere usare il computer e il pacchetto Office.
Nel finale si aggiunge: “Puntiamo verso un equilibrio fra i sessi e consideriamo la diversità un valore. Per questo motivo siamo felici di ricevere richieste da persone con background variegati”. E questo ci ricorda il fatto che, fra le altre cose, la Svenskakyrkan accetta anche donne e persone non eterosessuali.

Ho controllato gli stipendi da prete, e devo dire che non sono neppure male, orbitando intorno alle 31.000 corone lorde di media.

Insomma, se qualcuno ha voglia di un lavoro in Svezia ci può fare un pensierino. Ovviamente, il punto più problematico è la prima richiesta: essere ordinati nella Svenskakyrkan. Guardando velocemente in giro ho scoperto che bisogna prima avere 255 punti universitari in corsi come teologia e conoscenza della Bibbia (con la possibilità di avere fino a 30 punti in materie non religiose): a quel punto, si potrà contattare un vescovo, e, dopo un certo periodo di attesa, partecipare ad una formazione finale, che includerà otto settimane di pratica in parrocchia.

Interessa? Immagino che, fra i requisti, ci sia anche il dovere essere credente e protestante, ma non lo trovo scritto da nessuna parte. ;-)


Comunque, lunga vita ai preti svedesi: la ragazza che ha battezzato nostra figlia (non sono religioso, ma non ho nulla in contrario al fatto che lei entri a far parte della chiesa svedese, visto anche che potrà uscirne senza problemi se e quando lo vorrà) ha citato il testo di Sweet Child O’Mine durante la funzione, quindi tanto di cappello.

Non proprio Svezia…

… ma, se vi va di vedere una serie divertente ambientata nel profondo nord, vi consiglio assolutamente la commedia d’azione norvegese-americana Lilyhammer.

lilyhammer2

Interpretata da un eccezionale Steven Van Zandt, la serie racconta di un mafioso che entra nel programma di protezione testimoni americano, scegliendo di farsi trasferire a Lillehammer, in Norvegia.
Inutile dire che il buon Frank Tagliano, rinominato Giovanni “Johnny” Henriksen, farà di tutto per costruire il suo piccolo impero del male anche fra i monti scandinavi!

Come dicevo, la serie è norvegese e non svedese, ma ci sono sicuramente abbastanza punti in contatto, fra le due nazioni, per fare pensare che molte situazioni si sarebbero potute creare identiche anche qui nelle Tre Corone. Certo, la Norvegia è più montanara e meno corretta politicamente, ma dal punto di vista sociale, burocratico, climatico e linguistico, le similitudini sono evidenti.
Il vecchio Little Steven, carismatico e perfettamente a suo agio nel ruolo di un ilare padrino, è davvero la stella dello show, ma anche i comprimari sono adattissimi alla parte. Non so se la serie (recitata per metà in inglese e metà in norvegese) sia in qualche modo disponibile in Italia, ma, se vi capita di trovarla, fateci un pensiero: noi abbiamo appena iniziato la seconda stagione e c’è la stiamo proprio godendo!

Snoppen och Snippan

Bacillakuten è un programma della TV pubblica svedese che si occupa di spiegare ai bimbi più piccoli questioni come la salute, le malattie, il benessere, il corpo umano e cose simili.

L’argomento del giorno è…

Aspettiamo che la RAI trasmetta la versione doppiata in italiano. :-)