Comprare e vendere un appartamento

La scorsa primavera io e mia moglie abbiamo comprato casa, dopo avere venduto la sua: ho potuto quindi sperimentare il sistema di compravendita delle abitazioni, radicalmente diverso da quello all’italiana.
Innanzitutto, cambia parecchio se compri una casa indipendente/villino o se prendi un appartamento/ibrido (come abbiamo fatto noi): in questo caso, a differenza che in Italia, tu non compri l’appartamento vero e proprio, ma solo il “diritto a viverci” (bostadsrätt), chiaramente ereditario e trasferibile.
Questo vuol dire che sarai comunque soggetto ad alcune condizioni nei confronti della società che gestisce l’area: ad esempio, ci potrebbero essere vincoli sull’affitto e, sicuramente, non potrai ristrutturare a piacimento gli interni dello stesso.

La società è generalmente un’azienda cooperativa (cosa che permette ai residenti di avere diritto di voto e di eleggere rappresentanti nel consiglio), ma può anche essere, in rare situazioni particolari, un’azienda privata tout court.
Quando andrai a comprare l’appartamento, dovrai quindi verificare quale sia, oltre al costo (cosa che vedremo in seguito), il “dovuto” (avgift) che dovrai versare mensilmente alla società: questo dovuto è, di fatto, l’equivalente delle nostre spese condominiali, spalmato mensilmente. Generalmente varia dal “normale” al molto caro. Può capitare infatti di comprare un appartamento grande e bello a un prezzo molto basso (rispetto a ciò che sarebbe in Italia), dato che è poco allettante per via di un avgift elevato. Il dovuto include anche le spese per acqua e soprattutto riscaldamento che, come potrete immaginare, non sarebbe altrimenti economico.

Un aspetto positivo di questo sistema è che il dovuto è praticamente fisso (non condizionato quindi dalle spese “straordinarie”), e che le società fanno spesso un buon lavoro nel reinvestire quanto guadagnato per lavori di ristrutturazione e per la manutenzione della propria parte di competenza (il che include le strade pedonali incluse nell’area, i parchi giochi per i bambini, le sale della spazzatura, etc. etc.).
Il fatto che l’avgift sia fisso rende anche più salutare l’ambiente, evitando di fatto le beghe condominiali all’italiana: il sapere che i soldi dovuti sono quelli, e che saranno utilizzati, tranquillizza tutti. Inoltre, a quel che ho capito (non ho ancora avuto modo di partecipare ad una delle riunioni), le assemblee dei residenti servono più a stabilire i rappresentanti (democrazia rappresentativa) che a prendere decisioni (democrazia diretta/partecipativa).

Veniamo ora all’acquisto/vendita veri e propri.
Generalmente vengono effettuati sempre tramite agenzia (non ho notizia di vendite dirette e non ho idea se siano possibili o meno) e, per lo più, tramite un sistema d’asta.
L’agenzia immobiliare si occupa di organizzare due presentazioni pubbliche dell’appartamento (generalmente una la domenica di giorno, l’altra di sera feriale), in occasione delle quali il venditore, se vive ancora nella casa, si premurerà di sgombrare alla meglio gli effetti personali e di sparire per qualche ora. Gli appartamenti vengono sempre venduti semi-ammobiliati: in particolare, gli elementi base della cucina (inclusi scaffali, fornelli, forno e frigo), ma anche certi armadi, vengono considerati come parte della casa e devono quindi essere inclusi nella cessione. Spetta, al limite, all’acquirente di sostituirli se non gli piacciono.

Le presentazioni sono aperte a chiunque voglia partecipare. In casi particolari, si possono organizzare presentazioni private per chi non possa partecipare alle due pubbliche, ma è raro che ti venga richiesto. In ogni caso, l’agente provvederà a prendere il numero di telefono di tutte le persone che si presentano e le contatterà nei giorni immediatamente successivi per verificare il loro interesse.

A questo punto parte l’asta, che è davvero emozionante sia nel caso di acquisto (e qui le emozioni non sono generalmente positive :-D) che, soprattutto, di vendita. Il prezzo iniziale è più basso del valore reale dell’appartamento, ma sale abbastanza velocemente. L’asta viene gestita, nel giro di qualche giorno, in modalità varia: tramite sms, telefonata, internet… i partecipanti e il venditore ricevono una notifica tramite e-mail e/o sms ogni volta che arriva una nuova puntata.

Quando “ne rimane solo uno” e gli altri partecipanti si ritirano, si può procedere alla stesura del concordato preliminare nella sede dell’agenzia. Fino a questo momento, e fino alla prima firma, non c’è nulla di impegnativo: una persona si può ritirare anche dopo avere vinto l’asta, così come il venditore può cambiare idea o rifiutare un acquirente. Di solito, però, non accade.
Alla stesura del concordato, si deciderà entro quanto tempo l’affare dovrà andare in porto. Generalmente questo tempo è necessario a chi acquista per reperire i fondi necessari (magari vendendo a sua volta il proprio appartamento) e al venditore per trasferirsi in altro loco.
Già durante la presentazione pubblica venivano offerte ai potenziali acquirenti informazioni varie sull’azienda che gestisce l’area, ma, in questa sede, vengono dati tutti i dettagli al riguardo (bilancio, modalità di appartenenza, etc. etc.). Chiaramente, subito dopo la firma del concordato, l’acquirente deve versare una percentuale del totale.

Nel momento della firma definitiva, ti vengono consegnate le chiavi e il diritto di vivere nell’appartamento diventa tuo.
Nota ultrapositiva: non c’è alcun notaio di mezzo!
È l’agente immobiliare che si occupa di tutte le operazioni burocratiche, e il tutto è incluso nella quota a lui dovuta (che è anche bassina, rispetto ai prezzi delle agenzie italiane). L’agente, prima della firma, si occupa di leggerti il contratto, che è breve, semplice e scritto in uno svedese assolutamente chiaro ed antiburocratico, e si occupa di rispondere alle tue domande in caso di dubbio.

Se proprio volete saperlo, i notai esistono anche qui: hanno un ruolo più simile a quello di un rappresentante statale vero e proprio che non a quello dei Faraoni all’italiana. Il notarius publicus di Upplands Väsby ha il suo ufficetto in una piccola palazzina che condivide con una parrucchiera ed una manicure, non ha poltrone in pelle umana e ci ha chiesto tariffe “da marca da bollo” quando ci sono serviti dei documenti per il matrimonio in Italia… fate voi!

Quegli scandinavi dei Finlandesi!

Parliamo delle polazioni scandinave: gli Svedesi, i Danesi, i Norvegesi, i Finlan… Fermi tutti! 😀
In Italia (e non solo) abbiamo la visione di una Scandinavia molto allargata, che include Finlandia, isole Far Øer, Islanda, persino la Groenlandia…
Ecco: che non vi capiti mai di tirare fuori questo argomento quando parli con uno svedese, perché, alla meglio, ti prenderà per scemo, alla peggio litigherete.

La Scandinavia è composta da solo tre paesi (Svezia, Norvegia e Danimarca) ed è una vera e propria identità geo-social-politica.

Tutto il resto è qualcosa di diverso: qui li chiamano Norden (i paesi del Nord), una comunità internazionale precedente all’Unione Europea, di cui ha anticipato molte delle tematiche. Il Consiglio Nordico dei Ministri ha perso oggi importanza rispetto al passato (soprattutto con l’adesione di Danimarca, Svezia e Finlandia all’UE), ma resta comunque un’entità politica rilevante.

Quindi non fate il mio stesso errore: è vero che molte di queste nazioni condividono un ceppo linguistico comune (non la Finlandia, però), è vero che i rapporti sono generalmente ultra-amichevoli ed è vero che il paese di Jari Litmanen, Mika Aaltonen, degli Hanoi Rocks e dei Nightwish occupa una piccola parte delle penisola scandinava ed è stato a lungo sotto la dominazione svedese… ma sulla Scandinavia non potete più sbagliare!

Tutto questo, sia chiaro, senza che da parte svedese (né danese o norvegese) ci sia alcun disprezzo o altro… semplicemente, vogliono che si chiamino le cose col loro nome.

Elezioni

A distanza di una vita, ho deciso di riprendere il blog.
Non vi sto ad annoiare con i motivi che mi hanno spinto a sospendere la scrittura, né ho la possibilità di ricapitolare brevemente tutto quello che mi è successo in questi mesi (e non è poco).

Contando nel fatto che le cose emergeranno nel corso del tempo, vi basti sapere alcuni aspetti fondamentali: sono ancora senza lavoro (e questo è il problema più grosso, attualmente), sono regolarmente registrato e con personnumer, mi sono trasferito ad Upplands Väsby (nell’hinterland di Stoccolma) e.. (shock!) mi sono felicemente sposato.

Comunque lo spirito di questo blog era di raccontare le disavventure di un Italiano che si trasferisce a Stoccolma, e da qui riprendo: aneddoti, differenze con l’Italia, problemi… cercherò di riportare le cose più importanti.

E cominciamo con qualcosa di fondamentale: il 19 settembre, per la prima volta, voterò in Svezia. Non essendo cittadino, non posso partecipare alle elezioni del parlamento, ma, essendo registrato, posso comunque partecipare alle amministrative (comune di Upplands Väsby e regione di Stoccolma).

Qui in Svezia l’Election Day è la norma: esattamente ogni quattro anni, si vota per tutto la terza domenica di settembre. La cosa è facilitata dalla stabilità del sistema, ma è sicuramente conveniente sotto ogni punto di vista. Se non si può votare nel giorno stabilito lo si può fare in anticipo in posti selezionati, mentre in caso di impossibilità per malattia o perché sperduti in qualche borgo rurale si può votare per delega o tramite corriere.

Al momento, in Svezia, c’è una maggioranza di centrodestra (composta da conservatori, cristiani, ma anche liberali), che probabilmente vincerà anche questa consultazione. Nel corso dell’anno, non si parla molto di politica, da queste parti: i giornali (tabloid “leggeri”), preferiscono occuparsi di cronaca o altro, e solo quando ci sono scandali o grossi problemi l’attenzione si rivolge ai rappresentanti del popolo. Insomma, le beghe da condominio all’Italiana sono nulle, e i partiti preferiscono lavorare sui contenuti. Quando le elezioni si avvicinano, ovviamente il tutto acquista molta più visibilità.

Oggi mi è arrivata la Röstkort, l’equivalente del vecchio certificato elettorale all’Italiana che ti arrivava a casa prima di ogni elezione. 
Viene indicato dove dovrò andare a votare (dietro casa, praticamente, e le modalità di voto). A differenza che in Italia, qui si vota mettendo dentro una busta un foglio prestampato con il nome del partito scelto e la lista dei candidati. La preferenza si esprime mettendo una croce sul candidato prescelto. Nel caso non fosse disponibile il foglio prestampato del partito (può succedere per le forze minori), si può utilizzare un apposito bollettino bianco e scrivere a mano il nome del partito e del candidato.

Sul sito ufficiale delle elezioni (www.val.se), c’è un documento con tutte le istruzioni: http://www.val.se/pdf/electionsinsweden_webb.pdf

Informazioni sulle elezioni sono disponibili in molte lingue: oltre all’Inglese, e i prevedibili Francese/Tedesco/Spagnolo ci sono Croato, Bosniaco, Serbo, Somalo, Julevsamegiella e åarjelsaemie (due lingue Sami, il vecchio “lappone”), Kurdo, dialetti Finnici, Polacco, Rumeno, Albanese, Finlandese, Turco, Russo e una serie di idiomi scritti in caratteri che non riesco ad identificare (vedi documento in allegato, per i curiosi). 
Indovinate quale lingua non è considerata neanche per sbaglio? 😀

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Prima di concludere, vi lascio qualche foto scattata in questi mesi da queste parti, giusto per farvi reimmergere nelle atmosfere scandinave.

Örkärssund PanoramaKairo in Upplands VäsbyBack to the Future... in Sweden!
Stortorget in Stockholm
Stockholm from Djurgårdsbron (Topaz simplify version)

Analisi

Ieri ho avuto la mia prima esperienza con l’apparato sanitario svedese.
Sono andato infatti a fare (come già facevo regolarmente in Italia) il test per l’H.I.V., da cui, visto il mio atteggiamento generale, non mi aspetto – in realtà – alcuna sorpresa.

L’unico vero aspetto negativo di tutta la storia è che non sono riuscito a trovare un modo di fare il test in maniera anonima. Sembra che qui lo si debba fare per forza di cose con nome e cognome.
La cosa, per me, non è assolutamente un problema: in realtà avevo paura che, non essendo ancora in regola con la burocrazia, ci potessero essere lungaggini e menate, e per questo volevo optare per la soluzione anonima.
Ma non solo non c’è stato alcun problema, tutto è stato molto veloce e ben organizzato: è chiaro che qui la questione è infatti molto sentita.

Mi è bastato recarmi a Sesam City (il centro dedicato alle malattie infettive) e presentare la tessera sanitaria europea: mi è stato assegnato una sorta di personnumer temporaneo (valido solo per questioni sanitarie), e, nel giro di pochi minuti, ho potuto effettuare i test.

L’infermiera che si è occupata dei prelievi mi ha fra l’altro cortesemente “invitato” (insomma, era chiaro che ci teneva) a fare anche i test per Clamidia, Gonorrea (ouch!) e Sifilide. Nessun problema da parte mia.

In particolare mi è stato spiegato che la Clamidia è il problema più grosso in Svezia, parecchio diffuso fra la popolazione giovanile. In realtà, nel 99% dei casi, sembrerebbe essere nulla più che una grossa scocciatura, ma è sempre meglio tenerla d’occhio.
Parlandone in seguito con una persona, si è dimostrata molto sorpresa del fatto che sapessi così poco della questione: in Svezia la questione Clamidia è molto presente nelle lezioni di educazione sessuale a scuola, già da parecchi decenni a questa parte. Inutile stare a spiegare che, nella Repubblica Italiana del Vaticano, l’educazione sessuale è una materia praticamente inesistente (volete mettere quanto sia più importante l’insegnamento della religione cattolica?).

Comunque, ho effettuato velocemente i test (due prelievi del sangue per HIV e Sifilide; analisi urine per la Clamidia; prelievo di una parte di tessuto dell’uretra per la Gonorrea), e, nel giro di una settimana, mi basterà presentarmi nello stesso posto (con documento e quella specie di personnumer) per avere i risultati in forma scritta. In alternativa posso telefonare al numero che mi è stato dato, e loro mi richiameranno al mio numero (quello che gli ho fornito al momento dell’esame) per fornirmi, a voce, le informazioni. Inoltre, nella malaugurata ipotesi dovesse risultare qualcosa, mi chiameranno loro prima della fine della settimana, così che possa andare in ambulatorio ed iniziare immediatamente le terapie del caso.

La cosa mi porta anche ad accennare brevemente  alla “mutua” svedese: non conosco tutti i dettagli, ma anche se il sistema ambulatoriale pare essere parecchio efficiente, la cassa malattia sembra essere meno efficiente che da noi: qui, se ti ammali, non prendi una lira (né una corona) in busta paga alla fine del mese. Devi aspettare che i soldi ti vengano corrisposti dallo stato, e possono volerci anche tre mesi o più.
In compenso, sembra che tu possa autodichiararti malato per una settimana senza bisogno di alcun certificato medico: solo a quel punto sarà necessario andare dal dottore e farsi dare il pezzo di carta…

Meglio di Maradona!

Metto temporaneamente da parte le mie disavventure, per raccontarvi come viene vissuto il calcio da queste parti.

Abituati alle polemiche, al modo di intendere il baraccone che abbiamo noi, qui è tutto decisamente più rilassato e tranquillo. Ma, contrariamente a quanto si possa pensare in Italia, il calcio è comunque popolare e parecchio seguito: è vero che ci sono altri sport (come l’hockey su ghiaccio) che gli fanno concorrenza e sono altrettanto amati, ma comunque il fotboll è regolarmente sulla bocca della gente, in particolare quando gioca la nazionale. Anche le donne ne sono molto appassionate, e non è un caso che qui il calcio femminile vada alla grande.

A monopolizzare l’attenzione, però, non sono tanto le vicissitudini della comunque seguitissima Allsvenskan (la Serie A locale), ma qualcosa di più “grande”.
Per intenderci: lunedi si gioca un importante derby di Stoccolma (fra IFK e Djurgården)…  e sappiamo benissimo cosa vorrebbe dire una cosa del genere in Italia. E invece qui, a cosa dedica la prima pagina e il servizio principale Sportbladet, la “Gazzetta dello Sport” (persino il colore hanno copiato) locale?

Ma a lui, ovviamente, a ZLATAN!

Zlatan (nessuno qui lo chiama Ibrahimović o Ibra. È Zlatan, come se fosse un parente o un amico di famiglia) è un vero e proprio fenomeno di costume.
Le sue partite sono seguitissime, ci sono famiglie che organizzano addirittura dei viaggi in sud Europa per vederlo giocare.
Il suo trasferimento dall’Inter al Barcelona è stato accolto con un momento di esaltazione nazionale, perché finalmente Zlatan avrebbe giocato in un top team, all’altezza della sua fama e del suo valore.

L’obiettività nei suoi confronti non è proprio tantissima, come si può capire anche dai titoloni di Sportbladet 😀

Insomma… Zlatan ha un po’ fatto perdere la testa a questi Svedesi: un paio d’anni fa un tipo in un pub mi stava piantando un sermone su come la Svezia sia, nel calcio, molto più forte dell’Italia, dato che hanno Zlatan. Mi è bastato chiedergli chi fossero i campioni del mondo in carica per azzittirlo! 😉

Scazzo

A volte mi faccio davvero prendere dalla pigrizia nello scrivere, e non mi rendo conto di quanto tempo passa fra un update e l’altro. 😀

Fondamentalmente la situazione è rimasta sempre la stessa: mi è saltata definitivamente la pratica del Personnummer. David si è rifiutato di autorizzare la mia registrazione, perché, dice, questo gli avrebbe creato potenziali problemi col padrone di casa, con il rischio di vedere annullato il contratto d’affitto.

La cosa mi ha sconfortato abbastanza, e questo è il motivo principale per cui avevo poca voglia di scrivere: ho letteralmente perso sei settimane per nulla…

David, nel frattempo, mi ha spiegato anche del nuovo appartamento, quello prospettato nello scambio. È nella zona sud di Stoccolma, ha due stanze anziché una, è comunque vicino alla metro e col posteggio libero. Entro questo fine settimana dovrei sapere se lo scambio va in porto oppure no.

A questo punto non mi resta che aspettare e vedere: se la cosa va in porto, e mi posso registrare nel nuovo appartamento, tanto di guadagnato. Se la cosa non va in porto, l’ipotesi più probabile è che mi cerchi un altro appartamento.
Ho un alternativa: un’amica mi ha proposto di registrarmi temporaneamente a casa sua… il problema è che abita a circa tre ore da Stoccolma, e la cosa non è proprio il massimo.

È saltata definitivamente l’ipotesi di andare a condividere l’appartamento con un’amica: la gentile donzella si è rivelata, e mi contengo, poco affidabile.

Per il resto, dopo il tempo pazzo di fine agosto-inizio settembre, Stoccolma è tornata ad essere bellissima. Ci sono state delle giornate con un tempo splendido. Negli ultimi giorni è tornato il coperto, ma, almeno, è tutto più regolare.

In settimana faccio un salto da Adecco o Manpower. Aspettavo il Personnummer per fare qualunque cosa, ma, a questo punto, provo a vedere cosa riesco a fare senza.

Per il resto ho iniziato la seconda parte del corso di Svedese. Prometto che entro un paio di giorni vi delizierò con un post sulle curiosità in tal senso.

Autunno

L’autunno comincerà ufficialmente alla fine del mese, ma qui l’ufficialità non coincide esattamente con la realtà.

L’estate è finita, la temperatura si è abbassata notevolmente (anche se, nei momenti di bel tempo, si sta bene comunque), il clima cambia costantemente ma è spesso umido e piovoso, la sera bisogna cominciare a coprirsi quando si esce.

Questo è il periodo dell’anno in cui Stoccolma è meno intrigante che mai: manca la componente esotica delle giornate lunghe (ormai la durata è praticamente normale), manca il fascino dell’inverno, e il tempo non mette di buon umore.

È solo una fase temporanea: Stoccolma, mi si dice, è, per certi versi, una città quasi fortunata rispetto alle città del sud come Malmö e Göteborg, dove magari fa più caldo e la stagione bella dura di più, ma, nel corso dell’anno, c’è un clima decisamente più “inglese”, piovoso e umido.

Personalmente spero che arrivi in fretta il solstizio: a quel punto le giornate si cominceranno ad accorciare (no, il buio non mi crea grossi problemi) e arriverà la decisamente più affascinante stagione invernale, decisamente magica con l’approssimarsi del Natale.

Però, per carità, non ci lamentiamo troppo: anche in queste giornate qui capita davvero di ritrovarsi con degli scorci davvero notevoli.

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Slussen

Infine una divertente considerazione. È difficile trovare un popolo tanto ligio alle regole di comportamento quanto gli svedesi. È però bello notare che, ogni tanto, qualche piccolo strappo se lo concedono anche loro! 😉

Inutile che vi traduca il cartello, vero?
Inutile che vi traduca il cartello, vero?

Personnummer, di nuovo

Oggi è arrivata una lettera da Skatteverket: ero convinto che fosse, finalmente, il Personnummer, invece era una richiesta inviata a David (il titolare del contratto dell’appartamento) perché confermi che effettivamente abito qui.

Ho mandato un sms a David chiedendogli se ci possiamo vedere, ma mi ha detto che è via per il weekend e che potrebbero esserci dei problemi perché “non posso essere registrato in quest’indirizzo” (quando avevo chiesto sembrava fosse tutto ok, non so se la cosa è dovuta allo scambio di contratto che ha in mente di fare). Mi richiamerà martedi quando torna dalla Russia e cercheremo di chiarire la cosa.

A proposito dello scambio di contratti, appunto, la cosa è più complicata di quanto non sembrasse: è uno scambio a tre, quindi c’è ancora una persona che deve vedere un altro appartamento (la settimana prossima) e, se sono tutti d’accordo, si potrà procedere con la “rotazione”.

A me non resta che aspettare. A questo punto, però, la prospettiva di andare a condividere un appartamento con l’amica che me l’ha chiesto si fa più seria.

Piccola rottura di…

Ieri mi ha mandato un SMS David, il titolare del contratto di affitto dell’appartamento.
Sta cercando di scambiarlo con un altro e domani (mercoledì) dovrebbe venire una persona a vederlo.
David mi aveva già anticipato questa cosa (ovvero che voleva cambiare l’appartamento, premettendo che sarei potuto andare a stare nel nuovo), ma, sinceramente, pensavo/speravo che ciò sarebbe avvenuto più avanti, verso novembre.
Se lo scambio andrà in porto, adesso non solo mi aspetta un trasloco, non solo mi dispiacerà abbandonare un posto in cui mi ero acclimatato in fretta, ma entrerà anche in gioco una certa incertezza.
Non so, infatti, che tipo di alloggio stia cercando David e in quale area della città. Quello in cui vivo adesso è davvero comodissimo, in una zona verde, a due passi dalla metro, con connessione internet in fibra e (cosa da non trascurare) con il posteggio gratuito sotto casa.
Se lo scambio attuale non dovesse andare in porto (come spero) sto valutando l’ipotesi di offrire dei soldi a David per rilevare il contratto, sperando che accetti. Il problema è che, per fare ciò, devo comunque avere il personnummer, che ancora non arriva.
Come possibile alternativa, ho un’amica che si trasferisce da Malmö a Stoccolma e che mi ha chiesto se sono disposto a dividere un appartamento a due camere con lei. Essendo lei a posto coi documenti potremmo anche provare a rilevare un affitto di prima mano, ovviamente sempre pagando. Però, quantomeno, potremmo sceglierci il posto.
A questo punto non mi resta che aspettare e vedere che succede.
Quel che è certo è che oggi pomeriggio e (forse) domani mattina dovrò mettermi a lavorare sull’appartamento per renderlo più presentabile di quanto non sia al momento 😀

Non sai mai come vestirti…

Piccolo aggiornamento veloce.

In Italia capita spesso di sentire la gente lamentarsi perché il tempo cambia spesso, soprattutto al cambio di stagione, fra una giornata e l’altra.

Qui spesso cambia continuamente nel corso di una stessa giornata. Cielo coperto (e la temperatura si abbassa notevolmente), pioggia, fine della pioggia, sole (e ti devi mettere in maniche corte), ritornano le nuvole, etc. etc. Più volte nel corso della stessa giornata.

Quando c’è il sole fa appunto caldo… anche la sera non ci sono troppi problemi a girare in maniche corte, a meno che non si alzi il vento. Ma quando si annuvola tutto, sono necessarie le maniche lunghe se non la giacca.

A volte mi sento un cretino, perché vado in giro col mio impermeabile western in pieno sole (ormai ero uscito di casa così), il più delle volte ho sempre la maglia a maniche lunghe nello zaino. Non si sa mai! 😀

Il corso

Come ho già detto, lunedì ho iniziato il mio corso di svedese presso la Folk Universetet.
È un corso privato, a pagamento e decisamente costoso (poco meno di 500 euro solo per la parte “A1”, la prima di sei), ma probabilmente l’unico modo, in questo momento, per fare una full immersion nella lingua.
Io ho deciso di fare la versione intensiva (ne esiste anche una ultraintensiva), che consiste in 5 lezioni alla settimana da due ore l’una, più un quarto d’ora di pausa. Durata totale, quattro settimane.
A frequentarlo siamo, se non ricordo male, in 14 persone, provenienti letteralmente da tutto il mondo: Italia (siamo in due), Iran, Khazakistan, Ukraina, Tailandia, Ungheria, Messico, Olanda, Kuwait, Belgio, Russia, Germania, Giappone.

L’ambiente è amichevole, e direi che, tutto sommato, siamo un buon gruppo. Nota di merito per la nostra insegnante Paula, che è davvero brava e simpatica.

Il corso è sicuramente intenso e faticoso: andare a lezione ogni giorno e poi dover dedicare almeno un’altra ora a ripassare, impazzire sull’irregolatissima pronuncia, e fare i compiti è sicuramente cosa impegnativa. Anche per i disoccupati come me. 🙂

La Folk, a livello di strutture, mi sembra un’ottima scuola, anche se ne ho potuto vedere solo una piccola parte. Validissimo il bar/mensa dove si possono mangiare prodotti organici a prezzi contenuti.

Per il futuro, conto di fare anche l’A2 e poi di mettermi a posto col permesso di soggiorno per seguire i corsi gratuiti statali, sicuramente meno validi ma decisamente più alla mia portata. Prossimamente vi aggiornerò sui miei progressi con la lingua, soprattutto al riguardo delle sconvolgenti acrobazie di pronuncia, sicuramente l’ostacolo più grosso per chi vuole imparare lo svedese.

Per il resto la vita prosegue regolari: mi è giunta però voce che la Swedbank permette di aprire un conto (non quelli online, però) anche senza avere il Personummer. È probabile che lunedi faccia un salto alla filiale di Brommaplan per verificare che sia effettivamente così…

Aggiornamento

Se qualcuno si sta preoccupando per la mia assenza, ci tengo subito a dirvi che sono vivo e sto bene!

Queste ultime due settimane sono passate senza troppi scossoni e mi sono quindi fatto prendere da una certa pigrizia nello scrivere: sono ancora in attesa del Personnummer, cosa che mi ha un po’ bloccato dal fare quasi qualunque cosa, e nulla di veramente interessante è successo fino a lunedi, giorno in cui ho iniziato il mio corso di svedese presso la Folk Universetet.

Nel frattempo ho iniziato ad andare in piscina, per fare la fisioterapia in acqua che mi serve per evitare troppi problemi ad un ginocchio un po’ malandato.

L’impianto è quello di Åkeshov, a due fermate di Tunnelbana rispetto a dove abito io. Finora, però, ci sono andato quasi sempre in macchina: visto che non avevo ancora fatto l’abbonamento mensile della metro (ci ho pensato lunedi) mi veniva più economico fare così.

La struttura è decisamente valida: oltre alla piscina, relativamente piccola ma comunque ben equipaggiata e pulita, contiene anche una palestra con attrezzature ginniche moderne.

Rispetto alle piscine italiane mi hanno colpito una serie di fattori:

  • il silenzio (tranne quando ci sono i bambini, chiaramente)
  • la differente concezione di igiene: nessun obbligo di indossare la cuffia, tutti che camminano completamente scalzi e senza ciabatte, dagli spogliatoi – dove non si può entrare con le scarpe – alle docce, alla sauna (sì, cosa meravigliosa, c’è la sauna interna!) fino al bordo della piscina. Nonostante ciò, nessuna sensazione di sporco, sarà che vedi passare gli inservienti a più riprese.
  • soprattutto, la differente libertà mentale. In alcune piscine italiane ti obbligano addirittura ad indossare il costume mentre fai la doccia… se lo facessi qui ti guarderebbero come un alieno. Ma la cosa davvero impensabile, per noi, è la questione bambini. Qui i papà si portano senza problemi i figli piccoli, maschi e femmine, negli spogliatoi e nelle docce maschili. E se, di primo acchito, fare la doccia nudo al fianco di una bimba in età prescolare ti crea un minimo di imbarazzo, per via di quello che ci “insegnano” da noi… appena ci pensi un attimo ti rendi conto che è la cosa più normale di questo mondo, e di quanti inutili bigottismi abbiamo dalle nostre parti.

Nei prossimi giorni (se riesco, domani o dopo) vi parlerò del corso di svedese, nel frattempo vi delizio con una chicca: oggi, al supermercato ICA sotto casa, ho visto una cosa talmente stupida che non ho potuto esimermi, nonostante le mie promesse, dal comprarla e provarla al volo. 😀

La Pizza al Kebab di ICA
La Pizza al Kebab di ICA!

Boh, devo dire che, nonostante i timori, è stata decisamente meno peggio di quanto pensassi… l’impasto non era peggiore di quello di una qualunque pizza congelata che puoi comprare in un supermercato italiano, e gli ingredienti del Kebab erano discreti.

Prima o poi dovrò venire meno al mio credo, e provare effettivamente a mangiare una vera pizza da queste parti. La settimana scorsa, gironzolando alla ricerca di un posto dove vedere Genoa – Odense, sono capitato al Cafè dello Sport gestito da un ragazzo palermitano di nome Toni. Mi ha assicurato che suo fratello fa la migliore pizza della città, quindi è possibile che, una sera, faccia un salto lì.

Tornando a cose meno facete, le giornate si stanno decisamente accorciando: il sole sorge ancora prestino (prima delle sei, presumo)  e tramonta ancora dopo che in Italia, ma la luminosità di un mese fa è giù un ricordo. Fra un mese scarso ci sarà l’equinozio, quindi la situazione sarà praticamente identica a quella dello stivale.

In compenso è degna di nota la costante mutevolezza del tempo in questo periodo: si passa più volte dalla pioggia (anche abbondante, come oggi) al sole nell’ambito della stessa giornata, con notevoli escursioni termiche. Per la serie “non sai mai come vestirti”…

Personnummer

Oggi sono andato in Skatteverket (gli “uffici fiscali”) per richiedere il mio codice fiscale (personnummer) svedese, necessario praticamente per qualunque operazione. So che, per soggiorni brevi, si può chiedere un codice temporaneo, ma la signora al banco delle informazioni (glaciale, ma esaustiva), mi ha consigliato di richiederne comunque uno definitivo.

Quello che mi ha davvero colpito è stato l’ufficio: un salone enorme di fronte alla Stazione Centrale (è la sede principale, ma ce ne sono altre in città), con tantissimi sportelli aperti nonostante un flusso di gente non particolarmente consistente. Insomma, non avevo fatto in tempo a compilare il modulo di adesione (molto semplice) che era già il mio turno. La signora al banco, lei molto cordiale, ha fatto velocemente il suo lavoro: una fotocopia del passaporto, un controllo veloce del modulo compilato e in un minuto avevo già finito. Questo non vuol dire, però, che io abbia già il mio codice fiscale: purtroppo i tempi sono lunghini e bisogna aspettare circa quattro settimane. Dovrò, quindi, rimandare l’apertura del mio conto in banca….

Oggi ho ricevuto un e-mail dalla Folkuniversitetet: sono stato messo in lista d’attesa per il corso di svedese cui mi sono iscritto (non mi è chiaro se sia pieno, o se, semplicemente, stiano aspettando di avere abbastanza persone). Questa sera ho mandato una mail per dare la disponibilità ad uno spostamento di orario per il corso del mattino (avevo scelto quello del primo pomeriggio), vedremo cosa mi rispondono.

Asciugatrice e lavatrice
Asciugatrice e lavatrice

Pomeriggio mi sono finalmente lanciato nell’avventura del bucato “condominiale”. La prima sorpresa è stata il fatto che anche l’asciugatrice è stata sostituita da una nuova di zecca, al posto del rottame precedente.
Un’occhiata veloce alle istruzioni che, anche se in svedese, erano davvero a prova di idiota. Per il primo carico ho impostato un lavaggio veloce (il timer sul display ti fa vedere quanto ci vorrà) e in quarto d’ora era finito. Mi ha invece sorpreso la durata della procedura di “asciugaggio”: mi aspettavo un tempo similare, magari di poco più lungo, e invece c’è voluta oltre un’ora. Era la prima volta in assoluto che maneggiavo un’asciugatrice. Per il primo giro sono stato tutto il tempo nello scantinato (giusto perché volevo assicurarmi di come funzionassero le cose) a leggere, ma per il secondo me ne sono tornato tranquillamente in casa: dubito seriamente che ci siano ladri di bucato da queste parti!

Guidare

Il grande prato dell'Hagaparken d'estate
Il grande prato dell'Hagaparken d'estate

Oggi Lupo, il mio amico che si è fatto la grande guidata con me fino a Stoccolma e che è stato qui qualche giorno in vacanza, è ripartito per l’Italia: trovo quindi il tempo di tornare a scrivere sul blog in maniera regolare.

In questi giorni passati ho fatto fondamentalmente il turista, rivisitando posti che avevo già visto o vedendone di nuovi.

In particolare mi ha davvero colpito l’Hagaparken, un gigantesco parco nel nord di Stoccolma, che rispetto all’inverno (c’ero stato lo scorso febbraio) cambia radicalmente atmosfera: da suggestivi scorci glaciali al rilassante verde estivo.

Rispetto al tipico parco italiano, la prima cosa che colpisce è il silenzio: oddio… il parco non era “esattamente” affollatissimo (molti Stoccolmesi erano via per le vacanze, altri erano nel grande parco di Djurgården), ma l’impressione è che qui si venga per stare a contatto con la natura e rilassarsi. Niente suonatori di bongo, musica a volumi alti, gente che urla dietro al pallone o altre aberrazioni simili.

Per il resto, pur da turista, ho ricominciato a calarmi nella realtà di Stoccolma, sperimentando finalmente la guida in loco.

Premesso che, come già detto in passato, dell’automobile si può fare il più delle volte assolutamente a meno (conviene utilizzarla soprattutto la sera se si vuole rientrare tardi evitando il taxi, a patto di non bere), guidare qui è un’esperienza decisamente rilassante.
All’inizio bisogna superare l’impatto del fatto che la città è pensata a misura dei pedoni, e capita quindi di essere spesso bloccati dai semafori rossi. Questi ultimi, nel caso di attraversamenti pedonali, sono tutti attivati a richiesta dalla persona, cosa che permette comunque di ottimizzare il flusso. Nel centro di Stoccolma, inoltre, le zebre senza semaforo mi sembrano essere decisamente più rare che dalle nostre parti.

Quando però ti abitui a questi ritmi, ti rendi conto che è tutta una pacchia: gli automobilisti sono parecchio disciplinati, e non ti sfrecciano attorno da qualunque lato; gli scooter sono rarissimi (ma le biciclette sono tante e bisogna imparare a rispettare le piste ciclabili, sia da automobilista che da pedone); guidando in autostrada non c’è chi cambia corsia come un forsennato o chi ti si incolla al culo a duecento all’ora lampeggiando come l’idiota che è.

Assolutamente suggestiva la quantità di automobili americane d’epoca: fantastiche Pontiac o Chevrolet di quaranta anni fa che ti passano a fianco quotidianamente, conferendo fascino ai momenti on the road.

La cosa era dovuta al periodo delle ferie, ma devo dire che domenica (ieri) ho potuto girare per il centro città (non la città vecchia, chiaramente) con assoluta libertà, anche  grazie al fatto che i posteggi non si pagavano: abbiamo letteralmente parcheggiato dietro all’Historiska Museet.
Una volta dentro, una gentile signorina alla reception non ci ha fatto pagare l’ingresso, dato che mancavano solo quaranta minuti alla chiusura. Abbiamo avuto modo di vedere velocemente l’esposizione vichinga e quella sulla preistoria.

Domani si ricomincia: il piano per la mattina è di fare un salto alla skatteverket per vedere di farmi assegnare un codice fiscale provvisorio e riprovare ad aprire il conto in banca. Nel pomeriggio farò finalmente il bucato nella nuova lavatrice condominiale (mi sono messo in lista), e poi, se faccio in tempo, vorrei provare a fare un salto in piscina per riprendere la mia attività natatoria (e fisioterapia acquatica per problemi al ginocchio).

Nel frattempo, oggi, mi sono iscritto ad un corso di svedese baso presso la Folkuniversitetet. Il corso dovrebbe iniziare il 24 agosto, per quattro settimane, cinque giorni alla settimana, dalle 12:15 alle 14:30. Totale: 4800 corone (470 euro).

Vasa

Prosegue l’appendice vacanziera della mia avventura svedese, che continuerà fino a lunedi, quando Lupo rientrerà in Italia.

Ieri, dopo aver fatto colazione in Drottningatan, siamo andati a visitare il museo del Vasa, la spettacolare nave da guerra affondata nel diciassettesimo secolo durante il viaggio inaugurale e ripescata nella seconda metà del ventesimo secolo.

Il Vasa è uno dei luoghi turistici più visitati di Stoccolma, e il motivo è evidente: la nave è davvero maestosa e magnifica, seppur evidentemente costruita male (è troppo stretta e con poco spazio per la zavorra, motivo per cui si è ribaltata dopo neanche un chilometro e mezzo di viaggio). Una visita al museo è obbligatoria per chiunque venga a Stoccolma.

Nell’attesa che si smaltisse la coda ne abbiamo approfittato di un tour completo su una barca di una delle compagnie di Sightseeing: nulla di particolare, ma, almeno una volta, va probabilmente fatto.