Kräftskiva e Malmöfestivalen 2012

Quelli di metà agosto sono tipicamente i giorni delle kräftskiva, le grandi feste a base di gamberoni d’acqua dolce.
Come da tipica usanza, gli svedesi si riuniscono per grandi mangiate in cui degustano il crostaceo, crostaceo che, storicamente, veniva pescato in grandi quantità nei primi giorni di agosto.
Oggi, a causa di problemi ambientali e malattie, il kräfta è un animale protetto in Svezia, e la gran parte di quelli che si mangiano sulle tavole svedesi vengono importati dalla Cina e dalla Turchia.

Come spesso capita, la kräftskiva (che è anche la festa che celebra la fine dell’estate) è accompagnata dagli immancabili bottiglini di snaps (la regola vuole che, per ogni gamberone, se ne debba bere un bicchierino), dalle canzoncine tradizionali (gli snapvisa) e dalle inevitabili patate bollite e aringhe.
Tipici della festa sono anche le decorazioni a forma di luna e i cappellini di carta, spesso decorati con disegni del gamberone.

E proprio “la più grande kräftskiva di Svezia” ha dato il via, come da tradizione al Malmöfestivalen 2012.
Migliaia di persone si sono adunate venerdi sera in Stortorget per l’abbuffata, mentre una fantastica band country alternava, dal grande palco, brani del proprio repertorio a riarrangiamenti di simpatici snappvisor.
Per l’occasione, la solitamente rigida polizia svedese, pur dispiegata in forza, ha ovviamente chiuso un occhio sul consumo pubblico di alcool in piazza, proibito per legge.

Kräftskiva in Stortorget

Il cavallo addobbato

Un “festeggiante” con gamberoni e cappellino

Tutto ciò ha dato il la, appunto, al Festivalen, grande evento cittadino fatto di concerti su concerti (nella tenda dietro l’angolo ti può capitare di trovare una big band swing), bancarelle, eventi culturali, un luna park in mezzo alle case, e tanto altro ancora.

And the band plays on.

Peraltro, questi giorni sono anche graziati da giornate splendide con temperature elevate, al punto da potere girare in maniche corte anche di notte, cosa piuttosto inusuale per un paese in cui, quando finisce la luce del sole, bisogna immediatamente coprirsi.
Malmö, nei giorni del Festivalen, offre proprio il meglio di sé: l’atmosfera è rilassata e festiva al tempo stesso, ed è proprio un piacere gironzolare per le strade, magari mangiando un Lángos ungherese, un kebab di cinghiale o un gyros di alce comprati in uno degli innumerevoli botteghini sparsi per la bella Gustav Adolfs Torg.
Come già scritto l’anno scorso, se mai doveste pensare di farvi un viaggio a Malmö, quelli del Festivalen sono sicuramente i giorni migliori!

In giro per bancarelle

La patata in Svezia

Una cosa che si nota subito, quando si comincia ad avere a che fare con la cucina svedese, è il ruolo preponderante della patata.
Gli svedesi amano la patata: ne hanno fatto un elemento principale della propria dieta e te la propongono praticamente in qualunque piatto. Il tubero svolge la funzione che, nella cucina mediterranea, è tipico del pane, ovvero quello di offrire carboidrati.

La preparazione del Knäckebröd (pane biscottato) nel 1911, da Wikipedia

I motivi sono ovviamente storici e climatici: nel freddo della Svezia è sempre stato difficile avere pane fresco per tutta la stagione (qui sono molto diffuse forme di “cracker” e pane biscottato, che potevano essere conservate per qualche mese), mentre le patate riescono a crescere in condizioni più difficili.
Anche l’assenza di verdure nel nord del paese, ha portato alla diffusione della patata come contorno.

Patate bollite (fotografo: Erik Forsberg)

Gli svedesi amano la patata in ogni sua forma, dall’eccellente e diffusissimo potatisgratäng (un gratin di patate, formaggi, spezie e verdure) alle klyftopotatis (i grossi “spicchi”, in inglese wedges), passando per quelle al forno e quelle fritte.
Ma, in particolare, sono amate le semplicissime patate bollite (con buccia o senza), che si accompagnano a tanti piatti. Quando vanno all’estero, molti svedesi si lamentano perché questo contorno non è contemplato.
Ho sentito dire più volte: “La patata bollita è il modo per assaggiare il vero gusto della patata. Neanche la versione in brodo è la stessa cosa”. Curioso che, invece, non possano fare a meno di insaporire le carni (che qui sono comunque eccellenti) con salse, spezie, marinature varie, anche quando una semplicissima bistecca grigliata un po’ al sangue sarebbe una meraviglia, senza l’aggiunta di altro che non sia il sale.

La preparazione
Tutto ciò ha portato, in ogni caso, ad una conseguenza fondamentale: la patata svedese è sempre di alta qualità. Non importa in quale supermercato te la procuri, non importa quale sia il ristorante, non importa la tipologia (dura, farinosa, novella, etc.)… qui, con la patata, caschi sempre in piedi!
Già in Danimarca, ad esempio, non è la stessa cosa: mangiando nei ristoranti di Copenaghen mi è capitato di vedermi servite patate cotte in maniera superficiale o che erano surgelate all’origine.

Il consiglio è quindi inevitabile: quando venite in Svezia, evitate di fare gli Italiani che vanno in pizzeria e lasciatevi tentare dalla patata locale. Non ne resterete delusi!

Våffeldagen

Oggi abbiamo passato un buon våffeldagen, ovvero il giorno dei våffla: si tratta di quei biscotti cotti su piastra calda che conoscerete magari come gaufre o waffle.
Il 25 marzo in tutta la Svezia si mangiano i våffla, e nel caso uno non sia provvisto della tipica piastra per prepararveli in casa, ci penseranno le caffetterie a farvi cadere in tentazione.

L’origine di questa tradizione è piuttosto curiosa: in origine era infatti legata alla festività dell’Annunciazione, nota come vårfrudagen (traducibile come “il giorno di Nostra Signora”). Da qui qualcuno ha pensato al gioco di parole, ed è così nato il våffeldagen.

Come gran parte delle festività religiose in Svezia, la celebrazione dell’Annunciazione è stata poi spostata alla domenica più vicina al giorno effettivo, ma il våffeldagen è rimasto puntuale al 25 marzo di ogni anno.

La preparazione

Servito come si deve, con panna e marmellata!

L’arrivo di Lucia

Se Första Advent (la prima domenica dell’Avvento) inaugura ufficialmente la stagione natalizia, è con Lucia che si entra veramente nel pieno dei festeggiamenti.
Il riferimento è, ovviamente, alla Santa siciliana, ma la celebrazione svedese assume connotazioni particolari, figlie in parte della tradizione germanica: Lucia è soprattutto la festa della luce, in quello che è il periodo più buio dell’anno.
La notte di Santa Lucia, mentre si festeggia con glögg e i giovani sono fuori a bere e divertirsi, la bionda Lucia (solitamente la bimba di famiglia) arriva in processione vestita da angioletto illuminato e cantando le tipiche canzoni della festa (su tutte, la versione svedese del celebre brano napoletano).
Al di là della famiglia, Lucia e il suo seguito fanno la loro regolare venuta, il 13 dicembre, nelle scuole, nei luoghi di incontro e persino nelle aziende: in questi casi, a comporre il gruppo di Lucia possono essere bambine come giovani adulte, membri di cori professionali come dilettanti del cantato.
Negli ultimi anni sono scoppiate piccole polemiche qua e là perché qualche scuola, nel nome dell’uguaglianza, ha cercato di proporre dei Lucia-maschietti. Per certe cose, gli Svedesi non si smentiscono mai… 🙂

Lucia in sala mensa

Proprio oggi, comunque, Lucia è venuta a trovarci nella nostra mensa, accompagnata dagli immancabili dolci di zafferano lussekatt, noti anche come Lucia-bullar, e dosi abbondanti di buon caffè svedese. Decisamente un modo suggestivo di iniziare la giornata!

 

Mangiare a Malmö

Stimolato dalle domande di Notturno Express (a proposito: per la registrazione della trasmissione potete andare sulla loro pagina di Facebook e scaricare il podcast della terza puntata), eccovi una mini lista di posti in cui io e mia moglie ci siamo trovati bene a mangiare, nel caso vi capiti di fare un salto da queste parti.

Vi ricordo che, in Svezia, i prezzi non hanno sorprese: quello che vedete sul menu pagate, i piatti hanno sempre un loro contorno, l’acqua di rubinetto è inclusa nel prezzo, il pane no (ma nel contorno ci sono quasi sempre le patate, che svolgono una funzione simile).
Quindi, generalmente, ci si può tranquillamente nutrire, a seconda dei posti, con prezzi fra i dodici e i venticinque euro (qualcosa in più se prendete il dessert), bevande escluse.

Paddy’s Bar:
Il mio top assoluto. Piatti svedesi moderni (delizioso il polpettone di cervo e formaggio di capra, molto buoni anche agnello e anatra), ma anche il cibo “da pub” (l’immancabile hamburger, che non ha nulla a che vedere con quello deii fast food) si fa rispettare. Nel weekend dovete assolutamente prenotare.

Mello Yello:
Nella splendida cornice di Lilla Torg, ha tavoli all’aperto dalla primavera fino alla fine di ottobre. Ottimi piatti, sempre in stile “Svezia moderna”, l’hamburger è notevole. Il locale è davvero meritevole per le serate estive, quando si crea un atmosfera davvero suggestiva e speciale.

La Trattoria:
Se proprio non potere fare a meno della Pizza in vacanza all’estero, questo piccolo, ma dalla bella aria intima, posto ha la più buona che abbia mangiato in Svezia. Il gestore è un Siciliano trapiantato da parecchi anni.

Mascot
Situato nel mezzo della multiculturale Möllan (la Soho di Malmö), è ideale per chi ama il cibo da pub o la molto diffusa plankstek (piatto di origine ungherese con carne, purè in stile pomme duchesse e verdure serviti su una tavola di legno). Andateci però d’estate quando potete mangiare fuori, perché all’interno c’è un’irritante musica techno a tutto volume.

Mando
Ottima steakhouse nei pressi di Lilla Torg.

V.E.S.P.A.
Questo ristorante, dedicato al celebre scooter Piaggio, ha più filiali, tutte in quest’area della Svezia. Noi abbiamo provato quella in Västra Hamnen (il bel quartiere residenziale sul mare di Malmö) e ci siamo trovati molto bene, anche solo per la cornice. Le pizze erano ottime, l’arredamento simpatico. Molto poco svedese il fatto che, all’interno, fosse illuminato a giorno: qui si preferiscono, generalmente, luci più morbide.

Un ristorante, invece, dove non consiglio assolutamente di mangiare è un piccolo posto di nome Dal Cuore, vicino alla granda sala cinematografica Filmstaden: fra birre servite calde, cibo fra il passabile e lo scarso e una cameriera che non aveva assolutamente idee di cosa sia il servizio al cliente (e sia chiaro: non parlo di “forma”… In Svezia l’informalità è la norma), la nostra esperienza è stata decisamente negativa.

Midsommarsafton

Ovvero la festa del Solstizio d’Estate, una delle più sentite da parte del popolo svedese. Midsommarsafton, tecnicamente, significa “la vigilia di mezz’estate”: come già per il Natale, infatti, si preferisce celebrare la vigilia piuttosto che la festività stessa. Midsommar non cade in un giorno fisso, ma nel sabato più vicino al giorno del solstizio vero. La vigilia è quindi sempre di venerdì, ed è un giorno “rosso” (festivo) sul calendario svedese: la festa è fra le più importanti, al punto che persino i supermercati (solitamente una certezza aperta fino alle 21-22) chiudono nel pomeriggio. Buona parte della popolazione approfitta dell’occasione per una minivacanza in cottage in campagna o nelle isole, ed è quindi normale che la città si svuoti.

Il pranzo di midsommar è il tipico pranzo festivo svedese, a base di aringhe e patate con l’aggiunta eventuale delle solite köttbullar, o del salmone ed immancabili snaps (“Helan gåååår“). Ormai mi piace pensare che, mentre per le feste italiane si preparano i manicaretti più complicati, per quelle svedesi si aprono le scatolette di aringhe. Il tutto è, per carità, sempre delizioso.

Dopo il pranzo, arriva il vero e proprio momento di festa tanto amato dai bambini (spesso agghindati in abiti tradizionali e inghirlandati). Le famiglie si radunano in un prato, in cui viene issato il tipico midsommarstång, l’albero celebrativo attorno a cui si celebrerà l’evento.

Si issa l'albero

Una volta completata l’operazione, inizia il vecchio rito di origine pagana: i bimbi ed i genitori si riuniscono in circolo attorno all’albero, ed iniziano una serie di danze all’insegna di canzoncine tradizionali. La più divertente è sempre Björnen Sover (Dorme l’Orso): chi sta in mezzo deve stare fermo accucciato facendo finta di dormire fino a quando termina il brano… a quel punto dovrà correre a catturare la prima persona di fronte a lui o lei, cui spetterà il compito di stare in mezzo al prossimo turno.

Dorme l'orso

Molti di questi balli in circolo mi ricordano, personalmente, alcune scene del fantastico film horror Wicker Man, ovviamente in versione giocosa spogliate di ogni componente malsana. 😀

La festa

Per l’occasione, io mia moglie e mia suocera siamo stati nel prato nell’area di Gunnes Gård, a pochi passi da dove viviamo in Upplands Väsby. L’ente culturale dell’area ha anche provveduto ad organizzare esempi di balli folkloristici di tutta la Svezia (e non solo), che, personalmente, ho trovato un po’ noiosetti.

Danze
Bimbi

Ma Gunnes Gård è anche e soprattutto un’area di rievocazione storica, in cui si ha la possibilità di riscoprire il modo di vivere dei vichinghi, con la ricostruzione di abitazioni storiche ed animali allevati secondo le antiche usanze. In ogni caso, è un posto che vale la pena visitare, anche solo per rendersi conto che i vichinghi erano, per lo più, popolazioni pacifiche che vivano di allevamento: quelli che noi tendiamo a mitizzare, sono infatti per lo più gli esploratori e, soprattutto, i pirati.

Gunnes gård
Abitazione vichinga
Il pane tradizionale
Beeeee

Dopo la festa, si continua nuovamente a casa (o al cottage), con la cena… sempre a base di aringhe e patate, ma spesso accompagnata dal gusto ruvido dei Kräfta (in inglese crayfish, simili alle nostre Cicale di Mare ma, a mio avviso, meno buone). Ovviamente se ne approfitta per bere, cantare assieme e stare alzati fino a tardissimo, per godere della luminosissima (a Stoccolma si arriva a stento ad avere un po’ di buio) “notte più luminosa dell’anno”!

Sweden Rock Festival

La settimana passata io e mia moglie siamo stati per un po’ al confine fra Blekinge e Scania, per godere di uno dei più importanti happening rock d’Europa, lo Sweden Rock Festival.
Non starò qui a parlare delle band e della musica, ma mi piace dedicare un po’ di spazio alla fantastica organizzazione svedese di questo festival, che frequento dal 2004.

Il SRF, giunto al 20esimo anniversario, è un festival a prevalenza hard rock ed heavy metal, ma lascia comunque tanto spazio ad altri generi come prog, country o blues.
Viene organizzato nei pressi di Sölvesborg, deliziosa cittadina del Blekinge. Lontano, quindi, dalle due grandi città Stoccolma e Göteborg ma non distantissimo (un paio d’ore) dall’asse Malmö/Copenaghen.

Al festival ci sono sempre famiglie e tanti bimbi
Il più cool
Un abituè

Il Festival, della durata di tre giorni e mezzo, è indipendente: non è organizzato dai grandi promoter internazionali come Live Nation, ma dal magazine locale che gli dà il nome.
Nonostante ciò, l’evento è cresciuto nel corso degli anni conquistandosi sponsorizzazioni fondamentali, a partire dalla televisione di stato, dalle più importanti radio rock della nazione, compagnie di telecomunicazioni, bevande alcooliche, produttori di motociclette ed altro ancora.
Questo ha permesso al festival di affermarsi a livello internazionale: è uno dei tre o quattro festival europei cui gli artisti danno la priorità quando si tratta di arrangiare il proprio tour, ed annovera sempre alcune importanti esclusive per il vecchio continente. Ci sono davvero molti artisti che vedi solo qui oppure devi volare negli States.
Una volta il Blekinge era famoso soprattutto come Sveriges trädgård, il Giardino di Svezia, mentre oggi è il Festivalenl’evento che ha più risonanza nel paese. I giornali nazionali e locali ne parlano sempre con largo anticipo, e non mancano di dare spazio all’evento. D’altronde stiamo parlando di un paese con una grande cultura rock, e se parli di Ozzy, Gary Moore, Dio o Deep Purple (tanto per citare qualcuno degli artisti visti in questi anni), è molto probabile che la gente non ti guardi come se fossi un alieno.

I bagni ben segnalati e le pedane per disabili

Nonostante i cinque palchi siano distribuiti su un’area pressoché sterminata, l’organizzazione ha deciso da sempre da limitare a 33.000 il numero di biglietti vendibili, al fine di rendere l’esperienza più vivibile per tutti.
E proprio la vivibilità è la cosa che più colpisce di quest’organizzazione: abituati ai festival-carnaio organizzati in Italia su spazi inadeguati e in palese carenza di strutture adeguate da parte di organizzatori senza scrupoli (se a qualcuno fischiano le orecchie… sì, sto parlando di voi), lo SRF è davvero una pacchia.

C'è anche la pasta... a richiesta col ketchup!

La prima cosa che colpisce quando si entra, al di là della musica, è la quantità enorme di baracchini per il cibo, distribuiti su tutta l’area ad offrire un incredibile varietà alimentare. Si va dalla carne d’alce al thai wok passando per il kebab di cinghiale, l’indiano, la pizza, il messicano e le prelibatezze ungheresi. Non solo non ti capita di fare una coda se non per pochi minuti (quando va male), ma i prezzi sono anche davvero eccellenti (fra le 50 e le 70 corone per un pasto).
Enorme è anche il dispiegamento di gabinetti (i vecchi “chimici” dei primi anni sono ormai stati per lo più rimpiazzati da dei veri e propri container con file di wc e acqua corrente nei lavandini, puliti più volte nel corso del giorno) e di acqua potabile, per cui, anche qui, le file sono ridotte all’osso.
Intorno all’area del festival c’è inoltre una serie di attrezzatissimi campeggi divisi per tipologia (moto, auto, caravan, tende singole), provvisti di tutte le facilitydel caso.
Per i meno fortunati che si muovono su una sedia a rotelle sono allestite, all’interno dell’area concerti, alcune pedane rialzate che permettono di assistere comunque ai concerti.

Lassù ci sono io!

Oltre agli stand per il cibo, c’è da sempre una nutritissima serie di banchi di abbigliamento, cd, articoli speciali e tutto quello che può interessare ad ogni rocker che si rispetti.
A partire di quest’anno è stato anche aggiunto, sorprendentemente, un mini Tivoli(il nostro “Luna Park”) con giostre ed attrazioni. Insomma, se, in quel momento, non c’è una sola band che ti possa interessare su nessuno dei palchi, comunque non hai modo di annoiarti.

I palchi, dicevamo, sono 5, distribuiti e orientati in modo di non darsi fastidio a vicenda (salvo casi particolari). I quattro palchi più grandi funzionano in doppia alternanza fra loro: due band suonano su due palchi, mentre in quelli di fronte ad essi si prepara la scena per chi deve arrivare.

Il pubblico, di tutte le età ed equamente distribuito fra maschi e femmine, è spesso parte dello spettacolo: oltre a personaggi strambi, fa sempre piacere vedere tante famiglie, sfilze di rocker che si godono in pace (magari sulle seggioline sdraio, che è consentito portare nell’area) le band, o che magari ballano e festeggiano in pura atmosfera da party.
L’alcool fa ovviamente la sua parte, e non è raro trovare qualcuno completamente riverso a terra in condizioni non proprio eccellenti. L’organizzazione è comunque severa, e quelli conciati proprio male male vengono allontanati dall’area ed eventualmente privati del prezioso braccialetto-pass.

Insomma: è davvero difficile trovare un difetto a questo evento. Forse, volendo, solo il tempo, che nelle ultime due edizioni è stato un po’ inclemente… ma, in tutta sincerità, non me la sento di fare di questo una colpa all’organizzazione! 😀

Non mancano i "personaggi"
Party, party, party!

C'è anche un po' di country...

The boys are back in town

Glad Påsk!

Bimbe sul prato
Ovvero, come potrete forse immaginare, “Buona Pasqua!”
Da queste parti è normale sentirselo dire già a partire dal giovedì, considerato, a tutti gli effetti, il “primo giorno di Pasqua”.
Il giovedì è anche il giorno in cui i bambini, quantomeno dove vivo (mi si dice, infatti, che in altre parti non si comincia prima di sabato) iniziano a festeggiare attivamente la Pasqua.
Il rituale è molto simile a quello reso celebre da Halloween, spogliato però di tutta la componente grottesco-drammatica: ci si traveste (in questo caso in maniera “campagnola”), e si va bussando di porta in porta alla ricerca del dolcetto (senza però minacciare alcuno scherzetto).

Il momento delle caramelle
Sembrano soddisfatti

Nelle zone residenziali, i viottoli sono spesso addobbati a festa, con piume colorate. Se poi si hanno bambini in casa, è usanza addobbare l’interno dell’abitazione in maniera non dissimile da quello che si fa per il Natale, con il colore giallo, che rappresenta proprio la Pasqua, a farla da padrone.
Invece che l’albero di Natale, si usa mettere per casa dei ramoscelli (solitamente di betulla), chiamati Påskris.

Piume
Vista sul lago

Se le giornate sono belle come quella di ieri è poi normale andare a giocare per i prati. Purtroppo, proprio nelle giornate più belle dai tempi della scorsa estate, sono riuscito a prendere un clamoroso raffreddore (aumentato dall’allergia ai pollini), che mi impedisce di godermele appieno! 😀
Se il giovedì è il primo giorno dei festeggiamenti, il venerdì santo è invece, quantomeno nelle famiglie più religiose, il giorno del dolore, in cui ci si veste di nero e si tiene un atteggiamento più sobrio. Ovviamente l’allegria ritorna già a partire dal sabato!

Anche in Svezia, come nello Stivale, c’è la tradizione dell’uovo di pasqua. Le uova svedesi sono però diverse da quelle Italiane.
Non si tratta, infatti, di uova di cioccolato: sono invece delle scatole (di cartone o plastica) che, una volta aperte, rivelano un interno fatto di dolci e cioccolatini, e magari qualche sorpresa  o soldino. Anche gli adulti si scambiano talvolta piccoli regali: in genere, cose come tazze, “casette pasquali” (portaoggetti a forma di case per animali), piatti o, comunque, oggettistica per la casa.

Uova svedesi

Per quanto riguarda il cibo… beh, da questo punto di vista non c’è poi troppa fantasia, visto che il cibo di Pasqua è praticamente lo stesso (delizioso, per carità) di Natale: il solito salmone, il solito prosciutto, le solite aringhe, le solite birre speziate, la solita spuma per bambini (il julmust che, ora, ovviamente, si chiama påskmust)… bene o male, tutto ciò riflette il periodo in cui la Svezia era un paese povero di ingredienti, e il cibo delle occasioni speciali era sempre lo stesso.
Negli ultimi decenni ha comunque preso piede, importato dal sud europa, l’utilizzo dell’agnello.

Come già per il Natale, l’impressione è che anche la Pasqua sia qui decisamente più sentita e vissuta che in Italia, in un misto di piccoli riti pagani e tradizione cristiana.

Intermezzo: cucina svedese

Esilarante filmato, che riprendo dal blog di Fiammetta.

Ovviamente, non credeteci troppo! 😉

Jul

Julgran

Ovvero Natale, la festa per eccellenza in Svezia. Con un po’ di ritardo (la visita dei miei e cose da fare mi hanno tenuto lontano dal blog), andiamo a raccontarlo.
Cominciamo da una considerazione semplice: in generale, il Natale è una festa molto più sentita qui che in Italia. La cosa ha certamente radici antiche: il Natale è la festa che il Cristianesimo ha imposto in luogo degli antichi riti pagani relativi al Solstizio d’Inverno. Esattamente come il suo equivalente estivo (midsommar), il Natale è una vera e propria festa della luce, anche se, in questo caso, diventa la luce soffusa e festosa di creazione umana (candele, luminarie) per contrastare l’oscurità della natura.
La cosa, mi si dice, è ancora più evidente nel profondo Nord, dove la luce del sole, d’inverno, non si vede mai. Lì tutto l’aspetto illuminatorio viene meravigliosamente portato all’estremo. In ogni caso, anche nei dintorni di Stoccolma è praticamente impossibile non vedere finestre e porte delle abitazioni addobbati con elementi luminosi colorati. Nel mese che gira attorno alla festività, la luce dell’uomo sconfigge il buio del cielo.
Poi, ovviamente, il Natale è oggi in primis una situazione religiosa, ma è onestamente festosa e colorata.

Ma come celebrano, gli Svedesi, il Natale vero e proprio? Non lo celebrano! Per motivi a me ignoti, in Svezia si festeggia soprattutto la vigilia (Julafton), il giorno in cui le famiglie si riuniscono, si aprono i pacchi e si beve in compagnia.
Il tutto è accompagnato da un rituale molto particolare: per qualche strano motivo, la nazione ha una fissazione natalizia per lo speciale della Disney From All of Us to All of You, qui conosciuto come Kalle Anka och hans vänner önskar God Jul (“Paperino e i suoi amici augurano Buon Natale”) e trasmesso ogni vigilia alle tre del pomeriggio.
Nonostante lo speciale sia esattamente le stesso dal 1959 (giorno della prima trasmissione svedese) ad oggi, le famiglie si riuniscono a vederlo e ridere ogni anno per le stesse battute e situazioni. Il programma ha un indice di ascolto altissimo (spesso attorno al 50%), e, nelle settimane precedenti, ci sono spesso discussioni su chi debba essere il presentatore che introduce il filmato, quasi come per il nostro festival di Sanremo!
Finito lo speciale, nelle famiglie con bambini il papà va a “comprare il giornale”. Poco dopo il suo assentarsi, si sente bussare ed ecco arrivare Babbo Natale (su cui dovrò un giorno scrivere un articolo a parte, viste le peculiarità folk della versione svedese), ad inaugurare l’apertura dei pacchi.

Discorso particolare per il cibo: il pranzo e la cena della vigilia sono basati sulla smörgåsbord, una tavolata-buffet di miniporzioni differenti non dissimili dalle tapas spagnole. La versione natalizia si chiama, ovviamente, julbord e include patate, aringhe in varie forme, formaggi (fantastici), köttbullar, salmone e il delizioso julskinka (un prosciutto speziato e cotto al forno). Tipica è l’usanza di avere la versione natalizia di piatti che si mangiano tutti i giorni, versione che consiste, semplicemente, nell’utilizzo di spezie particolari. Altra caratteristica, per i bambini, è il Julmust, una spuma gasata dolciastra che si trova solo sotto Natale e Pasqua (quando prende l’originale nome di Påskmust): si può bere, ma se ne può tranquillamente anche fare a meno! 😉

E il Natale vero e proprio? Il Juldagen è il giorno in cui si sta tranquillamente a casa, si va eventualmente alla messa per chi ci crede e si fanno le visite di cortesia e/o piacere ai parenti (in svedese esiste il concetto di släkt come estensione di familj per intendere zii, nonni e cugini).
La sera? Al ristorante e magari anche a bere al pub o fare festa, perché il giorno non si lavora comunque (ma iniziano i saldi!) e allora si può bere e divertirsi!

Pasta

Qualche tempo, in visita da conoscenti, il piatto del giorno erano le lasagne (peraltro buone).
Come tutti, faccio la coda in cucina per prendere la mia porzione e torno al tavolo. Una volta seduto, mia moglie mi dice “e l’insalata? non l’hai presa?”
Come ho potuto dimenticare una cosa così importante? Le lasagne si mangiano con l’insalata! 😀

In generale, la pasta è comunque un piatto apprezzato qui in Svezia, anche se il concetto generale è abbastanza diverso da quello della nostra, vera, pasta.
Innanzitutto, non esistono “primo” o “secondo”. Ci sono gli antipasti (se li vuoi), e poi il piatto unico. Piatto unico che, di conseguenza, deve essere sostanzioso.

La pasta qui è sempre estremamente “piena”, spesso con pezzi di carne, funghi, etc. Un piatto come “aglio olio e peperoncino” sarebbe praticamente inconcepibile: se lo dovessi servire, probabilmente ti guarderebbero dicendo “e il cibo dov’è?”
In generale, i sughi sono sempre molto cremosi e grassi, con la panna (o equivalente) come ingrediente quasi fisso.
La salsa di pomodoro, invece, è il più delle volte assente, o comunque appena accennata: fa sicuramente eccezione la köttfärssås, l’equivalente locale del ragù. In compenso, quando se la fanno in casa, a molti svedesi piace infilarci dentro (tenetevi forte!) il ketchup!

Quando mi è capitato di fare in casa la vera carbonara, senza panna, non è stata apprezzata in quanto non abbastanza cremosa. E pensare che mi era venuta benissimo.

La consistenza della pasta, il più delle volte, è ok. Non troppo al dente o stracotta, anche se la seconda opzione può comunque capitare.

Una delle cose positive, quando vai al ristorante, è che non hai mai sorprese sul prezzo: se un piatto è indicato a 110 corone, puoi tranquillamente uscire dal ristorante pagando solo quella cifra. L’acqua (di rubinetto, ma buona e senza sapori strani) è sempre gratis, concetti come coperto e servizio non esistono e la mancia è gradita ma non “obbligatoria” (come negli States).
In compenso, se lo vuoi, rischi di pagare il pane: il 99% dei piatti svedesi (non la pasta, chiaramente) sono comunque accompagnati da patate servite in qualche forma, ad assolvere la stessa funzione.

Il contorno, generalmente patate e/o qualcos’altro, è sempre incluso nel piatto (e nel prezzo): se ordini la bistecca, non ti arriverà mai solo la bistecca. Molti svedesi, quando vengono in Italia, fanno l’errore di ordinare “bistecca” e ci rimangono malissimo quando gli arriva solo la bistecca.
Altra cosa fondamentale, è che il modo di mangiare svedese “prevede” (probabilmente per questioni storiche legate alla mancanza di sapore dei singoli ingredienti) che tu mischi sempre un po’ di tutto quello che hai nel piatto, prima di metterlo in bocca: se hai carne con patate, qualche salsa ed altro “devi” inforchettare un pezzo di carne con un pezzo di patata e inzuppare il tutto nella salsa prima di portarlo alla bocca. Se non lo fai, dai l’impressione di mangiare in maniera strana, anche se gli svedesi sono sempre così riservati da non commentare. Inutile dire che me ne frego in ogni caso. 😀

Tornando alla pasta, personalmente, tendo ad evitarla: nelle occasioni in cui l’ho mangiata (o assaggiato quella di mia moglie, che ne è ghiotta), devo dire che, il più delle volte, l’ho apprezzata.

Una delle paste del pub White Horse in Väsby

Fika

Fika è una parola svedese che indica un concetto non facilmente spiegabile in Italiano.
Tecnicamente vorrebbe dire “caffé”, non tanto inteso come la bevanda, quanto l’insieme del caffé stesso e di tutte le cose che ci mangiucchi assieme. Perché in Svezia il caffé non si beve mai da solo, neanche alla fine della cena: ci si aggiunge sempre qualcosa, come dei dolci, dei biscotti, una fetta di torta.

Ma la fika è anche e soprattutto un momento sociale: è la pausa caffè con i colleghi di ufficio o con gli amici, il momento della chiacchierata, cui non puoi letteralmente sottrarti nel corso della giornata.
Se sei chiamato per la fika non ti puoi praticamente negare, sei moralmente obbligato a partecipare e socializzare.

Se decidi di offrire il caffé, per il discorso che facevo sopra, dovrai sempre aggiungere anche qualcos’altro (dolcino, brioche, una pasta, etc.), altrimenti lascerai l’impressione di fare le cose a metà.

Smentiamo qualche luogo comune a riguardo del caffé nordico: non è il caffé americano. Quest’ultimo è molto più allungato e acquoso rispetto al caffé che si beve da queste parti, che invece ha un gusto forte e leggermente pungente.
Molti italiani schifano per principio il caffé nordico, semplicemente perché non è uguale a quello cui sono abituati. Non è vero che il caffé nordico è meno forte dell’espresso italiano (anzi, c’è più caffeina nel complesso), è semplicemente una bevanda preparata in maniera diversa e che viene bevuta in maniera diversa.
Personalmente apprezzo parecchio il caffé nordico, e lo alterno senza problemi al caffé all’Italiana fatto con la moka.
La marca nostrana che si trova più facilmente al supermercato è la solita Lavazza, anche se il “Crema e Gusto” (il mio preferito da parte loro) è al momento distribuito solo da poche catene. Ci sono anche marche svedesi che vendono caffè macinato per moka, ma non le ho mai provate a casa. In compenso mi hanno regalato dell’espresso svedese da torrefazione che è buono.

Qualunque caffetteria, al giorno d’oggi, ti fa senza alcun problema l’espresso (con inevitabile domanda, almeno finché non impari a dirlo prima tu, “singolo o doppio?), non sempre buono però. Noi Italiani sappiamo bene che il segreto del caffè da bar è la frequenza con cui viene fatto: se la macchina da espresso sta ferma a lungo, il caffè risulta meno buono. Anche per questo, a parte casi particolari, non prendo mai l’espresso al bar da queste parti: lo bevono in pochi e quindi la macchina ha lunghi momenti di pausa.

Più difficile trovare il caffè all’italiana al ristorante: molti si limitano a tenere il bricco di vetro col caffè nordico mantenuto caldo. Ovviamente, se manca poco, conviene aspettare che abbiano appena riempito la caraffa, perché quello appena fatto è meglio.
Nelle caffetterie, oltre all’immancabile cappuccino e al “latte” (che è il nostro caffellatte!), si trovano spesso le varianti mocha (caffè + cioccolato). Non aspettatevi di trovare da nessuna parte il “marocchino”, mentre è sicuramente difficile spiegare a chi sta dietro al banco i concetti di “lungo”, “ristretto”, “macchiato” e compagnia.

Il dolce per eccellenza della fika è il rollino di cannella (kanelbulle, o cinnamon roll in inglese), ma sono anche molto apprezzati wienerbröd, le palline di cioccolato (oggi note come chockladbollar, dato che il nome storico negerbollar è caduto in disuso) e la torta al cioccolato accompagnata da panna montata.
Discorso a parte per le fette di torte cremose (tårta) che sono una vera e propria, apprezzatissima, meraviglia da fika: su tutte la prinsesstårta (la mia preferita in assoluto), ma anche la white lady e la budapestbakelse. Andare in una konditori (pasticceria) e farsi una fika a base di queste delizie è una vera e propria gioia per il palato.

Tornando alle caffetterie, Starbucks, per chi se lo chiedesse, qui non esiste: esistono però catene similari che portano nomi esotici come Wayne’s Coffe, Coffehouse by George o il più italo-internazionale Ritazza, che si trova in stazioni ed aeroporti. Il consiglio, però, è di andare in caffetterie (oppure konditori) artigianali, dove si possono trovare cose più particolari e gustose per accompagnare il caffé.

Insomma: per chiunque venga in Svezia, la fika è un’esperienza da provare senza esitazioni, in grado di rallegrarvi la giornata nel migliore dei modi!

 

Prinsesstårta (foto da Wikipedia)

 

 

Budapestbakelse (foto da Wikipedia)

 

Aggiornamento

Se qualcuno si sta preoccupando per la mia assenza, ci tengo subito a dirvi che sono vivo e sto bene!

Queste ultime due settimane sono passate senza troppi scossoni e mi sono quindi fatto prendere da una certa pigrizia nello scrivere: sono ancora in attesa del Personnummer, cosa che mi ha un po’ bloccato dal fare quasi qualunque cosa, e nulla di veramente interessante è successo fino a lunedi, giorno in cui ho iniziato il mio corso di svedese presso la Folk Universetet.

Nel frattempo ho iniziato ad andare in piscina, per fare la fisioterapia in acqua che mi serve per evitare troppi problemi ad un ginocchio un po’ malandato.

L’impianto è quello di Åkeshov, a due fermate di Tunnelbana rispetto a dove abito io. Finora, però, ci sono andato quasi sempre in macchina: visto che non avevo ancora fatto l’abbonamento mensile della metro (ci ho pensato lunedi) mi veniva più economico fare così.

La struttura è decisamente valida: oltre alla piscina, relativamente piccola ma comunque ben equipaggiata e pulita, contiene anche una palestra con attrezzature ginniche moderne.

Rispetto alle piscine italiane mi hanno colpito una serie di fattori:

  • il silenzio (tranne quando ci sono i bambini, chiaramente)
  • la differente concezione di igiene: nessun obbligo di indossare la cuffia, tutti che camminano completamente scalzi e senza ciabatte, dagli spogliatoi – dove non si può entrare con le scarpe – alle docce, alla sauna (sì, cosa meravigliosa, c’è la sauna interna!) fino al bordo della piscina. Nonostante ciò, nessuna sensazione di sporco, sarà che vedi passare gli inservienti a più riprese.
  • soprattutto, la differente libertà mentale. In alcune piscine italiane ti obbligano addirittura ad indossare il costume mentre fai la doccia… se lo facessi qui ti guarderebbero come un alieno. Ma la cosa davvero impensabile, per noi, è la questione bambini. Qui i papà si portano senza problemi i figli piccoli, maschi e femmine, negli spogliatoi e nelle docce maschili. E se, di primo acchito, fare la doccia nudo al fianco di una bimba in età prescolare ti crea un minimo di imbarazzo, per via di quello che ci “insegnano” da noi… appena ci pensi un attimo ti rendi conto che è la cosa più normale di questo mondo, e di quanti inutili bigottismi abbiamo dalle nostre parti.

Nei prossimi giorni (se riesco, domani o dopo) vi parlerò del corso di svedese, nel frattempo vi delizio con una chicca: oggi, al supermercato ICA sotto casa, ho visto una cosa talmente stupida che non ho potuto esimermi, nonostante le mie promesse, dal comprarla e provarla al volo. 😀

La Pizza al Kebab di ICA
La Pizza al Kebab di ICA!

Boh, devo dire che, nonostante i timori, è stata decisamente meno peggio di quanto pensassi… l’impasto non era peggiore di quello di una qualunque pizza congelata che puoi comprare in un supermercato italiano, e gli ingredienti del Kebab erano discreti.

Prima o poi dovrò venire meno al mio credo, e provare effettivamente a mangiare una vera pizza da queste parti. La settimana scorsa, gironzolando alla ricerca di un posto dove vedere Genoa – Odense, sono capitato al Cafè dello Sport gestito da un ragazzo palermitano di nome Toni. Mi ha assicurato che suo fratello fa la migliore pizza della città, quindi è possibile che, una sera, faccia un salto lì.

Tornando a cose meno facete, le giornate si stanno decisamente accorciando: il sole sorge ancora prestino (prima delle sei, presumo)  e tramonta ancora dopo che in Italia, ma la luminosità di un mese fa è giù un ricordo. Fra un mese scarso ci sarà l’equinozio, quindi la situazione sarà praticamente identica a quella dello stivale.

In compenso è degna di nota la costante mutevolezza del tempo in questo periodo: si passa più volte dalla pioggia (anche abbondante, come oggi) al sole nell’ambito della stessa giornata, con notevoli escursioni termiche. Per la serie “non sai mai come vestirti”…

Ciaùscolo

Il ciaùscolo è un delizioso insaccato spalmabile tipico di alcune zone del centro italia (Marche in particolare).
Nel resto d’Italia non è particolarmente noto, forse anche perché risente particolarmente del “cambio d’aria”: il ciaùscolo buono sul serio si mangia solo nelle Marche e zone limitrofe. Ed è una vera delizia per il palato.

Tutto mi sarei aspettato, quindi, di ritrovarmelo qui in Svezia, confezionato da un’azienda locale. Oddio… in verità, a guardarsi, non sembra assomigliare granché al ciaùscolo vero, e anche l’etichetta “Una gustosa salsiccia aromatizzata con agrumi, sale e peperoncino” non lascia esattamente ben sperare (anche se in alcune varianti si utilizza la buccia d’arancio).

Chissà, un giorno la mia curiosità elementare mi porterà a provarlo. D’altronde qui gli insaccati li sanno anche fare, basterà non aspettarsi di mangiare del ciaùscolo 😉

ciauscolo1

Detto questo, oggi ho vissuto la mia prima brutta sorpresa meteorologica, nel senso che, uscito di casa in maniche corte come al solito, mi sono reso conto che faceva freschino e c’era il cielo pesantemente coperto (no, non sono il tipo che guarda fuori dalla finestra prima di uscire).
Obbligatorio quindi il rientro a casa a recuperare l’impermeabile (anche se poi, nel tempo in cui sono stato fuori, non ha piovuto).

Oggi ho anche fatto il mio primo salto in banca per aprire un conto corrente, ma di queste disavventure vi racconterò nei prossimi giorni quando avrò raccolto qualche altra esperienza.

Aggiornamento dell’agosto 2010: nel frattempo, il Ciaùscolo della Scan ha dovuto cambiare nome in Santoreggia, dato che il vecchio nominativo era coperto dalle norme europee sulla protezione geografica. Non ho ancora avuto il coraggio di assaggiarlo. 😀


Update: qualche tempo dopo il Ciaùscolo svedese ha dovuto cambiare nome in Santoreggia, per via della denominazione d’origine protetta. Ho scritto qualcosa al riguardo qui.

Kötbullar

Oggi, per la prima volta, mi sono cucinato da solo le köttbullar (pronuncia approssimativa “sciòtbulla”), le celebri polpettine di carne svedesi note in Italia come “polpettine dell’IKEA”.
Tenendo conto che erano surgelate (Findus), che non avevo un microonde per scongelarle, che mi mancavano sia le patate che la salsa che la marmellata di lingonberry (mirtillo rosso), che ho dovuto cuocerle in una vecchia padella con dell’italianissimo olio extravergine di oliva, alla fine non mi posso lamentare. Erano buone.

Nota per il futuro: trovare un posto che venda padelle decenti, più qualche altro attrezzo da cucina (una griglia, ad esempio).

Nel pomeriggio, dopo avere riconsegnato la macchina che avevo utilizzato ieri sera per andare a Västerås, sono ripassato al supermercato sotto casa.
Fra le altre cose, penso di avere comprato – ma non ne sono troppo sicuro – della carta da forno.
Quello che fa piacere è notare la presenza di notissime marche italiane (vedi foto) 😉

Facendo un salto indietro nel tempo, ieri sera sono andato a vedere i Deep Purple a Västerås, a circa un’ora e mezza di macchina da Stoccolma. La venue, era un posto relativamente piccolo (2500 persone, direi), ma ottimamente congegnata con struttura ad anfiteatro, ben equipaggiata, e appositamente studiata per la musica. Roba che in Italia ci sogniamo.

P.S.: I panini nordici con i semini saranno la mia rovina alimentare!