L’essere nato e cresciuto a Genova dà sicuramente un grosso vantaggio nella vita: puoi praticamente guidare (e posteggiare!) ovunque. D’altronde essere abituati alle strade strette, in salita o discesa, in una città carente di spazi, ti fa sembrare tutto il resto comodo come un’autostrada a cinque corsie. Quando poi ti ritrovi a mollare la macchina in qualche posto “impossibile” a Stoccolma, ti capita davvero di lasciare la gente a bocca aperta: queste cose, qui, sono quasi fuori dal mondo.
La prima volta che ho posteggiato in un parcheggio come quello della foto, mia moglie non ci voleva credere. Era convinta che non fosse neppure un parcheggio.
Ieri sera la scena si è ripetuta: il lavaggio strada del mattino porta, certe volte, a carenze di posti in serata in alcune aree del centro città. A differenza di quanto succede a Milano, nessuno pensa, neanche alla lontana, di posteggiare sul marciapiede. La situazione comunque non è tragica: girando qualche minuto, si trova tranquillamente un posto nelle vicinanze. Ieri, stavamo uscendo con amici, non avevo voglia di girare troppo e mi sono infilato, senza troppi problemi, nel pertugio della foto: sono stato fortunato perché l’auto di fronte a me è una di quelle, in minoranza qui, che non hanno il gancio da traino installato.
Una volta uscito dall’auto, una ragazza di passaggio sul marciapiede mi guarda sorpresa: “Ma cos’è successo, ti hanno chiuso e non riesci ad uscire?” “No, no… ho appena parcheggiato” (faccia stupitissima della ragazza) “Snyggt!“. Io e mia moglie abbiamo riso a lungo!
Cambio gomme per l'estate
Tutto questo per parlare della mia auto che, proprio in questi giorni, sta prendendo la cittadinanza svedese. Prima ho dovuto compilare un form sul sito web del Transportstyrelsen, dopo di che ho dovuto pagare 700 corone e spedire, tramite raccomandata, una serie di documenti: carta di circolazione e foglio complementare in originale, fotocopia della fattura di acquisto del veicolo (i miei sono dovuti andare al concessionario a Genova per averla), carte varie firmate.
A breve dovrei essere chiamato per un controllo (prima devo fare sistemare la luce posteriore destra, che non funziona correttamente), simile alla revisione, dopo di che dovrei ricevere le targhe svedesi. Ancora non ho capito cosa succedere con quelle italiane… lo scoprirò nei prossimi giorni.
Dato che la mia carta d’identità italiana è scaduta a gennaio, ho provveduto adesso a rinnovarla, presso il solito prefabbricato verde dell’Ambasciata. Dopo qualche settimana ho avuto finalmente conferma che il mio documento era pronto.
La prima considerazione è di tipo generale: avrei potuto prolungare gratuitamente la durata della vecchia carta (da 5 a 10 anni), ma sinceramente non mi è sembrato il caso. In pratica mi avrebbero dato un fogliettino aggiuntivo, che avrei dovuto portarmi dietro assieme al vecchio documento. Per 92 corone ho preferito quindi avere una nuova carta, piuttosto che un’aberrazione simile. Inoltre volevo un documento che indicasse chiaro e tondo il mio status di residente all’estero iscritto all’AIRE, per godere di quelle pochissime agevolazioni che ne conseguono.
Anche qui la cosa ha del ridicolo: nel maggio 2011 la moderna Italia del G8 rilascia ancora carte d’identità solo in formato cartaceo. Scomode da portare in giro, fragili e persino insicure (vedi la foto “spillata” sul documento).
Per intenderci: la mia carta d’identità svedese, rilasciata da Skatteverket, è un tesserino modello bancomat, molto comodo, utilizzabile per il riconoscimento elettronico online e che mi permetterebbe quindi, fra le altre cose, anche di fare la dichiarazione dei redditi (ne avessi uno) da casa.
C’è da dire che la legislazione sulle carte d’identità in Svezia è molto diversa da quella italiana: innanzitutto non è obbligatorio avere il documento, inoltre le carte rilasciate da vari enti pubblici (come Skatteverket) o banche (anche loro hanno l’autorità per farlo e anche quelle sono valide per il riconoscimento online) non sono valide per l’espatrio (se non per i paesi del Consiglio Nordico). Molti svedesi, quindi, non hanno proprio la carta d’identità, e si limitano ad utilizzare la patente ed il passaporto. Fanno ovviamente eccezione i giovani che ancora la patente non ce l’hanno, e che hanno bisogno della legitimation per entrare in pub e locali o comprare alcool. Anzi, non sono in pochi ad avere un documento falso, per poter mentire al riguardo dell’età.
A partire dal 2005, esiste anche una Nationellt identitetskort, rilasciata dalla Polizia esclusivamente ai cittadini svedesi che vogliano averla, del tutto equivalente alla nostra. Il formato, è, ovviamente, quello del tesserino con chip.
La mia nuova carta d’identità italiana è quindi una normalissima carta vecchia stampo, anche se ha qualche caratteristica particolare. Invece di riportare, sul fronte, l’indicazione “COMVNE DI”, c’è invece l’indicazione “Ufficio Consolare” (seguito da “Ambasciata Stoccolma”). Sul retro, oltre alla scadenza, è riportato che sono iscritto all’A.I.R.E. di Milano.
Questa è stata una sorpresa: avevo infatti richiesto di essere spostato sull’A.I.R.E. di Genova, e, durante la mia ultima visita all’Ambasciata mi era stato detto che il trasferimento era risolto con successo. Invece, adesso, non c’è traccia della mia pratica e non mi hanno saputo dire nulla di se e quando questa andrà a buon fine.
Già che ero lì, ho chiesto un’informazione importante: come funzionano le cose per poter votare ai referendum di giugno. La risposta è stata una non risposta: mi è stato chiesto da quanto sono iscritto all’A.I.R.E. (“da dicembre”), e, a quel punto, mi è stato detto che, sì, probabilmente dovrei ricevere tutto a casa per votare a distanza, ma che non c’è nulla di certo al riguardo.
In pratica non so, al momento, se potrò votare o meno per i referendum (perdendo quindi eventualmente un diritto fondamentale), non so se la pratica per il trasferimento influirà sulla cosa e non so, addirittura, se proprio esista una pratica per il trasferimento.
A questo punto dovrò chiamare l’A.I.R.E. di Milano per sapere se e quando mi spediranno il materiale per votare, e rimandare la documentazione per il trasferimento dopo il referendum stesso (giusto per non rischiare).
Valborg, ovvero Valpurga, la grande festa che segna il vero arrivo della primavera dopo quello “fittizio” della data ufficiale.
La festa è molto sentita qui in Svezia, e assume un ruolo importante, in particolare, nelle grandi città universitarie.
Uppsala, il 30 aprile, si è trasformata in una bolgia. Studenti vecchi e nuovi si sono infatti riuniti per celebrare il rituale di Valpurga: alle 15 esatte, il rettore, è apparso di fronte agli studenti dalla balconata universitaria. Dopo un breve discorso ed una canzone cantata in coro da gran parte della folla, è iniziato lo sventolio dei cappelli bianchi studenteschi, a simboleggiare l’inizio della festa.
Da quel momento, la gente si è riversata in strada per bere (ma, quest’anno, controlli più stretti hanno impedito che la gente si dedicasse all’alcool in strada) o nelle diverse nation (ogni studente appartiene ad una nation, in base alla sua provenienza… e solo gli studenti possono accedere agli spazi delle nation), che hanno organizzato spettacoli differenti.
L’atmosfera di festa è stata davvero contagiosa, ed è stato davvero un piacere camminare per le strade per la città e fermarsi per una “cena pomeridiana” (usanza tipica svedese nei giorni non lavorativi).
Valborg è anche la sera dei falò: durante la serata, l’intera Svezia si illumina a fuoco, cosa decisamente magica e suggestiva! Un po’ meno suggestive le notizie di cronaca del giorno dopo che raccontano dei problemi derivati dall’eccessivo consumo di alcool… ma la Svezia, si sa, è anche questa.
Bimbe sul pratoOvvero, come potrete forse immaginare, “Buona Pasqua!”
Da queste parti è normale sentirselo dire già a partire dal giovedì, considerato, a tutti gli effetti, il “primo giorno di Pasqua”.
Il giovedì è anche il giorno in cui i bambini, quantomeno dove vivo (mi si dice, infatti, che in altre parti non si comincia prima di sabato) iniziano a festeggiare attivamente la Pasqua.
Il rituale è molto simile a quello reso celebre da Halloween, spogliato però di tutta la componente grottesco-drammatica: ci si traveste (in questo caso in maniera “campagnola”), e si va bussando di porta in porta alla ricerca del dolcetto (senza però minacciare alcuno scherzetto).
Il momento delle caramelleSembrano soddisfatti
Nelle zone residenziali, i viottoli sono spesso addobbati a festa, con piume colorate. Se poi si hanno bambini in casa, è usanza addobbare l’interno dell’abitazione in maniera non dissimile da quello che si fa per il Natale, con il colore giallo, che rappresenta proprio la Pasqua, a farla da padrone.
Invece che l’albero di Natale, si usa mettere per casa dei ramoscelli (solitamente di betulla), chiamati Påskris.
PiumeVista sul lago
Se le giornate sono belle come quella di ieri è poi normale andare a giocare per i prati. Purtroppo, proprio nelle giornate più belle dai tempi della scorsa estate, sono riuscito a prendere un clamoroso raffreddore (aumentato dall’allergia ai pollini), che mi impedisce di godermele appieno! 😀
Se il giovedì è il primo giorno dei festeggiamenti, il venerdì santo è invece, quantomeno nelle famiglie più religiose, il giorno del dolore, in cui ci si veste di nero e si tiene un atteggiamento più sobrio. Ovviamente l’allegria ritorna già a partire dal sabato!
Anche in Svezia, come nello Stivale, c’è la tradizione dell’uovo di pasqua. Le uova svedesi sono però diverse da quelle Italiane.
Non si tratta, infatti, di uova di cioccolato: sono invece delle scatole (di cartone o plastica) che, una volta aperte, rivelano un interno fatto di dolci e cioccolatini, e magari qualche sorpresa o soldino. Anche gli adulti si scambiano talvolta piccoli regali: in genere, cose come tazze, “casette pasquali” (portaoggetti a forma di case per animali), piatti o, comunque, oggettistica per la casa. Uova svedesi
Per quanto riguarda il cibo… beh, da questo punto di vista non c’è poi troppa fantasia, visto che il cibo di Pasqua è praticamente lo stesso (delizioso, per carità) di Natale: il solito salmone, il solito prosciutto, le solite aringhe, le solite birre speziate, la solita spuma per bambini (il julmust che, ora, ovviamente, si chiama påskmust)… bene o male, tutto ciò riflette il periodo in cui la Svezia era un paese povero di ingredienti, e il cibo delle occasioni speciali era sempre lo stesso.
Negli ultimi decenni ha comunque preso piede, importato dal sud europa, l’utilizzo dell’agnello.
Come già per il Natale, l’impressione è che anche la Pasqua sia qui decisamente più sentita e vissuta che in Italia, in un misto di piccoli riti pagani e tradizione cristiana.
Uno dei passatempi preferiti degli Stoccolmesi è la minicrociera di un giorno (o, meglio, una notte) verso Åland, la regione-arcipelago posta a metà strada fra Svezia e Finlandia.
Åland (in finlandese Ahvenanmaa, in latino Alandia) ha una storia particolare: appartiene politicamente alla Finlandia, ma è autonoma, neutrale e la lingua prevalente ed ufficiale è proprio lo svedese.
In realtà, ai croceristi frega poco e nulla di tutto ciò, e la stragrande maggioranza di loro non mette neanche piede sull’isola principale (Fasta Åland): per farlo, dovrebbero alzarsi alle 6:30 del mattino dopo una notte di bagordi! Gli unici che scendono sono quelli che effettivamente devono andare nella capitale Mariehamn (abitanti del luogo o, durante l’estate, turisti) o quelli che vengono espulsi dalla nave, e consegnati alle autorità, per comportamenti poco consoni.
Per quei pochi che devono, la nave fa anche da traghetto, per cui è possibile anche caricare l’auto a bordo.
Gli armatori concorrenti che organizzano le crociere sono due: la Birka Cruises e la Viking Line.
Io ho viaggiato sulla Cinderella, la nave della Viking che parte dall’area di Slussen alle ore 18:00 e che è stata, per un certo periodo, la più grande nave da crociera al mondo.
Cinderella (e, come lei, Birka Paradise, che ci segue a distanza per tutto il viaggio), si ferma per un paio d’ore in mezzo al mare, per evitare di arrivare troppo presto e permettere ai festeggiamenti a bordo di continuare. In questo periodo dell’anno la cosa non ha particolare rilevanza, ma, durante l’estate, quando le ore della notte sono illuminate a giorno, sembra che l’effetto sia meraviglioso, soprattutto per chi sta sul ponte panoramico o nei più piccoli ponti esterni.
Gli alcoolici "ingabbiati" nel duty freeAppena saliti a bordo, molti passeggeri hanno avuto una terribile sorpresa: da qualche tempo le regole sono cambiate, e, nei fine settimana, il tax free shop interno alla nave vende alcool solo ed esclusivamente durante il viaggio di ritorno a partire dal mattino.
Avreste dovuto vedere le facce furiose di alcuni clienti mentre discutevano animosamente con il responsabile, risentiti per non essere stati avvisati in anticipo: lo avessero saputo, non avrebbero mai comprato il biglietto!
La Viking ha messo in atto questa decisione per contrastare il fenomeno di chi acquistava litri di alcool al duty free (a prezzi decisamente più bassi che al Systembolaget) per poi andare a devastare se stessi e le cabine in party privati, anziché prendere da bere nei bar e nei pub della nave. Viene da chiedersi se anche la Birka Cruises abbia preso iniziative simili: in caso negativo, il numero di passeggeri aumenterà per loro in maniera consistente!
Queste misure hanno comunque prodotto dei risultati reali e, alla resa dei conti, non ho assistito a quelle scene apocalittiche che hanno un po’ contribuito a creare la fama di questo tipo di nave: la gente sbronza, alla fine della serata e persino il giorno dopo, non mancava… ma nulla a che vedere con quelle sequenze da gironi danteschi di cui tanto si racconta. Mia moglie, che era stata sulla Cinderella l’ultima volta due anni fa, mi ha confermato di aver visto un cambiamento radicale, sia alla sera che al giorno dopo.
In ogni caso, anche comprare alcool ai pub e ai bar della nave costa decisamente meno che negli equivalenti di Stoccolma, e non c’è inoltre l’onnipresente security pronta a cacciarti via non appena cominci a traballare. Per quelli cui piace divertirsi sfondandosi di alcool, la Cinderella resta comunque una sicura fonte di gioia.
Rock'n'roll allniteMa anche per quelli per cui l’alcool si beve con moderazione (che, nonostante quello che si può pensare, in Svezia sono comunque la maggioranza), la nave ha tanto da offrire: ristoranti, un casinò, una stazione termale e, per la sera, oltre all’Admiral Hornblower’s Pub (con tanto di “menestrello”), ci sono una discoteca (piccola e bruttina) e, soprattutto, il Fun Club, la grande sala da ballo su cui si esibiscono, in alternanza due band. La musica live parte dai classici disco, dance e pop (come Village People, Gloria Gaynor, gli obbligatori Abba) per poi allargarsi, nel prosieguo della serata sul rock e l’hard rock di U2, Stones, Sweet, Kiss, Deep Purple, Metallica, Judas Priest, Thin Lizzy, Europe, Twisted Sister e compagnia schitarrante. I musicisti sono bravissimi e l’effetto divertimento è garantito, per cui la sala è sempre piena fino alla sua chiusura, alle 3 del mattino.
Per quanto riguarda noi, abbiamo speso circa cinquecento corone a testa (una sessantina di euro) per un pacchetto che ha incluso una cabina su lato mare e una cena con megabuffet “mangia-quanto-ti-pare” in uno dei ristoranti della nave. Durante la cena, persino vino e birra (la finlandese Lapin Kulta) erano disponibili liberamente e gratuitamente, cosa impensabile per la Svezia. Il cibo era, comunque, eccellente!
Il viaggio di ritorno è stato davvero splendido: in questi giorni è letteralmente esplosa la primavera, e il lungo passaggio in mezzo alle isole del suggestivo Arcipelago di Stoccolma è stato una gioia per gli occhi e per il corpo, rinfrancato dalle piacevoli temperature. Infilatici nel fiordo di Saltsjön abbiamo anche potuto godere della vista dei meravigliosi palazzi di Djurgården (inclusa la nostra Ambasciata) prima di rivedere la meravigliosa skyline di Gamla Stan (come sempre rovinata in parte da quell’insulsa scatola da scarpe che è la sagoma del Castello) e attraccare nell’area di Slussen. Nella hall della nave, alcune meravigliose facce da “giorno dopo” (non parliamo di quelli, sbronzissimi, con ancora un cocktail in mano), ma anche tanti volti felici di persone che si sono goduti una piccola fuga dalla vita cittadina!
E Åland? Beh, non vorrete mica che mi svegliassi alle 6:30 del mattino dopo una notte di festeggiamenti, vero?
Questo il tempo che ci ha messo la mia tessera sanitaria ad arrivare a casa, dal momento della mia chiamata a Försäkringskassan.
Meno di 24 ore dopo, la carta era già nella mia cassetta della posta.
In effetti, questa è una cosa che non manca mai di sorprendermi della Svezia: quando richiedi carte o documenti, il tempo di consegna è davvero brevissimo. Merito di un organizzazione interna agli uffici davvero efficiente, ma anche delle Poste, che qui funzionano davvero e fanno quello che è il loro lavoro: consegnare lettere e pacchi.
Con le prime, in particolare, non ci sono davvero problemi: puoi stare matematicamente sicuro che, se le imbuchi entro una certa ora, arriveranno il giorno dopo (giova il fatto che il portalettere passa nel primo pomeriggio).
Per i pacchi qualcosina è cambiato: da qualche anno gli abitanti di Väsby si lamentano per la chiusura dei tre uffici postali e del fatto che ora tutto passi per l’ICA di Väsby Centrum, che si dice essere meno efficiente. Abituato però agli standard italiani, alle code dei nostri uffici postali, tutto però mi sembra una pacchia. I pacchi, in ogni caso, non vengono consegnati direttamente a casa, ma si viene avvisati e li si può andare a ritirare in giornata.
Gli uffici postali per pagare le bollette sono praticamente scomparsi: alcune banche hanno preso il loro posto (ma, se non sei loro cliente, la commissione agli sportelli è alta), anche se ormai quasi tutti pagano online dal proprio conto corrente.
Tessera Sanitaria Europea... Svedese.E la tessera sanitaria? È semplice normale e anche un po’ bruttina, molto simile a quella che era il retro della mia, non più valida, “Carta Regionale dei Servizi” lombarda: ci sono nome e cognome, personnummer, data di nascita e qualche altro dato vario. La banda magnetica è sul retro della carta, che invece contiene informazioni su quali siano i diritti, all’estero, per il possessore della carta.
Ora speriamo solo di non doverla mai usare! 😀
Attraversamento gatti
Curioso cartello nei pressi dell’Università di Uppsala.
Serve ad indicare agli automobilisti di fare attenzione, ma è anche un omaggio a Pelle Svanlös (Pete No Tail, in inglese), il gatto senza coda amatissimo dai bambini e nato nel 1939 dalla fantasia dello scrittore Gösta Knutsson.
Pelle è uno dei personaggi più famosi di Uppsala, e i libri che lo riguardavano erano anche delle allegorie contro il supporto al nazismo, movimento che aveva raggiunto una certa popolarità nella Svezia di quegli anni.
Appena pochi giorni dopo la mia telefonata all’assistenza telefonica della solita Försäkringskassan mi è arrivata una lettera che conferma la mia iscrizione alla stessa. Sembra quasi che lascino la pratica in sospeso lì aspettando che qualcuno si decida a chiamare, prima di dare il via libera…
La lettera conferma la mia iscrizione, retroattiva a partire dal 6 maggio 2010, con la seguente, incredibile, motivazione: “vieni iscritto all’assicurazione sociale poiché vivi in Svezia”.
In un secondo foglio mi scrivono che, se non sono soddisfatto della decisione, posso sempre impugnarla con un ricorso. 😀
Appena ricevuto il foglio, nuova chiamata all’assistenza clienti: avendo inserito il mio personnumer, la persona del callcenter sapeva già tutto di me prima ancora di iniziare la conversazione. Su mia richiesta, ha detto che provvederà ad inviarmi la Tessera Sanitaria Europea, e che dovrei riceverla nel giro di pochi giorni. Vedremo!
L’Ambasciata Italiana ha sede in uno dei posti più suggestivi di Stoccolma, l’isola parco di Djurgården, in uno splendido palazzo chiamato Oakhill e sito in cima ad una collina con splendida vista sul fiordo di Saltsjön.
Il nome Oakhill fu originariamente utilizzato dall’emissario diplomatico inglese Sir Thomas Baker per indicare la sua residenza estiva, un prefabbricato verde di legno ideato nel 1820 dall’architetto Fredrik Blom. Blom ha progettato importanti edifici nell’area di Djurgården e Skeppsholmen, ma è anche noto in particolare anche proprio per i suoi prefabbricati, un concetto rivoluzionario all’epoca.
A inizio ventesimo secolo l’area fu acquistata dal Principe Guglielmo, che fece demolire tutte le abitazioni esistenti, con l’esclusione del prefabbricato di Blom, per far costruire la nuova residenza.
Il Tricolore su Oakhill (dal 1926)
L’incarico fu affidato al grande architetto Ferdinand Boberg, con un compito importante: il palazzo era il dono di nozze della famiglia imperiale russa (che si accollò i costi) per il matrimonio fra Guglielmo e la Principessa Maria Pavlovna. L’edificio, completato nel 1910, è un sontuoso palazzo di 40 stanze, posto in una posizione magnifica e con una vista spettacolare. Il matrimonio naufragò in fretta e la casa si ritrovò vuota. Nel 1926, dopo essere stata affittata a diplomatici americani, Oakhill è stata acquistata dal’Italia, che ne ha fatto la sede dell’Ambasciata e la residenza dell’Ambasciatore. Il prezzo d’acquisto fu di 100.000 corone, una cifra considerevole per l’epoca. In condizioni normali, i comuni mortali come me non hanno accesso al palazzo. Tutte le operazioni per noi cittadini all’estero vengono effettuate nella Cancelleria Consolare che è sita (indovinate dove?) proprio nel prefabbricato verde di Blom.
Il prefabbricato verde, sul fianco di Oakhill
Quest’ultimo, al di là della sua importanza storica, è, visto con gli occhi di oggi, semplicemente un brutto prefabbricato verde di legno. Sicuramente non gli ha giovato il fatto di essere trasformato da residenza estiva in “moderno” locale per uffici, con il gabbiotto del carabiniere (sì, ci sono i Carabinieri a Stoccolma!) e gli sportelli per le operazioni. Anche il piano superiore, che visiti per fare le foto per il passaporto o altre questioni, non ha, per quanto mi riguarda, un fascino particolare.
Quando scrivo, quindi, di essere stato all’Ambasciata lo dico per semplicità: in realtà quella che visito è la Cancelleria Consolare. Una cosa devo aggiungere: lo staff della cancelleria si è sempre dimostrato molto disponibile, cordiale ed efficiente nel fornire le informazioni. Insomma: nulla a che vedere con la frustrazione che spesso ti prende quando ti ritrovi ad avere a che fare con gli sportelli per il cittadino in Italia, dove ti può capitare di essere trattato con freddezza o avere mezze o non-risposte.
Anche qui la burocrazia non scherza, in particolare per quanto riguarda la famigerata Försäkringskassan, l’assicurazione sanitaria nazionale.
Qualcuno di voi ricorderà che a gennaio, completata l’iscrizione all’AIRE, ho inviato la documentazione per essere iscritto alla “mutua” svedese.
Ieri mattina sono andato all’ambasciata italiana per rinnovare la carta d’identità scaduta, verificare di essere stato trasferito dall’AIRE di Milano a quella di Genova (fatto!) e chiedere informazioni sulla validità della mia vecchia tessera sanitaria italiana. Una volta avuto conferma del fatto che “no”, non ha più valore, mi sono deciso a contattare Försäkringskassan, verificare lo stato della mia iscrizione e richiedere quella svedese.
La risposta della signorina delle informazioni è stata… “non hanno ancora preso una decisione al riguardo della tua iscrizione, ma sollecito subito”.
Dopo essermi trattenuto dal dire che, no, non c’è alcuna decisione da “prendere”, perché sono cittadino EU residente in Svezia e l’iscrizione alla Försäkringskassan mi spetta automaticamente per diritto, ho ringraziato per il sollecito (in fondo la ragazza del callcenter non c’entra nulla) riservandomi di chiamare nelle prossime settimane per rompere le scatole in maniera più determinata.
Capisco sempre di più (dopo avere già avuto dei primi sentori della situazione per questioni riguardanti mia moglie) la frustrazione degli svedesi nei confronti della Försäkringskassan: in un paese in cui tutto (o quasi) funziona a meraviglia, avere una burocrazia da terzo mondo per ciò che riguarda la sanità, peggiorata peraltro dopo i tagli degli ultimi anni, non è una bella cosa.
La mia situazione è attualmente “in sospeso”: in quanto residente, dovrei comunque aver diritto all’assistenza sanitaria di base in Svezia e, in maniera un po’ più complicata, in Italia… ma, se dovessi andare in Francia o Spagna, dovrei ricorrere ad un’assicurazione privata.
Solleciteremo in fretta…
La Svezia è sempre stata famosa come uno di quei posti dove puoi pagare qualunque cosa, anche un francobollo, con carta di credito.
Per molti versi è ancora così: supermercati e grandi catene (da Pressbyrån a Seven Eleven passando per i distributori di benzina, che sono sempre dei veri e propri negozi/piccoli supermercati) accettano la carta anche per prezzi davvero irrisori.
Ho notato che, però, da qualche tempo, le cose stanno cambiando nei pub, nei ristoranti e in altri settori della ristorazione (tipo i chioschi Grill onnipresenti in città): molti hanno iniziato a mettere un limite minimo di spesa, altri hanno innalzato quello pre-esistente (si parla anche di 120 corone, più di 13 euro)… addirittura, il mio adorato Restaurang & Pub Anchor ha preferito abolire in toto l’utilizzo della carta di credito, installando un bancomat all’interno del locale.
Un paio di sere fa, in un locale rock della capitale, mi hanno detto che non avrebbero accettato più la mia carta, dopo il primo pagamento, perché, essendo una carta internazionale, non utilizza lo stesso sistema di codice pin di quelle svedesi, e il tipo del bar “non aveva l’autorizzazione” (o, forse, la voglia) per controllare la carta d’identità ogni volta. Una volta, almeno nei pub e nei ristoranti, il documento non veniva controllato praticamente mai.
I motivi di questa piccola inversione di rotta sono a me ignoti: ho cercato su alcuni siti d’informazione, ma non ho trovato nulla di specifico al riguardo. Probabilmente le banche hanno alzato le commissioni, altrettanto probabilmente c’è stato un insorgere di casi di clonazioni o contestazioni che hanno messo in difficoltà gli esercenti… non so.
Fatto sta che, incredibilmente, anche nell’avanzatissima Svezia, sempre più spesso Cash Is King. Chi l’avrebbe mai detto?
Ieri sera, in un’intervista al canale televisivo tv4, il primo ministro Fredrik Reinfeldt ha illustrato i piani per i prossimi tre anni e mezzo del suo governo di centrodestra.
Reinfeldt ha insistito sulla necessità di collaborare strettamente con gli altri governi europei di centrodestra per operare riforme a livello comunitario e creare quindi un piano europeo di rinascita democratica.
A dimostrazione del fatto che, spesso, noi Italiani guardiamo nelle finestre degli altri e non ci rendiamo conto delle cose belle che abbiamo in casa, il primo ministro si è soffermato in maniera particolare sul “Sistema Italia” (in Italiano), elogiando la politica del nostro governo e facendone un esempio dichiarato da seguire. Del nostro esecutivo, Reinfeldt apprezza in particolare le politiche economiche (con il tagli agli sprechi del pubblico, dell’istruzione, della ricerca e del sistema sociale, definito “un retaggio del passato che non ci possiamo più permettere”), sociali (in particolare per quanto riguarda il ruolo della donna, con esponenti di sesso femminile in importanti ruoli ministeriali) e la via delle grandi opere, necessarie per rimettere in piedi l’economia del paese.
Reinfeldt si è inoltre dichiarato grande amico del nostro premier, definito come una persona “dinamica, cordiale e motivata, un degnissimo rappresentante dello splendido popolo italiano”.
Fra i punti principali del governo in carica si segnalano importanti riforme, ispirate proprio al Sistema Italia:
Privatizzazione delle autostrade (che diventeranno quindi a pagamento e, con i soldi incassati, potranno così essere ammodernate, creando occupazione);
Privatizzazione dell’acqua;
Tagli dei costi sull’istruzione pubblica (considerata spesso di parte) e finanziamenti maggiori alle scuole private;
Ad affiancare il colossale Ponte dell’Öresund, uno degli orgogli scandinavi, in arrivo due nuove grandi megaopere: il Ponte di Östersjön (che collegherà la città di Nynäshamn, sulla terra ferma, a Visby, nell’isola di Gotland) e, in collaborazione col governo finlandese, il Mariehamnstunnel, ad unire Stoccolma all’isola di Åland;
Tagli agli sprechi della ricerca (“non può essere slegata dal profitto”), agli aiuti sociali ai disoccupati (“con meno tasse si creeranno più posti di lavoro, a partire dal 2012 ogni sussidio sarà eliminato”), ai servizi pubblici in genere;
Liberalizzazione di tutto ciò che riguarda il mercato del lavoro, alleggerimento delle responsabilità sociali e civili delle aziende (“Mettere inutili freni al cuore produttivo del paese è solo deleterio”), depenalizzazione dei reati fiscali (“la pressione fiscale è ancora troppo elevata, gli imprenditori non arrivano a fine mese”) e contabili; smantellamento della legislazione ambientale (“riducendo i costi per le aziende, si creerà occupazione”).
Deregulation totale delle pari opportunità (“Basta quote rosa. Questo in maniera da stimolare la competitività fra le esponenti del gentil sesso e fare sì che le più determinate e meritevoli possano emergere”) ed eliminazione del concetto di licenza di paternità (“le mamme sono più brave a stare coi bambini e a casa, i papà rendono meglio sul lavoro”);
Cancellazione della legge sui matrimoni gay (“da che mondo è mondo i veri uomini sono attratti dalle belle donne”) e annullamento dei matrimoni gay occorsi nel periodo in cui la legge è stata in vigore (annullamento in stile Sacra Rota: l’unione sarà considerata come mai esistita).
Interrogato sulla questione dell’immigrazione, il premier ha poi ribadito che la sua coalizione ha intenzione di farsi carico del problema e non esclude una collaborazione (inizialmente solo a livello locale nella Scania) con Sverige Demokraterna, il partito nazionalista che già da tempo “sta dando importanti risposte alle esigenze dei cittadini”.
Reinfeldt ha quindi tracciato un quadro importante di ciò che la Svezia sarà nel giro di poco tempo. Per noi Italiani in Svezia, e per chi arriverà qui nei prossimi mesi, una notizia davvero rassicurante: ci ritroveremo a vivere in un paese molto più simile alla nostra amata Patria. Fra una sessione di pesca al salmone e l’altra, sentiremo quindi molta meno nostalgia di casa!
Aggiunta del 4 aprile 2011: nel caso qualcuno non lo avesse capito (qualcuno c’è cascato sonoramente), l’articolo in questione era un bel Pesce d’Aprile. 😀 Il governo di Reinfeldt è sì un governo di centro-destra, con una politica orientata ai tagli dei costi nel sociale, ma certe peculiarità tutte Italiane sono bel lungi, e per fortuna, dal prendere piede in Svezia!
La Svezia terra di castelli? Anche, ma…
Davvero: da fan di questo paese e ammiratore delle antiche roccaforti, se c’è una cosa che non mi esalta dell’architettura storica di questa nazione sono proprio gli slott!
La prima delusione viene proprio dal Palazzo Reale di Stoccolma, ma la cosa nasce fondamentalmente da un equivoco: in realtà si tratta di una reggia settecentesca (peraltro non bellissima: fondamentalmente un parallelepipedo con la corte all’interno) che gli Svedesi hanno continuato a chiamare Slott come la precedente costruzione, che era un castello vero e proprio distrutto da un incendio nel 1697.
In generale, però è raro che ci sia un castello svedese che abbia un fascino per me paragonabile a quello degli equivalenti tedeschi, anglosassoni, francesi o italiani.
Il Castello Reale, ricostruito nel '700
Ad occhio, tendo a dividere i castelli svedesi in due categorie: quelli più antichi, che avevano anche una funzione militare, e quelli costruiti a partire dal ‘600, che sono in realtà molto più simili a certe nostre residenze nobiliari o ville, pur conservando, in maniera più o meno accentuata, elementi tipici del castello.
Vaxholm
Fra i primi annovero, ad esempio, quelli di Örebro, Uppsala e Vaxholm, roccaforti massicce e probabilmente inespugnabili, ma prive in qualche modo dell’attrattiva romantica esercitata in maniera quasi automatica dalla parola “castello”.
Il Castello di Örebro
Per quanto riguarda i secondi, ce ne sono sicuramente molti di più, ma, spesso, si tratta per l’appunto di costruzioni più simili alle nostre ville che a castelli veri e propri.
Molte di queste costruzioni, sia di un tipo che dell’altro, sono state poi profondamente modificate e “addolcite” nel corso dei secoli: d’altronde la Svezia è un paese unito e indipendente sin dal 1593, e la mancanza di guerre intestine ha sicuramente favorito lo sviluppo di un’architettura meno drammatica ed evocativa.
Fra le altre cose, è sicuramente mancato (o non ha avuto la stessa forza dal punto di vista architettonico) quel movimento romantico che, in Germania, ha portato alla costruzione, nel corso dell’800, di roccaforti meravigliose come il Burg Hoenzollern o l’ancora più celebre Schloss Neuschwanstein. Quel movimento ha avuto invece un impatto anche su alcune città italiane (a Genova c’è il piccolo MacKenzie)
Sicuramente la parte più sud della Svezia (Skåne, Västra Götaland, le grandi isole) è stata la più esposta alla cultura “continentale” (lo Skåne è stato a lungo parte della Danimarca), e probabilmente per questo troviamo qui dei castelli più tradizionalmente affascinanti. Fra quelli che mi piacerebbe vedere dal vivo un giorno, ci sono sicuramente quelli di Läckö e Trolleholm.
Un caso particolare è rappresentato da Visby, capoluogo dell’isola di Gotland. Non ci sono castelli ma la città antica, con le vecchie mura ancora quasi completamente intatte e le rovine delle chiese rase al suolo dai Lubeccani, è di per sè, un gioiello che ci riporta a tempi antichi.
Riassumendo, quindi, in Svezia ci sono sicuramente castelli magnifici ma, in generale, quando ne sento nominare uno, non provo ormai la stessa curiosità e voglia di andarlo a visitare che invece mi è sempre venuta con quelli di altre parti d’Europa… Troppo spesso mi sono ritrovato a pensare: “sì, ok… carino, ma sembra, al massimo, una villa un po’ più grande”. Insomma: la faccia sorpresa e ammirata che ha fatto mia moglie quando si è ritrovata per la prima volta di fronte allo Sforzesco è stata davvero un’altra cosa!
Da qualche giorno è ufficialmente iniziata la primavera. Incredibile a dirsi, la differenza si sta sentendo in maniera sostanziale, segno che, forse, le mezze stagioni esistono ancora. Dopo un’ultima (ma mai dire mai) spolverata di neve subito prima dell’equinozio, lo scorso venerdì, le temperature medie si sono stabilmente, o quasi, alzate sopra lo zero. La neve, presente da novembre, è scomparsa praticamente ovunque e il cielo è decisamente più sgombro che in passato.
Certo, a ricordarci che la prima primavera stoccolmese è una primavera per modo di dire ci pensano i lastroni di ghiaccio ancora presenti sui laghi e le temperature non esattamente torride. Guai a non coprirsi bene! Questo è un periodo in cui molti si ammalano perché si fanno prendere troppo dall’entusiasmo: è vero che guanti, sciarpe e cappelli non sono più così necessari e che si può alleggerire il carico di vestiti, ma non è neanche il caso di girare in maniche di camicia…
L’arrivo della primavera implica un altro passaggio importante: superato l’equinozio, le ore di luce hanno sorpassato quelle di buio e adesso stiamo correndo verso la luce quasi eterna dell’estate. Le giornate sono già più lunghe che in Italia e, per ogni giorno che passa, si aggiungono cinque minuti abbondanti di luce. Il conto alla rovescia per il solstizio, la festa di Midsommar è iniziato!
Avvocato? Dottore? In Svezia scordatevi di sentire la gente chiamata con l’equivalente di questi termini. Da queste parti non esistono infatti concetti come dare “del lei” (o del voi), né la formula all’inglese di chiamare per cognome o nome a seconda che si voglia proferire o meno rispetto. E non esiste neanche la formula di chiamare le altre persone con il proprio titolo professionale (“Venga, Dottore!”, “Buongiorno avvocato!”). Da queste parti il Dirett. Farabutt. Gran Figl. di Putt. Avv. Lars Petersson sarà per tutti, anche per il più umile impiegato dell’azienda, semplicemente Lars.
È una rivoluzione che ha preso piedi molto velocemente nel corso degli anni ’60, e che qui viene chiamata Du-reformen, la riforma del tu.
Il nuovo sistema è stato in primis una risposta ai cambiamenti culturali, ma ha anche risolto un grosso problema pratico. Per esprimere rispetto, infatti, non ci si dava del lei o del voi, ma si utilizzava una formula arzigogolata in terza persona, che richiedeva sempre l’utilizzo del titolo e del cognome (“Cosa ne pensa l’Avvocato Ohlsonn?”, “La Signora Petersson desidera qualcosa in particolare?”). Una formula di questo tipo andava bene fino a che si viveva in piccoli borghi dove tutti conoscevano tutti, ma potete immaginare l’imbarazzo di una cassiera del supermercato della grande città moderna…
La rivoluzione prese quindi piede molto velocemente e, a partire dalla fine degli anni ’60, tutti, in Svezia, si chiamano per nome senza troppi salamelecchi. I titoli sono rimasti solo in pochissimi ambiti: ad esempio quello militare, alcune rare occasioni in Parlamento (ma fuori dall’aula nessuno è “onorevole”) e quando ci si rivolge ufficialmente ai reali (sembra che, al di fuori delle situazioni pubbliche, anche i Bernadotte preferiscano essere chiamati per nome). A partire dagli anni ’80 qualche giovane svedese che non ha vissuto i giorni della riforma ha importato dall’estero, magari dopo aver viaggiato o studiato altre lingue, l’uso del ni (“voi”), ma è comunque un utilizzo molto circoscritto che può capitare di sentir rivolto a persone anziane in ristoranti o boutique particolari. La cosa curiosa è che non è detto che l’anziano gradisca: storicamente il ni si utilizzava per le persone di rango inferiore, come la servitù, cui non si dovevano ne l’onore del titolo né la confidenza del “tu”.
In generale il sistema svedese mi piace parecchio. È vero che anche in Italia, anche in grandi aziende, hanno preso piede, col tempo, modi di comunicazione meno formali: nelle ultime due aziende in cui ho lavorato, ad esempio, anche il Grande Capo veniva chiamato per nome. Direi però che il titolo, l’utilizzo di salamelecchi e persino il semplice “lei” sono probabilmente metodi che esprimono un rispetto solo formale quando non una forma di servilismo fantozziano. Magari possiamo farne a meno anche nello Stivale…