Per tutti quelli che mi stanno chiedendo info su cosa sta succedendo, segnalo questo ottimo post di Mauro Boffardi, che vive da quelle parti.
Passaporto e carta nazionale d’identità

Ancora scioccato per avere ottenuto la cittadinanza in soli sette giorni (Migrationsverket ha ricevuto la mia raccomandata il 13 maggio, la delibera è del 20), anzichè i lunghi mesi preventivati, il passo successivo è stato, ovviamente, di richiedere il passaporto. Non che non abbia già quello italiano, ma ci si sente anche un po’ orgoglioni a potere dire di avere, appunto, il “doppio passaporto”.
Come tutte le altre nazioni dell’Unione Europea, la Svezia ha da qualche anno abbandonato il colore nazionale della copertina (che era blu e oro) per adottare quel rosso borgogna che è lo standard europeo. Ovviamente i nuovi passaporti sono tutti biometrici e contengono il chip con le informazioni personali in formato elettronico.
Conoscendo già quello di Helena, devo dire che la differenza principale rispetto al passaporto Italiano è che la foto è stampata in bianco e nero, mentre lo stile generale è più essenziale, con le pagine meno “pasticciate” e più eleganti.
Il passaporto svedese costa 350 corone (circa 41 euro) e vale cinque anni; ovviamente non sono previsti bolli annuali o altre porcate simili.

© PRADO
Come in altri paesi, esiste anche un’alternativa al passaporto: la carta nazionale d’dentità, rilasciata anch’essa dalla Polizia e solo a chi ha la cittadinanza. Il rapporto degli Svedesi con questo tesserino è molto particolare: la stragrande maggioranza di loro, infatti, non sa neppure che esista. Il documento è infatti stato indrodotto solo di recente (2005), non è obbligatorio (a differenza che in Italia) e non offre vantaggi particolari rispetto a quella che è l’accoppiata standard “passaporto + patente (o altro tipo di id)”.
Chi mi legge da tempo sa che in Svezia esistono diversi tipi di carte d’identità con valore legale che, a differenza della nationellt possono essere richieste anche da chi non è cittadino: la più comune è quella di Skatteverket, che io stesso ho avuto e poi smarrito, ma anche le banche hanno l’autorizzazione a rilasciare id.
Le carte d’identità alternative hanno una caratteristica: sono valide per l’espatrio solo nei paesi del Nordens. Gli Svedesi possono infatti andare in Danimarca, Norvegia, Finlandia, etc. (e viceversa) anche solo con la patente, o con qualunque documento abbia validità ufficiale.
La carta nazionale, invece, permette l’espatrio in tutti i paesi dell’Area Schengen, ma non, un po’ a sorpresa, in quelle nazioni che fanno “solo” parte dell’Unione Europea. Può essere, insomma, utilizzata per andare in Svizzera, ma non in Inghilterra.
Come potete immaginare, la serie di fatti sopra esposta rende piuttosto superfluo avere questo documento, che è stato ideato probabilmente solo ed esclusivamente per rispondere ad alcune esigenze venitesi a creare con l’adesione svedese a Schengen: Wikipedia riporta, senza specificare una data, che solo circa 100.000 i cittadini svedesi che ne sono in possesso.
Io ho deciso di richiederla comunque, un po’ perché sono un Italiano abituato ad avere la carta d’identita`, un po’ perché penso che sia comodo potere andare all’estero usando un documento che si può tenere nel portafogli (è un tesserino con chip), anzichè l’ingombrante passaporto.
La nationellt id-kort costa 400 corone (46 euro) e ha validità di cinque anni. Esattamente come il passaporto viene rilasciata dalla Polizia, e i due documenti possono essere richiesti in un’unica sessione.
Ieri pomeriggio, quindi, finito di lavorare, sono andato alla Polishuset di Lund, situata subito dietro la stazione ferroviaria; in altre parti di Svezia è necessario prenotare un appuntamento (solitamente per il giorno dopo), ma in Skåne puoi semplicemente presentarti ad una delle stazioni di polizia abilitate al rilascio dei documenti e metterti in coda.
Dopo avere preso il “kölapp con il mio numerino” ed avere atteso si e no 20 secondi, mi sono presentato davanti al banco, ed una poliziotta mi ha chiesto di vedere i documenti di Migrationsverket e un mio id (in questo caso la patente).
La cosa positiva è che tutto viene fatto sul posto: al tuo fianco c’è infatti un apparato che viene utilizzato per fotografarti e su cui apponi le impronte digitali e la tua firma. Il vantaggio, soprattutto per le foto, è doppio: innanzitutto sei sicuro che l’immagine sarà ripresa “a regola d’arte” (alcune nazioni, come gli USA, ti rispediscono indietro se la foto non è fatta secondo standard ben precisi) e poi ti risparmi il costo delle fototessere, che qui è incredibilmente alto anche nelle macchinette self service (non parliamo del fotografo).
Pagato con il bancomat, fornito il mio numero di cellulare, riceverò un doppio sms quando entrambi i documenti saranno pronti: il tempo di attesa medio per il passaporto è, generalmente, di cinque giorni lavorativi.
Aggiornamento del 29 maggio: la carta era pronta ieri, il passaporto l’ho ritirato oggi. Rispettivamente tre e quattro giorni lavorativi, quindi. Non mi posso lamentare!
Ho la mascella per terra
Al ritorno a casa mi ritrovo l’avviso di una raccomandata e non ho idea di cosa possa essere.
Vado a ritirarla al supermercato.
Vedo che è da Migrationsverket.
Sento che c’è dentro il mio passaporto e penso “ok, non vogliono tenerselo dieci mesi”.
E poi trovo anche questo, e resto senza parole.
Sono diventato cittadino svedese.
Aggiornamenti a quando mi sarò ripreso dallo shock.
Campioni del Mondo!

Ieri sera la Nazionale Svedese di Hockey su Ghiaccio si è laureata Campione del Mondo di fronte al pubblico giubilante del Globen di Stoccolma. È la prima volta dal 2006, e la nona in assoluto, che la Tre Kronor (il simbolo nazionale araldico che è diventato sinonimo con la squadra) si aggiudica il torneo annuale.
L’ishockey è probabilmente lo sport che più di tutti riesce ad insidiare la popolarità del calcio in Svezia: la cosa è dovuta in parte al fatto che il fotboll si gioca solo in primavera/estate, lasciando spazio ad altre competizioni nei mesi invernali, in parte proprio al fatto che l’hockey è riuscito a dare soddisfazioni importanti all’immarcescibile spirito nazionalista svedese.
Ieri sera, la stragrande maggioranza della popolazione era davanti alla televisione: mia moglie è uscita brevemente durante uno dei due intervalli della partita, e le strade dei dintorni erano deserte. Un merito degli svedesi è quello di compattarsi di fronte alle proprie rappresentative, qualunque sia la manifestazione. Anche gente che, solitamente, non è particolarmente interessata allo sport, ieri sera postava giubilante sui social network per la vittoria del VM-guld (“oro del campionato mondiale”).
La gioia è stata poi amplificata dal fatto che la competizione si è, appunto, giocata in casa, nella splendida cornice del Globen. È questa concomitanza di eventi che ha portato allo spostamento dell’Eurovision Song Contest a Malmö, anziché, come solitamente accade, nella capitale: le due macchine organizzative avrebbero rischiato di sovrapporsi, causando problemi e disagi.
Fra le cose sorprendenti della serata, un divertente e assolutamente “scorretto” servizio di sfottò nei confronti della rivale Svizzera (“la più inutile delle nazioni europee”, “lo stato di cui nessuno conosce la capitale e il nome del presidente”), messo in onda da TV4 subito prima dell’incontro: nel paese del political correct, certe cose non te le aspetti proprio!
La partita, in realtà, ha visto il dominio territoriale proprio della Svizzera, che ha impattato contro il “catenaccio” svedese per gran parte del match. Gli svedesi hanno avuto il pallino del gioco solo per una decina di minuti a fine primo tempo (periodo nel quale sono riusciti a portarsi in vantaggio), prima di dilagare poi nel finale grazie ad un paio di fantastici contropiedi, per il risultato finale di 5 a 1. In ogni caso, un incontro sicuramente emozionante!
Ovviamente, lo spazio dedicato dal più importante quotidiano sportivo italiano (o, quantomeno, dal suo sito web) all’evento è praticamente nullo… e stiamo parlando di quello stesso giornale che, nei mesi passati, non ha mancato di tenerci aggiornati con titoloni e articoli sulle fidanzate di Balotelli. Quando si dice lo sport!
Come spesso capita per le manifestazioni sportive, la squadra svedese era accompagnata da una canzone ufficiale, scritta e registrata dai Poodles, band hard rock di Stoccolma, in collaborazione con la Tre Kronor.
Eurovision Song Contest a Malmö
Dell’Eurovision Song Contest non me ne può fregar di meno; oggettivamente, però, questa manifestazione sta facendo molto bene a Malmö.
L’accoppiata composta dal Melodifestival (la competizione locale svedese) e dall’ESC è sacra e coinvolge gran parte della popolazione: conosco persino insospettabili rocker e metallari che, in occasione di questi due eventi, si fanno prendere dalla schlager-mania per fare il tifo e scommettere sugli artisti in gara.
Fatto sta che Malmö, in questi giorni sta splendendo: graziata da un clima eccellente (almeno fino ad oggi), con le giornate sempre più lunghe e luminose, la città è invasa di gente (parecchi i tedeschi, in particolare) e le strade del centro sono costellate di eventi musicali e non.
Merito, soprattutto, dell’amministrazione locale, che ha fatto davvero del suo meglio per allestire tutto ciò che di buono si poteva allestire: bancarelle, palchi e strutture di accoglienza varia.
Non mancano, poi, i motivi di orgoglio, come l’invito a bere l’acqua del rubinetto: “una delle più buone al mondo” (nel 2005, un sondaggio stabilì che l’acqua di Malmö era la migliore di Svezia)!
E la gara musicale? Come detto, non me ne frega granché, anche se mi toccherà sicuramente di vedere la finale.
Per ora ho sentito qualche brano sparso, il mio voto andrebbe alla simpatica e caciarona canzone greca.




Pronti… via!
Quest’oggi ho spedito, con una raccomandata destinata a Migrationsverket, la mia domanda di cittadinanza.
I requisiti li rispetto tutti: sono sposato con una cittadina svedese da più di due anni, sono registrato ufficialmente in Svezia da tre, ho pagato le tasse e mi sono comportato bene.
Il plico che ho spedito contiene un modulo di quattro pagine da me compilato e firmato, il mio passaporto italiano in originale, il permesso di residenza permanente e la ricevuta del pagamento di 1500 corone.
Curiosamente, si può anche fare la richiesta via web, ma il passaporto e un modulo firmato vanno comunque inviati, quindi ho preferito fare tutto alla vecchia maniera.
I tempi di attesa per la decisione sono lunghi: Migrationverket dichiara sul proprio sito che bisogna aspettare 10 mesi (evidentemente sono tanti quelli che vogliono diventare sudditi di Carlo Gustavo) e non mi resta, quindi, che pazientare.
Se mi dovesse servire il passaporto nel frattempo? Basta contattare Migrationsverket per farselo mandare a casa. Poi, però, te lo richiedono…
Politically Correct alla Svedese
Già da tempo, nel parlare con gli Svedesi (tanto in inglese quanto o lingua madre), mi sono tolto il brutto vizio di usare di default il maschile quando il sesso della persona non è conosciuto (ad esempio se si parla di un bambino – o di una bambina – che nascerà) o quando si parla in maniera generica: una persona generica è, infatti, “lui o lei”.
Mentre l’Italiano è una lingua a prevalenza maschile (per un gruppo di persone miste si utilizza sempre il maschile plurale, il femminile si usa solo se sono tutte donne), per lo svedese non è così, e certi nostri utilizzi derivati dall’abitudine suonano strani, se non offensivi.
Qui è sempre “han eller hon” per tutto, ma devo dire che, comunque, non mi è ancora capitato di sentire una sola persona usare il posticcio “hen”, termine asessuato creato ad arte negli ultimi decenni da alcuni pazzoidi…
Sono rimasto però assolutamente sorpreso quando la fiorista, nel momento di comprare una rosa per mia moglie, mi ha detto “aggiungo le istruzioni per lui o lei”, concetto ribadito poi in seguito…
In Italia, qualcuno devasterebbe il negozio. 😀
Dags att deklarera
La fine di aprile, oltre che dalla festa di Valpurga, è segnata da un appuntamento importante: la dichiarazione delle tasse, che deve pervenire a Skatteverket entro il 2 di maggio.
L’operazione è decisamente più semplice che in Italia: si riceve a casa un modulo, di due facciate e in doppia copia, già precompilato. Skatteverket conosce già il vostro stipendio, conosce già molte delle transazioni che avete effettuato, se avete venduto case o altro: tutte queste informazioni vengono infatti passate a Skatteverket dagli enti preposti, dalle banche, dagli agenti immobiliari, etc.
Tutto quello che dovete fare è apporre al fianco delle voci prestampate eventuali modifiche, di cui vi verrà chiesto conto in seguito.
Il modulo è davvero semplice e a prova di idiota: la situazione è leggermente più complicata per chi ha attività proprie, ma è davvero immediata per un dipendente.
È raro che un impiegato, in Svezia, abbia bisogno di un patronato o di assistenza per la compilazione del modulo, anche se possiede case o altri beni.
Assieme al modulo, si ricevono una brochure con le istruzioni e un ulteriore foglio con username e password, entrambi numerici.
Sfogliando la brochure, ci si rende conto di come le opzioni per ottenere detrazioni o fare modifiche siano davvero semplici.


Se poi si deve solo confermare quanto indicato da Skatteverket nel modulo precompilato, basta un semplice sms con personnumer e password.
Le istruzioni avvisano di come, negli ultimi giorni, potrebbero volerci anche dieci minuti prima di ricevere l’sms di conferma: la cosa, non lo nascondo, mi ha fatto sorridere.
Io ho scelto di utilizzare l’app per iPhone, cosa che mi ha richiesto in tutto una manciata di minuti; tramite l’app si possono, fra le altre cose, effettuare modifiche e cambiare i propri dati (ad esempio il conto corrente per eventuali rimborsi).
Essere a posto con il pagamento delle tasse è anche importante per potere richiedere la cittadinanza: per me un appuntamento imminente!
Di sfratti e nuovi appartamenti
Ad inizio Aprile, quasi come fosse un pesce, ci siamo visti recapitare una bella lettera da parte dei proprietari dell’appartamento in cui viviamo ora: erano molto contenti di noi, ma la bostadsförening cui appartiene l’appartamento stesso non aveva autorizzato l’estensione del nostro contratto.
Anche in questo caso è emersa una delle peculiarità del sistema immobiliare svedese: come spiegato in passato, il proprietario dell’appartamento è, in realtà, solo proprietario del diritto a viverci (bostadsrätt) e non può quindi disporne completamente a piacimento. Certe operazioni, come gli affitti prolungati, devono essere autorizzati dalla compagnia che è la vera proprietaria del palazzo. La bostadsförening è, normalmente, una cooperativa senza fini di lucro che ha per soci i detentori del bostadsrätt stesso; regolarmente viene eletto dai soci un consiglio che ha il compito di decidere per il bene comune, gestire i soldi derivati dagli “affitti” (termine improprio per descrivere la quota associativa mensile) e prendere decisioni come quella che ha portato al nostro sfratto. Anche eventuali lavori interni strutturali devono essere approvati dalla compagnia.
Questo sistema, piuttosto socialista e di tipo rappresentativo, è sicuramente complicato e astruso, ma almeno ti risparmia, in gran parte, le beghe delle grandi liti di condominio all’italiana.
I sistemi alternativi al bostadsrätt sono sempre quelli dell’hyresrätt (quando affitti un appartamento da una compagnia immobiliare, proprietaria di palazzi) e della proprietà vera e propria, che vale però solo nel caso di villino indipendente.
Se subaffitti un appartamento da un titolare di hyresrätt, o anche solo se lo affitti da un titolare di bostadsrätt, il tuo contratto viene sempre considerato come “di seconda mano” (andra hand), ha durata necessariamente breve ed è molto limitativo nei confronti dell’inquilino.
I tre appartamenti in cui abbiamo vissuto fin’ora a Malmö sono tutti bostadsrätt (generalmente tenuti meglio rispetto agli hyresrätt, dato che il proprietario tende a valorizzarli), che affittavamo appunto i andra hand; la cosa è sintomatica della grande crisi del mercato immobiliare degli ultimi anni: i prezzi per la vendita si sono abbattuti per via delle difficoltà ad ottenere mutui e i proprietari preferiscono cercare di tenere più a lungo i loro vecchi appartamenti nella speranza di trovare il momento favorevole per venderli. Il bene comune, però, tende a privilegiare la situazione per cui chi vive in un appartamento ne sia l’effettivo titolare, così che possa avere maggiore rispetto delle strutture (visto che, tramite la cooperativa, ne è coproprietario) e da avere un rapporto diretto con la compagnia. Per questo, molte bostadsforening pongono un limite alla libertà di affitto e, ad un certo punto, mettono i titolari nella condizione di dover tenere l’appartamento vuoto o metterlo sul mercato.
Peraltro, fino allo scorso febbraio, la bostadsforening decideva il tetto massimo per il prezzo di subaffitto legandolo a quello della quota associativa, mentre solo di recente c’è stata una parziale liberalizzazione che ha portato, in tempi brevissimi, ad un sostanziale aumento delle cifre.
Un contratto di affitto di prima mano è, invece, molto ambito per il fatto di non avere termine, ma richiede spesso tempi di attesa lunghi, soprattutto nel centro delle grandi città. In particolare a Stoccolma, la cosa ha generato l’esplosione di un mercato nero con costi clamorosi e con situazioni al limite della legge (vendere un contratto è sicuramente illegale, mentre l’acquirente rischia sempre di buttare via i propri soldi perché non sempre c’è la garanzia che il cambio di titolarità vada in porto). Per chi non vuole ricorrere al mercato nero, l’alternativa è solo di aspettare; se migliore è la situazione per le periferie, dove i tempi, pur esistendo, si accorciano sensibilmente, per le aree più apprezzate l’attesa può essere invece eterna: clamoroso, ma neanche poco comune, il recente caso di una 64enne che ha atteso ventotto anni pur di avere il suo agognato appartamento nella splendida Strandvägen.
Noi siamo registrati presso diverse compagnie di affitto dall’autunno 2011 ma, fino a questo momento, avevamo sempre rimbalzato contro un muro (“l’appartamento è stato dato a qualcun altro”) ad ogni occasione in cui avevamo segnalato il nostro interesse; questo soprattutto perché cercavamo qualcosa nei quartieri centrali, dove, appunto, i tempi sono decisamente più lunghi.
La lettera di “sfratto” (comunque assolutamente informale) ci ha portati ad allargare i nostri orizzonti, visto che avremmo dovuto trovare il nuovo appartamento entro il primo luglio.
Un po’ a sorpresa, hanno quindi cominciato ad arrivare i primi inviti per partecipare alle visning collettive di appartamenti, riservate solo a una decina di famiglie, le più “in alto” nella lista di attesa. Dopo aver deciso di lasciare andare un appartamento senza neanche vederlo (dato che era in una cittadina limitrofa, mentre noi preferiamo restare a Malmö), abbiamo accettato l’invito per uno nella zona di Kirseberg (pronuncia “Scirseberi”), una delle aree più particolari del capoluogo, appena fuori dalla zona centrale, con un carattere molto definito (ve ne parlerò in un prossimo post) ed un feeling speciale di “cittadina nella città”. L’appartamento ci è piaciuto e abbiamo confermato il nostro interesse ad Heimstaden (la compagnia), anche qui attenendoci di essere in basso nella lista (tutto viene deciso esclusivamente basandosi sul tempo di attesa nella coda della compagnia, a patto che la situazione economica sia verificata) e quindi di vederci rifiutare la richiesta.
Invece, dopo neanche due giorni, ricevo la chiamata dell’agente di Heimstaden che mi dice che l’appartamento è nostro, a patto di inviare una copia dell’ultimo cedolino. Detto fatto, e ieri, in pausa pranzo, abbiamo firmato il contratto: riceveremo le chiavi il primo giugno, anche se c’è la possibilità che dovremo aspettare qualche giorno prima di prendere pieno possesso dell’appartamento per via di alcuni lavori di verniciatura. La cosa, ovviamente, non ci da alcun fastidio, visto che, dopo tre appartamenti dal luglio 2009, avremo finalmente un alloggio stabile a Malmö… Allelujah!
Daniele, da Stoccolma a Malmö
Con molto piacere, sono stato intervistato da Monica (compagna delle elementari, con cui ho riallacciato i rapporti nel 2008 grazie ai soliti social network) sul suo splendido blog “Alla Ricerca Di Shambala”.
Se volete, andate a dare un’occhiata, ma non fermatevi solo alla mia intervista! 🙂
Proseguendo gli incontri alla “Voglio Vivere Così”…oggi vi presento Daniele Purrone, genovese, dal 2009 si è trasferito in Svezia, prima a Stoccolma e poi a Malmö. La chiamerò volutamente una coincidenza, ma se guardate la fisionomia di Daniele da vicino, corporatura decisa, occhi chiari, capello lungo e barba, non potrete come me non pensare che sembra un diretto discendente dei vichinghi e non avrebbe potuto scegliere una destinazione differente :-)… che sia tornato a casa sua?
Ma bando alle ciance, lui ha un blog puntuale e interessantissimo www.unitalianoinsvezia.com dove racconta dall’inizio ad oggi per filo e per segno tutta la sua esperienza, gli aspetti logistici e pratici della sua nuova vita svedese, dai permessi ai corsi di lingua, alla patente, alla ricerca della casa, al mondo del lavoro, alla sanità, insomma tutte le curiosità e gli aspetti che deve affrontare chi arriva da straniero in questo paese…. rimandando al suo blog…
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Svezia: finalmente arriva l’Euro!
A lungo pressata dalla Germania, che, nelle scorse settimane, ha presentato una serie di proposte irrifiutabili, la Svezia ha finalmente ceduto, ratificando nelle ore passate il trattato di ingresso nella moneta unica. Neanche la Pasqua è infatti riuscita a fermare trattative febbrili, che hanno visto momenti di grande tensione sfociati poi in una gaudente fumata bianca finale.
La scelta può apparire sorprendente, soprattutto in questo periodo particolare: gli Svedesi sono sempre stati scettici nei confronti dell’Euro e i sondaggi danno ancora adesso un ruolo maggioritario rilevante agli oppositori. Il capo dell’esecutivo Reinfeldt e, con lui, il Parlamento che ha votato compatto (con l’eccezione dei Demokraterna) hanno però al loro arco frecce importanti per giustificare una decisione così impopolare.
Innanzitutto c’è il fatto per cui la Svezia, aderendo all’Unione Europea, aveva sottoscritto un patto per cui, prima o poi, avrebbe abbandonato la Corona in favore della moneta unica. Nessuna data limite è mai stata prevista, ma l’esecutivo conterà sul senso di responsabilità e di lealtà degli Svedesi (cui non piace trasgredire la parola data) per addolcire la pillola: l’adesione all’Euro era infatti necessaria in questo preciso momento per salvare l’intera Unione di fronte a prospettive di disfacimento. Con questo gli Svedesi si potranno, peraltro, certamente compiacere del loro nuovo ruolo di “salvatori” dell’Europa.
Ancora più importante, nel fare questa controversa scelta, si è rivelata però la situazione economica nazionale, parecchio penalizzata da una Corona maledettamente forte che ha messo in ginocchio le esportazioni e l’economia delle regioni di confine, come lo Skåne e il Norrbotten: se, un tempo, era abbastanza comune vedere Danesi che venivano a fare shopping a Malmö, ora sono decisamente di più gli Svedesi che approfittano del cambio favorevole (ricordo che la Danimarca mantiene la sua Corona ma ne ha legato il valore a quello dell’Euro) per godersi lo Strøget di Copenaghen.
Per l’economia svedese, quindi, si prevede una serie di benefici tanto a breve quanto a lungo termine: in particolare, il tasso di ingresso negoziato dal governo con la BCE, decisamente più vantaggioso di quello attuale, porterà ad un immediato recupero di competitività, senza per questo impoverire particolarmente i conti dei cittadini svedesi rispetto a quelli degli altri europei. Secondo le previsioni dell’economista Sur Strömming, capo della task force operativa che coadiuvato il ministro Anders Borg, l’ingresso nella moneta unica porterà, con il rilancio economico, ad un incremento del PIL tale da contrastare positivamente, già nel giro di un anno, gli effetti della svalutazione virtuale.
Ai dubbi sulla tenuta di una moneta unica in grande crisi, si risponde che proprio l’ingresso di un super partner come la Svezia rappresenterà un elemento consolidante decisivo che renderà molto più resistenti le fondamenta comunitarie.
L’altro grande vincitore di questa operazione è, ovviamente, la Germania. L’arrivo della solidità svedese permette a Berlino di lanciare un chiaro segnale ai paesi del Sud Europa: “Non abbiamo più bisogno di voi, ma voi ne avrete sempre più di noi”. È palese, infatti, che con la confluenza della Corona nell’Euro, la valuta europea si rafforza ad un punto da rendere decisamente più tollerabile la perdita di quelle economie devastate che, negli ultimi anni, hanno creato scompiglio nell’Unione. Al tempo stesso, un Euro un po’ meno tedesco e un po’ più Europeo sarà decisamente più allettante per i paesi in crisi, che dovranno ora impegnarsi ancora di più per ottenere quei risultati virtuosi richiesti in maniera incondizionata dalla Troika.
È chiaro, in ogni caso, che, pur ottenendo il risultato prefissato di mettere in stabilità la moneta unica, la Germania e la BCE hanno dovuto sicuramente cedere molto alla Svezia. I dettagli dell’operazione non sono ancora del tutto noti, dal momento che non esiste diretta streaming di certi incontri diplomatici, ma possiamo ipotizzare che Stoccolma abbia chiesto uno spostamento verso nord dell’asse monetario, richiesta che sarà rinforzata dalla (a questo punto molto probabile) conversione totale della Danimarca all’Euro e da un possibile ingresso futuro dell’Islanda. Con questi nuovi scenari, in particolare con una BCE rivista e meno in mano a Berlino, è sicuramente inevitabile chiedersi cosa voglia fare Londra, anche se la risposta non appare per nulla scontata.
In termini pratici, cosa cambierà nei mesi a venire? Le procedure saranno decisamente veloci, segno del fatto che i governi svedesi covavano da tempo un piano di ingresso, lasciato a decantare in attesa del momento giusto. Il grande €-day è previsto per venerdì 21 giugno, per un decisamente simbolico giorno di Midsommarsafton: l’introduzione festiva favorirà un’impatto smorzato, in attesa della riapertura del business del lunedi successivo. Inutile dire che le due valute coesisteranno per un breve lasso di tempo: già il primo ottobre, infatti, la Svezia darà il solenne addio alla Corona, con una grande festa nazionale prevista alla Friends Arena di Stoccolma. Anche il resto sembra già indirizzato sulla strada giusta: già da anni i produttori di distributori automatici, bancomat e compagnia monetante hanno costruito apparati in grado di gestire senza traumi la doppia valuta, e il passaggio vedrà, nel peggiore dei casi, solo dei semplici interventi di manutenzione.
Persino le zecche svedesi si sono dichiarate pronte al compito, e non possiamo che chiederci se si tratti di semplice organizzazione nordica o se tutto fosse già predisposto in attesa del momento giusto.
Fra gli scontenti per il passaggio alla moneta europea dobbiamo sicuramente annoverare il Centro Culturale Astrid Lindgren, dedicato a preservare lo spirito della celebre autrice di Pippi Calzelunghe (e mille altri amatissimi personaggi): alla famosa scrittrice era infatti concesso l’onore di apparire sulla più diffusa delle banconote svedesi, quella da 20 corone, ma il nuovo piano monetario blocca questa operazione. Pare che persino Re Carlo Gustavo, ammiratore della scrittrice, abbia dato la disponibilità a che, su una delle nuove monete, la sua effige sia rimpiazzata da quella della Lindgren. Per questo attendiamo un annuncio ufficiale nelle prossime ore.
Insomma, ha quasi del clamoroso il fatto che quella stessa nazione che, solo un anno fa, sembrava sul punto di abbandonare in toto l’Unione Europea si erga ora a salvatrice della moneta unica. Gli Svedesi, da sempre orgogliosi della propria “autorità morale”, avranno sicuramente di che vantarsi.
D’altronde, per citare le parole dello stesso economista Sur Strömming, “Och den som inte helan tar, han heller inte halvan får… Helan går!”
Governo di minoranza

(Wikipedia, GFDL)
Nonostante ciò, è riuscito ad ottenere la fiducia* e, insieme alla sua Alleanza di centro-destra, governa senza troppi scossoni da due anni e mezzo.
In qualunque momento, tanto il governo quanto i singoli ministri potrebbero ricevere un voto di sfiducia, ma la cosa non succede: Reinfeldt e i suoi uomini negoziano le proprie proposte con i partiti dell’opposizione di centro-sinistra o considerano la posizione degli Sverige Demokraterna, il partito estremista anti-islamico ed anti-immigrazione con cui, però, non esiste alcun dialogo (formale o informale).
Il sistema, senza troppe sorprese, funziona: i partiti svedesi preferiscono pensare alla stabilità nazionale che ai loro interessi e ritengono che, in tempi di crisi, la priorità assoluta sia di avere un governo solido.
Tutto questo senza isterismi, insulti e sceneggiate. Come in qualunque paese normale che si rispetti.
* tecnicamente parlando, la prima fiducia viene data al Presidente del Parlamento al momento della presentazione del nome del primo ministro designato. Il Presidente (Riksdagen talman, traducibile come “portavoce” o, in inglese, speaker) è la seconda carica del paese dopo il re, la prima elettiva e sta al di sopra del governo. Presiede la camera (unica) senza partecipare alle discussioni e alle votazioni (salvo remoto caso di pareggio dei voti) e spetta a lui il compito di effettuare le consultazioni per la scelta del premier.
18 mesi
Soffro di apnea nel sonno. Sono, ovvero, una di quelle persone, che, durante la notte, russa e si ritrova ad avere momenti in cui la respirazione si blocca. È un problema piuttosto comune, magari non grave, ma che sicuramente incide sulla vita di mia moglie (per il russare) e sulla mia: pur dormendo, alla mattina risulto comunque stanco.
Dopo averne parlato con il mio medico (o, meglio, con il medico che mi sono ritrovato per l’occasione al vårdcentral presso cui sono registrato), la pratica è stata passata all’ospedale dello Skåne che, dopo un mese circa di attesa, mi ha prestato, per una notte, uno di quei dispositivi che registrano un po’ di dati mentre dormi. Dopo un paio di settimane sono stato contattato nuovamente dal mio medico che mi ha detto che, sì, il problema è presente, e che la pratica sarebbe stata passata ad una clinica di Lund specializzata nei problemi del sonno.
Passa circa un mese e mezzo e mi arriva a casa la letterina della clinica: mi aspettavo una nuova kallelse (la “convocazione” per un appuntamento) e invece era una semplice comunicazione: “sei stato messo in lista di attesa per una visita da noi, il tempo medio è di 18 mesi“. Sul momento ho riso della cosa ma la sera ho dovuto chiedere conferma ad Helena, nell’ipotesi remota che avessi frainteso una sfumatura dello svedese a me completamente ignota. Ovviamente c’era nulla da fraintendere.
Inutile dire che non ci si aspetta tempi così biblici da una sanità, quella svedese, che si fa vanto, spesso a torto, della propria efficienza, ma alla fine tutto il mondo è paese. Poi d’accordo, è sicuramente una cosa che ha un impatto sulla mia vita e sulle performance giornaliera (altrimenti non ne avrei parlato col medico), ma non è una cosa gravissima. Però 18 mesi…
Ma le mie esperienze recenti con la sanità svedesi non si fermano qui!
Da anni soffro di mal di schiena. Posso immaginare che la cosa sia dovuta all’essere l’uomo più scoordinato dell’universo… fatto sta che, già da parecchi anni, ho un problema alla spina dorsale con, in particolare, un paio di dischi non allineati. Ho sempre sopportato ma, negli ultimi mesi, forse complice l’aumento di peso, la situazione si è fatta piuttosto seria: da tempo faccio fatica stare in piedi, ed ogni passo è decisamente doloroso. Probabilmente per via di un concatenarsi di posture errate, il dolore si è propagato alle ginocchia e ai talloni (soffro ora costantemente di tendinite). Anche dormire è un problema: nonostante abbia comprato un buon letto, stare sdraiato troppo a lungo rischia di bloccarmi al mattino. Risultato – considerando anche l’apnea – sono quotidianamente uno straccio! 😀
Al vårdcentral hanno dapprima deciso che la soluzione è la chiropratica, ed in effetti sono andato più volte dai terapeuti locali, che mi hanno sempre rimesso a posto per un certo periodo. Come già detto, però, negli ultimi mesi la situazione è davvero intollerabile, e i benefici sono sempre stati di breve durata. All’ultima sessione, il chiropratico ha deciso che bisogna andare alla radice del problema: la cosa è molto positiva, ma è il “come” che mi ha lsciato sorpreso. In Italia sarei stato probabilmente indirizzato da un ortopedico, magari con delle radiografie… ma qui, nulla di tutto questo. A parte il fatto che i “raggi” ti vengono ordinati solo in casi estremi, nessuno ha mai nominato, neanche per sbaglio, un ortopedico. Sono stato incluso in un “Corso di riabilitazione con un team multimodale per il dolore” (Rehabiliteringskurs inom multimodalt smärtteam) che mi vedrà impegnato per otto settimane con un “medico del dolore” (penso la traduzione italiana di smärtläkare sia “algologo”, ma non l’ho mai sentito prima di oggi), un kurator (figura a metà fra lo psicanalista e l’assistente sociale) e un fisioterapista, che cercheranno di indagare su tutte le cause (psicologiche e motorie) alla base del problema e studieranno un percorso riabilitativo. Il programma è previsto dalla regione Skåne per tutte le persone che abbiano dolori da più mesi, e può essere effettuato in qualunque struttura lo preveda (non necessariamente nel vårdcentral in cui sono registrato, quindi).
Nei due mesi mi dovrò presentare per tre volte alla settimana al centro di riabilitazione, allenarmi, seguire le indicazioni della fisioterapista e seguire anche dei meeting serali. Il costo di tutto ciò, sarebbe, in teoria, di 160 corone (19 euro) a sessione, ma, visto che ho già sforato il limite massimo di 1100 corone annuali (130 euro circa, la quota che la regione Skåne ha stabilito come massima per persona) sarà tutto gratuito.
Per me, questo sistema è, come dicevo, sorprendente: niente radiografie, niente cortisone, niente antidolorifici (che non sia il paracetamolo, lo standard qui in Svezia) niente ortopedico. Se sarà efficace è tutto da vedere, ma devo dire di essere ottimista.
La nota positiva è che, vista la particolarità del corso di riabilitazione, è che, alla fine del corso, mi verrano rimborsate (anche se, immagino, non al 100%), tutte le ore di assenza dal lavoro necessarie al corso, al tragitto da e verso il lavoro e ad eventuali interventi chiropratici nel periodo: la cosa non è banale, dato che, per me, i permessi sono non retribuiti, e le decurtazioni sullo stipendio saranno pesanti.
Il corso inizierà il 22 aprile: ho quindi tempo per sopportare, usare antidolorifici (in occasione dell’ultimo viaggio in Italia mi sono portato dell’OKI, ma lo devo utilizzare con moderazione perché in passato mi ha dato dei leggeri problemi) e prepararmi mentalmente. 😀
In tutto ciò vi risparmio il discorso sui problemi di stomaco che ho avuto negli ultimi sei mesi (sì, a neanche 39 anni sono ufficialmente un rottame!), e che mi hanno causato non pochi fastidi: per ora sembrano in via di risoluzione, quindi vi scampate tutta la storia… 😉
Vota Antonio, Vota Antonio!
A chi, nelle ultime settimane, non è capitato di ritrovarsi i social network intasati di indicazioni di voto da parte di amici, parenti e conoscenti (e mi aggiungo all’elenco dei responsabili)?
Chi non si è ritrovato in una cena fra amici in cui, inevitabilmente, si finisce col parlare di Berlusconi, Grillo, Bossi, Monti e compagnia?
Ecco, in Svezia tutto questo non succede. Mia moglie mi ha detto più volte di essere rimasta sorpresa di quanto gli italiani parlino sempre di politica: ad esempio non le è proprio mai capitato di trovarsi ad una cena con amici, anche i suoi amici più cari, e discutere di questo o quel ministro, parlamentare o candidato.
Personalmente, poi, non mi è mai capitato di parlare con uno svedese che lasciasse trapelare le sue simpatie o le sue intenzioni di voto. Helena è l’unica persona di cui conosco le scelte. Neanche mio suocero, che pure è uno cui piace dire la sua su molte cose, mi ha mai fatto una “lezione di politica”.
Qualche anno fa scrivevo su queste pagine:
Anche la questione della segretezza del voto, che per noi è quasi un dogma, è, apparentemente, meno sentita.
La cosa, però, vale soprattutto per quanto riguarda la rilassatezza delle procedure di voto.
Quando si tratta di vita sociale, in Svezia la politica sembra essere un tabù, uno di quegli argomenti che non si toccano mai.
A meno di casi particolari (mi viene di pensare ad un attivista, ma non ne conosco nessuno), sentire un amico o un parente che ti dice “mi raccomando, vota XXXX, che se no…” è praticamente impossibile. E sarebbe quasi inaccettabile a livello sociale.
Per carità, non è che ci sia disinteresse, ma evidentemente si preferisce maturare le proprie convinzioni in riservatezza, anziché discuterne in pubblica piazza.
Insomma, ad una qualunque cena con amici, in Svezia si parla di sogni, viaggi, musica, interessi, futuro e passato. Forse hanno capito qualcosa più di noi, sul vero senso della vita?
Quando le aziende italiane si adattano… un po’ come capita!

I makaroner sono un tipo di pasta piuttosto diffuso nella cucina svedese. Il loro utilizzo più tipico è quello di contorno, in sostituzione dell’altrimenti onnipresente patata, talvolta con l’accompagnamento del (pronti ad inorridire?) ketchup.
A questo prodotto è dedicato spazio in abbondanza negli scaffali dei supermercati svedesi, con le marche locali a farla da padrone.
I makaroner non sono altro che le nostre lumachine, pastina utilizzata soprattutto per minestre.
Non sorprende che una grande azienda italiana decida di mettere sul mercato svedese la propria versione di un prodotto qui così utilizzato (che siano le nostre lumachine è testimoniato dal fatto che il codice identificativo è sempre “n.42”). Non sorprende neppure che si decida di non utilizzare il qui sconosciuto nome italiano, anche se dobbiamo ammettere che il vedere una storpiatura di maccheroni utilizzata per un tipo di pasta differente – da parte di una delle aziende italiane più celebri – ci fa senza dubbio sorridere.
Quello che stupisce, però, è la scelta finale: perché non utilizzare Makaroner (o una delle sue varianti nordiche, tutte contenenti la k)? Il Macaroni che si vede sulla scatola è infatti quello tipico dei paesi di lingua inglese! Abbiamo quindi un’azienda italiana che vende in Svezia un prodotto italiano utilizzando un nome anglo-americano. Misteri del marketing internazionale…









